mercoledì 20 luglio 2011

Film 283 - Harry Potter e i doni della morte: Parte II

Per non tardare a parlare del fenomeno cinematografico dell'anno, ho pensato fosse meglio anticipare la recensione e pubblicarla quanto prima. Ecco, quindi, perchè tralascio momentaneamente i film in attesa in scaletta e mi accingo a parlare della conclusione di una delle saghe più prolifiche (e remunerative) della storia del cinema moderno.


Film 283: "Harry Potter e i doni della morte: Parte II" (2011) di David Yates
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Michele, Marco, Tiziana, Marco C., Andrea, Andrea Puffo, Michele P., Gianpaolo, Diego
Pensieri: Dopo aver passato la serata del 12 a ripassare la 'versione 7.1', finalmente mercoledì è arrivato il momento che ho atteso per dieci anni: Harry Potter è arrivato al suo capitolo finale.
Sette libri e otto film dopo, pare (ma chi può dirlo?) la grande avventura del mago più famoso del mondo sia arrivata al suo termine. E’ la stessa storia a suggerirlo nel finale (ma no, non dirò altro!). Quindi non rimane che godersi questi ultimi momenti “magici” per poi relegare ai ricordi una lunghissima avventura.
Ora, Voldemort è più concreto che mai e, bacchetta di sambuco alla mano, reclama la testa 'monociglica' di Harry che, dal canto suo, non ci pensa neanche a concedergliela facilmente. Quello che ci ripetono da due film a questa parte, tra l’altro, è che no, non c’è un piano per fronteggiare l’imminente disastro perchè Harry non ha la minima idea di come procedere. Gli horcrux non si trovano e non si sa come distruggerli; Silente è morto lasciando dubbi regali in eredità e dubbi mentali sul suo passato; numerosi membri dell’ordine (ben più esperti del giovane Potter) sono caduti in nome della causa; il tempo stringe e la profezia sta per avverarsi: nessuno dei due può vivere se l’altro sopravvive.
E’ in questo contesto che "Harry Potter e i doni della morte: Parte II" prende il via, facendo presupporre che, dopo il più lento capitolo precedente, si ingranerà finalmente la marcia giusta. Ma non è sempre così.
All’inizio, infatti, il tutto pare un po’ confuso, ma era da mettere in conto che per i fan – storditi dall’attesa e dal desiderio di godersi il tanto agognato finale - ci fosse troppa carne sul fuoco. I ricordi del libro prendono il sopravvento e si desidera solo che l’azione cominci, senza troppi ‘momenti di riflessione’. E, invece, eccoci al grande limite di questa pellicola.
Anni di attesa, trailer montati ad arte per creare pathos, immagini catastrofiche e duelli all’ultimo sangue pubblicizzati in ogni dove e poi… E poi la narrazione si perde tra un rallenty e l’altro, un primo piano dei protagonisti che guardano nel vuoto, un giro di macchina che, vorticoso - spezzato da tutti i momenti d’attesa o le immagini rallentate -, segue l’inespressività di Radcliffe in un cerchio senza fine. Poi, arrivati ai momenti clou della storia (che è piena di colpi di scena) si perde il ritmo e si finisce per chiedersi se non fosse più funzionale un tipo di narrazione meno frammentata e più 'vera'. Film come "Il signore degli anelli" ci hanno insegnato che possiamo sorbirci ore di battaglia senza battere ciglio se il tutto è ben architettato (colonna sonora quasi assente, dinamismo della macchina, poche intenzioni a spezzare il ritmo, riprese al fianco degli eroi nel bel mezzo dell’azione). Qui, purtroppo, manca il brivido della colluttazione corpo a corpo, della violenza 'sanguinaria' di un duello all’ultimo respiro, tutto in favore di pochi (eccitanti) momenti di un 'cappa e spada' giocato a suon di bacchette. E, mi spiace, ma non è la stessa cosa.
Carente di momenti meno patinati o mirati a raccoglier stupore, HP 7.2 è, invece, ricchissimo di particolari da ricordare. Innanzitutto il superiore lavoro agli effetti speciali, che regala allo spettatore una serie di meraviglie visive da non poco conto (i preparativi al duello di Hogwards sono favolosi). Si uniscono - nella parte tecnica d'eccellenza - anche la fotografia di Eduardo Serra (2 nomination all'Oscar, una per "La ragazza con l'orecchino di perla") e la colonna sonora di Alexandre Desplat (4 nomination all'Oscar, la più recente quest'anno per "Il discorso del re"). Ovviamente fondamentale il cast, che vede una miriade di attori più o meno famosi ricalarsi ancora una volta nei personaggi della saga. Tra i più noti a parte Radcliffe/Potter e le spalle Emma Watson/Granger e Rupert Grint/Weasley, troviamo Michael Gambon/Silente, Ralph Fiennes/Voldemort, Helena Bonham Carter/Bellatrix, Alan Rickman/Piton, Tom Felton/Malfoy, Maggie Smith/McGranitt, David Thewlis/Lupin e Julie Walters/Sig.ra Weasley. Tra i grandi ritorni, invece, John Hurt/Olivander, Jim Broadbent/Lumacorno, Gary Oldman/Sirius Black ed Emma Thompson/Sibilla Cooman (in un cameo rapidissimo).
Insomma, il giudizio è diviso a metà. Troppa era la voglia di aggiudicarmi la visione 'il più presto possibile' di questo finale epico, troppa la smania di divorare ogni secondo di ogni attimo della pellicola. Il risultato finale è decisamente sopra la media e, una volta accettata la 'piega' potteriana assunta con la regia (4 film di fila) di David Yates - ossia poco innovativa a livello di intraprendenza stilistica - si poteva ben prevedere che questa seconda parte avrebbe regalato momenti di grande intrattenimento, soprattutto grazie ai colpi di scena architettati dalla Rowling che richiedono un'attenzione continua da parte dello spettatore per tutta la durata del film. Quindi, forse, si potrebbe dire che il grande valore aggiunto di questa parte sia - ma poi non è sempre stato così? - la storia stessa. Al di là di ogni sbalorditivo effetto speciale, dell'affetto per i personaggi o dei grandi numeri (e record) che la saga ha saputo conquistare, è l'insieme di avventure e idee che rendono Potter così appetibile. I nodi vengono al pettine e noi, spettatori più o meno ansiosi di tagliare il traguardo del finale, siamo talmente inebriati dal 'tutto', che, magari, ci concediamo perfino una lacrimuccia per la nostalgia che l'uscire dalla sala ci causa.
Anche se, lucidi di tanto in tanto, ci accorgiamo di qualche brutto passaggio nella storia (il 'paradiso' alla stazione di King's Cross lascia un po' perplessi, anche se il dialogo tra Harry e Silente non è gestito male), di certi tempi morti che si potevano bypassare con meno carrellate della macchina e più azione concreta (mi viene in mente, per esempio, l'episodio con Neville sul ponte), di qualche personaggio forzatamente relegato a secondario, per quanto non fosse facile gestire una mole così imponente di ruoli.
Ovviamente tutto questo, per quanto mi riguarda, è passato in secondo piano perchè, da quella prima volta al cinema a 14anni, corso a vedere "Harry Potter e la pietra filosofale", sono sempre rimasto fedele a Harry & Co., felicissimo di seguire passo passo ogni avventura della saga. Dunque, oggi, non posso non tener conto del valore affettivo-sentimentale che mi lega al mondo magico della Rowling e, nell'ottica di tutto questo, considero "Harry Potter e i doni della morte: Parte II" come una più che degna conclusione di un'avventura che ha segnato per sempre la storia del cinema (se non addirittura la mia). Viverla in prima persona è stato un vero e proprio piacere.
Ps. Ad oggi secondo IMDb.com questo film ha incassato $269,732,508 in tutto il mondo, con un esordio in America di $169milioni che gli ha assicurato il primato assoluto nella classifica delle pellicole con il più alto incasso al momento dell'esordio nelle sale (battendo "Il cavaliere oscuro"). Il sito boxofficemojo.com, invece, scrive che, Harry Potter 7.2 ha superato, nei primi 6 giorni di programmazione, i $500 milioni. Cito 'By passing $500 million in its sixth day, "Deathly Hallows Part 2" slayed the previous nine-day speed record established by "Dark of the Moon" just two weeks ago'. Che i record fossero dietro l'angolo non c'era dubbio, ma che fosse così eclatante non ci credeva qasi nessuno. Ora non resta che vedere se, all'ultimo tentativo, Potter finalmente ce la farà ad aggiudicarsi almeno un premio Oscar, trofeo di cui è ancora inspiegabilmente sprovvisto.
Consigli: Niente 3D per me (che non lo amo) non ha causato alcun 'deficit' alla visione. Importante, sicuramente, sarebbe concedersi una seconda visione per verificare che l'effetto nostalgia non abbia preso il sopravvento su una visione 'più critica' dell'insieme. Io non mancherò di certo.
Parola chiave: Piton.

Trailer

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