lunedì 30 aprile 2012

Film 399 - The Lady

Avevo voglia di vederlo e, approfittando di una serata che sarebbe cominciata tardi, dopo l'ufficio sono 'scappato' al cinema.


Film 399: "The Lady" (2011) di Luc Besson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Approcciarsi ad una storia interessante tramite un film mi sembra sempre un ottimo modo di cominciarne la scoperta. Di Aung San Suu Kyi non sapevo quasi nulla al di là del Nobel per la Pace e la reclusione, quindi ho approfittato del racconto di Luc Besson per un approfondimento, anche se romanzato, della vicenda personale di questa donna tenace.
Inutile dire che la storia è straordinaria e certamente meritava di essere raccontata. Penso che chiunque converrà che la fermezza e la determinazione di questa donna e della sua famiglia, la fiducia incondizionata e la consapevolezza che esite una causa superiore per cui combattere pacificamente, sono argomenti che valgono la pena di essere affrontati a prescindere. Sapendo, poi, che il tutto è ispirato da una storia vera non fa che aumentare la necessità di portare al grande pubblico una vicenda drammatica e commovente, ispirante e ispirata tanto quanto il "Gandhi" di Attenborough.
Ma, al di là della vita di questa donna, c'è la pellicola di Besson. Devo dire che non ho mai seguito troppo la produzione di questo artista e, a parte "Il quinto elemento" e "Io vi troverò", non ho visto altri suoi lavori (che siano diretti o solo sceneggiati da lui). In questo caso, come dicevo, non sono andato tanto perché attirato dalla firma del regista, ma per la storia e, soprattutto, per seguire l'interpretazione di un'attrice che apprezzo moltissimo, Michelle Yeoh.
Trovo che la scelta di affidare a lei la parte di Aung San Suu Kyi sia più che azzeccata e, anzi, l'attrice avrebbe meritato ben più riconoscimenti importanti della sola nomination ai Satellite 2011 come Miglior attrice protagonista. Eppure pare non essersi accorto nessuno del talentuoso trasformisto di questa donna che, in silenzio e pace come la persona a cui si ispira, plasma sé stessa in funzione di un personaggio che richiede rigida vocazione. Conta l'espressività delicata, il solo accenno all'emozione tradita attraverso uno sguardo che può permettersi poche lacrime. Ma è una vita, oltre che di grandi sacrifici, anche di importantissime soddisfazioni quella della politica birmana e non si può non rimanere affascinati dalla calma potenza di questa donna attraverso l'interpretazione davvero ispirata della Yeoh.
Il messaggio, oltre che forte, è potenziato dalla veridicità della storia che si sta raccontando e lo spettatore non può non rimanere quantomeno incuriosito dalla figura di una Lady che è di ferro, ma solo perchè impossibile da piegare o spezzare. Per il resto è la nonviolenza ad ispirare le gesta e le scelte politiche di questo leader che, fino al 13 novembre 2010 è rimasta reclusa, prigioniera nella sua stessa casa per anni, a causa di un governo militare che si rifiutava di riconoscerle la vittoria schiacciante alle elezioni popolari del 1990.
Vincente per molti aspetti, questa pellicola presenta a mio avviso una buona ricostruzione storica, chiara perchè, fortunatamente, si concede il lusso di trattare senza fretta l'intero svolgersi della vicenda (sono 132 minuti di proiezione). Bellissima la scena della consegna del Nobel e, sicuramente d'impatto, quella dell'episodio in cui, disarmata, Aung affronta andandogli incontro un militare che le punta contro una pistola. Bene anche la scelta del comprimario David Thewlis che interpreta il devoto marito. Ho trovato, invece, meno efficace la figura del dittatore, quasi macchietta piuttosto che sanguinario generale. Forse anche la sua stessa natura di fervido credente di superstizioni e mistiche arti me lo ha reso più ridicolo che spaventoso. Eppure uccide a sangue freddo senza alcun ripensamento.
Per il resto l'ho trovato un bel film. Chiaramente la tematica richiede concentrazione e, soprattutto, di essere uno spettatore motivato. Ma chi è interessato alle biografie delle grandi figure del nostro tempo, troverà sicuramente questo "The Lady" (il cui titolo è molto vicino al "The Iron Lady" della Lloyd, pellicola molto meno riuscita eppure molto più considerata dalla critica) molto interessante e capace di lasciare in chi guarda la voglia di informarsi riguardo alle vicende di una donna che ha davvero consacrato sé stessa per la sua Nazione. Oltre a lanciare un messaggio politico fortissimo, regala allo spettatore numerosi spunti su cui interrogarsi. In una società violenta e intollerante, evidentemente la possibilità di procedere pacificamente c'è, seppure con grandi sacrifici. Sta al singolo decidere se vale davvero la pena di compierli.
Consigli: Lo consiglio. Il tema è complesso e sicuramente pesante, ma vale la pena di conoscere più a fondo la storia di una donna che, negli ultimi anni, è stata capace di influenzare concretamente la brutta realtà del suo Paese nonostante la reclusione forzata durata decenni. Per una volta conta il messagio. Potente.
Parola chiave: Cancro.

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Ric

Film 398 - Marigold Hotel

Pellicola che attendevo da un po' visto il cast e il trailer decisamente convincente.

Film 398: "Marigold Hotel" (2011) di John Madden
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Licia, Andrea Puffo, Marco
Pensieri: Comincio col dire che fare un film sulla terza età, per di più incentrandolo su una 'casa di riposo' - anche se particolare -, senza cadere nella retorica o, peggio, nella noia è già una vittoria più che lodevole. Divertente e ricco di speranza, nonché un occhio privilegiato sulle bellezze indiane, "The Best Exotic Marigold Hotel" riesce nel suo intento di divertire nonostante il gruppo attoriale conti persone ben oltre i 70.
Non sempre vecchio è uguale a triste, India a straccioni o giovani a perditempo. Vero, meno male che ce lo hanno ricordato. Ci si poteva, però, sforzare un pelino di più a rendere il tutto meno banale o prevedibile. Anche se la mia opinione su questo film rimane positiva, non posso fare a meno di portare alla luce una questione: basta un grande cast, qualche battuta divertente e un buon ritmo a saziare l'appetito di chi guarda? Io, uscito dalla sala, non ero totalmente soddisfatto. Sì, il tutto è carino e piacevole, passa il tempo che è una meraviglia e la rivincita degli anziani mette tutti d'accordo e di buon umore. Però non valeva la pena di rendere tutto più unico, originale?
A mio avviso uno dei primi problemi è che ci sono troppi personaggi. Ok che ci devono essere le spalle dei protagonisti, ma c'era davvero bisogno del gay Graham/Tom Wilkinson, della cronica insoddisfatta Jean/Penelope Wilton o del ninfomane Norman/Ronald Pickup? Con un numero minore di storie da seguire ci si sarebbe potuti dedicare con più attenzione alla resa dei personaggi, soprattutto quelli di contorno, evitando una bidimensionalità caratteriale facilmente descrivibile con un unico aggettivo.
Altrettanto scontata la parallela vicenda indiana dei due ragazzi che si amano, nonostante le famiglie non approvino (Sonny/Dev Patel è squattrinato, lei è vista dalla madre di lui come una poco di buono). Un po' come in "Romeo e Giulietta" - che riconduce il regista John Madden al suo più grande successo "Shakespeare in Love" - o "West Side Story" o una qualsiasi pellicola sul giovane amore ostacolato dai familiari, "Marigold Hotel" cede il passo alla banalità e perde l'occasione di rendere propria una storia che, di base, ha ottimi presupposti di originalità (quanti giovani sognano di aprire un ricovero per anziani? Cosa spinge Sonny, per esempio, a volersi dedicare a tale impegno? Bontà? Compassione? Denaro?).
Altro aspetto fastidioso l'utilizzo di certi luoghi comuni un attimo collaudati in certi snodi del film. E la vedova che cerca il riscatto di sé stessa attraverso il viaggio; e il marito zerbino che vede con occhi 'puri' la magnificenza dell'India; e la vecchia razzista che si ricrede strada facendo... Insomma, magari trovare altre storie da raccontare poteva giocare a favore dell'insieme.
Detto ciò io consiglio comunque id vederlo. Innanzitutto accende una speranza sul futuro. O potrebbe far suonare qualche campanello a chi ha poche idee per i tempi a venire. La vita non finisce a 70 anni (o prima...), ci si può sempre rimboccare le maniche e tentare di mettere in discussione sé stessi in vista di un appagamento personale che trasformerà l'esistenza in qualcosa che vale ancora la pena di affrontare. E' un messaggio di speranza, ma soprattutto può essere un'idea, un punto di partenza per confrontarsi sulla propria idea di futuro, ognuno per sé.
Poi un magnifico cast partecipa a questa avventura. In testa a tutti Judi Dench ("Diario di uno scandalo", "Nine", "Jane Eyre", "Marilyn", "J. Edgar", Oscar per "Shakespeare in Love"), ancora capace di rendersi protagonista di un'intera storia. Bill Nighy ("Harry Potter e i doni della morte: Parte 1", "Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo", "Hot Fuzz" e vincitore del Golden Globe per la miniserie tv "Gideon's Daughter"), Maggie Smith (vista in tutti gli "Harry Potter", "La famiglia omicidi", "Gosford Park" e vincitrice di 2 premi Oscar per "La strana voglia di Jean" e "California Suite"), Tom Wilkinson (due nomination all'Oscar per "Michael Clayton" e "In the Bedroom"), Dev Patel ("The Millionaire", "L'ultimo dominatore dell'aria") e Penelope Wilton ("Orgoglio e pregiudizio", "Match Point"). Un gruppo di attori piuttosto noti e di un certo livello che aiuta decisamente a dare valore al risultato finale del film.
Ancora, particolare e azzeccata la scelta dell'India come location dove ambientare la storia. Di ottimo contrasto tra il grigiore inglese e l'omologazione delle strutture, con l'impolverato e sgangherato hotel Marigold si finisce per desiderare di avere una camera solo per potersi sentire liberi di girare per vicoli e mercati e conquistare un'atmosfera che da noi è impossibile pensare di trovare. E' esotico e ricco di fascino.
Insomma, la mia opinione è positiva, anche se rimango con qualche riserva. Ricordo perfettamente che la mia sensazione, uscito dal cinema, fosse di non totale soddisfazione. Mi aspettavo qualcosa di più approfondito, probabilmente, un viaggio alla scoperta di sé stessi e di un mondo ignoto che passasse per avventure ed emozioni da commedia in stile british. Ci siamo quasi, ma non ci siamo del tutto.
Film 967 - Ritorno al Marigold Hotel
Consigli: Nel complesso ci sono certamente delle problematiche, ma non posso dire che non lo rivedrei. Ha un suo perchè divertente, oltre che un messaggio positivo. Naturalmente il fiore all'occhiello è composto dal gruppo di attori. Se si è capaci di sorvolare sul messaggio scontatamente buonista, allora può regalare dei momenti davvero piacevoli.
Parola chiave: "Se non dovesse andare tutto bene, vuol dire che non è ancora la fine".

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Ric

venerdì 27 aprile 2012

Film 397 - Frost/Nixon - Il duello

Un film che mi era molto piaciuto e avevo voglia di rivedere.


Film 397: "Frost/Nixon - Il duello" (2008) di Ron Howard
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non sono particolarmente fan di Ron Howard, ma credo che questa pellicola sia un suo buon prodotto capace di raccontare in maniera attenta e puntuale la vicenda che sta dietro l'intervista avvenuta veramente all'ex presidente americano Nixon (Frank Langella) da parte del presentatore britannico David Frost (Michael Sheen). Intervista che, sulla carta, pareva sicuramente un campo minato e, in effetti, si rivelerà quasi controproducente all'inizio. Quasi.
In un crescendo di patos, grazie all'efficace incalzare di Frost - che, all'inizio, rimane soggiogato dalla figura presidenziale - si riuscirà finalmente ad ottenere da Nixon quell'ammissione di intenti che fino ad allora era riuscito a fuggire.
Meticolosa la ricostruzione dei fatti, ma non mi aspettavo niente di diverso essendo la sceneggiatura del Sig. Peter Morgan, già sceneggiatore della pellicola "La regina" (alias "The Queen"), qui alla sua seconda nomination all'Oscar. Vengono descritti particolarmente bene, a mio avviso, tutte quelle manie e fobie che caratterizzano l'ex presidente, da quelle fisiche come il sudore che gioca brutti scherzi davanti alle telecamere, a quegli ambigui comportamenti che all'inizio sembrano mettere in ginocchio anche Frost. E' appassionante, poi, vedere come ha ben costruito il suo personaggio Langella (qui alla sua prima nomination per l'Academy Award), davvero un ottimo lavoro.
Mi è meno comprensibile l'episodio della chiamata nottura che Nixon fa a Frost, ma, prendendo per buono che sia avvenuta anche nella realtà, immagino che possa essere una specie di apertura da parte del presidente nei confronti del suo interlocutore, quasi un flusso inconsapevole della sua coscienza (Nixon il giorno dopo dice di non ricordare nulla, nemmeno di aver chiamato il presentatore, ma che fosse un po' brillo si capisce già durante il dialogo tra i due) che sfonda quel muro eretto ai tempi del Watergate e che solo con l'ultimo episodio dell'intervista si riuscirà finalmente ad abbattere. Parafrasando: se lo fa il presidente, allora non è illegale perchè lui è al di sopra del giusto o dello sbagliato.
Shoccante, chiaramente, sarà quest'ammissione e spazzerà via in un solo colpo tutto il lavoro fino a quel momento fatto dall'ex presidente per tentare una riabilitazione del suo nome.
Ho davvero apprezzato questo 'duello', per riprendere il titolo, tra due personaggi che, paradossalmente, non hanno alcunché in comune. Interessante, anche, il lavoro di preparazione all'intervista con i tre aiutanti di Frost James Reston, Jr. (Sam Rockwell), Bob Zelnick (Oliver Platt) e John Birt (Matthew Macfadyen).
Tra gli altri attori che compaiono ci sono Rebecca Hall ("Vicky Cristina Barcelona", "The Town") e Kevin Bacon ("X-Men: L' inizio", "Footloose").
Ps. In totale 5 nomination all'Oscar (tra cui film e regia), ma solo $27,426,335 di incasso mondiale (25milioni solo per produrlo).
Consigli: Bel film dalla trama interessante. Esiste anche il dramma teatrale (che porta lo stesso titolo) scritto dallo stesso Morgan che qui cura la sceneggiatura. E' ottimo, per chi fosse interessato, a completare il quadro della vicenda Watergate.
Parola chiave: Scuse.

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Ric

giovedì 26 aprile 2012

Film 396 - Johnny English - La rinascita

Ultima pellicola per il volo Tokyo - Roma. E anche con il Giappone abbiamo chiuso: fine di un viaggio bellissimo.


Film 396: "Johnny English - La rinascita" (2011) di Oliver Parker
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Eppure Oliver Parker è regista che fino ad ora si era spinto verso lidi molto diversi da questo tipo di commedia british e demenziale. Suoi, infatti, "Othello", "Un marito ideale", "L'importanza di chiamarsi Ernest", e due "St. Trinian's", e l'orrendo "Dorian Gray". Ma, eccolo, che dirige Rowan Atkinson nel secondo episodio della serie "Johnny English" dopo l'esordio della saga nel 2003. E, strano ma vero, l'esperimento cinematografico funziona piuttosto bene: questo capitolo ha incassato (senza motivo) $160,078,586 e il precedente non è stato da meno. Quale sia il segreto che rende questa formula vincente mi è oscuro.
Naturalmente penso che chiunque sia andato a vederlo al cinema si aspettasse una bella scemenza senza pretese, ma bisogna dire che certe gag non reggono e, naturalmente, la trama stenta spesso ad avere una plausibilità anche se chi guarda è perfettamente conscio dell'anima 'silly' della pellicola.
Inutile dire che Atkinson ricava il suo English - senza celarlo neppure molto - dal personaggio che lo ha reso famoso alias "Mr. Bean". Non l'ho mai amato, ma la mimica facciale dell'attore si vede che è frutto dell'esperienza.
Detto ciò il film è una delle classiche boiate buone appunto per tenere compagnia durante un momento in cui non si ha davvero altro da fare. Essendo il mio terzo film di fila e cominciando a presentare un certo mal di testa pressante, ammetto che ha giovato alla mia tranquillità psicologica che la pellicola in questione non avesse praticamente una trama. Ma, sia chiaro, è davvero un brutto film.
Tra gli altri protagonisti famosi Gillian Anderson ("X-Files", "X-Files - Il film "), Rosamund Pike ("An Education", "We Want Sex", "Orgoglio e pregiudizio") e Dominic West ("Chicago", "300", "John Carter", "Mona Lisa Smile").
Consigli: Assolutamente evitabile. Come, suppongo e azzardo anche senza averlo visto, il primo capitolo.
Parola chiave: Mozambico.

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Ric

martedì 24 aprile 2012

Film 395 - The Help

Secondo film 'di gruppo' sul maxi schermo dell'aereo verso Roma. Un altro film che avevo già visto ma, questa volta, in italiano.


Film 395: "The Help" (2011) di Tate Taylor
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Desideravo rivederlo proprio nella mia rotta verso la capitale e, anche se pareva che il destino non volesse permetterlo, sono riuscito comunque nel mio intento di godermi "The Help" per la seconda volta.
A un mese dagli Academy Awards mi rendo sempre più conto che Octavia Spencer, per quanto simpatica, non meritasse più di altre quell'Oscar alla non protagonista della stagione 2011. Non più di Jessica Chastain, per esempio. Eppure nell'insieme la cosa mi infastidisce il giusto e godo piacevolmente dello svolgersi della trama.
Tra le magnifiche signore qui presenti, oltre alle due già citate, anche un'altra gettata di nomi della Hollywood che emerge (Emma Stone, Bryce Dallas Howard) e di quella che già più collaudata (Viola Davis, Allison Janney) a formare un cast femminile di grande impatto al servizio di una pellicola che conquista per molti motivi.
La trama è ben sviluppata e presenta un colpo di scena finale piuttosto ad effetto che, mi spiace dirlo, non piacerà ai palati raffinati. Vincente la scelta di personaggi semisconosciuti ma ognuno funzionale al suo ruolo a formare un ensemble omogeneo e corale al punto giusto. Abbastanza evidenti - ma tenuti giustamente alla larga - i richiami ai classici della cinematografia ormai cult sul tema del razzismo e del riscatto sociale ("Il colore viola", "Precious", "Le regole della casa del sidro", "Fiori d'acciaio", ecc). Bene, infine, la parte tecnica stranamente ignorata in toto dall'Academy (costumi, fotografia tanto per dire).
E' una di quelle classiche pellicole che piace al pubblico bisognoso di avere un lieto fine, collocabile tra il blockbuster 'impegnato' e il chick flick per signore. Ma, tutto sommato, è un'ottima compagnia e, se ci si ragiona un secondo, parla senza cadere nell'autocommiserazione di un momento della storia umana che non può non lasciare impressionati. Aibileen è buona nonostante nella vita abbia ricevuto solo merda (mi scuserete, ma il termine è appropriato) e riesce a riscattare sé stessa con dignità e senza mai sporcarsi le mani. L'integrità morale - al cinema come nella vita - è difficile da trovare. Anche se in toni decisamente 'easy' ogni tanto è bello sentirsi raccontare una storia che ne parla.

Ps. Il cast: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Allison Janney, Jessica Chastain, Ahna O'Reilly, Chris Lowell, Cicely Tyson, Mike Vogel, Sissy Spacek, Anna Camp, LaChanze, Mary Steenburgen, Leslie Jordan, David Oyelowo e Dana Ivey.
Film 386 - The Help
Consigli: Bello e con l'anima. Non un capolavoro, ma nel panorama 'Oscar 2012' è una delle poche pellicole che vale davvero la pena di vedere.
Parola chiave: Harper & Row.

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Ric

Film 394 - Anonymous

Viaggio di ritorno in groppa alla speranza. La tv a disposizione di ogni viaggiatore, nel mio settore,chiaramente non va e - dopo numerose lamentele - otteniamo una proiezione di gruppo neanche fossimo alla gita di gruppo organizzata in pullman sulla via di casa. Eccoci al primo film del viaggio di ritorno!


Film 394: "Anonymous" (2011) di Roland Emmerich
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: No, la seconda visione 'ad alta quota' non ha migliorato il parere negativo che ho nei confronti di questa pellicola. Al di là di voler credere a questa versione dei fatti o meno, trovo la realizzazione di questo film piuttosto superficiale, tetra e con colpi di scena alla soap delle tre di pomeriggio.
Il cast è notevole, ma non viene sfruttato a dovere da una trama che preferisce giocare sullo sconcerto della notizia finale piuttosto che proporre qualcosa di veramente innovativo per questa pellicola commerciale, sì, ma pur sempre sulla grande figura di Shakespeare! Non c'è poesia per le opere dell'autore, c'è solo una trasposizione ammirata, sì, ma priva del trasporto necessario ad allacciare un contatto cool grande pubblico che sarebbe dovuto accorrere se la produzione fosse stata di qualità. E invece è stato flop.
Una nomination all'Oscar per i costumi e una grande interpretazione dell'attore gallese Rhys Ifans sono tra le poche cose che salvano "Anonymous".
Film 341 - Anonymous
Consigli: Tra tutti i film su intrighi a Corte e/o Shakespeare, questo non è tra i più significativi. Meglio, se proprio, "Elizabeth" o (addirittura) "Shakespeare in Love".
Parola chiave: Segreto.

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Ric

Film 393 - Le fate ignoranti

Non che io ami particolarmente Ozpetek, come si sa, ma questa pellicola mi era stata caldamente consigliata da una persona molto importante e, oltre ad essere sempre stato curioso di vederla, non volevo perdere l'occasione di confrontarmi con una visione differente dalla mia delle opere del regista turco.


Film 393: "Le fate ignoranti" (2001) di Ferzan Ozpetek
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Compresso dalla fatica del volo e alla terza esperienza filmica di fila senza aver ancora dormito, nonché sempre più vicino a Tokyo, decido di approcciarmi a questo film italiano a tema gay che, a quanto pare, è uno dei pilastri della cinematografia omosessuale nostrana.
Come ho più volte esplicitato, non amo Ozpetek e nemmeno questo film è riuscito a farmi innamorare del suo lavoro. Ma, consapevole delle tempistiche, mi rendo conto che questa, 11 anni fa, è stata una pellicola decisamente importante per il panorama omosex, senza considerare la eco regalata a regista e protagonisti che, successivamente, andranno a comporre un team collaudato che viene prontamente riproposto ad ogni nuova produzione.
Ogni film del regista ha il merito di riportare all'attenzione della Penisola Italia la questione sempre attuale dell'omosessualità, spesso in una chiave di normalità che manca di approfondimento in tantissime altre pellicole. Meno 'macchiette' e più 'umani', i protagonisti delle sue storie riescono a passare attraverso lo schermo senza perdere in spessore o plausibilità. Eppure trovo comunque scorretto (e svantaggioso) riproporre a ripetizione una tipicità di elementi che, passato un certo numero di produzioni, non sono più tollerabili e, men che meno, innovativi. Poi, ripeto, capisco che probabilmente "Le fate ignoranti" (o "His Secret Life" nel titolo internazionale) è stato capostipite di un successivo proliferare di tematiche piuttosto identiche, ma, avendolo guardato dopo tanti altri 'assaggi' del lavoro di Ozpetek, non posso dire di non esserne stato infastidito lo stesso.
Basta pranzi attorno a tavolate rotonde; basta rivendicare la necessità di trovare negli amici l'unica vera famiglia di cui si ha bisogno; basta vivere del cliché dell'omosessuale traditore. Io, personalmente, preferirei che si puntasse su storie nuove, magari meno fotocopia l'una dell'altra. Ammetto che, in quest'ottica, potrebbe essere interessante visionare il nuovissimo "Magnifica presenza" nella speranza che, finalmente, ci si sia cimentati in qualcosa di diverso.
Per tornare, però, a questo particolare caso, devo dire che il film in sé non mi è dispiaciuto. Accorsi a recitare non mi piace, sembra sempre che sia sul set di una qualunque fiction in mezzo a centinaia di vetrine, ma la Buy è ottima nell'approfondire un personaggio che subisce contraccolpi emotivi di una portata talmente imponente da rischiare il collasso psicologico. Si è poi, con gli anni, specializzata in questo unico tipo di ruolo.
La trama, invece, a volte mi pare tocchi toni poco plausibili nella realtà. Chi di noi non sarebbe impazzito all'idea del proprio compagno che per anni vive una relazione parallela e per di più omosessuale? Non tanto perchè manchi un adeguato approfondimento psicologico dei personaggi, ma perchè, innanzitutto, bisognerebbe davvero avere il buon carattere di Antonia/Buy per permettersi di diventare amici dell'amante del marito, e poi dubito che ci sarebbero così poche scenate o piagnistei in uno scenario reale. Chiaramente i tempi filmici impongono una certa selezione, ma sono sicuro che con una cena in meno e una - verosimile - scenata in più il film non ne avrebbe perso.
Purtroppo guardare con occhio distaccato un mondo che si conosce da vicino non è facile per esprimere un parere che parta da considerazioni quanto più obiettive possibile. Diciamo che, allo stato delle cose, e per come sono umanamente 'conciato' al momento in cui scrivo, mi trovo costretto a dire che anche il solo trailer riesce a smuovermi emotivamente qualcosa. Ma, memore delle sensazioni provate in aereo, ribalto quanto appena detto con ricordi di non totale soddisfazione nei confronti di quanto ho visto. Chiaramente la verità (o ciò che più le si avvicina) sta nel mezzo e credo di poter affermare che "Le fate ignoranti" è piacevole intrattenimento con non pochi spunti su cui ragionare. Se anche solo una volta, guardando questo film, qualcuno dei non-di-parte è riuscito a riflettere e, perchè no, magari accostarsi con più attenzione alla "causa omosessuale", allora tutto questo lavoro si sarà rivelato utile e non solo piacevole divertissement.
Consigli: Un altro tassello per completare il puzzle delle opere di Ozpetek. Per chi lo ama questo è senz'altro una pietra miliare. Per chi non lo conosce rappresenta la sua classica filosofia. Anche se può non piacere - o comunque stufare - bisogna ammettere che è, ormai, parte integrante del nostro cinema contemporaneo.
Parola chiave: Quadro.

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Ric

venerdì 20 aprile 2012

Film 392 - Contagion

Secondo appuntamento con il cinema in aereo, un'altra grande produzione hollywoodiana.


Film 392: "Contagion" (2011) di Steven Soderbergh
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Per essere un film inutile ha un gran numero di star di prima classe! Con la regia del premio Oscar Steven Soderbergh e la partecipazione di 4 altri attori che si sono aggiudicati la statuetta dorata (Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet e Marion Cotillard) oltre che altri che si sono visti accreditare almeno una nomination (Jude Law, John Hawkes e Laurence Fishburne), ci si potrebbe aspettare che la pellicola valga anche solo per la magnificenza sbalorditiva che comprende il solo cast. Eppure non è così.
Oltre a mostrare al mondo quale sia la vera natura di Gwyneth Paltrow (ossia che si può anche vestire bene, ma non è così divinamente bella come tutti la descrivono) ed ammorbare lo spettatore riguardo la possibilità di morire solo per aver respirato vicino ad un contagiato di non si sa quale batterio, questo "Contagion" non fa. Non è interessante, non è ricco di azione e, al termine dei suoi 106 minuti, non ha assolutamente aggiunto niente alla filmografia di chi lo stesse guardando.
Mi aspettavo che, oltre giocare - inevitabilmente - la carta del grande cast, si tentasse di proporre una storia interessante e, dato il tema, 'soffocante', che premesse l'acceleratore sul fattore paura psicotica di essere contagiati senza sapere come effettivamente riuscire a difendersi. E, invece, qui si riesce addirittura a risalire al paziente 'zero' (Paltrow) che è causa dell'esportazione del virus, ma non si finisce mai per avere una seria fobia di venir contagiati. Non c'è una gran immedesimazione, insomma. Anche perchè ci sono sia troppi personaggi, sia si cade nel solito cliché del padre che perde moglie e figlioletto e, per salvare l'altra pargola, tira fuori i cosiddetti 'coglioni' e si tramuta in una specie di eroe post-infezione mondiale. Bah, si poteva anche fare un pelino di più. Visto il cast e visto il budget... 60milioni di dollari per produrlo e il discreto incasso mondiale di $135,458,097. Con una parata di stelle come quella a disposizione di Soderbergh, ci si aspettava sicuramente un'affluenza più... proficua!
Consigli: Forse non è il film più adatto da vedere su un aereo per il Giappone (uno dei portatori del virus è asiatico) mentre si è chiusi per 12 ore su un aereo... Comunque, è in generale un film che si può anche evitare.
Parola chiave: Virus.

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Ric

giovedì 19 aprile 2012

Film 391 - Moneyball - L'arte di vincere

Primo dei tre film visti in aereo durante l'interminabile volo Roma - Tokyo...


Film 391: "Moneyball - L'arte di vincere" (2011) di Bennett Miller
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non ho mai visto un film sul baseball meno interessante. Con tutto che ero certamente motivato a vederlo, considerate le 6 nomination all'Oscar (tra cui Miglior film) e le 12 ore di volo che mi attendevano; eppure non mi è per niente piaciuto.
Interessante lo spunto narrativo del general manager di una squadra che arriva sempre a tanto così dalla svolta in campionato (ma perde inesorabilmente) che, sotto consiglio del neolaureato in economia Jonah Hill, finisce per basare gli acquisti e gli scambi dei nuovi giocatori seguendo un principio matematico che assegna un valore di 'qualità' ad ogni giocatore. Peccato che non ci sia ritmo né pathos che animino l'azione e che, peggio di tutto, non ci siano praticamente momenti di gioco. Un film sul baseball con qualche immagine di repertorio di vecchie partite e... basta! Mi aspettavo di finire al centro dell'azione e invece, con sconforto, scopro che lo spettatore è al centro di una bagarre infinita di tecnicismi, sputacchiere e un crederci sempre/arrendersi mai più vicino a Simona Ventura che ad una produzione hollywoodiana. Non voglio fare il rompiscatole, però mi aspettavo davvero qualcosa di più emozionante!
Forse fuorviato dalla cornice sportiva ho gettato le mie speranze su una pellicola che di sportivo ha, appunto, solo il contorno. Si baratta e contratta, si dubita e scommette, ci si crede fino alla fine e poi... Che delusione! E' vero, la storia si ispira ad un fatto vero e non può che essere raccontata per quello che è, ma dopo tanto credere in sé stessi e nel proprio metodo anche lo spettatore finisce per sperare nel tanto agognato trionfo di Brad Pitt e soci, venendo smentiti nel finale. E, dopo aver seguito 133 minuti di pellicola, ti accorgi che non solo la squadra ne esce nuovamente sconfitta, ma di baseball "Moneyball" ne mostra davvero pochissimo! Che sia la definitiva morte del film sportivo, dopo che anche in "The Blind Side" erano più i protagonisti in carne ed ossa a farla da padrone?
Eppure il film ha avuto il suo corposo seguito con $110,206,216 di incasso, le già citate 6 nomination all'Oscar (la terza come attore per Brad Pitt), 4 ai Golden Globes e numerose altre comparsate nelle cinquine della maggior parte dei premi che conta nell'industria cinematografica.
Onestamente mi chiedo, anche abbastanza ad alta voce: perchè?
Co-star del film sono l'allenatore Philip Seymour Hoffman e Robin Wright in un ruolo che sinceramente non ricordo nemmeno...
Consigli: Se siete fan di Brad, meglio guardarselo. Quantomeno per capire se questa nuova candidatura all'Oscar sia frutto di un vero lavoro attoriale di qualità o semplicemente un malcelato tentativo di accaparrarsi la coppia glam per eccellenza ad ogni tipo di evento mondano che conta.
Parola chiave: Oakland Athletics.

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Ric

mercoledì 18 aprile 2012

Film 390 - Quasi amici

Sfruttando un ingresso della 3, l'ultimo film prima del viaggio in Giappone!


Film 390: "Quasi amici" (2011) di Olivier Nakache, Eric Toledano
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Questa è una di quelle pellicole che ti senti quasi obbligato a dire che ti è piaciuta. Non perchè non sia un buon prodotto, ma siccome tutti ne hanno parlato benissimo, allora non si può dire con troppa convinzione che ti aspettavi un pelino di più.
In effetti il film è piacevole, ma mi è sembrato per tutto il tempo che fosse troppo facile ricevere consensi parlando dell'amicizia che nasce tra un bianco totalmente disabile e un nero della strada venuto su a sussidi di disoccupazione e famiglia con 100 fratelli da mantenere. Poi forse io sono cinico, però la sensazione che mi ha accompagnato durante la visione della pellicola è stata questa.
Per il resto "Intouchables" è il racconto della strana coppia Philippe/François Cluzet-Driss/Omar Sy (che ha vinto il César per questa sua interpretazione battendo il compagno di pellicola) e del loro personalissimo corso alla sopravvivenza - dell'anima - che comincia nel momento in cui Philippe assume il ragazzo come suo tuttofare essendo lui disabile permanente. Tra facili gag e momenti per pensare, il duo cresce tanto da portare il livello di conoscenza da puramente lavorativo a qualcosa di sempre più vicino ad un'amicizia. Che, per inciso, diventerà tale (di qui la mia perplessità al titolo italiano del film, peraltro totalmente fuori contesto da quello originale francese). Non mancherà la cornice amorosa e il momento di crescita finale a testimoniare che la vita può cambiare se ti metti d'impegno e - fortuna - incontri qualcuno di speciale.
Insomma, non è male, ma mi sembra sia davvero troppo teso all'approvazione totale di un pubblico che sicuramente gradisce le storie di grande impatto e una critica che, volente o nolente, parlandone male finirebbe un po' come a sparare sulla Croce Rossa. Non è un brutto film, assolutamente, e ha il grandissimo pregio di portare all'attenzione del grande pubblico il problema della disabilità cercando di evitare l'autocommiserazione (anche se si tende troppe volte a farlo notare. Io avrei lasciato che la cosa fosse più implicita). Dall'altra parte, però, protende troppo alla lacrima facile dello spettatore medio. E' comunque un film 'patinato' e manca di una certa poesia di fondo - quasi oserei dire un'anima - che elevi il progetto da prodotto di facile esportazione e fruizione, a qualcosa di più simile al racconto di una straordinaria storia di amicizia che vale in quanto tale e non perchè si parla bene di disabilità e lotta al razzismo sociale (e di classe). Insomma, sì o no? Ni. Je suis desolé.
Ps. Incassi record per questo film che è riuscito ad ottenere diversi primati (oltre che un incasso di 312.2 milioni di dollari): è il film del 2011 più visto oltre che il secondo più visto di tutti i tempi in Francia. Ed è la pellicola non in lingua inglese che ha incassato di più nel mondo, battendo il precedente record del film giapponese "La città incantata" (Oscar come Miglior film d'animazione del 2003).
Consigli: Essendo un po' il fenomeno cinematografico degli ultimi tempi, vale la pena di farsi una propria opinione andandolo a vedere. E' una pellicola ben realizzata dal punto di vista tecnico ed ha come valore aggiunto quello di spingere a riflettere se non addirittura dibattere riguardo alla condizione umana costretta nella quotidiana disabilità. E poi è tratto da una storia vera.
Parola chiave: Eleonore.

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Ric

Film 383 - Scary Movie 3

Ogni tanto va rivisto!


Film 383: "Scary Movie 3" (2003) di David Zucker
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco (Mi)
Pensieri: Tra i quattro film della serie (pare che nel 2013 ci sarà il quinto) questo è sicuramente il mio preferito. Sia perchè mi fa più ridere degli altri - sì, mi fa ancora ridere! - sia perchè la presa in giro nei confronti delle altre pellicole 'serie' è davvero ben riuscita ed incastrata in una trama, per una volta, che segue un filo logico.
Quindi basta gag fine a sé stesse, solo per criticare questo o quell'altro film, perchè qui abbiamo una cassetta che uccide ("The Ring"), gli alieni che sbarcano sulla Terra ("Signs"), un ragazzo col sogno di rappare ("8 Mile") e una profezia che può salvarci dalla prossima invasione ("Matrix"), tutto condito con una certa critica agli stereotipi classici da cinema americano.
Non è certo un capolavoro, per carità, però da quando lo vidi per la prima volta (quasi) 10 anni fa ricordo che al cinema risi come un matto perchè non mi aspettavo assolutamente una serie di richiami così ben architettati e divertenti a discapito di titoli così famosi. Per una volta, finalmente, pareva ci fosse anche una trama. Stupida, per carità, ma bisogna sempre tenere presente che cosa si sta guardando (e cosa ha preceduto questa pellicola... Il primo capitolo è divertente, ma il secondo definirlo osceno è fargli la grazia).
Grandissimo cast riunito per l'occasione, tra l'altro. Tra protagonisti (Anna Faris, Charlie Sheen, Regina Hall, Simon Rex, Queen Latifah, Leslie Nielsen) e camei come se piovessero (Pamela Anderson, Jenny McCarthy, Jeremy Piven, Simon Cowell, Denise Richards, Ja Rule, Macy Gray e Redman), durante la visione è meglio stare attenti anche a quale viso noto si è appena palesato in scena.
Insomma, alcuni buoni motivi per vederlo ci sono. Se il cast non vi dice niente di particolare (ma Anna Faris, oltre ad essere protagonista di tutta la serie, è anche un'attrice piuttosto affermata. L'abbiamo vista in film come "I segreti di Brokeback Mountain", "La mia super ex-ragazza", "La coniglietta di casa", "Lost in Translation" e "(S)ex list"), allora confitate in una serie di gag che, per chi ama il cinema, sapranno parlare da sole!
Ps. Buon box office per essere il terzo capitolo della serie: 45-48 milioni di dollari di spesa e un incasso mondiale di $220,673,217.
Consigli: Anche se il secondo capitolo della saga si può decisamente tralasciare, rivedere tutti e quattro gli episodi in ordine da un certo senso di completezza. Se, invece, non siete troppo amanti del genere commedia sbroccata, ma volete comunque tentare, sappiate a cosa state andando in contro (il trailer vi darà una mano a farvi un'idea)...
Parola chiave: Pootie Tang.

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martedì 17 aprile 2012

Film 382 - Gran Torino

Sperando che non sia davvero il suo ultimo film anche come attore, rivediamo una pellicola che è già di culto.


Film 382: "Gran Torino" (2008) di Clint Eastwood
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea Puffo, Andrea, Marco, Diego
Pensieri: Come dicevo qualche tempo fa, non sempre il lavoro di Clint mi lascia pienamente soddisfatto, ma in questo caso posso dire che siamo di fronte ad uno dei suoi più recenti capolavori. Può un 82enne 4 volte premio Oscar riuscire ancora a produrre qualcosa che desti la curiosità del pubblico, nonché ispiri al dialogo? Caso raro, eppure siamo di fronte alla famosa eccezione.
Tornato nei panni dell'uomo da strada, selvaggio ma composto, figlio di una sofferenza tutta d'un pezzo che non da tregua, il nostro produttore-regista-attore-qui anche cantante, da il meglio di sé in un ruolo da protagonista che finirà, probabilmente, negli annali. Il suo Walt Kowalski è burbero e scontroso, solitario e razzista eppure non si sottrae da quello che vede accadergli proprio sotto il naso. Minacciati e picchiati, i vicini hmong di Walt rischiano la vita a causa del cugino "Spider" che vorrebbe il più piccolo Thao/Bee Vang tra gli 'adepti' della sua gang. Ci vorrà tutta la "persuasione" del vedovo Walt a fargli cambiare idea, anche a costo di un enorme sacrificio.
Forte di un artista della grandezza di Clint, "Gran Torino" riesce a perlustrare efficacemente un personaggio difficile come quello qui presentato, rappresentando - senza mai volerle celare - luci e ombre di un essere umano che il lavoro in fabbrica e la guerra in Corea, oltre che la recente scomparsa della moglie, hanno tentato più volte di mettere in ginocchio. Incorruttibile e coerente, risulta essere il naturale proseguimento di vita di uno qualunque dei mitici personaggi interpretati da Eastwood durante la sua lunghissima carriera.
Potente come un pugno nello stomaco - il finale è commovente - e poetico allo stesso tempo, "Gran Torino" è una di quelle pellicole che si basa sullo spessore del suo personaggio principale e vive, di riflesso, della stessa inaspettata grandezza. Sarà un caso che, al box office mondiale, sia riuscito ad incassare $269,958,228 (33milioni sono stati spesi per produrlo)? Eppure, sulla carta, non era certo un successo assicurato: protagonista 80enne, nessun'altro attore famoso di richiamo, una trama impegnata su un tema quasi sconosciuto (Hmong chi?) e una narrazione non certo da videoclip. Ma, guarda un po', Clint l'ha spuntata un'altra volta. E con gran classe.
Ps. Una sola nomination ai Golden Globes per la Miglior canzone originale e nessun altro grande riconoscimento in patria. In Europa, invece, la pellicola ha riscosso più consensi: Miglior film ai César (Francia), Fotogramas de Plata (Spagna e David di Donatello (Italia).
Consigli: Bello e con l'anima. Uno dei più riusciti film di Eastwood dell'ultimo periodo. Assolutamente da avere, vedere e rivedere!
Parola chiave: Gran Torino (l'auto).

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Film 381 - Nuovomondo

Una pellicola che guardo sempre volentieri.


Film 381: "Nuovomondo" (2006) di Emanuele Crialese
Visto: dal computer di di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Nel 2006 a Venezia Crialese con "Nuovomondo" vince tutto tranne che il Leone d'Oro. Ai David di Donatello si porta a casa 3 premi (costumi, scenografia, effetti speciali), ma nessuno di quelli importanti. Lo propongono come candidato italiano per il Miglior film straniero agli Oscar, ma non entra in cinquina.
Nel 2011, sempre Crialese, questa volta con "Terraferma", a Venezia vince molto, ma niente Leone d'Oro. Ai David di Donatello riceve 3 nomination (film, regia, attrice protagonista) e agli Oscar viene nuovamente scelto come rappresentante italiano per la categoria film straniero, ma anche in questa occasione non viene scelto.
Ora vorrei trarre delle facili conclusioni. Innanzitutto a Crialese piace coniare per le sue pellicole nuove parole composte da due separate. E, lo si deduce anche solo dai trailer, c'è uno stretto legame con il mare in entrambe. Lo trovo curioso. Poi, evidentemente, è un autore che in Italia piace, ma a cui non si da il pieno appoggio. Il che non è funzionale ad un supporto a livello internazionale tale da giustificare un richiamo di pubblico. Se tutti, da noi, dicessero che è un film che
va visto, allora forse anche all'estero si prenderebbero la briga di riconoscerci qualcosa. Ma non tocchiamo un tema sconfinato come questo. Direttamente collegato a quanto appena detto, poi, un fatto bizzarro. Crialese risulta sempre la seconda scelta del nostro Paese quale candidato rappresentante italiano agli Oscar. Fu così con "La sconosciuta" di Tornatore (che aveva battuto la pellicola in oggetto ai David nelle categorie principali tra cui Miglior film) e che venne proposto come 'rappresentante' per l'anno successivo a "Nuovomondo" ed è stato così quest'anno quando, impossibilitati per motivi di regolamento a scegliere "This Must Be the Place" (negli USA il film non sarebbe uscito in tempo nelle sale per risultare idoneo a competere) si è finito per proporre "Terraferma".
"The Golden Door", come è stato ribattezzato il film a livello internazionale, è uno di quei rari casi in cui il cinema italiano riesce ad emergere per qualità e capacità oltre che per un certo tono visionario e creativo e, nonostante questo, non viene comunque universalmente osannato. Non perchè serva per forza che la critica si compatti tutta e lotti per un prodotto di qualità, ma perchè, per una volta, sarebbe bello udire un unico coro di voci che, invece di commentare facile il tono idiota di un qualunque prodotto medio nostrano (cito alcune perle: "Femmine contro maschi", "Ex", "Natale in crociera", "Benvenuti al nord", "Com'è bello far l'amore"), esalta un film che vale la pena di essere visto per diversi motivi.
La trama è, innanzitutto, interessante e tocca una realtà storica che nel nostro Paese ha coinvolto numerose famiglie: l'emigrazione verso il paradiso USA. Poi il cast, a partire dai bravissimi Vincenzo Amato e Charlotte Gainsbourg (una nomination anche a lei per qualche premio non la si poteva dare, dato che recita pure in italiano? Quando si dice un'occasione persa...) che da prova di essere davvero azzeccato per i ruoli richiesti dalla pellicola. Infine un'attenzione per i particolari che, generalmente, non appartiene al nostro cinema.
Bellissima, per esempio, la scena in cui, finalmente lasciatisi Ellis Island alle spalle, i protagonisti riemergono da un mare di candida acqua bianca, quasi a voler suggerire l'inizio di un futuro ancora tutto da scrivere, pulito e pieno di possibilità che aspettano solo di essere colte. Un bagno che pulisce l'anima, insomma, da tutto ciò che è stato prima. Visivamente potentissimo oltre che piuttosto poetico.
Molto belle, ancora, le allucinazioni degli ortaggi giganti che suggestionano Salvatore - e non solo lui - nell'attesa di mettersi in viaggio verso l'America. Le foto dei soldi che crescono sugli alberi, poi, fanno il resto. Molto curato, insomma, l'universo di contorno alla storia, funzionale a raccontare una psicologia dei personaggi approfondita e resa attraverso meccanismi efficaci, con un linguaggio visivo semplice ma azzeccato.
In una specie di Titanic per sfollati, dunque, si sviluppa la vicenda di una famiglia che impacchetta sogni e speranze di un'esistenza migliore e lascia la terra natia (una Sicilia che più rurale non si può) per imbarcarsi nella scommessa più grande della loro vita. Si lega a loro la vicenda di Lucy Reed che finirà per rimanere più coinvolta del previsto.
Al di là della vicenda umana in sé, comunque, incuriosisce la ricostruzione meticolosa delle ispezioni ad Ellis Island in cui i nuovi arrivati venivano sottoposti a controlli sull'igiene e le funzioni mentali. Successivo step quello del matrimonio 'forzato', nel senso che chi non aveva un consorte locale pronto all'arrivo negli Stati Uniti, veniva presto imbarcato nuovamente per essere rimpatriato.
I destini di tanti si incrociano in un unico lunghissimo momento, tra speranza e paura, curiosità e aspettative, ma non tutti saranno così fortunati da poter varcare il tanto agognato cancello per il paradiso.
Consigli: Cinema italiano da esportazione, cast internazionale, storia di qualità. Se non basta questo a convincervi, lasciatevi almeno tentare dalle verdure giganti o... gli alberi dei soldi!
Parola chiave: Matrimonio.
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Film 380 - Emotivi Anonimi

Consigliato direttamente da mamma&papà.


Film 380: "Emotivi Anonimi" (2010) di Jean-Pierre Améris
Visto: dal computer di di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Premesso che i film francesi sul cioccolato corrono il rischio di richiamare troppo fortemente il fortunato "Chocolat" di Lasse Hallström (che di francese ha giusto location, protagonista femminile e titolo del film), possiamo tranquillamente dire che questa pellicola vive di vita propria e pure piuttosto piacevolmente.
Divertente e delicato, gioca bene le sue carte (i protagonisti Benoît Poelvoorde e Isabelle Carré) e, da una storia che sulla carta correva due rischi grandi - essere banale o particolarmente fastidiosa -, riesce invece a cavarsela con classe e spirito.
Terrorizzato dalle donne lui, spaventata dal mondo esterno lei, sembra che i due protagonisti procedano verso la solitudine perenne fino a quando non si incontrano: sarà, invece, un procedere verso la catastrofe? In un certo senso si potrebbe dire così. Ma, ovviamente, l'amore è più forte (o il cioccolato) ed inutile che vi risparmi la sorpresa di un lieto fine. Strambo, ovviamente.
"Les émotifs anonymes" è una pellicola piacevole e garbata, adatta ad una serata veloce (dura solo 80 minuti) e... gustosa!
Consigli: Non guardarlo se si è particolarmente affamati, a dieta o momentaneamente nevrotici. Per il resto... è una pellicola molto carina. Per la Carré una nomination come Miglior attrice ai César 2011.
Parola chiave: Eremita.

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venerdì 13 aprile 2012

Film 379 - Il colore viola

Un classico della cinematografia USA che non ero sicuro di avere visto tutto per intero.


Film 379: "Il colore viola" (1985) di Steven Spielberg
Visto: dal computer di di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Sarà sacrilegio, ma a me non è piaciuto. Probabilmente ricordavo male certi pezzi o semplicemente ricordavo cose inventate negli anni e catalogate erroneamente come ricordi. Comunque "The Color Purple" non mi è piaciuto e non lo rivedrei. I tempi filmici sono totalmente insensati per i meccanismi di oggi, la recitazione è stramba e la storia sembra volerti sempre propinare qualcosa di ancora più triste e degradante, come se per ritrovare il paradiso fosse necessario passare non dall'inferno, ma da ancora più in basso. Non capisco perchè una persona innocente e pura dovrebbe avere bisogno di riscattarsi, tra l'altro, ma evidentemente insistere sulla condizione di sfortunata perenne del personaggio di Whoopi Goldberg/Celie Johnson doveva avere il suo senso per la scrittrice Alice Walker, l'autrice del romanzo omonimo. Io ho trovato tutta questa crudeltà gratuita, questo accanimento piuttosto fastidiosi. E' vero, un percorso di formazione è tale e non spetta a noi decidere cosa si deve passare attraverso per migliorare, però qui mi pare che si esageri un po' tra avvilimenti, percosse e delusioni. E ce n'è un po' per tutti i personaggi.
Non lo rivedrei, chiaramente, e giudico eccessive le 11 nomination all'Oscar che nel 1986 ottenne la pellicola (tra cui film, sceneggiatura e per le attrici Goldberg, Margaret Avery e Oprah Winfrey). Inutile dire che, per collegamento, viene subito in mente il recentissimo "The Help", ma, mi spiace, a mio avviso non ci sono paragoni. Sia perchè, in effetti, il tema non è così simile sia perchè per toni, trama e scorrevolezza - nonché piacevolezza nel seguire la vicenda per lo spettatore - "Il colore viola" è evidentemente un 'antenato', con tutti i limiti che la parola contiene.
Peccato, mi aspettavo una storia di dolore e riscatto, consapevolezza e affermazione con toni epici e momenti di grande intensità. Purtroppo mi sono spesso ritrovato, invece, a domandarmi se non si sia sprecata un'occasione. Sì, erano gli anni '80 e le pellicole di tutto il mondo si facevano, scrivevano e producevano in maniera molto differente rispetto ad oggi, sempre considerando che il linguaggio (filmico e non) è fortemente cambiato. Eppure non riesco, consapevole di tutto ciò, a ripensare a questo film in maniera positiva.
Consigli: Uno dei primi ruoli decisamente famosi per Whoopi, un altro grande incasso per Spielberg ($142,000,000), la prima e unica nomination all'Oscar per Oprah Winfrey. Le carte in regola per avere una chance questo film ce le ha tutte. A voi giudicare se abbia, però, valore o meno.
Parola chiave: Nettie.

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giovedì 12 aprile 2012

David di Donatello 2012: le nomination

Facciamocene una ragione: i David di Donatello non saranno mai gli Oscar né ci andranno mai vicino.
A livello internazionale sono considerati quanto poteva esserlo il Telegatto e, per mancanza di una vera buona gestione della manifestazione - che la elevi a qualcosa di più esclusivo e mondano, oltre che rinomato - rimane sempre più simile ad un baraccone malgestito che a una cerimonia di premiazione. Ricordo perfettamente che, durante un'edizione di qualche anno fa (quando ancora interessava a qualcuno mandare in prima serata un evento del genere, magari per autocelebrarci almeno in qualcosa) condotta da Milly Carlucci, pioveva dentro lo studio... Stendiamo un velo pietoso.

Ormai dei David rimangono solo nomination, vincitori e vinti di ogni edizione e, anche questa, farà il suo corso nel giro di meno di un mese. Oggi annunciate le candidature, il 4 maggio la premiazione. E caviamoci anche sto dente.
Sorpresa delle sorprese, in nomination praticamente tutti i film italiani che hanno fatto capolino nelle sale nella stagione passata (ma anche piuttosto recente, a dire il vero, essendo presente anche l'ultimo film di Verdone uscito i primi di marzo). Come al solito c'è un generico calderone adibito a contenere la massa produttiva cinematografica nostrana anche perchè, diciamocelo, non si può contare su una produzione così massiccia di film in Italia, specialmente escludendo metà dei titoli filo-cinepanettone & co. E così non c'è da stupirsi che rimangano i titoli che vediamo elencati nelle nomination. Su tutti spiccano "Romanzo di una strage" di Marco Tullio Giordana (16 nomination), "Habemus Papam" di Moretti (15), "This Must Be the Place" di Paolo Sorrentino (14) e, con 8 candidature, "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani e "Magnifica Presenza" di Ozpetek. Per il resto candidature sparse per "ACAB – All Cops Are Bastards", "Scialla! (Stai sereno)", "Benvenuti al Nord", "La kryptonite nella borsa", "Terraferma", "Io sono Li".
Per quanto riguarda i titoli stranieri, scontate le nomination a "The Artist", "Hugo Cabret" e, forse, "Quasi amici". Sorpresa per "Drive", "Le idi di marzo" e "Carnage", agli ultimi Oscar totalmente snobbato.
Infine ecco la lista delle categorie con i rispettivi candidati.

CANDIDATURE PREMI DAVID 2011-2012

Miglior film
CESARE DEVE MORIRE
HABEMUS PAPAM
ROMANZO DI UNA STRAGE
TERRAFERMA
THIS MUST BE THE PLACE

Miglior regista
Paolo TAVIANI, Vittorio TAVIANI – Cesare deve morire
Nanni MORETTI – Habemus Papam
Ferzan OZPETEK – Magnifica presenza
Marco Tullio GIORDANA – Romanzo di una strage
Emanuele CRIALESE - Terraferma
Paolo SORRENTINO – This Must Be the Place

Miglior regista esordiente
Stefano SOLLIMA – ACAB – All Cops Are Bastards
Alice ROHRWACHER – Corpo celeste
Andrea SEGRE – Io sono Li
Guido LOMBARDI – La-bas educazione criminale
Francesco BRUNI – Scialla! (Stai sereno)

Migliore sceneggiatura
Paolo TAVIANI, Vittorio TAVIANI, Fabio CAVALLI – Cesare deve morire
Nanni MORETTI, Francesco PICCOLO, Federica PONTREMOLI – Habemus Papam
Marco Tullio GIORDANA, Sandro PETRAGLIA, Stefano RULLI – Romanzo di una strage
Francesco BRUNI – Scialla! (Stai sereno)
Paolo SORRENTINO, Umberto CONTARELLO – This Must Be the Place

Miglior produttore
Grazia VOLPI per Kaos Cinematografica -Cesare deve morire
Nanni MORETTI per Sacher Film, Domenico PROCACCI per Fandango – Habemus Papam
Francesco BONSEMBIANTE per Jolefilm – Io sono Li
Riccardo TOZZI, Giovanni STABILINI,Marco CHIMENZ per Cattleya – Romanzo di una strage
Nicola GIULIANO, Andrea OCCHIPINTI, Francesca CIMA, Medusa Film - This Must Be the Place

Migliore attrice protagonista
Zhao TAO – Io sono Li
Valeria GOLINO – La kryptonite nella borsa
Claudia GERINI - Il mio domani
Micaela RAMAZZOTTI -Posti in piedi in paradiso
Donatella FINOCCHIARO – Terraferma

Migliore attore protagonista
Michel PICCOLI – Habemus Papam
Elio GERMANO – Magnifica presenza
Marco GIALLINI – Posti in piedi in paradiso
Valerio MASTANDREA – Romanzo di una strage
Fabrizio BENTIVOGLIO – Scialla! (Stai sereno)

Migliore attrice non protagonista
Anita CAPRIOLI – Corpo celeste
Margherita BUY – Habemus Papam
Cristiana CAPOTONDI – La kryptonite nella borsa
Michela CESCON - Romanzo di una strage
Barbora BOBULOVA – Scialla! (Stai sereno)

Migliore attore non protagonista
Marco GIALLINI – ACAB – All Cops Are Bastards
Renato SCARPA – Habemus Papam
Giuseppe BATTISTON – Io sono Li
Pierfrancesco FAVINO – Romanzo di una strage
Fabrizio GIFUNI – Romanzo di una strage

Migliore direttore della fotografia
PaoloCARNERA – ACAB – All Cops Are Bastards
Simone ZAMPAGNI – Cesare deve morire
Alessandro PESCI - Habemus Papam
Roberto FORZA – Romanzo di una strage
Luca BIGAZZI – This Must Be the Place

Miglior musicista
Umberto SCIPIONE – Benvenuti al Nord
Giuliano TAVIANI, Carmelo TRAVIA – Cesare deve morire
Franco PIERSANTI – Habemus Papam
Pasquale CATALANO - Magnifica presenza
David BYRNE – This Must Be the Place

Migliore canzone originale
SOMETIMES, musica di Umberto SCIPIONE,testi di Alessia SCIPIONE – Benvenuti al Nord
GITMEM DAHA,musica e interpretazione di Sezen AKSU,testi di Yildirim TURKER – Magnifica presenza
THERESE, musica di Gaetano CURRERI, Andrea FORNILI, testi di Angelica CARONIA, Gaetano CURRERI,Andrea FORNILI, interpretata da Angelica PONTI – Posti in piedi in paradiso
SCIALLA!, musica, testi ed interpretazione di Amir ISSAA & CAESAR PRODUCTIONS – Scialla! (Stai sereno)
IF IT FALLS, IT FALLS, musica di David BYRNE, testi di Will OLDHAM, interpretata da Michael BRUNNOCK – This Must Be the Place

Miglior scenografo
Paola BIZZARRI – Habemus Papam
Francesco FRIGERI - L’industriale
Andrea CRISANTI – Magnifica presenza
Giancarlo BASILI - Romanzo di una strage
Stefania CELLA – This Must Be the Place

Miglior costumista
Lina NERLI TAVIANI – Habemus Papam
Rossano MARCHI – La kryptonite nella borsa
Alessandro LAI – Magnifica presenza
Francesca Livia SARTORI – Romanzo di una strage
Karen PATCH -This Must Be the Place

Miglior truccatore
Manlio ROCCHETTI – ACAB – All Cops Are Bastards
Maurizio FAZZINI – La kryptonite nella borsa
Ermanno SPERA – Magnifica presenza
Enrico IACOPONI – Romanzo di una strage
Luisa ABEL – This Must Be the Place

Migliore acconciatore
Carlo BARUCCI – Habemus Papam
Mauro TAMAGNINI – La kryptonite nella borsa
Francesca DE SIMONE – Magnifica presenza
Ferdinando MEROLLA – Romanzo di una strage
Kim SANTANTONIO – This Must Be the Place

Migliore montatore
Patrizio MARONE – ACAB – All Cops Are Bastards
Roberto PERPIGNANI – Cesare deve morire
Esmeralda CALABRIA – Habemus Papam
Francesca CALVELLI – Romanzo di una strage
Cristiano TRAVAGLIOLI – This Must Be the Place

Miglior fonico di presa diretta
Gilberto MARTINELLI – ACAB – All Cops Are Bastards
Benito ALCHIMEDE, Brando MOSCA – Cesare deve morire
Alessandro ZANON – Habemus Papam
Fulgenzio CECCON - Romanzo di una strage
Ray CROSS, William SAROKIN – This Must Be the Place

Migliori effetti speciali visivi
PALANTIR DIGITAL MEDIA – L’arrivo di Wang
Mario ZANOT – STORYTELLER – Habemus Papam
Stefano MARINONI e Paola TRISOGLIO per VISUALOGIE - Romanzo di una strage
Stefano MARINONI e Paola TRISOGLIO perVISUALOGIE, Rodolfo MIGLIARI per CHROMATICA – This Must Be the Place
RAINBOW CGI – L’ultimo terrestre

Miglior film dell’Unione Europea
CARNAGE – Roman POLANSKI
MELANCHOLIA - Lars VON TRIER
MIRACOLO A LE HAVRE – Aki KAURISMAKI
QUASI AMICI – Olivier NAKACHE, Eric TOLEDANO
THE ARTIST – Michel HAZANAVICIUS

Miglior film straniero
DRIVE – Nicolas WINDING REFN
HUGO CABRET – Martin SCORSESE
LE IDI DI MARZO – George CLOONEY
THE TREE OF LIFE - Terrence MALICK
UNA SEPARAZIONE – Asghar FARHADI

Miglior documentario di lungometraggio
IL CASTELLO – Massimo D’Anolfi e Martina Parenti
LASCIANDO LA BAIA DEL RE - Claudia Cipriani
PASTA NERA – Alessandro Piva
POLVERE. IL GRANDE PROCESSO DELL’AMIANTO – Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller
TAHRIR LIBERATION SQUARE – Stefano Savona
ZAVORRA – Vincenzo Mineo

Miglior cortometraggio
CE L’HAI UN MINUTO? – Alessandro Bardani e Luca Di Prospero
CUSUTU N’ CODDU – CUCITO ADDOSSO – Giovanni La Pàrola
DELL’AMMAZZARE IL MAIALE – Simone Massi
L’ESTATE CHE NON VIENE – Pasquale Marino
TIGER BOY – Gabriele Mainetti

Ric

martedì 10 aprile 2012

Film 378 - One Day

Attratto da protagonisti, storia e locandina, ho proposto a Marco questa pellicola di cui, però, nessuno dei due sapeva praticamente alcunché.


Film 378: "One Day" (2011) di Lone Scherfig
Visto: dal computer di di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Oltre ad un bellissimo lavoro sul poster del film, al glam suscitato dalla Hathaway (e, perchè no, anche da Sturgess che dopo il visionario "Across the Universe" ha decisamente acquistato punti, anche se poi in effetti è praticamente sparito) e ad una trama dall'input oggettivamente affascinante (due si conoscono, decidono di rimanere amici anche se sanno di essere innamorati - ma non sono pronti - e si rivedono una volta all'anno il giorno dell'anniversario del loro primo incontro), "One Day" non mi ha colpito per molto altro.
Mi aspettavo amore travolgente, passione, vita che rema contro e amore che abbatte ogni confine, personaggi capaci di intraprendere percorsi che valgano la pena di essere raccontati. Anche se, come spesso, mi ritrovo ad attendermi cose un po' lontane da quelle che saranno raccontate, credo di poter dire con serenità che per questa pellicola si potesse fare di più. Emma e Dexter si dicono tante di quelle robe sdolcinate che, a parole, parrebbe di stare in uno di quei filmetti per ragazzine alla "Dear John" o "Le pagine della nostra vita", eppure il risultato finale è piuttosto piatto e privo di grandi slanci di cuore. Manca un po' di "anima", non so se mi spiego.
Eppure, ripeto, l'input ha delle potenzialità grandissime! Raccontare 20 anni di vita di due persone passando per quell'unico giorno dell'anno in cui da sempre si incontrano parebbe dare una rosa di possibilità tanto ampia da dare alla testa. Ma lo sceneggiatore David Nicholls (in realtà anche autore del libro "Un giorno" da cui è tratto il film) si introduce alla descrizione di personaggi troppo cliché (lui conduttore di programmi tv spazzatura di grande successo, lei maestrina che vuole cambiare la vita dei suoi studenti), bloccati nella bidimensionalità della carta da cui provengono. E poi dov'è il trasporto, l'ansia, la voglia, la centralità dell'appuntamento annuale che dovrebbe percorrere i due protagonisti dalla testa ai piedi? Mi pare proprio che manchi la simbolicità di un evento che, a partire già dal titolo, dovrebbe ricoprire la centralità della narrazione. Ho avvertito troppo debolmente questo aspetto.
Ho apprezzato, invece, la come sempre grandissima Patricia Clarkson, qui nel ruolo della mamma di Dexter, un'attrice che è un piacere veder recitare per capacità e grazia. Eppure è sempre pochissimo considerata. Abbastanza bene i due 'ragazzi', anche se la Hathaway non mi è sembrata al top della forma (l'ultima interpretazione veramente interessante è stata la Regina Bianca di "Alice in Wonderland", ma attendiamo la sua Catwoman in "Il cavaliere oscuro - Il ritorno").
Insomma, il prodotto raggiunge appena la sufficienza e, bisogna dirlo, non centra e/o soddisfa appieno le aspettative. Peccato, i numeri c'erano. Al box office, comunque, il risultato non è stato pessimo: 15milioni di dollari per produrlo e $56,706,628 di incasso totale.
Consigli: La regista è la stessa di "An Education", un paio d'anni fa silenziosa sorpresa degli Oscar che aveva conquistato la critica (io non sono mai riuscito a finire di vederlo...). Vale la pena, forse, scoprire come la regista danese si confronta, qui come allora, con un'opera tratta da un romanzo per tentare un confronto o, per meglio dire, per aggiungere un pezzo del puzzle.
Parola chiave: Incontro.

Trailer

Ric

lunedì 9 aprile 2012

Film 377 - Il club delle prime mogli

Iniziare la gente ai grandi classici della commedia americana è sempre un piacere!


Film 377: "Il club delle prime mogli" (1996) di Hugh Wilson
Visto: dal computer di Marco
Lingua: italiano
Compagnia: Marco (Mi)
Pensieri: Piccoli capolavori della commedia USA a volte ritornano. Sì, ho scritto proprio capolavoro.
Lo so, per carità, che questo è un classico esempio del prodotto medio americano, ma non dimentichiamoci che, al momento, tale prodotto è solitamente accostabile ad un qualunque videogioco in commercio. La commedia strizza sempre più l'occhio al sessuale a tutti i costi, le attrici che circolano sono sempre le solite (oppure giungono dalle serie tv e molti divi del cinema fuggono, al contrario, verso il piccolo schermo), la mediocrità delle sceneggiature è tanto comune da averci lobotomizzato. E, allora, in quest'ottica "The First Wives Club" è uno dei classici inossidabili e sempre divertenti della commedia scacciapensieri americana, oggi a mio avviso in grande declino. Per questo è stato un piacere rispolverarlo.
Capace di concentrare l'attenzione su donne ormai non più giovanissime e di saperne cogliere il potenziale proprio quando tutto pare fallire (i tre matrimoni delle scoppiettanti Goldie Hawn, Bette Midler e Diane Keaton, infatti, sono giunti al termine), questo film tratta il lutto, la vera amicizia e la rivincita in maniera simpatica, divertente e non volgare. Poi è bello che sia una rivincita e non una vendetta. E poi si sfruttano le capacità delle tre donne, non si sfruttano sesso o mezzucci per ottenere la soddisfazione cercata, il che mi trova sempre piuttosto a favore. Non per una questione moralista, ma perchè evidenziare il potenziale di un personaggio che sa riscattarsi rimboccandosi le maniche da molta più soddisfazione anche allo spettatore che segue la storia ed intuisce un vero lavoro di crescita ricercato da chi ha scritto l'opera, perfino in un caso semplice e volutamente divertito come questo.
Ottimo, non c'è che dire, il cast con, in primis, le tre grandissime attrici. Di contorno troviamo certi nomi piuttosto conosciuti: da Sarah Jessica Parker a Maggie Smith, da Marcia Gay Harden a Stephen "Reverendo Camden" Collins. Con 4 premi Oscar nel cast, le guest Heather Locklear e Ivana Trump e uno sceneggiatore che, tra i suoi titoli più famosi ha "Fiori d'acciaio", si capisce perchè il film abbia ottenuto così tanto successo ($181,490,000 di incasso in tutto il mondo e una nomination all'Oscar per la colonna sonora).
Consigli: Un titolo assolutamente imperdibile e, se mancante, da recuperare! Grandissimo cast e film davvero divertente e piacevole!
Parola chiave: Rivincita.

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Ric

Film 376 - Burlesque

In occasione dell'anniversario che ci lega al film, abbiamo deciso di rivedere la pellicola come originariamente l'avevamo guardata al cinema di Tenerife... In spagnolo!


Film 376: "Burlesque" (2010) di Steve Antin
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: spagnolo
Compagnia: Marco, Andrea Puffo
Pensieri: Non c'è niente da dire o da fare, questa pellicola ha una serie di canzoni e relative coreografie davvero ben architettate. La trama è sempre quella, niente di originale, ma per un prodotto come questo, se fai centro sulla parte musicale, probabilmente hai fatto metà del lavoro. Con una colonna sonora che ha venduto più di un milione di copie in tutto il mondo e un incasso totale al botteghino di $89,657,398 e un Golden Globe alla canzone di Diane Warren "You Haven't Seen the Last of Me", "Burlesque" è sicuramente riuscito a fare il suo dovere di prodotto commerciale ad alta fruibilità.
Film 209 - Burlesque
Film 226 - Burlesque
Film 251 - Burlesque
Film 1161 - Burlesque
Consigli: Vederlo e divertirsi, senza alcuna pretesa.
Parola chiave: Club.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 7 aprile 2012

Film 375 - Non avere paura del buio

Un horror per una seratina in compagnia.


Film 375: "Non avere paura del buio" (2011) di Troy Nixey
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Licia
Pensieri:
Consigli: Evitabile e tendenzialmente poco innovativo. Interessante giusto perchè propone una visione dell'horror diversa dal classico standard americano che ormai produce pellicole di genere con lo stampino.
Parola chiave: Cantina.

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