venerdì 29 marzo 2013

Film 523 - Hitchcock

Comincia ufficialmente qui la 'Settimana del malato', ovvero 5 serate ognuna caratterizzata da un film diverso, ma dalla stessa compagnia di Leoo (tra febbre e influenza).


Film 523: "Hitchcock" (2012) di Sacha Gervasi
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Leoo
Pensieri: Questo film è come un lunghissimo contenuto speciale, come un dietro le quinte, un evento per cui abbiamo un pass speciale e possiamo accedere ad ogni retroscena. Di cosa? Della genesi di uno dei film più famosi di tutti i tempi: "Psycho".
Se ciò già non vi gasasse abbastanza, il cast di attori che si è prestato a questo interessante esperimento cinematografico è delle grandi occasioni: i due premi Oscar Anthony Hopkins e Helen Mirren, poi Scarlett Johansson, Toni Collette, Jessica Biel, Michael Stuhlbarg, Danny Huston... Insomma, personalmente avevo un grande interesse nei confronti di questa pellicola che, fortunatamente, non mi ha deluso. Anzi, sono rimasto piuttosto affascinato da questo prodotto cinematografico e, anche se Hopkins nei panni di Hitchcock non mi sembrava la scelta più azzeccata, la visione in lingua mi ha sufficientemente convinto (ma continuo a pensare che di aspetto non si somiglino).
Protagonista a parte, devo dire che anche se il film fondamentalmente è una sorta di biopic sul grandissimo regista, la vera protagonista della storia è la moglie Alma Reville, ottima spalla silenziosa, capace di eclissarsi dietro l'imponente figura di un uomo che è costantemente sotto l'occhio dei media e indicato come uno dei più grandi registi di tutti i tempi.
Tra gli aspetti migliori di questa pellicola, quindi, oltre a quelli tecnici della realizzazione di "Psycho" (in Italia "Psyco") è proprio il rapporto matrimoniale della coppia che, negli anni, si è dovuta scontrare con la fama e le ossessioni di Hitchcock sia per il suo lavoro che per le sue attrici. La grande forza del carattere della Reville la rendono un personaggio magnetico degno di stima e Helen Mirren riesce, come sempre, a costruire magnificamente il suo personaggio, caricandolo di sfaccettature ed emozioni tanto umane quanto percepibili per lo spettatore. Personalmente mi sono sentito molto coinvolto dalla sua storia e in più di un'occasione ho tentato di mettermi nei suoi panni tentando di capire cosa dovesse sigificare essere la moglie di un tale personaggio pubblico. Hitchcock il re della suspense, il grandissimo maestro del cinema, al centro di ogni merito e onore, coinvolto anima e corpo nei suoi progetti e nelle sue manie e morbosità. Convivere con una tale figura non dev'essere stato facile e, per quanto rappresentata tramite il filtro della fiction, devo dire che sono rimasto molto affascinato dalla Reville, forte, onesta e leale - per non dire devota - compagna di una vita. Trovo sia lei il personaggio vincente di questo "Hitchcock".
Il ritratto del regista, invece, mi è sembrato più controverso, ma probabilmente ne sono rimasto meno colpito in quanto ero già a conoscenza di alcuni aspetti della sua personalità. Il voyerismo, per esempio, mi mancava, ma l'attaccamento ossessivo alle proprie attrici, le costanti attenzioni e ossessioni mi erano già note. Chiaramente ciò che si vede qui aiuta a farsi un'idea della persona e non solo dell'artista, un puzzle composto di pezzi caratteriali che la sceneggiatura riesce a rendere in maniera piuttosto efficace (anche grazie a Anthony Hopkins, chiaramente).
Anche se più marginali rispetto a Mirren e Hopkins, completano il quadro Scarlett Johansson nella parte di Janet Leigh (che per il suo ruolo in "Psycho" ottene la sua unica nomination all'Oscar) e Jessica Biel nei panni di Vera Miles con cui Hitchcock che, per quanto il ruolo di quest'ultima sia veramente piccolo, mi sono piaciute.
A livello tecnico la pellicola mi è sembrata ben girata, con una bella fotografia luminosa e pulita e una colonna sonora appropriata. La nomination all'Oscar per il trucco mi è sembrata un po' un contentino e nemmeno troppo giustificata (come dicevo non mi ha sbalordito la somiglianza tra l'attore e il suo personaggio) e avrei trovato più giusto riconoscere qualcosa in più alla Mirren che la sola nomination ai Golden Globes.
Comunque "Hitchcock" mi è proprio piaciuto e l'ho guardato con interesse e piacere. Meritava qualcosa in più.
Ps. $21,591,608 di incasso mondiale.
Consigli: Interessante e ben rappresentato, è un buon modo per riscoprire e svecchiare la mitica figura del regista, approcciandosi in maniera più personale al suo lavoro e, soprattutto, alla sua persona. Per chi lo ama è certamente un prodotto da non perdere.
Parola chiave: Doccia.

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Bengi

giovedì 28 marzo 2013

Film 522 - Il grande e potente Oz 3D

"Almost Home" di Mariah Carey mi è entrata in testa da qualche settimana a questa parte. In più il film era sicuramente il più atteso di questo mese. Il 3D me lo sarei risparmiato come al solito, ma non c'erano altre possibilità...


Film 522: "Il grande e potente Oz" (2013) di Sam Raimi
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Ale, Leo, Leoo
Pensieri: L'ultimo film di Sam Raimi è una favola, non importa quanto "dark" abbia provato a renderla.
Per quanto sia effettivamente godibile tutto l'insieme, la prima cosa che, appunto, mi ha colpito è con quanta leggerezza sia raccontata questa storia, più paragonabile ad un racconto per bambini che ad una favola per adulti. L'intreccio narrativo è, tra l'altro, tirato un po' inutilmente per le lunghe. Alcuni momenti sarebbero potuti essere sforbiciati o velocizzati così da evitare un nonsense di 130minuti di pellicola che, detto tra noi, potevano essere anche 90" e filava tutto liscio uguale.
Dal punto di vista estetico, invece, "Oz the Great and Powerful" è molto molto simile all'"Alice in Wonderland" di Burton, anche se con colori addirittura più sgargianti. Il finto in evidenza mi urta, anche se mi rendo conto che più finto del mondo di Oz c'è poco e, quindi, si sia giocato sull'esasperazione di questo aspetto. Non mi piace, ma lo capisco.
Il cast, invece, è delle grandi occasioni è l'ho gradito. Amo Rachel Weisz e Michelle Williams e anche qui ho apprezzato la la loro presenza. Il ruolo di nessuno dei 4 protagonisti (gli altri sono James Franco e Mila Kunis), chiaramente, richiede una particolare attitudine recitativa, però il magnetismo che il quartetto è riuscito a rendere sullo schermo è un valore aggiunto a questa pellicola multimilionaria. Sono cool e patinati quanto lo è il film stesso e la cosa funziona.
Presi in considerazione questi macroaspetti, insomma, posso dire che "Il grande e potente Oz" mi è piaciuto nell'ottica dei limiti che lo contraddistinguono. Non mi aspettavo una trama complessa ed elaborata, né una ricerca realistica o un lavoro di caratterizzazione dei personaggi che superasse il minimo sindacale della bidimensionalità. In questo senso e, appunto, al di fuori di ogni aspettativa che non sia puramente estetica, Oz funziona e intrattiene a dovere il suo pubblico.
Ps. Ad oggi la pellicola, costata 215 milioni di dollari, ne ha incassati $360,847,930 in tutto il mondo. Un sequel è già stato previsto.
Consigli: La storia che precede il famosissimo classico "Il mago di Oz" raccontata senza che la Disney ne detenesse i diritti. I riferimenti si capiscono bene lo stesso (anche per me che non avevo visto l'originale del 1939 è stato piuttosto facile riconoscere alcune figure chiave), la parte iniziale in bianco e nero non in 16:9 è una furbata che incuriosisce gli spettatori fino all'arrivo nel coloratissimo 'pianeta Oz' che rende bene il contrasto tra due mondi così differenti e di fatto segna l'inzio del cambiamento nel protagonista Oz/Franco.
Carino e spensierato, favoletta per tutti senza pretese e spegni-cervello. Niente di più, ma preso ciò come assunto, "Il grande e potente Oz" è piuttosto godibile. Il 3D, come al solito, non serve a niente.
Parola chiave: Theodora.

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Ric

Film 521 - Noi siamo infinito

Volevo vederlo! Volevo vederlo! Volevo vederlo! Volevo vederlo! Volevo vederlo!
L'ho visto e me ne sono innamorato.


Film 521: "Noi siamo infinito" (2012) di Stephen Chbosky
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: "The Perks of Being a Wallflower" è una di quelle pellicole che volevo vedere e da cui mi aspettavo tantissimo Ed è tra le pochissime che è riuscita a mantenere le mie aspettative se non superarle.
Premesso che le storie teen di passaggio e crescita con un underground un po' indie mi intrigano sempre abbastanza, questa in particolare è stata la prima vera bella sorpresa cinematografica del 2013. Un bel cast di giovani attori capaci, sensibili e aperti ad un mondo di sensazioni, sperimentazioni e vissuto che riesce a coinvolgere ed emozionare lo spettatore. Una colonna sonora che più azzeccata non si può con pezzi cult come "Heroes" di Bowie. Una storia bella, carica di esperienze, ben scritta e non scontata tratta dal libro "Ragazzo da parete" dello stesso regista, che qui firma anche la sceneggiatura.
Ho veramente apprezzato il lavoro dei tre protagonisti, molto affiatati, che rappresenta alla perfezione un universo di scoperte verso l'età adulta, incertezze, errori, fasi di sperimentazione ed affermazione di sé stessi attraverso le proprie necessità, i propri bisogni e gli amici. Un bel quadro eterogeneo di sfigati ed emarginati, veri vincenti di una storia che riesce a connettere bene tutti gli elementi del suo puzzle, mescolando momenti drammatici a quelli comici, passando perfino per citazioni cult ("The Rocky Horror Picture Show").
Lo so, potrebbe sembrare che tutto questo mio entusiasmo sia un po' eccessivo, ma, per quanto mi riguarda, questo film è riuscito a coinvolgermi e affascinarmi, allontanando quell'idea patinata o iper sofferente dell'adolescenza, per una trasposizione più matura e misurata, dove dolore e felicità convivono in un indistinguibile agglomerato di sensazioni forti che compongono, di fatto, l'adolescenza. L'accettazione dell'omosessualità per Patrick/Ezra Miller, l'affermazione di sé stessa e la presa di coscienza delle sue capacità e del suo valore per Sam/Emma Watson e l'elaborazione di un avvenimento traumatico e destabilizzante da affrontare e superarle per il protagonista Charlie/Logan Lerman: tutti e tre questi personaggi sono ben delineati ed affrontati e compongono un triangolo di amore e amicizia basata su sentimenti e valori che ho sinceramente apprezzato. Lontano dalla rappresentazione hollywoodiana delle relazioni interpersonali veloci e superficiali, basate su stereotipazioni o semplificazioni, devo dire che la qualità con cui è stato reso "Noi siamo infinito" mi ha felicemente impressionato.
Posso immaginare che non tutti apprezzeranno il mio punto di vista entusiasta, ma posso dire con sincerità che questo film ha saputo catturarmi e coinvolgermi come nessun altro ha saputo fare di recente. Per me "Noi siamo infinito" è davvero un bel film.
Consigli: Tenero, drammatico, divertente, buffo, interessante, doloroso, romantico, indie... Tocca un po' tutte le componenti necessarie per rendere cinematograficamente il periodo di transizione tra liceo e università, tra adolescenza e prime esperienze adulte, passando per amicizie vere, problemi difficili, insicurezze e incertezze nei confronti del futuro. Tutto condensato in un'unica pellicola che, se ci si lascia trasportare, funziona davvero alla grande.
Parola chiave: Zia.

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Bengi

domenica 17 marzo 2013

Film 520 - Le 5 leggende

Un film che ha messo in ginocchio la DreamWorks Animation con una perdita di 83 milioni di dollari e che ha causato il licenziamento di 350 impiegati. Questo episodio mi ha spinto a chiedermi cosa ci fosse di tanto sbagliato in questa pellicola di cui, tra l'altro, avevo sentito parlare abbastanza bene. Basata sulle opere dell'autore americano William Joyce, "The Guardians of Childhood".


Film 520: "Le 5 leggende" (2012) di Peter Ramsey
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: "Le 5 leggende" parte da un incipit narrativo oggettivamente accattivante, ovvero una specie di reunion di alcune delle figure dell'immaginario per bambini più famose in un mix che li presenta in chiave rivisitata. I Guardiani, infatti, sono i protettori dei bambini - capaci di esistere materialmente solo se i ragazzini credono in loro - e devono vedersela con Pitch alias l'Uomo Nero. Premesso che la trama è questa e nulla di più, ammetto che fossi affascinato dall'idea che fossero stati scomodati Babbo Natale, Dentolina (la fata del dentino), Calmoniglio (il coniglietto di Pasqua), Jack Frost e - scusate ma non sapevo chi fosse - l'Omino del Sonno (Sandman) tutti per la causa comune "Rise of the Guardians" che, a ben pensare, dal titolo ricorda qualcosa tipo un videogioco. E, purtroppo, nella sostanza non sembra molto di più.
Se nel primo tempo la pellicola mi aveva anche abbastanza interessato, la banalità con cui si sceglie di continuare devo ammettere che mi ha un po' deluso. Nessuno si aspettava un colpo di scena inaspettato come potrebbe essere la vittoria finale dell'Uomo Nero, però diciamo che il contenuto narrativo è piuttosto piatto e l'unica cosa che sono riuscito a pensare per tutto il secondo tempo è che questo film mi ricordasse veramente un qualunque videogame e niente di più. La grafica, poi, ha enfatizzato questa mia idea: particolari poco curati, movenze dei personaggi a volte piuttosto meccaniche e artificiose, sfondi e scenografie a tratti bidimensionali. Per quanto non si possa dire che "Ribelle - The Brave" sia uno dei più riusciti film della Pixar, per una serie di evidenti motivi è sicuramente superiore a questo lavoro della DreamWorks Animation.
La ribellione e l'anticonformismo del personaggio di Jack Frost, poi, sono utilizzati in maniera un po' becera, utili solo a giustificare un'immaturità di un eroe in divenire che deve ricercare la sua strada in quanto ancora sbandato e profondamente solo. Capisco che un film d'animazione per ragazzi non abbia grandi pretese di approfondimento psicologico, però sono sicuro che volendo costruire dei buoni presupposti per far funzionare un film o, meglio ancora, renderlo particolare rispetto ad una schiera di 'avversari' quotidianamente agguerriti, si potesse scegliere di caratterizzare meno banalmente i protagonisti di questo "Le 5 leggende" rendendo giustizia ad un'idea di partenza che, ripeto, ha anche un suo discreto fascino.
Tutto sommato, e per come ne avessi sentito parlare, non posso dire che questa pellicola mi abbia soddisfatto. Probabilmente mi aspettavo qualcosa che non ho trovato, prima tra tutti un'idea originale. E' comunque godibile, per carità.
Consigli: Una nomination ai Golden Globe come Miglior film d'animazione e un incasso mondiale di $303,131,036. A parte questi dati di contorno, "Le 5 leggende" è evidentemente un film per ragazzi o per tutta la famiglia riunita in un pomeriggio domenicale tipo questo. E' leggero e a tratti bidimensionale, ma per passare il tempo in compagnia è sicuramente un buon alleato. Ma mi aspettavo di più.
Parola chiave: Origini.

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Bengi

Film 519 - Di nuovo in gioco

Un film con Clint Eastwood va visto. Ero davvero curioso di vedere cosa ne usciva fuori...


Film 519: "Di nuovo in gioco" (2012) di Robert Lorenz
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco (Mi)
Pensieri: Tutto sommato questo "Trouble with the Curve" è un prodotto godibile, più che per la trama in sé, per godersi il solito ghigno del Sig. Eastwood questa volta combinato alla bravura di Amy Adams, una di quelle attrici sempre in ruoli secondari, ma capace di valorizzare il suo ruolo all'interno di prodotti concentrati non esattamente su di lei.
Il vero problema del film, invece, è che è troppo un collage di altre cose, senza una vera e propria identità. Non basta piazzare una delle leggende viventi del cinema contemporaneo per ottenere qualcosa di buono o valido da vedere. Ripeto, questa pellicola si lascia guardare e anche apprezzare per certi aspetti, ma se devo essere totalmente onesto, più di una volta ho pensato che ci fossero troppe, troppe somiglianze con "Gran Torino" e "Moneyball - L'arte di vincere".
Non c'è molto altro da aggiungere riguardo "Di nuovo in gioco" perchè, detta fra noi, Clint fa Clint, la sceneggiatura è piuttosto prevedibile (lui abbandona la figlia e sembra un colossale stronzo perchè le ha pure causato un sacco di problemi di autostima, ma poi nel finale si scoprono i veri motivi - e, permettetemi di dire che la spiegazione è un po' forzata e, peggio, il rimando onirico del cavallo è tra il pacchiano e l'ingenuo tentativo del regista e dello sceneggiatore di tentare di spacciare questo film per qualcosa che evidentemente non è, ovvero qualcosa con un messaggio e una trama di un certo spessore - e Mr. Clint recupera la stima e il rispetto della figlia, nonché del pubblico. Il tutto finisce con una grande rivincita e il colpaccio dei protagonisti), ci mancava solo che piazzassero una Gran Torino del '72 nel garage fatiscente di Clint e poi era il seguito senza asiatici Hmong di quell'ultima pellicola-capolavoro del regista attore prima di decidere di non recitare mai più. Chiaramente senza considerare questo film...
In aggiunta al cast un Justin Timberlake utile quanto un prendipolvere, ma capisco che per la scena del bagno quasi skinny dipping fosse utile avere un attore di bella presenza.
Insomma, anche se i difetti di questa pellicola sono evidenti e palesi, assicuro che guardare Eastwood recitare è sempre qualcosa di positivo e rassicurante. Amy Adams gli tiene testa con una chioma rossa che ti verrebbe voglia di pettinare ogni 10 minuti e tutto sommato la coppia padre-figlia regge sinceramente bene. Si poteva fare di meglio, approfondire in maniera meno scontata i personaggi e, soprattutto, evitare un happy ending tanto zuccheroso quanto scontato, però "Di nuovo in gioco" rimane comunque un prodotto piacevole e non volgare.
Ps. Perchè a John Goodman affibbiano sempre questi ruoli iper-secondari quando è un attore assolutamente capace? Non capisco il senso di sprecare un volto noto come il suo per quelle quattro scene che poteva recitare chiunque altro (ma qui come in "Flight", "Molto forte, incredibilmente vicino" o anche un po' in "Argo").
Consigli: Il confronto con "Gran Torino" è effettivamente impietoso (sia per la trama, sia per l'incasso: di $269,958,228 per la pellicola del 2008, $35,763,137 per questo film), ma rispetto al "Moneyball" con Brad Pitt vince decisamente "Di nuovo in gioco". Se piace Clint o la Adams è un buon esempio che testimonia le lori capacità recitative.
Leggero e senza pretese, ma comunque si guarda senza alcuna fatica.
Parola chiave: Baseball.

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Bengi

martedì 12 marzo 2013

Film 518 - Re della terra selvaggia

Ero curioso di vederlo solo perchè candidato agli Oscar.


Film 518: "Re della terra selvaggia" (2012) di Benh Zeitlin
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco (Mi)
Pensieri: Qualcuno mi dica cos'ha fatto di buono questo film per meritarsi 4 nomination all'Oscar, tra cui quella per il Miglior film. Pensavo che peggio de "Il lato positivo - Silver linings playbook" non ci potessere essere nulla a questi ultimi Academy Awards e invece mi sbagliavo alla grande.
Già perchè non è che mi aspettassi nulla da questa pellicola, ma da lì a spingermi a pormi la domanda 'Perchè questa orrendità sì e "Skyfall" no?', per esempio, ce ne vuole. La domanda può tranquillamente riferirsi anche ad altre pellicole come "Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato", "Quartet" o "Il cavaliere oscuro - Il ritorno", giusto per citarne alcuni decisamente migliori e quasi totalmente ignorati agli Oscar 2013.
La storia dei due spiantati Wink e la figlia Hushpuppy (Quvenzhané Wallis, candidata all'Oscar) che vivono in un comunità bayou chiamata 'Bathtub' nelle paludi nel profondo sud della Louisiana (in una zona denominata la 'grande vasca' a causa delle alluvione che avvengono nella zona per via dei cicloni) non è minimamente interessante. E' priva di poesia, di qualcosa da raccontare e a volte di un senso vero e proprio. La disperazione che mi hanno trasmesso le immagini, l'infinita tristezza e comunque l'incomprensibile direzione della narrazione mi hanno fatto detestare questa pellicola, di cui tuttora non afferro il significato e la necessità di portarla sul grande schermo.
La figura del padre mi ha infastidito dall'inizio alla fine - sì, lo so che vuole rendere sua figlia indipendente in vista della sua imminente morte che non vuole confidare ad anima viva per via di un orgoglio e uno stordimento da alcolici indecente, ma comunque mi ha disgustato -, mentre la ragazzina, per quanto posso immaginare il perchè delle tante lodi legate alla sua interpretazione, mi è rimasta antipatica. A pelle, a sensazioni e, suppongo, anche influenzato dalla figura paterna che l'ha cresciuta.
Insomma, ho trovato "Beasts of the Southern Wild" privo di alcuna lode, non degno delle menzioni ottenute e deludente su qualunque fronte, oltre che angosciante, duro e in una certa misura ruffiano. Di sicuro il limite di non aver compreso alcun messaggio all'interno della storia è solo mio, ma veramente il film non ha destato in me alcun tipo di interesse. Estremamente deludente.
Consigli: Lo sconsiglio vivamente.
Parola chiave: Aurochs.

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Bengi

lunedì 11 marzo 2013

Film 517 - Anna Karenina

Questa volta al cinema e in italiano. Per vedere se e cosa cambia. Nella visione e della mia opionione.


Film 517: "Anna Karenina" (2012) di Joe Wright
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Andrea, Matte
Pensieri: Il più grande difetto di "Anna Karenina" di Wright credo stia nella sceneggiatura. Ragionandoci a più riprese con più persone, sono giunto alla conclusione che non per tutti sia stato semplice accedere ad una trama con passaggi narrativi solamente accennati e spesso mal trasposti dal libro allo schermo e, in aggiunta, Tom Stoppard ha operato una certa semplificazione fin troppo moderna del grande romanzo di Tolstoj. Il più evidente esempio di ciò può stare nel dialogo "Mi ami? Ma quanto mi ami?" tra Anna e Vronsky durante il pic-nic in mezzo agli alberi.
Il soffocante tormento amoroso della protagonista è spesso lasciato ad una interpretazione dello spettatore che, magari non pronto o non disposto a fare lo sforzo di chiedersi cosa stia succedendo nell'animo della protagonista, può finire per non afferrare appieno il sentimento. Nella parte finale, per esempio, la Karenina impazzisce di gelosia, ma nel film sembra più che altro una capricciosa ragazzina gelosa della sua cotta. Il che fa perdere un po' di significato, rischiando di far semplicemente etichettare Anna sotto uno qualsiasi degli stereotipi affibbiati alle donne (capricciosa, volubile, tendente alla pazzia). E questo è un po' un peccato.
Subiscono la falce dello sceneggiatore anche i personaggi di contorno che finiscono, sì, per risultare i più riusciti, ma forse proprio perchè trattati con tanta 'velocità'. Il cameo dei genitori di Kitty e Dolly è ridicolo, il personaggio della Contessa Lydia Ivanova (Emily Watson) non spiegato a dovere - quando Anna lascia il marito è lei che si prende cura del figlio della coppia, avvicinandosi tantissimo alla figura di Karenin (Jude Law) di cui è sempre stata infatuata - al pari di quello della Principessa Betsy (Ruth Wilson), ridotta a sorta di cupido malizioso.
Ancora da dire che il contesto storico è tutto fuorché trattato in maniera esaustiva. A dir la verità non è nemmeno accennato, solo trattato di sbieco tramite qualche battuta dei personaggi, ma davvero nulla di comprensibile per chi non sia a conoscenza della storia della Russia per sua personale cultura.
Detto ciò, "Anna Karenina" è un film tecnicamente molto curato, che parte da un'idea di realizzazione - quella di ambientarlo in un teatro - originale e dal grandissimo potenziale visivo. Potenziale che Wright sfrutta bene, riuscendo a renderlo funzionale alla sua storia e mai opprimente o stancante. Questo, a mio avviso, è un grande pregio che dimostra il tentativo genuino di cercare un approccio nuovo per una storia classica di cui già numerose volte si è parlato al cinema. Come sempre il regista chiama ottimi colleghi per adornare i suoi prodotti cinematografici (Dario Marianelli per la colonna sonora, Jacqueline Durran per i costumi, Katie Spencer e Sarah Greenwood per la scenografia e Seamus McGarvey per la fotografia) e, da questo punto di vista, ormai è riuscito a crearsi una cerchia su cui contare di un certo valore. I film in costume di Wright sono sempre qualcosa di molto bello da vedere.
La collaborazione artistica con Keira Knightley, invece, giunge con questo film alla sua terza puntata dopo "Orgoglio e pregiudizio" ed "Espiazione". Per quanto la Knightley riproduca qui una buona parte delle sue espressioni da repressa (già sfortunatamente utilizzate nella parte di Sabina Spielrein in "A Dangerous Method" di Cronenberg), continua comunque a piacermi la relazione artistica intessuta tra lei e il regista. Per ora tutte e tre le pellicole nate da questo sodalizio mi sono piaciute.
"Anna Karenina", infatti, per quanto impreciso e discontinuo (nella sceneggiatura) presenta in ogni caso un fascino magnetico legato alle sue bellissime immagini, i costumi e una storia d'amore senza tempo (per quanto tormentata). Un classico è un classico e a meno che non ne vengano totalmente sconvolti i canoni, rimane tale e, di conseguenza, ne rimango affascinato.
Avrei sperato in una trasposizione del libro meno macchinosa e più 'di cuore', ma ho trovato questa mancanza in un certo modo superata grazie ad una serie di accorgimenti di stile ben inseriti nel contesto (i momenti musicali durante la scena iniziale di Oblonsky/Matthew Macfadyen che va al lavoro; il rumore del ventaglio di Anna talmente forte durante la corsa di cavalli da trasformarsi nello scalpitare degli zoccoli degli animali al passaggio in scena; la lettera stracciata da Karenin che, lanciata in aria, si trasforma in neve; lo strano primo ballo tra Vronsky e la Karenina che, per quanto in certi passaggi mi sia sembrato troppo carico di gestualità, in certi passaggi è molto romantico e delicato; la scena a teatro in cui tutti, fissi, guardano Anna la sgualdrina, giudicandola).
Per tutti questi motivi messi insieme, posso dire che ho amato "Anna Karenina" e, allo stesso tempo, sono rimasto deluso. Nel senso che, fuori contesto, è un bel film con una serie di caratteristiche lodabili che posso far guardare oltre la banalità dell'espressione dei sentimenti da parte di personaggi troppo bidimensionali. Volendo, invece, considerare la provenienza letteraria del tutto, la pellicola perde enormemente di spessore, restando, sì, un bel prodotto cinematografico, la cui analisi interna (contesto storico, approfondimento caratteriale dei personaggi, percorso personale di Anna) sono ridotti ad una qualunque delle attuali storie d'amore portate al cinema per il pubblico generico. E questo, su un romanzo come "Anna Karenina", non è accettabile.
Ps. 4 nomination all'Oscar (uno vinto per i costumi) e $56,316,367 di incasso mondiale.
Film 511 - Anna Karenina
Film 1150 - Anna Karenina
Consigli: Certamente da vedere. La Knightley è nata per recitare film in costume e la storia della Karenina è comunque affascinante e intrigante. Amore che esalta e corrode. Una società che capisce, ma non perdona. Un insieme di sentimenti che, tutti assieme, sorprendono lo spettatore. Non è certo una pellicola facile, ma chi ama i film storici, d'amore e passione e, soprattutto, quelle pellicole anche solo vagamente innovative nell'approccio alla storia, non può perdersi questo film. 129 minuti impegnativi, ma che, almeno, all'uscita dalla sala, lasciano qualcosa.
Parola chiave: "We can't ask why about love".

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Bengi

sabato 9 marzo 2013

Film 516 - Ralph Spaccatutto

Avevo bisogno di un po' di disimpegno cinematografico. E ho scoperto una piacevole sorpresa.


Film 516: "Ralph Spaccatutto" (2012) di Rich Moore
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: In un momento in cui lo streaming di telefilm mi aveva abbandonato e ormai la cena era pronta (e calda), ho dovuto rimpiazzare i miei piani di vedere "Revenge" prima e "The Good Wife" poi in favore di questa pellicola della quale non sapevo nulla se non che era incentrata sui videogiochi.
Devo ammettere che avessi un po' sottovalutato "Wreck-It Ralph", categorizzandolo erroneamente nella mia testa come filmetto di poco valore. Al contrario, invece, è un film d'animazione piuttosto divertente che fa leva su un certo effetto nostalgia che è sfruttato con piacevole intelligenza. Inutile dire, infatti, che l'idea della sala giochi mi ha inevitabilmente riportato al mio passato, legando questa pellicola a vecchi ricordi d'infanzia quando, per giocare ad un videogame, bisognava recarsi in sala giochi (per me era un must dell'estate). Da questo punto di vista non so se Ralph sia molto attuale: quanti ragazzini sono soliti usare ancora videogiochi a pagamento? Quindi mi sono chiesto se effettivamente anche gli spettatori più giovani abbiano apprezzato questo 'ritorno al passato' o se semplicemente abbiano guardato le immagini senza poterne legare una contestualizzazione personale. Detto ciò, comunque, credo che questo film sia piuttosto carino e anche abbastanza originale. Una sala giochi normale in orario diurno che si trasforma nel mondo dei protagonisti dei videogiochi quando il negozio è chiuso: tutti i personaggi interagiscono tra di loro senza discriminazioni di popolarità o... grafica!
L'unico insoddisfatto, però, è Ralph che, essendo il cattivo del suo videogioco, non viene considerato dagli altri personaggi del suo mondo. Non essendo lui cattivo di indole, ma solo di fatto, non riesce ad instaurare un rapporto di amicizia con gli altri abitanti del suo videogioco, che lo temono.
Questo è, di fatto, l'incipit di "Ralph Spaccatutto". Seguendo l'andamento della trama, più di una volta ho pensato che l'approfondimento del racconto si sarebbe limitato ad un piattume bidimensionale da favoletta e, devo ammetterlo, sono stato sorpreso del contrario. Non che ci sia alcuna pretesa di profonda analisi, ma almeno tutte le volte che ho pensato di aver intuito dove la storia volesse andare a parare, sono stato smentito con una sferzata verso un ulteriore capitolo di questo film. Il che mi ha sorpreso e soddisfatto.
I personaggi principali, poi, sono simpatici. Vanellope è una canaglietta tra il dolce e l'impertinente, sergente Tamora Jean Calhoun è la dura dal cuore tenero che finirà per essere sorpresa da quel Felix Aggiustatutto all'inizio antipatico (perchè di fatto ruba la scena a Ralph), ma finirà per risultare un tenerone anche lui.
Insomma, in una stagione di film animati che a malapena hanno destato la mia attenzione (giusto "Ribelle - The Brave"), devo dire che ho ampiamente rivalutato questo film, carino, simpatico e divertente, carico di colorate idee originali, mondi spesso affascinanti e, come dicevo, impregnato di un effetto nostalgia che probabilmente gli ha fatto guadagnare non pochi punti ai miei occhi. Non male davvero.
Consigli: $435,402,791 di incasso mondiale, una nomination all'Oscar e una ai Golden Globes come Miglior film d'animazione. Insomma, "Ralph Spaccatutto" ha un suo perchè e sinceramente, da scettico iniziale, posso dire che è proprio piacevole da vedere. Godibile, spensierato e carico di mondi che forse per qualcuno hanno ancora un significato. Giusto un po' troppo product placement, ma per il resto è da vedere.
Parola chiave: Glitch.

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Ric

mercoledì 6 marzo 2013

Film 515 - Warm Bodies

Sinceramente un film visto per caso, di cui non sapevo proprio nulla tranne chi fosse il protagonista. Che, dopo aver incontrato per caso a Londra in un pub, seguo con maggiore interesse. E' un buon motivo? Assolutamente no, ma alla fine questo film è stato una sorpresa...


Film 515: "Warm Bodies" (2013) di Jonathan Levine
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: No, "Warm Bodies" non è il nuovo "Twilight" né ci somiglia. Anche se, va detto, ci hanno provato. La storia d'amore di lei che cambia lui grazie all'amore è identica, ma qui il tono è scherzoso, parodistico nei confronti di una classe di non morti (qui gli zombie, però) che nelle pellicole con Pattinson è presa decisamente molto seriamente. Chiaramente ho gradito di più il tono divertente e divertito, quasi si volesse appositamente ridicolizzare ciò che sui non morti è stato prodotto nell'ultimo periodo - ovvero dei film che li vendono come i più cool - mantenendo, però, un tono non sbroccato da film demenziale e/o parodia.
Ciò specificato, ho trovato questa pellicola carina in quanto nulla di speciale; ai miei occhi - ovvero uno che di "Warm Bodies" prima di vederlo non ne sapeva nulla - poteva essere addirittura una pellicola a basso budget. E invece scopro che ci sono voluti 35 milioni di dollari per realizzarlo, non esattamente una cifra da film indipendente. Quindi sorge il dubbio che il tentativo post-"Twlight" fosse effettivamente nelle mire dei produttori. Bene, ripeto, no. Questo a mio avviso non è paragonabile al primo (e unico) film della saga tratta dai libri di Stephenie Meyer che ho visto. Né per toni né per tematiche.
Comunque, per quanto abbia gradito inaspettatamente questa pellicola, non si può certo dire sia un capolavoro. Per esempio, all'inizio gli zombie sembrano incapaci di fare qualunque cosa che non sia camminare. Poi, però, all'improvviso sono più agili, parlano, corrono. E la trasformazione - in particolare del protagonista R/Nicholas Hoult - non è così graduale. Ancora: R nasconde Julie/Teresa Palmer tra gli altri zombie per proteggerla da loro. Invece di portarsela con sé all'aeroporto (nascondiglio zombie) non poteva semplicemente farla scappare? E una volta lì, non può sporcarla di sangue più spesso, così eviterebbero le due o tre volte in cui lei rischia quasi di essere scoperta per via del suo 'odore umano', tanto invitante e succulento per l'orda di morti? Così, giusto per chiedere.
Per il resto non c'è granché da segnalare. A mio avviso la trama inciampa spesso in imprecisioni o superficialità lasciate un po' correre, però nel complesso il prodotto tiene abbastanza. Il finale è sdolcinato, ma la voce fuori campo di R tiene compagnia per buona parte della durata della pellicola e aiuta a rendere divertenti certi passaggi molto sdolcinati, teen o, diciamocelo, disgustosi. Della serie: come ragiona uno zombie adolescente che ha mangiato il cervello del fidanzato di colei di cui si è innamorato. Contorto e surreale, lo so, ma alla fine la premessa è anche intrigante.
Da aggiungere, e non sottovalutare affatto, che la colonna sonora è stupenda! Guns N' Roses, Scorpions, Bruce Springsteen, M83, Broken Bells e molti altri ancora a comporre una soundtrack che non riesco a smettere di ascoltare da una settimana a questa parte! Da questo punto di vista sono veramente entusiasta. E non capita spesso.
Insomma, tra la buona musica, la buona recitazione di Hoult (la Palmer è a malapena sufficiente) e i momenti divertenti, direi che "Warm Bodies" è riuscito a ricrearsi un microcosmo a sé che tutto sommato, senza essere nulla di che, non è male.
Ps. Il personaggio di John Malkovich è altamente trascurabile. Il fidanzato di Julie all'inizio del film, invece, è Dave Franco, fratello del più famoso James.
Consigli: Un po' per teenagers, un po' chick flick, un po' splatter e un po' apocalittico. C'è un po' di tutto... diciamo per lui e per lei. In fin dei conti piacevole e a tratti divertente. La trama non sempre regge, ma la colonna sonora è fantastica. Si può vedere.
Parola chiave: Battito del cuore.

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Ric

Film 505 - La memoria del cuore

E così chiudiamo la cerchia dei film lasciati indietro a causa degli Oscar.
Questa pellicola mi era stata suggerita da Licia. Che forse non verrà mai più ascoltata...


Film 505: "La memoria del cuore" (2012) di Michael Sucsy
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Leoo
Pensieri: Introdurrei il mio commento a questa pellicola con una frase perfettamente descrittiva, di James Berardinelli: "This is for young women what Transformers is for young men".
Serve altro?
Premesso che non ho mai visto pellicole come "Le pagine della nostra vita", "I passi dell'amore" o "Dear John", mi sono approcciato a questa cercando di evitare scetticismi o preventivi 'storcimenti' di naso. E - guarda un po' - questo film non mi è piaciuto (stavo per scrivere di peggio, ma è inutile essere volgari).
Sulla falsa riga di quell'orrendità che è "50 volte il primo bacio", qui Rachel McAdams, innamoratissima della mascella senza confini di Channing Tatum, perde la memoria a seguito di un grave incidente che le fa dimenticare in toto suo marito (alias la mascella). Ci vorrà tutta la dedizione, passione e pazienza di lui per farla innamorare di nuovo. Nel frattempo, tra parentesi, lei torna nell'affaire con l'ex, ultimo ragazzo che si ricorda di aver avuto.
In mezzo a questa storia - è superfluo sottolineare quanto smielata sia? - una serie di luoghi comuni sull'amore, l'arte, le persone e i sentimenti. Un en plein di romantica superficialità da cartolina, pompata di zucchero e bei maglioni di lana caldi, bagni skinny dipped e flashback di un matrimonio kitch che vuole sottolineare, però, quanto conti solo il vero sentimento e non tutto il contorno: Paige e Leo si amano davvero.
Il problema, se vogliamo trascurare la bidimensionalità dei protagonisti, è però che a parte la loro storia, non succede niente. Nemmeno lo scossone 'marito non mi ricordo più di te quindi per un po' ritorno dal mio ex' è davvero un episodio incisivo, perchè tanto sai già che Paige torna da Leo e che tutta sta manfrina è di fatto fine a sé stessa. La pretesa, poi, della storia vera serve, a mio avviso, sostanzialmente solo ad aggiungere qualche sospiro e/o lacrima in più allo/a spettatore/rice di più sensibile natura. Chiaro che tutto appare ancora più romantico se non fiabesco, ma la semplificazione standardizzata di questo prodotto, unita alle immagini patinate, mi ha reso il tutto piuttosto fastidioso.
Rachel McAdams è una brava attrice, ha lavorato diretta da Woody Allen e Wes Craven o in compagnia di Russell Crowe, Helen Mirren, Robert Downey Jr., Harrison Ford e Diane Keaton ("Il buongiorno del mattino" è assolutamente da recuperare!), eppure ciclicamente cade nel vortice di queste pellicole chick flick dove l'unica cosa richiesta è il fazzoletto per piangere. E' un peccato, a mio avviso.
In questo "The Vow", comunque, anche la due volte premio Oscar Jessica Lange che poteva benissimo risparmiarsi di apparire in questa pellicola.
Infine il box office. Per quanto io non abbia gradito, il film è stato un buon successo commerciale: $196,114,570 incassati in tutto il mondo. Il mio più che un 'vow' (voto) è... wow (sbigottito).
Consigli: Se amate i film sull'amore o sulle relazioni che si complicano e poi grazie al sentimento vero si risolvono, questo è un titolo perfetto. Non c'è molto altro però.
Parola chiave: Voti nuziali.

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Ric

martedì 5 marzo 2013

Film 504 - Scherzi del cuore

Da quando l'anno scorso ho cominciato a vedere il telefilm "Revenge", ho trovato veramente affascinante il personaggio di Victoria Grayson interpretato da Madeleine Stowe, una che per anni ha fatto film dai titoli importanti ("L'ultimo dei Mohicani", "America oggi", "L'esercito delle 12 scimmie") e poi è fondamentalmente sparita. Mi sono incuriosito e ho sbirciato la sua filmografia e, mio malgrado, questa è la prima pellicola che la coinvolge che ho deciso di guardare. Per lei e per il numeroso cast di attori decisamente famosi.


Film 504: "Scherzi del cuore" (1998) di Willard Carroll
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: In ordine alfabetico abbiamo: Gillian Anderson, Ellen Burstyn, Sean Connery, Angelina Jolie, Ryan Phillippe, Dennis Quaid, Gena Rowlands, Jon Stewart, Madeleine Stowe. Si capisce già cosa mi ha attratto di qeusta pellicola, suppongo.
Peccato che, nonostante i tanti attori, le numerose storie che si intrecciano e una di quelle trame molto Hollywood anni '90 (al pari della colonna sonora, che più furbetta non si può: ricordate, giusto per citarne una, "Drinkin In LA" dei Bran Van 3000?), il risultato finale funzioni a malapena. Giusto perchè, appunto, il cast salva tutto in extremis. Come è intuibile fin dall'inizio, tutti i personaggi sono connessi tra di loro in qualche modo, a partire dalle tre protagoniste femminili (Anderson, Jolie, Stowe) che si scopriranno essere sorelle, figlie della coppia Rowlands-Connery. Quest'ultima, che potrebbe sembrare da subito la più solida, scoprirà un universo d'insicurezze alla vigilia del 40esimo anniversario di matrimonio (c'è, però, anche il cancro di lui in mezzo). Le figlie sono messe peggio dei genitori: una anaffettiva e insicura, una che non ama più il marito e lo tradisce e una pazza scatenata che non riesce a stare zitta un secondo. In particolare quest'ultimo personaggio (di una giovane e proporzionata Angelina Jolie) è al tempo stesso il più incisivo e riuscito, ma anche il meno credibile. Già, perchè quando si innamora di Keenan/Ryan Phillippe, scopre che lui ha l'AIDS e, di conseguenza, non potranno avere mai rapporti, ma qual è la soluzione della sceneggiatura? Che sono felici di abbracciarsi e strusciarsi vicendevolmente, perchè il sentimento d'amore colma l'assenza dell'atto fisico. Ora, ok essere romantici, ma idioti (noi pubblico) non lo siamo.
Quindi a parte questo tram tram di storie ai limiti dell'assurdità-mixata-romanticismo (certamente di una superficialità spiazzante), non rimane molto di una pellicola dal titolo "Playing by Heart" che, tutto sommato, mostra amori noiosi, improbabili o ai limiti del plausibile. Non c'è alcuna volontà a indagare la psicologia dei personaggi, men che meno a fornire uno spaccato familiare o sociale dal punto di vista affettivo. Credo che l'obiettivo fosse attirare al cinema un buon numero di spettatori vendendo una locandina patinata con un buon numero di bei/bravi attori di richiamo, 'regalare' emozioni facili e di ampia condivisibilità.
Il risultato è moscio e flop ($3,970,078 di incasso per una spesa di 14 milioni di dollari). Salvo solo (parzialmente) la Jolie.
Consigli: Ci sono altri film sull'amore più completi e meno semplificati. Qui l'unico motivo plausibile per seguire le vicende di "Scherzi del cuore" è voler vedere all'opera il grande cast. Ma ripeto: è stato prodotto di meglio.
Parola chiave: "Parlare di musica è come ballare sull'architettura".

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Ric

lunedì 4 marzo 2013

Film 514 - Zero Dark Thirty

Nella storia degli Oscar, lei è l'unica donna ad aver vinto come Miglior regista. Per un film che non ho visto (e che fatico a farmi venire voglia di vedere). La sua nuova fatica cinematografica, però, non potevo perdermela. Quindi ecco l'ultima pellicola che ho visto prima della serata degli Oscar.


Film 514: "Zero Dark Thirty" (2012) di Kathryn Bigelow
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Leoo
Pensieri: "Zero Dark Thirty" sembra avere alcuni punti in comune con il precedente "The Hurt Locker": guerra, un cast quasi totalmente maschile, tematica impegnata (Mark Boal è sceneggiatore di entrambi), un/a protagonista che regge tutta la pellicola. Ma, non avendo altri elementi, i miei paragoni si devono necessariamente fermare qui. Rimango con la domanda: ma la Bigelow in altri contesti funziona? Magari prima o poi lo scopro.
Ma ripartiamo da questo film: innanzitutto il titolo, a me incomprensibile fin quando non mi sono documentato. Da Wiki: "Zero Dark Thirty, nel gergo militare americano indica una qualsiasi ora compresa tra mezzanotte e le quattro del mattino, colloquialmente si può intendere come "una levataccia" o "maledettamente presto", operativamente è la fascia oraria in cui si fanno di preferenza le incursioni". Ora il tutto prende un senso.
Già, perchè il tema del film è la cattura di colui che è stato il nemico #1 dell'America di oggi: Osama bin Laden. Loperazione in questione, come si sa, è andata a buon fine ed è oggetto e tema portante di questa pellicola. La storia che si racconta è spalmata in 10 anni di ricerche, indagini, soffiate, interrogatori e buchi nell'acqua, qui tenuti insieme dal personaggio di Maya, interpretato da una grandissima Jessica Chastain. Su di lei e il suo Oscar mancato parleremo dopo.
In generale devo dire che questo genere di pellicole non esercita alcun tipo di fascino su di me. La mia ossessione per gli Oscar mi ha spinto ad interessarmi a questo prodotto; inoltre documentarmi un po' sul lavoro della Bigelow cominciava a sembrarmi necessario. In effetti la sua regia mi è sembrata solida e funzionale allo svolgimento del racconto. Niente di mirabolante o eccessivo, ma le inquadrature giuste per sottolineare gli stati emotivi dei personaggi, il taglio giusto per inquadrare un'azione militare al buio o in circostanze di "alta tensione". Credo che il diktat del 'non voler strafare' nella narrazione accomuni qui un po' il lavoro di tutti, ma nonostante possa sembrare che vi sia una tendenza generale all'essere sottotono, credo che sia più che altro un effetto ricercato. L'incertezza delle informazioni, degli esiti delle missioni, la durezza degli degli interrogatori in cui si impiega la tortura, le immagini 'asciutte' che raccontano l'uccisione di un bin Laden che non si vede mai... sembra tutto mirato a non spettacolarizzare e, anzi, presentare la vicenda al massimo dei fatti e il minimo della fiction. Ho apprezzato.
La suddivisione per capitoli, invece, non mi è piaciuta. E' una cosa che in generale non apprezzo perchè tende a frammentare il film, cosa che in effetti mi sembra valere per "Zero Dark Thirty". L'idea finale che mi ha lasciato è quella di essere un racconto spezzettato, troppo nettamente diviso. Certamente ha inciso anche l'averlo visto in due parti.
Ma ora tornerei alla Chastain. Ho particolare interesse per questa attrice che in poco tempo è riuscita a imporsi nella Hollywood che conta con una serie di titoli uno più azzeccato dopo l'altro. Alla sua seconda nomination all'Oscar - questa volta come Miglior attrice protagonista - si è vista di nuovo sconfitta, in questo caso da(ll'altrettanto dotata) Jennifer Lawrence. Due ruoli completamente diversi, due pellicole imparagonabili e comunque per quanto mi riguarda due prodotti cinematografici che non rivedrei. Però la Chastain qui è intensa e veramente brava a delineare il suo personaggio. Maya è concentrata, intuitiva e solo apparentemente docile. Nel corso della crescita del suo personaggio sa dimostrare una determinazione, un coraggio e una grinta che forse solo Jessica Chastain poteva incarnare così bene. Ho molto rivalutato il risultato finale di questo film solo grazie alla sua interpretazione. Che, si sarà intuito, per me meritava di più del solo Golden Globes aggiudicatosi come Miglior attrice drammatica.
Insomma, "Zero Dark Thirty" è una pellicola certamente complessa per tematica, immagini mostrate, uso della violenza (ci sono state numerose critiche all'approccio degli interrogatori presentato dal film, accusato di giustificare, se non addirittura presentare in maniera favorevole l'utilizzo della tortura) e perchè riapre ferite ancora aperte per molti, nonostante i tanti anni già passati dall'attacco terroristico alle Torri Gemelle. Ho seguito con interesse questa pellicola, ma non posso dire che mi sia effettivamente piaciuta. Ho molto apprezzato l'interpretazione della Chastain che credo rimarrà ciò che più ricorderò - e meglio rappresenta, a mio avviso - del film "Zero Dark Thirty".
Ps. Non si può considerare questa pellicola come un facile prodotto da botteghino. Eppure al box office mondiale l'incasso è stato decisamente buono: $105,101,044 di incasso.
Pps. Alcuni attori abbastanza famosi sono riconoscibili in questo film (Kyle Chandler di "Argo" e "Super 8" e Mark Strong di "Sherlock Holmes" e "Lanterna verde", per esempio). Ma James Gandolfini nei 'grossi' panni del direttore della C.I.A. proprio non l'avevo riconosciuto.
Consigli: Gli appassionati dei film di spionaggio o tattica militare tratti da storie vere non hanno che da farsi sotto, questa pellicola soddisferà appieno i loro gusti. Chi, invece, segue gli Oscar, non potrà esimersi dal vedere questa pellicola che ha collezionato 5 nomination (ma una sola statuetta per il miglior montaggio sonoro, tra l'altro condivisa con "Skyfall" a cuasa di un pareggio). Per tutti gli altri "Zero Dark Thirty" potrebbe non essere un film tanto facile da digerire, per quanto debba ammettere che tecnicamente è proprio un lavoro ben fatto.
Parola chiave: "Sono certa al 100%, anzi no, visto che il 100% vi fa andare fuori di testa, diciamo il 95%, ma è 100%".

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Ric

venerdì 1 marzo 2013

Film 513 - Flight

Un'altra pellicola candidata agli Oscar 2013. Questa volta ero stato incuriosito da un trailer piuttosto accattivante...


Film 513: "Flight" (2012) di Robert Zemeckis
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non mi piace Denzel Washington, ma mi è piaciuto "Flight". Non avrei dato nomination all'Oscar, in effetti, ma devo ammettere che questa pellicola ha un suo appeal ed è piuttosto godibile.
La storia del pilota che, ubriaco e drogato, riesce a salvare dal disastro totale il volo 277 per Atlanta è certamente affascinante, più che altro perchè accende subito la curiosità di capire come diavolo ciò sia possibile, presentato nel film, giustificato e successivamente analizzato nella trama ("Flight" ha avuto anche la nomination per la sceneggitura originale).
Al di là del fatto che quello di Washington sia un personaggio disprezzabile fino alla fine (con sorpresa), Whip Whitaker è comunque ben sviluppato e articolato: vive una solitudine fatta di alcolici del minibar e strisce di cocaina tentando di colmare un vuoto che non vuole affrontare, procrastinando alla ricerca di una soluzione che però non arriva. Quest'ultima c'è, ma arriva solo nel finale.
Anche qui abbiamo il classico percorso di formazione con storia d'amore annessa, ma non ci si interessa a questo film tanto per la liaison tra Whip e Nicole (Kelly Reilly), ma appunto è il personaggio principale a tenere bene banco con una sorta di magnetismo del degrado umano trasposto bene da Washington sullo schermo. Si prova pena per lui, quasi lo scuseresti per aver volato fumato e sbronzo perchè, in fin dei conti, è l'unico riuscito a portare in salvo quasi tutti i suoi passeggeri quando un'altra decina di piloti (sobri) nei simulatori hanno di fatto fallito ogni tentativo di emularlo. Qundi Whip cos'è? Eroe o cattivo? O forse più un eroe moderno, fatto delle classiche luci ed ombre? Di fatto non credo si possa dire altro se non che Whip è una persona, fatta di tante contraddizzioni e che, bene o male, pagherà per le sue colpe. Quindi no, non è eroe, ma nemmeno il cattivo della situazione. A ognuno di noi il giudizio su questo controverso personaggio. Ma è difficile scegliere da che "parte" stare.
Molto ben realizzata, poi, la parte in volo. Gli effetti speciali incollano alla sedia e, personalmente, sono rimasto concentrantissimo a seguire tutta la scena dell'aereo che precipita senza battere ciglio: veramente adrenalinica!
Altro punto a favore è la parte finale del processo, con un (quasi definibile) cameo di Melissa Leo che sbuca a sorpresa nel ruolo-chiave della seconda parte del film, che riesce a carpire l'attenzione dello spettatore quasi al pari della scena dell'aereo che precipita. Fino all'ultimo attendi di sapere cosa Whip riuscirà a tirare fuori.
In generale, quindi, ho trovato "Flight" un prodotto piacevole, i cui principali grandi difetti sono la lunghezza (138 minuti), un uso smodato di parolacce un po' stancante e un ruolo interessante (quello di John Goodman) ma poco approfondito. Il resto ho trovato filasse abbastanza bene.
Insomma, inaspettatamente anche "Flight" mi è piaciuto, nonostante Denzel Washington.
Ps. Buon incasso al botteghino mondiale con $146,872,375 di incasso a fronte di una spesa di 31 milioni: Robert Zemeckis è tornato!
Consigli: CHi ha paura di volare è meglio che eviti.
La storia dell'eroe americano creata ad arte dai media per poi essere precipitosamente smontata dagli stessi è interessante e da un'idea abbastanza veritiera, a mio avviso, di quanto solitamente tendiamo a dare giudizi veloci e in sole due direzioni: o massimamente buona, o massimamente cattiva. In mezzo, come dimostra questa pellicola, ci sta un mondo (e le persone). Il film avrà i suoi difetti, ma da questo punto di vista ha uno spunto buono.
Parola chiave: Katerina Marquez.

Trailer

Ric