lunedì 30 settembre 2013

Film 588 - Paulette

Me lo avevano caldamente consigliato e non ho perso tempo. Del resto già dal trailer ero rimasto piacevolmente colpito...


Film 588: "Paulette" (2012) di Jérôme Enrico
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Questa pellicola me ne ha ricordate precisamente altre due: "L'erba di Grace" e "Irina Palm". La prima più che altro per la tematica, la seconda per atmosfere e potenza della sua protagonista.
"Paulette", tra l'una e l'altra, è una commedia che parte dura, ma finisce come in una favola. Chiaramente il fatto che si parli di droga spacciata da un'anziana signora è già comico di per sé. Va aggiunto che la signora è solita avercela con il modo, apostrofando chiunque in modo volgare ed offensivo. Insomma, si parte carichi.
Il tutto scema un pochino man mano che si procede, più che altro perché la sopracitata signora Paulette/Bernadette Lafont deve seguire forzatamente un percorso di formazione che la porterà ad una maturazione consapevole nei confronti di amici e parenti, smussando un odio compresso in anni di solitudine, ristrezze economiche e sogni infranti. Tutto perché comincerà a spacciare droga fatta in casa (e quindi potrà permettere qualche soddisfazione prima impensabile), poi ad affezionarsi al nipotino mulatto (cosa non semplice per una che odia ogni forma di immigrazione) ed infine ritrovare l'amicizia sincera nelle compagne prima di giochi, poi di business (tra queste c'è una stupenda
Carmen Maura).
Senza alcuna pretesa oltre quella di intrattenere con simpatia - e un pizzico di denuncia sociale -, il mix di "Paulette" funziona dall'inizio alla fine, accontentando un pubblico generico che vuole ridere in attesa di un finale a lieto fine che è praticamente scontato.
Devo dire chequesto film ha sinceramente soddisfatto le mie aspettative e, nella prima parte, mi ha proprio divertito. Il fatto, poi, che nella cornice si affronti la realtà sociale delle banlieue francesi - sempre con lo spirito della commedia, naturalmente - pone doppiamente a favore di questa pellicola che, nel suo piccolo, riesce a puntare l'attenzione anche su questioni sociali importanti. Certamente senza la pretesa di una denuncia politica forte ed impegnata, rimane apprezzabile che si porti all'attenzione del grande pubblico il disagio e le necessità di una condizione che coinvolge moltissime persone.
Chiaramente un prodotto come questo vive principalmente del mestiere dei suoi protagonisti (altrimenti risulterebbe un vuoto involucro di volgarità e malcostume), quindi bisogna necessariamente segnalare, in ultima nota, la bravura di Bernadette Lafont che, anche grazie ad ottimi comprimari, delinea (divertita) la sua Paulette, donandole un tocco di lunatica stramberia che la renderà magnetica e adorabile.
Consigli: Nonostante i miei pregiudizi sul cinema francese, questa commedia è divertente e ben riuscita. Sorvolando sulla semplicità fiabesca della trama, ci si diverte confrontandosi con un tema certamente insolito. Il gruppo di anizane amiche, poi, ricorda molto quelle dell'esperimento italiano "Pranzo di ferragosto". Ma qui non ci si annoia.
Parola chiave: Coffee shop.

Trailer

Bengi

mercoledì 25 settembre 2013

Film 587 - Passione sinistra

Non amo nessuno dei 4 protagonisti e sono sempre titubante riguardo il cinema italiano. Però il trailer, devo dirlo, era accattivante...


Film 587: "Passione sinistra" (2013) di Marco Ponti
Visto: dal computer di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Diciamo che tutto sommato il film non è nulla di più che un prodotto carino e di facilissimo consumo. Quando in Italia si affronta il tema politico (al giorno d'oggi) nella commedia lo si fa rimanendo molto furbescamente in superficie, evitando di andare oltre quella critica popolare facilmente condivisibile e, soprattutto, vendibile. In questo senso la vocazione politica di "Passione sinistra" è unicamente di cornice per dar linfa ad una favoletta che, altrimenti, sarebbe solo la fotocopia di uno qualsiasi degli altri prodotti simili già visti in precedenza.
La mossa vincente di questa pellicola è certamente quella di aver scelto un buon cast - anche se la Lodovini non mi piace -, andando sul sicuro con Geppi Cucciari, usando bene l'animo stronzo di Alessandro Preziosi e regalando la parte perfetta ad Eva Riccobono che, nei panni di attrice, non saprei immaginare in altro contesto se non quello della svampita scema e anoressica. Con questo insieme di buoni comprimari, la nota dolente è proprio l'insopportabile personaggio di Nina/Lodovini, piena di sé e spocchia, un insieme di equità, no global, lotta per i diritti, giustizia uguale per tutti (e per questo sono figa) che alla lunga è qualcosa di insostenibile. Si addolcirà grazie all'inevitabile amore con Giulio/Preziosi e, a maggior ragione, cadrà ancora di più in un insopportabile cliché della donna dagli idieali di sinistra che si innamora dell'uomo di destra, ci si scontra, si mette in discussione e trova la vera sé stessa abbandonando buona parte del suo essere stata così radicale.
Insomma, per quanto per una parte di film "Passione sinistra" cerchi di mascherare la sua vera natura dietro la facciata di vago impegno sociale con una denuncia politica all'acqua di rose, man mano che si affronta la narrazione ci si accorge che il tema politico è solo il pretesto per presentare la storia di una coppia che si scontra su quali parti prendere, ma a letto fa scintille. Della serie: l'amore abbatte ogni barriera. Già sentito?
Ps. Cameo di Marco Travaglio che non risulta simpatico nemmeno 'recitando' sé stesso.
Consigli: Niente di più che una commedia infarcita di cliché su amore, relazioni e politica contemporanea. E' un film carino da guardare una sera e in compagnia e da soli, dato che non impegna la mente e ha qualche battuta divertente. Nell'insieme della spensieratezza senza secondi fini funziona. Ma la denuncia politica è un'altra cosa.
Parola chiave: Partito politico.

Trailer

Bengi

venerdì 20 settembre 2013

Film 586 - Colpi di fulmine

Anche in questo caso sono finito a guardare il film solo perchè non avevo praticamente altra scelta (il catalogo di film in streaming di Sky non è esattamente di mio gradimento...).


Film 586: "Colpi di fulmine" (2012) di Neri Parenti
Visto: dal computer di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi (che ha dormito)
Pensieri: Sarò breve. Il film è diviso in due parti: la prima con De Sica, Arisa e la Ranieri, la seconda con Lillo & Greg. Per quanto io stesso ne sia sconvolto, ho apprezzato solamente la prima, con un'Arisa giusta per la parte e un De Sica anche simpatico (nonostante le solite smorfie, il solito personaggio). Lillo & Greg li avrei presi a schiaffi.
Passo e chiudo.
Consigli: Decisamente una pellicola evitabile, anche se devo ammettere che il primo tempo non mi è dispiaciuto. Chiaramente mi aspettavo una totale idiozia da cerebrolesi, quindi il fatto che sia solo una totale idiozia ha certamente aiutato a migliorare la mia impressione totale. Comunque, ripteto, meglio guardare altro, possibilmente con nessuno di questo cast presente.
Parola chiave: Chiesa cattolica.

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Bengi

Film 585 - Amityville Horror

E' stata una scelta per necessità, non tanto perché fossi veramente interessato a vedere questo film.


Film 585: "Amityville Horror" (2005) di Louis Leterrier
Visto: dal computer di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non che mi aspettassi un capolavoro, ma questo "Amityville Horror" è molto peggio di quello che mi sarei potuto immaginare.
Senza volermi soffermare troppo sull'imperscrutabile vivacità espressiva del protagonista Ryan Reynolds - che a parte non indossare la maglietta e girare con l'accetta fa poco altro - devo proprio dire che la pellicola basata sulla teoricamente vera vicenda della famiglia Lutz (è pure un remake dell'originale del 1979) non è stata gestita con particolare guizzo creativo. Al contrario si sono sfruttati i soliti cliché horror che ormai è inevitabile aspettarsi e riuscire, quindi, a prevedere. E così abbiamo angoli bui con rumori sinistri, bambine che parlano coi morti, cani sgozzati, cantine maledettamente buie e ancora più sinistre, rumori, rumori e ancora rumori... Inutile aggiungere altro.
In un universo cinematografico in grado di sfornare innumerevoli prodotti-fotocopia, "The Amityville Horror" non fa nulla per spiccare rispetto al resto dei prodotti simili al suo genere. Non c'è un vero interesse a narrare la vicenda della povera famiglia posseduta, ma semplicemente esercitare un appeal commerciale sul mondo giovanile che vede sempre negli horror la speranza di qualcosa che spaventi o susciti emozioni forti. La trama è un optional.
E così, tra un'accettata e l'altra, di fatto si passa di scena in scena senza che nulla di innovativo venga mostrato e, conseguentemente, nulla di davvero interessante. Speravo, invece, che un minimo tentativo in questa direzione si sarebbe visto.
Questo film, quindi, finisce per inserirsi perfettamente in quella collezione ormai vastissima di prodotti puramente commerciali mirati ad attirare il pubblico promettendo qualcosa che di fatto o c'è poco o non c'è proprio. Qui, a parte la premessa della storia vera e la promessa di qualcosa di inquietante, non si va molto oltre, con una trama farcita di banalità o già visto.
Ripeto, le mie aspettative erano molto al di sotto del prodotto di qualità, però sicuramente speravo e/o di ricredermi e che tutto sommato avrei visto quantomeno un film carino. Invece sono rimasto deluso.
Ps. $108,047,131 incassati nel mondo.
Consigli: Non ho visto l'originale "Amityville Horror" del '79, ma forse dovendo scegliere sarebbe meglio dare una chanche a quella pellicola piuttosto che questa (che tra l'altro ottenne una nomination all'Oscar per la colonna sonora di Lalo Schifrin). Questo remake è fondamentalmente abbastanza piatto e privo di appeal. L'unica in grado di reggere le aspettative minime di recitazione è la bambina Chloë Grace Moretz, di fatto l'unica che oggi ha tutt'ora una carriera di successo.
Parola chiave: Possessione.

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Bengi

giovedì 19 settembre 2013

Film 584 - Now You See Me - I maghi del crimine

Ero molto, molto curioso di vedere questa pellicola!


Film 584: "Now You See Me - I maghi del crimine" (2013) di Louis Leterrier
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Premessa: grande cast con attori di Hollywood che spaziano dalla cerchia in divenire dei nuovi divi (Jesse Eisenberg, Isla Fisher, Dave Franco, Mélanie Laurent) a quelli già più collaudati (Woody Harrelson, Mark Ruffalo) passando per le vere e proprie leggende (Michael Caine, Morgan Freeman). E già qui avevo gli occhi che brillavano. Inoltre la trama sembrava davvero intrigante, tra giochi di prestigio e clamorose sparizioni per arrivare ai meno consueti furti in banca tramite giochi di prestigio. Il trucco c'è, ma per un bel po' non si vede.
Questi sono i punti forti di "Now You See Me", vera sorpresa al botteghino mondiale di quest'anno, esploso con $320,875,000 incassati (75 milioni il budget) senza alcun trucchetto magico.
La storia, neanche a dirlo, è un gioco d'incastri e di piani narrativi sovrapposti, ognuno tassello di una vicenda che si completerà solo alla fine con la spiegazione di ciò che si può cominciare a sospettare dal secondo tempo inoltrato in poi. I colpi di scena valgono l'attesa e devo aggiungere che niente mi affascina di più del capire come è stato realizzato un bel trucco di magia (anche se la storia dello specchio mi sembra un pochino troppo semplicistica). La tagline "Look closely, because the closer you think you are, the less you will actually see" rispecchia perfettamente la struttura narrative che, alla fine, è totalmente comprensibile solo quando si guarda tutta la vicenda nell'insieme (quindi tagline sensata).
Il ritmo dato alla storia attraverso il montaggio serrato e i buoni effetti speciali utilizzati aiutano a confezionare un prodotto facilmente fruibile e digeribile, l'ideale per l'estate da disimpegno e divertimento. Il gruppo di attori che costituisce i Quattro Cavalieri (Jesse Eisenberg, Isla Fisher, Dave Franco e Woody Harrelson) è sorprendentemente ben assortito e capace di funzionare, nonostante sulla carta non fosse garantito che un quartetto così eterogeneo e mai sperimentato prima funzionasse effettivamente. In particolare i miei dubbi erano principalmente legati alla presenza della Fisher come protagonista femminile che, invece, se la cava egregiamente.
Nonostante le critiche in generale abbiano lamentato un eccessivo mistero nello svelare certi passaggi chiave, penso che con l'arrivo di "Now You See Me 2" - già messo in produzione, alla regia sempre Leterrier - si potrà meglio far luce su ciò che qui può rimanere un interrogativo. Inoltre svelare tutto forse avrebbe un poco compromesso quell'alone misterioso legato al mondo della magia. Io, personalmente, mi sono appassionato alla storia e ho trovato "Now You See Me - I maghi del crimine" una pellicola davvero piacevole e ben riuscita, un blockbuster meno scontato di tanti altri e intrigante. Ovvero esattamente quello che speravo di vedere. Attenderò il secondo episodio!
Film 1120 - Now You See Me - I maghi del crimine
Film 1178 - Now You See Me 2
Consigli: Assolutamente godibile e divertente, oltre che capace di scatenare curiosità legata al mondo della magia. La trama è sufficientemente elaborata per lasciare soddisfatti (per carità, non è nulla di mai visto, ma funziona) e nell'insieme questo è uno di quei film che può essere visto e rivisto senza rischiare troppo di stancare. Carino e piacevole, una bella sorpresa.
Parola chiave: L'Occhio.

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Bengi

lunedì 16 settembre 2013

Film 582 - X-Men - L'inizio

Nuovissimo dvd comprato prima di partire per la Grecia!


Film 582: "X-Men - L'inizio" (2011) di Matthew Vaughn
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Da qualche tempo avevo voglia di rivedere questo film, ennesimo episodio del franchise sugli X-Men e, a mio parere, tra i migliori prodotti per quanto riguarda gli spin-off. Delusissimo dai due su Wolverine realizzati fino ad ora ("X-Men le origini - Wolverine", "Wolverine - L'immortale"), questo "X-Men: First Class" è invece ben confezionato, con una ricostruzione scenografica (ac)curata e un appeal commerciale spiccatamente accattivante. Non è un caso che sia stato messo già in produzione "X-Men - Giorni di un futuro passato" come seguito di questo esperimento cinematografico sulle origini degli X-Men più famosi (Xavier, Magneto, Mystica).
L'idea di portare in sala la genesi degli X-Men e i primi passi della squadra del Prof. Xavier era certamente ghiotta e non viene sprecata lasciando il compito di intrattenere ai soli effetti speciali. La sceneggiatura regge e intriga ed è apprezzabile che si sia tornati ad affrontare la questione della diversità e della razza abbandonata sul fronte Wolverine (dove ci si è più concentrati su una fisicità muscolare).
La scelta del cast rende giustizia ai personaggi mutanti che prendono parte alla storia e, in particolare, la scelta di Jennifer Lawrence come Mystica trovo sia stata un vero colpo di fortuna (oltre al fatto che, dopo "Hunger Games" e l'Oscar per "Il lato positivo" la carriera della Lawrence è decisamente decollata a prescindere dai prodotti commerciali cui prende parte). Michael Fassbender ha il giusto sguardo vagamente folle a cui si lega bene la scintilla del Magneto futuro, mentre, benché non ami particolarmente James McAvoy, devo dire che nemmeno lui se la cava male nei panni del futuro Professore.
Insomma, mi sembra che con questa nuova produzione si sia tornati ai bei film sui mutanti di qualche tempo fa, più vicini a "X-Men" o "X-Men 2" che all'ultimo episodio su Wolverine. Apprezzo. Tra l'altro rivedere questa pellicola mi ha fatto ritornare la dipendenza dalla canzone "Love Love" dei Take That che fa da accompagnamento musicale ai titoli di coda: bellissima.
Ps. $353,624,124 di incasso mondiale.

Film 622 - X-Men - Conflitto finale
Film 275 - X-Men le origini - Wolverine
Film 276 - X-Men: L' inizio
Film 583 - Wolverine - L'immortale
Film 728 - X-Men - Giorni di un futuro passato
Film 1092 - X-Men - Giorni di un futuro passato
Film 1166 - X-Men: Apocalisse
Film 1100 - Deadpool
Consigli: Bello e ben fatto, trama chiara e scorrevole. E' un blockbuster di buon ed efficace intrattenimento, ottima scelta per una serata di disimpegno. Visivamente accattivante e con un cast dall'appeal innegabile (James McAvoy, Michael Fassbender, Kevin Bacon, Rose Byrne, Jennifer Lawrence, January Jones, Nicholas Hoult, Zoë Kravitz) è sicuramente un prodotto commerciale riuscito.
Parola chiave: Proiettile.

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Bengi

venerdì 13 settembre 2013

Film 581 - Monsters University

Dopo il gigantesco successo di "Monsters & Co." era inevitabile che gli succedesse un altro capitolo. Solo non immaginavo a così tanta distanza di tempo...


Film 581: "Monsters University" (2013) di Dan Scanlon
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ricordo con piacere il primo film di 12 anni fa, ma devo dire che non sono mai stato un vero fan di questo cartoon Pixar. Quindi non attendevo l'arrivo di "Monsters University" con spasmodica impazienza e, sinceramente, ho appreso di questo sequel (in realtà prequel) con ampio ritardo rispetto alla massa.
Ciò detto, manco a immaginarlo, "MU" è veramente, veramente carino. L'idea di ripercorrere l'esperienza universitaria di Mike e Sulley è geniale e assolutamente ben sviluppata, oltre che contestualizzata (è pur sempre un campus dove si impara a spaventare gli umani!) con grande attenzione e precisione. Devo dire che finalmente questa pellicola riporta la Pixar ad un buon livello sia di trama che di realizzazione generale (gli ultimi film in ordine temporale erano stati "Ribelle - The Brave", carino ma niente di più, e "Cars 2" che non ho nemmeno visto dato che il primo episodio non mi era piaciuto).
L'inevitabile epilogo positivo della favola è egregiamente farcito di gag, personaggi secondari e dettagli estremamente spassosi e godibili, in un mix coloratissimo che per certi aspetti mi ha ricordato "La coniglietta di casa", per altri "Pitch Perfect" (escludendo la questione musicale) e comunque in generale tutte quelle pellicole spassose che parlino di campus universitari, confraternite, riti di passaggio e affermazione personale, oltre che riscatto e rivincita (per sé e per il gruppo di appartenenza) tutto sapientemente mescolato e amalgamato dalla simpatia dei due protagonisti.
Non che fosse messo in dubbio il possibile successo di "Monsters University", ma forse dopo il relativo flop - più che altro legato alle alte aspettative - di "Cars 2" e considerato il lasso temporale piuttosto lungo tra il primo film del franchise e il secondo, non era così scontato che il film sarebbe stato accolto così bene ($724,389,136 di incasso mondiale). Invece devo dire che questo prodotto si merita tutta la scia di critiche positive di cui ho letto documentandomi.
La Pixar ha nuovamente dato vita ad un microcosmo creativissimo e sorprendente, riuscendo senza alcun intoppo a ricreare la bella atmosfera del primo "Monsters & Co." e finendo con realizzare un prodotto successivo perfino superiore!
Ps. Nomination all'Oscar come Miglior film d'animazione agli Academy Awards 2014? Probabile, decisamente probabile...
Consigli: Per come hanno concepito questa storia, si possono guardare alternativamente prima sia "Monsters & Co." (2001) che "Monsters University" riuscendo perfettamente a capire tutta la struttura narrativa (il che è geniale, oltre che molto funzionale). Chi non li avesse mai visti, quindi, non ha che da scegliere.
Chi ha apprezzato il primo film della saga non potrà non gradire questo ritorno al mondo dei mostri che hanno paura degli umani: ci sono tutti i personaggi chiave di "Monsters & Co.", ma, in aggiunta, un'intera nuova gamma di spalle comiche davvero divertente. L'atmosfera è quella di sempre, ma non si è incappati nell'errore di realizzare un noioso prodotto-fotocopia.
Parola chiave: Spaventiadi.

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Bengi

giovedì 12 settembre 2013

Film 580 - Mulan

Pian piano riguardo tutti i classici Disney per rinfrescarmi la memoria. Specialmente quelli che da bambino non mi erano particolarmente piaciuti. Così, dopo una seconda possibilità ad "Hercules"...


Film 580: "Mulan" (1998) di Tony Bancroft, Barry Cook
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Mulan" non mi ha mai detto granché e non mi ero mai sentito spinto a rivedere questo 36esimo film targato Disney. Quando uscì al cinema avevo 11anni e in effetti, rispetto ad altri classici della casa di produzione cinematografica, non mi aveva particolarmente colpito. Né in positivo né in negativo.
Questa forma di indifferenza mi ha riportato a questa pellicola con un atteggiamento di pacata 'verginità', come se non avessi di fatto mai visto prima "Mulan" nella mia vita. Il che ha giovato alla causa, nel senso che effettivamente, ripartendo da zero, la mia idea di fondo è leggermente migliorata. Non posso dire di provare uno spassionato trasporto nei confronti della storia, ma devo ammettere che questo prodotto ha tutte le carte in regola per funzionare nell'ottica dei classici Disney (molto più di pellicole come "Chicken Little" o "La principessa e il ranocchio", per esempio).
Ho trovato proprio belli i disegni in primis e interessante il lavoro di inserimento degli effetti digitali all'interno dell'immagine disegnata. L'interazione è buona e funzionale. Il racconto d'avventura è stranamente insolito per il target solitamente fiabesco: qui si parla di tradizione Samurai, onore, rispetto della famiglia ed ideali piuttosto forti per un pubblico di ragazzini che, fino ad un paio di pellicole precedenti vedevano l'eroina femminile come personaggio di sfondo in cerca di un'emancipazione plastificata e plasmata al pari del suo aspetto fisico). Mulan, in effetti, di femminile ha poco - nel senso che per la maggior parte del film è vestita da uomo - e ancora meno di principesco (per lo meno nell'ottica occidentale dell'accezione). Piuttosto collaudato, invece, l'inserimento del personaggio-spalla che aiuta il/la protagonista a districarsi nei momenti complessi della trama giocando principalmente sul fattore simpatia (da noi qui rovinato grazie alla scelta di Enrico Papi come doppiatore di Mushu).
Comunque direi che tutto sommato "Mulan" è giustamente come doveva essere, ovvero un cartone animato ben disegnato con una stori(ell)a che si segue tranquillamente e serenamente per quegli 88minuti richiesti dal copione. Non è il migliore dei Disney, ma certamente l'ho definitivamente depennato dalla lista dei peggiori (che si sa, nell'incertezza, se non ti ricordi di una cosa non è certo perché ti fosse piaciuta...).
Ps. $304,320,254 di incasso al botthegino mondiale e una nomination all'Oscar per la Miglior colonna sonora.
Pps. Con "Mulan" comincia la carriera musicale di spessore di Christina Aguilera che cantava le canzoni del film. In particolare "Reflection" si trova nell'album di debutto della cantante che porta il suo nome.  

Consigli: 36esimo film della prolifica stirpe Disney: non si può non vederlo. Quantomeno per la storia dalla cornice un po' più innovativa del solito e per i bei disegni ispirati all'estetica orientale.
Parola chiave: Guardiano della famiglia.

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Bengi

venerdì 6 settembre 2013

Film 579 - Io sono tu

Un altro esempio di titolo cambiato rispetto all'originale: senza senso e veramente brutto. Almeno il film fa ridere...


Film 579: "Io sono tu" (2013) di Seth Gordon
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Melissa McCarthy vive un momento d'oro e cavalca senza pudore l'onda di un successo esploso ad anni di distanza dalla fine della serie tv che l'ha lanciata, "Una mamma per amica". Con una nomination all'Oscar sulle spalle per "Le amiche della sposa" e un Emmy vinto per la sitcom "Mike & Molly", ormai la McCarthy è lanciatissima praticamente in ogni campo che coinvolga la recitazione. Questo commedia americana dal titolo originale "Identity Thief", ladro di identità, la vede impunita delinquente che ruba l'identità del povero Sandy Patterson/Jason Bateman facendolo finire invischiato in qualunque tipo di reato. Il film finirà per essere un on the road senza limiti e senza freni, tra lotte fisiche, siparietti trash-sexy, inseguimenti in macchina ed alcuni buoni momenti comici grazie alla coppia di attori.
Bateman è imbambolato quanto basta a far egregiamente risaltare la pazzia sbroccata di Diana, il personaggio della McCarthy, e questo permette alla pellicola di funzionare specialmente grazie al costante battibeccare dei due, duello verbale e non che spesso sconfina nel politicamente scorreto (veri momenti di forza della storia). Per il resto la trama si svolge in maniera piuttosto prevedibile e senza particolari scossoni narrativi, ma comunque è chiaro che nell'ottica del prodotto cinematografico di ampio consumo che si basi su interpretazioni comiche e nomi di richiamo, grandi slanci di creatività di cui inzuppare la storia è improbabile che se ne trovino.
Ho letto di critiche estremamente negative nei confronti di questa commedia, ma se devo essere sincero l'ho trovata veramente molto spassosa. Volgare, per carità, ma proprio godibile.
Ps. $173,923,765 di incasso al botteghino mondiale.
Consigli: E' perfetto per una serata in compagnia o comunque per passare un momento divertente da condividere. Melissa McCarthy si sta specializzando in ruoli comici (a breve in uscita "Corpi da reato" con Sandra Bullock, ma è presente anche nelle commedie "Piacere, sono un po' incinta", "Tre all'improvviso", l'orrendo "Questi sono i 40" e "Una notte da leoni 3") e va detto che le riescono piuttosto bene. L'inedito duo McCarthy-Bateman è promosso.
Parola chiave: Carta di credito.

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Bengi

martedì 3 settembre 2013

Film 578 - L'evocazione - The Conjuring

Premesso che non mi è dispiaciuto come film, devo dire che ho però trovato faticoso riuscire a ricostruire la trama nella mia mente. Strano più che altro perchè l'ho visto due settimane fa. Per riuscire a ricordare gli avvenimenti narrati sono stato costretto ad andarmi a leggere la trama su Wikipedia...


Film 578: "L'evocazione - The Conjuring" (2013) di James Wan
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Diciamo che il mio vuoto di memoria nei confronti di questa pellicola non è un buon segno preliminare, ma rileggendone la trama mi sono ricordato che di fatto questo "The Conjuring" ha i suoi buoni momenti horror. Il tutto si basa sostanzialmente sulle due brave attrici femminili comprimarie, Vera Farmiga e Lili Taylor, la prima nei panni dell'investigatrice del parannormale e chiaroveggente Lorraine Warren, la seconda in quelli di una posseduta. A mio avviso è grazie a loro se la storia funziona e, soprattutto, il giochino del paranormale regge nonostante il genere sia tutt'altro che fresco e pieno di nuove proposte.
Anche qui infatti si tratta di una solitaria casa in mezzo alla natura che finirà per scoprirsi essere stata sede di una serie di delitti, il primo cominciato da tale Bathsheba, plausibilmente pazza signora accusata di stregoneria nell'800, che aveva sacrificato il suo bambino in nome di Satana. Ergo, non è che la trama del film sia esattamente esondante di novità legate al genere dei film di paura (c'è anche un esorcismo, giuro!).
Alcune scene, comunque, riescono a mettere una buona dose di ansia e inquietudine: principalmente quelle del carillon e i numerosi momenti 'primissimo piano del fantasma-musica altissima da piccolo infarto'.
Tutto sommato "L'evocazione - The Conjuring" fa il suo pauroso dovere, piazzando con coscienza tutti gli elementi costitutivi di un buon horror made in USA che si rispetti. Gli anni '70 sono ben ricostruiti, le location suggestive e la fotografia curatissima, tutto a comporre un puzzle dell'orrore che funziona alla grande per i 112minuti di pellicola.
Il problema, come al solito, è che avevo letto davvero grandi cose a proposito di questo prodotto cinematografico, specialmente riguardo ad una trama che avrebbe lasciato senza fiato. Sarà che io l'ho visto in casa, sarà che non ero da solo, comunque non sono rimasto particolarmente impressionato da questo prodotto. Mi colpisce pensare che sia ispirato da una storia vera, ma a parte questo ho trovato "The Conjuring" un ben fatto (come molti altri) prodotto cinematografico legato al mondo dell'occulto e della paura, piacevole e che fila. Carino. Punto.
Ps. Non mi è chiara, esattamente, tutta la b-side story della bambola (anche nella locandina del film!) che, di fatto, mi pare di aver capito non c'entrare nulla con l'episodio della strega + maledizione sulla casa narrato qui. Sono ancora a domandarmi quale fosse il senso di inserirci quest'inquietante figura, se non in previsione di un secondo capitolo...
Film 1179 - L'evocazione - The Conjuring
Film 1190 - The Conjuring - Il caso Enfield
Film 804 - Annabelle
Film 1157 - Annabelle
Consigli: In alcuni passaggi mi ha ricordato "Il rito" e "Amityville Horror", ma anche "The Possession" nella parte dell'esorcismo finale. Qualitativamente "L'evocazione - The Conjuring" è meglio di questi ultimi tre, sia per trama che per il risultato finale. Di fatto è un buon blockbuster ($243,327,000 di incasso mondiale ad oggi) che funziona benissimo per intrattenere durante una serata tra amici. Forse vederlo da solo mi avrebbe fatto un effetto diverso...
Parola chiave: Battimani (questo sì che è un gioco inquietante!).

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Bengi

lunedì 2 settembre 2013

Film 577 - Lolita

Ho letteralmente divorato il libro durante la vacanza in Grecia, rapito dallo stile del'autore e dalla trama che, man mano che si sviluppava, non sapevo in quale scabroso meandro avrebbe potuto condurmi.
Tornato dalle ferie non ho perso tempo e ho subito guardato la trasposizione cinematografica realizzata nientemeno che da Stanley Kubrick.


Film 577: "Lolita" (1962) di Stanley Kubrick
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ammetto che avessi aspettative altissime per questa pellicola, disattese in particolare per la sceneggiatura.
Innanzitutto era impossibile non chiedersi come, negli anni '60, fosse stato possibile trarre un film da un libro così complesso e dalle tematiche così impossibili da prendere di petto. Per quanto nel romanzo di Nabokov non sia presentata mai alcuna espressione volgare, è comunque vero che le immagini evocate sono inequivocabili; rendere, dunque, ciò che nel libro è 'nascosto' dalla parola è stata certamente una sfida all'interno del contesto cinematografico, specialmente considerato il target tendenzialmente generico della pellicola. Questa sfida, a mio avviso, per l'occhio di uno spettatore moderno è totalmente persa. Il magnetismo erotico, malizioso e al contempo innocente di Dolores è completamente perso nella trasposizione per il cinema e, considerato il periodo storico, si fa leva su altri fattori per noi oggi privi di rilievo. Sue Lyon è relativamente in grado di suscitare la morbosità curiosa di chi guarda sapendo ciò che sta per accadere, non riesce in toto a ricreare quel giochetto perverso di autoconsapevolezza e smarrimento, dolcezza e scabrosità che, invece, sarebbero dovuti appartenere alla piccola protagonista che, già a 12anni, riesce a far impazzire il suo futuro patrigno Humbert Humbert. Tra l'altro, in un'ottica più contemporanea, si sarebbe potuto giocare di più con un repertorio di immagini plausubilmente più accettate. Per esempio si sarebbero potuti rendere tutti quei particolari, causa di eccitazione per Humbert, come la peluria infantile di braccia ed ascelle, il vezzo dell'osservazione voyeristica di scapole e spalle oltre che delle gambette da bambina. Senza voler scadere in nulla di più, l'aiuto di qualche suggerimento di malsano attaccamento da parte di lui avrebbe delineato meglio e reso più fedelmente giustizia al libro e alle magnificamente lucide considerazioni del suo malato narratore. Ma ritorniamo alla realtà dei fatti.
Già, perché "Lolita" era un qualcosa di troppo rovente all'epoca per non tentare di sfruttarne la eco, dovendone però delineare nettamente i confini all'interno della decenza più auspicabilmente raggiungibile. E allora tutta la trasudazione di (s)piacevole confessione erotica perde di valore dal primo all'ultimo minuto di pellicola. Non perché Kubrick sia incapace di suscitare immagini adatte all'atmosfera del film, ma perché di fatto questo prodotto cinematografico ha tutta un'altra storia rispetto al romanzo originale. Nonostante libro e sceneggiatura appartengano entrambi a Nabokov - anche se la seconda subirà non pochi rimaneggiamenti da parte di altri - di fatto solo gli snodi principali sono affrontati nel film, quasi a suggerire un percorso, senza però rispettarlo appieno. E così già si comincia con il finale, per poi spiegare che cosa ha portato all'omicidio da parte di Humbert/James Mason dello scrittore Clare Quilty/Peter Sellers. Ma già da quella scena, a causa di ciò che mi aspettavo dopo la lettura, mi sono reso conto che l'istrionico genio malato di Humbert non fosse in grado di fuoriuscire dall'interpretazione granitica resa da Mason, bloccato in una resa di statuaria impotenza, quasi inconsapevole della sua deviazione e talmente succube da esserne stordito e pietrificato. Quello, invece, che rende particolare H.H. nel libro è proprio la sua sciolta consapevolezza di mostruosità che riesce ad essere mascherata da una brillante messa in scena pubblica, dinamica quanto basta da distrarre per lungo tempo l'occhio dell'uomo medio da qualsivoglia sospetto. Per farla breve: Mason sembra subito colpevole o, quantomeno, portatore di qualche inconfessata stranezza.
Dico la verità, non so se un "Lolita" rivisto oggi sarebbe comunque in grado di soddisfarmi. L'esplicito quotidiano cui siamo abituati riuscirebbe probabilmente ad intaccare un lavoro di parola che suscita immagini nitidissime ma evitando sempre il contatto con il reale, magia che l'esplicito non riesce a regalare. Anche se, forse, una come Chloë Grace Moretz sarebbe in grado di suscitare quella malizia di bambina perversa, già ninfetta della sua generazione.
Insomma, "Lolita" di Kubrick appartiene al suo regista come "Lolita" di Nabokov appartiene al suo autore. Sono prodotti profondamente, inevitabilmente diversi. Ho preferito il libro per il semplice fatto che è stupendo, mentre il film presenta una versione della storia diversa e su cui è richiesta una fantasia d'approccio che, di fatto, se non avessi letto il libro avrebbe limitato la mia comprensione.
Ps. Nomination all'Oscar per Miglior sceneggiatura non originale a Vladimir Nabokov.
Consigli: I fans del libro o i fans di Kubrick non possono certo perdersi questa pellicola. Gli altri decidano: il tema è pesante, ma trattato con un certo garbo (da censura). Il finale è triste e lascia con un profondissimo amaro in bocca. Ma consiglio infinitamente di leggere il libro, da cui recuperare la disperata descrizione di hotel e motel, oltre che la paesaggistica americana. Non meno che la viva confessione di un uoma che sa di aver distrutto l'infanzia di una bambina.
Parola chiave: Ninfetta.

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Bengi