lunedì 30 giugno 2014

Film 734 - Maleficent

Un sacco di attese e promesse per questa pellicola. Ne è valsa la pena?

Film 734: "Maleficent" (2014) di Robert Stromberg
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika, Licia
Pensieri: La Dsiney deve ringraziare Angelina Jolie e il suo potere magnetico perché questi 180 milioni di dollari spesi per produrre questo film, davvero pochissimi sono stati destinati a scrivere una buona storia. O anche solo una storia.
Senza la Jolie, infatti, Malefica avrebbe forse avuto quell'aspetto intrigante, misterioso e leggermente spaventoso? No. Sarebbe, forse, riuscita a caratterizzarsi in maniera così spiccata, rendendosi iconica e già riconoscibilissimo personaggio che dal cartoon è diventato realtà? Di nuovo, no.
Ecco, allora sarebbe meglio davvero che alla Disney prendessero seriamente in considerazione di ringraziare Angie e i quasi 600 milioni di dollari d'incasso portati a casa grazie a lei e, veramente, pochissimo/i altro/i. Già, perché se lei funziona bene - senza neanche impegnarsi troppo nella recitazione, a dire il vero - tutto il resto è piuttosto carente: pochissima trama, altri personaggi davvero poco interessanti, stravolgimento di un classico.
Sinceramente non credo che la mia delusione risieda nel totale stravolgimento di una storia che per decenni ha funzionato benissimo ("La bella addormentata nel bosco"); semplicemente la storia che qui si racconta non è niente di straordinario o mai visto. Anzi, il racconto si sarebbe potuto esaurire in ben minor tempo. I canonici passaggi della fiaba ci sono tutti (con anche la redenzione del cattivo, chiaramente) e non ci risparmiamo nemmeno la caratterizzazione psicologica più banale della nostra protagonista, tradita in amore e dunque vendicativa nei confronti di colui che - vero cattivo della storia - le ha voltato le spalle e spezzato il cuore. Ci sta, per carità: l'intento non era certo di documentare la discesa agli inferi di uno dei cattivi più glam e intriganti della storia dei cartoni animati, però a mio avviso ci si poteva mettere più impegno o fantasia (premessa di partenza: angelica presenza dei boschi di natura fatata, candida e pura bambina, il suo nome qual è? Malefica. Non fa una piega).
Sono rimasto deluso, sì, perché mi aspettavo che anche la Disney avrebbe optato per uno svecchiamento o quantomeno cambio direzionale, diciamo verso una sorta di realismo che legittimasse la protagonista a più reale possibile e che, finalmente, si abbandonasse l'approccio 'fatato'. La realtà è che, nonostante i trailer facessero intuire uno sfondo dark inusuale per la casa di produzione, tra ombre, sussurri, creature magiche inquietanti, una Lana Del Rey al suo gotico massimo in "Once Upon a Dream" e mostri ricreati grazie alla computer grafica, la realtà è che, come al solito, la Disney ha optato per il terreno sicuro della favolata, senza arrischiarsi davvero per un percorso più inedito o maturo. L'happy ending c'è e anche il sospiro di sollievo finale da parte dello spettatore di 10 anni. Bene così, evidentemente i risultati ottenuti confermano che target e direzione presa erano giusti, però rimango del parere che questo "Maleficent", pompato, pubblicizzato, reso già cult dalla sua protagonista, sia un film certamente ben realizzato, ma privo di concretezza e originalità. Peccato.
Box Office: $585,571,000
Consigli: E' una favola Disney e rimane tale. Il mascheramento dark funziona solo per un po', ma il film finirà per rimangiarsi tutte le buone premesse iniziali (oltre che voltare le spalle al classico da cui ha trascinato fuori l'antagonista di Aurora). La conclusione con 'atto di amore' è imbarazzante al pari della banalità della conclusione, anche se non posso dire non sia una pellicola che si possa vedere con piacevole serenità. Priva di veri sbalzi narrativi in grado di colpire gli spettatori (se non forse il tradimento dell'amato), questa storia è perfetta per una serata all'insegna delle sinapsi spente e della pura celebrazione di Angelina Jolie in grado, da sola, di sostenere l'intera - troppo lunga per quello che accade - pellicola.
Parola chiave: Ali.

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Bengi

giovedì 26 giugno 2014

Film 733 - Tutta colpa del vulcano

Un film per accompagnare una serata casalinga!

Film 733: "Tutta colpa del vulcano" (2013) di Alexandre Coffre
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Commedia divertente e spensierata, carica di situazioni comiche che beneficiano di un ottimo duo di attori in grado di sostenere l'intera pellicola sulle loro spalle. Pellicola che, diciamocelo, per una volta beneficia di un titolo, sì, banale, ma almeno pronunciabile: l'originale è "Eyjafjallajökull" (il nome del vulcano in questione). Valérie Bonneton e Dany Boon sono una coppia affiatatissima sullo schermo e riescono nell'impresa di risultare simpaticissimi e odiosi allo stesso tempo, a seconda del (travagliato) momento che il loro personaggio sta vivendo. Valérie e Alain, ex sposi ora divorziatissimi, si ritroveranno in viaggio insieme verso il matrimonio della figlia in Grecia, costretti dal vulcano ad abbandonare ogni speranza di raggiungere la destinazione in aereo. Comincerà, così, una roccambolesca avventura on the road tra bisticci, litigi, tentativi di fregarsi a vicenda e personaggi surreali il culmine dei quali sarà uno santone che viaggia su una roulotte che in realtà è una chiesa.
Simpatico, davvero ben realizzato e con i giusti tempi comici. Una produzione europea che non ha nulla da invidiare a quelle americane e un Dany Boon sempre più lanciato a livello internazionale. Dopo "Giù al nord", "Niente da dichiarare?", "Un piano perfetto" e "Supercondriaco", infatti, l'attore comincia ad essere punto di riferimento dell'attuale commedia francese, in grado di essere non solo esportata all'estero, ma anche copiata (vedi "Benvenuti al sud")!
Box Office: 1.787.433 € (Francia) + 391.132 € (ad oggi in Italia)
Consigli: Molto carino e anche divertente. Finale meno scontato del previsto, ottima coppia di attori, gag riuscite e risultato finale buono. E' un esempio di commedia che vale la pena di vedere. Per una serata spensierata e piacevole.
Parola chiave: Matrimonio.

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Bengi

martedì 24 giugno 2014

Film 732 - Pane e burlesque

Ero molto curioso di vedere questa pellicola italiana e ho costretto gli altri ad accompagnarmi (grazie anche alla 3).

Film 732: "Pane e burlesque" (2014) di Manuela Tempesta
Visto: al cinema (vuoto)
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Un po' di imbarazzo c'è, ma niente di paragonabile all'orrendo, impacciato e dilettantesco esempio che è quell'"A Sud di New York" di Elena Bonelli. Qui, per quanto manchino tempi comici e una realizzazione degna di passare per il grande schermo, c'è una Sabrina Impacciatore in grandissima forma, in grado di reggere da sola le sorti di una storia altrimenti priva di qualunque brio.
L'escamotage del burlesuqe, infatti, è principalmente una maniera di attirare il pubblico in sala con qualcosa di piccante, ma di erotismo qui proprio non se ne parla. Qualche sprazzo sensuale lo regala giusto la Impacciatore quando insegna alle inesperte future compagne di show i rudimenti della professione, ma ci fermiamo lì.
Peccato, perché dal trailer e dalle premesse, per un attimo poteva sembrare un esempio un po' casereccio di commedia italiana light tutta al femminile, mentre in realtà ci si perde per colpa di una trama che gioca male i suoi assi nella manica e, appunto, manca totalmente dei tempi giusti. Troppe, poi, le ripetizioni - Mimì La Petite ripeterà "les filles" almeno 20 venti volte - alla lunga insopportabili. Male, anche, la scena madre finale, con tutto il paese che guarda di traverso la quasi 'prostituta' Mimì, la quale ha la sua chance di spiegare il motivo del suo giovanile fuggire dalla città natale e dal padre (santificato da tutti in quanto proprietario della fabbricona del paesello): la giustificazione è da accapponare la pelle e la gestione dei dialoghi incapace di fronteggiare un tale carico emotivo (e pure abbastanza forzato, a mio avviso).
Comunque, per quando il cinema fosse totalmente vuoto e volendo sorvolare sul fatto che entrambi i miei compagni di visione hanno dormito, non posso dire di non aver ridacchiato di quando in quando e, alla fine, il risultato poteva anche essere peggiore (scelta location, però, pessima). Certo, non è davvero una pellicola per cui valga spendere dei soldi, ma qualche momento godibile c'è, specialmente quando le ragazze (Laura Chiatti e Michela Andreozzi) imparano le basi dello spettacolo burlesque.
Box Office: 254.705 €
Consigli: Se si apprezza la commedia italiana femminile leggera questo non è il titolo su cui punterei. Molto meglio, invece, "Amiche da morire" in cui compare sempre Sabrina Impacciatore, sempre capace e perfetta nei suoi personaggi. Il risultato finale è piuttosto acerbo, la trama buonista e vedere Caterina Guzzanti che recita non mette di buon umore. Bravo Edoardo Leo e, comunque, apprezzabili le protagoniste che si sono molto messe in gioco. Per il resto, però, si poteva fare di più.
Parola chiave: Soldi.

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Bengi

lunedì 23 giugno 2014

Film 731 - Non-Stop

Dopo un film con il neo premio Oscar Matthew McConaughey, un film con la neo premio Oscar Lupita Nyong'o.

Film 731: "Non-Stop" (2014) di Jaume Collet-Serra
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Liam Neeson e i film d'azione vanno più che d'accordo da ormai un bel po', lasciando soddisfatti i fans dell'attore e del genere cinematografico. In questo caso specifico, dopo "Io vi troverò", "A-Team", "The Grey" e "Taken - La vendetta" e considerato il cast piuttosto interessante, a mio parere era logico aspettarsi un grande film d'azione, tra suspese e sequenze al cardiopalma. Non proprio.
Il film, nel suo complesso, è infatti stranamente lento e "ponderato". La presenza della psicologa Jen Summers/Julianne Moore non fa che aumentare questa caratteristica della trama, molto cerebrale e meno concreta di quanto non sarebbe stato auspicabile; nel finale si riprende (anche se le motivazioni "del cattivo" sono sinceramente un po' deludenti).
Tutto sommato, quindi, questo "Non-stop" è più simile a "Flightplan" che ai sopracitati esempi di filmografia neesoniana e, nonostante il risultato non sia malvagio, non posso nascondere che sul momento la cosa mia bbia deluso. Sia perché volevo - e lo sottolineo - azione, sia perché la trama non è così ben strutturata e solida come lo è, invece, nel film con Jodie Foster. Qui Neeson e il cast fanno del loro meglio, ma rimane il fatto che la trama sia in certi snodi deboluccia e che troppi di questi ricordino l'altra pellicola (misteriose minacce in volo, psicologo a bordo dell'aereo, importanza dello staff di volo in relazione al personaggio principale, passeggeri che si ribellano al protagonista, ...). Inoltre, ma questa era una mia personale aspettativa, Lupita Nyong'o ha un ruolo per cui una qualunque altra attrice/comparsa sarebbe andata perfettamente bene. Il che, considerando la eco mediatica richiamata dall'attrice per il suo Oscar, è davvero un peccato. Speravo le fosse concesso più spazio e che potesse dimostrare qualcosa di più.
Ciò detto, rimane in ogni caso il fatto che "Non-stop" sia un buon esempio di pellicola da intrattenimento, con le sequenze relative all'atterraggio anche piuttosto ben fatte (ma gestite nella storia con troppa fretta) e un primo tempo con relative aspettative di trama che parrebbero promettere un finale davvero interessante (ni). Quindi si potrebbe dire che le idee di base ci sono, meno lo svolgimento originale o innovativo. Neeson rimane una certezza e il personaggio della Moore è giustamente ben bilanciata tra l'innocenza e la plausibilità di un suo possibile coinvolgimento. Nel cast anche le due star delle serie tv Michelle Dockery ("Downton Abbey") e Corey Stoll ("House of Cards") e il compagno di set di Lupita in "12 anni schiavo", Scoot McNairy .
Film 990 - Non-Stop
Box Office: $199,000.000
Consigli: Nonostante le ottime aspettative che regala il trailer, il film è nel concreto molto diverso da come è presentato: meno movimentato e ritmato e più immerso nel tentativo di ricreare un'atmosfera claustrofobica e alienante. Il risultato è meno soddisfacente, da questo punto di vista, anche se "Non-stop" rimane una pellicola assolutamente godibile, con un buon cast e un'intrigante idea di partenza.
Parola chiave: Bomba.

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Bengi

mercoledì 18 giugno 2014

Film 730 - The Lincoln Lawyer

Matthew McConaughey è ormai lanciatissimo - con probabilissima nomination agli Emmy per la sua interpretazione in "True Detective" - dopo Golden Globe e Oscar vinti all'inizio dell'anno. Volevo riscoprire qualche titolo della sua carriera che mi pareva interessante. Questo film ne é un esempio.

Film 730: "The Lincoln Lawyer" (2011) di Brad Furman
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Sinceramente un buon film. Trama ben scritta (dal romanzo "Avvocato di difesa" di Michael Connelly), atmosfera thriller e ottime scene in tribunale, un grande Matthew McConaughey già 3 anni fa sulla giusta strada verso i veri riconoscimenti. Sono rimasto piacevolmente colpito.
I vari risvolti della trama tengono assolutamente desta l'attenzione dello spettatore, riuscendo nell'intendo di portarlo fino al finale con un carico di domande che solo il finale saprà sciogliere. Non sono pochi, infatti, gli interrogativi che si presentano durante la visione del film, soprattutto perché fin quasi dall'inizio la colpevolezza di Louis Roulet è data per certa. La posizione dell'avvocato Mick Haller/McConaughey sarà, quindi, per niente semplice da sostenere in quanto conscio dei fatti che coinvolgono il suo cliente e obbligato comunque ad offrirgli il miglior servizio legale possibile. Da questa situazione di apparente stallo si verranno a creare numerosi scenari possibili che si concretizzeranno, però, solamente nel finale (abbastanza concitato).
Carino il personaggio di McConaughey - naturalmente d'acciaio e con un personalissimo codice del dovere - strutturato con stereotipata coerenza e uno humor personale e divertente. E' un buon protagonista che l'attore sa rendere davvero bene, capace di immergersi appieno nel personaggio dell'avvocato atipico con studio legale situato nella sua macchina e in grado, a l'occorrenza, di fare i conti con il suo passato.
Il tutto funziona bene e riesce a risultare come un buon prodotto thriller che bilancia le attese dello spettatore con un finale - anche se forse troppo veloce - degno di essere visto. "The Lincoln Lawyer", pellicola di cui non sapevo assolutamente nulla, si è rivelato un ottimo compagno di serata.
Box Office: $85,507,593
Consigli: Per chi ama le storie di casi da risolvere, scene in tribunale con interrogatori che ribaltano le conclusioni, di sicuro questo è un titolo da tenere a mente. inoltre, e non guasta, la storia è arricchita da qualche colpo di scena e una buona contestualizzazione dei vari elementi che la compongono, a risultare nell'insieme un buon film d'intrattenimento. Nel cast, oltre al premio Oscar McConaughey, anche Marisa Tomei, Ryan Phillippe, William H. Macy, John Leguizamo, Bryan Cranston e Frances Fisher.
Parola chiave: Colt Woodsman.

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Bengi

martedì 17 giugno 2014

Film 729 - In a world - Ascolta la mia voce

Incuriosito da questa pellicola indipendente e dalla sua regista...

Film 729: "In a world - Ascolta la mia voce" (2013) di Lake Bell
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Avevo letto critiche piuttosto entusiaste a proposito di questo piccolo film indipendente e mi sono incuriosito. Sinceramente non l'ho trovato così maledettamente brillante ed innovativo come sembravano spacciarlo, però non posso dire di non essere rimasto sorpreso nello scoprire che Miss Lake "monoespressività" Bell fosse stata in grado di scrivere, dirigere e recitare la sua pellicola d'esordio. Ammetto che la seguo ormai da tempo immemore, da quando, per la precisione, l'interessante (ma a troppo basso budget) telefilm "Surface" nel 2005 mi ha fatto conoscere le sue innate doti di attrice dall'unica espressione. Non che sia rimasto folgorato, ma l'ho incontrata spesso nel tempo ("Boston Legal", "Notte brava a Las Vegas", "È complicato", "Amici, amanti e...") e mi sono incuriosito nello scoprire che le è stata affidata la parte di protagonista femminile del recentissimo flop Disney "Million Dollar Arm". Non potevo, quindi, lasciarmi sfuggire questo esordio così apprezzato, tanto che ha portato la Bell a vincere il premio per la Miglior sceneggiatura al Sundance Film Festival del 2013.
Ripeto: non è stato amore a prima vista; eppure non posso dire di non essere rimasto piacevolmente colpito da ciò che l'attrice (e doppiatrice, naturalmente) è riuscita a mettere in campo. Un buon cast (perfido una dimenticatissima Eva Longoria), una buona storia e uno spunto di partenza interessantissimo, specialmente per un Paese come l'Italia: il mondo dei doppiatori.
Tra stereotipi, misoginia, pugnalate alle spalle e faide familiari, il risultato finale di questo "In a World..." è certamente curioso, bilanciato tra una sceneggiatura matura e un budget che fa quello che può. Il merito che va certamente conferito alla Bell è quello di essere riuscita a far combaciare mezzi e intenti, producendo un'opera d'esordio onesta e in linea con i messaggi che veicola. Ho apprezzato molto la figura della matrigna e, più in generale, la buona caratterizzazione dei personaggi, piuttosto approfondita, nonostante un'inevitabile stereotipazione. Comunque il risultato finale è carino e, sicuramente, piacevolmente inaspettato.
Box Office: $2,963,271
Consigli: Il mondo dei doppiatori (americani) al microscopio, tra luoghi comuni e barriere da abbattere. Buon cast, tra cui anche qualche nome importante (Geena Davis, Eva Longoria, Nick Offerman) e sceneggiatura che tiene, con finale agrodolce che da un tono più realistico alla vicenda (o, se volete, happy ending). Funziona bene e parla di una realtà per nulla conosciuta. Interesssante.
Parola chiave: Golden Trailer Awards.

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Bengi

lunedì 16 giugno 2014

Film 728 - X-Men - Giorni di un futuro passato

Potevo forse perdermi uno dei film più attesi della stagione? Mai!

Film 728: "X-Men - Giorni di un futuro passato" (2014) di Bryan Singer
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Kissme, Luigi, Ale, Andre, Fede
Pensieri: Uscito dal cinema ero scettico, distratto nel guardare il quadro d'insieme dal punto di vista delle mie aspettative riguardo questa pellicola. A posteriori posso dire che, in effetti, non è stata niente male. Solo - e da ciò deriva(va) il mio scetticismo - c'è meno azione di quanto non mi sarei aspettato. La nuova piega storico-realistica e per di più contestualizzatissima è, sì, fatta molto bene, ma resta il fatto che gli X-Men rimangono un franchise legato ad effetti speciali ed azione, quindi ritengo fosse sensato aspettarsi una buona dose di entrambi. Non che non ci sia, solo non è tantissima come, per esempio, in altri episodi della saga (Film 622 - X-Men - Conflitto finale).
In generale, comunque, questo "X-Men: Days of Future Past" è realizzato benissimo e presenta una trama stupefacente se si pensa che riesce a combinare praticamente tutti gli altri X-Men visti fino ad ora facendo apparire la saga come un'unica gigantesca storia che prosegue da 14 anni: chapeau!
Rispetto al precedente "X-Men - L'inizio", questo "X-Men: Days of Future Past" è temporalmente intricatissimo e richiama a sé praticamente tutti i personaggi fino ad ora presentati nei vari altri episodi cinematografici, più alcune novità (in primis Quicksilver/Evan Peters). Il tutto combinato insieme è un mix esaltante di flashback e possibilità di un futuro assolutamente negativo per i nostri eroi e, in generale, tutti gli X-Men. Come fare, quindi, per scongiurare la totale estinzione della razza mutante? Viaggiare nel tempo e risvegliare coscienze pare essere la soluzione più quotata (vedi "Star Trek" e i suoi continui incomprensibili salti nel tempo).
Tutto sommato, dunque, questa ennesima trasposizione cinematografica dei mutanti dal cuore d'oro (circa) funziona e, a ben vedere, in effetti è quella che, insieme alla sua compagna di reboot, funziona meglio per trama e snodi della storia. Non solo perché quantitativamente più ricca di eventi, ma anche perché più approfondita nella descrizione dei molti personaggi e certamente accurata nel creare un mondo parallelo che, però, sia possibile accostare al nostro per verosimiglianza e plausibilità. Forse chi, ingenuamente, si aspettava ancora i vecchi X-Men tutti muscoli e team salva mondo rimarrà un attimo interdetto, ma basta darsi del tempo per accorgersi che, tutto sommato, questi nuovi (doppi) mutanti hanno tutto 'al posto giusto'!
Film 622 - X-Men - Conflitto finale
Film 275 - X-Men le origini - Wolverine
Film 276 - X-Men: L' inizio
Film 582 - X-Men - L'inizio
Film 583 - Wolverine - L'immortale
Film 1092 - X-Men - Giorni di un futuro passato
Film 1166 - X-Men: Apocalisse
Film 1100 - Deadpool
Box Office: $661,740,000
Consigli: Una miriade di personaggi (molti doppi: passato e presente) e, di conseguenza, un cast stellare: Hugh Jackman, James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Evan Peters, Halle Berry, Anna Paquin, Ellen Page, Peter Dinklage, Ian McKellen, Patrick Stewart, Shawn Ashmore, Omar Sy, Bingbing Fan (solo per citarne alcuni). Storia ben scritta, effetti speciali fantastici per un risultato finale che piacerà, nonostante l'aspetto "ludico" sia meno presente. Gli amanti del franchise non possono perderselo, ma anche i profani dovrebbero godersi il viaggio senza troppi pentimenti. E' l'episodio di X-Men che ha incassato di più fino ad ora: "X-Men: Apocalypse" ci aspetta a maggio 2016.
Parola chiave: Sentinelle.

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Bengi

giovedì 12 giugno 2014

Film 727 - Vacancy

Un horror ogni tanto è sempre cosa buona e giusta.

Film 727: "Vacancy" (2007) di Nimród Antal
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Riformulo l'introduzione: un horror ogni tanto sarebbe sempre cosa buona e giusta. Questo esempio di finto horror, però, ce lo si può anche risparmiare.
Kate Beckinsale e Luke Wilson, di fatto unici protagonisti di "Vacancy" fanno quello che possono per far sopravvivere la misera trama basata su voyerismo e scarse idee, nonché una realizzazione frettolosa. Succede tutto troppo tardi - ovvero quando lo spettatore è ampiamente annoiato -, ma poi succede tutto troppo in fretta - ovvero ci si brucia il finale in un nano secondo -. Il risultato finale è niente più che un B movie brutto e senza nulla da dire, mero tentativo di incasso facile nemmeno troppo riuscito.
Gli elementi per abboccare all'amo ci sono tutti: motel abbandonato, interstatale sbagliata, incontri nel bel mezzo della notte, telecamere che spiano, gallerie sotterranee, sconosciuti che appaiono dal nulla in camera... Eppure è tutto così banalmente e superficialmente accozzato che non si può fare a meno di pensare che il risultato mediocre e scontatissimo non possa che essere una colpa solamente della trama. In ogni caso assolutamente evitabile.
Box Office: $35,300,645
Consigli: Brutto, banale e per nulla pauroso. Prevedibile fin quasi dall'inizio (ma va, la giovane coppia alla soglia del divorzio dopo questa estrema esperienza di paura si riscopre follemente innamorata? Ma dai! Che novità, che suspance, che virata imprevista!) e nemmeno sufficientemente trash per giustificare una realizzazione così priva di qualunque idea.
Parola chiave: Snuff film.

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Bengi

martedì 10 giugno 2014

David di Donatello 2014: chi avrebbe dovuto vincere?

[EDIT] Dopo il sondaggione di ieri, tiriamo le somme. Numerose le risposte, forniscono un quadro preciso di come ci si aspettava sarebbero andati questi David di Donatello 2014. Un plebiscito, davvero, per "La grande bellezza" che, probabilmente trascinato ancora dall'effetto Oscar, sembrava il più plausibile trionfatore di questa edizione: ha battuto gli altri in tutte le categorie in cui era presente, segno che non in pochi si sarebbero aspettati una vittoria a mani basse.
Si davano per scontate anche la vittoria di Pif come regista esordiente (vero) e "12 anni schiavo" come film straniero (falso).
Ma lasciamo parlare i risultati: scritti in rosso gli effettivi vincitori della rispettiva categoria; tra parentesi, invece, il conteggio dei voti di chi ha partecipato al sondaggio. Se non è riportato alcun conteggio è perché, chiaramente, nessuno ha votato quel candidato.
Buona lettura!

MIGLIOR FILM
(1) "Il capitale umano"
regia di Paolo VIRZÌ
(35) "La grande bellezza"
regia di Paolo SORRENTINO
(3) "La mafia uccide solo d'estate"
regia di Pierfrancesco DILIBERTO
"La sedia della felicità"
regia di Carlo MAZZACURATI
"Smetto quando voglio"
regia di Sydney SIBILIA

MIGLIORE REGISTA
(2) Carlo MAZZACURATI
"La sedia della felicità"
(4) Ferzan OZPETEK
"Allacciate le cinture"
(1) Ettore SCOLA
"Che strano chiamarsi Federico. Scola racconta Fellini"
(22) Paolo SORRENTINO
"La grande bellezza"
Paolo VIRZÌ
"Il capitale umano"

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE
(9) Pierfrancesco DILIBERTO (Pif)
"La mafia uccide solo d'estate"
(4) Valeria GOLINO
"Miele"
(1) Fabio GRASSADONIA, Antonio PIAZZA
"Salvo"
Matteo OLEOTTO
"Zoran il mio nipote scemo"
(7) Sydney SIBILIA
"Smetto quando voglio"

MIGLIORE SCENEGGIATURA
(3) Francesco PICCOLO, Francesco BRUNI, Paolo VIRZÌ
"Il capitale umano"
(24) Paolo SORRENTINO, Umberto CONTARELLO
"La grande bellezza"
(4) Michele ASTORI, Pierfrancesco DILIBERTO, Marco MARTANI
"La mafia uccide solo d'estate"
(2) Francesca MARCIANO, Valia SANTELLA, Valeria GOLINO
"Miele"
Valerio ATTANASIO, Andrea GARELLO, Sydney SIBILIA
"Smetto quando voglio"

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
(1) Valeria BRUNI TEDESCHI
"Il capitale umano"
(1) Paola CORTELLESI
"Sotto una buona stella"
(33) Sabrina FERILLI
"La grande bellezza"
(1) Kasia SMUTNIAK
"Allacciate le cinture"
(5) Jasmine TRINCA
"Miele"

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
(2) Giuseppe BATTISTON
"Zoran il mio nipote scemo"
(1) Fabrizio BENTIVOGLIO
"Il capitale umano"
Carlo CECCHI
"Miele"
(1) Edoardo LEO
"Smetto quando voglio"
(29) Toni SERVILLO
"La grande bellezza"

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
(6) Claudia GERINI
"Tutta colpa di Freud"
(5) Valeria GOLINO
"Il capitale umano"
(3) Paola MINACCIONI
"Allacciate le cinture"
(15) Galatea RANZI
"La grande bellezza"
(3) Milena VUKOTIC
"La sedia della felicità"

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (CON UN EX AEQUO)
(1) Valerio APREA
"Smetto quando voglio"
(1) Giuseppe BATTISTON
"La sedia della felicità"
(1) Libero DE RIENZO
"Smetto quando voglio"
Stefano FRESI
"Smetto quando voglio"
Fabrizio GIFUNI
"Il capitale umano"
(30) Carlo VERDONE
"La grande bellezza"

MIGLIOR FILM STRANIERO
(11) "12 ANNI SCHIAVO"
di Steve McQUEEN (BIM)
(3) "AMERICAN HUSTLE"
di DAVID O. RUSSELL (Eagle Pictures)
(6) "BLUE JASMINE"
di Woody ALLEN (Warner Bros Pictures)
(7) "GRAN BUDAPEST HOTEL"
di Wes ANDERSON (20th Century Fox)
(1) "THE WOLF OF WALL STREET"
di Martin SCORSESE (01 Distribution)

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Sondaggio: chi saranno, secondo voi, i vincitori di questi David di Donatello 2014 in programma questa sera?
Ecco per chi votare nelle categorie principali!


Grazie!
Bengi

Film 726 - Godzilla

E dopo quello del 1998, finalmente il nuovo!

Film 726: "Godzilla" (2014) di Gareth Edwards
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non si può dire che non ci si siano impegnati. "Godzilla" '14 prende da subito la giusta direzione evitando il ridicolo esempio del predecessore lucertole e prepara una messa in scena davvero coi fiocchi, con il personaggio principale che appare solo quando sente il desiderio di farlo (una bella oretta dopo l'inizio del film). Blockbuster doveva essere ed è stato, con budget kolossal, cast delle grandi occasioni (un Premio Oscar e tre candidati, oltre che un sempre più lanciato Bryan Cranston che dopo 3 Emmy e un Golden Globe ha vinto ieri il suo primo Tony Award) e un mostro che quando grida fa tremare il cinema. Il mal di testa arriva, ma ne vale la pena.
La storia si svolge in lungo e in largo, oltre che in uno spazio temporale piuttosto ampio, con una contestualizzazione spazio-tempo molto dettagliata e precisa. Protagonisti sono, oltre a Cranston che è trait d'union tra i vari personaggi e tra passato e presente, Aaron Taylor-Johnson ed Elizabeth Olsen (lei mangia, a differenza delle sorelle) che compongono la famiglia Brody assieme al figlioletto. Su di loro, ma anche su una miriade di altri personaggi, si concentrerà la storia influenzata dai capricci di fame, riproduzione e territorio delle svariate creature che sconvolgeranno la Terra durante i 123 minuti di pellicola. Oltre al protagonista di questo titolo, infatti, anche una doppietta di MUTO che desidera avere prole: non fosse che sono alti un grattacielo, delicati come una pioggia di trattori e famelici predatori di energia - anche nucleare, naturalmente - non desterebbero particolare interesse (sembrano dei grandi, brutti insetti). Gli umani non potranno che assistere attoniti allo scontro tra natura e natura, combattimento in cui l'uomo non solo non è richiesto, ma viene costantemente escluso. La lezione, come sempre, è che la razza umana si illude di domare la natura che, in realtà, puoi dimostrarci quando vuole che il comandante in carica è lei.
Grandi tematiche green a parte, questa pellicola è sinceramente una figata per chi ama i film commerciali ad alto budget, grandi effetti speciali e una storia che valga la pena di essere vista. In quest'ottica anche il nuovo Godzilla è stato tirato a lucido, liberato da quell'aura fumetto-videogioco del precedente esempio cinematografico e immerso in quella rinnovata dimensione di realismo e plausibilità che ha già investito Batman e parzialmente Spider-man, ma anche e soprattutto James Bond. Il risultato è buono.
Sarebbero da sforbiciare qua e là alcune scene di preambolo che allungano di non poco la durata della visione, ma per chi ha pazienza l'attesa è ben ripagata. Probabilmente se non si apprezza il genere disastro+mostro+effetti speciali si tollereranno a fatica l'attesa e il gran fracasso, ma si sa che quando si opta per questi titoli non sarà la filosofia hegeliana a farla da padrone.
In generale devo dire che ho molto apprezzato la realizzazione veramente molto curata e verosimile che gli effetti speciali hanno reso possibile, il buon cast (Taylor-Johnson, Olsen, Cranston, Juliette Binoche, Ken Watanabe, Sally Hawkins, David Strathairn) e la storia che è in grado di sorprendere lo spettatore, oltre che di portare sempre nuova carne al fuoco. Tsunami, terremoti, attacchi nucleari, mostri marini che sembrano dinosauri che poi sono Godzilla, insettoni gitanti dal nome silenzioso, combattimenti tra giganti, sfascio di qualsiasi cosa e, naturalmente, un puro, vero eroe che salverà tutti, nonostante tutto. Gli ingredienti ci sono (gli incassi un po' meno: siamo ancora troppo vicini al totale della pellicola precedente, ma senza contare l'inflazione. Manca ancora qualche mercato, però) e la realizzazione rende giustizia ad un mostro della tradizione cinematografica orientale che era stato ingiustamente ristrutturato ed americanizzato, privato di qualsiasi spessore di trama e relegato ad essere il nuovo giocattolo alla "Jurassic Park" scappato dallo zoo. Qui è tutto organizzato e gestito meglio e non lascerà scontenti i fan del franchise o quelli del genere.
Film 724 - Godzilla
Box Office: $393,743,000 (ad oggi)
Consigli: Il nuovo "Godzilla" non delude. Spacca tutto, mena tutti, urla a tutti e spara colpi mortali dalla bocca. Insomma, chi ama il genere non può che seguire con interesse questo reboot cinematografico a quanto pare abbastanza fedele all'originale (cito le critiche in tal proposito, dato che non conosco la saga se non nella forma del precedente episodio al cinema). La trama equilibra bene i suoi elementi, spaziando tra nazioni (molto Giappone) e decenni, riuscendo a far combaciare i pezzi e rendere il tutto sensato. Si segue molto bene, anche se il tutto è un po' lungo (e, bisogna dirlo, molto rumoroso).
Parola chiave: Raggio radioattivo.

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Bengi

venerdì 6 giugno 2014

Film 725 - Jack Ryan - L'iniziazione

In cerca di qualcosa di leggero da vedere a pranzo, mi sono imbattuto in questo film...

Film 725: "Jack Ryan - L'iniziazione" (2014) di Kenneth Branagh
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Sono sinceramente fan di Chris Pine e questa pellicola mi attirava, come ogni prospettiva di buon thriller del resto. Il mio interesse per questo "Jack Ryan: Shadow Recruit" è subito aumentato non appena ho scoperto della presenza di Keira Knightley e, soprattuto, di Kenneth Branagh anche alla regia. C'è pure Kevin Costner, ma per lui non provo particolare slancio sinceramente.
Inoltre ho scoperto che Jack Ryan è un personaggio creato da Tom Clancy e piazzato in numerosi suoi libri, oltre che riciclato in numerose pellicole più o meno incentrate su di lui ("Caccia a Ottobre Rosso", "Giochi di potere", "Sotto il segno del pericolo" e "Al vertice della tensione"). In questa, invece, è l'unico protagonista.
Il film tiene bene per tutta la durata e riesce nell'intento di intrattenere con un minimo di sforzo narrativo. E' un buon thriller, prodotto commercialissimo e ben confezionato. Non mi è chiaro perché uno come Branagh - che ha 5 nomination all'Oscar all'attivo, tutte in categorie diverse: Miglior regia e attore protagonista ("Henry V"), attore non protagonista ("My Week with Marilyn"), sceneggiatura ("Hamlet") e Miglior cortomettraggio ("Swan Song") - si ostini a prendere il timone di certe produzioni commerciali (è stato il regista del primo "Thor") che, per quanto ben realizzate, rimangono comunque lavori un po' impersonali per quanto riguarda l'aspetto registico. Come me quando ho iniziato a vedere questo film, anche il resto del pubblico si sarà recato al cinema per le promesse sequenze d'azione, un po' di spionaggio e qualche marchingegno computerizzato che fa tanto 007 vecchio stile, non certo perché le qualità artistiche del regista sono internazionalmente riconosciute. Quindi mi chiedo perché non imbarcarsi in altre produzioni o, quantomeno, perché non alternare queste più commerciali a qualcosa di più personale.
Ciò detto, ho comunque apprezzato "Jack Ryan" e la sua incursione russa tutto spionaggio e action sequence. Pine è perfetto per questi ruoli che richiedono una faccia furbetta e un fisico allenato. La Knightley, invece, è particolarmente sostituibile e, sinceramente, quando le fanno complimenti di bellezza si rimane un po' perplessi. In ogni caso c'è e la si tiene. Bene il cattivo che è interpretato proprio da Branagh, anche se fa un po' ridere che si faccia infinocchiare alla fine da Cathy (tira più...).
In generale un buon intrattenimento, un prodotto che rende giustizia al suo genere e alle aspettative che genera.
Box Office: $134,277,412
Consigli: Thriller moderno ambientato tra russi e apparecchiature tecnologicamente sofisticatissime. Buono il cast, buona la trama e in generale il risultato finale. Si può vedere tranquillamente in compagnia per una serata di disimpegno e intrattenimento.
Parola chiave: Sleeper agent.

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Bengi

giovedì 5 giugno 2014

Film 724 - Godzilla

Per prepararmi a dovere al nuovo film o reboot che dir si voglia...

Film 724: "Godzilla" (1998) di Roland Emmerich
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Devo ammettere che per molti, molti anni questo film è stato il mio preferito su tutti gli altri. Prima della passione per il cinema, prima di capire la differenza tra cinema indipendente e di massa, prima di vedere talmente tanti film da potermi rendere conto che questo è effettivamente una boiata super... ecco, "Godzilla" targato Emmerich è stato per me il top del top. Avevo 11 anni ed ero andato a vederlo con mio padre al cinema. A me bastava questo.
16 anni dopo l'arrivo del bestione in sala, la 'magia' rivive e un fratellastro più tecnologico di quello del '98 arriva sul grande schermo per tentare di cancellare uno dei flop di sceneggiatura più eclatante degli anni '90. 2 Razzie Awards vinti e addirittura una presa di distanze dal mostro, considerato troppo diverso dall'originale. Cito Wiki: "The "Godzilla" on the film was considered so different from the original Godzilla that the term GINO, "Godzilla In Name Only", was coined by critic Richard Pusateri to distinguish the character apart from the original Godzilla. Toho (Godzilla's parent owners) later recognized the creature as a totally different monster and officially rebranded and retrademarked it as Zilla for later appearances". Insomma, già ai tempi questa pellicola non aveva raccolto appieno il successo sperato, riuscendo ad intascare un buon incasso, ma racimolando non poche critiche.
Questo "Godzilla", è inutile nasconderlo, è ogettivamente brutto e trash. Effetti speciali a parte - che per l'epoca erano miracolosi - fallisce su troppi, numerosi fronti. La trama è superficiale e la sensazione è sempre quella che si stia giocando a qualche videogame. Matthew Broderick è un protagonista debole a cui manca la stoffa del leading character. Peggio ancora Maria Pitillo - sconosciuta all'epoca e affossata con questa prova da "attrice" - che è una protagonista femminile priva di carisma, appeal e capacità recitativa (e sono stato buono). Il suo personaggio, poi, è pessimo.
Infine, la sensazionalità delle scene coadiuvate dall'uso del computer è guastata dall'utilizzo blando che ne è fatto. E' una spettacolarità fine a se stessa che non aggiunge assolutamente nulla al risultato finale se non far sembrare il tutto una versione più caotica e rumorosa di "Jurassic Park".
Il risultato finale, quindi, oltre ad essere troppo lungo è anche inferiore alle aspettative. Non mi intendo della saga "Godzilla" e non posso che giudicare questo film per quello che ho visto, cioè veramente poco. Manca mordente, approfondimento e qualcosa che caratterizzi la storia in maniera più personale invece di contare solamente sull'aspetto sorpresa degli effetti speciali e lo stordimento degli spettatori ad ogni urlo del lucertolone. Da un certo punto di vista lo si può anche considerare un titolo trash di culto - dal mio punto di vista il valore affettivo del ricordo personale ha un ascendente -, ma è innegabile che, viste le aspettative (sia allora che oggi), questo "Godzilla" 1998 è assolutamente deludente.
Ps. Canzone portante della colonna sonora la trascinante "Deeper Underground" dei Jamiroquai.
Box Office: $379,014,294
Consigli: Può avere senso rivederlo nell'ottica di confrontarlo con la pellicola omonima appena uscita nelle sale. Chiaro che non bisogna aspettarsi granché visti i presupposti (critiche negative, 2 Razzie vinti). Nel caso si ricerchi un blockbuster a bassissimi contenuti recitativi e narrativi, nonché disimpegno totale e molto lungo (139 min) qui troverete esattamente ciò che stavate cercando. Per il resto... il risultato è debole.
Parola chiave: Madison Square Garden.

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Bengi

mercoledì 4 giugno 2014

Film 723 - Tutta colpa di Freud

Commedia italiana che mi ero perso e volere assolutamente recuperare.

Film 723: "Tutta colpa di Freud" (2014) di Paolo Genovese
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Consigliato dai miei genitori, mi sono approcciato a questa pellicola italiana con le migliori intenzioni e, soprattutto, sorvolando sulla presenza come protagonista di Valeria Puccini. Purtroppo, ancora una volta, devo dire che mi trovo in disaccordo con l'opinione cinematografica dei miei: questo film è una boiata spacciata per commediola semi-impegnata.
L'errore di partenza è scopiazzare l'idea di "In Treatment" e rivederla per la commedia nostrana, semplificandola e cambiandone i connotati fino a trasportarla nella dimensione famigliare, ovvero padre psicologo che analizza i problemi delle figlie che lo utilizzano come medico invece di vederlo come padre. In secondo luogo - come se già non riuscire a partorire un'idea originale non fosse abbastanza - la trama si concentra sulle vite stereotipiche delle tre figlie, chiaramente una l'opposto dell'altra così da poter coprire tutte le variabili della banalità. Dunque abbiamo, come dicevo, la Puccini che è l'anima romantica e dolce, bellezza classica che si realizza attraverso l'emancipazione culturale (che si traducono in citazioni colte da Bacio Perugina) e lo spirito da crocerossina.
Poi la sorella più piccola, interpretata da Laura Adriani, che appena maggiorenne sta con uno che ha l'età di suo padre. Credo che questa coppia voglia rappresentare quello che potremmo definire il 'decadimento morale' di questi ultimi tempi, dove ragazzine e anzianotti si accoppiano come funghi per ragioni che parrebbero quelle del baratto: un corpo per della richezza. Nonostante l'intento anche apprezzabile di mettere in ridicolo un tale comportamento oggi così di moda, la rappresentazione fatta qui è alla stregua della macchietta e non approfondisce in alcun modo le dinamiche sociali e mentali che stanno dietro a tali tipi di scelte. Inevitabile, quindi, che l'Alessandro Gassman fedifrago vorrà poi tornara tra le braccia della riscoperta moglie Claudia Gerini (candidata ai David di Donatello 2014 per questo ruolo).
Infine, la sorella più ridicola: Anna Foglietta è Sara, lesbica pentita. Con le donne non gliene va una giusta e allora cosa fa? Sceglie (e sottolineo il carattere decisionale di questo atto) di tornare etero. Per quanto i toni da commedia e l'evidente limite di approfondimento della trama rendano il risultato finale un calderone di banalità inoffensive, ho trovato comunque stupida la scelta di presentare un tale tipo di personaggio. Anche se per scherzo, l'identità sessuale è una cosa che non va ridicolizzata né presa troppo alla leggera. Mi è sembrato indelicato rappresentare un personaggio del genere.
Sorelle + padre psicologo a parte, il resto del film si snoda per vicende sentimentali per la maggior parte del tempo, componendo e disfando coppie con qualche effetto domino sulla trama. Il risultato finale è banale e non tutti gli attori all'altezza del ruolo. Una pellicola cinematografica non dovrebbe mai essere recitata come una fiction tv a mio avviso. Motivo per il quale ritengo che molti dei nostri prodotti non siano esportabili all'estero.
In ogni caso mi aspettavo un prodotto più maturo e - magari! - incentrato sull'approfondimento psicologico dei personaggi, considerato chi è il protagonista maschile (interpretato da Marco Giallini). Più inaspettata la scelta di dare spazio al personaggio sordomuto Fabio/Vinicio Marchioni, che regala al grande pubblico una prospettiva solitamente ignorata riguardo alla condizione di chi non sente e non parla. In ogni caso, il tutto è, come al solito, il classico esempio di cinema italiano contemporaneo, ovvero principalmente vuoto e, anche se a tratti divertente, spesso fine a se stesso. "Tutta colpa di Freud" si vede tranquillamente, ma non brilla per alcun motivo particolare.
Box Office: € 7.747.527
Consigli: Quando l'Italia incontra la psicoanalisi e brucia le possibilità legate a questa opzione per regalare al pubblico la solita commedia che ha per finale la coesione familiare, l'amore e la realizzazione di sé. Troppo banale per spiccare in qualche cosa. Si lascia guardare con la stessa facilità con cui lo si dimentica. Puccini e Foglietta recitano quasi sempre male.
Parola chiave: Famiglia+amore.

Trailer

Bengi