giovedì 30 aprile 2015

Film 910 - Crazy, Stupid, Love.

Luigi non lo aveva mai visto e io lo rivedevo volentieri...

Film 910: "Crazy, Stupid, Love." (2011) di Glenn Ficarra, John Requa
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Commedia sull'amore che avevo visto una vita fa, "Crazy, Stupid, Love." è ancora un esempio carino di cinema americano contemporaneo, con un cast da urlo (Steve Carell, Ryan Gosling, Julianne Moore, Emma Stone, Marisa Tomei, Kevin Bacon) e una storia che ha i suoi buoni momenti, oltre che una sorpresina finale. Simpatica, oltre che commedia è anche una pellicola romantica e forse questo è il vero punto debole di tutta l'operazione, che pure funziona egregiamente. Personalmente avrei preferito più battute e gag che tutta la tiritera sentimentale sull'anima gemella e l'amore vero, però non tutto può essere perfetto, quindi bene così.>br/> Gosling ha un fascino magnetico e il suo training a Cal (Carell) è qualcosa di spassosissimo, una sorta di "ti rifaccio il look" alla maschile, con i classici momenti della prova abiti, nuovo taglio e mosse per la conquista del sesso opposto che i due attori rendono davvero irresistibili (la scena di Cal con il portafoglio con la chiusura di velcro è impagabile). Insieme formano una buona coppia da grande schermo, chi l'avrebbe detto!
Quindi, in definitiva, consiglio ancora questo film, rivederlo è stato divertente e nonostante ricordassi abbastanza di tutta la storia, il risultato finale, il mio giudizio sulla visione non ne ha minimamente risentito. Sempre simpatico e piacevole da seguire.
Ps. Evidentemente una propizia congiunzione astrale ha benedetto gli attori di questa pellicola, dato che nell'edizione di quest'anno degli Oscar ben 3 attori qui presenti sono stati candidati: Steve Carell ("Foxcatcher"), Emma Stone ("Birdman") e Julianne Moore (che ha vinto per "Still Alice"). Ancora più curioso, forse, che dopo gli Oscar in America la ABC abbia trasmesso proprio questa pellicola!
Film 335 – Crazy, Stupid, Love.
Box Office: $142.9 milioni
Consigli: Un titolo che si fa rivedere volentieri, piacevole e divertente, con una serie di gag piuttosto simpatiche e la scena della sauna diventata ormai piuttosto iconica. "Crazy, Stupid, Love." è una commedia romantica meno strappalacrime e più plausibile del solito, con tradimenti e dolore e il desiderio di voltare pagina che ci ricorda che nella vita a tutti può capitare di soffrire per amore. Poi, chiaramente, anche qui l'happy ending deve trionfare, quindi non ci stupisce per niente che la storia lo preveda. Bene così, per un prodotto come questo certi passaggi sono obbligati e, scesi a patti con ciò, alla fine il risultato è gradevole. Si passa una serata spensierata, si sorride e si pensa (tanto) all'amore. Carino.
Parola chiave: Amore.

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Bengi

mercoledì 29 aprile 2015

Film 909 - The Loft

In Italia non ha una data d'uscita, così appena è stato disponibile ho recuperato questo titolo in inglese.

Film 909: "The Loft" (2014) di Erik Van Looy
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Avevo visto le foto dalla première e mi era rimasta la curiosità relativamente a questo film che presenta un cast piuttosto interessante. I cinque protagonisti di "The Loft", infatti, sono tutti piuttosto famosi, chi per un motivo chi per un altro, e - scopro con la visione - sono accompagnati da dolci metà di fiction altrettanto conosciute: Karl Urban, James Marsden, Wentworth Miller, Eric Stonestreet e Matthias Schoenaerts sono i 5 furbetti che comprano il loft del titolo, per andarci a fare i loro porci comodi (letteralmente) all'insaputa delle mogli con un po' la chiunque (e tra le tante signore, le più conosciute sono Isabel Lucas, Rachael Taylor, Rhona Mitra e Margarita Levieva). Ecco, appena ho cominciato a seguire la storia mi sono subito lasciato conquistare dal ricco cast di dimenticati-da-Dio-alla-ribalta, per un prodotto che mi prometteva qualcosa di erotico/trash assolutamente imperdibile. E, da questo punto di vista, devo dire che tutta l'operazione ha funzionato.
Lasciando da parte l'imbarazzo di sentire Eric Stonestreet (il Cameron di "Modern Family") parlare di scopate, devo dire infatti che "The Loft" mi ha soddisfatto, giusto mix di thriller, colpi di scena, voyeurismo dei poveri e operazione commerciale di serie B: tutto esattamente conforme alle mie aspettative.
La storia ruota intorno a questo loft, camera dei segreti, alcova del piacere maschile dove i 5 signori detentori delle uniche cinque chiavi si rifugiano per incontri biblici con chi gli aggrada. L'inghippo si crea quando una bella bionda viene trovata nuda e morta nel letto all'interno dell'appartamento, mettendo in allarme i cinque che accorrono per capire cosa possa essere successo e come fare per tentare di uscirne. Inutile dire che non pochi misteri ed intrighi si celano dietro tutta la faccenda e non mancheranno le sorprese.
Insomma, per essere una produzione a basso budget (14 milioni di dollari) che racconta una storia che praticamente si svolge in un loft, il risultato finale è assolutamente migliore di quello che mai mi sarei aspettato. E' chiaro che parliamo di un titolo becero, una storia sporca di sesso e tradimenti, una visione assolutamente maschilista del sesso e della donna, dialoghi facili facili e temi portanti che sono sciocchezze, eppure se si sta cercando qualcosa di sexy e di intrattenimento, questo titolo ha le carte in regola per funzionare. Il che mi ha stupito.
Box Office: $7.9 milioni
Consigli: Thriller erotico con cast di star e starlette in grande spolvero, questo "The Loft" è una piccola chicca delle sciocchezze cinematografiche a tinte relativamente rosse. Curioso che con tutto il testosterone richiesto dalla trama, due attori su cinque siano gay (Miller e Stonestreet). A parte questo, che non c'entra nulla, la pellicola ha un suo perché all'interno dell'ottica del prodotto facile che può andare bene per una serata senza pretese e, ammettiamolo, con un po' di pepe.
Parola chiave: Chiave.

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martedì 28 aprile 2015

Film 908 - Disturbia

Avendo il dvd, ogni tanto rivedo questa pellicola che mi lascia sempre soddisfatto. In più Luigi non lo aveva mai visto, quindi è stato un incentivo in più a sceglierla.

Film 908: "Disturbia" (2007) di D.J. Caruso
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Un po' thriller, un po' mistery a tinte quasi horror, "Disturbia" è un omaggio al classico cult di Alfred Hitchcock "La finestra sul cortile", essendone parzialmente ispirato. Certamente cambiano i tempi e così i due protagonisti sono bloccati in casa per motivazioni assolutamente diverse: dove una volta vi era un gesso, ora alla gamba c'è una cavigliera elettronica che garantisce i domiciliari.
Scuse per spiare i vicini a parte, anche in questo caso c'è un omicida che verrà scoperto per caso, non prima però che Kale (Shia LaBeouf) setacci accuratamente le finestre e le vite del suo vicinato e trovi perfino la ragazza dei suoi sogni (Sarah Roemer). Chiaramente è più la parte che riguarda il serial killer a risultare interessate, tanto che nel primo tempo finiamo per rimanere in attesa che succeda qualcosa proprio come il povero protagonista confinato in casa, alla ricerca di stimoli - per noi brividi - che svoltino un po' la situazione. Arriveranno.
Insomma, anche questa volta "Disturbia" è riusciuto a intrattenermi in maniera soddsfacente, senza alcuna pretesa fuori contesto, perfettamente in linea con la sua naturale propensione al blockbuster. Ogni tanto c'è bisogno anche di questo, di un titolo facile facile che ti tenga compagnia e, magari, ti regali anche qualche momento più emozionante.
Ps. Nel cast, oltre a LaBeouf e la Roemer anche David Morse, Carrie-Anne Moss, Aaron Yoo e Viola Davis.
Film 321 - Disturbia
Box Office: $117,760,134
Consigli: Un titolo buono per una serata senza pretese, capace di intrattenere e con scene thriller realizzate intelligentemente. Ha un naturale appeal per i teenagers, però potrà piacere anche ad un pubblico adulto, specialmente se alla ricerca di svago. Shia LaBeouf è un buon protagonista ed è un peccato che si stia gradualmente perdendo per strada, dopo anni passati a costruirsi i presupposti per una buona carriera. Per quanto mi riguarda questo rimane uno dei suoi film che preferisco.
Parola chiave: Cantina.

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lunedì 27 aprile 2015

Film 907 - Tutte contro lui

Una commedia vista l'anno scorso che mi aveva sorprendentemente fatto molto ridere... da recuperare subito!

Film 907: "Tutte contro lui" (2014) di Nick Cassavetes
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Per quanto abbia racimolato pessime recensioni e pure "regalato" a Cameron Diaz il suo primo Razzie Award come peggior attrice (ex aequo con "Sex Tape"), io continuo a pensare che "The Other Woman" sia una commedia divertente e spensierata, meglio di come sarebbe potuta essere.
Tanto che, prima di partire per il Giappone, mi è tornata la voglia di vedere questo film e sfruttare quindi il dvd che mi ha regalato Lu tra un allenamento di tapis roulant e l'altro. La scelta è stata perfetta, un perfetto strumento di distrazione dalla fatica dell'impegno fisico. Anche per questo, quindi, direi che "Tutte contro lui" può essere considerato come un perfetto titolo di intrattenimento, perfetto per distrarsi un po' dalle fatiche quotidiane facendosi qualche risata senza pretese. Che, suppongo, fosse anche l'intento principale di chi ha realizzato la pellicola. In quest'ottica, missione compiuta! Film 742 - Tutte contro lui
Box Office: $196,781,193
Consigli: Un po' sulla falsa rica de "Il club delle prime mogli", questa pellicola racconta la storia di 3 donne che si scopriranno amiche non prima di aver scoperto che condividevano segretamente lo stesso uomo. Cameron Diaz, Leslie Mann e Kate Upton decideranno così di allearsi contro il traditore fedifrago, mettendo in piedi un piano per fargliela pagare. Come si vede ci sono tutti i presupposti per una serie di ottimi momenti da commedia, tra gag (alcune piuttosto divertenti) e momenti di amicizia che porteranno necessariamente ad un happy ending tanto scontato quanto necessario. Insomma, una buona scelta per un momento spensierato, meglio se in compagnia!
Parola chiave: Bahamas.

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sabato 25 aprile 2015

Film 906 - Cenerentola

Ci tenevo molto a vedere questo film prima di partire per il Giappone!

Film 906: "Cenerentola" (2015) di Kenneth Branagh
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Foto della locandina firmata nientemeno che da Annie Leibovitz, anteprima mondiale al 65esimo Festival di Berlino, regia del 5 volte candidato all'Oscar Kenneth Branagh, una matrigna interpretata dall'insuperabile Cate Blanchett, il tutto per un unico film: la versione in carne ed ossa del classico "Cenerentola". Ci si sono impegnati alla Disney!
Tra questo titolo e il precedente "Maleficent" (che da solo a portato a casa qualcosa come $758.4 milioni) alla casa di produzione di Topolino hanno capito che riportare in vita i loro classici senza tempo, scegliendo questa volta veri attori al posto di disegnarli, potrebbe essere un'operazione tanto redditizia da valere lo sforzo di riadattarli per il pubblico contemporaneo. Ecco, così, che i prossimi a venire "riesumati" per il debutto live action sul grande schermo saranno "La bella e la bestia" (già in produzione con Emma Watson), "Mulan", "Dumbo", "Winnie the Pooh" e "Pinocchio", senza contare il sequel "Alice in Wonderland: Through the Looking Glass" in arrivo l'anno prossimo. Se per alcuni titoli nutro non poche perplessità, in generale l'idea di vedere cosa pensano di architettare per far funzionare queste storie al di fuori dell'ambiente "protetto" dei cartoni animati mi genera non poche curiosità e un discreto interesse. Vedremo.
Per quanto riguarda questo "Cinderella", va detto che il risultato finale è assolutamente migliore di quel vuoto narrativo che è stato "Maleficent". La storia ricalca a vela spiegata l'onda sicura della fiaba Disney, rincarando - se possibile - la dose di zucchero e bontà di tutta la vicenda, proponendo un'eroina devota al martirio, ma col sorriso sulle labbra. E' inutile stupirsene, la storia la sappiamo.
Direttamente da un personaggio insopportabile di "Downton Abbey", Lily James è una sorprendentemente convincente Cenerentola, capace di reggere perfettamente tutto il peso che il ruolo comporta: non solo uno nuovo giovanissimo pubblico degli anni 2000 a guardarla, ma anche tutta una serie di aficionados del classico d'animazione degli anni '50. Non era facile reggere la competizione e le aspettative, eppure la ragazza, con garbo e grazia, è riuscita nell'impresa. Assolutamente promossa.
Inutile confermare lo stesso giudizio sull'ormai certezza del cinema mondiale, la 2 volte premio Oscar Cate Blanchett, perfetta anche in questo antipatico ruolo. E' ufficialmente l'erede di Meryl Streep - io che sia la miglior attrice della sua generazione lo penso da quando la vidi in "Elizabeth"... -, non che il titolo serva a qualcosa ad alcuna delle due. Entrambe rimangono divine. Nella parte della meschina matrigna la Blanchett mette in scena una mirata dose di perfidia che la rende odiosa, eppure fasciata in quei fantastici abiti creati da Sandy Powell non si può fare a meno di ammirarne la classe e la bellezza. Odi et amo. Ma Cate è Cate...
Il resto del cast è piuttosto nutrito: Richard Madden (è il principe), Stellan Skarsgård, Holliday Grainger, Sophie McShera (anche lei da "Downton Abbey"), Nonso Anozie, Hayley Atwell, Ben Chaplin, Derek Jacobi e una fantastica Helena Bonham Carter nel ruolo della fata madrina. Insomma, come si diceva all'inizio, davvero la Disney ha voluto fare le cose in grande. Lo dimostrano anche le magnifiche scenografie a cui corrono in aiuto gli effetti speciali e, appunto, i sontuosi costumi che danno quel tocco di sfaccia eleganza a tutta l'operazione.
Insomma, se si è amato il cartone animato o si gustano con piacere le fiabe, anche questo "Cenerentola" dovrebbe conquistare senza remore. Curato, colorato, ben recitato e sapientemente ricalcato sul gemello d'animazione, questo nuovo titolo della scuderia Disney non faticherà a trovare il suo spazio nell'indice dei classici moderni della famosa casa di produzione. Meritandoselo.
Film 1239 - Cinderella
Box Office: $458.9 milioni
Consigli: Incasso record per la sconosciuta Lily James che, certamente aiutata dall'ottimo insieme di elementi positivi, porta a casa un successo commerciale veramente notevole. Anche se, va detto, Cate Blanchett le ruba la scena tutte le volte che compare sullo schermo. Scarpetta di cristallo molto chic (e cool, a dire il vero), toni fiabeschi a frotte, un lieto fine che è necessario. L'amore trionfa, ma non poteva essere altrimenti. Anzi, guai fosse stato il contrario! Ben realizzato, bello da vedere dei classe nel suo insieme, questo "Cenerentola" riesce nell'intento di rievocare la magia del cartone anima, riuscendo però a ritagliarsi un suo personalissimo spazio. Questa è la vera vittoria per un prodotto che non è stato confezionato sulla semplice certezza dell'effeto-nostalgia che questa operazione (commerciale) avrebbe generato. Si vede bene, perfetto per ogni occasione che richieda un po' di svago, romanticismo o... magia!
Parola chiave: Mezzanotte.

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venerdì 24 aprile 2015

Film 905 - Taken 3 - L'ora della verità

Visto l'1 e visto il 2... Potevo perdermi il 3?

Film 905: "Taken 3 - L'ora della verità" (2015) di Olivier Megaton
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Tra i tre episodi della saga di "Taken" questo è sicuramente quello più irrilevante, meno riuscito e che più si discosta dai canoni di riferimento dei precedenti due titoli. Meno puramente d'azione, infatti, "Taken 3 - L'ora della verità" si concentra maggiormente su trame e sottotrame, cattivi palesi e cattivi celati al disperato tentativo di dare una conclusione ad un franchise che più della storia ha sempre privilegiato la parte "pratica". Diciamo che se di una conclusione poteva esserci bisogno, di questa specifica conclusione magari no, considerato il buon servizio reso fino a qui a chi apprezza il genere d'azione o il sempre granitico Liam Neeson.
Quindi, per quanto il ritorno al cinema dell'iperprotettivo papà Bryan Mills e rispettiva famiglia potesse essere lieta novella, nel concreto il risultato finale di questa pellicola tutta sparatorie, incidenti automobilistici e aereoplani bloccati al decollo, ma a parte il clamore per delle scene d'azione certamente d'effetto e il colpo di scena - subito bruciato - che coinvolge la sempre un po' sfigata Lenore (Famke Janssen), questo film non ha molto altro da offrire. Un'ultima occasione bruciata.
Film 63 - Io vi troverò
Film 574 - Taken - La vendetta
Box Office: $325.7 milioni
Consigli: L'incasso è sembre ottimo, ma il risultato di questo terzo e ultimo episodio della saga ideata da Luc Besson è assolutamente l'anello debole della trilogia. Liam Neeson funziona sempre benissimo in questi ruoli fisici e non delude anche qui, nonostante la trama sia decisamente inferiore alle aspettative. Se si è fan dell'attore o del franchise è certamente un titolo imperdibile, considerando l'esplicitata conclusione legata a questa storia. Tutti gli altri possono decisamente sopravvivere anche senza vederlo, anche perché ci sono film d'azione decisamente più riusciti.
Parola chiave: Assicurazione.

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giovedì 23 aprile 2015

Film 904 - The Interview

Curiosissimo di farmi un'idea riguardo questo film dopo tutto il caso diplomatico che si è venuto a creare, tanto imponente che perfino il Presidente Obama è intervenuto dicendo la sua.

Film 904: "The Interview" (2014) di Evan Goldberg, Seth Rogen
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Tanto rumore per nulla.
Come si sa, questa pellicola è stata prepotentemente oggetto di chiacchiere, speculazioni e, sì, anche di minacce a causa della satira presente nella sua storia. La trama parla infatti direttamente del capo di stato della Corea del Nord Kim Jong-un senza preoccuparsi troppo di farlo apparire un vero e proprio idiota e pallone gonfiato, il che non è stato particolarmente gradito al soggetto in questione, che oltre ad essere un capo di stato è anche un dittatore e non esattamente dei più tranquilli. Sono piovute minacce pesanti - come quelle di far saltare in aria i cinema che avessero proiettato la pellicola -, la Sony Pictures Entertainment è stata vittima di attacchi informatici da parte di hacker coreani (i GOP, Guardians Of Peace) con l'intento di ricattare la compagnia e impedire l'uscita del film, i due protagonisti James Franco e Seth Rogen sono stati costretti a cancellare il tour promozionale, la data d'uscita (il giorno di Natale) è stata cancellata e, infine, il Presidente Obama si è espresso relativamente alla vicenda, criticando la decisione della Sony di bloccare l'uscita nelle sale etichettando l'episodio come un errore: "We cannot have a society in which some dictator in some place can start imposing censorship in the United States. I wish they'd spoken to me first. I would have told them: do not get into the pattern in which you are intimidated." ("Non possiamo vivere in una società in cui un qualunque dittatore di un qualunque luogo possa iniziare ad imporre la censura negli Stati Uniti. Avrei voluto ne avessero parlato con me prima. Avrei detto loro: non lasciatevi intimidire" - traduzione mia).
Il film poi è comunque uscito al cinema e nonostante le poche sale che lo hanno proiettato, l'incasso non è stato così disastroso come sarebbe potuto essere e, considerati i 42-44 milioni di dollari di budget, è riuscito a guadagnarne 40 solo dalle riproduzioni digitali su svariate piattaforme (tra cui anche YouTube), totale a cui va aggiunto l'incasso tradizionale derivato dai cinema. Insomma, poteva andare peggio, molto peggio. Anche considerato che "The Interview" non è niente di che. Anzi, a dirla tutta a me non ha soddisfatto. Un po' perché la cornice nordcoreana non è esattamente delle più felici, un po' perché la satira - che davvero non risparmia nulla alla figura del dittatore interpretato da Randall Park - non fa impazzire. Solitamente sono uno che non si scandalizza per boiate o bambinate, le commedie demenziali (o che ne usano i toni colorati) mi sono sempre piaciute, eppure questa mi ha lasciato con qualche perplessità, probabilmente perché dal duo Franco - Rogen mi aspettavo di più di questa storia, che è proprio elementare. In tutta onestà direi che la Corea del Nord poteva anche starsene tranquilla, questa storia non è certo una feroce denuncia allo spietato regime che mette alla fame una nazione e si gode la bella vita nei palazzi del potere. E anche dove si fa cenno alla questione, l'intento intrattenitivo e goliardico prende sempre il sopravvento, il che pregiudica alquanto l'eventuale interesse alla denuncia.
Quindi, in misura maggiore di quanto mi aspettassi - visto il caso diplomatico che si è venuto a creare -, mi immginavo certamente una storia più aggressiva per quanto riguarda la critica, seppure sempre improntata sui toni della commedia. Tradite le mie aspettative per il solito intrattenimento becero, anche l'idea di scomodare una dittatura diventa una scusa come un'altra, un fondale diverso dagli altri ma pur sempre intercambiabile, nonché una buona scusa per aumentare il chiacchiericcio collaterale da accompagnare alla solita buona dose di marketing e promozione. Insomma, davvero niente di che.
Box Office: $11.3 milioni
Consigli: Probabilmente se tutta la questione delle minacce nordcoreane non si fosse verificata, il film avrebbe racimolato molto meno interesse da parte del pubblico. Non necessariamente in termine di incassi, che probabilmente sarebbero stati buoni, ma certamente l'operazione avrebbe avuto molta meno pubblicità. Ciò detto, "The Interview" è un titolo mediocre, una commedia irriverente e con numerosi momenti comici demenziali che, però, non fa del tutto centro. Buono il cast, agli affiatati James Franco e Seth Rogen si affiancano Randall Park, Lizzy Caplan e Diana Bang (la più efficace di tutto il cast), oltre che un discreto numero di camei di Eminem, Rob Lowe, Bill Maher, Seth Meyers, Joseph Gordon-Levitt, Ben Schwartz e Brian Williams.
Tutto sommato una commedia così così, che può essere vista e dimenticata senza troppi rammarichi.
Parola chiave: "Firework".

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martedì 21 aprile 2015

Film 903 - Larry Flynt - Oltre lo scandalo

Un po' per la locandina che mi aveva sempre colpito, un po' perché sono sempre stato fan di Woody Harrelson, pur trascurandone la filmografia, sta di fatto che ho deciso di recuperare questo titolo.

Film 903: "Larry Flynt - Oltre lo scandalo" (1996) di Milos Forman
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Io capisco le buone intenzioni dietro la realizzazione di questo film, però devo dire che il risultato finale non mi è piaciuto.
Non per i temi affrontati, il linguaggio o la vicenda in sé, semplicemente "The People vs. Larry Flynt" non mi ha preso, non mi sono mai sentito coinvolto e, a parte qualche momento di più facile empatia, ho faticato a provare un vero interesse per i protagonisti, specialmente Althea Leasure Flynt (interpretata da Courtney Love, probabilmente in parte anche per una certa affinità di base tra la sua vita e quella del personaggio).
La storia si sviluppa a partire da un fatto centrale, ovvero quando Flynt "fonda 'Hustler', una rivista per soli uomini che diventa in breve tempo un vero e proprio caso mediatico. Lo stile alternativo, gli scoop e le foto particolarmente spinte scandalizzano i puritani e le comunità religiose che intraprendono vere e proprie crociate anche legali per obbligare Flynt a cambiare registro" (da Wiki). Di per sé, quindi, la vicenda comprenderebbe anche argomenti a me congeniali, ma davvero il tutto è talmente strampalato, kitsch in senso negativo, caricato ed esasperante che ho dovuto faticare per arrivare ai titoli di coda. Il personaggio/persona) di Flynt è sopra le righe, per ceri versi assurdo, per altri tremendamente simpatico e Harrelson lo impersona bene, però il contorno (umano e di vicende) smorza la naturale verve del protagonista, il suo magnetismo naturale, finendo per partorire una girandola di fatti che è una cronaca, un'enumerazione di fatti quasi più che una storia che si voglia raccontare. Tanto che per un po' Flynt sembra più un rompi palle che uno che avrebbe ragione. Ok, il personaggio è così, la vicenda può essere controversa, erano altri tempi, comunque il risultato finale non mi ha soddisfatto.
Ps. 2 candidature agli Oscar per la regia e l'interpretazione di Herrelson.
Box Office: $20,300,385 (USA)
Consigli: Milos Forman alla regia, Woody Harrelson, Courtney Love, Edward Norton (col monociglio) protagonisti principali, una storia vera che certo fa discutere, una rappresentazione certo disinibita di una realtà sconosciuta ai più... Insomma, le carte in regola c'erano tutte (apparentemente), eppure l'incasso non è stato granché, nonostante anche le critiche positive. Certo tutto questo non rappresenta il film in sé che, personalmente, ho trovato comunque pesante. La Love se la cava bene nel ruolo decisamente strambo di Althea, Harrelson è un grande protagonista, eppure il film non carbura mai e si rimane sempre con la sensazione che si enumerino delle tappe, piuttosto che si stia raccontando una storia. Un biopic di 20 anni, una storia ancora attuale relativamente ala libertà d'espressione, un film di un grande regista, una storia non per tutte le occasioni.
Parola chiave: Corte Suprema.

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lunedì 20 aprile 2015

Film 902 - The Pyramid

Ero curiosissimo di vedere questo film, pur aspettandomi che sarebbe stato sicuramente una cavolata.

Film 902: "The Pyramid" (2014) di Grégory Levasseur
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Luigi
Pensieri: Horror di serie B, boiata pazzesca, tanto trash da essere perfino divertente e di intrattenimento. Sia perché non mi aspettavo niente di diverso da ciò che questa pellicola propone, sia perché l'antico Egitto riesce sempre a rimanere magneticamente affascinante, a prescindere da quanto scarsa sia l'ennesima storia che lo tratta.
"The Pyramid", che ha molti punti in comune con il recente "Necropolis - La città dei morti" (le riprese a con telecamera in spalla, discesa in cunicoli bui, ambienti claustrofobici, creature misteriose, giovani che muoiono uno dopo l'altro a causa di "qualcosa" che c'è nel buio, ecc), è pessimo sotto tutti i punti di vista - anche se il peggiore è certamente quello degli effetti speciali - eppure se avessero avuto alle spalle una produzione con più soldi e magari qualche sceneggiatore più creativo, il risultato sarebbe potuto essere qualcosa di godibile più per l'idea alla base che per l'effetto-trash che, invece, si genera. Infatti, per quanto cavolata, la storia ha comunque qualche spunto interessante e mantiene abbastanza bene la suspense finché non è richiesta la presenza del dio Anubi in scena. Esatto, proprio la divinità egizia che, come fa sapere Wiki, "Partecipava inoltre alla psicostasia ove conduceva il defunto nella 'Sala delle due verità' e ne pesava il cuore assieme al dio Thot che come scriba ne registrava la pesatura". Dio Thot a parte, per il resto il nostro film prende paro paro quando veniva descritto nel "Libro dei morti" relativamente a questa divinità, aggiungendole in più qualche caratteristica ad hoc per aumentare l'orrore o lo shock per lo spettatore che guarda. Peccato che, come dicevo, essendo tutta un'operazione mediocre, il tentativo di spavento si tramuta in risata rovinando decisamente l'atmosfera.
Ecco perché, quindi - a parte l'evidenza - "The Pyramid" risulta di fatto come una pellicola mal realizzata e palesemente interessata solamente all'incasso finale: non c'è alcuna ricerca stilistica, nessuna pretesa recitativa e a parte il fascino che il mondo egizio emana di per sé, la trama non fa altro che rubare qua e là da mitologia e altri film, per cui si finisce per assistere a qualcosa di già visto e fatto pure peggio.
Ps. Volti conosciuti: Denis O'Hare ("American Horror Story", "The Normal Heart", "The Judge", "True Blood", "Derailed - Attrazione letale", "Changeling", "Ricatto d'amore") e James Buckley ("Finalmente maggiorenni" e "The Inbetweeners 2") .
Box Office: $13.9 milioni
Consigli: Conforme alle basse aspettative, se vi interessa questo "The Pyramid" è bene ricordiate che non è nulla più che un horror mal fatto. Pessimi effetti speciali e slanci di trama che verso il finale rovinano le relativamente buone premesse sono il mix letale di questa pellicola dell'orrore che, più che altro, vive di un buon gioco di suspense creato dal costante buio, dalla claustofobia degli ambienti e l'inquietudine per le misteriose creature nel buio. Scesi a patti con il voto assolutamente insufficiente di questo titolo, può essere tranquillamente visto se si ama il genere, la cultura dell'antico Egitto o l'irresistibile fascino del trash in generale.
Parola chiave: Cuore.

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sabato 18 aprile 2015

Film 901 - Pagemaster - L'avventura meravigliosa

Continuando con le mie scelte pre-studio, un titolo assolutamente della mia infanzia, visto tantissimi anni fa al cinema con papà...

Film 901: "Pagemaster - L'avventura meravigliosa" (1994) di Pixote Hunt (as Maurice Hunt), Joe Johnston
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Quanti ricordi! E' stata un po' un'emozione rivedere questo film, che ricordavo vagamente considerato che l'ultima volta che l'ho visto avrò avuto sì e no 7 o 8 anni... Comunque, carico del valore affettivo riversato su questo "Pagemaster - L'avventura meravigliosa", ho deciso che fosse giunto il tempo di ripercorrere la via dei ricordi e ritrovare questa storia, un misto di live action e animazione, un esperimento che già nel 1994 utilizzava effetti speciali computerizzati piuttosto notevoli (il dipinto del soffitto che comincia a colare...).
All'epoca dell'uscita del film nelle sale Macaulay Culkin era un divo del cinema a tutti gli effetti, tanto che il trailer italiano lo cita addirittura in prima persona richiamando lo spettatore ad accompagnarlo in questa sua nuova avventura (lui e non il personaggio che interpreta, il timoroso Richard Tyler): il che fa già capire come mai l'intera operazione sia interamente sulle spalle di Culkin. All'epoca, quindi, la stella del ragazzino d'oro era più che mai splendente e io, giovane e disinformato, non potevo che pensarla esattamente in questi termini. Con non poco stupore, dunque, scopro oggi che questa pellicola è stata un clamoroso flop al botteghino, riuscendo a racimolare molto meno dei 20 milioni di dollari spesi per produrla.
Anche se questo mi ha un po' spiazzato, ho comunque rivisto con piacere "The Pagemaster", anzi, mi è pure piaciuto. E' vero che è una favoletta facile facile, ma l'intento mi sembra onesto e la realizzazione è comunque ben fatta. E, diciamocelo, i tre libri-amici di Richard sono di una dolcezza sfacciata, Horror in primis. Dunque, preso atto che non stiamo parlando di un capolavoro dell'animazione, penso si possa comunque serenamente dire che "Pagemaster" sia un titolo per ragazzi più che adeguato, per quanto si sarebbe di sicuro potuto fare di più, raccontare qualche avventura aggiuntiva o caratterizzare meglio i quattro personaggi principali (gli altri due libri sono Avventura e Fantasy). Detto ciò, è chiaro che si tratta di un titolo di puro intrattenimento, una di quelle pellicole che fondamentalmente va bene per ogni momento, ma che certamente ha un potenziale da esprimere in momenti di raccolta familiare come possono essere le feste. Io, almeno, me lo immagino così.
Quindi, se l'obiettivo era fare un prodotto per famiglie, raccontare una storia carina e senza pretese e comunque divertente, l'intento è riuscito. Meno, invece, quello di confermare Culkin come astro nascente, attore oltre che personaggio, capace di spaziare o raccogliere altre e diverse sfide rispetto ai due clamorosi successi legati al franchise di "Mamma ho perso l'aereo" (non è un caso, credo, che dopo questo titolo, il primo successivo della filmografia del ragazzo sia datato 2003).
Box Office: $13.7 milioni
Consigli: Favola per tutte le età, via di mezzo tra cartone animato e scene con attori in carne ed ossa, questo film è un esperimento carino, pur nei limiti della sua realizzazione. Noi oggi siamo abituati a tutt'altro tipo di pellicola d'animazione, con personaggi che non sono più bidimensionali solo perché sono stati disegnati, ma, anzi, molto spesso meglio rappresentati e caratterizzati che i "colleghi" umani. Ecco, qui certamente siamo ancora in quella fase in cui i film d'animazione erano roba per ragazzi, qualcosa che dopo un po' gli adulti si stufavano a seguire o che si utilizzava per catalizzare l'attenzione di tutti i bambini alle feste di compleanno. A parte quest'impostazione un po' anni '90 (e forse anche '80, ma io sono nato nel 1987 e per ciò che è successo prima non posso testimoniare), penso che dare una possibilità a "Pagemaster - L'avventura meravigliosa" abbia un senso nell'ottica di recuperare qualche momento passato, per riassaporare un'atmosfera che oggi è inevitabilmente passata. Un cartone animato che è disegnato a mano, una storia semplice che è un'avventura per tutti, alcuni disegni veramente ben fatti. Insomma, per una serata che può sapere di tutto questo, una buona scelta può essere questo film.
Parola chiave: Uscita.

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venerdì 17 aprile 2015

Film 900 - Derailed - Attrazione letale

Altro titolo per intrattenermi durante il pranzo prima dello studio. Non sono come mi fosse tornato in mente questo film, ma comunque mi era tornata voglia di rivederlo...

Film 900: "Derailed - Attrazione letale" (2005) di Mikael Håfström
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Me lo ricordavo a tratti, specialmente il copo di scena che regala alla storia la sua peculiarità principale, ma per il resto è stato un po' come rivederlo. E, dai, non è stato così male.
Chiaramente è un titolo puramente di intrattenimento, quelle pellicole che regalano, appunto, il colpo di scena che fa la storia, ma poi davvero nient'altro di nuovo. In questo caso poi all'epoca la novità era vedere sul grande schermo Jennifer Aniston che, finito "Friends" l'anno prima, approdava al cinema con un titolo internazionale potenzialmente di successo. Nonostante non si esattamente andato benissimo, va però constatato che da allora la Aniston è riuscita davvero a ritagliarsi un suo spazio nel mondo del cinema che tutt'ora la vede protagonista. Clive Owen - che qui è protagonista - è approdato giusto giusto sul piccolo schermo l'anno scorso con quel gioiellino che è "The Knick", quindi si può quasi dire che le parti si siano invertite. Completa il cast Vincent Cassel in una parte che gli sembra cucita addosso: pericoloso, violento, quasi pazzo. Decisamente molto in parte, se i momenti di tensione funzionano bene è certamente grazie a lui.
Insomma, alla fine conservavo ricordi peggiori di questo "Derailed" di quanto la storia non sia in realtà. Per essere un titolo commerciale ha una storia anche intrigante e ben costruita, specialmente perché fino al momento della verità non si sospetta davvero quello che sta succedendo alle spalle del protagonista. Il finale, però, è in classico stile hollywoodiano con il cattivo che sopravvive nonostante tutto e torna a minacciare, un'ultima volta, la tranquillità del malcapitato di turno. Ci sta, alla fine probabilmente fa parte del pacchetto. Tutto sommato una buona scelta in relazione alle mie necessità di puro svago.
Box Office: $57.4 milioni
Consigli: Un uomo e una donna si incontrato fortuitamente su un treno e si piacciono fin da subito, tanto da mettere a repentaglio i loro matrimoni pur di passare una notte insieme. Finalmente in albergo, però, vengo aggrediti, lei stuprata e lui successivamente ricattato, col rischio che sua moglie venga a scoprire tutta la verità su quanto è successo. Ma la vera domanda è: cos'è davvero successo?
Non tanto il primo tempo, quanto è il secondo che regala qualche buon momento thriller a questa storia che, per carità, non è certo originale ma è capace comunque di intrattenere a dovere chi guarda. Se si evita di fare troppe supposizioni e ci si limita a guardare e lasciarsi guidare dalla storia, non mancheranno le sorprese. Se non si hanno troppe pretese "Derailed - Attrazione letale" non è male.
Parola chiave: Biglietto del treno.

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giovedì 16 aprile 2015

Film 899 - Cinquanta sfumature di grigio

Per l'ultimo film prima di toccare il traguardo delle 900 recensioni, un titolo già cult, un appuntamento al cinema del 2015 che non potevo assolutamente perdere. Perché per quanto sapessimo già tutti che sarebbe stata una boiata gigantesca, non potevo davvero non farmene un'opinione personale!

Film 899: "Cinquanta sfumature di grigio" (2015) di Sam Taylor-Johnson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Clà
Pensieri: Lui non fa l'amore. Lui scopa. Forte.
Potrei già chiudere qui la mia recensione sul caso cinematografico di quest'anno, ma preferisco sparare ancora un po' sulla croce rossa. Partendo, però, da una verità che non posso nascondere: è stato meno peggio di quanto pensassi.
Innanzitutto trovo azzeccata la scelta di affidare a una donna, Sam Taylor-Johnson, la regia. Il taglio che ha scelto per le inquadrature è molto intimo, ravvicinato e non nasconde nulla allo spettatore. Gli sguardi tra i due attori sono i veri protagonisti di questa storia erotica che lo è, a ben vedere, principalmente sulla carta.
Un po' come un incontro sessuale tanto raccontato quanto atteso, questo menage tra Anastasia Steele e Christian Grey e talmente cerebrale e concordato che si affloscia quasi subito. L'ansia e l'attesa per l'eros che deve sbocciare a tutti i costi, le promesse di una sessualità spinta e un approccio di marketing che ha regalato al mondo intero - anche a chi non voleva - una preview di tutto quanto sarebbe accaduto, tutti questi elementi concorrono al raffreddamento di ogni scena sessualmente esplicita. Che poi chiamarle esplicite è un tantino esagerato. Ma procediamo con ordine.
Come dicevo ho apprezzato la scelta di regia come quella del cast. Nonostante Jamie Dornan sia meno sfacciatamente erotico di quanto mi sarei aspettato, ho trovato comunque particolarmente azzeccata Dakota Johnson (per quanto i miei compagni di visione non condividano la stessa opinione) nella sua semplicità e fresca immediatezza. Un corpo normale e naturale, un faccino alla Rory Gilmore, in un mix che ha funzionato bene a mio avviso. Insieme la coppia è palesemente bella, anche se un po' fatica nel regalare emozioni coinvolgenti sullo schermo. Ma diciamo che con tutto quel contrattare anche a me sarebbe venuta noia... Insomma loro ok, la scelta è giusta. Tutto il resto, invece, non va.
Conformemente a ciò che mi aspettavo, la sceneggiatura è imbarazzante. Anzi, mi correggo, la storia è imbarazzante, la sceneggiatura fa quello che può per riempire un vuoto cosmico che non può certamente essere riempito in vista di una trasposizione cinematografica che a tutto punta tranne che riempire di contenuti il risultato finale. E, per carità, sta anche in questo il suo fascino. Eppure il vuoto intrattenimento, il peccaminoso voyeurismo, la serata un po' spinta che "Cinquanta sfumature di grigio" intende regalare non basta a renderlo sufficientemente gradevole.
Innanzitutto - e devo dire che la cosa mi ha lasciato fortemente perplesso - perché questo titolo punta al target femminile in maniera sfacciata, ma imposta la storia in un'ottica maschilista che è ancora più palese. Uno si aspetterebbe che in un film come questo sia l'uomo l'oggetto dell'attrazione, il corpo da spogliare, il fulcro del desiderio. E, invece, Jamie Dornan è sempre senza maglietta, ma niente più. Forse un lato B, ma ammetto che al momento non ricordo. La cosa più osé che lo riguarda è una sbottonata di pantalone della durata di un millesimo di secondo che fa intravvedere dove finisce il pelo e dove comincia Mr. Grey. Basta.
D'altro canto di Dakota Johnson ora conosco tutto tranne il codice fiscale. Più che "Cinquanta sfumature di grigio" lo ribattezzerei "Cinquanta sfumature di tette", perché ce ne sono davvero tante e in tutte le prospettive e posizioni. Capezzoli, capezzoli ovunque (sempre della Johnson, a onor di cronaca). Non che la cosa mi abbia particolarmente turbato, ma sono rimasto sorpreso da questa impostazione della vicenda. Io se fossi donna e mi fossi appassionata al libro e alla figura chiave del suo protagonista mi sarei sentita francamente presa per il culo (e neanche in senso letterale, il che aggiungerebbe frustrazione). Cioè io pago per vedere Grey e mi sorbisco 2 ore di vuoto narrativo riempito dalle inquadrature total body di Anastasia Steele? Non ci siamo.
Ma poi nel 2015 non è neanche tanto l'approccio sessista a darmi più fastidio (che pure me ne dà, sia chiaro). La cosa che mi atterrisce maggiormente in questo caso è la rappresentazione dell'amore contemporaneo. Christian Grey è uno che è talmente ricco che ti viene a prendere all'Università in elicottero e poi fa a scazzottate perché è geloso, dopo che ti ha detto che non vuole una relazione perché lui è in una situazione troppo complessa, troppo marcia, troppo... troppo. Ma di cosa stiamo parlando, scusate? Io se voglio stare con qualcuno ci sto, non ci stipulo un contratto. E ok che il Signor Grey ha delle fantasie particolari, ma non ci vuole un'ora e mezza di film per dire che gli piace il sadomaso, lo si dice e pace. Anastasia è pur carina, ma non è l'unica donna di questo pianeta e se non gradisce l'articolo grazie e arrivederci. E invece no, perché per 125 minuti si parla minuziosamente di ogni "scabroso" dettaglio, di tecniche per lo sculacciamento, di dildo, di penetrazioni e cose così, senza che si avverta mai per davvero il desiderio sessuale tra questi due, senza che si percepisca l'affetto genuino che dovrebbe stare alla base del loro rapporto e far superare al pubblico le azioni bambocce da ragazzini come fare a pugni per la propria donna (ma poi, ancora? Davvero?). Io, personalmente, sono rimasto avvilito nel vedere che l'amore ai tempi dell'iPhone 6 passa attraverso una minuziosa contrattazione che vuole lui a dormire fuori dalla camera da letto di lei, che la obbliga a passare i suoi weekend presso la sua residenza a fare ciò che lui vuole fare, che le ricorda a quanti incontri sessuali dovrà partecipare e quanti orgasmi gli dovrà procurare, in che maniera e con che tecniche. Lei dice "Sì, signore", io direi vai a cagare (e scusate il francesismo).
Poi a parte le prepotenze da bulletto e gli occhi a cuore di lei perché dopo che gli regala la verginità non ci capisce più niente, mi rendo conto anch'io che questa è una storia inventata, che la situazione è più che peculiare e che grazie a Dio c'è ancora gente che per vivere una storia d'amore non ha bisogno di trascriverla in un contratto, però rimane il fatto che constatare i milioni di lettori e di spettatori che il franchise ha avuto emette una sentenza innegabile, ovvero che questa storia, proprio questa qui, è piaciuta e anche molto. Non so, a me spaventa. Perché è vero che io per primo, pagante, sono andato a vedere questo film, ma non so dire in quanti troveranno questa storia idiota, volgare, sciocca, divertente, bella, stupenda o il modello a cui protendere quando si parla di relazione amorosa. Se - di nuovo - fossi una donna, non vorrei mai un fidanzato come Christian Grey, e non certo perché ha quel segretuccio del bondage, ma per quell'idea becera di uomo che ti possiede, che ti ha e ti detiene come bene prezioso da proteggere e custodire, che ti dimostra il suo amore attraverso tanti di quei cliché che non sai più nemmeno come farglielo capire che se invece di regalarti una macchina ti regalasse una relazione sentimentale e sessuale normale tu saresti più felice. E per sessualmente normale intendo vissuta con normalità e serenità, senza tutta la farsa che montano in questo film.
Film che, come sappiamo, avrà altri due sequel che mi spiegheranno come diavolo pensano di portare avanti sta boiata, visto che dall'orrendo finale tronco di questo primo episodio ho capito che lei è rimasta sconvolta perché lui l'ha sculacciata. Mi scuso per lo spoiler, ma bisogna dirlo a voce alta che lei è una cretina, se lo lascia per questo. Cioè ma allora di cosa abbiamo parlato per due ore, di raccolta differenziata? Lo lasci perché mette in pratica le 2.000.000 di regole che avete deciso insieme e non perché è un bamboccio maschilista? Rimango perplesso.
Insomma, come è evidente "Fifty Shades of Grey" non è certo un prodotto cinematografico che mi ha colpito in positivo; depurato da ogni visione in chiave socio-antropologica (forse comincio a delirare) è perfino divertente perché regala momenti comici involontari a iosa (non potrete più fare a meno di mordervi il labbro). Però davvero tutto ciò non basta a renderlo anche solo passabile. E' un film vuoto, carico solo di un'immagine patina e glam di come Hollywood e E.L. James hanno rivestito l'erotismo spiccio. Non c'è molto da vedere qui, nonostante le promesse e dubito che i prossimi due titoli miglioreranno anche se rimango fiducioso e con la speranza che, più di questo, possano colpirmi. Forte.
Film 1373 - Cinquanta sfumature di nero
Box Office: $567.7 milioni
Consigli: Attesissimo, chiacchieratissimo e di gran successo. Insomma, uno di quei titoli che bisognerebbe vedere per capire perché tutti ne parlino. Va detto subito che è brutto e privo di una storia, ma sono sicuro che nella vita ci siano modi ben peggiori di passare il proprio tempo. Cast abbastanza buono (nonostante la scelta di scritturare Rita Ora, di cui ancora ignoro la professione), regia migliore del previsto, bella colonna sonora. E' un po' come "Twilight", anche se manca il triangolo e la perversione della figlia che si innamorerà dell'uomo con cui la madre ha avuto un'affaire. Che poi, chi può dirlo? Magari in "Cinquanta sfumature di nero" o "Cinquanta sfumature di rosso" ci sarà anche questa bella sorpresa! Nell'attesa, il grigio sta bene su tutto, tanto vale dargli una chance. Almeno ci si fa una risata.
Parola chiave: Controllo.

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Film 898 - Automata

Tornato ieri da due bellissime settimane in Giappone, devo recuperare ancora una marea di film che ho visto ormai chissà quanto tempo fa...
Questa pellicola ci aveva attirato principalmente per un trailer accattivante e l'interessante combinazione di estetica hollywoodiana minata a una produzione spagnola.

Film 898: "Automata" (2014) di Gabe Ibáñez
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: "Autómata" parrebbe un buon titolo finché non ci si addentra davvero all'interno della storia. I primi minuti, le prime scene, la ricostruzione, il cast internazionale... Tutto sembrerebbe suggerire un tentativo riuscito di rubare ad Hollywood il monopolio fantascientifico riuscendo a produrre un titolo commerciale europeo di pari livello. Più, però, la storia procede e più ci si rende conto che non si è, in effetti, in tale scenario.
Gli sforzi tecnici sono evidenti, eppure la storia non riesce mai per davvero ad ingranare e rimane semplicemente un'insieme di buone promesse che non trovano un riscontro effettivo durante lo svolgimento della trama. L'intrigante incipit distopico di un mondo in cui i robot sono parte della vita quotidiana delle persone (specialmente di una certa élite) e sono sotto il controllo umano grazie ad una serie di regole che gli impediscono di fare del male agli esseri umani o autoripararsi (Asimov mi senti?), non va oltre le interessanti premesse, finendo per riproporre all'infinito le stesse domande e implicazioni, senza prodursi in qualcosa di veramente concreto. Ok, vengono scoperti robot che si autoriparano e...? Niente, scappano in mezzo al deserto.
Forse sopraffatto dalla ricerca di un bilanciamento tra spettacolarità da esibire e una valorizzazione scientifica che rendesse giustizia alla trama, Gabe Ibáñez (regista e anche tra gli sceneggiatori) non riesce a districarsi bene tra gli snodi della vicenda che vuole mostrare, finendo nella seconda parte del film per non centrare minimamente le aspettative nettamente caricate durante il primo tempo. Sembra sempre di essere sull'orlo di una rivoluzione, di una guerra civile o comunque di un cambiamento tanto violento e importante da cambiare il destino dell'umanità, mentre nella realtà ciò che verrà mostrato è un'emigrazione, la scelta di abbandonare un territorio ostile verso un ponte che regalerà la libertà ai robot fuggiaschi. Un po' deludente, nonostante alcune implicazioni (non sviluppate dalla storia).
Sceneggiatura a parte, comunque, "Automata" ha anche un altro paio di problemi, uno connesso all'altro. Innanzitutto manca fortemente di un'identità personale. C'è troppo di preso in prestito ("Blade Runner", "Terminator", "District 9" "Io, Robot", "Elysium" ma anche l'imminente "Ex Machina" di Alex Garland in uscita a giugno) e talmente tanto mescolato da proporre un rimpasto francamente un po' irrilevante, a volte anche brutto. Poi la mancanza di tempistiche giuste. Forse proprio per adeguarsi allo standard che le pellicole citate hanno imposto sulla scena mondiale, questa produzione si è trovata a dover fare i conti con un linguaggio sci-fi oggi particolarmente articolato e in continua evoluzione. Il futuro distopico, la civiltà in rovina, le macchine coscienti sono tutti temi assolutamente attuali al cinema e questo film, trattando proprio di questo, ha dovuto cercare il suo linguaggio per mettere in scena le proprie idee. Peccato che i centrali robot ultratecnologici siano di una lentezza inimmaginabile sia per quanto riguarda i movimenti, sia per ciò che concerne la parola. Una scena dopo l'altra, lo spettatore non può fare a meno di chiedersi perché non si prema di più sull'acceleratore. Stiamo parlando di una storia di fuga, di una pellicola d'azione che vede inseguimenti, sparatorie ed effetti speciali a pioggia. E allora perché sembra sempre tutto così lento? Chiaramente la Spagna non è Hollywood (e non lo dico certo in senso dispregiativo!) e necessariamente i tipi di linguaggio cinematografico sono diversi, come le possibilità regalate dal budget. Ma allora non posso fare a meno di chiedermi perché ricercare un cast internazionale (Antonio Banderas, Birgitte Hjort Sørensen, Dylan McDermott, Robert Forster, Tim McInnerny, Melanie Griffith, David Ryall e Javier Bardem) per richiamare un'audience internazionale se poi le possibilità di mettere in scena qualcosa che valga la pena di essere visto non ci sono. Perché per quanto accattivanti nell'aspetto, i robot non sono sciolti, ma sempre legatissimi nei movimenti, quasi statici e non si può fare a meno di domandarsi come si possa mettere in scena una storia di azione con dei protagonisti che per fare un passo ci mettono 30 secondi.
Insomma, il risultato finale, come si capisce, mi ha deluso essendo stato certamente non conforme alle mie aspettative. E' meno puramente d'intrattenimento di quanto il trailer non faccia credere, eppure nemmeno dal punto di vista dei contenuti riesce a compensare la mancanza di buone scene d'azione. Banderas è quasi sempre un buon protagonista, Melanie Griffith è uno scempio di chirurgia facciale ma, nonostante tutto, la loro scena insieme è forse la migliore di tutto il film. Anche se, chiaramente, non basta.
Box Office: $5.681.069 (incasso totale di alcuni mercati internazionali - tra cui l'Italia - fornito da Box Office Mojo)
Consigli: Tra i titoli di fantascienza direi che non è certo il più rappresentativo e, anzi, mi ha spesso ricordato "Blade Runner" e alcuni altri film dello stesso genere. Diciamo che, viste le premesse, ci si aspetterebbe di più da questo titolo chiaramente commerciale e di intrattenimento. Da quest'ultimo punto di vista, in particolare, devo dire che spesso manca quella spinta, quella marcia in più che trasporta una storia come questa alla strizzatina d'occhio al genere dei film d'azione. E' una pellicola che può andare benissimo per gli amanti delle storie fantascientifiche catastrofiche o per gli appassionati di robot e implicazioni etiche connesse. Per gli altri, forse, può risultare alla lunga un po' piatto.
Parola chiave: Orologiaio.

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