lunedì 29 febbraio 2016

Oscars 2016: What a surprise!

Non avevo pensato di pubblicare un altro post sugli Oscar, ma la cosa si rende necessaria.
Solitamente i pronostici sono più o meno azzeccati, per cui risulta inutile aggiungere altro rispetto ai commenti precedenti alla cerimonia, ma quest'anno 2 o 3 soprese di rilievo ci sono state, a partire dal premio per il Miglior film. Contro ogni pronostico, infatti, è stato "Spotlight" a vincere e non il super favorito "The Revenant" che, comunque, si è portato a casa 3 premi. Il film di Tom McCarthy, invece, si aggiudica solo due vittorie e sì, il 'solo' è voluto. E' dal 1953 con "Il più grande spettacolo del mondo", infatti, che una pellicola premiata come miglior film dell'anno riceve meno di 3 riconoscimenti: sembra strano ed è strano, eppure IL film dell'anno secondo l'Academy lo è in assoluto, ma non in tutti i suoi aspetti.
Da questo punto di vista è "Mad Max" a farla da padrone con ben 6 Oscar su 10 nomination, il che mi ha fatto perfino ben sperare per un istante: magari non avrebbe vinto per la regia, ma avrebbe trionfato come Miglior film o viceversa. E invece no, ogni tanto le sorprese ci sono anche agli spesso prevedibili Academy Awards.
Rimanendo sulle sorprese, credo che la successiva più eclatante sia la vittoria di Mark Rylance per "Bridge of Spies" contro il favorito Stallone. Non che l'attore non lo meriti, ma sicuramente l'idea dell'happy ending per Rocky Balboa dopo una tanto tribolata carriera cinematografica pareva quella cigliegina sulla torta che tanto piace agli americani. Così non è stato, si accontenterà del più scontato Golden Globe che, per non smentirsi, aveva optato per un'altra scelta facile nella categoria attoriale, quella della Miglior attrice non protagonista. L'Academy, invece, snobba la Winslet - che, hey, è una delle migliori attrici in circolazione, ma no, questo ruolo non era il suo migliore - e premia giustamente Alicia Vikander per una parte solo apparentemente facile. Ho sperato fin dall'inizio per la sua vittoria e vederla trionfare è stato un piacere.
L'ultimo vero momento inaspettato della serata è legato alla miglior canzone: Lady Gaga, dopo il Golden Globe di gennaio, si becca una candidatura agli Oscar con una canzone sugli abusi sessuali per un documentario sullo stesso tema. La vittoria sembrava scontata, pareva davvero il suo anno. La sua performance durante la serata è stata tutto tranne che sobria e, anzi, l'ho trovata esagerata e la canzone - che non avevo mai sentito - non mi è piaciuta per niente. Eppure la tematica impegnata e le indiscusse doti canore erano tutte a favore di Gaga. Invece, sopresa, a vincere è stato Sam Smith per la canzone portante di "Spectre", la seconda di fila della saga di James Bond a vincere nella categoria dopo "Skyfall" di Adele.
Smith, evidentemente scioccato per la vittoria, sul palco ha dedicato la vittoria alla comunità LGBT in quanto primo omosessuale dichiarato a vincere un Oscar (la polemica derivava da Ian McKellen che, dopo la questione della mancanza di diversità nelle categorie attoriali per il secondo anno di fila, ha fatto notare che anche la comunità omosessuale si è vista spesso non tenuta in considerazione dall'Academy).
Dunque una serata inaspettatamente e solo per certi versi imprevedibile, il che è sempre un bello spettacolo. Sono felice per molte delle scelte risultate da questi Oscar 2016, in primis per DiCaprio. Per i vincitori di tutte le categorie, il link di seguito:
Oscars 2016: nomination e vincitori
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 26 febbraio 2016

Film 1079 - Jurassic World

Mio padre voleva rivederlo, così mi ha regalato il dvd che, ovviamente, gli ho subito prestato.
Film 1079: "Jurassic World" (2015) di Colin Trevorrow
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Poe non era particolarmente interessato a vedere questo "Jurassic World", ma l'ho costretto: a me anche alla terza visione la pellicola ha soddisfatto e - sorpresa -, pare aver soddisfatto pure lui.
Gli effetti speciali sono spettacolari (e stranamente snobbati agli Oscar di quest'anno), il castè di tutto rispetto e i dinosauri sono sempre protagonisti affascinanti da guardare. Chris Pratt e Bryce Dallas Howard formano una bella coppia - ma che strano il loro primo bacio! - pur non dovendo recitare granché.
Tutto sommato un'esperienza visiva potente, un'avventura divertente e un'incursione nel parco giurassico che vale la pena di fare.
Ps. "Jurassic World 2" è in arrivo in America il 22 giugno 2018.
Film 953 - Jurassic Park
Film 955 - Il mondo perduto - Jurassic Park
Film 957 - Jurassic Park III
Film 961 - Jurassic World
Film 965 - Jurassic World
Film 1361 - Jurassic World
Cast: Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Nick Robinson, Ty Simpkins, Vincent D'Onofrio, Omar Sy, B. D. Wong, Irrfan Khan, Jake Johnson, Judy Greer, Lauren Lapkus, Katie McGrath, Jimmy Fallon.
Box Office: $1.670 miliardi
Consigli: A questo punto posso solo dire che per me è un film divertente, piacevole e di grande intrattenimento. Chiaro che il primo "Jurassic Park" è imbattibile, vero e proprio capolavoro sottoforma di blockbuster. Qui non siamo di fronte a un titolo così forte, ma sicuramente in grado di lasciare soddisfatti se si è in cerca di puro, facile disimpegno.
Parola chiave: Indominus‍ Rex.

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#HollywoodCiak
Bengi

Film 1078 - Katy Perry: The Prismatic World Tour

Regalo di Natale che più azzeccato non poteva esserci!
Film 1078: "Katy Perry: The Prismatic World Tour" (2015) di Russell Thomas
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Katy è Katy e non ci posso fare niente: a me piace.
Lo so, canta dal vivo che a volte fa orrore e le canzoni sono più che altro molto orecchiabili, ma non so cosa ci sia in lei che tanto mi attrae. Tant'è, il dvd di questo concerto me lo sono gustato per bene. E' stato come tornare a Milano alla tappa del 21 febbraio 2015 quando ho assistito dal vivo al tour - il suo secondo su 3 che vedo - qui però con una vista preferenziale. Questo titolo, diversamente dal precedente "Katy Perry: Part of Me" apparso al cinema è esclusivamente il racconto filmato di tutto il concerto, un one woman show tutto in mano alla Perry che canta, balla, si dimena, vola e parla abbondantemente con il pubblico (australiano). E' tutto molto spettacolare e, a livello di montaggio, davvero ben architettato, così da sembrare un eterno videoclip dinamico, costantemente in movimento, coloratissimo. Piaccia o meno l'artista, è innegabile che l'esperienza del Prismatic World Tour sia piacevole e di grande intrattenimento. Per chi lo ha apprezzato, questo regalo portato in tv da Epix è certamente un ulteriore strumento con cui apprezzare lo show.
La scaletta:
"Roar"
"Part of Me"
"Wide Awake"
"This Moment" / "Love Me"
"Dark Horse"
"E.T."
"Legendary Lovers"
"I Kissed a Girl"
"Hot n Cold"
"International Smile" / "Vogue"
"By the Grace of God"
"The One That Got Away" / "Thinking of You"
"Unconditionally"
"Walking on Air"
"It Takes Two"
"This Is How We Do" / "Last Friday Night (T.G.I.F.)"
"Teenage Dream"
"California Gurls"
"Birthday"
Encore
"Firework"
Ps. Questo tour ha incassato in tutto il mondo circa $204.3 milioni di dollari.
Film 455 - Katy Perry: Part of Me
Cast: Katy Perry.
Box Office: /
Consigli: Stiamo parlando di un prodotto mirato esclusivamente ai fans della Perry o degli show musicali in grande stile. Se le canzoni o la cantante non piacciono, meglio lasciar perdere. Gli indecisi potrebbero anche trovarlo piacevole, visto che si tratta di un concerto molto ben organizzato, cantato discretamente e molto, molto spettacolare. Anche solo il finale con "Fireworks" basta da solo a dimostrarlo. Nel caso si avesse voglia di un po' di musica pop coloratissima, spensierata, piacevole, questo "Katy Perry: The Prismatic World Tour" può essere un valido accompagnamento.
Parola chiave: Live.

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Bengi

giovedì 25 febbraio 2016

Film 1075 - X-Files - Il film

Ho passato gli ultimi mesi in una sorta di bolla. Tutti i giorni, per non so quanti, ho recuperato tutti gli episodi di questa serie cult, dal primo della prima stagione del 1993 fino all'ultimo della rinnovata decima stagione conclusasi 3 giorni fa. In mezzo, esattamente tra la fine della quinta serie e l'inizio della sesta c'è questo film. Che, ovvio, non mi sono lasciato sfuggire.
Film 1075: "X-Files - Il film" (1998) di Rob Bowman
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Rivedere tutto "X-Files" è stato più che un ripasso, una vera e propria scoperta. Nel '93 avevo 6 anni, non mi era permesso vedere certe cose in tv e per lungo tempo la situazione è rimasta invariata. La serie si è conclusa nel 2002, quindi qualche episodio qua e là lo avevo accidentalmente visto, pur non avendo pienamente idea di quali fossero le varie trame e sottotrame, i punti cardine, i tempi principali di questa serie assolutamente cult. Ecco perché ho deciso che, all'alba di un nuovo inizio - una sorta di revival proposto da Fox - avrei recuperato tutti e 201 gli episodi così da arrivare preparato alle 6 puntate speciali che sarebbero state trasmesse all'inizio di questo 2016 (24 gennaio - 22 febbraio). La verità è che sono arrivato leggermente lungo, per cui ho finito i vecchi episodi domenica 21 e, con un po' di tristezza, terminato anche quelli speciali nella mattinata di oggi. In mezzo c'è stato, appunto, "X-Files - Il film" (per la verità ce ne sarebbe un secondo di capitolo cinematografico, "X-Files: Voglio crederci", che ricordo vidi al cinema un'estate a Porto Recanati, ma fu così brutto che mi rifiuto di rivederlo, anche perché diversamente da questo, non è collegato agli eventi della serie).
Il discorso sugli X-Files e sulla pellicola in questione va preso nella sua interezza, perché è stato, appunto, una sorta di ritiro spirituale nell'ambito delle serie tv, un mio personalissimo progetto che mi ha costretto ad un isolamento volontario e catapultato indietro nel tempo di un ventennio, con tutte le conseguenze annesse. La prima stagione del telefilm, infatti, è quasi più un esperimento, acerba e spesso lunga nei tempi, a volte noiosa. Con il passare degli anni, alternando episodi che Wikipedia definisce "Monster-of-the-Week" - ovvero quelli che presentano i casi paranormali scollegati - a quelli che seguono la trama principale, lo show prende sempre più una forma autonoma e matura che culminerà con le serie centrali, per poi un po' perdersi nel momento in cui Duchovny deciderà di apparire meno spesso nella serie per perseguire la sua carriera personale. Ciononostante lo show rimane un prodotto di qualità interessante e certamente innovativo per l'epoca, senza contare la quantità inimmaginabile di dettagli e indizi che vengono spiegati anche a distanza di anni, ripresi e rimpolpati di elementi che vanno ad infittire una trama già di per sé particolarmente articolata e complessa. I casi con la "X" sono quelli irrisolti e inspiegabili, per i quali una spiegazione razionale dell'accaduto parrebbe non essere possibile e ai quali è assegnata una squadra speciale dell'FBI che vi investighi. Sappiamo tutti chi sono perché negli anni '90 sono stati gli agenti speciali più famosi del pianeta: Fox Mulder e Dana Scully (rispettivamente David Duchovny e Gillian Anderson).
E anche qui i due si daranno da fare per sgominare complotti, scoprire verità nascoste, riportare alla luce i vari insabbiamenti da parte di cattivi e burattini dei cattivi, il tutto col rischio concreto di non rivedere più aperta l'unità dell'FBI dedicata agli X-Files. Con questa spada di Damocle sulla testa, Mulder e Scully passeranno dal Texas allo Utah, da Washington all'Antardite, inseguendo le tracce di una colonizzazione aliena e di virus iniettato dalla puntura delle api. Siamo alle prese, insomma, con i classici casi della serie tv, pur con l'innesto testosteronico di quei 66 milioni di dollari di budget che permettono alla sceneggiatura di Chris Carter di permettersi non solo cospirazioni più grandi, ma anche effetti speciali di un certo livello. La verità, però, è che il risultato finale è solo parzialmente riuscito: nonostante tutta la buona volontà, il salto dal piccolo al grande schermo è sempre un azzardo e non permette di rispettare quelle atmosfere e quegli elementi particolari che fanno affezionare il pubblico alla serie tv. Pur mantenendo quelli che possiamo definire i toni di "X-Files", questo primo capitolo cinematografico non riesce a regalare al pubblico quel qualcosa in più di spettacolare e che vale assolutamente la pena di vedere che, invece, ci si sarebbe aspettati. O almeno io mi aspettavo assolutamente. Per cui "X-Files - Il film" è certamente un buon esempio di trasposizione cinematografica di un prodotto che nasce televisivo ("Sex and the City" mi senti?), ma non è una pellicola del tutto riuscita.
Cast: David Duchovny, Gillian Anderson, Martin Landau, Blythe Danner, Armin Mueller-Stahl, Mitch Pileggi, John Neville, William B. Davis, Terry O'Quinn, Dean Haglund, Bruce Harwood, Tom Braidwood.
Box Office: $189.2 milioni
Consigli: I fan della saga lo avranno amato e lo ameranno ancora, specialmente se lo si confronta con quell'orrore noioso che è il secondo episodio al cinema. I nostalgici di Mulder e Scully apprezzeranno la piacevolezza del tornare a investigare coi due detective dell'FBI più famosi del mondo e, anche, del ritornare a giocare col paranormale, tra alieni e vaccini, virus misteriosi e uomini che fumano incessantemente sigarette. Questo film-ponte tra la quinta e la sesta stagione è ricco di tutti quegli elementi che hanno fatto innamorare di "X-Files" milioni di persone in tutto il mondo. Tutti gli altri ne saranno meno entusiasti e, forse, lo catalogheranno come il solito film fantascientifico più adatto ai veri appassionati del genere. E' carino, ma non molto di più.
Parola chiave: Api.

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Bengi

mercoledì 24 febbraio 2016

Film 1074 - Nightmare Before Christmas

L'occasione per rivederlo si è presentata a Natale, con Poe a casa da solo e io in solitaria dopo la cena della vigilia coi miei. A casa, sul divano, si è... consumato l'incubo prima del Natale!
Film 1074: "Nightmare Before Christmas" (1993) di Henry Selick
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Collego "Nightmare Before Christmas" a un ricordo della mia infanzia, ormai indelebile. In giro per il centro con i miei genitori, in via Indipendenza incrociamo un rivenditore ambulante che, tra le altre cose, ha il VHS del film. Lo desideravo tantissimo, perché era un cartone animato e lo volevo vedere a tutti i costi (avevo 6 anni) e i miei, alla fine, cedono. Quando a casa poi lo vidi - anche se era palesemente registrato illegalmente al cinema e la qualità audio/video era quella che era - fui felicissimo. Quella videocassetta è ancora sullo scaffale della libreria nel salotto dei miei.
Gli anni sono passati, alla fine ho comprato il dvd, ma il mio giudizio su "The Nightmare Before Christmas" è sempre lo stesso: CA-PO-LA-VO-RO. Non c'è altro modo per descriverlo.
Bellissimo, affascinante e spaventoso allo stesso tempo, con musiche indimenticabili - che poi scoprire che erano interpretate da Renato Zero da ragazzino mi aveva spiazzato - e una storia meravigliosamente gotica che mette a confronto Halloween e Natale, il tutto per un risultato finale che è straordinario da guardare, non importa a quale età.
Insomma, non so da quanti anni non rivedessi questa pellicola e immergermici nuovamente è stato bellissimo, riportandomi a sensazioni e immagini che mi sono subito tornate familiari. Chissà che anche quest'anno non mi godrò "Nightmare Before Christmas" a Natale, magari inaugurando una nuova tradizione...
Ps. Candidato agli Oscar del 1994 per i Migiori effetti speciali.
Cast: Chris Sarandon, Danny Elfman, Catherine O'Hara, William Hickey, Glenn Shadix, Ken Page; Renato Zero (Italia).
Box Office: $75,082,668 milioni (solo USA)
Consigli: Cult da vedere assolutamente. Vero gioiellino dell'animazione in stop-motion, forse capostipite mainstream del genere, uno dei miei film preferiti fin dall'infanzia. Lo consiglio caldamente perché è veramente bello, ben fatto, poetico e innovativo. Da un'idea di Tim Burton (quando ancora ne aveva di interessanti).
Parola chiave: Alberi delle Feste più Liete.

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Bengi

lunedì 22 febbraio 2016

Film 1099 - Carol

In streaming non trovavo il link, al cinema è passato quasi inosservato, eppure dovevo recuperare questa pellicola a tutti i costi.
Film 1099: "Carol" (2015) di Todd Haynes
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: "Carol" mi è piaciuto, ma forse era un po' scontato che sarebbe stato così. C'è Cate Blanchett, una che da sola ti fa tutto il film, c'è una storia d'amore, c'è quella stessa Rooney Mara che ha vinto a Cannes come Miglior attrice, c'è Todd Haynes, ci sono gli anni '50 e i costumi di Sandy Powell. Un mix di elementi positivi che, insieme, portano a un risultato finale di gran classe, esteticamente bellissimo, recitato alla perfezione. Mi tengo un 'ma', che lascio per dopo.
Credo che si possa già dire che, riserva per i costumi a parte, "Carol" sarà certamente uno dei film snobbati agli Oscar di questa domenica. Fino ad ora, nonostante una pioggia di candidature a praticamente qualunque manifestazione, il film non è riuscito a portarsi a casa nulla dalle nomination che contano. La Blanchett è troppo fresca dell'incetta di premi fatta giusto un paio di anni fa per "Blue Jasmine" mentre Mara ha avversarie più agguerrite di lei (vedi Kate Winslet e Alicia Vikander, mia personale favorita), per cui le categorie attoriali sono assolutamente da escludere. Saranno giusto le voci tecniche a poter dare qualche speranza, nella fattispecie la Powell - quest'anno in gara anche contro se stessa - e forse la fotografia di Edward Lachman. Per il resto la vedo molto, molto dura.
Di fatto "Carol" è una di quelle pellicole belle e ben fatte che, però, ha sempre un competitor più forte. Il grande favorito "The Revenant" svetta su tutti ed oscura le possibilità delle altre produzioni, eppure ci sono titoli molto più interessanti, come "Spotlight" e "Mad Max", che potrebbero veramente farla da padrone piuttosto che l'ultima fatica di Iñárritu. In ogni caso, per il nostro "Carol", le speranze sono poche.
A prescindere da premi e vittorie, quello che rimane del film di Haynes è, in primis, una pacatezza ed educazione che oggi sono totalmente fuori dal nostro tempo. Il dramma si consuma bruciante, sconvolge vite e situazioni, eppure si fatica a perdere la calma e l'unico momento di drammaticità (leggi pistola), rimane un caso isolato di straziante dolore e tradimento che giustifica uno sconvolgimento emotivo tanto teatrale. Per il resto sono le parole a fare la differenza, a costruire quell'impalcatura che sorreggerà l'intreccio sentimentale delle due protagoniste e, di riflesso, dei loro sfortunati corteggiatori. In poche parole: cosa poteva significare, a inizio anni '50, essere lesbica? Amare, desiderare persone del proprio sesso, pur non potendolo dichiarare, dovendolo declassare a pulsione deviata, malattia da curare, orrore da reprimere e nascondere, in funzione di una facciata pubblica che fosse quanto più rispettabile e decorosa possibile. L'amore gay - che ancora oggi fatica a trovare quell'inclusione nella normalità da parte dell'opinione pubblica - è un amore proibito, da consumarsi entro le mura di una fortezza sicura, lontano da sguardi indiscreti o pericolosi. E allora, al di fuori dei luoghi sicuri, sono le parole a mantenere vive le emozioni delle persone, a costruire il non detto che, insieme ai piccoli gesti - una mano su una spalla, un sorriso - lasciano alle persone la sensazione che l'amore che stanno provando sia vivo, reale e presente, non solo un attimo di nascosta felicità. In questo, "Carol" è un racconto particolarmente efficace, in grado di focalizzarsi su tutti quegli aspetti che caratterizzano e riempiono di valore la storia roamntica fra la giovane Therese Belivet e Carol Aird.
Quello di cui ho sentito la mancanza, invece, è una connessione genuina con la storia per la maggior parte del tempo. C'è stata, poi, ma solo nel finale, nel momento in cui Carol cede sull'affidamento e, di fronte al marito e agli avvocati, svela se stessa e le sue debolezze e paure regalandoci una Blanchett fino a quel momento privata di una vera e propria scena madre. E' lì che, finalmente, ho sentito quel brivido, ho provato quella sua stessa paura di perdere, la stanchezza e la pesantezza della lotta senza fine, la comprensione finale della verità, ovvero che lei e la sua condizione non sarebbero cambiate, al pari dei tempi in cui vive. Haynes finalmente lascia all'attrice tutta la scena e non la spezza con il montaggio, puntandole la camera addosso quasi a denudarla, lasciandola in pasto allo spettatore che, alla fine, ne coglie appieno la fragilità sino a quel momento resa inafferrabile da una costruzione del personaggio molto estetica e glamour, eppure spesso impenetrabile oltre la superficie.
E' appunto questo il 'ma' di cui parlavo all'inizio: le bellissime immagini, le grandi performance attoriali delle protagoniste, costumi e scenografie concorrono tutti a delineare un "Carol" esteticamente perfetto e magnifico da guardare, ma difficile da seguire. Mi spiego meglio: se la regia insiste molto su dettagli e primi piani, quello che fa il montaggio - per assecondare tutte queste particolarità - è di fatto spezzare la narrazione che di conseguenza si priva di lunghi momenti di approfondimento sulle sue protagoniste. La Blanchett meritava la scena dell'udienza per la custodia perché altrimenti la sua Carol sarebbe stata semplicemente una donna forte che si confronta con il suo destino e fa ciò che deve fare per difendere se stessa e l'amore che la lega alla figlia. Rooney Mara, che è la vera protagonista della storia, ha più momenti di intimità per il suo personaggio, ma la debolezza e insicurezza di quest'ultimo finisce per tramutarsi più in una sorta di freddezza per la maggior parte del tempo. Il finale saprà riscattare entrambe.
Dunque, per concludere, "Carol" è un buon esempio di cinema bello da vedere, intrigante e interessante, che regala al pubblico una storia d'amore struggente, complicata e che ricerca una normalità difficilmente pensabile per l'epoca. Siamo ormai quasi più abituati alle storie d'amore gay al maschile, per cui ritengo sia utile ricordarci ogni tanto che gay non sono solo gli uomini, che l'amore "omo" è anche quello tra donne. La storia è raccontata bene - anche perché per una buona parte del primo tempo non c'è molto da raccontare -, le due protagoniste sono perfette, tecnicamente il film è inappuntabile. Avrei calcato meno col montaggio, ma questa è un'opinione personale.
Cast: Cate Blanchett, Rooney Mara, Sarah Paulson, Kyle Chandler, Jake Lacy, John Magaro, Cory Michael Smith.
Box Office: $31.7 milioni
Consigli: Tra i film degli Oscar che volevo vedere, questo era certamente uno dei più attesi. Non ha tradito le mie aspettative e ho apprezzato la storia, drammatica e certamente non per tutte le occasioni. L'amore lesbo è un amore normale e questo è un bellissimo messaggio che ora più che mai non è scontato in un paese come l'Italia. Per cui scegliere di vedere "Carol" non è solo scegliere di vedere un bel film, ma anche ricordare a se stessi che il sentimento prescinde dalle categorie, da ciò che è comunemente prestabilito o imposto. Tenerlo a mente fa sempre bene, vederlo così normalmente rappresentato sullo schermo da speranza.
Parola chiave: Waterloo.

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Bengi

venerdì 19 febbraio 2016

Film 1072 - Sex and the City

E ogni tanto ne sento la mancanza...
Film 1072: "Sex and the City" (2008) di Michael Patrick King
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Rivedere "Sex and the City" è un po' come tornare a casa dopo un lungo viaggio, ti fa sentire bene, ti coccola e ti aiuta a riposarti. Ancora febbricitante, avevo bisogno di un titolo che mi lasciasse col sorriso, mi intrattenesse e mi piacesse in maniera certa, per cui ho rispolverato il fascino newyorkese delle 4 ragazze che amano la città e parlano di sesso. Sì, il discorso è sempre lo stesso: film e telefilm sono due cose completamente diverse - non c'è niente da fare - ma l'atmosfera è la stessa e Carrie & co. sono inimitabili, per cui anche senza il brivido della serie, posso dire che il film funziona egregiamente per noi nostalgici pur non essendo niente di eccelso. Tradotta in linguaggio cinematografico, la serie tv perde molto del suo appeal, della sua freschezza e dinamicità, eppure rivederlo mi mette sempre di buon umore. Avrei rivisto di seguito anche il secondo (e più brutto) film, ma mi sono astenuto. Se avrò bisogno di altra magia da "Sex and the City" potrò rifarmi con quello.
Film 122 - Sex and the City
Film 221 - Sex and the City
Film 405 - Sex and the City
Film 121 - Sex and the City 2
Film 205 - Sex and the City 2
Film 253 - Sex and the City 2
Film 406 - Sex and the City 2
Film 1377 - Sex and the City 2
Cast: Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth, Jennifer Hudson, Candice Bergen, David Eigenberg, Evan Handler, Jason Lewis, Lynn Cohen, Mario Cantone, Willie Garson, Gilles Marini, Dreama Walker.
Box Office: $415.2 milioni
Consigli: Caruccio, superficiale, divertente, ottimo per un intrattenimento veloce e senza pretese. può non piacere agli irriducibili della serie, ma per quanto mi riguarda èha comunque un valore affettivo che non posso non considerare. Niente di che, ma - come direbbe mia nonna - di compagnia.
Parola chiave: Municipio.

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Bengi

giovedì 18 febbraio 2016

Film 1071 - Attrazione fatale

Proseguendo sulla via della guarigione, il mio weekend di prigionia causa febbre mi ha regalato anche questa pellicola di culto che - lo ammetto - non avevo mai visto prima!
Film 1071: "Attrazione fatale" (1987) di Adrian Lyne
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: E alla fine l'ho visto. Dopo anni di spoilerone finale della scena nella vasca da bagno, mi sono impegnato a recuperare questo supercult che ha definitivamente lanciato nello spazio la carriera d'attrice della divina Glenn Close (una che, per capirci, nei soli anni '80 si è fatta 5 nomination all'Oscar).
Questa prima visione di "Fatal Attraction" mi ha soddisfatto, riportandomi così piacevolmente nelle atmosfere anni '80. La pazzia furente di Alex Forrest è qualcosa di pauroso e affascinante allo stesso tempo, un po' perché Dan Gallagher è un antipatico avvocato newyorkese che tradisce la moglie - il che, dunque, non depone a suo favore -, un po' perché il suo interprete è Michael Douglas, che non amo particolarmente, dunque la sensazione che mi ha accompagnato per tutta la visione è stata che un po' di tutta quella follia se la fosse meritata. Poi, ovvio che la donna è totalmente fuori controllo ed è il prototipo cool e glam delle stalker senza freni di oggi, ma rimane il fatto che, se non si considera il lato malsano, Alex/Glenn è veramente una donna irresistibile (e il nudo ce lo confermerà).
Il film è ben fatto e funziona, anche se chiaramente va riletto in chiave anni '80, altrimenti certe cose potrebbero risultare assurde. Alcune di esse - la moglie che non sospetta niente, il sesso selvaggio sul lavandino, l'audiocassetta di minaccia - riportano indietro nel tempo ad un linguaggio cinematografico e a una serie di elementi che appartengo a un periodo lontano e ci risultano necessariamente obsolete oggi. Una Alex 2016 andrebbe a cercare la geolocalizazione delle chiamate, minaccerebbe di mettere tutte le prove su internet, farebbe comunicati stampa, userebbe il cellulare per mandare foto osé o in pose da selfie.
Insomma, è evidente che questo sia un prodotto ormai "vintage", che pure non ha perso il suo fascino. Sexy, violento quanto basta, con una carica di suspense da non sottovalutare, "Attrazione fatale" è stato una bella scoperta.
Ps. 6 candidature agli Oscar dell'88: Miglior film, regia, attrice protagonista e non protagonista, sceneggiatura e montaggio.
Cast: Michael Douglas, Glenn Close, Anne Archer, Ellen Hamilton Latzen, Stuart Pankin, Ellen Foley, Fred Gwynne, Lois Smith, Jane Krakowski.
Box Office: $320,145,693
Consigli: Un pezzo di storia del thriller psicologico con annessa strizzatina d'occhio sexy, "Fatal Attraction" ha ormai delineato l'archetipo della donna malsanamente innamorata dell'uomo che non può avere. Feroce nella sua vendetta, inarrestabile nell'elaborare trappole, minacce e giochetti, di fatto l'ossessione di Alex Forrest è diventata un vero e proprio cult. Seguirla nel vortice di follia che metterà in scena è inquietante e disturbante, eppure coinvolgente: cosa si inventerà, adesso? Per saperlo basta guardare questo film. Non si rimane delusi.
Parola chiave: Coniglio.

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Bengi

mercoledì 17 febbraio 2016

Film 1070 - Nell'intimità - Intimacy

In un weekend forzatamente casalingo per via di una febbre scoppiata all'improvviso, qualche tempo fa mi sono trovato con molto tempo libero e la voglia di farmi stupire dall'offerta Sky. E così ho sperimentato.
Film 1070: "Nell'intimità - Intimacy" (2001) di Patrice Chéreau
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questo è un tipo di film che non guardo molto spesso, per cui mi sono lasciato convincere dalla scheda di presentazione di Sky Go. Ribadisco che avevo la febbre, per cui è stato tutto un po' strano, pellicola in primis.
Già, perché "Intimacy" è teoricamente un film erotico che racconta le avventure (anche sessuali) di due sconosciuti che il mercoledì pomeriggio di ogni settimana si ritrovano nell'appartamento di lui per fare sesso. Niente nomi, niente conversazioni, solo un rapporto fisico che non sfocia in altro. E fin qui ci sono ancora. Quello che poi afferro meno è il proseguo: a lui (Mark Rylance) scatta qualcosa, forse la ama, la cerca, la trova, insiste e continua perché vuole vederla. Lei (Kerry Fox) ha una famiglia, per cui il dubbio amletico sta nel tenersela o fare la classica follia. Ci ripenserà e rimarrà col brutto, ma buon marito (Timothy Spall) col quale ha anche un figlio e il nostro protagonista spiantato ed erratico finirà per ritornare al punto di partenza, con in meno l'appuntamento del mercoledì.
Cosa non ho afferrato, dunque? Diciamo un po' il senso generale di tutta l'operazione.
E' una storia sui sentimenti umani, sulle debolezze, sulla ricerca di qualcosa che non si sa cosa sia e, forse, anche sul caso e la casualità. Non amo particolarmente le storie che imbastiscono tutto un discorso, per poi tornare al punto di partenza, per cui sono rimasto leggermente scettico relativamente al risultato finale. Le scene di sesso, poi, molto esplicite, mancano però di quell'erotico e sensuale che ci si aspetterebbe. Per capirci, quello che ha il momento 'vaso di terracotta' di "Ghost" qui manca totalmente. L'esplicito si svolge nello squallore e proprio perché lo si riconduce fin da subito ad un'abitudine prestabilita e programmata in agenda, finisce per connotarsi in maniera rigida, formale, quasi obbligatoria, il che elimina radicalmente tutto l'elemento più piacevolmente coinvolgente e spontaneo che il sesso dovrebbe avere.
Dunque a parte aver visto molto da vicino le fattezze di Kerry Fox - per questo film vincitrice come Miglior attrice al Festival del Cinema di Berlino del 2001 - e Mark Rylance - candidato quest'anno all'Oscar per "Il ponte delle spie" -, non mi è rimasto molto di "Nell'intimità - Intimacy". Non so dire precisamente cosa mi aspettassi, forse qualcosa di più incisivo od oltraggioso.
Ps. Al Festival del Cinema di Berlino questa pellicola ha vinto anche per il Miglior film.
Cast: Mark Rylance, Kerry Fox, Alastair Galbraith, Susannah Harker, Timothy Spall, Marianne Faithfull, Fraser Ayres.
Box Office: $405,094
Consigli: Certamente si tratta di un titolo non per tutti, non per tutti i giorni. Le scene di sesso esplicito lo rendono inappropriato per molti contesti; la storia non esattamente scoppiettante predilige momenti pacati. Meglio vederlo con qualcuno con cui si sia in confidenza, anche per confrontarsi su ciò che si è visto così da imposare un dibattito. Io l'ho visto da solo e sono rimasto con non poche domande.
Parola chiave: Teatro.

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martedì 16 febbraio 2016

Film 1069 - Priscilla - La regina del deserto

E' vero, non lo avevo mai visto. E sì, sapevo che dovevo assolutamente recuperarlo.
Film 1069: "Priscilla - La regina del deserto" (1994) di Stephan Elliott
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Stupendo capolavoro, non so perché ho aspettato tanto per recuperarlo!
Colorato, pazzo, ironico, spesso geniale, glitterato e pailettato, "The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert" è un vero cult del genere e ora so anche perché. Si tratta di un vero e proprio viaggio - non solo attraverso l'Australia -, un'avventura molto gay e molto drag che diverte e intrattiene, riuscendo anche a lasciare un bel messaggio, costruttivo e positivo (che noi che ancora stiamo a discutere di unioni civili e disegni di legge siamo indietro anni luce).
Al di là dell'evidente imbarazzo retrogrado italiano, vedere una commedia del genere e scoprire che è datata 1994 fa capire non solo che accettare gli altri indipendentemente da chi o come siano è possibile, ma che lo è allo stesso tempo produrre una cultura popolare che sappia affrontare e gestire serenamente e in maniera matura un tipo di prodotto che della diversità non solo fa un vanto, ma anche uno sfoggio eccessivo. Mi rendo conto che non sia un prodotto per tutti, ma constatare che dopo tanti anni questa pellicola è diventata un vero e proprio cult, con tanto di musical e tournée, fa capire che qualche speranza pare esserci.
Le fantastiche Mitzi Del Bra, Bernadette Bassinger e Felicia Jollygoodfellow (rispettivamente Hugo Weaving, Terence Stamp e Guy Pearce) affronteranno non solo il deserto e la paura del palcoscenico ignoto, ma anche una serie di soggetti cafoni, violenti o strampalati, riuscendo a cavarsela rimanendo se stesse e ricordandosi a vicenda che l'amicizia è più forte della paura, dell'odio o della violenza. Io le ho amate.
Cast: Hugo Weaving, Guy Pearce, Terence Stamp, Bill Hunter, Sarah Chadwick.
Box Office: $29.7 milioni
Consigli: Una piacevole scoperta, questa commedia australiana ha saputo conquistarmi con i suoi toni sopra le righe, irriverenti e simpatici. E' una storia on the road - o più che road direi desert - che mixa subcultura omosessuale, musical e battute taglienti per un risultato finale davvero da non perdere. Al giorno d'oggi è un prodotto non ancora per tutti, mi pare evidente, eppure una chance bisognerebbe dargliela.
Parola chiave: Torpedone.

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venerdì 12 febbraio 2016

Film 1068 - Turista per caso

Scaricato sul computer chissà da quanto, erano anni che volevo recuperarlo. Un pomeriggio mi sono deciso...
Film 1068: "Turista per caso" (1988) di Lawrence Kasdan
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Mah, in tutta onestà a me non è piaciuto. Non che mi aspettassi niente di particolare, semplicemente il risultato finale mi sembra lungo, lento e a tratti noioso. L'unica nota di colore, interessante e anche divertente, è Geena Davis nei panni di Muriel Pritchett, strampalata addestratrice di cani decisamente fuori dal comune (per i canoni dell'epoca). Oggi non stupisce nemmeno tanto, considerato a cosa siamo abituati, eppure immersa in questo contesto statico e acromatico non può non spiccare.
In generale si tratta di una storia non particolarmente innovativa: una coppia (molto noiosa) di genitori perde il figlio e fatica a ritrovarsi. Lei vuole lasciarlo e lui cade a pezzi, abituato com'è ad una vita quanto più possibile senza scossoni. Il che sarebbe in totale contrasto con il tipo di lavoro che fa - girare il mondo per scrivere guide turistiche - non fosse che la sua guida in particolare prende in considerazione un approccio assolutamente inedito: come viaggiare per il mondo senza subire il trauma del distacco dal focolare di casa. Quindi lasciato dalla moglie, tornato a vivere con i fratelli (pazzi) e con la sola certezza del lavoro, l'uomo tenterà di ritrovare la sua strada, quanto più noiosamente possibile. Sul suo cammino l'arrivo della destabilizzante e confusionaria Muriel (che oggi definiremmo stalker) minerà alla base le certezze di una vita, aiutandolo ad uscire da quel torpore e quell'insicurezza che lo avevano da sempre caratterizzato.
Un titolo sull'amore, dunque, e certamente anche sulla rinascita. Ciò che crediamo di volere non è sempre ciò di cui avremmo bisogno e l'idea che la sicurezza di ciò che conosciamo sia da impedimento al vivere pienamente lanostra esistenza sono solo alcuni dei temi portanti di una storia che, però, non soddisfa pienamente. Sarà il gap culturale formatosi nei 30 anni dall'uscita in sala della pellicola, sarà che davvero la storia è un po' noiosa e, soprattutto, che è difficile affezionarsi al suo protagonista - ma non è colpa di William Hurt, è proprio il personaggio -, di fatto "The Accidental Tourist" è stata un'inaspettata delusione.
Ps. 4 candidature all'Oscar (tra cui Miglior film) e una vittoria per Geena Davis Miglior attrice non protagonista, anche se quell'anno c'era di meglio.
Cast: William Hurt, Kathleen Turner, Geena Davis, Bill Pullman, Amy Wright, David Ogden Stiers, Ed Begley, Jr.
Box Office: $32,632,093
Consigli: Per i canoni odierni è una pellicola molto lenta, che basa i suoi temi principali su una serie di bizzarrie che ho trovato francamente più snervanti che simpatiche. L'annientamento di sé per ritrovarsi e migliore non è certo alunché di innovativo e forse anche per questo la storia risulta poco efficace. Si salva l'unico personaggio che, dovendo essere strambo, è di fatto il più vicino al pubblico contemporaneo, ovvero quello della Davis. Forse non esattamente un titolo che consiglierei a tutti, è più un film da recuperare per i fan del cast. Tratto dal romanzo omonimo di Anne Tyler.
Parola chiave: Parigi.

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giovedì 11 febbraio 2016

Film 1067 - Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick

L'ingresso gratuito garantito dalla 3 ci ha convinto a scegliere questa pellicola per uan delle ultime serate al cinema del 2015.
Film 1067: "Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick" (2015) di Ron Howard
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Un racconto nel racconto, questo film è riuscito a catturarmi e interessarmi nonostante inizialmente non fossi proprio convinto.
La storia comincia con Herman Melville (Ben Whishaw) che, in cerca di ispirazione per il suo prossimo romanzo, si interesserà al naufragio della baleniera Essex ad opera di un'enorme balena bianca; a raccontare la storia, dopo un iniziale rifiuto, l'ultimo superstite di quella sfortunata spedizione, Thomas Nickerson (Brendan Gleeson). E' con la sua storia che la narrazione ci trasporta nelle agitate acque oceaniche, tra balene e balenieri, alla ricerca degli enormi mammiferi all'epoca così ricercati. Sarà Owen Chase (Chris Hemsworth) a condurre i giochi, esperto baleniere motivato dall'ennesima promessa di essere fatto capitano alla prossima spedizione, che non solo dimostrerà esperienza sul campo e fiuto per il suo mestiere, ma anche - ovviamente - un grandissimo coraggio. Tra lui e il futuro Moby Dick si ingaggerà una vera e propria guerra, un testa a testa tra l'uomo e la bestia, l'armato e l'indifeso (teoricamente), un duello tra la vita e la morte che saprà tenere incollato alla sedia lo spettatore, ipnotizzato dalle maestose immagini ricreate in computer grafica e dalla evidente potenza della natura.
In definitiva, quindi, "In the Heart of the Sea" è
una vera sorpresa in positivo, forse uno dei titoli più sottovalutati e sicuramente snobbati della stagione. No, non si tratta di un capolavoro, ci mancherebbe, ma sicuramente le carte in regola per un incasso dignitoso e qualche nomination tecnica c'erano: gli effetti speciali sono ben fatti, il montaggio sonoro efficacissimo e le musiche accompagnano a dovere le immagini. Invece, a dispetto di un budget di 100 milioni di dollari, il richiamo nientemeno che di Thor, la regia del 2 volte premio Oscar Ron Howard, la classica atmosfera da blockbuster e il fascino del racconto che svela il mito, "Heart of the Sea" è stato un flop sia di incasso che di critica.
Come sempre, dovendomi confrontare con il mio orizzonte di aspettative, dico che per quanto mi riguarda il film le ha ampiamente superate. Non sarà il titolo con cui Howard o Hemsworth saranno ricordati, eppure parliamo di un buon film d'intrattenimento, capace di coinvolgere e interessare, bello da vedere e che alla fine lascia soddisfatti.
Cast: Chris Hemsworth, Benjamin Walker, Cillian Murphy, Tom Holland, Ben Whishaw, Brendan Gleeson, Michelle Fairley, Charlotte Riley, Jordi Mollà.
Box Office: $93.6 milioni
Consigli: Testosteronico al massimo, emozionante, realistico e con un cast credibile, "Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick" è una scelta perfetta se si vuole vivere una vera e propria avventura cinematografica. Consiglio di recuperarlo.
Parola chiave: Atacames.

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martedì 9 febbraio 2016

Film 1066 - Il viaggio di Arlo

Molto interessato a recuperare questo film per capire se potesse essere uno dei possibili contendenti agli Oscar 2016.
Film 1066: "Il viaggio di Arlo" (2015) di Peter Sohn
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Storia carina, ma non particolarmente indimenticabile.
Se penso alla Pixar, ormai, mi immagino un certo tipo ti prodotto abbastanza lontano dalle sole favolette per bambini, per cui mi ha stupito vedere quanto, con questo "The Good Dinosaur", si sia puntato più sul fiabesco bello da vedere che sulla qualità di una storia interessante. E la cosa è ancora più evidenziata dal fatto che, nello stesso anno dell'assolutamente maturo "Inside Out", esce questo titolo che sembra più un passo indietro per la casa d'animazione che un ulteriore passo in avanti. E non si può nemmeno dire che fosse semplicemente una pellicola-tampone da far uscire così per racimolare qualche soldo, visto che è costata un'oscillazione fra i 175 e i 200 milioni di dollari... Mica niente.
Dunque rimango ulteriormente perplesso - a fronte di una visione datata qualche mese fa - e non posso non pensare che in fin dei conti Arlo sia stato un esperimento fallimentare. Non che sia un brutto film, ma la storia è debole, ricorda moltissimo "L'era glaciale" e no, non vale tutti quei soldi spesi.
Resta un ricordo simpatico, la piacevolezza di un racconto per bambini che scorre liscio come l'olio e regala la morale finale, assicura uno spirito familiare compatto e affronta l'ormai necessario snodo della morte parentale, ma proprio niente di più. Un po' inspido, perché non ha una spiccata natura personale che spinga lo spettatore a valorizzarlo per qualcos'altro rispetto alle evidenti mancanze e, in definitiva, un po' poco per una produzione così costosa e, soprattutto, Pixar.
Ps. Candidato al Golden Globe come Miglior film d'animazione.
Cast: Raymond Ochoa, Jack Bright, Sam Elliott, Anna Paquin, A. J. Buckley, Jeffrey Wright, Frances McDormand, Steve Zahn.
Box Office: $294.4 milioni
Consigli: Carino, ma non sufficientemente ispirato. E' certamente un titolo adatto ad ogni occasione e davvero per tutte le età, però a parte bellissimi paesaggi, due protagonisti simpatici, una premessa anche interessante (e se i dinosauri non si fossero estinti e si fossero incontrati con l'uomo?) e la piacevolezza confortante della fiaba, non c'è molto altro. Ed è uno spreco.
Parola chiave: Impronta.

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lunedì 8 febbraio 2016

Film 1065 - Regression

Molto curioso di vedere questo film, me ne sono corso al cinema (perfino in solitaria) per non perdermelo.
Film 1065: "Regression" (2015) di Alejandro Amenábar
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Francamente un po' una boiata e lo ammetto con dispiacere, perché ero molto interessato a questa storia dark, dai toni cupissimi e con la partecipazione della mia amatissima Emma Watson.
Facilito il riassunto con la partecipazione di Wikipedia, che spiega alla perfezione (e un po' spoilera, attenti!): «Quello che si cela dentro le mura di una casa suona molto inquietante: infatti è da tempo che il detective Bruce Kenner indaga su possibili riti satanici che si svolgerebbero nelle parti più oscure dell'abitazione. Qua vivono Angela Gray, suo fratello maggiore Roy Gray e i loro genitori; un giorno il padre di famiglia viene accusato dalla figlia Angela di aver compiuto un fatto che l'uomo non si ricorda di aver commesso. Alla fine si scopre che Angela, depressa per la disastrosa situazione familiare, aveva inventato tutto informandosi su autobiografie di persone realmente vittime di satanismo. La ragazza, infatti, odiava il padre e tutta la sua famiglia perché li riteneva responsabili della morte di sua madre. La tecnica della regressione aveva aiutato Angela, provocando nelle persone ricordi inesistenti, suggestionati dal racconto della ragazza».
Dopo che Amenábar ci ha regalato quel gioiellino horror che è "The Others" e ha vinto l'Oscar per il Miglior film straniero ("Mare dentro"), diciamo che era lecito aspettarsi da questa nuova escursione hollywoodiana del regista qualcosina di più di questa storia banale e abbastanza insoddisfacente spacciata come pellicola di denuncia perché tratta da fatti realmente accaduti. Mi pare, invece, che si sia provato di appiccicare un po' forzatamente a tutta l'operazione quella connotazione horror che potesse attrarre appassionati del genere e non, per poi essere costretti a scoprire le carte e a rivelare il bluff: l'orrore non c'è, è tutta una (brutta) suggestione.
Pur apprezzando le capacità della Watson - che con le lacrime a fiume ci fa le cascate -, la solita aria stropiacciata di Hawke, la lentezza spesso noiosa della trama e la scoperta, man mano che il racconto procede, della palese inconsistenza degli elementi di paura, crea un'inconsistenza narrativa fastidiosa che fiacca il prodotto e, in definitiva, delude. In chi la subisce la regressione riesce a generare il non accaduto, a vincolare finzioni che sono suggestioni di massa, eppure non riesce a farci credere che "Regression" sia un bel film che vale la pena di vedere. Peccato.
Cast: Ethan Hawke, Emma Watson, David Thewlis, Lothaire Bluteau, Dale Dickey, David Dencik, Peter MacNeill, Devon Bostick, Aaron Ashmore.
Box Office: $17.6 milioni
Consigli: Titolo debole che mixa in maniera un po' ingenua due elementi difficilente compatibili, l'horror con la pellicola di denuncia. Non che siano tassativamente inconciliabili, ma per come sono gestiti qui sembrano solo accostati l'uno per giustificare la mancanza degli elementi tipici dell'altro. Quindi le atmosfere cupissime, il disgusto delle scene sataniche, i momenti da "salto sulla poltrona" sembrano suggerire che la preponderanza d'orrore connoti la pellicola, ma nel momento in cui tutta la copertura horror salta, si suggerisce che si trattasse di dovere di cronaca, necessari passaggi a raccontare esaustivamente una vicenda tanto assurda (e spaventosa), eppure vera. Dunque non essendo né l'uno né l'altro manca di un'identità forte e tutto il prodotto ne risente. Si può vedere, ma meglio non avere aspettative.
Parola chiave: Metronomo.

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Film 1064 - The Judge

Poe non lo aveva visto ed era interessato a recuperarlo, perciò non ho perso tempo!
Film 1064: "The Judge" (2014) di David Dobkin
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Comprato il dvd - e la confezione era pure vuota! - ho recuperato appena possibile questa pellicola, che mi era molto piaciuta. Da sempre mi appassiono a storie ambientate in tribunali, con i protagonisti avvocati che promuovono la loro arringa o giocano la carta vincente all'ultimo secondo, con il testimone alla sbarra che rimane spiazzato dalla rivelazione appena appresa. Ecco, anche "The Judge" è un titolo un po' così, fatto di molti di questi elementi che io gradisco.
In aggiunta abbiamo il dramma familiare in piena esecuzione, il tema del ritorno a casa del figliol prodigo, la cittadina di provincia soffocante, i primi amori, le cose non dette e lasciate indietro e tutta un'altra serie di temi che contornano la pellicola di Dobkin di quell'aura meno unicamente giurisprudenziale e più caratterizzante a tutto tondo. Non siamo di fronte al capolavoro, ma io ho davvero gradito pure questa seconda volta.
Film 819 - The Judge
Cast: Robert Downey, Jr., Robert Duvall, Vera Farmiga, Vincent D'Onofrio, Jeremy Strong, Dax Shepard, Billy Bob Thornton, Leighton Meester, Balthazar Getty, Denis O'Hare, Ken Howard, David Krumholtz.
Box Office: $84.4 milioni
Consigli: Candidatura all'Oscar per Robert Duvall nei panni del giudice del titolo, un ottimo cast di comprimari, una storia sufficientemente intrigante dall'inizio alla fine, una bella fotografia. Io questo "The Judge" lo consiglio.
Parola chiave: Cancro.

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Film 1063 - Mune - Il guardiano della luna

Curiosissimo di vederlo!
Film 1063: "Mune - Il guardiano della luna" (2014) di Alexandre Heboyan, Benoît Philippon
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Carinissimo film d'animazione francese, era un titolo che mi aveva interessato già dal trailer e, con la visione casalinga, non mi ha deluso.
Chiaramente si tratta di una fiaba per bambini che coinvolge temi abbastanza ricorrenti: bene e male (qui nell'opposizione giorno/notte, sopra/sotto), amicizia e amore, credere in se stessi, la scoperta delle proprie abilita e del proprio destino, imparare a conoscersi, ecc., dunque non parliamo di nulla di nuovo, benché la realizzazione grafica conferisca a "Mune, le gardien de la lune" un fascino del tutto peculiare che prescinde la trama già nota in partenza.
Non un capolavoro di film, insomma, ma rimane un buon esempio di cinema d'animazione fatto a computer al di là della solita preponderanza americana, un prodotto garbato e bello da vedere, una pellicola per tutte le età. Piacevole.
Cast: Omar Sy, Izïa Higelin, Michaël Grégorio, Damien Boisseau, Féodor Atkine, Eric Herson-Macarel, Michel Mella, Fabrice Josso, Jean Claude Donda, Benoît Allemane, Patrick Poivey.
Box Office: $9.1 milioni
Consigli: Graficamente interessante, molto bello da vedere, con personaggi simpatici e un'avventura per tutte le età, questo "Mune - Il guardiano della luna" è stato una gradita sorpresa. Da recuperare.
Parola chiave: Sole/Luna.

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venerdì 5 febbraio 2016

Film 1062 - Inception

Giornata non felicissima di dicembre, eppure salvata da qualche buon elemento positivo.
Film 1062: "Inception" (2010) di Christopher Nolan
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Avevo voglia di rivederlo da tempo, perché è un bel film, ha degli effetti speciali pazzeschi, una colonna sonora da urlo, un cast fantastico... e perché è di Nolan. Tutti questi elementi assieme fanno di "Inception" uno dei miei film preferiti, esempio di come una pellicola sappia colpirmi sempre e comunque per spettacolarità e inventiva, non importa quante volte l'abbia già vista.
Non c'è molto altro da aggiungere: insieme a "Il cigno nero" uno dei migliori film del 2010.
Ps. 4 Oscar, anche se quello per la sceneggiatura mancato. Il che è un delitto vero e proprio.
Film 156 - Inception
Film 339 - Inception
Cast: Leonardo DiCaprio, Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard, Ellen Page, Tom Hardy, Cillian Murphy, Tom Berenger, Michael Caine, Pete Postlethwaite, Dileep Rao, Lukas Haas.
Box Office: $825.5 milioni
Consigli: Quest'anno sono nuovamente sul grande schermo insieme, entrambi candidati all'Oscar: DiCaprio e Hardy, qui alleati e in "The Revenant" nemici giurati. Una coppia da cinema che funziona bene tra gli onirici sogni di Nolan quanto tra i gelidi ghiacci di Iñárritu. Insieme a loro un cast ricco di star e talenti per un viaggio adrenalinico tra fantasia e realtà, mondi paralleli, subconsci, fantasie e speranze, il tutto - un rimbalzo dopo l'altro - per tentare di instillare un'idea.
Nella lista dei miei personali capolavori.
Parola chiave: Totem.

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mercoledì 3 febbraio 2016

Film 1089 - Brooklyn

Devo ammettere che ero già rimasto incuriosito da questo titolo qualche mese fa quando ne avevo visto la locandina fresca di uscita, catturato dallo stile retrò e dal titolo accattivante ma del tutto indecifrabile. La scelta di lasciare del tutto sconosciuta la trama è rimasta valida fino a sabato, quando ho finalmente deciso di recuperare il film.
Film 1089: "Brooklyn" (2015) di John Crowley
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Pellicola delicata, dolce, di grande sentimento, "Brooklyn" è stata un'altra delle piacevoli sorprese di questa stagione, un'altra ottima scelta da parte degli Academy Awards.
Cast giovanissimo, sceneggiatura di Nick Hornby dal romanzo di Colm Tóibín e una storia tratta dal passato che può far riferimento a una miriade di altre storie veramente accadute: cosa succede quando, partendo per cercar fortuna in un altro paese, ti proietti concretamente verso il tuo futuro, ma lasci tutti quelli che ami a casa?
Nel concreto, questa storia parla di Eilis, giovane irlandese che espatria in America, di preciso a Brooklyn, alla ricerca di una vita più fortunata. Nuovo lavoro presso un grande magazzino, all'inizio cominciare è dura: si fa sentire da subito la nostalgia di casa, nuovi amici non ce ne sono e la solitudine gioca brutti scherzi. La sua fortuna saranno il corso serale di contabilità e l'incontro con Tony, idraulico di origine italiana che le daranno, finalmente, un senso e uno scopo nella nuova vita che si è creata.
I problemi - che naturalmente sempre ci sono - arriveranno anche in America e costringeranno Eilis a fare ritorno in Irlanda dove, neanche a dirlo, conoscerà il perfetto ragazzo irlandese adatto a lei e che la farà vacillare: il matrimonio con Tony, sposato in segreto prima di partire, riuscirà a resistere dopo settimane di lontananza e la piacevole e confortante aria di casa?
Al di là della storia che non vive certo di originalità, mi hanno conquistato i toni pacati, educati e signorili di questa pellicola, esplicitati sullo schermo da una Saoirse Ronan che sfodera una classe e una grazia che non mi sarei aspettato. Non so se sia per l'abbigliamento o perché proprio la storia lo richiedesse, in ogni caso l'attrice ventunenne sembra più una giovane signora che la ragazzina che di fatto è e la cosa mi ha particolarmente coplito (in positivo). L'atmosfera generale priva di quell'aggressività tipica del cinema odierno - fatto di rumori assordanti, personaggi isterici, violenti o sopra le righe - mi ha permesso di seguire il film non solo in maniera piacevole, ma anche molto coinvolta. Chi sceglierà Eilis? Rimarrà in America o tornerà in Irlanda?
Questo "Brooklyn", uscito dal Sundance dell'anno scorso, è stato davvero una bella sorpresa, prodotto di altri tempi in grado di incantare e coinvolgere lo spettatore grazie a una narrazione efficace, un'ottima protagonista, una fotografia perfetta e dei costumi belli, non eccessivi e di grande classe (tutti aspetti he avrei considerato per le candidature all'Oscar). Insomma, uno dei recenti film che mi ha lasciato più soddisfatto.
Cast: Saoirse Ronan, Emory Cohen, Domhnall Gleeson, Jim Broadbent, Julie Walters, Fiona Glascott, Nora-Jane Noone, Jessica Paré.
Box Office: $40 milioni
Consigli: Insieme a "Spotlight" la pellicola in lizza per il Miglior film agli Oscar 2016 che preferisco, "Brooklyn" è un esempio di come si possa raccontare qualcosa di bello e interessante senza il bisogno di strafare. Esteticamente molto bello, emotivamente coinvolgente, scritto bene e recitato perfettamente dalla Ronan, un titolo che mi ha davvero colpito e lasciato un piacevolissimo ricordo. Per gli amanti degli anni '50, delle storie d'amore o delle ricostruzioni storiche un must-see.
Parola chiave: Miss Kelly.

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