giovedì 16 aprile 2015

Film 898 - Automata

Tornato ieri da due bellissime settimane in Giappone, devo recuperare ancora una marea di film che ho visto ormai chissà quanto tempo fa...
Questa pellicola ci aveva attirato principalmente per un trailer accattivante e l'interessante combinazione di estetica hollywoodiana minata a una produzione spagnola.

Film 898: "Automata" (2014) di Gabe Ibáñez
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: "Autómata" parrebbe un buon titolo finché non ci si addentra davvero all'interno della storia. I primi minuti, le prime scene, la ricostruzione, il cast internazionale... Tutto sembrerebbe suggerire un tentativo riuscito di rubare ad Hollywood il monopolio fantascientifico riuscendo a produrre un titolo commerciale europeo di pari livello. Più, però, la storia procede e più ci si rende conto che non si è, in effetti, in tale scenario.
Gli sforzi tecnici sono evidenti, eppure la storia non riesce mai per davvero ad ingranare e rimane semplicemente un'insieme di buone promesse che non trovano un riscontro effettivo durante lo svolgimento della trama. L'intrigante incipit distopico di un mondo in cui i robot sono parte della vita quotidiana delle persone (specialmente di una certa élite) e sono sotto il controllo umano grazie ad una serie di regole che gli impediscono di fare del male agli esseri umani o autoripararsi (Asimov mi senti?), non va oltre le interessanti premesse, finendo per riproporre all'infinito le stesse domande e implicazioni, senza prodursi in qualcosa di veramente concreto. Ok, vengono scoperti robot che si autoriparano e...? Niente, scappano in mezzo al deserto.
Forse sopraffatto dalla ricerca di un bilanciamento tra spettacolarità da esibire e una valorizzazione scientifica che rendesse giustizia alla trama, Gabe Ibáñez (regista e anche tra gli sceneggiatori) non riesce a districarsi bene tra gli snodi della vicenda che vuole mostrare, finendo nella seconda parte del film per non centrare minimamente le aspettative nettamente caricate durante il primo tempo. Sembra sempre di essere sull'orlo di una rivoluzione, di una guerra civile o comunque di un cambiamento tanto violento e importante da cambiare il destino dell'umanità, mentre nella realtà ciò che verrà mostrato è un'emigrazione, la scelta di abbandonare un territorio ostile verso un ponte che regalerà la libertà ai robot fuggiaschi. Un po' deludente, nonostante alcune implicazioni (non sviluppate dalla storia).
Sceneggiatura a parte, comunque, "Automata" ha anche un altro paio di problemi, uno connesso all'altro. Innanzitutto manca fortemente di un'identità personale. C'è troppo di preso in prestito ("Blade Runner", "Terminator", "District 9" "Io, Robot", "Elysium" ma anche l'imminente "Ex Machina" di Alex Garland in uscita a giugno) e talmente tanto mescolato da proporre un rimpasto francamente un po' irrilevante, a volte anche brutto. Poi la mancanza di tempistiche giuste. Forse proprio per adeguarsi allo standard che le pellicole citate hanno imposto sulla scena mondiale, questa produzione si è trovata a dover fare i conti con un linguaggio sci-fi oggi particolarmente articolato e in continua evoluzione. Il futuro distopico, la civiltà in rovina, le macchine coscienti sono tutti temi assolutamente attuali al cinema e questo film, trattando proprio di questo, ha dovuto cercare il suo linguaggio per mettere in scena le proprie idee. Peccato che i centrali robot ultratecnologici siano di una lentezza inimmaginabile sia per quanto riguarda i movimenti, sia per ciò che concerne la parola. Una scena dopo l'altra, lo spettatore non può fare a meno di chiedersi perché non si prema di più sull'acceleratore. Stiamo parlando di una storia di fuga, di una pellicola d'azione che vede inseguimenti, sparatorie ed effetti speciali a pioggia. E allora perché sembra sempre tutto così lento? Chiaramente la Spagna non è Hollywood (e non lo dico certo in senso dispregiativo!) e necessariamente i tipi di linguaggio cinematografico sono diversi, come le possibilità regalate dal budget. Ma allora non posso fare a meno di chiedermi perché ricercare un cast internazionale (Antonio Banderas, Birgitte Hjort Sørensen, Dylan McDermott, Robert Forster, Tim McInnerny, Melanie Griffith, David Ryall e Javier Bardem) per richiamare un'audience internazionale se poi le possibilità di mettere in scena qualcosa che valga la pena di essere visto non ci sono. Perché per quanto accattivanti nell'aspetto, i robot non sono sciolti, ma sempre legatissimi nei movimenti, quasi statici e non si può fare a meno di domandarsi come si possa mettere in scena una storia di azione con dei protagonisti che per fare un passo ci mettono 30 secondi.
Insomma, il risultato finale, come si capisce, mi ha deluso essendo stato certamente non conforme alle mie aspettative. E' meno puramente d'intrattenimento di quanto il trailer non faccia credere, eppure nemmeno dal punto di vista dei contenuti riesce a compensare la mancanza di buone scene d'azione. Banderas è quasi sempre un buon protagonista, Melanie Griffith è uno scempio di chirurgia facciale ma, nonostante tutto, la loro scena insieme è forse la migliore di tutto il film. Anche se, chiaramente, non basta.
Box Office: $5.681.069 (incasso totale di alcuni mercati internazionali - tra cui l'Italia - fornito da Box Office Mojo)
Consigli: Tra i titoli di fantascienza direi che non è certo il più rappresentativo e, anzi, mi ha spesso ricordato "Blade Runner" e alcuni altri film dello stesso genere. Diciamo che, viste le premesse, ci si aspetterebbe di più da questo titolo chiaramente commerciale e di intrattenimento. Da quest'ultimo punto di vista, in particolare, devo dire che spesso manca quella spinta, quella marcia in più che trasporta una storia come questa alla strizzatina d'occhio al genere dei film d'azione. E' una pellicola che può andare benissimo per gli amanti delle storie fantascientifiche catastrofiche o per gli appassionati di robot e implicazioni etiche connesse. Per gli altri, forse, può risultare alla lunga un po' piatto.
Parola chiave: Orologiaio.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi