mercoledì 15 maggio 2013

Film 548 - Hates - House at the End of the Street

Ho sempre seguito con interesse la carriera di Jennifer Lawrence fino ad ora. Sto cominciando a pensare di aver sbagliato.


Film 548: "Hates - House at the End of the Street" (2012) di Mark Tonderai
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Leoo
Pensieri: Ho riguardato il trailer, per essere sicuro di non aver seguito questa pellicola partendo con delle aspettative che mi ero creato da solo. E invece no. Il trailer, lo sappiamo tutti, non è il film, ma in questo caso ciò che si vede è totalmente un'altra storia. Le immagini, rimontate a creare qualcosa che poi "House at the End of the Street" non proporrà, funzionano perfettamente per quel minuto e mezzo pieno zeppo di adrenalina, mistero e paura. Peccato che poi il film si riveli essere qualcosa di totalmente differente, prevedibilissimo e sinceramente deludente.
Premesso che niente di soprannaturale è presente qui, né horror o splatter, la pellicola è in realtà un thriller dalle premesse interessanti che cede, però, alla convenzionalità delle scelte e delle trovate narrative. Oltre al fatto che si capisce quasi subito che cosa nasconde davvero Ryan/Max Thieriot, l'evoluzione del suo personaggio è poi lasciata alla banalità del già visto e alla prevedibilità delle azioni che, francamente, finiscono per lasciare indifferenti.
A Jennifer Lawrence non puoi dire nulla per quanto riguarda la recitazione - che è evidentemente il suo campo - ma non mi spiego come possa esserle venuto in mente di legarsi a questo debolissimo prodotto commerciale, molto vicino ad altre boiate per delusione di di pre e promesse ("Lost Souls - La profezia", "Scream 4", "L'altra faccia del diavolo" o "I bambini di Cold Rock") e banalità di scrittura.
Sono rimasto davvero deluso da questo prodotto, debole su praticamente tutti i fronti e veramente poco originale. Mi aspettavo tensione e horror e, invece, ho riscontrato solo idee davvero poco innovative (tra l'altro case isolate e botole nascoste sono al centro anche della pellicola appena uscita "La casa", remake dell'omonimo film di Raimi del 1981) e un epilogo, a mio avviso, un po' troppo azzardato. (Spoiler) Possibile che nessuno sapesse della morte di Carrie Anne? E che i genitori facessero vestire Ryan come la sorellina? O che abusassero di lui? Mah.
Dopo "Il lato positivo - Silver Linings Playbook", questo film, un Oscar e un Golden Globes, spero che nel futuro di Jennifer Lawrence ci sia qualcosa di più interessante e di qualità. E' giovanissima, staremo a vedere.
Ps. Nel cast anche Elisabeth Shue (nomination all'Oscar per l'orrendo "Via da Las Vegas") e Gil Bellows (un tempo famossissimo primo amore di "Ally McBeal").
Pps. $42,781,908 di incasso fino ad ora. Per produrlo ce ne sono voluti 6,9.
Consigli: Per film adrenalinici o dell'orrore ci sono esempi più riusciti o interessanti (per es. "The Exorcism of Emily Rose", "Con gli occhi dell'assassino", "Quella casa nel bosco") che, anche se non sempre funzionano in tutto, quantomeno provano a distaccarsi da passaggi banali o carenza di trovate narrative. Questo "Hates - House at the End of the Street" si lascia guardare, ma non aggiunge nulla al panorama cinematografico né tantomeno al genere in cui si pretende di incasellarlo.
Parola chiave: Disturbi mentali.

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Bengi

martedì 14 maggio 2013

Film 547 - The Twilight Saga: New Moon

E via di episodio numero 2.


Film 547: "The Twilight Saga: New Moon" (2009) di Chris Weitz
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Licia
Pensieri: "New Moon", ovvero la sagra dell'addominale.
Ci sarebbero altri piacevoli spunti per descrivere l'infinita banalità e noiosa vacuità di questo secondo episodio della saga vampiri vs lupi, ma credo che la predominanza di addominali - dai più tonici ai più 'casalinghi' - sia l'aspetto che di questo inutile film rimanga maggiormente impresso.
Bella dallo sguardo strafatto questa volta sarà abbandonata dal suo sbrilluccicante anemico fidanzatino per evitare che le attenzioni di troppi vampiri le vengano rivolte, non richieste. Dall'altra parte però, il segretamente innamorato lupo-dalla-naturale-faccia-di-cane, ha deciso che è arrivato il momento di fare più esplicite le sue avances nei confronti delle monoespressioni della ragazza che, per un po', gli regalerà volentieri attenzioni che non sarà, poi, disposta a concretizzare. Inevitabile la delusione a quattro zampe.
Edward Cullen tornerà alla fine sui suoi passi dopo che Bella lo andrà a cercare per spiegargli che, di fatto, non è morta (come era stato "visto" dalla sorella veggente), ma è viva, vegeta e piuttosto ormonata. Per avvisare Ed - in ritiro spirituale monastico con tendenze suicide presso i Volturi - la ragazza prenderà un volo diretto USA-Italia per atterrare in quel di Montepulciano (spacciata per Volterra) per fermare l'amato dal commettere la stupidaggine di sacrificare per lei la vita. Anche questa scena, come molte altre, ha come unico reale scopo quello di far ammirare gli addominali di Robert Pattinson, che altrimenti non avrebbe potuto mostrarli alle sue fans lasciando il rifacimento delle cornee solo alle assatanate di Taylor Lautner.
Per finire, dato che ormai Bella ha conosciuto la (feroce!) gerarchia vampira che procede solo a passo di rallenty, Edward deve promettere di renderla al più presto vampira o i Volturi la uccideranno. Chiamati ad interpretare questi ultimi, tra l'altro, una schiera di attori discretamente famosa: Michael Sheen ("Midnight in Paris", "Frost/Nixon - Il duello", "Tron: Legacy"), Jamie Campbell Bower ("Harry Potter e i Doni della Morte" parte 1 e 2, "Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street") e la ex bambina prodigio Dakota Fanning ("La guerra dei mondi", "Mi chiamo Sam").
Trama copiata da "Romeo & Giulietta" a parte (Bella ne ha pure una copia in camera sua che sta leggendo), questo secondo capitolo della saga "Twilight" è di una noia mortale e di una banalità sconcertante. Oltre a non succedere nulla durante tutta la parte che precede l'arrivo in Italia, cioè che viene mostrato è per di più recitato da Kristen Stewart con la stessa unica espressione da ebete drogata. Tutte le attenzioni che il mondo maschile le riserva sono decisamente immotivate.
Anche il grande segreto che sta dietro la figura di Jacob Black/Lautner è una cosa ridicola e solo una rincoglionita come Bella può arrivare a capire in due minuti che Edward è un vampiro, ma non riconoscere che Jacob è un licantropo.
Trama a parte - che sia che Licia ci aspettavamo essere concentrato di piattezza - va anche detto che a livello tecnico si salva giusto la fotografia, tra l'altro radicalmente cambiata nei toni dei colori, passati dai freddi del primo episodio a questi più caldi e autunnali.
Gl effetti speciali sono poco verosimili e spesso tendono a rendere ciò che rappresentano più simile ad un cartone animato. La regia, invece, è piatta e priva di alcun estro creativo. Mi meraviglio davvero che uno come Weitz, che alle spalle ha pellicole come "About a Boy - Un ragazzo" o "La bussola d'oro", si sia così poco impegnato, lasciato come unico indice di ricerca stilistica quella del far scorrere tutte le immagini a rallentatore. E quando dico tutte non sto scherzando.
Insomma, nonostante il budget di 50 milioni di dollari, mi sembra che non ci si sia voluti impegnare oltre il limite del pagare la palestra o un addominoplastica a tutti i protagonisti, lasciando ai fans o in generale agli spettatori solamente una serie vuota di immagini in successione, spesso patinate, ma perennemente vuote. E' vero, fa molto effetto vedere Ed fatto volare da un angolo all'altro della stanza in una lotta all'ultimo sangue sfracella mattonelle, peccato che sia e tanto mal gestita e tanto visivamente fine a sé stessa, che l'idea finale è che questa pellicola sia solamente una grandissima boiata. Remunerativa, ma pur sempre una boiata. Pazzesca.
Ps. $709,827,462 di incasso mondiale e 4 nomination - rimaste tali - ai Razzie Awards.
Consigli: Chi, come me, ha deciso di intraprendere il tortuoso cammino che porta alla visione di tutti i film della saga di "Twilight" per farsi consapevolmente del male, non può prescindere dal guardare questo secondo capitolo che rimane, comunque, chiave per la storia (anche se poteva essere condensato in 10minuti quello che qui invece ne dura 130). Gli altri sani di mente, lo evitino come la peste. I fans... gradiranno o avranno gradito di sicuro. Ma rimane, per me, un film noiosissimo.
Parola chiave: Triangolo amoroso.

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Bengi

lunedì 13 maggio 2013

Film 546 - Frenzy

Un film per cena con la speranza che, puntando su un grande nome, si andasse a colpo sicuro. E invece...


Film 546: "Frenzy" (1972) di Alfred Hitchcock
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Ad essere sinceri questo "Frenzy" è una delle pellicole, anzi la pellicola di Hitchcock che ho apprezzato di meno.
Dal piglio più televisivo che cinematografico, recitata maluccio e con numerosi momenti comici che dovrebbero essere drammatici, la delusione che ha portato con sé questo film mi ha un po' amareggiato poichè, fino ad ora, il grande regista mi aveva mai lasciato insoddisfatto.
Il ritorno in Patria non sembra giovare alla mano di Hitchcock che, anzi, pare dirigere i suoi attori senza particolare slancio, forse anche perchè i suoi protagonisti sono spesso più imbarazzanti che capaci. Posso intuire che, al momento dell'uscita nelle sale, questa pellicola si sia vista riconoscere un certo successo (perfino 4 nomination ai Golden Globes), ma con uno sguardo moderno, "Frenzy" perde quasi ogni tipo di appeal che avrebbe potuto esercitare.
L'assassino è presto svelato, le scene degli omicidi ridicole al pari della scena ambientata sul camion pieno di patate con il cadavere in un rigor mortis da guinnes dei primati per quanto riguarda le mani, ma con una mobilità ginnica sorprendente quando si tratta di tirare un calcio in faccia (e non è uno scherzo) all'assassino in cerca della prova che può incastrarlo; per non parlare poi della totale assenza di pathos e, anzi, molti momenti caratterizzati da lentezza e noia. Inoltre ho trovato un po' fini a sé stesse le svariate scene di nudo o semi-nudo di alcune delle attrici. L'attacco di follia con cui si titola il film non è mai reso dalle immagini, rimane solo titolo-ingannatore che promette qualcosa che, di fatto, al pubblico non viene dato. Nemmeno la scena in cui l'assassino si svela riesce veramente a rappresentare un istante di shock genuito e, peggio, fallisce in toto nella resa del raptus di follia che è più un teatrino di scabrosità e perversioni che, al giorno d'oggi, sembrano all'acqua di rose.
Chiaramente "Frenzy" è un tassello in più per completare la filmografia di un grandissimo artista e, per carità, si vede senza alcuna problematica, però mi ha deluso.
Consigli: Gli amanti di Hitchcock non possono non tentare di vedere quante più opere possibili del regista, ma questa certamente non è tra le migliori del suo repertorio paragonata a capolavori come "La finestra sul cortile", "Intrigo internazionale" o "Gli uccelli".
Parola chiave: Fermacravatta.

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Bengi

Film 545 - Marina Abramović: The Artist Is Present

25 aprile a Modena: prima si è girato un video (bellissimo!) per Crem's Blog, poi si è optato per un excursus sulla performing art.


Film 545: "Marina Abramović: The Artist Is Present" (2012) di Matthew Akers, Jeff Dupre
Visto: dalla tv di Marco
Lingua: inglese
Compagnia: Marco
Pensieri: "The Artist Is Present" è un interessante lavoro che si concentra sull'ideazione, produzione e realizzazione della retrospettiva su Marina Abramović al MOMA di New York. Passando per i suoi vecchi lavori a inizio carriera fino a giungere all'ultima performance dell'artista serba, il documentario spiega il pensiero della Abramović portandone il messaggio al pubblico e rende accessibile un dietro le quinte a cui, altrimenti, sarebbe impossibile prendere parte.
Al di là della curiosità naturale che possa spingere a seguire un qualunque documentario, devo dire che era mio personale interesse approfondire sul lavoro dell'artista. Artista che, come dice il titolo, in questo caso è presente. Lo è perchè, fisicamente, troveremo Marina seduta di fronte ad una vastissima platea, immobile nel corpo, ma capace di smuovere il suo pubblico grazie ad un semplice sguardo. Uno alla volta, tutti posso prendere parte al suo mastodontico progetto (3 mesi no stop al MOMA seduta immobile durante tutto l'orario di apertura del museo, fissa a guardare sconosciuti negli occhi) che, per essere portato a termine, richiederà alla sua ideatrice non pochi sforzi. Ma presente anche perchè Marina è ancora una volta artista e opera che ricerca nuovi modi per interagire con il suo pubblico e, più in generale, con le persone.
Chiunque possa provare anche solo un vago interesse per questo documentario a mio avviso non rimarrà deluso dalla visione. Non perchè sia capolavoro assoluto, ma perchè piuttosto è un prodotto in grado di sviluppare a più livelli campi di interesse, approfondendo in maniera esaustiva micro e macro argomenti legati all'arte, alla Abramović, alla performing art e alla nascita e contestualizzazione storica di quest'ultima. Che lo si guardi perchè più interessati ad un aspetto piuttosto che un altro non importa, nell'insieme i vari componenti di "Marina Abramović: The Artist Is Present" riescono ad agglomerarsi in maniera funzionale alla narrazione, raccontando in maniera interessante che cosa ci sia stato di fatto dietro a "The Artist is Present".
Credo che certamente un merito che si possa riconoscere a questa pellicola sia quello di aver raccontato Marina Abramović come persona, prima ancora di parlarne come artista. Raccontarne la storia, gli amori, le esperienze di vita e darle la possibilità di esporre il suo punto di vista a mio avviso aiutano a poter farsi un'idea più concreta e matura su una figura certamente controversa dei nostri tempi. Che il suo lavoro possa piacere o meno, credo che lo sforzo di seguire questi 106 minuti di documentario valga la pena di essere affrontato quantomeno per potersi staccare dall'immagine un po' cool e glam che la figura della Abramović ha assunto ultimamente, tra apparizioni in tv show ("Sex and the City") e a braccetto di alcune star (Tilda Swinton, Robert Redford, James Franco).
Interessante l'argomento e tecnicamente ben realizzato. Sono rimasto, però, con una sola - stupida - domanda: perchè Marina è ricorsa alla chirurgia estetica?
Consigli: E' un bel documentario che parla di arte e di una delle sue figure chiavi del nostro tempo. E' inevitabilmente interessante e affascinante e apre una finestra su un mondo che probabilmente non è familiare a tutti. Che possa piacere o meno, rimane un argomento su cui farsi quantomeno un'opinione propria
L'artista è presente. E il pubblico?
Parola chiave: Sguardo..

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Bengi

venerdì 3 maggio 2013

Film 544 - Da qui all'eternità

8 Oscar, tra cui Miglior film. Un cast stellare e molte leggende su questa pellicola. Non potevo non comprare il dvd.


Film 544: "Da qui all'eternità" (1953) di Fred Zinnemann
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Sinceramente? Non mi è piaciuto. Mi aspettavo qualcosa di estremamente epico, forse anche straziante, ma non ho trovato nulla di tutto ciò.
E' una pellicola che si lascia guardare ancora nel 2013, con un appeal che però si fatica a ritrovare. Suggestiva davver ola fotografia in bianco e nero che, inevitabilmente, dona quel qualcosa in più alle immagini, ma per il resto non sono rimasto folgorato come avevo immaginato sarebbe stato.
"From Here to Eternity" è una specie di "Pearl Harbor" versione padre, nei limiti delle possibilità degli anni '50. Capisco perfettamente che per l'epoca le scene risultassero emozionanti e piene di adrenalina, ma il pubblico odierno è abituato a ben altro. Speravo, infatti, che trama e recitazione mi avrebbero fatto dimenticare le lunghe pause, la lentezza e i fondali finti (che di solito non sono mai un problema), ma questa volta la 'magia' non è avvenuta.
Non sono riuscito ad identificarmi con nessuno dei personaggi, né ad appassionarmi alle vicende amorose di alcuno. L'unica che ha saputo catturare la mia attenzione è stata Donna Reed nel ruolo di Alma 'Lorene' Burke, accompagnatrice di nobile spirito che si innamorerà di Lee Prewitt (Montgomery Clift). Per il resto... pensavo avrei visto qualcos'altro. Di più coinvolgente e, devo dirlo, un po' meno noioso.
Ripeto, capisco perfettamente il contesto sociale e storico completamente differente da quello di oggi, però "Da qui all'eternità" mi ha deluso. Peccato.
Consigli: Miglior film, regia, sceneggiatura, attori non protagonisti (Donna Reed e Frank Sinatra, che fece di tutto per accaparrarsi questo ruolo) e molti altri Oscar ancora. Per gli amanti dei classici in bianco e nero è uno dei passaggi obbligati. Io, però, ne preferisco altri.
Parola chiave: Pugilato.

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Bengi

giovedì 2 maggio 2013

Film 543 - Iron Man 2

Senza slancio, mi sono deciso a vedere il secondo capitolo di questa saga.


Film 543: "Iron Man 2" (2010) di Jon Favreau
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non sono un fan della saga e potevo vivere anche senza vedere questo episodio, ma siccome è plausibile che veda anche l'appena uscito "Iron Man 3", ho voluto mantenere aggiornata la lista di eventi che coinvolgono cinematograficamente il personaggio Marvel di Iron Man.
Se il primo epsiodio mi aveva lasciato pressocché indifferente, questo num. 2, invece, l'ho trovato spesso noioso. L'azione si limita a pochi passaggi (inizio e fine, soprattutto) e tutto il resto è macchinazione e procrastinazione. Ora che tutti i supereroi devono per forza avere un momento più riflessivo e introspettivo - è moda e attira buone critiche - anche qui si è scelto di far passare Iron Man attraverso una specie di 'crisi di mezza età', tra baldorie, alcol e festini.
Sinceramente questa scelto è abbastanza noiosa e nemmeno tanto funzionale. Il bello di Tony Stark è il suo essere genietto spaccone che si crede onnipotente e diverte perchè rappresenta un mondo e una serie di comportamenti che praticamente nessuno di noi frequenta o può permettersi. Di conseguenza vederlo in azione funziona e rende il tutto piacevole. Invece si è scelto, forse un po' troppo seguendo la corrente, di uniformare il percorso di formazione di Iron Man a quello di Batman e Spider-man senza particolari spunti di originalità.
Da un blockbuster degno di essere definito tale mi aspettavo adrenalina e divertimento spensierato e, invece, non posso davvero dire che quello che ho visto mi abbia soddisfatto o mi sia piaciuto.
Robert Downey Jr. è perfetto nella parte di genialoide sbruffone, ma questo ruolo è la fotocopia tecnologica dello "Sherlock Holmes" di Guy Ritchie dove la spalla Watson/Jude Law qui è rimpiazzata dalla rediviva Gwyneth Paltrow (Pepper Potts). Due ruoli così simili per lo stesso attore sono un rischio, a mio avviso, e spesso questa doppia interpretazione ha finito per stancarmi.
Cattivone di turno qui è Mickey Rourke (Ivan Vanko) che continua a mettermi inquietudine per il suo aspetto, ma comunque non ha catturato particolarmente la mia attenzione come spietato antogonista dalla Russia con furore (e magone per la morte del padre). Pare che il terzo capitolo, uscito in questi giorni, abbia ricevuto buone critiche, quindi rimango comunque fiducioso. Giusto perchè, in "The Avengers", Tony Stark non mi era affatto dispiaciuto.
Ps. Alcuni dei personaggi che vengono introdotti qui come new entry appaiono, di fatto, anche nel primo capitolo degli Avengers: Scarlett Johansson è Black Widow, Samuel L. Jackson è Nick Fury e Clark Gregg veste i panni dell'Agente Phil Coulson.
Pps. Spese di realizzazione che oscillano tra i 170 e i 200 milioni di dollari (mica briciole...) per un incasso globale pari a $623,933,331. Per fare un confronto, il primo "Lo Hobbit" è costato circa 200 milioni di dollari, portandone a casa, però, $1,017,003,568 (con il 3D, chiaro). Riusciranno le 3 dimensioni a migliorare anche le prestazioni del Sig. Stark al suo appuntamento cinematografico numero 3?
Consigli: Se si è fan, meglio guardare per prima cosa il capitolo numero 1, poi questo e poi correre al cinema per non perdere l'ultimo. Senza dimenticarsi di vedere anche "The Avengers"! Altrimenti, in tutta onestà, questa non è tra le pellicole commerciali più riuscite della storia dei blockbuster...
Parola chiave: Palladio.

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Bengi

martedì 30 aprile 2013

Film 542 e 546 - Oblivion

Due lunedì con "Oblivion". La settimana scorsa la prima visione tra stanchezza e pisolini, ieri la seconda... integrale!

Film 542: "Oblivion" (2013) di Joseph Kosinski
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Leoo

Film 546: "Oblivion" (2013) di Joseph Kosinski
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Padre
Pensieri: La prima volta che ho visto "Oblivion" mi ha sinceramente deluso. La stanchezza del viaggio di ritorno dalla Toscana si è fatta sentire durante la visione del secondo tempo, dopo una prima parte lenta (anche se affascinante e visivamente suggestiva) e ha finito per influenzare pesantemente il mio giudizio su questa pellicola dello stesso regista di "Tron: Legacy". Mancandomi una buona parte dei punti chiave per leggere e mettere insieme gli spezzoni visti tra un momento di siesta sulla poltrona e l'altro, non riuscivo a capire come potessero certi avvenimenti avessero un senso o non sembrare ridicoli. Com'è possibile, per esempio, che Jack tra tutti gli umani del mondo, ritrovi proprio sua moglie, appena precipitata dallo spazio? Diciamo che mi sembrava quantomeno un po' forzata come cosa...
Dopo la seconda visione di ieri sera, invece, i pezzi hanno trovato il modo di incastrarsi, per la maggior parte funzionando. Rimango scettico sulla scelta del finale, in particolare su Sally, ma il resto degli spezzoni che avevo visto hanno finito per andare ognuno al proprio posto. E così "Oblivion" è finito per essermi abbastanza piaciuto.
Inevitabilmente questo giudizio è imprescindibilmente legato al fatto che la prima volta l'ho trovato completamente sconnesso e, avendo con piacere constatato che alla fine un senso c'era, la cosa mi ha soddisfatto. In quest'ottica mi sono goduto un film che, però, dura troppo.
La prima parte, ben dettagliata, curata e resa spettacolarmente dagli effetti speciali, è però alla lunga pesante da affrontare in quanto, per la maggior parte del tempo, non succede nulla. E' nella seconda parte che finalmente si passa, più che all'azione - che c'è, ma finisce per rivestire un ruolo secondario rispetto alla parte della trama in cui tutti i misteri vengono svelati -, alla vera parte interessante di questa pellicola. 
Anche se, come dicevo, non è un successo su tutti i fronti. 
La virata aliena alla "2001: Odissea nello spazio", infatti, non mi ha convinto. La battuta peggiore è sicuramente "Io sono il tuo dio" pronunciata da una Sally in via d'estinzione, incapace di combattere un Jack figlio della sua stessa mano, quasi decisa a morire senza opporre resistenza.
Ed è in quel momento che secondo me "Oblivion" non funziona come dovrebbe. Perché mai Sally (inutile dire che parlo della sua manifestazione aliena) dovrebbe far accedere Jack all'interno della sua sede, cuore pulsante di un'attività aliena fatta di saccheggio e clonazione, dopo aver puntato contro gli umani praticamente qualunque arma a sua disposizione, per poi arrendersi senza un motivo valido? Jack/Tom Cruise è palesemente colpevole di ammutinamento-in-divenire e Sally per un attimo lo sospetta, ma cede abbindolata da una scusa che sa di poco credibile; per poi tentare, nel finale, di salvarsi con la famigerata frase-boiata citata prima.
Lo sci-fi che sconfina nel minatissimo universo costellato di creazioni, clonazioni e paternità, dovrebbe quantomeno evitare di scadere in cliché già molto abusati - per non dire un po' ridicoli - dove tecnologie aliene di non ben identificata natura finiscono per autodefinirsi onnipotenti semidei. Mi è sembrato che, con questa scelta, si sia optato per un finale privo di originalità, lasciato in pasto ad un pubblico abbagliato dalla perfezione tecnica della resa e, forse, più disponibile a sorvolare su una mancanza di idee per chiudere tutta una serie di premesse iniziali capaci di solleticare davvero la curiosità.
A questo proposito, va detto che per il resto "Oblivion" fa il suo dovere, impiantando egregiamente nello spettatore il seme della curiosità. Che ci sia molto più di quanto non venga svelato - a noi e alla coppia Jack + Victoria/Andrea Riseborough - è evidente quasi da subito e, grazie alla mia seconda visione, ho colto molti più dettagli e suggerimenti lasciati dalla sceneggiatura (per esempio: perché mai i due protagonisti vivono con in casa un drone per il quale Missione non manda mai i pezzi di ricambio...?). Per essere un blockbuster da grande distribuzione ha anche una discreta caratterizzazione dei due personaggi principali (la figura di Julia/Olga Kurylenko non la prendo nemmeno in considerazione, è un personaggio tanto piatto quanto il ruolo che deve rivestire all'interno dell'intreccio narrativo) e, per quanto senza troppe pretese, l'opposizione di curiosità, intuito e apertura mentale (Jack) contro la paura, la rigidità e chiusura mentale (Victoria) risulta particolarmente incisiva e ruscita all'interno del racconto.
Insomma, ammetto che per certi aspetti "Oblivion" mi è sembrato capace di funzionare e mi ha lasciato soddisfatto. Cade, invece, quando si inerpica per territori più complessi (altre forme di vita + resistenza + dio + clonazione + autocoscienza delle macchine) o quando si fa influenzare da atteggiamenti di banale superficialità alla pellicola da pubblico generalista.
Ps. Tom Cruise ritrova il grande successo commerciale, piazzandosi primo in classifica in molti Paesi tra cui Italia e Stati Uniti, portando a casa un incasso mondiale (dopo due sole settimane) di $198,831,000.
Consigli: Colonna sonora estremamente simile a quella del duo francese Daft Punk realizzata per il precedente film di Kosinski, solo che questa volta i francesi a realizzarla sono stati gli M83. Quest'ultima, assieme agli effetti speciali e, devo dirlo, ad un'interpretazione convincente di Cruise, sono i motivi per cui si può dare una chanche a questa pellicola. Le influenze proprio di "TRON: Legacy" e anche di "Inception" si ritrovano spesso, quindi chi ha gradito gli altri due, troverà sicuramente interessante anche questo film.
Parola chiave: Coppia efficiente.

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Bengi

lunedì 29 aprile 2013

Film 541 - Hunger Games

In Toscana per lo scorso weekend, persi nel nulla della campagna nei pressi di Castellina in Chianti (SI), ci siamo concessi un film che riguardo sempre volentierissimo, aspettando l'attesissimo "Hunger Games - La ragazza di fuoco"...


Film 541: "Hunger Games" (2012) di Gary Ross
Visto: dal portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Leoo
Pensieri: A Leoo è piaciuto meno di quanto mi aspettassi (o sperassi), ma a me anche questa visione ha appassionato come le altre. Trovo questo film ben realizzato, con una storia interessante da raccontare e che, in generale, sia stato uno dei migliori prototti della passata stagione cinematografica.
Nessuna candidatura agli Academy Awards (anche se l'Oscar l'ha vinto la sua protagonista Jennifer Lawrence per "Il lato positivo - Silver Linings Playbook"), una candidatura ai Golden Globes e un Grammy vinto per la canzone interpretata da Taylor Swift "Safe and Sound", la colonna sonora ("The Hunger Games: Songs from District 12 and Beyond") direttamente alla #1 della Billboard americana, ma soprattutto un box office da capogiro ($691,247,768) che fa ben sperare per il prossimo capitolo in arrivo a fine novembre.
Io attendo le nuove avventure di Katniss e Peeta con molta ansia, sperando che l'episodio numero due sia ben realizzato tanto qunato questo.
Film 412 - Hunger Games
Film 461 - Hunger Games
Consigli: Secondo me è un ottimo prodotto per svagarsi e passare una bella serata in compagnia. La storia è interessante, gli attori bravi e il tutto funziona egregiamente. Si può vedere e rivedere.
Parola chiave: Cornocopia.

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Bengi

domenica 28 aprile 2013

Film 540 - The Sessions - Gli incontri

Ancora qualche pellicola arretrata dalla cerimonia degli Oscar...

Film 540: "The Sessions - Gli incontri" (2012) di Ben Lewin
Visto: dal portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Leoo
Pensieri: Per quanto questo film abbia il suo perchè e rappresenti una storia sia interessante che umanamente coinvolgente, non posso onestamente dire che mi abbia però catturato. L'ho visto volentieri ed ero comunque incuriosito dal poco di trama che conoscevo. Va aggiunto che Helen Hunt ha avuto un gran coraggio ad abbracciare questo progetto cinematografico. Al di là del personaggio che doveva interpretare (una certamente disinibita terapista sessuale), le numerosissime scene di nudo integrale non devono essere state così semplici da recitare. Va aggiunto alla considerazione, poi, che per anni la Hunt è stata sulla breccia della scena americana vincendo praticamente ogni tipo di riconoscimento (4 Emmy per la serie tv "Innamorati pazzi", 4 Golden Globes e 1 Oscar, solo per citare i più importanti) e passando buona parte della sua vita rappresentata come esempio di bravura senza eccessi e bellezza. Un ruolo come quello di Cheryl in "The Sessions" non deve essere stato facile da abbracciare considerando ciò che ha alle spalle. Una scelta che mi è sembrata onesta (c'è comunque un po' troppo nudo secondo me) e che la Hunt ha saputo portare sullo schermo con professionalità e buona resa del personaggio. Sono più titubante, invece, sulla scelta di darle la nomination agli Academy Awards come Miglior attrice non protagonista.
Credibile e maledettamente impressionante John Hawkes che, senza gridare o esagerare, ricrea il personaggio di Mark - basato sulla vera persona di Mark O'Brien, poeta - in maniera davvero convincente. Costretto all'immobilità e a passare la maggior parte delle sue giornate in un polmone d'acciaio a causa di complicazioni dopo aver contratto la poliomelite da bambino, Mark vorrà sperimentare i piaceri del sesso liberandosi dalle sue inibizioni causate e dalla sua condizione fisica e dalla religione. In tutto questo Padre Brendan/William H. Macy lo aiuterà facendogli da confessore, consigliere e amico, instaurando con Mark un rapporto basato sul dialogo aperto e franco influenzato, chiaramente, anche dagli aspetti religiosi. Il che è un connubio interessante se si pensa all'argomento sessuale discusso all'interno di una chiesa.
E, appunto, interessante mi sembra l'aggettivo più adatto a questa pellicola che, più che essere poeticamente illuminante, toccante o scioccante, pone al centro della storia una serie di tematiche scottanti come malattia, disabilità, pari opportunità, sessualità e credo religioso per analizzarle in un contesto quantomeno singolare. Il risultato è, quindi, quasi uno studio antropologico ispirato dalla realtà dei fatti.
L'impronta da film indipendente regala alla storia una certa libertà di azione e l'esplorazione umana è permessa ad alti livelli e certamente gli interrogativi morali sollevati sono trattati con cura e la giusta introspezione del caso. La sceneggiatura è ben scritta, anche se devo dire che mi ha abbastanza sorpreso vedere come negli anni '80 tutta la faccenda fosse trattata con così tanta disinvoltura.
Insomma, un prodotto cinematografico che vive di ottime interpretazioni e una storia che sa tenere desta l'attenzione del pubblico. Non è un capolavoro, ma aiuta a cogliere qualche sfumatura in più di un mondo che in molti sicuramente non conosciamo.
Ps. Doppia candidatura ai Golden Globes per entrambi i protagonisti della pellicola (anche se solo la Hunt porterà a casa anche quella per l'Oscar) e un incasso di $9,113,716 (1 milione per produrlo).
Consigli: NOn è certo la pellicola migliore per uno svago a cervello spento. L'argomento non è dei più distesi ed è meglio arrivare un attimo predisposti alla visione. Buone le interpretazioni e storia capace di aprire un varco su una serie di tematiche (sesso, religione, malattia) legandole insieme con eleganza, intelligenza e un pizzico di malizia. A tratti anche divertente.
Parola chiave: Sesso.

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Bengi

venerdì 26 aprile 2013

Film 539 - Liz & Dick

In realtà è un film per la tv, ma non importa. E' la storia di Liz Taylor e della sua relazione certamente complessa con Richard Burton. E a interpretare la grande attrice ce n'é una non esattamente divina... Lindsay Lohan.
Potevo forse perdermelo?! Potevamo, forse, io e Leoo (che praticamente guardiamo qualunque cosa)?! No, infatti.

Film 539: "Liz & Dick" (2012) di Lloyd Kramer
Visto: dal portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Leoo
Pensieri: Nemmeno troppo inaspettatamente bocciato da tutta la critica americana, questo prodotto tv incentrato sulle vicissitudini amorose di Elizabeth Taylor e Richard Burton si concentra moltissimo sulla realizzazione estetica, ma fallisce nei contenuti.
Partendo dal presupposto che si danno per assodati troppi passaggi che, mancando, spezzano la narrazione, i dialoghi sono spesso connotati da cliché e stereotipazioni abbastanza superficiali. I bipolari cambiamenti di umore di entrambi non sono né giustificati né debitamente approfonditi, ma vengono semplicemente serviti al pubblico quale dato di fatto, quasi ad autolegittimare la nomea di relazione vissuta a cento all'ora che la storia d'amore aveva acquisito. Peccato che non si possa rappresentare la vita di due persone come fosse un'unica sequenza di copertine di giornali scandalistici.
Capricci ed esagerazioni, debilitanti altalene emotive e due carriere hollywoodiane più lanciate che mai (rappresentati anche i momenti in cui gli attori ebbero la nomination all'Oscar per "Chi ha paura di Virginia Woolf?" oltre che il momento della vittoria per la Taylor e della sconfitta per Burton): insomma, un sacco di argomenti tra il biopic e mondo del gossip, passando per la curiosità che il pubblico può nutrire per le fiction da 'dietro le quinte' sui propri divi preferiti. Eppure, nonostante tutti i possibili agganci per realizzare un racconto che funzionasse davvero, "Liz & Dick" scricchiola in svariati passaggi.
Il problema non sta tanto nella recitazione - ci terrei a ricordare che questo è un prodotto per la televisione americana realizzato dalla rete via cavo Lifetime. Noi abbiamo le fiction Rai con Manuela Arcuri o Nino Frassica. Non siamo quindi troppo nella posizione di criticare una Lindsay Lohan qualunque -, quanto, appunto, nella storia. Non che sia inguardabile o illogica, semplicemente riduce tutto troppo, senza davvero approfondire il rapporto umano che ha legato le due star che, prima di essere tali, erano persone. Invece mi è sembrato che ci si sia preoccupati moltissimo del lato patinato e glam, delle feste e dei gioielli, tralasciando ingenuamente una parte della storia che non può essere tenuta in secondo piano, ovvero la vicenda umana.
Lo scandalo della relazione tra la Taylor e Burton non può essere riassunto in due titoli di giornale, ma, a mio avviso, avrebbe dovuto essere affrontato attraverso gli occhi di tutti e quattro i coinvolti (ossia delle due coppie sposate). Questo elemento di approfondimento psicologico più consapevole e maturo manca e rende incompleto un lavoro che, quindi, finisce per basarsi solo sulla superfice delle cose.
Quello che davvero manca è la capacità dello sceneggiatore di rendere persone i personaggi e non solo di descrivere le tappe in ordine cronologico di due figure che rimangono, per tutta la narrazione, bidimensionali ricordi delle personalità che rappresentano. Di questo, quindi, non si può fare alcuna colpa alla Lohan.
Premesso che in generale non mi è mai piaciuta, comunque ho trovato la scelta di farle rappresentare Liz Taylor (oltre che provocatoria) azzeccata quantomeno per l'aspetto. Non si assomigliano mai in maniera strabiliante, eppure c'è qualcosa di maledettamente identico che le accomuna e funziona. Decisamente meno magnetico, invece, il Burton di Grant Bowler che non colpisce in nessun passaggio particolare e, anzi, sembra spesso un pensionato qualunque di passaggio nella vicenda della protagonista Taylor.
I veri momenti che ho trovato detestabili e recitati veramente male, sono stati quelli della pseudo intervista doppia di Liz e Dick in una specie di spazio fuori dal tempo, dove quelle che potremmo definire le coscienze dei due, raccontano, descrivono e spiegano in prima persona le vicende intercorse durante la lunga relazione d'amore.
Questi momenti teoricamente più intimisti, spezzano in maniera drammatica la narrazione e non aggiungono davvero nulla che non sia il dar prova che Lindsay Lohan sa ancora piangere a comando. Essendo la sceneggiatura così piatta, non è necessaria alcuna spiegazione degli eventi sottolineando i passaggi chiave, perchè anche un bambino riesce a coglierli. E, ripeto, sono recitati piuttosto malino rispetto al resto delle due performance. Oltre al fatto che scimmiottano piuttosto goffamente i momenti di analisi di coppia Jolie-Pitt in "Mr. & Mrs. Smith"
Insomma, "Liz & Dick" è quello che è, nonché esattamente ciò che mi aspettavo, ovvero un prodotto che gioca molto sull'appeal della coppia di cui racconta la storia e della protagonista scelta per portare sul piccolo schermo questa porzione di vita dell'attrice Elizabeth Taylor. L'aspetto meglio curato è quello estetico (bei costumi, trucco fatto molto bene e bella fotografia), ma è incapace di gestire un racconto che vada oltre una patinata e semplificata visione della realtà. A tratti funziona, ma non è certo soddisfacente.
Consigli: Lo si può vedere per svariati motivi: se si è fan della Lohan, se si amano i biopic oppure se i Burton-Taylor piacciono o sono piaciuti. E' un intrattenimento innocuo e che richiede pochissimo sforzo intellettuale. Va, però, considerato nei limiti di ciò che è, senza pretendere approfondimenti o slanci d'autore. In quest'ottica si segue volentieri.
Parola chiave: Oscar.

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Bengi

mercoledì 24 aprile 2013

Film 538 - Twilight

Con Licia abbiamo deciso di farci del male: vedere la saga per teenagers più patinata, chiacchierata ed osannata degli ultimi anni. Peggio per noi?

Film 538: "Twilight" (2008) di Catherine Hardwicke
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Licia
Pensieri: E, insomma, l'ho rivisto. Sì, perchè il primo capitolo effettivamente lo avevo guardato addirittura al cinema nel lontano 2008. E non mi era piaciuto; anzi lo avevo trovato piuttosto deludente.
Questa seconda volta in compagnia dei vapiri della Meyer è stata più o meno identicamente noiosa. Purtroppo o fortunatamente non riesco a subire il fascino di questa storia amorosa pseudo maledetta, dove il vampiro - gotica figura teoricamente legata all'oscurità e al male - finisce per essere glitterata immagine patinata per ragazzine in età da ormone e la protagonista ha la stessa verve (e carica erotica) di una scopa. La fissità e rigidità di Kristen Stewart è ormai leggenda, eppure non riesco a smettere di stupirmene di volta in volta. Pattinson, invece, è più attento sia a fare il giusto sguardo tra l'attratto da Bella e il cascamorto generale, sia a come rendere meglio le svariate camminate a rallentatore. La fotografia perennemente tendente ai colori freddi (blu e verde) fa il resto, collocando la storia che si svolge a Folks, Washington, in una fredda ambientazione che contribuisce a garantire un'atmosfera abbastanza cool e ricercata.
Il lavoro d'immagine, infatti, è ben studiato e non si può dire che la Hardwicke e tutta la crew non abbiano lavorato sapientemente per mixare efficacemente tutti gli elementi più appetibili per i fans dei libri da cui tutta la storia è tratta. Il risultato, infatti, è esteticamente molto curato e patinato, con la colonna sonora giusta e le future leve di Hollywood in prima linea a presenziare (i noti in divenire, a parte i tre Stewart, Pattinson e Taylor Lautner sono anche Anna Kendrick, Nikki Reed, Kellan Lutz, Cam Gigandet). Tutto questo ha contribuito ad elevare e poi consolidare lo status di questo prodotto, che ha effettivamente catturato l'attenzione teen (e non) dgli appassionati di pellicole fantasy con degenerazioni romantiche (triangoli amorosi, smielate dichiarazioni, eternità dei sentimenti dichiarati) tra un po' di azione ed elementi dark.
Il vero problema, però, è che a parte tutta la costruzione che ci sta dietro, c'è veramente poco altro. La narrazione è lenta, tutta incentrata su una storia d'amore fatta di bisbigliate dichiarazioni e colpi di sdolcinato fulmine. Sebbene solitamente io non disprezzi necessariamente i chick flick o in generale i prodotti qualitativamente meno ricercati, qualcosa di questo "Twilight" continua a non convincermi. Sembrerebbe avere tutte le carte in regola, eppure neanche questa seconda visione mi ha convinto o fatto cambiare idea.
Onestamente non posso dire che questo film sia oggettivamente brutto, fatto male o completamente inutile; bisogna però accettare quello che già avevo detto per "The Host"): "L'infinita lentezza di questo film è già un grave difetto, ma evidentemente [...] chi si dispone a vedere uno dei prodotti collaterali della Meyer scende a patti con questa mancanza volentieri, probabilmente ricercando una storia d'amore impossibile ed eterna, piuttosto che un buon ritmo e una buona sceneggiatura. Quindi va detto fin da subito che, oltre a non esserci originalità, non ci sono nemmeno grandi contenuti. L'approfondimento dei personaggi è al limite della sufficienza".
Quindi attendo di capire se i prossimi episodi della saga "Twilight" porteranno nuovi elementi (magari positivi) o se il tutto sarà staticamente adagiato sulle stesse premesse di questo primo capitolo. Che a me non è piaciuto, ma ha ampiamente fatto svolto il suo ruolo commerciale: 37 milioni di dollari per produrlo, $392.616.625 di incasso mondiale.
Consigli: E' una fiaba (circa) gotico-romantica, con uno sprazzo di azione e veramente poche espressioni di Kristen Stewart. Il genere vampiro declinato in rosa deve piacere fin dall'inizio, altrimenti l'alchimia con questo prodotto cinematografico non ci sarà. Farà impazzire, invece, chi gradisce le implicazioni sentimentali con annesse pene amorose e sconvolgimenti adolescenziali (per es. quando Bella dirà al padre che lo detesta e se ne andrà di casa per andarsene a stare da sola. Se io a 17anni avessi detto così ai miei, probabilmente ora non sarei qui a raccontarlo, quindi a me è sembrato un passaggio narrativo assurdo. Evidentemente per altre persone è plausibile un simile comportamento da parte di una minorenne introversa e simpatica come una tegolata in fronte).
Ps. Attenzione alla fluente chioma di Jacob/Taylor Lautner: è qualcosa da cui non riuscirete più a togliere lo sguardo.
Parola chiave: Morso.

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Bengi

martedì 23 aprile 2013

Film 537 - G.I. Joe - La nascita dei Cobra

Nella stessa sera, dopo "Obsessed - Passione fatale", decido di continuare il mio personale percorso Razzie Awards con un'altra pellicola che andò forte all'edizione 2010. E, scopro per caso documentandomi, che la pellicola in questione rubò ad Ali Larter proprio di "Obsessed" il titolo di Peggior attrice non protagonista grazie alla performance di Sienna Miller. Son soddisfazioni...


Film 537: "G.I. Joe - La nascita dei Cobra" (2009) di Stephen Sommers
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Fondamentalmente ho voluto vedere questo film perchè ne avevo sentito parlare sempre piuttosto male (nonostante i presupposti commerciali e il budget altissimo di 175milioni di dollari) e perchè è appena uscito il sequel. Ora, come è possibile pensare di produrre un secondo episodio se, in teoria, il primo è andato così male? Era quello che volevo scoprire, anche perchè il secondo ("G.I. Joe - La vendetta") in realtà non sta andando male.
Visto i presupposti di pessima qualità e di trama e di recitazione, devo proprio dire che non mi aspettavo altro che schifezze da questo "G.I. Joe: The Rise of Cobra". In effetti il prodotto è debole, ovvero scritto maluccio e realizzato maluccio: insieme non fanno un bel risultato. A differenza di altri prodotti tratti da gioccattoli Hasbro, l'avventura dei G.I. Joe è confusa e mal organizzata, con un cast di attori (Channing Tatum, Christopher Eccleston, Joseph Gordon-Levitt, Sienna Miller, Rachel Nichols, Jonathan Pryce, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Marlon Wayans e Dennis Quaid) che recita alla meno peggio, diciamo. Per essere gentili.
Sinceramente, ho trovato ben peggiore della Miller la recitazione della Nichols che, nonostante il ruolo importante di Scarlett, è coinvolgente tanto quanto un tappeto. Ravviva un po' l'atmosfera Marlon Wayans (quello dei primi due " Scary Movie", per capirci), nonostante le buffonate che gli fanno fare: ha battute pessime, ma almeno stempera un'atmosfera pretenziosa, ma più che altro spesso ridicola.
Perchè se spesso quello che si vorrebbe mostrare allo spettatore è qualcosa di molto simile ad "Iron Man" o "Transformers", il risultato, invece, non ci si avvicina nemmeno. Lo si potrebbe definire più un tentativo un po' ingenuo che un effettivo risultato sensato e riuscito. Volendo sorvolare su una sceneggiatura complicatamente assurda - ci sono troppi personaggi, poi! -, il fattore su cui dovrebbe basarsi una pellicola del genere, ovvero gli effetti speciali, è così mal realizzato che non aiuta nemmeno a mascherare (e abbellire) tutto ciò che di per sé non funziona del prodotto. Questa mancanza di accuratezza estetica la si può intuire già dalla locandina del film, dove una che vive della propria immagine come Sienna Miller, è stata talmente modificata male da non essere né riconoscibile né bella... E ce ne vuole.
Quindi, nonostante il mio animo sempre ben disposto verso questo genere action/adrenalina/sparatorie/tutto distrutto/effetti speciali, non posso dire che "G.I. Joe - La nascita dei Cobra" abbia mantenuto le promesse di divertimento frivolo, sì, ma ben realizzato che sinceramente mi aspettavo.
Ps. $302,469,017 di incasso mondiale.
Consigli: A chi piacciono i film chiassosi di azione con un mucchio di effetti speciali può anche piacere. E' godibile e, per carità, fa passare la serata, ma non è nulla di paragonabile agli ultimi Batman, Spider-man o altro/i super eroe/i
Parola chiave: Presidente degli Stati Uniti.

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Bengi

venerdì 19 aprile 2013

Film 536 - Obsessed - Passione fatale

Leoo me ne aveva parlato e io, in realtà, ero sempre stato curioso di vederlo. Sia perché c'è Beyoncé, sia perché è stata una pellicola molto importante... ai Razzie Awards!


Film 536: "Obsessed - Passione fatale" (2009) di Steve Shill
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessunoo
Pensieri: E' un capolavoro. Di trash, ma comunque un capolavoro. Presa questa come verità assoluta, si può parlare di "Obsessed" senza falsità: è una mera operazione commerciale spilla soldi in cui una cantante bella e dotata si autopromuove attrice per estendere il suo dominio anche a quei territori cui il suo talento teoricamente non la porterebbe.
In effetti va detto che, in questo triangolo amoroso, il personaggio più inutile è proprio quello di Beyoncé che, inoltre, è anche la peggiore a livello recitativo, incapace di scollarsi di dosso quel ruolo di pacchiana donna del ghetto con marcatissimo accento black. I suoi dialoghi da mamma-casalinga futura giustiziera della notte sono qualcosa di imbarazzante e penso che il picco del ridicolo si tocchi quando Sharon/Beyoncé e Lisa/Ali Larter se le stanno dando di brutto e la prima, tra un cazzotto e una testata, risponde pure al telefono per assicurare al maritino Idris Elba (oggetto della contesa) che farà il c**o alla bella-bionda-pazza-assatanata che ha tentato di rubarle il consorte. E se non è ghetto questo, non so cosa lo sia.
Si capisce subito, quindi, perchè vedere questo "Obsessed - Passione fatale" mi abbia tanto divertito. E' talmente assurdo e pacchiano, che finisce per piacerti in qualche modo.
La storia ruota attorno alla semplicissima premessa iniziale - donna si innamora di uomo già sposato e diventa stalker fuori controllo - che viene tirata avanti per tutti i 108minuti di pellicola. E si parte subito in quarta: il film comincia con Lisa che conosce per caso in ascensore Derek (Elba) e scatta subito qualcosa. Nel giro delle due scene successive lo spettatore la vedrà documentarsi sulla vita dell'uomo e in men che non si dica sarà approccio esplicito dove lui, però, non ci sta. E fa bene, considerando che a casa lo attende la signora del ghetto.
L'approfondimento psicologico è banale e unicamente funzionale a portare avanti il racconto, i dialoghi scontatissimi e certi episodi fuori da ogni logica. In particolare si inquadra bene in quest'ottica nonsense il personaggio della detective Reese (interpretata dal premio Oscar Christine Lahti) che si può definire come l'investigatrice più idiota della storia del cinema. Vederla così fiera delle conclusioni che ha tratto - palesemente sbagliate - è certamente uno show divertente, ma fa capire la bassezza (per non dire demenzialità) che sta dietro questa sceneggiatura.
Lo scontro finale donna-a-donna ha il suo perchè, lo ammetto, e anche se Beyoncé non rinuncia alle sue telefonate durante la scazzottata, adrenaliza, azione e pathos sono abbastanza ben combinate. Agghiacciante, invece, l'ultimo fotogramma scelto prima di sfumare in nero. Non posso aggiungere altro per non svelare poi tutto il finale, ma vedere per credere.
Insomma, come dicevo all'inizio, siamo nel puro trash. Un filmetto scontato, stereotipato e recitato così così (sia Beyoncé che la Larter hanno ricevuto la nomination ai Razzie), ma si lascia guardare. E ci scappano pure delle risate...
Consigli: Assolutamente nulla di che. Può essere visto per farsi una risata o per farsi un'idea di cosa vuol dire autoprodursi in qualcosa che non si è (ancora) in grado di fare. Beyoncé, mi spiace, qui ha fallito e questo film sarà sempre qui a dimostrarlo. Però tutto sommato è abbastanza assurdo da intrattenere per una serata.
Parola chiave: Stalker.

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Bengi

giovedì 18 aprile 2013

Film 535 - The Host

La 3 regalava questo ingresso e, sinceramente, ero proprio curioso di vedere cosa proponesse questa storia di cui avevo tanto sentito chiacchierare...


Film 535: "The Host" (2013) di Andrew Niccol
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: C'erano molte aspettative rispetto a questa pellicola, ufficialmente il post-Twilight della creatrice della saga Stephenie Meyer. Si cercava per lei, infatti, un nuovo tormentone milionario, una nuova scusa per mettere in cantiere altri 5trilioni di pellicole ispirate ai suoi libri. E "The Host" era il primo e sperimentale tentativo di fare il bis dopo il successo dei vampiri.
Questa volta la Meyer cambia macroargomento e dai canini affilati ma vegetariani, passiamo agli alieni invasori di corpi, ma con un anima. Il contorno, però, non cambia e rimane sempre la stessa precedente situazione amorosa del triangolo. Anche se formalmente Melanie/Saoirse Ronan è abitata dall'alieno Wanda, di fatto il corpo è uno solo, combattuto tra l'amore dei due belli della pellicola, il figlio di Jeremy Irons, Max (già visto nell'altro teen-horror "Cappuccetto rosso sangue"), e Jake Abel. Entrambi sono innamorati della/e protagonista/e, rispettivamente dell'umana Melanie e dell'aliena Wanda (al di fuori del corpo umano che ospita, ha l'aspetto di un neurone luminoso glitterato).
Di fatto, quindi, l'autrice della storia non sceglie di cambiare moltissimo le sue tematiche di interesse, ma le maschera solamente in altre forme per vedere se un fresh new start possa essere possibile. E diciamocelo, se questo è il risultato, la risposta è no.
L'infinita lentezza di questo film è già un grave difetto, ma evidentemente (ho visto solo il primo dei numerosi "Twilight", anche se ho in progetto di documentarmi) chi si dispone a vedere uno dei prodotti collaterali della Meyer scende a patti con questa mancanza volentieri, probabilmente ricercando una storia d'amore impossibile ed eterna, piuttosto che un buon ritmo e una buona sceneggiatura. Quindi va detto fin da subito che, oltre a non esserci originalità, non ci sono nemmeno grandi contenuti. L'approfondimento dei personaggi è al limite della sufficienza e anche se il duetto mentale tra la voce interiore di Melanie e quella di Wanda sembrerebbe legittimare un approfondimento psicologico necessariamente più maturo, serio e ricercato, in realtà la resa di questo aspetto è banalizzata e semplificata in maniera a tratti imbarazzante. Anche perchè, nonostante il dramma dell'essere 'spodestati' dal proprio corpo e la razza umana che viene soggiogata dall'alieno e la ribellione degli ultimi umani superstiti... Alla fine l'unica cosa su cui si concentra/no la/e protagonista/e sono i due ragazzi del cuore.
E, nel momento in cui tutta l'attenzione del film si sposta su questo argomento, capisci che "The Host" è un fallimento.
Mi rendo perfettamente conto che il pubblico cui mirasse il prodotto in questione fosse principalmente interessato alla love story, però io - da profano - ho trovato il tutto di una piatta banalità tanto sempliciotta che nemmeno sono riuscito a godermi l'insieme. Non c'è divertimento, non c'è malizia, né intrighi, la rivoluzione è trattata come cornice e le implicazioni mentali e sociali dell'essere abitati da un alieno non sono nemmeno prese in considerazione. Tutto ciò che viene proposto qui sono ambientazioni futuristiche e conseguenti gadget, relazioni stereotipate e una caccia all'uomo (o donna, in questo caso) all'acqua di rose. La storia, infatti, punta tutto sul nuovo triangolo Ronan-Irons-Abel, ma nessuno dei tre (forse giusto il secondo) ha l'appeal necessario a suscitare anche solo qualche interesse per il loro disagio amoroso. Saoirse Ronan si è scelta la non facile situazione di resuscitare le speranze della Meyer di una nuova Kristen Stewart dalle uova d'oro, senza però essere in grando di mantenere alcuna aspettativa, piatta e quasi annoiata in alcuni tratti, probabilmente a causa della stessa sceneggiatura...
Per farla breve, "The Host" poteva essere una pellicola carina visto i presupposti cool e patinati e la pubblicità collaterale grazie alla maternità della Meyer, eppure fallisce completamente il suo scopo, risultando noioso è per niente interessante. Giusto Diane Kruger regala un po' di movimento ad una trama che, altrimenti, è piatta e buonista.
Ps. 40 milioni di dollari per produrlo, ma insufficienti $45,420,419 di incasso mondiale.
Consigli: A questo punto suppongo sia meglio approfondire la questione "Twilight" perchè o Mrs. Meyer è una miracolata o davvero quella storia è migliore. Perchè se cercate qualcosa di banale, già visto, ma in salsa futuro allora "The Host" fa per voi; altrimenti lasciate stare.
Parola chiave: Viandante.

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Bengi

mercoledì 17 aprile 2013

Film 533 - 2012

E' inutile, il dvd ormai ce l'ho e ogni tanto lo riguardo...


Film 533: "2012" (2009) di Roland Emmerich
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Tanto non c'è niente da fare, a me questo film piace. 

Gli effetti speciali sono fatti benissimo, azione, pathos, dramma e avventura giocano tutti a favore della storia che, futuristica, catastrofica e big bluff, funziona alla grande. Niente di sofisticato, ma l'intrattenimento qui è ad alto livello.
Stereotipato quanto basta da rendere ogni Nazione presa in considerazione dalla pellicola abbastanza simile alla situazione interna di quel Paese al momento dell'uscita del film, noi italiani ci facciamo una così pessima figura che, in effetti, è imbarazzante confrontarsi con l'immagine che passa di noi attraverso i media e come questa sia ormai radicata. Quindi la pellicola è, sì, costruita un po' in maniera superficiale rispetto alla caratterizzazione di ogni personaggio e al Paese di appartenenza, però non si sa bene per quale motivo l'Italia sia stata maggiormente sbeffeggiata a dispetto di tutte le altre Nazioni che finiscono per fare una bella figura (come Russia e Germania).
A parte questo - e specificato che a me l'ironia di fondo non ha offeso, dato che ciò che abbiamo è ciò che esattamente ci meritiamo - "2012" è un bombardamento di adrenalina, sempre a preme sull'acceleratore dell'azione frenetica, caotica e di grande impatto visivo. Così crosta terrestre che si spacca, vulcani che eruttano, terremoti, tsunami e tutto ciò che di più pericoloso sulla terra vi può venire in mente, qui c'è. E non fate l'errore di pensare cosa sarebbe potuto accadervi se, in quel 21 dicembre appena passato, i Maya avessero davvero avuto ragione...
Film 197 - 2012
Film 20 - 2012
Ps. $769,679,473 di incasso mondiale e un budget di 200milioni per produrlo: colossale!
Consigli: Dolby surrond a manetta, pop-corn e qualche amico che condivide la passione per il genere sci-fy! Per chi piace è una bomba!
Parola chiave: Arche.

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