lunedì 20 ottobre 2014

Film 796 - Premonition

In un momento di riscoperta della carriera di Sandra Bullock, ho recuperato questo film...

Film 796: "Premonition" (2007) di Mennan Yapo
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ma perché Amber Valletta fa sempre l'amante? Dopo l'inutile come back dell'anno scorso in "Revenge", scopro che anche qui la poveretta è costretta ad interpretare la rovina lenzuola matrimoniali altrui, per di più in una pellicola dalla totale mancanza di rilevanza.

Proprio come dice il titolo di questo film, anche io ho avuto una premonizione prima di guardarlo, ovvero che sarebbe stata una grande cagata. Neanche a dirlo, ho previsto giusto, anche se ho dovuto ridimensionare il mio pessimismo: è solo una cagata.
Sandra Bullock deve ringraziare la sua buona stella se è ancora un'attrice affermata e si è pure portata a casa un Oscar, perché se uno decidesse di approcciarsi alla sua filmografia partendo da questo titolo - o dal troppo tristemente simile "La casa sul lago del tempo" - non potrebbe far altro che pensare che l'attrice scelga solo copioni scritti da adolescenti depressi e privi di una coscienza cinematografica capaci di realizzare una sceneggiatura credibile quanto le labbra di Valeria Marini.
Al di là del fatto che si tratti di un prodotto fantasy misto drama, rimane il fatto che sia un po' nonsense, temporalmente intricato e, sicuramente, in almeno un passaggio, sbagliato (la bambina si taglia la faccia coi vetri della finestra, ma nel flashback iniziale, quando il fatto dovrebbe già essere accaduto, ha la faccia normale). Quindi non rimane che chiedersi il perché di tanto 'sbattimento' narrativo, quando il risultato sia così mediocre. Gli innumerevoli flashback che potrebbero per alcuni essere motivo di interesse in quanto trama "complessissima", in realtà ingarbugliano solamente la comprensione di una storia che pare non trovare alcuna spiegazione fino a quando, a 20 minuti dalla fine, il tutto viene banalmente liquidato tramite una trovata che affonda le radici in qualche banalità finto cristiana. No, non ci siamo. Questo modesto sforzo non basta a giustificare 96 minuti di pellicola tutti "Oh mio dio cosa sta succedendo?", "Non me lo riesco a spiegare", "Non posso accettarlo", e via discorrendo. Tra l'altro la trovata fedifraga di cui parlavo all'inizio è totalmente inutile, un pretesto incolore per dare del pepe ad una storia che, altrimenti, non va mai oltre un lento sbadiglio. Solo nel finale, quando il camion s'incarica di riportare in vita "Final Destination", ci si riprende un attimo dal torpore (ma di per sé la scena è imbarazzante epr com'è scritta). Sandra, abbandona per sempre queste scelte cinematografiche pro bonifico e orientati su qualcosa di meno scontato. Grazie da uno che - nonostante tutto - ti apprezza.
Box Office: $84,146,832
Consigli: Pellicola banale e priva di brio che tenta di giustificare la sua esistenza attraverso un espediente paranormale che in realtà è una scemata pseudo cristiana che di fatto spiega senza spiegare. Se vi basta come scusa per abbandonarvi sul divano in compagnia di una Sandra Bullock ancora senza Oscar, allora il gioco è fatto. Se, invece, preferite qualcosa di un attimo più elaborato, pensato o anche solo scritto meglio... Beh, lasciate perdere "Premonition".
Parola chiave: Settimana.

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Bengi

Film 795 - Comportamenti molto... cattivi

Figurati se mi perdo una stupidata del genere...

Film 795: "Comportamenti molto... cattivi" (2014) di John Erick Dowdle
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Behaving Badly" è uno di quegli strani esperimenti cinematografici in cui tutto sembrerebbe far ben sperare sulla carta, poi di fatto non funziona nulla.
Perché dovrebbe funzionare? Innanzitutto perché c'è un cast ricchissimo di personaggi famosi, a partire dalla teen diva Selena Gomez e continuando con Nat Wolff ("Colpa delle stelle"), una che ha vinto un Golden Globe come Mary-Louise Parker, una che ha avuto una nomination all'Oscar come Elisabeth Shue e poi ancora, in ruoli minori, Heather Graham, Dylan McDermott (che un Golden Globe l'ha vinto) e Jason Lee (che di nomination ne ha 2). Insomma, di attori ce ne sono per tutti i gusti e anche il tipo di pellicola, orientato sul comico demenziale, teen e un po' porco parrebbe suggerire la possibilità di un divertimento facile come piace alla massa.
Perché non ha funzionato? Perché "Comportamenti molto... cattivi" è stato mal pubblicizzato e pure fiaccamente. E poi perché di fatto è una pellicola veramente poco originale e strana per molti versi, che forse si spinge addirittura troppo oltre per certi aspetti. Anche se l'idea del teenager che ha una madre alcolizzato che si nutre di vodka e vodka e va alla riunione degli alcolisti anonimi con una bottiglia di vodka nella borsa sembrerebbe divertente, di fatto c'è sempre qualcosa che manca nella sceneggiatura o nella realizzazione e che rovina il senso di presentare in maniera tanto estrema quel personaggio. Anche le battute sono fiacche, niente di che. E per quanto Nat Wolff ce la metta tutta per sembrare il solito povero ragazzo nerd che cerca semplicemente di conquistare la ragazza che ama tra un'eiaculazione precoce e l'altra, anche lui davvero non riesce a risollevare le sorti di questo prodotto commerciale ispirato dalla (suppongo immane) fatica letteraria di Ric Browde, "While I'm Dead Feed the Dog" (e che comunque l'autore ha disconosciuto in quanto troppo distante dal suo romanzo).
Ripeto, è strano. Le trovate ci sono anche sparse qua e là, eppure il risultato finale è più moscio ed insipido di quanto sarebbe anche solo tollerabile. E' una boiata e si guarda, però non convince.
Box Office: $12,231
Consigli: Incasso imbarazzante per una produzione costata 5.5 milioni di dollari. Il risultato, considerato anche il budget è imbarazzante su tutti i fronti. Poi, volendo sorvolare su aspetti più tecnici, questo film si lascia guardare in maniera davvero serena, nel senso che una volta finito lo si dimentica in 5 minuti. E' volgare, stupido, molto esplicito e con pochi momenti davvero divertenti. Tra l'altro prende anche una piega 'emotional' nel finale che stona moltissimo, a mio avviso. Si può vedere se si cerca un disimpegno totale al sapore di sesso, adolescenti e un'irriverenza tanto cercata e voluta da risultare costruita e stantia. Peccato.
Parola chiave: Nina Pennington.

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Bengi

venerdì 17 ottobre 2014

Film 794 - Necropolis - La città dei morti

Tornati dalla Francia e subito un cinemino gratis con la 3.

Film 794: "Necropolis - La città dei morti" (2014) di John Erick Dowdle
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika, Frà
Pensieri: Il titolo originale un po' misterioso ("As Above, So Below") e un trailer piuttosto accattivante hanno subito catapultato questa pellicola tra i nostri 'muste see' della settimana. Se in più aggiungiamo che il genere è horror e la storia è ambientata nelle catacombe parigine che io ed Erika abbiamo visitato assieme, direi che si capisce abbastanza il perché fossimo curiosi di vedere questo film.
In sostanza, nonostante la trama sia abbastanza conforme alle aspettative, devo dire che il risultato è molto migliore di quanto potessi sperare. Basso budget di 5 milioni, eppure ottima resa letteralmente da paura.
Il mistone egizio-cristiano-dantesco-potteriano è una strana combo per un prodotto horror, eppure talmente ben combinato che per quanto kitsch possa apparire sulla carta, di fatto funziona. Ora mi spiego meglio.
Innanzitutto potteriano perché Scarlett/Perdita Weeks cerca la pietra filosofale di Nicolas Flamel (e inevitabilmente "Harry Potter e la pietra filosofale" è la prima cosa che ti fa venire in mente). Poi egizio perché la ragazza è geologa e sa leggere praticamente qualsiasi lingua morta, oltre che interpretare qualunque geroglifico (e se non lei il suo amichetto George/Ben Feldman). Cristiano evidentemente perché a) le catacombe sono un cimitero, b) trovano addirittura i templari, per non parlare del fatto che c) la storia è letteralmente ambientata all'inferno. Il che ci porta al dantesco: "Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate" è scritto in greco antico all'ingresso di uno stretto tunnel che i ragazzi dovranno intraprendere ad un certo punto. Insomma, c'è una bella commistione di generi, temi, folklore.
Il che, a ben pensarci, è anche inusuale per una pellicola come questa. C'è molta contestualizzazione, molto preambolo prima di tutta la parte claustrofobico-spaventosa e anche una specie di morale che sembrerebbe voler essere suggerita (passare l'inferno, confrontarsi con le proprie paure, affrontare un cammino che mette faccia a faccia se stessi e i propri orrori per lavare via le colpe e rinascere ripuliti nell'anima). Insomma, per dirla facile, per essere un filmetto horror accalappia incasso ci si sono messi d'impegno.
Questo aspetto mi ha fatto particolarmente gradire "Necropolis - La città dei morti" che è sì una boiata, ma non delude le aspettative ed è davvero meglio di come potevano realizzarlo. Se si riesce, poi, a farsi coinvolgere dalla storia, pareti strettissime, soffitti che cadono e colpi di scena renderanno il tutto spaventoso e ansiogeno. Ovvero come l'esperienza di un film horror dovrebbe essere.
Box Office: $39.7 milioni
Consigli: Se il trailer vi è piaciuto o comunque incuriosito vale la pena davvero di approfondire vedendo il film. Ci sono momenti inquietanti, altri paurosi e moltissimi claustrofobici che rendono la visione di "As Above, So Below" emotivamente impegnativa (ma in fondo non lo si è scelto per questo motivo?). Se, però, non siete ancora stati nelle catacombe parigine e contate di andarci a breve... meglio posticipare la visione!
Parola chiave: Specchio.

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Bengi

giovedì 16 ottobre 2014

Film 793 - Charlie's Angels - Più che mai

Visto il primo... vuoi non vedere anche il secondo?

Film 793: "Charlie's Angels - Più che mai" (2003) di McG
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Allora, premesso che a me questo franchise piace, certo non stiamo parlando di un capolavoro del cinema contemporaneo. In effetti con un budget di CENTOVENTI milioni di dollari forse ci si poteva impegnare un pelino di più nella trama invece che puntare tout court sugli effetti speciali. Di buono c'è che l'atmosfera scanzonata e totalmente irreale del primo film è mantenuta fedelmente e se si è apprezzata la sciocca comicità misto acrobazie da combattimento anche con questo "Charlie's Angels: Full Throttle" non si rimarrà delusi.
Rispetto al primo "Charlie's Angels" credo che qui il problema sia fondamentalmente uno: ci sono troppe cose. Troppi cameo nascosti. Troppi personaggi. Troppi camuffamenti-cambio-costume-cambi-scenario. Insomma, va bene voler stupire con il secondo episodio, ma qui è veramente tutto troppo pompato perfino per l'universo caotico spy-trendy delle ragazze di Charlie. E' mantenuto perfino il personaggio di Bosley interpretato da Bill Murray quando in questo film c'è un altro Bosley interpretato da Bernie Mac! Per non parlare, poi, del cast. Io ve li cito (quasi) tutti, camei inclusi: Cameron Diaz, Drew Barrymore, Lucy Liu, Bernie Mac, Crispin Glover, Justin Theroux, Demi Moore, Robert Patrick, Shia LaBeouf, Matt LeBlanc, Luke Wilson, John Cleese, Ja'net Dubois, Rodrigo Santoro, Bruce Willis, Pink, The Pussycat Dolls, Mary-Kate e Ashley Olsen, Eve, Carrie Fisher, Melissa McCarthy.
Ecco, non so se ho reso l'idea.
Problema del tutto-troppo a parte, la pellicola è comunque un esempio piacevole di cinema commerciale, soprattutto grazie all'ottimo trio di protagoniste che, caratterizzate agli antipodi, contribuiscono a creare un mix eterogeneo affascinante e trascinante, oltre che molto dinamico. Le assurdità delle situazioni in cui sono coinvolte sono talmente folli che finiscono per divertire con disimpegno e tutto sommato l'approccio totalmente innoquo non può che contribuire a lasciare un'impressione abbastanza positiva.
Film 783 - Charlie's Angels
Box Office: $259,175,788
Consigli: Nonostante le 7 candidature ai Razzie Awards (anche come Peggior film) e le due vittorie (Demi Moore peggior attrice, ma è come sparare sulla croce rossa), non si può dire che non esista di molto peggio nel panorama del pseudo-action con incursione nella commedia al femminile. Quindi mi sento di dire che, se vi è piaciuto il primo film o se in generale questo genere di stupidate puramente intrattenitive, sciocche e divertenti vi aggrada, "Charlie's Angels - Più che mai" è una buona scelta per una serata in compagnia.
Parola chiave: Madison Lee.

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Bengi

Film 792 - Oblivion

Avevo comprato il dvd ormai da un paio di mesi. Mancava solo l'occasione giusta per recuperare questo film... Che è arrivata in vacanza, ovviamente! Ultimo film dalla Costa Azzurra.

Film 792: "Oblivion" (2013) di Joseph Kosinski
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Casualmente ritorna il tema del doppio e della realtà parallela "costruita", un po' sulla falsa riga di "Coraline". Questo "Oblivion", chiaramente, tratta temi assolutamente diversi (essendo un film fantascientifico) ed è assolutamente intrigante da vedere o, come nel mio caso, rivedere.
Ammetto che ancora mi domando come sia possibile che questa pellicola abbia incassato così "poco", addirittura meno di quell'"Edge of Tomorrow - Senza domani" sempre con Tom Cruise che quest'anno ha incassato quasi 100 milioni di dollari in più di questo film (369.2 milioni di dollari incassati, per la precisione). Non che la pellicola di Doug Liman sia terribile, però sicuramente "Oblivion" è migliore.
Innanzitutto una buona trama che riesce a sostenere la suspense abbastanza da rendere il tutto piacevole da vedere. Cosa succede? Come mai Sally sembra nascondere qualcosa? E perché i dreni hanno ucciso quelle capsule con delle persone dentro? Insomma, gli interrogativi ci sono e, anzi, aumentano a partire dal colpo di scena che coinvolge la povera Victoria/Andrea Riseborough.
Trama a parte, gli effetti speciali sono davvero ben fatti, aiutati da un'ottima fotografia e scenografie spesso mozzafiato. Bella la colonna sonora dei francesi M83 che un po' ricorda quel gioiellino che è la colonna sonora di "Tron: Legacy" ad opera dei sempre francesi Daft Punk. Quindi, tutto sommato anche se non un capolavoro, "Oblivion" rimane un ottimo esempio di contemporaneo cinema sci-fi in grado di intrattenere, sbalordire visivamente e ripercorrere tutti i capisaldi narrativi dell'action con un Tom Cruise che più tutto d'un pezzo non si può. Per lui sempre lo stesso ruolo e lui sempre lo stesso. Da 30 anni.
Film 542 e 546 - Oblivion
Box Office: $286,168,572
Consigli: Il patto col diavolo del Sig. Cruise continua ed è tanto prolifico che per l'ennesima volta lo troviamo a confrontarsi con un ruolo da eroe maschio alfa, unico in grado di risolvere il grande mistero del Tet e di combattere il gigantesco nemico in camuffa. Sempre la solita roba, per carità, però Cruise è capace, espressivo e ci crede maledettamente, come è giusto che sia. Se vi piace il genere fantascienza o dare una sbirciata ad un futuro post-apocalittico eccovi serviti per bene, grazie ad effetti speciali efficacissimi e un buon cast (Cruise, Morgan Freeman, Andrea Riseborough, Olga Kurylenko, Nikolaj Coster-Waldau, Melissa Leo) a sostenere una storia carina. Godibile.
Parola chiave: Scavengers.

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Bengi

mercoledì 15 ottobre 2014

Film 790 - Coraline e la porta magica

Da tantissimo (troppo) tempo avevo voglia di rivederlo!

Film 790: "Coraline e la porta magica" (2012) di Henry Selick
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Capolavoro in stop-motion, "Coraline" è certamente fra i film di animazione che preferisco. Scritto e diretto da Henry Selick, lo stesso che da bambino mi aveva terrorizzato e conquistato con "Nightmare Before Christmas", questa pellicola ricorda l'altra famosissima, eppure è molto differente, riuscendo a mantenere una propria spiccata identità.
Mi piace tantissimo il parallelismo tra i due mondi, quello reale e quello creato dall'altra madre, che la storia riesce a caratterizzare e mettere a fuoco così efficacemente. Ogni personaggio, ogni oggetto, ogni luogo ha un doppio così uguale eppure così diverso per qualcosa di peculiare. Il fatto che si siano sostituiti gli occhi a bottoni per sottolineare il vero e il 'costruito', credo sia davvero un'idea geniale, inquietantissima eppure affascinante. Il tema narrativo della 'costruzione' pervade tutta la storia: Coraline per prima immagina una realtà differente totalmente diversa da quella in cui vive, per non parlare di come la bambina esprima se stessa attraverso una costruzione in negativo dell'altro: dove i genitori hanno vestiti anonimi e neutri, lei è sempre sgargiante; a differenza degli adulti, lei è sempre piena di vita e solare, curiosa e interessata a quello che la circonda. Insomma, la storia ci fa subito capire che è il suo personaggio quello di cui dobbiamo fidarci, con cui dobbiamo entrare in empatia. Chi di noi non ha sognato che qualcosa di diverso gli accadesse? Che il genitore gli concedesse qualche attenzione in più? Che il mondo si esprimesse attraverso altre forme, altri colori? Coraline è una bambina e, come tale, necessita di sguardi, stimoli, colori ed amore. E' naturale, dunque, che non trovandoli nel suo quotidiano, si tenga stretta quelli che trova altrove. Peccato che l'inghippo sia dietro l'angolo: il mondo dell'altra madre, tanto gentile ed affabile all'inizio, è in realtà - appunto - una costruzione, la messa in scena di un desiderio che, come tale, ha un funzione e si esaurisce nel suo scopo. Oltre all'idea di "migliore", infatti, il mondo dell'altra madre non va, perché non c'è bisogno di altro per attrarre Coraline nella trappola. La povera bambina dalla vita sbiadita e solitaria non tarderà ad abboccare all'amo di un mostro che sa dove andare a parare quando si tratta di necessità insoddisfatte (mancando, chiaramente, di saper soddisfare le proprie).
In questa storia di realtà parallele e decisioni che potrebbero comportare mutilazioni, la bella messa in scena di Selick conquista lo spettatore - già ampiamente intrigato dalla trama che solo in apparenza è per bambini - e lo incolla alla sedia: l'altro mondo è così sgargiante e affascinante da lasciare senza fiato, lo stop-motion così curato e ben realizzato da risultare totalmente fluido e, inevitabilmente, non si può smettere di chiedersi quanto lavoro e dedizione abbia richiesto un progetto come questo. Il risultato è ottimo, bellissimo da vedere e da seguire, una moderna fiaba per bambini dove alla parte buona - che è anche meno patinata e soddisfacente del previsto - se ne contrappone un'altra terribilmente seducente al primo sguardo, ma che nasconde non poche insidie.
Scommetto che, fossi stato bambino, l'effetto sortito da "Coraline" sarebbe stato lo stesso di "Nightmare Before Christmas": fascino e terrore.
Ps. Candidatura all'Oscar come Miglior film d'animazione.
Box Office: $124,596,398
Consigli: Un'ottima scelta tra i titoli d'animazione. Un film bello e ben realizzato, favola a tratti paurosa che finirà per conquistare. Un'infinità di personaggi caratteristici teneri e divertenti, con altrettanti alter ego più realizzati eppure svuotati della loro unicità. Un esperimento cinematografico per bambini in realtà molto adulto nell'approccio. Le voci originali sono di Dakota Fanning e Teri Hatcher, quindi potrebbe valere la pena di vedere ed eventualmente rivedere la pellicola anche in lingua originale.
Parola chiave: Bambola.

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Bengi

martedì 14 ottobre 2014

Film 789 - The Bourne Legacy

No, non era finita...

Film 789: "The Bourne Legacy" (2012) di Tony Gilroy
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Francamente il Bourne che più attendevo, considerato Jeremy Renner e Rachel Weisz come protagonisti, eppure ilpiù deludente.
Jason non c'è più, eppure compare ancora nel titolo del franchise, che ne approfitta per mettere a segno una connessione di intenti, di produzion e, chiaramente, narrativa. La eco relativa al personaggio di Matt Damon, infatti, è sempre presente, ma questa volta il protagonista è Aaron Cross/Renner, un altro che, da superagente, diventa superbersaglio della CIA. Nel turbinio di eventi, violenza e insabbiamento finisce anche la dottoressa Marta Shearing/Weisz, coinvolta in quanto tra i medici presso cui i vari agenti 'silenti' di cui fa parte Cross si rivolgono per i test cui si devono sottoporre e la somministrazione di un paio di pillole che ne aumentano capacità e prestazioni (oltre che tenerli in vita).
Detta così è tutto molto intrigante, eppure la realizzazione di questo "Bourne 4" o reboot della saga non funziona bene come potrebbe sembrare sulla carta. Molto più patinato dei precedenti, la resa finale ne risente e lo avvicina più a uno dei Bond precedenti alla trilogia con Daniel Craig piuttosto che a uno di quest'ultimi. Tra l'altro l'inizio è molto lento e anche se ben collegato narrativamente con la serie da cui dervia, rimane il fatto che lo sbadiglio si presenti in qualche occasione.
Come per gli altri film, anche qui violenza e azione adrenalinica la fanno da padrone e Renner è ottimo per la parte, ormai sempre più specializzato in ruoli action ("The Hurt Locker", "The Town", "Mission: Impossible - Protocollo fantasma", "The Avengers", "Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe" e i futuri "Avengers: Age of Ultron", "Mission: Impossible 5" e "The Bourne Betrayal"), pur mantenendo parallelamente altri tipi di interpretazione (e un ottimo standard recitativo: 2 candidature all'Oscar in due anni).
In ogni caso ho trovato questa pellicola più fiacca e meno concentrata su un obiettivo narrativo, quasi un po' confusa. Il pretesto degli ottimi collegamenti con le storie precedentemente narrate non basta a giustificare un film intero e nemmeno le grandi sequenze d'azione comprono in toto la mancanza di appeal rispetto alle storia di Bourne. Forse con il prossimo capitolo la storia entrerà più nel vivo, magari sviluppando in maniera più matura un protagonista che, per il momento, deriva ancora troppo dallo stereotipo che rappresenta. Vedremo.
1° film: Film 774 - The Bourne Identity
2° film: Film 786 - The Bourne Supremacy
3° film: Film 788 - The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo
Box Office: $276,144,750
Consigli: Cross non è Bourne, quindi si può vedere questo film anche non avendo presente cosa precede. Chiaro, già che ci si butta in un franchise, tanto vale farsi trovare preparati. Questo non è l'episodio meglio riuscito dei 4 e sicuramente il tiro va aggiustato. Renner, però, è bravo e credibile e la Weisz sempre magnetica. Per una serata all'insegna dell'azione e dello spionaggio, questo film sicuramente non delude.
Parola chiave: Outcome.

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Bengi

lunedì 13 ottobre 2014

Film 788 - The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo

Verso la fine... O forse no?

Film 788: "The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo" (2007) di Paul Greengrass
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Jason Bourne torna per l'atto finale, la sua uscita di scena cinematografica. Alla regia sempre Greengrass, in prima fila i soliti personaggi: Jason deve finire quello che ha cominciato.
Fin da subito il piglio di questo "Bourne 3" è adrenalinico, caotico, chiassosissimo e violento, più dei due precedenti capitoli messi insieme. Meglio, il risultato è assolutamente migliore. Matt Damon, come sempre, fa la sua figura nei panni del superagente infallibile, inattaccabile e mina vagante, ma con sotto sotto il cuore tenero. L'amore non c'è più, ora solo verità e vendetta per chi gli ha causato tanta sofferenza. Solo Pam Landy/Joan Allen è dalla sua e, guarda caso, è anche l'unica non corrotta che fa il suo lavoro. Gli altri insabbiano, celano, uccidono e tutto senza farsi troppe remore. In un mondo dove il bianco e nero si cerca di farlo diventare grigio in nome della veridicità, la cosa non solo ha senso, ma paga.
E' questo, infatti, il miglio film sulla saga di Robert Ludlum, felice connubio di action e thriller, con un pizzico di Bond (ma proprio un pizzico) e un cast di tutto rispetto che fa egregiamente il suo dovere (ho un debole per Pam, lo ammetto). Julia Stiles è sempre quella che trovo più fuoripista e forse, paradossalmente, il motivo per cui l'hanno scelta è proprio questo. In ogni caso, scelte di cast a parte - dopo 3 pellicole ormai è inutile stupirsi ancora - questa conclusione della trilogia calibra bene suspense e azione, sensazionali scoperte e rivelazioni che, finalmente, la trama metterà a disposizione anche del pubblico (chi è Jason, perché è diventato un superagente, cos'era Treadstone e cosa ci stava dietro? ecc ecc). Si può dire che sia una degna conclusione di saga, con un piglio crudo ma verosimile che, come dicevo prima, ha il suo valore.
Tutto sommato la saga su Bourne non è la mia preferita - e il prossimo capitolo non aiuterà a rilanciare il franchise - ma ammetto che guardarla non mi è dispiaciuto. Questo capitolo più degli altri mi ha ricordato il primo "Io vi troverò", tra scenari esotici e sempre differenti, con un eroe/protagonista che si confronta con i suoi demoni e spazza via tutti gli ostacoli che gli bloccano il cammino verso la personale metà, che sia la verità o i propri cari. Sono entrambi potenti perché non lasciano mai prendere fiato allo spettatore, lanciandolo al centro di un'azione forsennata, quasi difficile da decifrare sullo schermo tanto è irruenta e caotica. Ci sta, le botte si danno così, anche se alla lunga un po' disorienta. In ogni caso "The Bourne Ultimatum" è un buon titolo action-thriller.
Ps. Unico film su 4 a ricevere candidature all'Oscar, vince 3 statuette su 3 nomination: Miglior montaggio, montaggio sonoro e missaggio sonoro.
1° film: Film 774 - The Bourne Identity
2° film: Film 786 - The Bourne Supremacy
Box Office: $442,824,138
Consigli: Bourne non lascia scampo a nessuna sua vittima e agisce con tale violenza e precisione da lasciare spesso ammutoliti. una macchina, un soldato, ma anche una vittima. C'è molto dietro questo personaggio e c'è di più in questo film che negli altri. meno concentrati a rendere internazionale la vicenda e più intenzionati a dare risposte, con "The Bourne Ultimatum" la saga si riprende un diritto di parola che si era sbiadito con il secondo episodio. Molto più interessante dei predecessori, questo terzo capitolo affonda il piede sull'acceleratore e trasporta il pubblico su una montagna russa emozionale forte e violentissima, eppure ben architettata. Si guarda meglio se si ha chiara la storia dell'agente, anche se a livello di intrattenimento la pellicola può funzionare prescindendo da una puntigliosa ricostruzione narrativa. Si può scegliere: questo titolo solo come film d'azione, oppure la saga come esempio di franchise sullo spionaggio molto meno patinata di James Bond eppure con minor appeal.
Parola chiave: Blackbriar.

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Bengi

Film 787 - Il castello errante di Howl

Luigi mi aveva regalato il dvd qualche tempo fa e abbiamo approfittato della vacanza per recuperarlo.

Film 787: "Il castello errante di Howl" (2004) di Hayao Miyazaki
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Stupendo.
Comincio così il mio pensiero sulla prima pellicola dello Studio Ghibli che io abbia mai visto. Miyazaki maestro di un'arte ancora in grado di far sognare, ancora in grado di far innamorare di una storia.
Non c'è molto da dire, se non "Il castello errante di Howl" va visto, come vanno (sicuramente) viste tutte le altre pellicole del regista. Io devo recuperare, ma sicuramente questo inizio ha saputo dare la giusta spinta alla mia curiosità per tornare a visitare il mondo di Miyazaki (dopo, tra l'altro, essere stato al negozio Donguri Kyowakoku di Tokyo che rivende il merchandise legato alle produzioni dello Studio).
"Hauru no ugoku shiro" è una favola, un racconto di colori, inusuali forme e stranissimi personaggi cui difficilmente siamo abituati, un puzzle così nuovo da risultare shoccante all'inizio, eppure da subito in grado di catturare sguardo e attenzione. La storia di Sophie, della sua maledizione, del castello e dei personaggi che lo abitano (Calcifer, Markl e ovviamente Howl) è raccontata con dolcezza attraverso immagini bellissime che non si smette di voler osservare. Anche questa è una magia, anche se non del racconto.
Bello, pulito, capace di spaziare e ampliare i confini, sempre fedele ad un percorso che è seguito dall'inizio alla fine, con un risultato sorprendentemente poetico che prescinde dalla solita logica spettacolare o computerizzata. Una storia che è una fiaba, che parla d'amore, ma anche di guerra, di maledizioni e di strani personaggi. Un bel mix che rende "Il castello errante di Howl" un film assolutamente da non perdere.
Ps. Miyazaki ha ricevuto 3 nomination all'Oscar per le sue pellicole d'animazione: nel 2003 per "La città incantata" ("Sen to Chihiro no kamikakushi"), nel 2006 per Howl e nel 2014 per "Si alza il vento" ("Kaze tachinu"), vincendo per il primo.
Box Office: $235,184,110
Consigli: L'anno scorso il regista giapponese ha annunciato il suo ritiro formale a causa dell'età; quest'anno, invece, l'Academy gli conferirà l'Oscar alla carriera. Due episodi che, per motivi fortemente diversi, potrebbero costituire il giusto motivo per riprendere o iniziare a prendere confidenza con i film di Miyazaki e il suo mondo animato. "Il castello errante di Howl" è certamente un ottimo esempio per cominciare in grande stile, grazie a una bella storia tradotta in stupende e delicate immagini. Un film per tutti.
Parola chiave: Stella cadente.

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Bengi

venerdì 10 ottobre 2014

Film 786 - The Bourne Supremacy

Cena casalinga e filetto sul divano. Relax da Costa Azzurra.

Film 786: "The Bourne Supremacy" (2004) di Paul Greengrass
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Bourne non è Bond. Non c'è niente da fare. Non ha stile, non ha charme e non ha, chiaramente, tempo per curare questi due aspetti. Per questo motivo, a mio avviso, Bourne non ha fascino. Non è assolutamente colpa di Matt Damon che, anzi, è perfettamente in parte e ha il physique du rôle per interpretare l'ex superagente segreto, sta di fatto che questo aspetto mancante guasta il risultato finale a tutta la trilogia (con Damon). Senza contare il fatto che la titolazione identica per tutte le pellicole confonde e non poco chi segue questa saga da spettatore inesperto (io).
Non me ne voglia nessuno, ma trovo questa trasposizione cinematografica un po' carente, al pari di un "Quantum of Solace" di 007. Ancora impreciso e caotico, faticoso da seguire perché un po' dal baricentro sfasato. Dove vogliamo andare con questa produzione? E perché sembra che ogni film di Bourne sia uguale al precedente? (lo dico avendo presente tutti e quattro gli episodi della saga).
Chi non è un fan sfegatato del franchise fatica a ricordare in quale capitolo è successa una determinata cosa, come fatica a stare dietro alla miriade di informazioni collaterali sparate a cento all'ora dalla trama che preme sempre più violentemente sull'acceleratore narrativo. E, alla lunga, non si può fare a meno di chiedersi: dove stiamo andando?
Ecco, forse è questo il vero problema della saga su Jason Bourne: è disorientante. O disorientata?
E' vero, il terzo capitolo darà una nuova impronta più matura a tutto l'insieme, ma siccome ora stiamo parlando del secondo - credo... E' il secondo? Scherzo, ovviamente - non posso fare a meno di dire che non l'ho particolarmente amato né apprezzato più del primo. Bene l'ingresso in scena di Joan Allen che dà nuova linfa alle schiere della parte avversa CIA, salutiamo definitivamente Franka Potente per dare ufficialmente il benvenuto sempre più prepotente a Julia Stiles che sembra un'agente CIA quanto Eminem un cantante lirico. Ma, diciamocelo, non è che la presenza di questo o quell'attore qui faccia particolarmente la differenza, perché tra un inseguimento, una sparatoria, qualcosa che si rompe, frantuma, polverizza o esplode, rimane davvero poco tempo per accorgersi che, solo per fare un esempio, compare perfino una Michelle Monaghan ("True Detective") concentratissima a digitare qualcosa al pc.
Quindi sì, ci stiamo avviando alla conclusione dell'avventura di Jason, eppure ancora non si capisce granché tra il fracasso caotico che la trama ha imbastito. Il terzo film è il migliore per davvero, qui ancora non ci siamo.
1° capitolo: Film 774 - The Bourne Identity
Box Office: $288,500,217
Consigli: Azione, azione, azione. Jason vuole vendetta e vuole essere lasciato in pace (e viceversa). Uccide tutti e, anzi, rimane un mistero come ancora qualcuno della CIA gli sia sopravvissuto. Il Capitolo ponte della trilogia con Matt Damon su Bourne si spinge sempre più verso un finale frenetico ed esplosivo, percorrendo una strada internazionale che vede milioni di comparse alternarsi su uno sfondo dove solo Bourne rimane messo a fuoco. C'è molta carne al fuoco, eppure pare che la sceneggiatura non sia totalmente in grado di gestirla lucidamente. Assolutamente meglio vedere anche il primo film, altrimenti si potrebbe un po' faticare a capire cosa cavolo stia succedendo.
Parola chiave: Registrazione audio.

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Bengi

Film 785 - The Exorcism of Emily Rose

Uno tra i migliori horror del recente passato.

Film 785: "The Exorcism of Emily Rose" (2005) di Scott Derrickson
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Il fascino dell'horror vale sempre anche in vacanza, ancora di più se il film è ben fatto.
Questo "The Exorcism of Emily Rose", che ormai avrò visto 3 o 4 volte è comunque sempre uno spaventoso piacere da guardare, riuscendo ogni volta a portarti a guardare se sono già arrivate le 3 del mattino (l'ora del diavolo!).
Tra suggestioni, visioni e contorsioni ginniche di una Jennifer Carpenter che eredita la decadenza satanica direttamente da Linda Blair de "L'esorcista", questa pellicola conduce attraverso un inusuale meccanismo narrativo (un processo giudiziario) nelle viscere di una tragedia umana e demoniaca (o solo mentale?) che, ricordandosi che è un episodio realmente accaduto, ha dell'inquietante.
Anche se è naturale si protenda per una resa romanzata degli eventi, non si può negare che il solo pensiero una cosa del genere possa accadere ad una persona sia spaventoso, senza contare le numerose domande che una storia come questa inevitabilmente porta alla luce. Una su tutte: ci sarà qualcosa di vero?
Alla fine poco importa crederci o meno, rimane il fatto che la discesa agli inferi della povera Emily Rose è un percorso straziante e pauroso che l'avvocato Erin Bruner/Laura Linney e padre Moore/Tom Wilkinson vivono e fanno vivere, lasciando ognuno di noi alle proprie domande. La produzione di questo film è molto buona, curata e molto ben calibrata tra l'horror e il genere giudiziario. Un esperimento riuscitissimo.
Film 177 -The Exorcism of Emily Rose
Box Office: $144,216,468
Consigli: Per quanto il tema della possessione demoniaca sia oltremodo conosciuto, trattato e sviscerato, l'approccio di questa pellicola è inusuale e funzionale al racconto, bilanciando bene i momenti in aula e il crescendo della tensione man mano che Emily precipita nel baratro. Inquietantissima l'interpretazione della Carpenter, vale davvero la pena di essere vista. Una nuova frontiera dell'horror? Non mi pare si sia più tentato di conciliare l'aula di un tribunale e un esorcismo finito male. A maggior ragione vale la pena vedere questa pellicola, sospesa fra l'intento di documentare e spaventare grazie alla scusa della storia vera (su Wiki per scoprire le differenze tra film e ciò che è accaduto). Se siete suggestionabili o credete in queste cose meglio lasciar perdere, gli altri si buttino.
Parola chiave: Fede.

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Bengi

giovedì 9 ottobre 2014

Film 784 - Jumanji

Ferieeeeeeee!

Film 784: "Jumanji" (1995) di Joe Johnston
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Jumanji" è un piccolo capolavoro del cinema fantasy per famiglie che credo abbia in qualche modo colpito l'immaginazione di molti della mia generazione. Mio padre mi portò a vederlo al cinema quando avevo 8 anni e ricordo ancora la mia felicità misto curiosità per una delle pellicole che, grazie al solo trailer, era riuscita a catturare così tanto la mia (e la sua) attenzione. Tra i film di Robin Williams, anche per questo momento condiviso, credo sia quello che preferisco in assoluto.
Williams è morto l'11 agosto e, da quel momento (ma già anche prima), mi è tornata la voglia di rispolverare questo bel titolo, aspettando solo l'occasione giusta per ritornare all'avventura di Alan Parrish e del gioco più intrigante di sempre. Il momento è arrivato in Francia, finalmente in vacanza e alla ricerca di riposo e spensieratezza. Questo il primo film visto - a più riprese, devo ammettere, poiché il sonno ci ha molto spesso colto di sorpresa - e il mio personale momento dedicato ad un attore che molto ha influenzato la Hollywood moderna.
Jumanji è, come quasi tutti sappiamo, un gioco da tavolo affascinante e pericoloso, in grado di trasportarti in luoghi misteriosi e sconosciuti (la giungla), farti vivere avventure al cardiopalma (quando una mandria impazzita di animali selvaggi ti insegue), farti rimanere a bocca aperta (quando il pavimento diventa liquido e, come sabbie mobili, risucchia chi lo calpesta). E', insomma, un film di grande intrattenimento che combina moltissimi elementi estranei in un risultato che è un mix eterogeneo di spasso e divertimento innocuo e a lieto fine.
Oltre a Williams, assoluto trascinatore della storia, anche un'adorabile Bonnie Hunt e una giovanissim(issim)a Kirsten Dunst già capace di ipnotizzarti con quello sguardo fumoso e intrigante. Tantissimi i personaggi spalla, tra cui non si può non considerare un enorme leone, numerosissime scimmie impazzite, un cacciatore di teste e altri elementi esotici molto caratteristici.
Insomma, una pellicola per tutti che è in grado di far tornare bambini gli adulti e far divertire i più piccoli, con grandissimi effetti speciali (1995!) capaci di spettacolarizzare la storia e amplificarne l'effetto sbalorditivo. Un ottimo esempio di cinema commerciale pulito e spassoso, vera e propria avventura ai confini della terra e della realtà.
Box Office: $262,797,249
Consigli: Nonostante sia stato prodotto quello che Wiki chiama uno "spiritual sequel" dal titolo "Zathura", a mio avviso "Jumanji" rimane un esperimento cinematografico impossibile da replicare per risultati ottenuti e effetto culturale prodotto. Questa pellicola è una vera e propria avventura che, dado dopo dado, casella dopo casella, cresce di spettacolarità e coinvolge lo spettatore in mangerà quasi magnetica. Cosa uscirà, ancora da gioco? Una risposta che è sempre un piacere riscoprire.
Parola chiave: "Nella giungla dovrai stare finché un 5 o un 8 non compare".

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Bengi

Film 783 - Charlie's Angels

Ogni tanto ne ho nostalgia. Poi mi ricordo che di questo film ho il dvd (e anche del secondo!).

Film 783: "Charlie's Angels" (2000) di McG
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non dico che lo so a memoria, ma poco ci manca. Eppure questa versione anni zero del famosissimo telefilm degli anni '70 mi garba sempre.
Un ottimo spasso per qualsiasi momento che necessita di svago, frivolezze, ritmo e azione, tutto condito con botte da orbi, effetti speciali tra il kitsch e il roboante, tutto tenuto insieme dallo stile molto personale di McG che riesce nell'intento di rinfrescare un format di trent'anni prima traducendolo nel linguaggio contemporaneo: ovvero trasformando le 3 superamenti di Charlie in dive sexy glam da videoclip.
Viste 10 anni dopo le 3 ragazze sono sempre "cazzutissime", ma meno al passo con i tempi, troppo bloccate in una superficie che le rende bidimensionali, ognuna fedelissima ad un ruolo preconfezionato cui non si allontana mai. Ci sta, non stiamo parlando del reboot di James Bond, però è pacifico che inizialmente bisogna farci i conti (alias pace con noi stessi).
Presa coscienza dell'anima frivola di questo "Charlie's Angels" - e ancora di più del suo successivo "Charlie's Angels - Più che mai" - si può passare al divertimento puro, letteralmente trascinato da una Cameron Diaz in gran forma (in tutti i sensi) e dalle amiche-spalle Drew Barrymore e, meglio di quest'ultima, Lucy Liu vero gioiellino-finto orientale (è del Queens). Insieme formano le ragazze di Charlie del titolo e riprendono le orme delle originali del telefilm. Premesso che la serie tv non l'abbia mai vista, dubito fortemente che ci sia un richiamo di tipo stilistico con l'originale, quindi i fan del prodotto originale forse avranno storto un po' il naso, ma per creare la magia del grande incasso servivano nuovi elementi più freschi ed eccitanti come la tecnologia d'avanguardia, i combattimenti a tinte etniche, un'amicizia lesso-friendly, molti ammiccamenti sessuali e qualche comparsata di grido (Matt LeBlanc ha finito "Friends" nel 2004).
In generale, quindi, il mix che si viene a creare è una sorta di magico mondo del non plausibile che però va bene lo stesso, si fa guardare e anche un po' ammirare, tra voli pirotecnici, scalate a mani nude, paracadutaggi da aerei di linea e via discorrendo. Tutto è talmente caricato che, se non fosse ben architettato, sarebbe fastidioso. E invece, saranno le ragazze, sarà l'atmosfera spensierata, sarà che sai da subito che tutto andrà a finire bene, "Charlie's Angels" è uno spasso tanto baraccone che alla fine finisce per divertirti. E poi c'è "Independent Women part I" delle Destiny's Child come canzone dei titoli di coda. Furbata efficace!
Ps. Occhio al numero musicale con Cameron Diaz ballerina solitaria in discoteca: la canzone su cui si scatena è "Baby Got Back" di Sir Mix-a-Lot da cui Nicki Minaj ha tratto non poca "ispirazione" per la sua "Anaconda" uscita qualche settimana fa!
Box Office: $264,105,545
Consigli: Azione tutta al femminile tra cazzotti, balletti e un trasformismo tanto camaleontico che le drag di "RuPaul's Drag Race" dovrebbero prendere nota. Divertente, superficiale, gioca con la scusa delle agenti segrete tostissime a fare il verso ad un mondo solitamente tutto al maschile e serissimo. Qui ci si diverte senza che niente sia mai preso davvero troppo sul serio. Poi c'è Bill Murray che fa John Bosley ed è uno spettacolo.
Parola chiave: Charlie.

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Bengi

mercoledì 8 ottobre 2014

Film 782 - Twister

Un'altra pellicola sui tornado...

Film 782: "Twister" (1996) di Jan de Bont
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Chiaro che visivamente parliamo di un risultato molto diverso dall'ultimo "Into the Storm", eppure "Twister" vive di un'energia propria che è difficile, se non impossibile, ritrovare nel gemello contemporaneo.
La giovanissima Helen Hunt è una forza della natura trascinante e travolgente al pari degli uragani che segue con il suo team e l'elemento scientifico che tratta la trama (studiare cosa succede all'interno del tornado, letteralmente nell'occhio del ciclone) ha un appeal abbastanza concreto. L'intendo, qui, è meno puramente intrattenitivo e un minimo più strutturato e si utilizza la spettacolarità di un fenomeno naturale distruttivo sfruttandone non solamente l'imponente spettacolarità, ma proponendo un racconto che ha anche un minimo di scopo.
Chiaramente l'intento di una pellicola come questa è assolutamente commerciale, ma eravamo ancora nel periodo in cui - anche solo per realizzare un prodotto come questo - si provava a giustificarlo attraverso una legittimazione anche narrativa (e non solo visiva). Per dirla facile: un po' di trama, anche solo qualcosina, almeno c'era.
Ora, chiaramente ci sono 18 anni di differenza tra un titolo e l'altro, ma risulta difficile non confrontarli anche solo un pochino. Io da bravo onnivoro del cinema facile, tutto effetti speciali, made in USA apprezzo entrambi i titoli, per motivi diversi. "Twister", considerando gli anni, vince soprattutto perché riesce ad evocare le stesse emozioni di "Into the Storm", ma con quasi 20anni di anticipo. Direi che lo si può considerare davvero un cult del genere 'disaster movie', sempre bello da rivedere.
Ps. E' stato il primo film a uscire in dvd.
Box Office: $494,471,524
Consigli: Se i membri votanti dei Razzie Award avessero potuto vedere cosa aspettava il futuro del cinema commerciale americano probabilmente non avrebbero castigato "Twister" con il premio per la Peggior sceneggiatura di un film che supera l'incasso dei 100 milioni di dollari. Chiaramente qui non parliamo di un capolavoro e, nonostante tutto, l'intento rimane sempre quello di spettacolarizzare la natura e catturare lo spettatore con le evidenti capacità della produzione nel ricreare queste situazioni limite (2 nomination all'Oscar per effetti speciali e sonoro). Io mi sento di dire che "Twister" è un bel film, nell'ottica di una scelta di disimpegno per una serata tra amici per rilassarsi e spegnere il cervello.
Parola chiave: F5.

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Bengi

lunedì 6 ottobre 2014

Film 781 - Mai così vicini

Curiosi di vederlo nonostante l'evidente inutilità...

Film 781: "Mai così vicini" (2014) di Rob Reiner
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Mai così vicini, ma anche mai così insipidi o privi di idee.
Classico prodotto americano di genere commedia romantica della terza età con l'attrice che più riescono a sfruttare in questo ruolo, ovvero Diane Keaton (che da "Tutto può succedere - Something's Gotta Give" e la nomination all'Oscar ha imboccato questa strada senza alcun ritegno o remora). Si aggiunge alla scia di attempati-un-po'-arrapati anche Michael Douglas, perfino lui ormai fan del genere (vedi "Last Vegas").
In questo calderone di superficialità e bellissimi sfondi - ah, gli Hamptons cosa non hanno creato! - si svolge una storia che non ha nulla di particolarmente interessante e non presenta alcun aspetto per cui volerla effettivamente seguire. Ogni personaggio è descritto esattamente come un milione di altri prima di lui in prodotti fotocopia tanto simili che si comincia a faticare a ricordarne i nomi e, ammetto, a più di un mese di distanza dalla visione di questa pellicola ho veramente faticato a capire di che film si trattasse quando ho scoperto dalla mia lista che tale "Mai così vicini" sarebbe stata la prossima recensione. Lo bollerei, quindi, come 'anonimo'.
Non brutto, non bello, il vero problema è che questa mediocrità patinata condita di buoni sentimenti e una rivalutazione dell'ultimo periodo della vita come ancora florido di opportunità, sentimenti e vestiti perfettamente lavati e stirar, è che il risultato è fine a se stesso. Nessuno ricorderà Douglas o Keaton per queste interpretazioni come nessuno ricorderà questo film. E allora perché farlo? Per i soldi, chiaro. Che non sono arrivati (30 milioni di dollari per produrlo). E allora che la prossima volta ci pensino su un attimino più approfonditamente.
Box Office: $22,405,801
Consigli: Innocuo esempio di cinema comico-romantico per la terza età, ovvero quando la speranza non demorde. Una fotografia candida e saturatissima nei colori, paesaggi così belli, sentimenti così puri, situazioni così nette da non risultare credibili. Salvo solo i momenti cabaret della Keaton, più che altro perché alla fine riesce sempre a farci una bella figura anche quando recita in queste inutilità cinematografiche.
Parola chiave: Amore. O buoni sentimenti. O famiglia. O tutto insieme.

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Bengi