lunedì 30 marzo 2015

Kids' Choice Awards 2015: nomination e vincitori

Presentati da Nick Jonas, i Kids' Choice Awards 2015 si sono svolti il 28 marzo per la gioia dei giovani votanti e non solo sul canale Nickelodeon. Giunti ormai alla loro 28esima edizione, questi premi sanciscono i favoriti degli spettatori del canale a pagamento e, più che per un valore reale, posso avere quantomeno un'importanza nello stabilire quali siano gli attuali gusti di un certo target di persone (o meglio di ragazzini).
Le categorie sono suddivise in cinema, televisione e musica e qui, naturalmente, riportiamo solo le appartenenti al primo gruppo. Ecco i candidati e i vincitori!

Nickelodeon's 28th Annual Kids' Choice Awards
Favorite Movie
The Amazing Spider-Man 2
Guardians of the Galaxy
The Hunger Games: Mockingjay – Part 1
Maleficent
Teenage Mutant Ninja Turtles
Transformers: Age of Extinction

Favorite Movie Actor
Will Arnett (Teenage Mutant Ninja Turtles, The Lego Movie)
Steve Carell (Alexander and the Terrible, Horrible, No Good, Very Bad Day)
Jamie Foxx (The Amazing Spider-Man 2)
Hugh Jackman (X-Men: Days of Future Past)
Ben Stiller (Night at the Museum: Secret of the Tomb)
Mark Wahlberg (Transformers: Age of Extinction)


Favorite Movie Actress
Cameron Diaz (Annie)
Elle Fanning (Maleficent)
Megan Fox (Teenage Mutant Ninja Turtles)
Jennifer Garner (Alexander and the Terrible, Horrible, No Good, Very Bad Day)
Angelina Jolie (Maleficent)
Emma Stone (The Amazing Spider-Man 2)

Favorite Male Action Star
Chris Evans (Captain America: The Winter Soldier)
Andrew Garfield (The Amazing Spider-Man 2)
Liam Hemsworth (The Hunger Games: Mockingjay – Part 1)
Hugh Jackman (X-Men: Days of Future Past)
Chris Pratt (Guardians of the Galaxy)
Channing Tatum (Jupiter Ascending)

Favorite Female Action Star
Halle Berry (X-Men: Days of Future Past)
Scarlett Johansson (Captain America: The Winter Soldier)
Jennifer Lawrence (X-Men: Days of Future Past, The Hunger Games: Mockingjay – Part 1)
Evangeline Lilly (The Hobbit: The Battle of the Five Armies)
Ellen Page (X-Men: Days of Future Past)
Zoe Saldana (Guardians of the Galaxy)

Favorite Animated Movie
Big Hero 6
How to Train Your Dragon 2
The Lego Movie
Penguins of Madagascar
Rio 2
The SpongeBob Movie: Sponge Out of Water

Favorite Villain
Cameron Diaz as Miss Hannigan (Annie)
Jamie Foxx as Electro (The Amazing Spider-Man 2)
Angelina Jolie as Maleficent (Maleficent)
Lee Pace as Ronan the Accuser (Guardians of the Galaxy)
Meryl Streep as The Witch (Into the Woods)
Donald Sutherland as President Snow (The Hunger Games: Mockingjay – Part 1)

#HollywoodCiak
Bengi

sabato 28 marzo 2015

Film 897 - Pensieri pericolosi

Per qualche settimana la mia vita è andata al contrario e così mi sono ritrovato a lavorare di mattina e dover pranzare prima di mettermi a studiare. Durante la pausa pranzo, quindi, mi sono tolto qualche sfizio riguardando alcune pellicole del mio passato non certo passate alla storia per essere capolavori. E così eccoci al primo titolo, direttamente dalla mia infanzia...

Film 897: "Pensieri pericolosi" (1995) di John N. Smith
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questa pellicola mi è rimasta sempre impressa più che per la sua storia per la canzone famosissima di Coolio, "Gangsta's Paradise". Da ragazzo - non essendoci pc o google che potessero aiutarmi a ritrovarla, non conoscendone il titolo - era l'unica connessione diretta al pezzo e l'unico modo che avevo per ritrovarla se volevo riascoltarla. Per caso qualche giorno fa il mio itunes ha passato con la riproduzione casuale la canzone e mi è venuta voglia di rivedere questo film, approfittando della prima occasione buona.
E così guardare di nuovo "Dangerous Minds" è stato come un salto nel passato, un'immersione in quelle pellicole made in USA che per me ragazzino significavano il poter spiare in qualche modo il mondo e la cultura americana, farmi un'idea di cosa potesse significare viverci e farne parte. Questo film parla di un liceo, di ragazzini difficili e di un'insegnante che prova ad aiutarli come può e anche se il ghetto è lontanissimo dalla mia esperienza di vita, la scuola e certi personaggi particolari di certo non lo sono. Quindi non era certo difficile lasciarsi trasportare da storie come questa che, a ben vedere, ricorda una versione un po' più verosimile (per quanto un prodotto commerciale come questo lo consenta) di "Sister Act 2 - Più svitata che mai".
In ogni caso è stato carino rivedere questa pellicola, alla fine per quanto non sia niente di che è comunque un titolo che si può guardare tranquillamente, ammirando la bellezza di Michelle Pfeiffer (prima che qualcosa di non ben definibile la tramutasse leggermente) e lasciando che il racconto evolva pur toccando non poche tappe scontate. Un po' sorprendente il finale, ma solo perché finisce rapidissimo, in una maniera inusualmente veloce.
Insomma, "Pensieri pericolosi" lo sono molto a parole, ma meno nel film. Eppure se lo si considera assieme al suo "fascino vintage" e non si pretende più di quanto non possa offrire, questo film non è poi così male.
Box Office: $179,519,401
Consigli: Massì, si può riguardare tranquillamente. E' una pellicola che ha i suoi limiti, eppure se si ha un'idea chiara di cosa si vorrebbe vedere (io quando ho scelto questo titolo l'avevo) allora "Dangerous Minds" non delude. Un po' cliché, un po' troppo facile in certi passaggi, ma il messaggio è positivo, la carica nostalgica un po' lo aiuta... Quindi diciamo che tutto sommato lo si può guardare tranquillamente. E' senza pretese, anche se c'è una certa morale dietro, ma gliela si può perdonare.
Parola chiave: Diploma.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 27 marzo 2015

Film 896 - Tammy

Una commedia, finalmente una cavolata che faccia ridere....!(?)

Film 896: "Tammy" (2014) di Ben Falcone
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Commedia che già in America al momento dell'esordio aveva fatto discutere, questa "Tammy" è una pellicola strana che fatica a far ridere e più che altro lascia perplessi. Il personaggio principale interpretato da Melissa McCarthy è antipatico e chiassoso, si fatica ad entrare in empatia con lei e nonostante certe evidenti sfortune, comunque non si fa mai il tifo per la donna. Francamente è più divertente il gruppo di lesbiche al party alla fine del film.
Già meglio la nonna, Pearl, che grazie a un'irriverente Susan Sarandon salva un po' la baracca. Come per Tammy, però, anche l'anziana è troppo forzatamente al limite, insensatamente sovversiva e, appunto, se funziona è solo grazie all'attrice che la interpreta. Il duo insieme non è così esplosivo come mi ero immaginato e tutto il film inevitabilmente ne risente.
La storia, scritta dalla McCarthy e il marito Ben Falcone (anche alla regia) è un chiassoso e caotico pseudo on the road - neanche lontanamente vicino al famosissimo "Thelma & Louise" - un mix disomogeneo e a mio avviso poco riuscito che vorrebbe riproporre l'ormai classico personaggio interpretato dalla McCarthy ormai visto e rivisto ("Le amiche della sposa", "Io sono tu", "Corpi da reato") in chiave ancora più estrema e spregiudicata. Il risultato finale non funziona e non resta molto di Tammy a parte qualche insensata sciocchezza e un gran mal di testa, nonostante nel finale le cose vagamente migliorino e, soprattutto, la pazza protagonista ritrovi un minimo di equilibrio (e perfino un uomo che vede il bello che c'è in lei).
Insomma no, "Tammy" è stato un brutto esempio d commedia sbroccata, uno spreco dell'ottimo cast e certamente delle potenzialità della coppia McCarthy - Falcone che si giocano un esordio cinematografico con questo debolissimo titolo certamente inferiore alle aspettative.
Box Office: $100.4 milioni
Consigli: Cast niente male Melissa McCarthy, Susan Sarandon, Allison Janney, Gary Cole, Mark Duplass, Toni Collette, Sandra Oh, Nat Faxon, Dan Aykroyd, Kathy Bates, Toni Collette, Sandra Oh) per questo non certo eccezionale progetto. "Tammy" è una commedia strampalata fatta di molti momenti comici talmente esasperati da non risultare sempre vincenti. Se si apprezzano le precedenti performance della McCarthy allora questo titolo non potrà non piacere, ma per gli altri potrebbe essere un rumoroso viaggio di 97, lunghissimi minuti. Diciamo che per una serata in cui proprio non si ha voglia di sforzarsi (nemmeno a ridere), questo film potrebbe andare bene. Per il resto... cestinare.
Parola chiave: Cascate del Niagara.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 25 marzo 2015

Film 895 - Il settimo figlio

La 3 ci offre lo spettacolo e noi accorriamo, ben felici di non perderci nemmeno una boiata!

Film 895: "Il settimo figlio" (2014) di Sergey Bodrov
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Ci aspettavamo una boiata, e una boiata abbiamo avuto. E' giusto così, non cercavamo niente di diverso.
A dire il vero questo "Seventh Son" avrebbe qualche carta in regola per riuscire a intrattenere il pubblico e non fallire nella realizazione generale, eppure nonostante ciò la produzione manda tutto all'aria in nome di una spettacolarità che non possono permettersi: la storia non è poi così innovativa o entusiasmante, né gli effetti speciali sbalorditivi a dispetto di un budget monster di 95 milioni di dollari (e poi scopro grazie a Wiki: "Gli effetti speciali del film sono stati realizzati grazie a un finanziamento della portata di 5 milioni di dollari alla compagnia della Rhythm & Hues Seeks, cui la produzione si è affidata e che è finita in bancarotta quando il film doveva ancora finire le riprese, perché venisse completato il lavoro sul film, dal momento che la Universal e la Fox avevano fornito prestiti non sufficienti per coprire l'opera per intero"). Il risultato finale quindi è mediocre, quasi da B-movie, con scenografie tanto finte da essere imbarazzanti, dialoghi non certo magistrali e un protagonista che, nonostante anni di esperienza come attore, ancora non riesce a migliorare sotto il profilo recitativo. Ho sempre trovato che Ben Barnes fosse praticamente inespressivo e non mi spiego come ancora gli si possa affidare un ruolo da protagonista in un film commerciale che sull'appeal dei suoi attori ci basa gli incassi. Non che sia tutta colpa di Barnes se al box office questo film non ha brillato, però è chiaro che il suo status di attore non sia minimamente paragonabile a quello di altri e per capacità e per fama.
La cosa veramente strana qui però è la presenza dei 2 premi Oscar Jeff Bridges e la neo vincitrice Julianne Moore (che a dire il vero non si risparmia in quanto a pellicole discutibili) che, almeno sulla carta, dovrebbero garantire un po' di sicurezza sulla qualità recitativa del film o perlomeno definire uno standard minimo... Non che la recitazione ne "Il settimo figlio" sia una priorità, è chiaro.
Comunque, attori a parte, la storia parla di streghe e magie, del settimo figlio di un settimo figlio che si rivelerà essere l'unico capace di sottomettere la malvagia madre Malkin (Moore) e sconfiggere lei e il suo "esercito" (saran tipo 6) di mutaforma. Se la realizzazione non fosse così sciatta, la pellicola avrebbe anche un suo mercato cui rivolgersi perché è chiaro che, nonostante la palese mancanza di qualità, dall'incasso si deduce che non in pochi in giro per il mondo siano andati a vederlo. Ma, appunto, il risultato finale è mediocre e poco accattivante e ricorda una serie tv anni '90 alla stregua di "Xena: Principessa guerriera" o "Hercules" piuttosto che un prodotto destinato al cinema. Peccato, il fantasy è un genere d'intrattenimento che, se fatto bene, ha sempre il suo perché.
Ps. Tratto da "L'apprendista del mago" di Joseph Delaney, autore della saga "The Wardstone Chronicles".
Box Office: $108.1 milioni
Consigli: Si salva solo la bellezza di Julianne Moore e la simpatica goffaggine del personaggio di Bridges, ma per il resto il tutto è un po' banale e mal realizzato. Oltre alle due star il cast è composto da attori piuttosto noti: Ben Barnes, Alicia Vikander, Kit Harington, Olivia Williams, Antje Traue, Djimon Hounsou. Protagonisti a parte, "Il settimo figlio" rimane un titolo fantasy un po' debole, nonostante la trama tenti di giustificare i 102 minuti di pellicola con non pochi escamotage narrativi. Se la realizzazione fosse stata più di qualità questo film avrebbe sicuramente avuto molte chance in più di riuscire nel suo intento commerciale. Proprio come "Eragon" nel 2006...
Comunque se si scende a patti con il fatto che questa pellicola sia qualcosa di assolutamente dimenticabile, è chiaro che la si può tranquillamente scegliere per una serata senza pretese. Una storiella che tiene compagnia per il tempo necessario a spegnere un po' il cervello e rilassarsi davanti a qualche sciocchezza fantasy assolutamente innocua. C'è di meglio, è chiaro, però lo si può guardare tranquillamente.
Parola chiave: Collana.

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Bengi

martedì 24 marzo 2015

Film 894 - Ossessione omicida

Pur conscio che sarebbe stata una boiata pazzesca, ero comunque curioso di recuperare questo film di cui avevo sentito parlare alla fine dell'estate...

Film 894: "Ossessione omicida" (2014) di Sam Miller
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Fantastica boiata thriller a tinte horror e pure un po' erotiche, questo "No Good Deed" è un brutto prodotto cinematografico che spreca il suo potenziale - soprattutto il cast - per mettere in scena una storia vista e rivista in cui l'unico guizzo (pseudo)creativo sta nei buoni tempi "da spavento" che, appunto, trascinano lo spettatore in qualche attimo di cardiopalma che salva di un pochino il risultato finale decisamente insufficiente. Il tocco finale trash, poi, sarà scoprire chi sia l'amante del marito della protagonista...
E' chiaro che l'intento di questo film non sia la proiezione d'essai, ma il mero intrattenimento, pure un po' becero e banale. Ma ci sta, il prodotto promette qualcosa di facile e chiassoso, sufficientemente pauroso e relativamente violento-splatter, tutti elementi che mixati insieme producono un titolo di puro intrattenimento senza pretese.
La storia è facile: lui (Idris Elba) è un pazzo possessivo che uccide le sue donne quando sospetta che non gli siano fedeli. Scappato di prigione girovaga qua e là fin quando non si imbatte nella porta di lei, Terry (Taraji P. Henson), sola in casa con la bambina perché il marito è fuori città. Dopo l'iniziale diffidenza, la donna finisce per far entrare in casa Colin che, nel frattempo, le ha chiesto di usare il telefono per chiedere aiuto per la sua macchina incidentata. Lui è zuppo perché fuori piove, lei è sola in casa e triste perché il marito la trascura. Parrebbe l'inizio di una storia romantica e, invece, sta per scatenarsi l'inferno.
Insomma, come si capisce questo "Ossessione omicida" è puro intrattenimento per chi cercasse emozioni e qualche sussulto sulla sedia, niente di più. In quest'ottica può essere funzionale, altrimenti è un prodotto assolutamente inutile e privo di valore.
Box Office: $53.8 milioni
Consigli: Sorprendentemente #1 all'esordio al box office americano (e questa volta mi sento di dire che la cosa sia non poco indicativa...), questo film è il classico esempio di titolo buono solo a fare un po' di soldi. La cosa è riuscita, ciò non toglie che la trama sia banale e il risultato finale scontato. Va bene per qualche occasione senza pretese dove, magari, si cerca il brivido causato da qualche azione inespettata o dal solito momento musicale impprovvisamente assordante. Ci sta, ma è meglio tenere presente che a parte ciò il film non è niente di che.
Parola chiave: Violenza.

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Bengi

Film 893 - Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Weekend impegnativo quello in cui abbiamo deciso di vedere questa pellicola (o meglio ho obbligato Luigi a farlo). Partiti per Milano verso il concerto di Katy Perry e ritornati l'indomani dopo una serata in discoteca, abbiamo subito recuperato questo titolo. Perché? Ma la risposta è ovvia: era la domenica degli Oscar!

Film 893: "Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)" (2014) di Alejandro González Iñárritu
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non mi è dispiaciuto, ma non mi ha nemmeno particolarmente colpito.
Il problema è sempre lo stesso: quando una pellicola viene osannata per mesi dalla critica, quando vince praticamente un premio diverso al giorno, quando tutti parlano solo e soltanto di capolavoro... Beh, inevitabilmente le aspettative sono alte. Le mie, sicuramente, lo erano.
E così ho recuperato "Birdman" il pomeriggio degli Oscar, per essere sicuro di avere un'idea di quello che sarebbe potuto diventare il nuovo Miglior film dell'anno (e così è stato). Un anno di "miglior cinema" che, a parte "Whiplash", "The Imitation Game" e "Grand Budapest Hotel", non mi ha particolarmente entusiasmato (nemmano "Boyhood", di cui ne ho visto metà, ma non ho nemmeno finito), né mi è rimasto impresso.
In questa cornice un po' fiacca, francamente mi sono apprrocciato all'ultimo film di Iñárritu con poco entusiasmo, ma speranzoso del miracolo, alla ricerca della redenzione. E, invece, ho guardato "Birdman" e me lo sono gettato alle spalle (come era stato l'anno scorso per "12 anni schiavo").
Ripeto, non perché non abbia valore, ma perché il plebiscito che lo ha preceduto ha snaturato la mia visione, caricandola di un bagaglio personale di aspettative che di certo non ha giovato al risultato finale. Quindi no, non lo rivedrei né lo ritengo il mio miglior film dell'anno, ma tutto sommato mi ha stupito piacevolmente vedere Michael Keaton in questo ruolo di protagonista tormentato dal suo passato (commerciale) e alla ricerca di riscatto.
Direi che, come giustamente tutti hanno notato, "Birdman" senza Keaton avrebbe avuto meno impatto, sarebbe riuscito peggio. Il valore aggiunto dell'attore, della sua presenza scenica stropicciata, i suoi tormenti interiori... tutto ha concorso al risultato finale che rende il personaggio principale non solo azzeccatissimo, ma in grado di reggere per intero questa storia tra pazzia e rapporti umani al limite del sopportabile. Solo l'ex moglie di Riggan, Sylvia (una sempre sottovalutata Amy Ryan), riesce a dargli un minimo di pace e stabilità, dove invece gli altri non fanno altro che contribuire al caos interiore dell'uomo che, attraverso la commedia che ha scritto e sta portando a teatro, cerca una rinascita creativa e lavorativa dopo i successi cinematografici da blockbuster (da cui il titolo di questa pellicola).
Tutto sommato una girandola interessante che ci racconta la vita degli spettacoli di Broadway, la pazzesca lavorazione che c'è dietro, la fatica di chi ci mette tutto sé stesso e l'inevitabile difficoltà di farcela in un mondo che non solo ti etichetta dal primo secondo in cui ci metti piede, ma fatica davvero a darti una seconda occasione (vedi la stranissima critica del New York Times), ad andare oltre la tua primaria definizione. E' questo che fa impazzire Riggan, è questo che lo spezza in due e permette la creazione di un ego in costume da uomo-uccello che parla e dice le cose scomode, quelle che l'uomo non vuole sentirsi dire: sarebbe più facile tornare a fare al cinema, dove non bisogna dimostrarsi capaci di alcunché di artistico, dove già milioni di fan sono in adorazione, dove lo spietato mondo teatrale non solo non mette bocca, ma non è nemmeno preso in considerazione. E, invece, Riggan ha bisogno della redenzione, della sua rivincita che, per esserci, deve passare necessariamente per la distruzione di ciò che è stato e la rinascita in questo nuovo spettacolo del quale "Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)" ci racconta la faticosa messa in scena. Una volta ottenuto il suo scopo - e di fatto avendone fallito un altro - al protagonista non rimarrà che un'unica soluzione (finalmente comprensibile anche alla strampalata figlia Sam/Emma Stone)...
Ci sono molti temi in questa storia, molte questioni delicate e assolutamente attuali (rapporto padre-figlia, affermazione di sé, riscatto, sdoppiamento della personalità, rapporto coi mezzi di comunicazione, rappresentazione del mondo del teatro e di quello artistico in generale, rapporti di coppia ed umani per estensione, ...) e certamente ognuno troverà la sue valide ragioni per interessarsi a questo prodotto cinematografico, che fosse anche solo il banale interesse di capire per quali meriti "Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)" è stato incoronato Miglior film dell'anno. Certamente è un film in grado di generare una discussione in proposito, di dividere, di lasciare qualche spunto o di lasciare perplessi. Ad ognuno "Birdman" farà un effetto diverso, ad ognuno susciterà emozioni differenti. Io l'ho visto e sono a posto così.
Ps. 9 candidature agli Oscar e 4 premi vinti: Miglior film, regia, sceneggiatura originale (in tutte e 3 la categorie è presente Iñárritu) e fotografia (di Emmanuel Lubezki, già vincitore l'anno scorso per "Gravity").
Box Office: $98.2 milioni
Consigli: Pellicola interessante, ma a mio avviso non adatta a tutti. Non è un esempio classico di intrattenimento per ogni occasione, ma un titolo da scegliere se si ha intenzione di immergersi e lasciarsi coinvolgere in un processo creativo e in un tormento emotivo che si mescolano insieme costantemente (oltre che un'orgia di personaggi interpretati da Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts). Insomma, una storia non sempre facile che a tratti si fatica a voler seguire. Di "Birdman" rimane chiaramente impresso il lavoro di montaggio - falsamente un'unica, lunghissima sequenza - e la colonna sonora praticamente tutta a batteria, oltre che naturalmente la figura centrale del protagonista e il suo bizzarro costume (ricordiamoci che Keaton è stato anche Batman, il che rende tutta questa operazione molto più reale di quanto non sembrerebbe). A dire il vero rimangono impressi anche gli enormi occhi di Emma Stone, ma questo a poco a che fare con l'impressione finale. Insomma, un film di cui farsi un'opinione, da vedere per capire cosa spinto tutti ad osannarlo. Può piacere o non piacere, ma se si ama il cinema (contemporaneo) questo è sicuramente uno di quei titoli che non si posso perdere.
Parola chiave: "What We Talk About When We Talk About Love", Raymond Carver.

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Bengi

giovedì 19 marzo 2015

Film 892 - Non sposate le mie figlie!

Tutti e tre curiosissimi di vederlo al cinema, non aspettavamo altro che uscisse (e la 3 ce lo sponsorizzasse).

Film 892: "Non sposate le mie figlie!" (2014) di Philippe de Chauveron
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Ultimamente i francesi riescono spesso a sbancare al botteghino mondiale con pellicole in grado di adattarsi bene a un'audience globale e far felici pubblico e critica. In effetti anche questo "Qu'est-ce qu'on a fait au Bon Dieu?" è un esempio riuscitissimo di commedia da esportazione che gioca con furbizia su nuove e vecchie generazioni, pregiudizi, cliché, paure e la solita carta del razzismo versione light, ovvero quel tanto che basta per essere tollerabile, per non dire divertente.
In effetti nonostante una promessa anima politicamente scorretta, la storia è comunque meno spinta nei toni di quanto il trailer non vorrebbe suggerire. Ci sta e lo capisco, ma questo è anche il limite più evidente di tutto l'operazione, che fallisce nel buon proposito di osare. Non che non ci si spinga mai oltre (il prepuzio mangiato dal cane, un esempio su tutti), ma la sensazione di fondo è comunque sempre quella della pacifica commedia con lietofine incluso, il che stempera ampiante l'atmosfera sovversiva delle premesse iniziali.
Poco male, il risultato finale è nel complesso spassoso e c'è perfino qualche momento con delle buone battute che fanno ridere davvero, il che - visto di cosa stiamo parlando - è già un risultato più che sufficiente. Ammetto che, per le mie personali aspettative, l'operazione è meno assolutamente divertente di quanto non mi sarei aspettato, comunque "Non sposate le mie figlie!" rimane un film superiore alla media delle commedie attuali, specialmente delle banali e insipide italiane (attendo al varco la creatività del nostro cinema: chi sarà il primo che si farà venire in mente la bella e originalissima idea di copiare anche questo titolo? Sia mai che riusciamo ad inventarci qualcosa che non tratti di organizzazioni criminali o relazioni di appassionato amore consumante).
Quindi, in definitiva, "Non sposate le mie figlie!" è un titolo che si può certamente vedere e, colpaccio, lascia un ricordo simpatico e piacevole. I tempi comici sono leggermente diversi dai nostri, ma basta qualche secondo per abituarsi e godersi questa divertente commedia su pregiudizi ed equivoci di una grande famiglia borghese francese che accoglierà una serie di generi provenienti un po' da tutto il mondo (tranne francesi doc, s'intende). Originale.
Box Office: $174.1 milioni
Consigli: La commedia francese è in gran forma, come ormai pare accadere spesso ("Giù al nord", "Tutta colpa del vulcano", "Per sfortuna che ci sei"), e questo è solo l'ultimo di una serie di film che certifica il trend. Simpatico, irriverente e sufficientemente contemporaneo, "Non sposate le mie figlie!" riesce quasi sempre a soddisfare grazie a una buona trovata iniziale. La coppia di genitori (Christian Clavier, Chantal Lauby) è fantastica e di fatto regge tutta l'operazione. Bravi, il risultato finale è assolutamente da vedere per farsi qualche innocua risata!
Parola chiave: Matrimonio.

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Bengi

lunedì 16 marzo 2015

Film 891 - Whiplash

Tra le pellicole degli Oscar che ero più curioso di vedere...

Film 891: "Whiplash" (2014) di Damien Chazelle
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Sono rimasto super colpito da questa pellicola, energica, tostissima, dura come un pugno allo stomaco e capace di mettermi un'ansia e un'agitazione addosso che mai mi sarei aspettato. E, nonostante tutto, un film che mi ha convinto appieno.
La prima cosa che mi interessava appurare relativamente a questo progetto di Damien Chazelle era la prova attoriale di J.K. Simmons, attore da sempre spalla di numerosissime altre produzioni (tutti e 3 i primi "Spider-Man" di Raimi, "Thank You for Smoking", "Juno", "Tra le nuvole" e tanti, tanti altri) e mai davvero considerato quanto, invece, si sarebbe meritato. Premesso che ero felice a priori che finalmente riconoscessero il suo talento, ora che ho presente per quale ruolo ha vinto praticamente ogni tipo di riconoscimento cinematografico dall'Oscar in giù, sono anche convinto che sia un successo più che meritato. Il suo Fletcher è uno stronzo che lo vorresti buttare da un ponte, ma Simmons è riuscito in un ritratto così intenso, forte e credibile che da solo vale i 107 minuti di pellicola. Poi, a dirla tutta, anche Miles Teller, il protagonista di questa storia di musica e sacrificio, è piuttosto bravo, perfetto nell'incarnare il disorientamento e la tenacia, la consapevolezza di avere un talento e la fatica di doverlo tirare fuori e trovare il modo per farlo, nonostante le non poche avversità e la tostissima concorrenza. Il dilemma di un giovane che vuole sfondare e diventare il migliore in quello che fa (batterista), ma non sa se veramente ha i numeri per farcela.
Di certo "Whiplash" presenta un percorso di formazione inedito e difficile anche da seguire, considerato quanto impegno ci mette Fletcher per non perdere lo status di 'stronzo dell'anno' con i suoi studenti che ogni giorno vivono in una specie di classe del terrore dove solo la perfezione assoluta è tollerata. Solo i migliori procedono, solo i più forti sopravvivono (anche letteralmente).
Il sacrificio richiesto alle giovani promesse è totale, devono fondersi con la propria arte musicale e impegnarsi con tanta abnegazione che in confronto i 3 anni di corsa di "Forrest Gump" sono una passeggiata in campagna. Ci vorrà tutto la determinazione di questo mondo per avere successo nello spietato mondo del jazz, capace di innalzarti a divinità o di affossarti per sempre nel giro di un'unica decisiva esibizione. E così sarà anche per Andrew/Teller che, dopo svariate peripezie, arriverà al concerto più importante della sua vita senza sapere che, in realtà, è una trappola: la sua carriera, ancora prima di cominciare, è già finita. Ma non mi spingo oltre a raccontare...
Insomma, considerato che i film a tema musicale sono sempre un terreno pericoloso (vedi "Radio America" di Altman), mi ero avvicinato a questa pellicola con qualche riserva, pur restando curioso di scoprire davanti a cosa mi sarei trovato. Di fatto "Whiplash" è un film energico e solido, una storia di amore per la musica che testimonia la fondamentale forza di volontà che è necessaria per raggiungere i propri obiettivi nella vita. Il professore antipatico e vessante, manesco e irascibile è uno step obbligato e difficile da digerire, eppure non si riesce a distogliere mai lo sguardo da questa storia, raccontata in maniera così particolare grazie all'ausilio di un montaggio a tempo di musica che è qualcosa di piacevolissimo da guardare. Insomma, tra tutti i film candidati agli Oscar di quest'anno, "Whiplash" è sicuramente uno di quelli che mi è piaciuto di più.
Ps. 3 Oscar vinti su 5 nomination: Miglior attore non protagonista (Simmons), montaggio e missaggio sonoro.
Box Office: $17.9 milioni
Consigli: Lo consiglio assolutamente e, francamente, non avrei problemi a rivederlo. Mia vera personale sorpresa della stagione - non mi aspettavo certo di rimanerne così colpito -, "Whiplash" è un prodotto energico che rimane immediatamente impresso, capace di lasciare non poco su cui ragionare allo spettatore. Nonostante una trama non certo complessa (del resto parliamo della vita di un adolescente tra gli alti e bassi del costruirsi una carriera), a mio avviso la trama è stata capace di centrare il suo obiettivo realizzando un ritratto plausibile di una scuola per giovani promesse musicali e relativi successi e insuccessi che la vita porta con sé. Chiaro che, subito dopo il jazz, l'elemento magnetico e più indelebile è certamente il personaggio di J.K. Simmons, meritatissimo destinatario di un'attenzione mondiale che meritava da tempo. Dunque guardatevi "Whiplash", lasciatevi malmenare dalla sua violenta presa di petto della vita: se ne esce malconci, ma soddisfatti.
Parola chiave: Buddy Rich.

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giovedì 12 marzo 2015

Film 889 - Kung Fu Panda 2

E subito dopo il primo, il secondo era d'obbligo...

Film 889: "Kung Fu Panda 2" (2011) di Jennifer Yuh Nelson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Lontano dall'essere un sequel privo di idee, questo "Kung Fu Panda 2" ci porta indietro nel tempo e racconta, di fatto, la storia di Po e della sua (evidente) adozione, nonché la triste storia che coinvolge la sua famiglia a causa del guerrafondaio Lord Shen che, per contraddire la profezia che lo vuole sconfitto in futuro da un guerriero nero e bianco, finirà per decimare i panda, rendere orfano Po e minacciare tutto il regno con i suoi nuovi, violentissimi cannoni.
Questo, in breve, ciò che accade nella nuova avventura al sapore orientale del guerriero dragone e degli ormai amici cinque cicloni, stavolta attaccati dalla pericolosa volontà di regnare su tutto e tutti di un tremendo pavone armato.
E' curioso l'appiglio narrativo utilizzato che, di fatto, ci catapulta in una realtà storica relativamente realistica (nonostante i personaggi siano animali personalizzati) in cui la sconosciuta e potente arma di sterminio di massa - il cannone - è ancora sconosciuta al popolo che, vedendola e scoprendone il misterioso e quasi illitato potere finirà assoggettarsi impotente al volere del malvagio Shen. Gli stessi Po & co. non sapranno come reagire alla novità che fuoco e polvere da sparano portano con sé. Curioso, dicevo, perché in una favola per famiglie si inserisce una tematica storica e tragica che, nel concreto, si è vericata sul serio (basti solo pensare all'impari confronto indigeni-conquistatori del periodo coloniale); ma non solo, perché appunto anche la crudeltà portata a galla da certi snodi della trama è al contempo piuttosto insolita per un franchise che si rivolge ad un target certamente non del tutto adulto.
A parte questo, "Kung Fu Panda 2" resta un piacevole secondo episodio, anche se ammetto di aver preferito il primo, più che altro perché più concentrato sulla goffaggine simpatica del rotondo protagonista, mentre qui la singolarità del nuovo mezzo di combattimento e le mire dominatrici del suo creatore sono elementi che rubano spesso la scena.
In ogni caso questo film riesce perfettamente nel suo intento di non far rimpiangere l'originale da cui è tratto, intrattenre e piacere con belle immagini ad effetto e sequenze spettacolari piuttosto riuscite. Staremo a vedere se "Kung Fu Panda 3", in uscita tra esattamente un anno, sarà in grado di replicare il responso positivo di pubblico e critica.
Ps. Come il suo predecessore, una candidatura all'Oscar per Miglior film d'animazione.
Film 888 - Kung Fu Panda
Box Office: $665.7 milioni
Consigli: Carina, divertente, molto colorata, questa nuova avventura di Po e soci riesce nell'intento di non far rimpiangere la precedente, portando avanti la storia in maniera intelligente e furba in vista di un (altro) sequel che vedrà la luce a 5 anni da questo titolo. Chiaramente nell'ottica di un'idea complessiva sarebbe meglio vedere "Kung Fu Panda 2" dopo il predecessore, però va detto che il film funziona bene anche visto singolarmente. Adatto a una serata di svago, magari tra amici.
Parola chiave: Pace interiore.

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martedì 10 marzo 2015

Film 888 - Kung Fu Panda

Non ero proprio sicurissimo di volerlo vedere...

Film 888: "Kung Fu Panda" (2008) di Mark Osborne, John Stevenson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Successone al box office mondiale, ho sempre un po' snobbato questo franchise d'animazione a causa del doppiaggio imbarazzante di Fabio Volo. Io non mi capacito di come si possa pensare a lui per dare la voce al protagonista di della pellicola quando abbiamo fior fior di professionisti capaci e adatti all'incarico. Ciò detto, ho comunque acconsentito alla visione, di fatto la seconda dopo quella al cinema di ormai qualche anno fa: non ricordavo nulla della storia, quasi niente sui protagonisti.
Prescindendo dal contesto italiano che sa sempre trovare la maniera di infastidirmi, ammetto che in ogni caso "Kung Fu Panda" sia un titolo divertente e di buon intrattenimento nonostante la scocciatura dei personaggi-spalla che all'inizio sono insopportabili. La pacioccona goffaggine di Po (in orginale doppiato da Jack Black) compensa ampiamente le prime scene di rifiuto e derisione e la storia procederà in maniera molto simpatica dal momento che si scoprirà come far imparare il kung fu a Po, ovvero facendolo mangiare.
La trovata, insomma, è già di per sé carina. In aggiunta ci sono le spettacolari scene di combattimento e i suggestivi scenari che l'ambientazione orientale richiede. Il tutto è condito con molta ironia e la storia è un'avventura per tutta la famiglia che funziona (a parte Fabio Volo). Insomma, diciamo che dopo questa seconda occasione al film mi sono ricreduto, o meglio sono riuscito ad andare oltre la questione del doppiaggio e a farmi semplicemente coinvolgere da quello che stavo vedendo. Il risultato finale convince e si passa un'ora e mezza di piacevole disimpegno all'insegna delle arti marziali e di un dolcissimo, disastroso panda mangione.
Ps. Una nomination all'Oscar come Miglior film d'animazione (ma ha perso contro "WALL·E").
Film 889 - Kung Fu Panda 2
Box Office: $631,744,560
Consigli: In America si accorre a doppiare i film d'animazione e ne è dimostrazione lampante il cast ingaggiato per dare le voci ai personaggi di questa storia: Black, Dustin Hoffman, Angelina Jolie, Ian McShane, Jackie Chan, Seth Rogen, Lucy Liu, David Cross! La pellicola è divertente e il risultato finale funziona e sicuramente, anche a distanza di 7 anni dalla data di uscita, questo prodotto rimane un valido esempio di film per tutti adatto veramente ad ogni occasione. Una bella favola colorata e divertente, frenetica e sicuramente ricolma di personaggi facili da ricordare (Po, ma anche Tigre, Scimmia, Mantide, Vipera e Gru); il tutto è riuscito così bene che hanno anche girato un sequel nel 2011, a questo punto imperdibile se si sceglie di vedere questo "Kung Fu Panda".
Parola chiave: Pergamena.

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lunedì 9 marzo 2015

Film 887 - La rivincita delle bionde

In occasione del mio 28esimo compleanno ci siamo concessi un peccato cinematografico: un cult della commedia commerciale made in USA.

Film 887: "La rivincita delle bionde" (2001) di Robert Luketic
Visto: dal computer di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non mi ricordavo bene come fosse questo film, nel senso che lo collegavo prima a un mio prevenuto disprezzo, poi a un successivo cambiamento di opinione, ma a parte queste generiche considerazioni personali non avrei saputo dire molto altro su Elle Woods e la sua vita da avvocato in tailleurino rosa. In quest'ottica è stato piacevole riapprocciarsi a questa commedia sciocchina ma con tutte le carte in regola per piacere.
Reese Witherspoon con questo ruolo si lancia definitivamente nell'olimpo delle dive hollywoodiane, sebbene non trovo che ne meriti particolarmente il titolo. Il visino un po' cagnesco e il biondo platino confezionano una pepata Miss Woods in cerca della sua strada, percorso che comincia principlamente per un motivo sciocco al pari della sua sciocca vita: riconquistare il fidanzato bono e ricco che l'ha lasciata prima di andare all'università di Harvard, luogo in cui gli sarà ricchiesto non solo un impegno maggiore, ma anche una compagna adeguata. Da questo episodio Elle comincerà a maturare l'idea di iscriversi lei stessa ad Harvard, in modo da dimostrare al suo belloccio vero amore che anche lei, di fatto, può essere la compagna giusta di un futuro senatore.
Inutile dire che, una volta ammessa e una volta cominciata l'avventura, niente avrà più lo stesso senso di prima e di fatto la Elle di un tempo, sogni e speranze compresi, cambierà per sempre.
Al di là dello spirito parodistico e necessariamente sciocco, "Legally Blonde" rimane comunque un esempio divertente di commedia americana, inaspettato successo di critica e botteghino che, effettivamente, ha i suoi buoni momenti (a differenza del secondo, decisamente meno riuscito. Per non dire solamente sciocco). Il pregio di questo titolo, oltre che nella sua protagonista, sta nella capacità della trama di valorizzare una storia potenzialmente idiota, riuscendo a far risaltare la figura di Elle in maniera positiva, trasformando il tutto in qualcosa di così zuccherosamente assurdo da renderlo accettabile e perfino divertente. Gli stereotipi ci sono tutti: la bionda scema, la bionda scema che pensa solo a come vestirsi e che uomo bello&ricco accalappiare, la bionda scema che decide che anche lei ha un cervello e può farcela; ma non solo, perché ci sono anche le matricole di Harvard classiche figlie di papà con collana di perle e - per citare un mio professore dell'università riferendosi al personaggio di Katharine Hepburn in "Susanna" - scrotorefrigeranti, i professori che per darti la spintarella o il bel voto vogliono che ci stai e, naturalmente, il classico cammino personale, percorso di formazione e di vita che apre gli occhi al protagonista di turno per regalargli una nuova coscienza di sé e delle sue capacità in vista di un futuro brillante che nessuno, prima dell'evento scatenante, avrebbe potuto predire.
Insomma, c'è tutto ciò che serve in questo "La rivincita delle bionde" perché il film funzioni e diverta, sia ricordato come iconico nel suo brillantinato e scintillante modo di proporre la vita in rosa e valga la pena di essere visto, almeno una volta, senza pregiudizi. Una stupidata, per carità, ma ogni tanto ci stanno anche quelle. Tanti auguri a me.
Box Office: $141,774,679
Consigli: Un cast bomba per gli anni '00 (Reese Witherspoon, Luke Wilson, Selma Blair, Matthew Davis, Victor Garber, Jennifer Coolidge, Holland Taylor, Ali Larter, Linda Cardellini, Raquel Welch), una storia che sarà trasformata in musical di successo a Broadway (7 candidature ai Tony Awards), un ingasso stellare al botteghino (il film è costato 18 milioni di dollari), un sequel, due candidature ai Golden Globes del 2002, un trampolino di lancio internazionale per Reese Witherspoon... Insomma, trovate il vostro personalissimo motivo valido per vedere questo film, ma trovatelo. Non perché sia un capolavoro, per carità, ma certo ogni tanto è carino lasciarsi conquistare da qualche banalità scemotta che non ha alcuna pretesa di essere diversa da ciò che nel concreto è. Volete una bella commedia leggera leggera? Questo titolo è davvero perfetto.
Parola chiave: Permanente.

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venerdì 6 marzo 2015

MTV Movie Awards 2015: nomination e vincitori

Ogni anno vedo gli Oscar e, da bravo fedele, mi rilasso pensando: "La messa è finita, andate in pace". E invece no, proprio per niente.
L'infinita sfilza/sfilata di premi ed attori, carpet e cenoni (che in confronto quello di Natale è una passeggiata) sembra non terminare mai, non trovare una conclusione degna di essere definita tale.
Seppure gli Oscar sanciscono, di fatto, il traguardo delle premiazione di stampo più serio e rinomato, bisgona considerare, come ci tocca fare oggi - e per giunta con un leggero ritardo -, che qui è ancora tutto in gioco. Per alcuni, naturalmente.
E così, annunciate un paio di giorni fa, appaiono le nomination dei 23esimi MTV Movie Awards, ricorrenza più giocosa, ma che sancisce comunque quali siano i gusti del pubblico contemporaneo sia per produzioni commerciali che più di nicchia. E' per questo che troviamo, fianco a fianco, titoli come "Colpa delle stelle", "Guardiani della Galassia", "Cattivi vicini" (tutti a quota 7 candidature), ma anche "Whiplash" (5), "Gone Girl" (4, di cui 3 solo per la fantastica Rosamund Pike), "Boyhood" o "Foxcatcher" (3). Una sorta di par condicio cinematografica che alla fine non mi dispiace.
Conduce Amy Schumer, la cerimonia si terrà il 12 aprile al Nokia Theatre di Los Angeles.
Ma ora ecco le candidature!

2015 MTV Movie Awards
Movie of the Year
"American Sniper"
"The Hunger Games: Mockingjay – Part 1"
"Guardians of the Galaxy"
"Gone Girl"
"The Fault in Our Stars"
"Boyhood"
"Whiplash"
"Selma"

Best Female Performance
Jennifer Lawrence, "The Hunger Games: Mockingjay – Part 1"
Emma Stone, "Birdman"
Shailene Woodley, "The Fault in Our Stars"
Scarlett Johansson, "Lucy"
Reese Witherspoon, "Wild"

Best Male Performance
Bradley Cooper, "American Sniper"
Chris Pratt, "Guardians of the Galaxy"
Ansel Elgort, "The Fault in Our Stars"
Miles Teller, "Whiplash"
Channing Tatum, "Foxcatcher"

Best Scared-as-S--- Performance
Rosamund Pike, "Gone Girl"
Annabelle Wallis, "Annabelle"
Jennifer Lopez, "The Boy Next Door"
Dylan O'Brien, "The Maze Runner"
Zach Gilford, "The Purge: Anarchy"

Breakthrough Performance
Ansel Elgort, "The Fault in Our Stars"
Rosamund Pike, "Gone Girl"
David Oyelowo, "Selma"
Dylan O'Brien, "The Maze Runner"
Ellar Coltrane, "Boyhood"

Best Shirtless Performance
Zac Efron, "Neighbors"
Chris Pratt, "Guardians of the Galaxy"
Channing Tatum, "Foxcatcher"
Ansel Elgort, "The Fault in Our Stars"
Kate Upton, "The Other Woman"

Best Duo
Channing Tatum and Jonah Hill, "22 Jump Street"
Zac Efron and Dave Franco, "Neighbors"
Shailene Woodley and Ansel Elgort, "The Fault in Our Stars"
Bradley Cooper and Vin Diesel, "Guardians of the Galaxy"
James Franco and Seth Rogen, "The Interview"

Best Fight
Jonah Hill vs. Jillian Bell, "22 Jump Street"
Chris Evans vs. Sebastian Stan, "Captain America: The Winter Soldier"
Dylan O'Brien vs. Will Poulter, "The Maze Runner"
Seth Rogen vs. Zac Efron, "Neighbors"
Edwards Norton vs. Michael Keaton, "Birdman"

Best Kiss
Ansel Elgort and Shailene Woodley, "The Fault in Our Stars"
James Franco and Seth Rogen, "The Interview"
Andrew Garfield and Emma Stone, "The Amazing Spider-Man 2"
Scarlett Johansson and Chris Evans, "Captain America: The Winter Soldier"
Rose Byrne and Halston Sage, "Neighbors"

Best WTF Moment
Seth Rogen and Rose Byrne, "Neighbors"
Jonah Hill, "22 Jump Street"
Jason Sudeikis and Charlie Day, "Horrible Bosses 2"
Miles Teller, "Whiplash"
Rosario Dawson and Anders Holm, "Top Five"

Best Villain
Rosamund Pike, "Gone Girl"
J.K. Simmons, "Whiplash"
Jillian Bell, "22 Jump Street"
Meryl Streep, "Into the Woods"
Peter Dinklage, "X-Men: Days of Future Past"

Best Musical Moment
Jennifer Lawrence, "The Hunger Games: Mockingjay – Part 1"
Chris Pratt, "Guardians of the Galaxy"
Seth Rogen and Zac Efron, "Neighbors"
Bill Hader and Kristen Wiig, "The Skeleton Twins"
Miles Teller, "Whiplash"

Best Comedic Performance
Channing Tatum, "22 Jump Street"
Chris Pratt, "Guardians of the Galaxy"
Rose Byrne, "Neighbors"
Chris Rock, "Top Five"
Kevin Hart, "The Wedding Ringer"

Best On-Screen Transformation
Eddie Redmayne, "The Theory of Everything"
Elizabeth Banks, "The Hunger Games: Mockingjay – Part 1"
Zoe Saldana, "Guardians of the Galaxy"
Steve Carell, "Foxcatcher"
Ellar Coltrane, "Boyhood"


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giovedì 5 marzo 2015

Film 886 - St. Vincent

Non che non mi sia piaciuto, ma mi ero davvero dimenticato di questa pellicola e, soprattutto, di metterla nella lista delle recensioni da scadenzare. Quindi, con molto ritardo, inserisco questo film un po' a casaccio nell'elenco di quelli visti, anche se la visione ha di molto preceduto la sua odierna collocazione nel blog.

Film 886: "St. Vincent" (2014) di Theodore Melfi
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Oggettivamente è una commedia carina, esperimento indie-indipendente in grado di suscitare più di una genuina risata. Tutto il merito va a un Bill Murray in gran forma, vero polo magnetico della vicenda, spalleggiato bene da una Naomi Watts insolitamente leggera (prostituta incinta e successivamente golf per Vincent). Completa il quadro Melissa McCarthy, finalmente in un ruolo normale e non chiassoso e Jaeden Lieberher nei panni del piccolo, curioso Oliver.
Anche qui, come in altre storie raccontate prima, il binomio giovane-anziano, pupillo-mentore è l'aspetto della vicenda che più viene considerato, anche se la chiave di lettura mostrata da questa vicenda è piuttosto irriverente, considerato che il Vincent del titolo è, da subito, un insopportabile alcolizzato che sembra odiare tutto e tutti, ricoperto di debiti di gioco e con la casa di cura dove, si scoprirà, è alloggiata la moglie malata. Insomma, è un bel casino. Ma, disperata, Maggie/McCarthy sarà costretta a chiedere a lui di prendersi cura del figlio mentre lei è costretta a fare gli straordinari al lavoro per far quadrare i conti.
E' chiaro che l'aspetto più piacevole di "St. Vincent" è il buon gruppo di attori che mettono in scena un racconto a tratti strampalato e irriverente, ma che nel finale si lascia coinvolgere da un sentimento buonista da lieto fine che mette tutto a posto. L'amicizia tra il lunatico Vincent e Oliver è certamente il valore aggiunto che motiva la visione di una storia che, altrimenti, sarebbe stata meno interessante e sicuramente più convenzionale. In definitiva un film carino.
Ps. Due candidature ai Golden Globes 2015 nella sottocategoria musical o commedia: Miglior film e Miglior attore protagonista (Murray).
Box Office: $54 milioni di dollari
Consigli: Pellicola carina è meno convenzionale di quanto si potrebbe pensare, "St. Vincent" è un titolo che sicuramente si può vedere senza pensieri, simpatico e adatto ad ogni occasione di disimpegno. Non è un capolavoro, ma ha i suoi buoni momenti, soprattutto finché la figura burbera di Vincent rimane celata dietro il suo odio per il mondo intero e il suo essere così fuori dagli schemi. Bill Murray è il valore aggiunto di tutto il progetto.
Parola chiave: Progetto scolastico.

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mercoledì 4 marzo 2015

Film 890 - Jupiter - Il destino dell'universo

Non sono fan della coppia di registi, ma visto il cast e le anticipazioni, un po' di curiosità c'era.

Film 890: "Jupiter - Il destino dell'universo" (2015) di Andy Wachowski, Lana Wachowski
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Jupiter Ascending" ha un titolo italiano che non ha senso, considerando che non parliamo di qualcosa di incomprensibile o impronunciabile da doverlo necessariamente sostituire con un sottotilo che, poi, è anche sbagliato: più che "dell'universo" è "nell'universo", considerando che Jupiter non diventa proprietaria dell'universo intero, ma solo della Terra e soprattutto che trova la vera sé stessa e l'amore al di fuori della galassia.
Precisazione fatta, parliamo di quest'ultimo titolo dei fratelli Wachowski. A me è piaciuto. Ne ho letto brutte critiche, ma al di là del prevedibile fatto che non sarebbe stato un capolavoro, rimane una pellicola piacevole da seguire, un'avventura fantascientifica che ricorda tante cose già viste ("Star Wars", "Star Trek" e tutte quelle saghe interspaziali, ma anche i paesaggi de "Il Signore degli Anelli"), ma ha il pregio di non limitarsi a riproporre la solita storia vista e rivista. E' vero, i presupposti parrebbero suggerirlo, eppure la storia è anche fin troppo complessa, tra sottotrame e intrighi di potere, e quantomeno tenta di creare tutto un nuovo mondo che si regga su presupposti interessanti.
La giovane Jupiter/Mila Kunis, infatti, scoprirà di essere di fatto la reincarnazione della madre dei 3 fratelli della potente famiglia aliena Abrasax (Eddie Redmayne, Douglas Booth, Tuppence Middleton), i quali tenteranno di ucciderla e raggirarla con lo scopo di evitare che la ragazza rivendichi la possibilità di ereditare parte delle immense fortune in loro possesso (tra cui la Terra intera), rovinando i loro piani, nonché i relativi profitti. Quello che c'è al difuori della nostra orbita, si scoprirà, è un'intera nuova realtà di cui gli umani sono semplicemente tassello di un puzzle che li vuole carne da macello in vista di una mietitura, di fatto sterminio totale della razza. Il genere umano è il prossimo e già altre forme di vita aliene, di altri pianeti, hanno subito lo stesso destino per mano delle Abrasax Industries con l'intento di raccoglirne il DNA al fine di creare un siero della giovinezza da rivendere sul mercato planetario.
Quindi, checché se ne dica, lo sforzo narrativo è apprezabile, secondo me. Poi tutto è migliorabile - per esempio non trovo che le calzature volanti di Caine/Channing Tatum siano funzionali alle tempistiche da grande schermo -, però mi è piaciuto ritrovarmi davanti a una gande avventura concepita in altrettanto grande stile. Evidente l'impegno degli effetti speciali nel ricreare mondi plausibili e realtà inimmaginabili, nel complesso più che riuscito, come del resto sono abbastanza affascinanti e stravanganti i costumi e le scenografie; per quanto riguarda invece la trama, come al solito i Wachowski si producono nella creazione di mondi narrativi alternativi ("Matrix", "V per Vendetta", "Cloud Atlas") colpendo lo spettatore per l'innegabile fantasia.
Tutto sommato, dunque, mi sono goduto la visione di "Jupiter - Il destino dell'universo", innocuo ritorno al cinema di coloro che hanno avuto il merito di creare "Matrix" e il demerito di rovinarlo coi sequel. Qui non siamo certo al cospetto di un capolavoro della settima arte, eppure per una serata all'insegna dell'avventura fantasy il gioco vale la candela.
Box Office: $124.4 milioni di dollari
Consigli: Premesso che non riesco a capire come a) il film abbia fatto a costare qualcosa come 176 milioni di dollari b) come abbia fatto a floppare così clamorosamente e c) come sia possibile che ancora consegnino budget così esorbitanti ai Wachowski che, puntualmente, sono catastrofici al botteghino mondiale, comunque rimane il fatto che "Jupiter Ascending" mi ha divertito e intrattenuto a dovere. Gli aspetti negativi sono che è certamente molto lungo (127 minuti di pellicola), Eddie Redmayne parla con una flemma che stordisce e che forse c'è davvero troppa carne al fuoco che fatica ad essere gestita dai due registi. La bella coppia Kunis-Tatum funziona bene, il cattivo è incazzato al punto giusto (ma i suoi due fratelli mosci potevamo risparmiarceli - a proposito, ma che fine fa la sorella?), l'avventura intrattiene a dovere. Quindi mi sembra un buon titolo da tenere in considerazione per una serata di dismpegno o se si apprezzano le storie che sconfinano i limiti dell'atmosfera terrestre.
Parola chiave: DNA.

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martedì 3 marzo 2015

Film 885 - Unbroken

L'esordio bomba al botteghino, il nome della regista, il fatto che sia tratto da una storia vera... Troppi elementi intriganti!

Film 885: "Unbroken" (2014) di Angelina Jolie
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Alcune precisazioni in prima battuta: il film mi è piaciuto, la regia mi è sembrata in linea con il prodotto finale, la storia è troppo pesante. Queste, a caldo, le prime impressioni.
In generale buon cast, le scelte mi sono sembrate tutte appropriate, giuste per i ruoli per niente facili da interpretare, in particolare i due veri protagonisti di tutta la vicenda, Jack O'Connell e Takamasa Ishihara: praticamente mi erano entrambi sconosciuti, ma di certo hanno saputo come lasciare il segno. Inutile dire, poi, che parte del merito va a una storia vera che ha a dir poco dell'incredibile.
Quest'ultima è, man mano che si sviluppa il racconto, una sorta di gioco al rincaro, dove il prezzo della sopravvivenza e
della salvezza diventa così alto che penso chiunque si sarebbe arreso all'evidenza di una morte inevitabile, per non dire auspicabile. E, invece, l'ex campione olimpico Louis Zamperini supera ogni prova che il destino gli impone, in un costante faccia a faccia con la violenza e la crudeltà della guerra e del mondo.
Curiosamente anche in questa pellicola il tema dell'alterità ricopre uno spazio importante, considerato che Zamperini e il suo compagno Phil/Domhnall Gleeson, dopo un ammaraggio in mezzo all'oceano (e agli squali) e 47 giorni passati su una scialuppa di salvataggio - alla "Vita di Pi", ma molto meno onirico -, vengono recuperati dai giapponesi (nemici degli americani durante la Seconda Guerra Mondiale) e finiscono nei loro campi per i prigionieri di guerra. L'incontro/scontro sarà durissimo, un pungo nello stomaco veramente molto letterale, una specie di campo di concentramento nipponico dove il crudele Mutsuhiro Watanabe prenderà fin da subito in antipatia Zamparelli, tanto da vessarlo continuamente per i motivi più disparati. Insomma, un confronto culturale che passa per il rifiuto dell'altro e la sua mortificazione, il vincitore che tiene sotto scacco il vinto, seppure quest'ultimo non farà altro che tenere testa al suo carceriere.
Va sottolineato che la successione di sfighe - perché sfighe sono - che il povero protagonista dovrà affrontare sarà una violenza visiva ed emotiva anche per lo spettatore che, come Zamperini, è costretto ad un crescendo di eventi sciagurati che nella guerra, l'ammaraggio, gli squali e i quasi 50 giorni di scialuppa in mezzo al nulla, vedranno solo un incipit ancora all'acqua di rose. Ciò che viene dopo sarà molto, molto più duro.
Onore al merito, dunque, e soprattutto onore alla persona che questa storia l'ha vissuta giorno dopo giorno, supplizio dopo supplizio. Fino a dove può spingersi la volontà umana? Fino a quanto la forza del singolo individuo gli può bastare come fede incrollabile per attaccarsi alla vita? Zamperini in questo diventerà maestro, esempio impressionante di quanto si possa resistere, nonostante tutto. Il suo animo testardo certamente influisce, ma non si può pensare che il tutto sia stato
semplicemente vissuto come sfida.
Quindi è chiaro che la figura umana - anzi le figure - qui rappresentata è il valore aggiunto di una storia che, altrimenti, sarebbe il semplice elenco di una serie di sfortunati eventi in fila uno dietro l'altro. Nei due personaggi chiave della vicenda sta lo specchio di due società agli antipodi e in guerra tra loro, incarnate in corpi pensanti che riflettono nelle proprie azioni le convinzioni che la vita e il Paese di appartenenza ha loro lasciato in eredità. Il rapporto tra i due è un micromondo speculare a quello gigantesco in cui, al di fuori del campo, infuria la guerra.
Ma, come sappiamo, anche la guerra finirà e perfino Zamperini incontrerà il suo lieto fine, sancito per noi da qualche video originale prima dei titoli di coda che ci svelerà brevemente cosa è successo alle figure chiave della vicenda: curiosamente Louis Zamperini muore proprio nel 2014, anno di uscita del film che proprio di lui tratta.
Insomma, in definitiva mi sento di dire che "Unbroken" è stato un viaggio difficile e spesso complesso da gestire, ma sicuramente ne è valsa la pena. Angelina Jolie ha fatto un buon lavoro, meno scontato di quanto mi sarei aspettato. Sorpresa.
Ps. 3 candidature agli Oscar 2015: Miglior fotografia (francamente molto bella), montaggio sonoro e missaggio sonoro.
Box Office: $161.1 milioni
Consigli: Di certo non una pellicola leggera, va vista consci che il viaggio che racconta questa storia è tanto violento e straziante quanto commovente e non risparmierà nulla allo spettatore. E', dunque, una scelta non per tutti, non per tutte le occasioni. Se si è preparati e predisposti può essere un buon titolo da tenere in considerazione, la prova tangibile che Angelina Jolie sia effettivamente capace anche a dirigere. Lo consiglio soprattutto per lo spunto inedito (i campi di reclusione per prigionieri di guerra in Giappone), un episodio della storia umana che certamente merita lo spazio di un racconto approfondito. Scuote e fa male "Unbroken", eppure alla fine non ti penti di averlo visto.
Parola chiave: Trave di legno.

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#HollywoodCiak
Bengi