lunedì 22 dicembre 2014

Film 837 - Bernard & Doris - Complici amici

Un titolo che mi aveva incuriosito a suo tempo, ma che non avevo mai recuperato. Aho rimediato per caso, qualche settimana fa.

Film 837: "Bernard & Doris - Complici amici" (2006) di Bob Balaban
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Film per la tv firmato HBO, come sempre garanzia di produzioni di un certo livello.
Biopic su parte della vita della ricchissima ereditiera Doris Duke dal momento in cui incontrerà Bernard Lafferty, il suo futuro maggiordomo con problemi di alcolismo, in poi. Ovvero come due persone agli antipodi possono trovare una relazione di rispetto e amicizia nella maniera più inaspettata possibile.
Meno che mai vicino all'idillio o ad una concezione di rapporto definibile come 'normale', questo inusuale duo sarà protagonista di una bella storia di vita, triste e strana, eppure piacevole e bella da seguire. Non so se perché raffinatamente ricamata ed abbellita dalla sceneggiatura di Hugh Costello, comunque ho trovato questa storia di amicizia sicuramente fuori dai canoni, un esempio interessante e genuino di come le persone riescano a costruire relazioni speciali, peculiari e personalissime capaci di resistere al tempo e ai cambiamenti della vita.
Susan Sarandon è in gran forma e riesce anche solo con uno sguardo ad esplicitare pensieri, ordini, sensazioni. E' veramente bravissima ed era da molto tempo che non la vedevo così volentieri, una parte veramente perfetta per lei. Sorprendente anche il suo comprimario, un Ralph Fiennes spesso en travesti, solitamente dall'aspetto molto macho (e comunque con un indimenticabile passato da Voldemort alle spalle) e qui in grado di rendere la fragilità di un personaggio certamente di non facilissimo impatto.
Un racconto che parte piano e porta, man mano, a scoprire l'intimità di un mondo per noi inimmaginabile e inarrivabile, conduce in una realtà privata e personale e si snoda tra affari & bella vita e un privato che spesso luccica meno dell'ambiente mondano in cui la storia si svolge.
Il mio personale interesse per i ritratti di personaggi realmente esistiti qui ha sicuramente influito positivamente, comunque ritengo che questo film per la tv, per quanto non facile e di certo non per tutti, mantenga le aspettative generate per coloro che ne sono rimasti interessati.
Ps. Molte le nomination raccolte da questo film: 3 ai Golden Globes del 2009 e ben 10 agli Emmy del 2008. Per entrambi i premi sono stati candidati come migliori attori sia Sarandon che Fiennes.
Box Office: /
Consigli: Biopic da toni spesso drammatici, eppure con molti momenti simpatici e altri certamente fuori dal comune, un mix eterogeneo e non scontato di episodi di vita che raccontano bene come questa possa avvicinare (e allontanare) inaspettatamente le persone, non importa chi siano e da dove vengano. Un buon esempio di tv, oltre che un ottimo esempio di tolleranza in generale. "Bernard and Doris" non è certamente un titolo che si decide di guardare per spegnere la mente o svagarsi senza pensieri: non sarà Ingmar Bergman, ma comunque bisogna prestare attenzione e prepararsi a certi momenti che hanno una certa dose di emotività. Per chi ne ha voglia, o ne fosse incuriosito, secondo me ne vale la pena. E, lo sottolineo, ottimi protagonisti.
Parola chiave: Orchidee.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 19 dicembre 2014

Film 855 - Lo Hobbit - La battaglia delle Cinque Armate

Con solo un giorno di ritardo sull'uscita italiana, ci siamo subito fiondati al cinema a vederlo, decisamente impazienti!

Film 855: "Lo Hobbit - La battaglia delle Cinque Armate" (2014) di Peter Jackson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Mi divido in due. A caldissimo (visto ieri sera), la mia impressione è ancora doppia, come quando sono uscito dalla sala. Mi spiego subito.
"The Hobbit: The Battle of the Five Armies" è il sesto titolo legato a Terra di Mezzo e universo di Tolkien, un mondo a cui da più di 10 anni sono particolarmente legato e affezionato. In quest'ottica un film in più per mano di Peter Jackson non può che essere benvenuto, l'ennesimo evento dell'anno, un appuntamento cinematografico che mi ricorda la miriade di volte che mi sono rintanato in questo mondo per sognare e intrattenermi. Hobbit, nani, elfi, stregoni, ragni giganti: nel 2001 avevo 14 anni ed ero il ragazzino più felice del mondo quando scoprii "La Compagnia dell'Anello". Amore a prima vista, ossessione, ammirazione (so ancora le battute a memoria) e un destino segnato che ha decretato, con quel film, il mio spassionato amore per il cinema. Non più un passatempo, insomma.
Ora, è chiaro che dopo questa full immersion autobiografica sia facile capire cosa voglia dire per me riapprocciarmi a "Lo Hobbit", di quali significati personali riempa questa esperienza. Motivo per cui la prima parte della mia opinione a riguardo è necessariamente positiva. Meno oggettiva, però.
D'altro canto non si possono non individuare un discreto numero di problemi in questo film. Partirei dal generale: il lavoro più importante di Peter Jackson è sicuramente rapresentato dalla trilogia de "Il Signore degli Anelli", 3 episodi cinematografici capaci di raccimolare 17 Oscar, quasi 3 miliardi di dollari di incasso e puntare un faro sulla Nuova Zelanda che favorisce turismo e cinema. Un plebiscito, insomma. Con "Lo Hobbit" Jackson fa il bis e replica l'approccio originale scegliendo di tagliare in 3 una storia precedentemente destinata ad essere divisa solo in 2, richiama metà del primo cast, riporta tutto alla situazione di partenza: siamo di nuovo al compleanno di Bilbo. Il rimando quindi non è generico, ma voluto; il confronto, di conseguenza, è suggerito (se non imposto). Film dopo film, il doppio in fotocopia è sempre più evidente: Bard è il nuovo Aragorn, Tauriel la nuova Arwen, i due fratelli nani Kili e Fili i nuovi Pipino e Merry, il Gandalf rinchiuso qui a Dol Guldur ricorda l'episodio analogo in cui lo stregone è prigioniero della torre di Saruman, i nani che si barricano all'interno della Montagna Solitaria richiamano Théoden e i suoi che si rifugiano al Fosso di Helm, la caduta di Gondor e Minas Tirith ricordano l'assedio alle rovine della città di Dale. Perfino i titoli di coda degli ultimi episodi delle due trilogie sono identici. Mi fermo qui a sottolineare questa anima doppia, anche se ci sarebbero numerosi altri esempi.
La cosa di per sé non sarebbe nemmeno fastidiosa, non fosse che per questo "Hobbit" e soprattutto questo capitolo, alla narrazione epica e ispirata si sostituisce una specie di strano videogioco in cui computer grafica e attori in carne ed ossa si alternano per un risultato finale francamente non soddisfacente. Ricordiamoci che le indiscrezioni vogliono questo terzo capitolo (come i precedenti, del resto) costoso al pari di tutta la trilogia precedente: un film che costa 250 milioni di dollari non può sembrare finto, artificiale, disomogeneo.
Fondali a parte, che sono piuttosto ben fatti, nessuna delle creature mostruose e nemmeo il nano Dáin, però, risultano credibili e si infrange il tabù della verosimiglianza retrocedendo di un bel po' riguardo alla resa degli effetti speciali. Come è possibile accettare un simile compromesso? Questa è la cosa che più mi ha deluso del film.
Mancando di fornire personaggi visivamente credibili, è chiaro che qualcosa del processo si guasta, interferendo non poco con la capacità dello spettatore di lasciare che la storia "faccia il suo corso" o, meglio, che un film come questo imbastisca la sua magia. Per la maggior parte della pellicola ho veramente faticato a distrarmi da questa idea di posticcio che avevo nella mia testa, riuscendo a lasciarmi trasportare dalla narrazione di Jackson solamente dal momento della discesa in battaglia dei nani in poi. Da quel punto, fino alla conclusione, il regista sembra riuscire nuovamente a dare compattezza e linearità ad una narrazione fino a quel momento caotica e oserei dire schizofrenica (vedi apparizione di Sauron, ma in generale tutto il primo tempo, agitato e confusionario).
Poi ancora: perché far morire Smaug a 20 miuti dall'inizio della pellicola, rubando e sprecando un'occasione narrativa che andava usata nel film precedente? Smaug è il protagonista di "Lo Hobbit - La desolazione di Smaug", il suo ritrovamento, risveglio e successivo inc****mento è tutto narrato in quell'episodio, felice risultato di un climax narrativo spezzato ad arte, ma di fatto qui calpestato come cartaccia. Qual è il senso di una mossa del genere? Gli spettatori al cinema sarebbe accorsi lo stesso, quindi mi pare una mossa un po' fine a sé stessa quella di sacrificare il drago in questo modo.
Per finire con le critiche, riprenderei un concetto già espresso prima: manca pathos, manca la legittimazione di un'avventura che sulla carta è epica, ma che di fatto non ne ha minimamente i toni. Il giullare di corto con monociglio è antipatico e non fa ridere, spezzando di continuo momenti altrimenti più seri e funzionali a creare l'atmosfera di una battaglia in arrivo. D'altro canto, una volta schierate tutte le forze in campo, nemmeno gli eserciti sono in grado di creare quell'illusione che suggerisca di non stare assistendo alla riproduzione in giga-schermo di un videogame, ma che si tratti di un film con la F maiuscola. Tutto finto e tutto in fretta sono due caratteristiche che snaturano il risultato finale de "Lo Hobbit 3" e lo consegnano allo spettatore in una veste mediocre e francamente sottotono.
Sul fronte positivo - e ce ne sono eh, per carità! - un grandissimo Martin Freeman conferma di essere stata la scelta perfetta per il ruolo di Bilbo, in grado di costruire il personaggio e caratterizzarlo così bene e così a fondo da sentirne l'assenza quando non compare sullo schermo. Tra tutti quei nani e quegli elfi rissosi - e genericamente un po' inutili - ti chiedi spesso: ma Bilbo? Perché non c'è, dov'è? Il suo essere genuino, gentile e, diciamocelo, un po' bonaccione lo rende simpatico e meno costruito di altri. In particolare mi riferisco a Thorin, fino a un film fa stoico, duro e giusto ed ora maledetto dall'oro e dal drago, consumato da una cupidigia peggiore perfino di quella del "mio tesssoro". Anche qui c'è un rimando, un ricordo di Gollum che, discorrendo tra una personalità e l'altra, costruiva un dialogo in realtà soliloquio per decidere sul da farsi e in chi riporre la propria lealtà. Thorin dovrà scegliere tra la sua essenza e l'oro, combattere tra bene e male, ovviamente, quelli interiori. La scena un po' onirica con il pavimento che lo inghiotte, poi, sono la ciliegina su una torta non proprio ben riuscita. Pace, le intenzioni erano buone, anche se la resa è troppo frettolosa (quasi infantile).
Da non sottovalutare, poi, l'effetto nostalgia che il sottinteso addio conferisce a questa pellicola. La presenza di Legolas, Galadriel, Saruman, perfino il Bilbo anziano, sono tutti elementi ponte che chiudono il cerchio, speriamo per sempre. La Terra di Mezzo e le sue peripezie sono state sapientemente spremute, ampiamente onorate, minuziosamente descritte. Si esce dalla sala storditi di nomi, luoghi e idiomi che faticano ad essere correttamente ricollocati. In questo vortice emotivo e confuso si colloca il mio pensiero a caldo su "Lo Hobbit - La battaglia delle Cinque Armate", una pellicola che mi ha deluso, ma principalmente perché non è "Il Ritorno del Re". E forse, ma lo dico a bassissima voce, perché non ho più 14 anni.
Film 616 - Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato
Film 641 - Lo Hobbit - La desolazione di Smaug
Box Office: $146.7 milioni (ad oggi, ovvero ancora senza gli incassi americani che verranno comunicati domenica)
Consigli: La storia riprende esattamente da dove era stata lasciata, motivo per il quale ha decisamente senso sapere cos'è successo quantomeno nel capitolo precedente. L'inizio è decisamente inaspettato, veloce e quasi compulsivo, motivo per cui si fatica a seguire tutto ciò che sta accadendo con lucidità (da non sottovalutare il fatto che qualcosa dei dialoghi si perde nei rumori). E' chiaro che, più ancora del terzo "Hunger Games", questo sia uno dei titoli da vedere quest'anno, un prodotto giustamente atteso, anche se meno colossale dei precedenti. La sensazione è sempre quella che, nonostante il budget e tutti gli elementi giusti, il risultato sia meno "senza precedenti". Si vede bene, si segue senza problemi e si apprezzerà la lungheza decisamente minore rispetto a tutti gli altri titoli (144 minuti totali). Insomma, magari vi piacerà meno di quanto avreste sperato, ma tutto sommato (specialmente se si è fan) va visto.
Parola chiave: Ghiaccio.

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Bengi

giovedì 18 dicembre 2014

Film 835 - A letto con il nemico

Recuperiamo la filmografia di Julia Roberts - Atto secondo.

Film 835: "A letto con il nemico" (1991) di Joseph Ruben
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "A letto con il nemico" è un titolo molto seducente per una storia che, però, non lo è nei fatti. La sottintesa tensione sessuale che pare promettere, traveste di pathos "a luci rosse" un racconto in realtà incentrato sugli abusi domestici subiti dal personaggio femminile principale.
Julia Roberts è Laura Burney seviziata e mortificata moglie di un tizio col baffo a cavallo tra gli '80 e i '90 che appare super tonico durante gli allenamenti casalinghi, ma appena si veste sembra mio nonno, il che riduce un pelino l'effetto timore. Tra l'altro, bisogna aggiungere, sarà quel baffo preciso o quel capello un po' così, di fatto il nostro innamorato dal pugno facile ha anche un gran fiuto per quanto riguarda l'arte di risolvere i misteri: da una lampadina rotta riuscirà a dedurre quello che 10 anni dopo Gil Grissom riesce a dedurre da uno starnuto. Che l'FBI lo contatti.
In questa cornice di (un po' superficiale) contestualizzazione matrmoniale che definire infelice è mettarla giù bene, la nostra beniamina cercherà giustamente una via di fuga alla prima occasione. Si presenterà con la scusa di una gita in barca durante una tempesta (...) che praticamente ribalterà la barca ma non annegherà la nostra Laura, fino a due giorni prima incapace di nuotare ed ora olimpionica sirena dalla bussola stellare. Guadagnerà la riva, come la promessa di una ritrovata libertà.
L'incubo sembra finito: nuovo nome, nuova casa, nuovo uomo. Poi, però, di nuovo incubo col ritorno di baffetto e della sua ossessione per gli asciugamani perfettamente allineati. Ed è qui che il film prende una piega fastidiosa, più del fatto che fino a quel momento si era basato sul grande valore semplificatore del cliché: Laura dovrà lottare per la sua vita in uno scontro che si capisce fin da subito sarà decisivo. O lei o gli anni '80 (leggi baffetto). Eppure, nonostante la nostra protagonista abbia dimostrato più volte di avere la volontà di ricominciare per sottrarsi ai sopprusi, alla violenza, alla sottomissione e al degrado cui era sottoposta, eppure, si diceva, nel momento di reagire e lottare per sé stessa si accascia e si lascia atterrire. Sopravvive solo perché la pistola è scarica, non perché lei lotti per la sua vita. E allora, scusate, ma qual è il senso di questa storia? Non c'è mica Woody Allen e il suo rimbalzo di anello a rallentatore qui, non si può lasciare al caso l'emissione del verdetto. Io voglio una Julia che lotta, una futura Erin Brockovich che non si lasci sopraffare dalla paura di un ricordo, un fantasma passato tornato a reclamare la sua vittima d'amore.
Questo aspetto fatalista di Laura non mi è per nulla piaciuto e, anzi, ho trovato che passi un messaggio - sempre che ci fosse, forse sono io che cerco troppo e chiedo troppo a un prodotto come "Sleeping with the Enemy" - di infelice vittimismo e succube sottomissione all'uomo e agli eventi che non dovrebbe essere permesso alla protagonista di una storia del genere. O almeno non a una protagonista che ha già ampiamente abbracciato un atteggiamento reattivo e propositivo nella prima parte del racconto.
Questo scivolone francamente poco felice e il risultato finale mediocre non mi hanno fatto particolarmente apprezzare questa pellicola. Nemmeno Julia mi sembrava tanto ispirata. Però era carina.
Box Office: $174,999,005
Consigli: L'atmosfera è ancora molto 80s e le cotonature di Julia ne sono la felice testimonianza. Il baffetto furbetto, tornato recentemente alla ribalta, è piacevolissimo da notare tutte le volte che il suo possessore appare in scena. Per il resto non c'è molto da dire su questa pellicola, esempio piatto di thriller psicologico, genere francamente un po' estraneo alla Roberts e motivo per il quale ero tanto interessato a questo prodotto. Manca pathos e una contestualizzazione che vada oltre lo spintone o il pugno. La sofferenza psicologica non crea abbastanza empatia, il disturbo mentale è caricaturale, la scena madre frettolosa. E' tutto giocato sulla presenza della Star, una Roberts con già all'attivo 2 nomination all'Oscar, e la legittimazione di tale status attraverso un bottheghino ricco (solo 19 milioni per produrlo) e la presenza dell'attrice come unica veramente riconoscibile del cast. Ti piace vincere facile?
Di fatto si fa vedere senza difficoltà, ma non è nulla di che.
Parola chiave: Fede nuziale.

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Bengi

mercoledì 17 dicembre 2014

Film 834 - Interstellar

Uno dei film che attendevo di più quest'anno.

Film 834: "Interstellar" (2014) di Christopher Nolan
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Paola, Erika, Luigi
Pensieri: Finalmente ho visto "Interstellar", finalmente sono felice.
Nel giro di due anni il destino mi ha regalato ben due avventure nello spazio, entrambe pensate e realizzate da grandi registi, entrambe sponsorizzate e prodotte come kolossal moderni, esempi cinematografici di un genere fantascientifico che viaggia nella scienza del possibile e propone protagonisti che lo spazio trasforma in eroi. La differenza tra questi due titoli è che dove qui c'è la solita narrazione back/forward che tanto piace a Nolan (con una timeline che spazia tra presente, passato e futuro), per quanto riguarda "Gravity" la struttura narrativa e la questione del tempo sono lineari.
Il viaggio dell'equipaggio Endurance sarà un'avventura verso l'ignoto, una tentata esplorazione che procede per ipotesi, calcoli e una certa dose di casualità, tutti elementi che la accomunano al precedente sforzo umano di un'esplorazione senza precedenti: la scoperta dell'America.
600 anni dopo (arrotondiamo, qui si parla solo di un vicino futuro) l'impresa che scoprì l'America cercando le Indie, Nolan fa cercare ai suoi protagonisti un altro pianeta che possa sostenere la vita e gli fa trovare "Loro", non ben definite entità che si riveleranno essere i probabili esseri umani del futuro intenzionati ad aiutare quelli del passato (aprendo il wormhole). Ora, anche solo per aver accennato questi pochi snodi della storia si capisce già che la trama di "Interstellar" sia piuttosto intricata, specialmente per quanto riguarda la questione scientifica. Eppure, nonostante io di fisica ne capisca quanto un pappagallo di letteratura, devo dire che non solo il tutto non risulta incomoprensibile o noioso, ma anzi nel mio caso mi ha pure incuriosito e spinto ad informarmi.
Per quanto riguarda il risultato finale, devo dire innanzitutto che a me il film è piaciuto parecchio. Effetti speciali già da Oscar, colonna sonora coinvolgente, un cast di grandi nomi (Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain in primis, ma anche Ellen Burstyn, Michael Caine, Wes Bentley, Casey Affleck, Topher Grace e un inaspettato Matt Damon!) e una storia intrigantissima, una vera e prorpia avventura moderna in grado di - letteralmente - spaziare, aprendo un dibattito tra gli spettatori sia profani che addetti ai lavori. Mi rendo conto che il finale sia meno in linea con le premesse di quanto non si vorrebbe, ma scelte narrative di fiction hanno significato all'interno del contesto di cui fanno parte, per cui mi sembra un po' sciocco attaccare l'aspetto scientifico di un prodotto che non è documentario, ma una storia che, per quanto possa attingere dalla realtà, rimane comunque inventata.
Chiaro, lo spirito rimane sempre quello filoamericano: gli USA sono coloro che capisco il problema, lo analizzano, sperimentano e ci mettono il cuore fino a quando non riescono da soli - e soprattutto per mezzo di un eroe - a salvare la situazione. Del resto, varcando la soglia del cinema e rivestendo il ruolo di spettatori di questa pellicola, scendiamo a patti con questo fatto fin dal principio.
"Interstellar", come si capisce, non è un prodotto in grado di suscitare un responso unanime. Ho sentito critiche entusiaste e altre più freddine, pareri discordi su più questioni. Io ho gradito sinceramente, ho apprezzato una storia ben articolata e calibrata, con forse l'unica vera pecca in un finale che poteva evitarsi (spoiler) il ritorno dell'eroe. Con la trottola di "Inception" Nolan era riuscito a regalare allo spettatore qualche secondo di vera incertezza prima della chiusura del film, cosa che qui manca e in alcuni potrebbe aver causato motivo di disappunto o delusione. Tutto sommato però non credo che si possa tarare un giudizio totale solo su una cifra stilistica, un rimando di incertezza bruciato. La grande macchina di "Interstellar" è un gigante in grado di mantenere le sue promesse colossali, una moderna odissea nello spazio che però non fugge dal rappresentare le umane debolezze ed incertezze della vita (a gravità non zero).
Il piacere dell'esplorazione e della scoperta di nuovi mondi è esaltante e noi seduti sulla comoda poltroncina siamo testimoni di un evento che difficilmente la vita ci regalerà dal vivo: la scoperta di qualcosa di ignoto e mai visto. Ecco, è così che io ho vissuto questo viaggio: da esploratore.
Box Office: $622.3 milioni (ad oggi)
Consigli: Se vi è piaciuto "Gravity", se amate Nolan, se vi piacciono le avventure nello spazio, se i paradossi temporali di "http://hollywoodciak.blogspot.it/2014/11/film-824-star-trek.html" vi hanno esaltato... "Interstellar" sarà l'ennesimo titolo cult. Il finale vira un po' alla "Contact" (ricordate quello con Jodie Foster e... - oddio lo scopro solo ora! - Matthew McConaughey?), ma, hey!, abbiamo appena assistito alle lezione di fisica più interessante di sempre quindi ne vale la pena.
Effetti speciali, neanche a dirlo, da urlo, un buon cast dove la più sacrificabile rimane Jessica Chastain, e la colonna sonora del sempre affidabile Hans Zimmer. Christopher Nolan dirige sicuro e ci accompagna per mano attraverso universi e galassie alternati senza difficoltà a campagne e campi di granturco. Sarebbe ora gli riconoscessero qualcosa, ma dubito sarà questo titolo a favorirlo. In ogni caso "Interstellar" è uno dei film da vedere di quest'anno.
Parola chiave: Codice morse.

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Bengi

martedì 16 dicembre 2014

Critics' Choice Awards 2015: nomination e vincitori

Pensavamo tutti che con i Golden Globe e le nomination sfornate neanche 7 giorni fa fosse finita? Beh, ci sbagliavamo di grosso.
Più che la stagione dei premi sembra la gara a chi arriva primo a snocciolare le sue cinquine, comunque tant'è, non ci possiamo fare nulla: i Critics' Choice Awards 2015 sono tra noi con una valanga di nuove nomination per decretare i migliori tra i migliori dell'anno (2014, ma anche 2015 visto che delle pellicole devono ancora uscire. E non parlo dell'Italia).
Nell'attesa, come ribadito più volte, delle nomination agli Oscar, in arrivo tra un mese, ci crogioliamo in questa baraonda da decreto assoluto, in questa schizofrenica necessità di sancire il migliore dell'anno. Lo sappiamo tutti che poi solo gli Academy Awards avranno un peso a livello di immagine e vendite, ma hey!, un premio in più non può mica farci male.
I vincitori saranno annunciati venerdì 16 gennaio 2015.
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2015 Critics' Choice Awards nominations. The winners will be announced on Thursday, January 16th.

20th Annual Critics' Choice Movie Awards

BEST PICTURE
Birdman
Boyhood
Gone Girl
The Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
Nightcrawler
Selma
The Theory of Everything
Unbroken
Whiplash

BEST ACTOR
Benedict Cumberbatch – The Imitation Game
Ralph Fiennes – The Grand Budapest Hotel
Jake Gyllenhaal – Nightcrawler
Michael Keaton – Birdman
David Oyelowo – Selma
Eddie Redmayne – The Theory of Everything

BEST ACTRESS
Jennifer Aniston – Cake
Marion Cotillard – Two Days, One Night
Felicity Jones – The Theory of Everything
Julianne Moore – Still Alice
Rosamund Pike – Gone Girl
Reese Witherspoon – Wild

BEST SUPPORTING ACTOR
Josh Brolin – Inherent Vice
Robert Duvall – The Judge
Ethan Hawke – Boyhood
Edward Norton – Birdman
Mark Ruffalo – Foxcatcher
J.K. Simmons – Whiplash

BEST SUPPORTING ACTRESS
Patricia Arquette – Boyhood
Jessica Chastain – A Most Violent Year
Keira Knightley – The Imitation Game
Emma Stone – Birdman
Meryl Streep – Into the Woods
Tilda Swinton – Snowpiercer

BEST YOUNG ACTOR/ACTRESS
Ellar Coltrane – Boyhood
Ansel Elgort – The Fault in Our Stars
Mackenzie Foy – Interstellar
Jaeden Lieberher – St. Vincent
Tony Revolori – The Grand Budapest Hotel
Quvenzhane Wallis – Annie
Noah Wiseman – The Babadook

BEST ACTING ENSEMBLE
Birdman
Boyhood
The Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
Into the Woods
Selma

BEST DIRECTOR
Wes Anderson – The Grand Budapest Hotel
Ava DuVernay – Selma
David Fincher – Gone Girl
Alejandro G. Inarritu – Birdman
Angelina Jolie – Unbroken
Richard Linklater – Boyhood

BEST ORIGINAL SCREENPLAY
Birdman – Alejandro G. Inarritu, Nicolas Giacobone, Alexander Dinelaris, Jr., Armando Bo
Boyhood – Richard Linklater
The Grand Budapest Hotel – Wes Anderson, Hugo Guinness
Nightcrawler – Dan Gilroy
Whiplash – Damien Chazelle

BEST ADAPTED SCREENPLAY
Gone Girl – Gillian Flynn
The Imitation Game – Graham Moore
Inherent Vice – Paul Thomas Anderson
The Theory of Everything – Anthony McCarten
Unbroken – Joel Coen & Ethan Coen, Richard LaGravenese, William Nicholson
Wild – Nick Hornby

BEST CINEMATOGRAPY
Birdman – Emmanuel Lubezki
The Grand Budapest Hotel – Robert Yeoman
Interstellar – Hoyte Van Hoytema
Mr. Turner – Dick Pope
Unbroken – Roger Deakins

BEST ART DIRECTION
Birdman – Kevin Thompson/Production Designer, George DeTitta Jr./Set Decorator
The Grand Budapest Hotel – Adam Stockhausen/Production Designer, Anna Pinnock/Set Decorator
Inherent Vice – David Crank/Production Designer, Amy Wells/Set Decorator
Interstellar – Nathan Crowley/Production Designer, Gary Fettis/Set Decorator
Into the Woods – Dennis Gassner/Production Designer, Anna Pinnock/Set Decorator
Snowpiercer – Ondrej Nekvasil/Production Designer, Beatrice Brentnerova/Set Decorator

BEST EDITING
Birdman – Douglas Crise, Stephen Mirrione
Boyhood – Sandra Adair
Gone Girl – Kirk Baxter
Interstellar – Lee Smith
Whiplash – Tom Cross

BEST COSTUME DESIGN
The Grand Budapest Hotel – Milena Canonero
Inherent Vice – Mark Bridges
Into the Woods – Colleen Atwood
Maleficent – Anna B. Sheppard
Mr. Turner – Jacqueline Durran

BEST HAIR & MAKEUP
Foxcatcher
Guardians of the Galaxy
The Hobbit: The Battle of the Five Armies
Into the Woods
Maleficent

BEST VISUAL EFFECTS
Dawn of the Planet of the Apes
Edge of Tomorrow
Guardians of the Galaxy
The Hobbit: The Battle of the Five Armies
Interstellar

BEST ANIMATED FEATURE
Big Hero 6
The Book of Life
The Boxtrolls
How to Train Your Dragon 2
The Lego Movie

BEST ACTION MOVIE
American Sniper
Captain America: The Winter Soldier
Edge of Tomorrow
Fury
Guardians of the Galaxy

BEST ACTOR IN AN ACTION MOVIE
Bradley Cooper – American Sniper
Tom Cruise – Edge of Tomorrow
Chris Evans – Captain America: The Winter Soldier
Brad Pitt – Fury
Chris Pratt – Guardians of the Galaxy

BEST ACTRESS IN AN ACTION MOVIE
Emily Blunt – Edge of Tomorrow
Scarlett Johansson – Lucy
Jennifer Lawrence – The Hunger Games: Mockingjay Part 1
Zoe Saldana – Guardians of the Galaxy
Shailene Woodley – Divergent

BEST COMEDY
Birdman
The Grand Budapest Hotel
St. Vincent
Top Five
22 Jump Street

BEST ACTOR IN A COMEDY
Jon Favreau – Chef
Ralph Fiennes – The Grand Budapest Hotel
Michael Keaton – Birdman
Bill Murray – St. Vincent
Chris Rock – Top Five
Channing Tatum – 22 Jump Street

BEST ACTRESS IN A COMEDY
Rose Byrne – Neighbors
Rosario Dawson – Top Five
Melissa McCarthy – St. Vincent
Jenny Slate – Obvious Child
Kristen Wiig – The Skeleton Twins

BEST SCI-FI/HORROR MOVIE
The Babadook
Dawn of the Planet of the Apes
Interstellar
Snowpiercer
Under the Skin

BEST FOREIGN LANGUAGE FILM
Force Majeure
Ida
Leviathan
Two Days, One Night
Wild Tales

BEST DOCUMENTARY FEATURE
Citizenfour
Glen Campbell: I’ll Be Me
Jodorowsky’s Dune
Last Days in Vietnam
Life Itself
The Overnighters

BEST SONG
Big Eyes – Lana Del Rey – Big Eyes
Everything Is Awesome – Jo Li and the Lonely Island – The Lego Movie
Glory – Common/John Legend – Selma
Lost Stars – Keira Knightley – Begin Again
Yellow Flicker Beat – Lorde – The Hunger Games: Mockingjay Part 1

BEST SCORE
Alexandre Desplat – The Imitation Game
Johann Johannsson – The Theory of Everything
Trent Reznor & Atticus Ross – Gone Girl
Antonio Sanchez – Birdman
Hans Zimmer – Interstellar

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Bengi

lunedì 15 dicembre 2014

Film 833 - The Grey

Me l'ero perso quando è uscito ed ero rimasto con la curiosità di vederlo. Anche se devo ammettere che credevo di aver fatto partire "Unknown - Senza identità"...

Film 833: "The Grey" (2011) di Joe Carnahan
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Pellicola leggermente insolita per Liam Neeson che, solitamente, mena tutti e pure con gusto nei suoi film, ma qui più che "tutti" mena solo dei gran lupi. Eh già, perché "The Grey" non solo è ambientato in Alaska, dove gli unici elementi costanti sono il freddo e la neve, ma vede coinvolti nel ruolo dei cattivi dei lupi famelici che sbranano a vista le persone.
Non bisogna pensare, però, che questa pellicola sia solo un titolo legato alla caccia (umana o animale che sia), perché in realtà è un mix di svariati elementi visti in svariate altre produzioni - molte con Neeson - che, però, qui prendono una piega leggermente differente. Il tutto parte come al solito, con il nostro eroe solitario e ricolmo di pensieri e fatiche esistenziali. Capiamo che ha perso l'amore della sua vita e per questo ora la sua vita è un limbo, un'esistenza faticosa che lo spinge ad alienarsi dal mondo, tanto da finire a lavorare in Alaska come cacciatore di lupi per un'azienda petrolifera. I colleghi che deve proteggere saranno suoi compagni sul volo che, poco dopo il decollo, precipiterà in mezzo ai ghiacci regalando ben pochi sopravvissuti alla sorte. Non ve lo dico neanche che il nostro eroe è uno di questi.
Dopo l'inizio classico da pellicola tormentata di serie B, con un protagonista duro ma moralmente dai valori saldi e una volontà di ferro (cito un "Io vi troverò" giusto per fare un nome), la nostra storia vira selvaggiamente e sembra all'improvviso di trovarsi in quell'angoscia cinematografica che è "Alive - Sopravvissuti", dove è il disastro aereo a farla da padrone. Qui, ahinoi, non c'è alcuna speranza di essere recuperati dai soccorsi, motivo per il quale i poveri rimasti si metteranno in marcia alla volta del sud, soprattutto appena scoprono che i lupi non si fanno problemi a cibarsi di loro. Qui comincia fondamentalmente la terza parte del racconto che corre veloce sul binario della caccia all'uomo, col branco di famelici sempre alle calcagna e sempre al buio e i sempre meno poveretti rimasti che tentano una fuga per la vita che richiederà non pochi sacrifici. Se poi ci aggiungiamo il freddo glaciale il gioco è fatto.
Insomma, senza che stia a raccontare anche il finale - consiglio di vedere tutti i titoli di coda fino alla scena nascosta -, posso dire che anche se non rivedrei più questo film, alla fine ha fatto comunque il suo dovere. E' qualcos'altro rispetto a ciò che mi aspettavo o, per essere più precisi, rispetto a ciò che gli ultimi film di Neeson mi avevano abituato ad aspettarmi (perlomeno titoli come "Non-Stop", "A Walk Among the Tombstones" e la trilogia di "Taken") e la cosa in sé non mi è dispiaciuta. Però non è niente di più di un film d'azione un po' splatter al quale hanno cambiato solo qualche solito elemento in favore di un approccio più selvaggio e meno scontato. Apprezzabile, ma non sufficiente.
Box Office: $77.3 milioni
Consigli: Zitto zitto e senza bisogno di essere necessariamente presentato così, Liam Neeson si è costruito una nicchia all'interno della Hollywood che conta e adesso, più lui di tantissimi altri, riesce nell'intento di fare film d'azione (di quelli dove l'eroe di turno dopo aver affrontato un paio di esplosioni nucleari ha solo un graffietto sullo zigomo) e portare la gente a vederli al cinema. Questo "The Grey" ha avuto meno successo al botteghino di altri titoli, è vero, ma se consideriamo che per produrlo ci sono voluti 25 milioni di dollari, si può dire che il nostro eroe riesce ancora a fare la magia.
Questa pellicola è sufficientemente in linea con le sue precedenti a livello di personaggio che interpreta, per cui se amate lui o le sue ultime fatiche fisiche sullo schermo, anche questo titolo non vi deluderà. Chiaramente non è un capolavoro, ma se piacciono storie cariche di suspense con un inusuale elemento naturale selvaggio... "The Grey" è un titolo da recuperare o tenere in considerazione.
Parola chiave: Tana.

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Bengi

Film 832 - La dura verità

Un film di disimpegno per una domenica di disimpegno.

Film 832: "La dura verità" (2009) di Robert Luketic
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Commedia sciocchina con l'ex reginetta-per-un-po' della commedia USA Katherine Heigl e quella faccia da schiaffi di Gerard Butler.
L'argomento è il solito, ovvero maschi vs femmine, punto di vista maschile vs quello femminile, sensibilità battuta dal machismo, approccio disinvolto che funziona decisamente meglio di qualsivoglia prova programmata. Lui le insegna a sciogliersi un po' e lei si innamora di lui, che odia. Classico e banale, assolutamente. Qui si ride, però, bisogna ammetterlo e certe scenette sono ben architettare e in grado di trainare il film fino ai titoli di coda. I due protagonisti più che bellissimi di Hollywood sembrano la strana coppia insieme, ma hey, l'amore è cieco! E l'abbiamo imparato dai film.
Film 24 - La dura verità
Box Office: $205,298,907
Consigli: Commedia romantica che gioca sugli eccessi e il vademecum sentimentale che vuole le donne di Venere e gli uomini di Marte. Insolitamente volgarotta e sessista, eppure se presa per quello che è anche divertente. Chiaro che si tratta della solita roba vista e rivista, ma devo ammettere che "The Ugly Truth" sembra davvero avere una marcia in più. Si rivede sempre volentieri.
Parola chiave: Uomo perfetto.

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Bengi

venerdì 12 dicembre 2014

Grammy Awards 2015: nomination e vincitori

Come molti sapranno, le nomination ai Grammy Awards sono innumerevoli e spaziano per genere e area geografica per un totale talmente eterogeneo da necessitare 83 premi da distribuire.
Ci sono, chiaramente, le categorie classiche e più conosciute come album dell'anno, canzone dell'anno, ecc ecc, poi ci sono anche robe innominabili come "Best Chamber Music/Small Ensemble Performance", "Best Boxed or Special Limited Edition Package", "Best Regional Mexican Music Album (Including Tejano)" e simili, motivo per cui vincere un Grammy se fai musica non solo è possibile, ma anche probabile (tranne per Katy Perry, lei proprio non riesce).
Chiaramente un award che celebra anche le filastrocche svedesi interpretate da monaci buddisti, non può non comprendere al suo interno anche la sottocategoria cinematografica, speculare a quella musicale che premi cinematografici e televisivi presentano. Ecco, quindi, cosa comprende il meglio del meglio della stagione (temporalmente leggermente in ritardo visto chi è candidato) al cinema.

57th Grammy Awards
Music for Visual Media
Best Compilation Soundtrack for Visual Media
American Hustle – various artists
Frozen – various artists
Get On Up: The James Brown Story – James Brown
Guardians Of The Galaxy: Awesome Mix Vol. 1 – various artists
The Wolf of Wall Street – various artists

Best Score Soundtrack for Visual Media
Frozen – Christophe Beck, composer
Gone Girl – Trent Reznor & Atticus Ross, composers
The Grand Budapest Hotel – Alexandre Desplat, composer
Gravity – Steven Price, composer
Saving Mr. Banks – Thomas Newman, composer

Best Song Written for Visual Media
"Everything Is Awesome" (from The Lego Movie) – Joshua Bartholomew, Lisa Harriton, Shawn Patterson, Andy Samberg, Akiva Schaffer & Jorma Taccone, songwriters (Tegan and Sara featuring the Lonely Island)
"I See Fire" (from The Hobbit: The Desolation of Smaug) – Ed Sheeran, songwriter (Ed Sheeran)
"I'm Not Gonna Miss You" (from Glen Campbell: I'll Be Me) – Glen Campbell & Julian Raymond, songwriters (Glen Campbell)
"Let It Go" (from Frozen) – Kristen Anderson-Lopez & Robert Lopez, songwriters (Idina Menzel)
"The Moon Song" (from Her) – Spike Jonze & Karen O, songwriters (Scarlett Johansson & Joaquin Phoenix)

#HollywoodCiak

Bengi

giovedì 11 dicembre 2014

Golden Globe Awards 2015: nomination

E finalmente si comincia a parlare di cose serie!
Con l'annuncio delle numerose cinquine cinematografiche e televisive dei Golden Globes, direi che per il 2014 abbiamo concluso. La prossima tappa, ancora prima delle nomination agli Oscar, sarà l'evento dei Golden Globes stessi che si terrà l'11 gennaio 2015 decretando, così, finita la stagione dei premi per la tv e apertissima quella, invece, del cinema che tra gennaio e febbraio darà il meglio di sé.
In attesa della concatenazione sistematica di tappeti rossi e premi di svariata natura e fattezza, ecco tutte le nomination dei 72esimi Golden Globe Awards, caratterizzati dalla curiosa presenza di numerosi doppioni (Julianne Moore, Mark Ruffalo e Bill Murray), l'ennesima nomination per Meryl Streep, scelte musicali decisamente commericali (Sia, Lana del Rey, Lorde, John Legend) e un buon numero di titoli indi-indipendenti a farla da padrone. Io punto su "Boyhood" e "Birdman", incrocio le dita per Amy Adams (ma più per l'Oscar a dire il vero) anche se credo che sia ora di far vincere qualcosa a Julianne Moore e ritengo che "The Imitation Game" abbia del potenziale in quanto a accaparra-premi. Vedremo cosa sentenzierà la stagione degli 'awards', ormai ufficialmente cominciata.
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2015 Golden Globe Awards Nominations: The Complete List

72nd Golden Globe Awards

Best Motion Picture - Drama
Nominees:
Boyhood (2014/I)
Selma (2014)
L'enigma di un genio (2014)
Foxcatcher (2014)
La teoria del tutto (2014)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
Nominees:
Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (2014)
Grand Budapest Hotel (2014)
St. Vincent (2014)
Into the Woods (2014)
Pride (2014/I)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Nominees:
Steve Carell for Foxcatcher (2014)
Benedict Cumberbatch for L'enigma di un genio (2014)
Jake Gyllenhaal for Lo sciacallo - Nightcrawler (2014)
Eddie Redmayne for La teoria del tutto (2014)
David Oyelowo for Selma (2014)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Nominees:
Jennifer Aniston for Cake (2014/II)
Julianne Moore for Still Alice (2014)
Rosamund Pike for L'amore bugiardo (2014)
Reese Witherspoon for Wild (2014)
Felicity Jones for La teoria del tutto (2014)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Nominees:
Michael Keaton for Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (2014)
Ralph Fiennes for Grand Budapest Hotel (2014)
Christoph Waltz for Big Eyes (2014)
Bill Murray for St. Vincent (2014)
Joaquin Phoenix for Vizio di forma (2014)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Nominees:
Amy Adams for Big Eyes (2014)
Emily Blunt for Into the Woods (2014)
Julianne Moore for Maps to the Stars (2014)
Helen Mirren for Amore, cucina e curry (2014)
Quvenzhané Wallis for Annie: La felicità è contagiosa (2014/I)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Nominees:
Mark Ruffalo for Foxcatcher (2014)
Ethan Hawke for Boyhood (2014/I)
J.K. Simmons for Whiplash (2014)
Robert Duvall for The Judge (2014)
Edward Norton for Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (2014)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Nominees:
Patricia Arquette for Boyhood (2014/I)
Keira Knightley for L'enigma di un genio (2014)
Emma Stone for Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (2014)
Meryl Streep for Into the Woods (2014)
Jessica Chastain for A Most Violent Year (2014)

Best Director - Motion Picture
Nominees:
Alejandro González Iñárritu for Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (2014)
Richard Linklater for Boyhood (2014/I)
Ava DuVernay for Selma (2014)
David Fincher for L'amore bugiardo (2014)
Wes Anderson for Grand Budapest Hotel (2014)

Best Screenplay - Motion Picture
Nominees:
Boyhood (2014/I)
Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (2014)
L'amore bugiardo (2014)
L'enigma di un genio (2014)
Grand Budapest Hotel (2014)

Best Original Song - Motion Picture
Nominees:
Big Eyes (2014): Lana Del Ray (Big Eyes)
Selma (2014): John Legend, Common (Glory)
Noah (2014): Patty Smith, Lenny Kaye (Mercy Is)
Annie: La felicità è contagiosa (2014/I): Sia (Opportunity)
Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I (2014): Lorde (Yellow Flicker Beat)

Best Original Score - Motion Picture
Nominees:
L'enigma di un genio (2014): Alexandre Desplat
La teoria del tutto (2014): Yohan Yohanson
L'amore bugiardo (2014): Trent Reznor
Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (2014): Antonio Sanchez
Interstellar (2014): Hans Zimmer

Best Animated Film
Nominees:
Il libro della vita (2014)
Boxtrolls - Le scatole magiche (2014)
Big Hero 6 (2014)
Dragon Trainer 2 (2014)
The Lego Movie (2014)

Best Foreign Language Film
Nominees:
Ida (2013)
Leviafan (2014)
Turist (2014)
Viviane (2014)
Mandariinid (2013)

Best Television Series - Drama
Nominees:
"Downton Abbey" (2010)
"The Good Wife" (2009)
"House of Cards - Gli intrighi del potere" (2013)
"Il trono di spade" (2011)
"The Affair" (2014)

Best Television Series - Musical or Comedy
Nominees:
"Girls" (2012)
"Orange Is the New Black" (2013)
"Transparent" (2014)
"Silicon Valley" (2014)
"Jane the Virgin" (2014)

Best Mini-Series or Motion Picture Made for Television
Nominees:
"Olive Kitteridge" (2014)
"True Detective" (2014)
"Fargo" (2014)
"The Missing" (2014)
The Normal Heart (2014) (TV)

Best Performance by an Actor in a Television Series - Drama
Nominees:
Kevin Spacey for "House of Cards - Gli intrighi del potere" (2013)
Liev Schreiber for "Ray Donovan" (2013)
James Spader for "The Blacklist" (2013)
Dominic West for "The Affair" (2014)
Clive Owen for "The Knick" (2014)

Best Performance by an Actress in a Television Series - Drama
Nominees:
Robin Wright for "House of Cards - Gli intrighi del potere" (2013)
Julianna Margulies for "The Good Wife" (2009)
Viola Davis for "How to Get Away with Murder" (2014)
Claire Danes for "Homeland: Caccia alla spia" (2011)
Ruth Wilson for "The Affair" (2014)

Best Performance by an Actor in a Television Series - Musical or Comedy
Nominees:
Don Cheadle for "House of Lies" (2012)
Ricky Gervais for "Derek" (2012)
Jeffrey Tambor for "Transparent" (2014)
William H. Macy for "Shameless" (2011)
Louis C.K. for "Louie" (2010)

Best Performance by an Actress in a Television Series - Musical or Comedy
Nominees:
Lena Dunham for "Girls" (2012)
Edie Falco for "Nurse Jackie - Terapia d'urto" (2009)
Julia Louis-Dreyfus for "Veep - Vicepresidente Incompetente" (2012)
Taylor Schilling for "Orange Is the New Black" (2013)
Gina Rodriguez for "Jane the Virgin" (2014)

Best Performance by an Actor in a Mini-Series or a Motion Picture Made for Television
Nominees:
Martin Freeman for "Fargo" (2014)
Billy Bob Thornton for "Fargo" (2014)
Matthew McConaughey for "True Detective" (2014)
Woody Harrelson for "True Detective" (2014)
Mark Ruffalo for The Normal Heart (2014) (TV)

Best Performance by an Actress in a Mini-Series or a Motion Picture Made for Television
Nominees:
Jessica Lange for "American Horror Story" (2011)
Maggie Gyllenhaal for "The Honourable Woman" (2014)
Frances McDormand for "Olive Kitteridge" (2014)
Frances O'Connor for "The Missing" (2014)
Allison Tolman for "Fargo" (2014)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Series, Mini-Series or Motion Picture Made for Television
Nominees:
Jon Voight for "Ray Donovan" (2013)
Alan Cumming for "The Good Wife" (2009)
Bill Murray for "Olive Kitteridge" (2014)
Colin Hanks for "Fargo" (2014)
Matt Bomer for The Normal Heart (2014) (TV)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Series, Mini-Series or Motion Picture Made for Television
Nominees:
Allison Janney for "Mom" (2013)
Uzo Aduba for "Orange Is the New Black" (2013)
Kathy Bates for "American Horror Story" (2011)
Michelle Monaghan for "True Detective" (2014)
Joanne Froggatt for "Downton Abbey" (2010)

#HollywoodCiak

Bengi

mercoledì 10 dicembre 2014

Golden Globes 2015: nomination live!

L'annuncio live delle nomination per la 72esima edizione dei Golden Globes sarà un appuntamento per cui ben 4 star verranno scomodate, ovvero Kate Beckinsale, Peter Krause, Paula Patton e Jeremy Piven.
Questi fortunelli, che si godranno l'alba americana delle 5 di mattina, si troveranno per snocciolare una ad una le innumerevoli categorie che caratterizzano il premio tra tv e cinema, 'comedy' e 'drama', per un totale di 25 cinquine che, solitamente, sono di buon auspicio per quelle che seguiranno degli Oscar (quest'anno annunciate il 15 gennaio 2015).
Nell'attesa dello show che sarà presentato da Tina Fey e Amy Poehler e si terrà al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills (California), l'annuncio della candidature (11 dicembre) sarà visibile ai link in fondo al post.

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Kate Beckinsale, Peter Krause, Paula Patton and Jeremy Piven will announce the nominees for the 72nd Annual Golden Globe Awards on Thursday, December 11.
You can join the live stream nomination announcement starting today at 5:20am PST/8:20am EST on the links below.






#HollywoodCiak

Bengi

Screen Actors Guild Awards 2015: nomination e vincitori

E così si ricomincia con le premiazioni.
La ruota gira ed ecco che i primi nuovi - e non - nomi di star e titoli che contano fanno capolino per quelle che sono le penultime nomination importanti dell'anno, ma che già coinvolgono la prossima stagione.
Annunciati oggi da Ansel Elgort e Eva Longoria, questi Screen Actors Guild Awards (i premi decretati dagli attori stessi e che, quindi, non comprendono categorie tecniche come regia e sceneggiatura) si terranno il 25 gennaio, subito dopo i Golden Globe che saranno invece l'11 (ai quali mancano però le nomination annunciate domani). Per gli Oscar, invece, bisognerà attendere ancora un po': candidature il 15 gennaio e cerimonia che si terrà, invece, il 22 febbraio 2015.
Più che da queste cinquine sarà dall'annuncio di domani che potranno cominciare a delinearsi i probabili futuri nuovi Oscar-papabili, ma hey, intanto godiamoci questo succoso antipasto!
E allora che la stagione dei premi 2015 abbia inizio...!

21st Annual Screen Actors Guild Awards
Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture
Birdman
Boyhood
The Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
The Theory of Everything

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role
Steve Carell, Foxcatcher
Benedict Cumberbatch, The Imitation Game
Jake Gyllenhaal, Nightcrawler
Michael Keaton, Birdman
Eddie Redmayne, The Theory of Everything

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
Jennifer Aniston, Cake
Felicity Jones, The Theory of Everything
Julianne Moore, Still Alice
Rosmund Pike, Gone Girl
Reese Witherspoon, Wild

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
Robert Duvall,
The Judge
Ethan Hawke, Boyhood
Edward Norton, Birdman
Mark Ruffalo, Foxcatcher
J.K. Simmons, Whiplash

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
Patricia Arquette, Boyhood
Keira Knightley, The Imitation Game
Emma Stone, Birdman
Meryl Streep, Into the Woods
Naomi Watts, St. Vincent

Outstanding Performance by an Ensemble in a Drama Series
Boardwalk Empire
Downton Abbey
Game of Thrones
Homeland
House of Cards

Outstanding Performance by an Ensemble in a Comedy Series
Big Bang Theory
Brooklyn Nine-Nine
Modern Family
Orange is the New Black
Veep

Outstanding Performance by a Male Actor in a Drama Series
Steve Buscemi, Boardwalk Empire
Peter Dinklage, Game of Thrones
Woody Harrelson, True Detective
Matthew McConaughey, True Detective
Kevin Spacey, House of Cards

Outstanding Performance by a Female Actor in a Drama Series
Claire Danes, Homeland
Viola Davis, How to Get Away With Murder
Julianna Margulies, The Good Wife
Tatiana Maslany, Orphan Black
Maggie Smith, Downton Abbey
Robin Wright, House of Cards

Outstanding Performance by a Male Actor in a Comedy Series
Ty Burrell, Modern Family
Louis C.K., Louie
William H. Macy, Shameless
Jim Parsons, The Big Bang Theory
Eric Stonestreet, Modern Family

Outstanding Performance by a Female Actor in a Comedy Series
Uzo Aduba, Orange is the New Black
Julie Bowen, Modern Family
Edie Falco, Nurse Jackie
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Amy Poehler, Parks & Recreation

Outstanding Performance by a Male Actor in a TV Movie or Miniseries
Adrien Brody, Houdini
Benedict Cumberbatch, Sherlock: His Last Vow
Richard Jenkins, Olive Kitteridge
Mark Ruffalo, The Normal Heart
Billy Bob Thornton, Fargo

Outstanding Performance by a Female Actor in a TV Movie or Miniseries
Ellen Burstyn, Flowers in the Attic
Maggie Gyllenhaal, The Honourable Woman
Frances McDormand, Olive Kitteridge
Julia Roberts, The Normal Heart
Cicely Tyson, The Trip to Bountiful

Outstanding Action Performance by a Stunt Ensemble
Television:
24: Live Another Day
Boardwalk Empire
Game of Thrones
Homeland
Sons of Anarchy
The Walking Dead

Film:
Fury
Get On Up
The Hobbit: The Battle of the Five Armies
Unbroken
X-Men: Days of Future Past

#HollywoodCiak

Bengi

Film 831 - Mystic Pizza

Una commedia romantico-generazionale per pranzo è sempre una buona idea!

Film 831: "Mystic Pizza" (1988) di Donald Petrie
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Innamorato come sono delle pellicole generazionali anni '80 non potevo non recuperare questo titolo che costituisce uno dei primi ruoli importanti di Julia Roberts, attrice che cerco di riscoprire ultimamente dagli albori della sua carriera. Il tentativo è quello di cercare di superare la mia diffidenza nei suoi confronti - ultimamente non mi è troppo congeniale - e riscoprirne successi e motivazioni di questi ultimi. E, anche se è chiaro che su tutti la vaporosa Julia spiccasse, devo dire che "Mystic Pizza" è stata un'esperienza deludente.
Come sempre quando ci si catapulta indietro di quasi trent'anni, è necessario allinearsi al 'modo di fare cinema' di quel momento, in particolare familiarizzare con un linguaggio narattivo-simbolico abbastanza differente da quello odierno. Ma fin qui il problema non sussite. La vera delusione, forse, per quanto mi riguarda è scaturita dal paragone. La locandina di questo film mi ha ricordato inevitabilmente quelle di "Breakfast Club" o "St. Elmo's Fire" sia per età che per numero di protagonisti, quindi il rimando a quelle pellicole è stato immediato. Di qui a ripensare a "Mannequin", "Sixteen candles - un compleanno da ricordare", "Bella in rosa" o "L'ammiratore segreto" il passo è stato breve.
Nonostante nessuno dei citati sia un capolavoro, li ho però trovati tutti piacevoli - quale più quale meno -, simpatici esempi di un tempo e una cultura che, per quanto relativamente vicina, è già ampiamente evoluta. Qui, invece, non mi sono particolarmente divertito e anzi ho trovato l'insieme un po' noioso e incapace di creare quella connessione con il pubblico che eleva anche prodotti qualitativamente meno "alti" al rango di cult. Nessuno dei protagonisti è particolarmente interessante, né così ampiamente definibile da un cliché da risultare adatto ad un prodotto commerciale come questo. Le 3 figure maschili sono come ombre, presenti semplicemente per necessità naturali a completare quel 50% della coppia che la sola parte femminile non può ricoprire. Queste ultime 3 (Annabeth Gish, Julia Roberts, Lili Taylor), amiche per la pelle - le prime due anche sorelle -, sono una l'opposto dell'altra ma cercano esattamente la stessa cosa: l'amore vero e cosa farne della propria vita. Lavorando nella stessa pizzeria - da cui il titolo - finiranno per intrecciare ancora di più le loro vite, rendono il ristorante locale anche luogo di aggregazione e fulcro attorno al quale finirà per ruotare la vicenda. Non a caso il lieto fine ci sarà anche per la rotonda proprietaria nonché autrice di una particolare pizza dalla misteriosa ricetta.
Nonostante tutto, comunque, la trama fallisce a mio avviso nel tentativo di creare quella situazione, quell'atmosfera in grado di suscitare nel pubblico il desiderio di far parte del gruppo di protagonisti (come, invece, accade per esempio in "The Breakfast Club"). Per questo motivo ho trovato più deludente la visione della pellicola, di fatto meno coinvolgente.
Box Office: $12,793,213
Consigli: Pellicola che fa parte di quel genere che Wikipedia mi insegna chiamarsi "coming-of-age" (gli americani hanno un nome per tutto), è uno degli svariati tentativi degli studios di rappresentare gli adolescenti anni '80 al cinema raccontandone amori, speranze, miti e contraddizioni. Questo "Mystic Pizza", per quanto innocente e assolutamente guardabile, non è tra gli esempi più riusciti che ho visto fino ad ora, nonostante in effetti il film sia riusciuto a ritagliarsi la sua nicchia all'interno della cultura popolare. Si vede, ma c'è di meglio.
Parola chiave: "Everyday Gourmet".

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Bengi

giovedì 4 dicembre 2014

Film 830 - I due volti di gennaio

Una pellicola che volevo vedere, che mi incuriosiva. Alla prima occasione ho costretto Lu a seguirmi al cinema!

Film 830: "I due volti di gennaio" (2014) di Hossein Amini
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Film piacevole e intrigante, ma che mi ha lasciato con il grande dubbio del titolo. Mi aspettavo che l'enigma fosse sciolto durante i 96 minuti di pellicola, ma non è stato così. Nemmeno nella pagina inglese del film su Wikipedia - che a dire il vero non è particolarmente esaustiva, trama a parte - c'è scritto nulla; ho trovato una breve spiegazione quando ho cliccato al rimando del romanzo omonimo da cui questo film è tratto (chiaramente in inglese): "Its title alludes to the two faces of the Roman god Janus, but through the name of the month dedicated to him" che, tradotto, vuol dire "Il titolo allude alle due facce del dio romano Giano, ma attraverso il nome del mese dedicato a lui". Ora che ho capito a cosa fa riferimento il libro, mi piacerebbe avere qualcuno che mi spieghi qual è il collegamento con la trama - forse non ci arrivo o non lo ricordo -, ma facciamo pur finta di non esser passati dalla padella alla brace.
Come dicevo, "I due volti di gennaio" è un prodotto non male, un thriller a tratti un po' lento, ma dalle sfumature che ricordano moltissimo Hitchcock e i suoi intrighi, con una coppia apparentemente benestante, ma in realtà in fuga, che sarà costretta ad affidarsi totalmente al furbetto Rydal/Oscar Isaac per tentare di sfuggire alla polizia. Nel mezzo ci sono - in ordine sparso - qualche morto, frodi, un matrimonio messo a dura prova, un affascinante accompagnatore e certi paesaggi della Grecia che ti fanno venire voglia di prenotare un volo Ryanair appena esci dal cinema.
Nonostante non si possa dire che viva di adrenalina - che c'è, ma è alla fine -, "The Two Faces of January" è un film che trovo molto più riuscito del precedente tratto da un'opera della Highsmith, ovvero "Il talento di Mr. Ripley" firmato Anthony Minghella. Nonostante qualche elemento comune a livello di storia (il doppio, l'altro che è affascinato dalla donna del primo, il mascheramento dell'identità, l'omicidio per sopravvivere, sé stessi prima di tutto), trovo comunque che questa pellicola sia molto più raffinata e coinvolgente del titolo con Matt Damon nei panni di Ripley. Viggo Mortensen protagonista è sempre di più una garanzia e, anche se mi scoccia un po' ammetterlo, la sovrimpressione vocale di Pino Insegno nel doppiaggio italiano dell'attore mi sembra davvero appropriata. Ho ritrovato volentieri anche Kirsten Dunst, la cui stella è un po' offuscata da tempo, anche se il pesante ma buono "Melancholia" pareva averla riportata alla ribalta che merita. Nemmeno questo film riesce davvero a ricreare un efetto eco per i suoi tre protagonisti - l'incasso al botteghino è poco -, però la qualità finale del prodotto aiuta sicuramente giova a tutti. A livello colloquiale potremmo dire che questa pellicola "ci mette una buona parola" (a loro favore).
Tutto sommato un buon risultato. Non un capolavoro, ma comunque onesto e tecnicamente curato, con tre protagonisti capaci, versatili e piacevoli da guardar recitare.
Box Office: $8,819,872
Consigli: Parte un po' piano e lascia un pochino interrogativi, all'inizio, ma man mano che la storia si complica tutto si fa intrigante. Ottimi comprimari con un super Viggo Mortensen che non rivedevo così volentieri dai tempi di "La promessa dell'assassino". La Grecia è caldissima, e lo diventerà anche il triangolo moglie-marito-intruso e che sarà sempre più difficile da gestire. Se vi interessano i thriller, amate Hitchcock o cercate qualcosa di ben confezionato ma meno hollywoodiano del solito, sicuramente questo è un buon titolo da tenere a mente. Solo un po' lentino.
Parola chiave: Detective privato.

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Bengi

mercoledì 3 dicembre 2014

Film 829 - Gattaca - La porta dell'universo

Dopo che negli ultimi mesi ci hanno ripetutamente portato nello spazio con titoli di successo quali "Gravity" e "Interstellar", recupero per caso un titolo che 17 anni fa aveva incassato molto meno, ma era arrivato fino a Titano...

Film 829: "Gattaca - La porta dell'universo" (1997) di Andrew Niccol
Visto: dalla tv di Rosita
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Rosita, Pierluca, Rosalia
Pensieri: Un titolo intrigante, una sceneggiatura che credevo scritta da Christopher Nolan, una storia d'amore nata sul set e una tematica a sfondo scentifico: ecco tutti gli elementi in mio possesso relativamente a questo film di Andrew Niccol. Ecco quanto poco ne sapevo.
Per quanto non si possa dire che "Gattaca" sia un film pieno di ritmo, ho trovato questo prodotto cinematografico molto intrigante e interessante, con una premessa narrativo-futuristica particolarmente riuscita. In un domani (distopico) in cui gli esseri umani vengono geneticamente preconfezionati prima della nascita in modo da selezionarne tratti, caratteristiche e prestazioni future, Vincent Freeman/Ethan Hawke è uno di quegli sfortunati che sono, invece, stati concepiti alla vecchia maniera. Questo fatto ne determina la vita intera in quanto tutta la società lo tratta da inferiore, discriminandolo in qualsiasi aspetto della sua esistenza: può fare solo lavori per cui non sia richiesta una preventiva selezione genetica e, di fatto, è escluso da qualsiasi interazione con individui che non condividano con lui la nascita "naturale" (i non validi); a questi aspetti già di per sé frustranti si aggiunge l'elemento scatenante della vicenda, ovvero il sogno di Vincent di diventare astronauta.
Queste premesse si fanno particolarmente interessanti quando scopriamo che, per realizzare il suo scopo, l'uomo - che, da non sottovalutare, soffre di cuore -, ricorre all'aiuto di uno specialista della metamorfosi in chiave moderna (German/Tony Shalhoub) che lo metterà in contatto con il geneticamente modificato ma sfortunato Jerome/Jude Law (è disabile a causa di un incidente stradale) per uno scambio di identità che avrà dell'incredibile. Ai due futuri "amici per forza" verrà spiegato cosa e come fare per scambiarsi le identià e questo comporterà lo scambio di sangue e urina tramite sacche, l'utilizzo di lenti a contatto colorate, ma anche una quotidiana esfoliatura totale da parte di Vincent per minimizzare il più possibile la contaminazione degli ambienti che frequenta con le sue cellule corporee naturali. Insomma, Vincent si annulla nella persona di Jerome pur mantenendo le sue fattezze originali, ma giocandosi la carta del superuomo preconfezionato che, presso Gattaca - l'ente aerospaziale responsabile delle missioni interplanetarie -, riscuote il successo sperato: Vincent viene considerato per il prossimo viaggio spaziale, ovvero la missione per Titano.
In mezzo a tutto questo un problema: l'omicidio di uno dei direttori di volo che porterà quasi da subito i sospetti sul Vincent-Jerome, nonché a un passo dallo smascherare la sua quotidiana metamorfosi.
Inutile dire che, oltre agli aspetti scientifici a le tinte thriller, uno degli elementi portanti della storia sarà l'amore, nello specifico quello per la bellissima Irene/Uma Thurman.
Come si può dedurre da quanto ho scritto fino ad ora, "Gattata" mi è piaciuto e non poco. E' una di quelle pellicole che magari non rivedrò più, ma che ha scatenato in me qualcosa che continua a farmela apprezzare. Sarà l'intreccio narrativo o la mia predisposizione alla curiosità per le storie ambientate in futuri plausibili e scientificamente all'avanguardia, sarà che la questione del doppio, dell'assumere un'identià altrui è tra le più appassionanti, di fatto il risultato finale - che pure come dicevo è meno adrenalinico di quanto mi aspettassi - mi ha convinto. Ammetto che non è un prodotto cinematografico poi così facile, meno commerciale di quanto uno potrebbe dedurre ad esempio dal cast patinato (Hawke, Thurman, Law, Shalhoub, ma anche Gore Vidal, Elias Koteas, Maya Rudolph, Ernest Borgnine e Alan Arkin), eppure una volta che ci si lascia coinvolgere e affascinare dalla storia, credo che "Gattaca" possa conquistare molti. Tra l'altro certi paesaggi scelti e certe ambientazioni utilizzate (o ricreate) sono di una bellezza inaspettata.
Box Office: $12,532,777
Consigli: Dopo religione, colore della pelle, sesso e orientamento sessuale, il futuro della discriminazione passerà per il DNA? E' questa la domanda che si e ci pone Andrew Niccol ipotizzando la società non troppo lontana di "Gattaca" dove l'uomo sarà in grado di selezionare il meglio per la sua progenie, ma non di evitare che chi non è stato creato in laboratorio sia costretto a vivere ai margini della società. Si parla di andare nello spazio, eppure l'altro, l'alieno è già tra noi e siamo stati noi a crearlo.
Se queste non sono premesse intriganti per un'unica storia da mostrare in un film non so cosa potrebbe esserlo. In mezzo c'è anche un omicidio, il che contribuisce a spaziare anche nel genere thriller. Ottimo cast di comprimari dove svetta un bellissimo Ethan Hawke accompagnato da un paraplegico Jude Law e una Uma Thurman all'apice della sua femminilità inusuale e conturbante. C'è tutto quello che servirebbe a una pellicola hollywoodiana, eppure la magia non ha funzionato (il budget era 36 milioni di dollari). Una sola nomination all'Oscar (per le scenografie) che non rende giustizia a un lavoro d'insieme bello e ben fatto a cui manca solo un pizzico di ritmo in più. E' un titolo adatto a una serata in cui si ha voglia di recuperare un titolo che si è recuperato la sua nicchia col tempo e che richiede una certa dose di concentrazione. In gruppo scatenerà non poche discussioni.
Parola chiave: Ciglio.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 2 dicembre 2014

Film 828 - Le amiche della sposa

Ogni tanto si ritorna a guardare quelle pellicole simpatiche che vanno per un po' per ogni occasione...

Film 828: "Le amiche della sposa" (2011) di Paul Feig
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: E' inutile, "Bridesmaids" è diventato per me un piccolo cult della commedia USA, spassosissimo prodotto firmato dalla stessa Kristen Wiig (e Annie Mumolo) che è protagonista. Sufficientemente sboccato da suscitare più di una risata, ben equilibrato nelle sue parti più o meno comiche, con un cast veramente ben assortito e perfettamente in parte (Wiig, Maya Rudolph, Rose Byrne, Chris O'Dowd, Melissa McCarthy, Wendi McLendon-Covey, Ellie Kemper, Jill Clayburgh, Matt Lucas, Rebel Wilson). Insomma, uno dei miei personali evergreen!
Film 309 - Le amiche della sposa
Film 480 - Le amiche della sposa
Box Office: $288,383,523
Consigli: Se si ha voglia di un prodotto divertente e spensierato questo è uno dei titoli più indicati, non mi delude mai! Perfetto per una serata tra amici, ma anche un qualunque momento in cui si ha semplicemente bisogno di spegnere il cervello e farsi qualche piacevole risata senza pensieri.
Parola chiave: Amicizia.

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#HollywoodCiak
Bengi