martedì 30 settembre 2014

Film 779 - Into the Storm

Da quando avevo visto il trailer qualche mese fa non vedevo l'ora di andare al cinema a vederlo!

Film 779: "Into the Storm" (2014) di Steven Quale
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika, Richard
Pensieri: I film sulle catastrofi naturali, non so perché, mi piacciono sempre a prescindere dalla loro effettiva qualità 'artistica'.
Qui di artistico c'è ben poco e si fa soprattutto leva sull'interesse dello spettatore a farsi trascinare letteralmente al centro di un'azione distruttiva e chiassosissima che i moderni effetti speciali possono permettere di produrre sul grande schermo. Da questo punto di vista "Into the Storm" è un esempio perfetto di promessa esaudita. Il semplicissimo titolo privo di alcun guizzo creativo realizza in concreto attraverso le immagini quello che le parole asseriscono: siamo esattamente all'interno del ciclone, della tempesta.
Tra camion volanti, uragani di fuoco e una scuola che verrà rasa al suolo proprio il giorno della consegna dei diplomi, la "trama" di questo film si dispiega fino all'unico momento veramente interessante, ovvero la scesa in campo di eventi meteorologici talmente devastanti da risultare incredibili. La produzione si gioca bene il suo asso nella manica - altrimenti, poi, che senso aveva realizzare il film? - e mette in scena una serie spettacolare di tornado che sapranno devastare a dovere ogni centimetro di terra con cui si troveranno ad interagire. Gli amanti di questo genere di pellicole (altri esempi sono "Twister", ma anche "2012" e "The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo") saranno ampiamente accontentati.
Per gli altri, invece, è necessaria una buona dose di pazienza. La spettacolarità è l'unico aspetto veramente curato qui, mentre storia e personaggi sono piatti quanto già visti. Ognuno è figlio del cliché che rappresenta e, neanche a dirlo, non è difficile prevedere la fine che ognuno dei presenti farà. Tra l'altro la coppia Richard Armitage - Sarah Wayne Callies non può non ricordare il duo che li ha preceduti in quella che potremmo considerare come la matrice di questa pellicola, ovvero "Twister": Helen Hunt e Bill Paxton. A voler paragonare - e vogliamo - il risultato qui è certamente più blando, mentre i due tosti protagonisti della pellicola del 1996 erano certamente più interessanti pur nei limiti del loro stereotipo.
In definitiva, come molti si saranno immaginati, "Into the Storm" vive grazie all'immane lavoro di effetti speciali (molto soddisfacenti) che aiuta a realizzare una storia altrimenti priva di particolare appeal. L'approccio da pellicola amatoriale con annesse interviste con cui la storia tenta di particolarizzarsi o attualizzarsi non è troppo soddisfacente poiché alla lunga tedia un po' e risulta anche un poco credibile considerate le condizioni meteorologiche in cui sono effettuate le riprese. In ogni caso si sta al gioco anche perché chi va a vedere questo film non è certo interessato alla sua veridicità o ricerca alcun approccio documentaristico. La spettacolarità prima di tutto. E qui, di spettacolo, ce n'è in abbondanza.
Box Office: $152.3 milioni
Consigli: Chiaramente una visione in sala è più appropriata o, se casalinga, almeno combinata all'aiuto di un buon Dolby. Gli effetti speciali visivi e sonori sono certamente uno degli aspetti più curati e di valore di un tipo di prodotto come questo, quindi non ha molto senso imbarcarsi in questa avventura "nell'occhio del ciclone" se non si è sufficientemente equipaggiati. Anche perché la storia non è nulla di che, quindi tanto vale sapere da subito cosa si sta per vedere: un gran spettacolo per gli occhi, coinvolgente se ci si lascia trasportare all'interno della vicenda e assolutamente stupefacente per le immagini disastrose che mette in scena. Per il resto non c'è molto altro.
Parola chiave: Tornado.

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Bengi

lunedì 29 settembre 2014

Film 778 - Dragon Trainer 2

Attendevamo questo film da molto tempo (anche se io avevo già visto i primi 5 minuti in anteprima a New York...)!

Film 778: "Dragon Trainer 2" (2014) di Dean DeBlois
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: La tendenza di questi ultimi tempi sembra quella di voler confutare la tesi secondo la quale il sequel sia peggiore dell'originale. Anche in questo caso la DreamWorks Animation ci si è messa davvero d'impegno per elaborare un secondo episodio che fosse degno del primo "Dragon Trainer", gioiellino d'animazione straripante di idee e simpatia.
Passata la paura per i draghi, ormai diventati compagni di vita, a Berk l'armonia regna sovrana e il duo Hiccup + Sdentato è più in sintonia che mai. Come aggiungere pepe a questo nuovo racconto, quindi? Beh, innanzitutto aggiungendo altri draghi nuovi di zecca, giganti e potentissimi; poi regalando al protagonista (e al pubblico) un tuffo nel passato, facendo ritornare la madre scomparsa. Le novità sul piano narrativo sono solo due, eppure conducono davvero lontano la storia, tanto da sconvolgere le vite di tutti gli abitanti del villaggio.
In questo nuovo capitolo di sconvolgimenti, "How to Train Your Dragon 2" riesce a mantenersi fedele allo spirito dell'originale, pur evolvendosi nel raccontare qualcosa di nuovo e soddisfacente per lo spettatore. Anche se sempre di draghi si parla, la storia - combinata con la simpatia dei protagonisti e la bella realizzazione - funziona bene e il risultato finale è davvero molto buono. Va detto che a tratti sembra di vedere "Avatar" e anche la questione della scelta tra vichingo e trago avvalora questa connessione, comunque la cosa non influenza particolarmente il risultato finale.
Simpatico, con spalle divertenti e buoni momenti comici (e qualcuno inaspettatamente triste), apprezzabile perché sacrifica l'immagine classica del protagonista indistruttibile optando, invece, per un eroe non convenzionale e mutilato (menomazione che deriva dal precedente film) segno che i tempi stanno cambiando. Insomma, un cartoon davvero piacevole da seguire e che non fa rimpiangere l'originale di cui è il seguito, segno che, forse, prendersi del tempo (4 anni) per realizzare un sequel è necessario per produrre qualcosa che vada oltre il decente. "Dragon Trainer 2" davvero ben fatto.
Ps. Curiosamente, al suo weekend di debutto negli USA, questo film si è ritrovato al secondo posto dietro "22 Jump Street", un altro sequel nel quale recita, come in questo caso (è la voce di Moccicoso), Jonah Hill.
Box Office: $611.1 milioni
Consigli: Molto carino, simpatico e divertente. Ottimo esmpio di film per tutti da vedere e rivedere assieme al suo predecessore. La storia funziona ed è raccontata in modo garbato, aiutata da una realizzazione che grazie al computer è in grado di colpire per colori e creatività. Un buon sequel, gustabile anche in solitaria, che mette anche in chi guarda la voglia di cavalcare il proprio drago!
Parola chiave: Bestia Selvaggia.

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Bengi

Film 777 - Io vengo ogni giorno

Tempo di leggerezza!

Film 777: "Io vengo ogni giorno" (2014) di Dan Beers
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ah, i riassunti di IMDB sono sempre così perfetti: "A high school senior has to re-live losing his virginity over and over again until he gets it right".
A malapena una riga per descrivere 93 minuti di pellicola e in maniera così efficace, poi! Già perché in questo film davvero non succede niente di più che non sia descritto in quelle poche parole e, se ci si accontenta, ci scappa pure qualche sorriso.
Un'ennesima pellicola su nerd & losers che non ci sanno fare con le ragazze e vivono situazioni imbarazzanti con i genitori davvero non serviva, soprattutto se è a secco di idee come questa, però se piace il genere di sicuro "Io vengo ogni giorno" non sarà un prodotto malvagio. Non tanto perché bello, ma perché innocuo e spensierato, giusto per un momento privo di pensieri.
L'orrendo titolo italiano calca male il doppio senso di quello originale ("Premature") e finisce per attirare l'attenzione del pubblico solamente con il non certo velato messaggio sessuale. Nella trama l'allusione sessuale c'è eccome, per carità, ma scoprire così palesemente le carte solo per trarne un vantaggio di visibilità così superficiale non so se sia mai un effettivo beneficio. Al di là di questo, comunque, la pellicola è un esempietto facile facile su come agli americani piaccia parlare di sesso e perdita della verginità mettendola in toni comici. Giocare sull'impaccio del protagonista, sulle sue paure ed insicurezze è di certo un approccio privo di originalità, anche se qui il physique du rôle di John Karna salva il risultato finale graziando la pellicola con una striminzita sufficienza. Credo che il vero problema, in ogni caso, rimanga la totale assenza di originalità e di tempi comici come si deve.
Box Office: € 301.197 (in Italia)
Consigli: Qualcosa per un serata tranquilla all'insegna del cervello spentissimo e per nulla vigile. La faccia da scemo del protagonista è anche simpatica, la storia che lo costringe a rivivere la stessa giornata di orgasmo in orgasmo anche divertente, ma a parte questo poco altro. Diciamo che, nell'ottica della distribuzione nostrana, l'uscita estiva all'insegna del divertimento e del disimpegno tonale aveva senso. L'incasso è stato comunque piuttosto insignificante, ma del resto non si poteva pretendere granché.
Parola chiave: Orgasmo.

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Bengi

domenica 28 settembre 2014

Film 776 - Qualcosa di straordinario

Cercando qualcosa da vedere per cena...

Film 776: "Qualcosa di straordinario" (2012) di Ken Kwapis
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Premesso che ho confuso un film sulle balene con un film sui delfini ("Dolphin Tale"), non ho comunque sofferto a causa del mio errore. In effetti questo "Big Miracle" non è niente di che, ma si lascia guardare.
Un po' deluso dalla coppia Drew Barrymore - John Krasinski che sullo schermo non si può dire faccia scintille, trainante della storia è la vicenda vera delle 3 povere balene incastrate nel ghiaccio e bloccate nell'unico punto aperto che trovano per riuscire a respirare. Tra loro c'è anche un cucciolo.
Leggendo tra i vari articoli riguardo questo fatto, ho scoperto che il lieto fine non è stato poi così reale e che gli eventi, per come sono trattati nel film, sono abbastanza romanzati. In ogni caso la pellicola si concentra sulla vicenda che ha risvegliato la coscienza 'green' del pianeta intero alla fine degli anni '80, il che, a prescindere dal risultato cinematografico, è comunque un bene. La Barrymore impersona, infatti, un'attivista di Greenpeace che si batterà strenuamente per la famigliola di balene grigie, tanto da riuscire a portare all'attenzione dei media la vicenda insieme (e soprattutto grazie) al suo ex fidanzato Krasinski, inviato in Alaska per reportage sui locali.
In generale la pellicola, che ha un budget abbastanza importante (30-40 milioni di dollari), riesce nell'intento di rappresentare la vicenda a dovere, con uno sforzo di effetti speciali che vacilla solo nelle scene in mare aperto in cui le balene sembrano muoversi con veramente molta velocità. In ogni caso il risultato è abbastanza credibile e non distrae troppo dalla narrazione. Come dicevo la coppia di protagonisti non fa scintille sullo schermo, ma va anche considerato che non si tratta di una commedia romantica, ma di una pellicola pseudo-documentario. Inutile dire che i buoni sentimenti e le buone azioni la fanno da padrone.
Un ultimo aspetto (interessante) è la contrapposizione tra cultura occidentale e quella degli Inuit locali dell'Alaska, tra coloro che vogliono salvare le balene e coloro che se ne nutrono. Questi ultimi si piegheranno alla morale occidentale, ma rimane interessante che sia così ampiamente considerato in una produzione americana commerciale il punto di vista di una popolazione che, ai commenti negativi sulle loro abitudini alimentari, fa giustamente notare che loro cacciano solo qualcosa di diverso da ciò che noi occidentali cacciamo. Naturale che lo spettatore voglia le balene libere e felici di emigrare, rimane il fatto che non si possa ignorare questo aspetto della vicenda.
Insomma, "Qualcosa di straordinario" sceglie di raccontare una storia abbastanza impegnata e la semplifica per il bene della commercializzazione globale, finendo per standardizzare al solito i canoni che la contraddistinguono e andandosi pigramente ad aggiungere all'innumerevole lista di pellicole che raccontano la stessa storia di fondo - lui ama lei ma ancora non lo sa e viceversa - cambiando solamente lo sfondo della vicenda.
Box Office: $24,719,215
Consigli: Flop colossale al botteghino mondiale, eppure il film si guarda serenamente. La vicenda delle povere balene bloccate sotto lo strato di ghiaccio è vera e coinvolge lo spettatore più delle vicende umane che accadono in superficie. Ci sarebbero gli elementi giusti per fare il botto, eppure non conquista e non coinvolge mai veramente del tutto. Per una serata tra i ghiacci e con sfondo ecologista.
Parola chiave: Operation Breakthrough.

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Bengi

venerdì 26 settembre 2014

Film 775 - Omen - Il presagio

Mi pento di non aver scelto questa pellicola per la recensione numero 666...

Film 775: "Omen - Il presagio" (2006) di John Moore
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: IMDb riassume alla perfezione e con pochissime parole il fulcro di questo remake horror che gioca coi numeri: "an American official realizes that his young son may literally be the devil incarnate". Zac! Niente di più, niente di meno. In mezzo solo delle gran boiate.
A parte il giochino sfizioso della data d'uscita (06/06/06) che richiama il numero demoniaco, questa pellicola ha veramente pochissimo da offrire. Non inquieta e non fa paura e, anzi, a tratti annoia. La peggiore di tutti è Mia Farrow in un ruolo detestabile che rende insofferente lo spettatore, più odiosa perfino del bambino posseduto, che è qualcosa di inguardabile a lungo andare.
Lo scopo puramente lucrativo è qui tanto palese da non rendere nemmeno divertente la visione di questo prodotto commercialissimo, ma così becero e gratuito che è inutile. Mi stupisce che Liev Schreiber, Michael Gambon e perfino Julia Stiles si siano prestati a questo giochetto privo di fantasia o creatività, piatto e privo di appeal come un film dell'orrore non dovrebbe mai essere.
Tra l'altro la titolazione italiana è come al solito fantasiosa: "Il presagio", sostituito all'originale "The Omen", non solo non aggiunge nulla all'enigma del titolo, ma non c'entra granché dato che il 'presagio' che il bambino sia il diavolo svanisce nella durata di 10 minuti. Quindi, a che pro cambiarne il nome, se poi nemmeno se ne sceglie uno appropriato?
Comunque resta il fatto che il risultato finale di questo "Omen" è piuttosto scarso perfino per un remake horror, con brutti effetti speciali, una recitazione così così e una trama che veramente non decolla.
Box Office: $119,498,909
Consigli: Un horror assolutamente evitabile. Non so se l'originale del '76 sia meglio, comunque questo film è mal realizzato e privo di idee interessanti. Meglio guardare altro.
Parola chiave: Anticristo.

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Bengi

Film 774 - The Bourne Identity

Ho comprato a Rimini il cofanetto con tutti e 4 i film della saga, prontissimo a saperne di più su questo agente segretissimo...

Film 774: "The Bourne Identity" (2002) di Doug Liman
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: A parte l'elevato numero di film prodotti in proposito, tra cui una specie di reboot nel recente 2012, non sapevo molto su Jason Bourne e le sue disavventure. Wikipedia Italia lo definisce 'sicario di professione' e, in effetti, è decisamente addestrato per uccidere. Peccato che in questo film, colpa un'amnesia totale, non sappia di esserlo.
Lo scoprirà, infatti, man mano che la storia procede, cercando di rimettere insieme i pezzi di un passato che, tassello dopo tassello, ci rivela le capacità distruttive di questa sorta di agente segreto ormai ribelle e in fuga da una CIA che è assolutamente decisa ad eliminarlo, dopo il fallimento della missione che gli era stata affidata e dove, di fatto, Bourne perde la memoria (e finisce in mare, punto d'inizio della pellicola).
Affascinato come sono dagli ultimi tre 007 con Daniel Craig, violenti ma di classe, non posso dire che questo "The Bourne Identity" mi abbia colpito per le stesse motivazioni. Matt Damon fa bene il suo lavoro, ma le atmosfere e il carisma non sono paragonabili. Sembra che Bourne sia sempre costretto ad aggirarsi per un purgatorio che è il suo limbo personale, legato ad un passato di sangue che torna a perseguitarlo ora che ha avuto la sua occasione di redenzione (e amore) grazie alla casuale amnesia. Questo gioco alla fuga perenne - durante la quale saranno moltissimi a cadere - ammetto che mi ha affascinato all'inizio e un po' stancato nel complesso (vale anche per tutti gli altri episodi della saga). Certamente di piglio più realistico dei vari James Bond, eppure meno soddisfacente. O, almeno, io ho pensato questo una volta apparsi i titoli di coda.
Ps. Svariati volti noti in ruoli minori: Clive Owen, Brian Cox, Adewale Akinnuoye-Agbaje ("Oz", "Lost"), Gabriel Mann ("Revenge"), Julia Stiles, Orso Maria Guerrini.
Box Office: $214,034,224
Consigli: Bourne 1 è interessante per la sua costruzione, nel senso che noi, come il suo protagonista, ci troviamo a non saperne niente su identità ed origini. Giriamo con lui alla cieca per l'Europa ed il mondo alla ricerca di risposte, schivando proiettili e guidando all'impazzata per le strade di qualche capitale (mi ha ricordato "The Italian Job"). Non è male, è molto asciutto e privo di fronzoli: chiunque, tranne Jason, è assolutamente sacrificabile, il che rende la trama un pelo più imprevedibile del solito. La mancanza totale di qualsivoglia aspetto glam la rende una saga leggermente atipica per una produzione americana, il che potrebbe piacere a chi non ama troppo i canoni hollywoodiani di 'rimaneggio' della realtà. Tutto sommato godibile.
Parola chiave: Treadstone.

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Bengi

giovedì 25 settembre 2014

Film 792 - Lucy

In Italia esce oggi, quindi ho pensato di anticipare il post su questo film che ho visto a Nizza al Cinéma des Variétés questa domenica.

Film 792: "Lucy" (2014) di Luc Besson
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Luigi
Pensieri: Nonostante una critica divisa tra chi ne parla bene e chi lo trova assurdo, devo dire che questo nuovo film di Luc Besson mi è piaciuto.
Molto veloce, di grande effetto e assolutamente d'intrattenimento, "Lucy" conduce lo spettatore direttamente al centro dell'azione, con un inizio tanto violento quanto inquietante in grado di catturare subito l'attenzione dello spettatore. Scarlett Johansson, la sfortunata protagonista del titolo, si trova infatti immischiata in una faccenda di corrieri di droga a Taipei, Taiwan, finendo lei stessa per diventare cavia condannata al trasporto oltre confine di un nuovo tipo di sostanza chiamata CPH4 che le viene chirurgicamente "adagiata" tra un organo e l'altro dell'addome. Inutile dire che il sacchetto che contiene la strana polvere blu finirà per rompersi, compiendo l'impensabile trasformazione di Lucy da spaventata vittima degli aggressori a bionica eroina che punirà tutti coloro che l'hanno seviziata. Ma c'è di più.
In parallelo, infatti, la storia ci presenta lo scenziato Morgan Freeman che tiene conferenze sul cervello e la nostra capacità di usarlo, sfruttata solamente al 10% delle sue potenzialità. Cosa accadrebbe se questa nostra capacità passasse, per esempio, al 20%? Al 30, 40... o 100%? Progredendo, le ipotesi si fanno sempre più incerte e fantascientifiche e dove lo scienziato non si spingerà, lo farà Besson con la sua trama.
Qui la critica si è espressa con maggior accanimento e posso anche capirne il motivo, essendo le scelte narrative estremamente azzardate (controllo della mente, degli oggetti, della materia fino alla fusione dell'uomo con il tutto, che diventa onniscente), eppure non posso dire di trovarmi d'accordo. Besson scrive e dirige un prodotto di fiction che sfrutta, sì, teorie scientifiche, ma le rielabora con fini differenti da quelli del metodo scientifico, quindi troppe pretese di realismo mi sembrano fuori luogo. Il film ha ritmo, intrattiene dal primo all'ultimo minuto, la Johansson è inaspettatamente molto in parte e traina da sola tutta la (dis)avventura della protagonista con carisma e credibilità. Ho trovato curioso, tra l'altro, questa sua ennesima sparizione nel "tutto", già accaduta cinematograficamente, nella bellissima pellicola dell'anno scorso "Her", dove la sua Samantha era la voce cosciente di un nuovo sistema operativo di cui Joaquin Phoenix finisce per innamorarsi. Comunque, per tornare a questo esempio, direi che l'esplorazione delle possibili implicazioni del pieno sfruttamento delle possibilità offerte dal nostro cervello siano, per quanto assurde e fantascientifiche, funzionali al procedere della storia e quantomeno abbastaza originali da rendere il risultato finale piacevole e godibile.
"Lucy" è un ottimo esempio di cinema d'azione fantascientifico made in France, il che rende la cosa anche più di valore a mio avviso. Besson nel tempo è riuscito a costruirsi una carriera internazionale e colpire l'immaginario cinematografico mondiale con le sue pellicole esportate in tutti i mercati e tutte di grande successo commerciale (tra gli esempi recenti più eclatanti "Io vi troverò" e sequel), successo impossibile da non riconoscergli e per il quale, secondo me, merita molta stima. Combattere l'onnipresenza americana dei generi d'azione, thriller o sci-fi e portarsi a casa numerosi #1 al box-office americano (l'ultimo proprio con questo film) sono goal molto difficili da mettere a segno. Piacciano o meno, lui con i suoi film ci riesce. A me "Lucy" è piaciuto e in inglese, senza sottotitoli, è perfino abbastanza facile da comprendere. Besson tifo per te (e aspetto "Taken 3").
Box Office: $378.000.000
Consigli: Violentissimo, inquietante, crudo, veloce e con sequenze d'azione tanto assurde quanto adrenaliniche, un'eroina priva di scrupoli che si trasforma in esperimento scientifico che evolve da umano a... Non lo rivelo, sarebbe svelare il finale! "Lucy" vale la pena di essere visto, non annoia e lascia soddisfatti, oltre che con le piacevoli domandine sciocche di chi non ne capisce niente: ma potrà succedere davvero? E se accadesse, il film propone uno scenario plausibile?
Ipotizzare non uccide nessuno e, anzi, alimenta un discorso che la sceneggiatura descrive con estrema naturalezza, motivo per il quale queste tesi risultano così accattivanti. Nel complesso divertente, un giro in giostra che non ti aspetteresti: all'uscita si è esaltati e confusi. Un sequel (speriamo) sembra fuori discussione.
Parola chiave: Tempo.

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Bengi

mercoledì 24 settembre 2014

Film 773 - Cattivi vicini

Curioso, curiosissimo di vederlo da mesi: i primi poster li avevo visti circolare a Pasqua a New York...

Film 773: "Cattivi vicini" (2014) di Nicholas Stoller
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ultimamente la commedia americana ha preso una piega piuttosto spassosa e godibile e questo "Neighbors" ne è esempio (assieme a "22 Jump Street" e "Tutte contro lui", per citarne altri). Spiccatamente volgare ed esplicita, caciarona e fisica, eppure molto divertente.
"Cattivi vicini" è un prodotto giovane - Seth Rogen, Rose Byrne, Zac Efron e Dave Franco sono tutti ragazzoni - diretto ad un target giovane cui si rivolge tramite linguaggio e luoghi comuni del caso (perfino, per assurdo, storpiando lo stesso linguaggio che mette in scena ridicolizzandolo attraverso l'uso che ne fanno i due "vecchi" della situazione Rogen e Byrne, i due genitori, per capirsi) ad un pubblico che non ricerca altro che divertimento spensierato e qualche momento di estrema follia da rievocare con gli amici. Gag come quella dell'airbag, della "mungitura umana" o del palloncino che in realtà è un profilattico sono tutte scemate tra lo stupido e il volgare, che però fanno morire dal ridere se si lascia fare a questo prodotto il suo dovere: intrattenere con superficialità. In quest'ottica, infatti, la pellicola è assolutamente riuscita.
A mio avviso, infatti, "Cattivi vicini" fa esattamente quello che promette, senza perdersi per strada (come fa, per esempio "That Awkward Moment") e, cercando svago puro, qui la soddisfazione è assicurata. La sfida Rogen-Byrne vs Efron-Franco, che in parallelo è una sfida tra giovani e "vecchi", ma anche tra responsabilità e non responsabilità, è esilarante man mano che degenera, con certe trovate vendicative che fanno morire dal ridere. La lotta senza esclusione di colpi, infatti, è la parte migliore di tutto il film, il motivo primario per cui vederlo. A dire il vero ho trovato interessante anche la questione dell'amicizia prima delle donne, della fratellanza prima dell'amore che la trama propone, topic che mi ha incuriosito sia perché le confraternite da noi non esistono, sia perché sono sempre più rare le storie che trattano la fratellanza maschile in termini così assoluti (chiaramente, perché la storia evolva, qualcosa si incrinerà). Insomma, ho gradito l'insieme.
In definitiva, quindi, "Neighbors" (o "Bad Neighbors", come l'Italia crede che si chiami - per capire cosa sto dicendo leggete QUI), mi è piaciuto e mi ha lasciato soddisfatto e devo dire che, sorprendentemente, Zac Efron sta riuscendo a ritagliarsi un suo spazio cinematografico che vada oltre il target delle minorenni ormonate che vorrebbero farselo. Non gli regalerà un Oscar, ma la strada intrapresa mi sembra buona.
Box Office: $268,086,800
Consigli: Successone al botteghino mondiale, "Cattivi vicini" èun buon esempio di commedia americana moderna, divertente e molto diretta. Per una serata in compagnia, tra risate e gag da commentare e ricordare, questo è certamente un ottimo esempio di intrattenimento facile e spensierato su cui puntare sicuro.
Parola chiave: Delta Psi.

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Bengi

martedì 23 settembre 2014

Film 772 - Tutti pazzi per Mary

Un classico della commedia americana che, però, non ricordavo per niente. Rimediato!

Film 772: "Tutti pazzi per Mary" (1998) di Bobby Farrelly, Peter Farrelly
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Praticamente non me lo ricordavo ed è stato bello rivederlo. Rimane una pellicola piuttosto divertente e sorprende soprattutto perché sono passati così tanti anni.
Il biondissimo fascino di Cameron Diaz - che qui sboccia - è perfetto traino della storia e l'attrice non può che essere il centro dell'attenzione di tutti, personaggi e spettatore compreso. Solare, fresca e svampita quanto basta (ma poi replicherà troppo spesso questo ruolo), la Diaz è la vera sorpresa di questo film, perfetta Mary da copertina. Ben Stiller, al suo fianco, gioca ben un ruolo spesso fisico e certo molto ridicolo, con apice dell'imbarazzo alla voce "gel" per capelli. Una gag, quella, ormai finita negli annali.
La storia, che di fatto è molto semplice, funziona soprattutto grazie alle buffe trovate e il carisma biondo della protagonista, tutto rimescolato a formare e plasmare tempi e modalità della nuova commedia americana contemporanea, molto esplicita (sia nel mostrare che di linguaggio) ed estremamente fisica, anche se gli snodi attorno cui ruota la vicenda sono gli stessi di sempre (qui è la bella ragazza contesa da un mare di uomini, tra il quale ci sarà il suo vero amore). Ma il tutto funziona bene.
L'unica cosa che non ho apprezzato è il momento canterino tradotto in italiano - ma suppongo non lo avrei apprezzato nemmeno in originale - mentre in generale si può dire che "There's Something About Mary" è un prodotto cinematografico piacevole da ritrovare dopo tanti anni e sempre piuttosto spassoso.
Ps. 2 nomination ai Golden Globes del 1999: Miglior commedia e attrice (Cameron Diaz).
Box Office: $369,884,651
Consigli: Alcune gag memorabili (zip, gel, rianimazione al cane) per una commedia piacevole e spensierata, trampolino di lancio per Cameron Diaz e Ben Stiller, coppia affiatata ma alquanto improbabile (visto come lo conciano nel film). Una pellicola che ha certamente colpito l'immaginario di molti e per molti motivi, che rimane un esempio divertente tra i prodotti di genere commedia (americana). Si può vedere e rivedere serenamente e senza alcuna fatica. Leggero.
Parola chiave: Mary Jensen.

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Bengi

Film 771 - V per Vendetta

Una pellicola vista al cinema tanti anni fa. Prima del mio amore per i film, prima dei miei studi di semiotica. Tutta un'altra storia, insomma.

Film 771: "V per Vendetta" (2005) di James McTeigue
Visto: dalla tv di Erika
Lingua: italiano
Compagnia: Erika, Luigi
Pensieri: "V per Vendetta" è un gran bel film, scritto bene e ricchissimo di idee. Da non sottovalutare, poi, le scelte della trama che rimandano ad approccio coi media, rapporto tra stato e potere, cittadini e giustizia, ideale e reale, per non parlare di un rimando a "1984" di Orwell.
I fratelli Wachowski sviluppano bene il graphic novel di Alan Moore (che però si è dissociato dal risultato finale della pellicola) e le idee che lo compongono e riescono nell'intento di costruire la nascita di un'eroina moderna, plasmata da un rivoluzionario che sarà in grado di scuoterne animo e coscienza risvegliandola da un torpore sociale e personale che l'aveva dominata per tutte l'esistenza.
Natalie Portman si dona al ruolo in maniera magnifica - rasata è sempre stupenda -, ma la vera sorpresa rimane Hugo Weaving in grado di risultare tanto espressivo quanto enigmaticamente immobile dietro la sua maschera-simbolo. Due protagonisti che insieme da soli fanno la storia e conducono la pellicola dall'inizio alla fine.
Il risultato finale è un'opera molto interessante, basata moltissimo sul verbale, che gioca sulla costruzione di simboli e si genera nella concretizzazione di un'idea che diventa ideale: battere il sistema, il governo corrotto, riportare l'equilibrio attraverso atti di mirata violenza e mediatico scalpore, combattere in ciò in cui si crede fino all'estremo sacrificio. Insomma, per certi versi epico, per altri molto moderno, sicuramente distopico ed inquietante, ma assolutamente irresistibile se gli si da il tempo di carburare. V è un personaggio intricatissimo, il governo corrotto che qui è rappresentato ha caratteristiche molto attuali (il film è di 9 anni fa). Bello.
Box Office: $132,511,035
Consigli: Credo di non esagerare nel dire che è certamente un film simbolo degli anni '00, uno di quelli che si deve vedere. "V for Vendetta", con i Wachowski in gran forma, un cast perfetto e il molto interessante graphic novel da cui è tratto, si colloca nell'universo sci-fi guadagnandosi un posto di tutto rispetto nelle pellicole di genere. Una dialettica fantastica per V, una meravigliosa trasformazione per Evey, una storia appassionante e una buona realizzazione tecnica. Davvero vale la pena di vederlo almeno una volta nella vita: anche non dovesse piacere, gli spunti che la storia regala valgono certamente la visione.
Parola chiave: 5 novembre.

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Bengi

lunedì 8 settembre 2014

Film 770 - Elysium

Una pellicola che volevo recuperare da qualche tempo.

Film 770: "Elysium" (2013) di Neill Blomkamp
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Visto lo scarso successo commerciale e le voci che mi erano giunte, non ero esattamente sicuro mi sarebbe piaciuto questo "Elysium". Tutto sommato, invece, me lo sono goduto.
Dico 'tutto sommato' perché non parliamo di un prodotto innovativo o di un capolavoro cinematografico, ma nemmeno lo sconclusionato blockbuster tutto effetti speciali e nient'altro che mi aspettavo. Forse il vero problema di questa pellicola è che risulta semplicemente come l'ennesia del suo genere - quello distopico di fantascienza ultimamente tanto caro a Tom Cruise - e soffre, come hanno sofferto altri prodotti simili prima di lui ("Oblivion", "Edge of Tomorrow - Senza domani"), di quello che si potrebbe definire un calo di popolarità.
La storia è sempre la stessa, cambiano solo i motivi per cui l'elemento pacificamente integrato nel suo 'sistema' diventi eroe solitario capace di vincere il sistema che soggioca lui e il popolo, causandone la liberazione in ultima battuta. Poco male, allora, se si sceglie che il gioco valga la candela. Per quanto riguarda "Elysium", rendono assolutamente accettabile la visione i bellissimi effetti speciali e la presenza di una cattivissima Jodie Foster, per troppo tempo lontana dal grande schermo.
Il risultato finale, comunque, richiama vagamente anche la pellicola d'esordio cinematografico del regista Neill Blomkamp "District 9": non solo per la presenza dell'attore Sharlto Copley in entrambi i film, ma soprattutto per l'evoluzione ibrida dei suoi protagonisti, che in entrambe le storie fondono il loro DNA con organismi estranei - lì alieni, qui componenti robotiche - e si muovono per un tempo del racconto che è scandito tachicardicamente da un conto alla rovescia per la vita.
In ogni caso, questione di gusti, ho assolutamente preferito questo film al precedente - e clamorosamente di successo - "District 9" che, all'epoca, mi era parso privo di particolari motivi di rilievo che giustificassero le 4 nomination all'Oscar tra cui Miglior film (bah!).
In conclusione, per tornare ad "Elysium", un film di fantascienza con un minimo di morale (equità sociale) ed un largo uso di effetti speciali, con un Matt Damon protagonista che è pompato da far paura (43 anni wow) e una realizzazione che è degna del miglior blockbuster. Migliore, per esempio, di quel "World War Z" che ha incassato 254 milioni di dollari in più, ma che non ha nulla di più di questo film (se escludiamo, chiaramente, al voce Brad Pitt). Insomma, considerato cosa riesce ad ottenere successo al cinema al giorno d'oggi, si sarebbe potuto ipotizzare un risultato ben migliore per questa pellicola al box-office (dove pure ha esordito alla #1), che però non si è verificato. Né male né bene: il film è carino, ma nulla di più.
Box Office: $286,140,700
Consigli: Per una serata nello spazio o che ipotizzi un futuro dove ricchi e poveri siano tanto separati da vivere su pianeti differenti, questo è il film giusto. Anche per gli appassionati di effetti speciali o, inevitabilmente, per i fan di Damon o Foster. Per gli altri "Elysium" può rappresentare una buona distrazione serale capace di intrattenere dignitosamente senza stancare o annoiare. Non molto di più, però.
Parola chiave: Radiazioni.

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Bengi

venerdì 5 settembre 2014

Film 769 - Sherlock Holmes - Gioco di ombre

Ho comprato il DVD a Rimini, così al ritorno dal weekend di Ferragosto ho voluto subito rivederlo!

Film 769: "Sherlock Holmes - Gioco di ombre" (2011) di Guy Ritchie
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: La prima visione al cinema era stata estremamente deludente per uno che aveva adorato il primo film di Ritchie. Troppo meccanico il risultato, meno naturale e spensierato di "Sherlock Holmes" e troppo, troppo intricato. Lo spettatore fatica a capire dove si voglia andare a parare e la storia lo rende forzatamente passivo, costretto a subirla senza riuscire nel tentativo di indovinare almeno i trucchetti o misteriucci più alla portata. Questo è, evidentemente, un peccato per una pellicola che fa della deduzione il suo cavallo di battaglia. La lotta che si instaura tra Holmes/Robert Downey Jr. e Moriarty/Jared Harris costringe la sceneggiatura ad alzare la posta in gioco, spianando la strada o per la genialità o per un'eccessiva complessità. A mio avviso qui vince decisamente la seconda e anche se adeguare i toni per le due menti in gioco era necessario, la conseguenza qui è che c'è un gioco a due che taglia troppo spesso fuori il resto del mondo. Ed è il limite più grande di "Sherlock Holmes: A Game of Shadows".
D'altro canto, una seconda visione mi ha fatto bene e addolcito nei confronti di film (anche se forse dalla premessa non sembrerebbe). Rimango dell'opinione che sia meno coinvolgente dell'altro, troppo attento a costruire il duello del secolo e infarcire ciò che c'è in mezzo con troppe cose, però tutto sommato - e scottatura da disillusione passata - non c'è male.
I grandi punti a favore qui sono tutti per la coppia Robert Downey Jr. - Jude Law a cui aggiungo un + grazie al coinvolgimento nel progetto di Noomi Rapace, una che sa fare il suo mestiere. Bene anche la regia di Ritchie, sempre molto personale anche quando è al servizio di un franchise commerciale tutto esplosione e lotte corpo a corpo. Ottima la colonna sonora di Hans Zimmer che, come nel precedente, accompagna le immagini con potenza e una melodia assolutamente peculiare; bella anche la fotografia.
Per tirare le somme, quindi, direi che in fin dei conti il risultato è godibile, anche se ripetto al primo film questo non mantiene lo standard. Film 367 - Sherlock Holmes - Gioco di ombre
Box Office: $545,448,418
Consigli: "Sherlock Holmes" è meglio di "Sherlock Holmes 2", anche se non posso dire che il secondo sia brutto. Sono entrambe pellicole affascinanti, grazie soprattutto al contributo di Downey Jr. che è magnetico in scena, e ben realizzate. Questa è solo un po' meno ben riuscita dell'altra.
Parola chiave: Intervento facciale.

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Bengi

giovedì 4 settembre 2014

Film 768 - Le ragazze del Coyote Ugly

Al grido di 'rivanghiamo il passato', ecco una delle pellicole che aveva certamente colpito il mio immaginario di preadolescente.

Film 768: "Le ragazze del Coyote Ugly" (2000) di David McNally
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Supercult dei teen movie a stampo musical, "Coyote Ugly" è riuscito certamente a lasciare un suo segno. Le ragazze che ballano sul bancone servendo da bere innalzandosi a un livello di emancipazione femminile che passa per cameratismo, postfemminismo e 'girl power', sono entrate di sicuro nell'immaginario - non si sa quanto vasto, lo riconosco - delle (e degli) adolescenti che nel 2000 si sgolavano a ritmo di "Can't Fight the Moonlight" e sognavano di scatenarsi pazzi sul bancone di un bar.
Certamente va riconosciuta alla pellicola questa buona idea che fa presa sullo spettatore, abbastanza d'impatto da trascinare per intero il film. "Le ragazze del Coyote Ugly", infatti, non è nulla di che nel complesso e, anzi, certi livelli di miele e occhi a cuore sono, eredità del decennio precedente, rivissuti oggi non solo fanno venire la carie, ma anche ridere.
La favola di Violet/Piper Perabo che si trasferisce dal New Jersey a New York per sfondare come cantante, ma ha la fobia del pubblico è, se la si guarda più nel dettaglio, la stessa che l'industria del cinema americano racconta da anni in prodotti come questo. Perseguire il sogno, emanciparsi, fallire, rialzarsi, rimettersi in carreggiata, credere in se stessi e nel proprio talento, non svilirsi e affermare il proprio valore senza comprottersi e - naturalmente - trovare inaspettatamente l'amore della vita (nel giro di una settimana) sono tutti più o meno topic narrativi del genere commedia romantica per adolescenti. Tanto affermati che lo sono ancora oggi come un ventennio fa: ne sono esempi lampanti "Burlesque", "Crossroads", "Save the Last Dance", Step-Up", "Honey" come una volta lo erano stati "Flashdance" e "Dirty Dancing".
In questo caso specifico cambiano solo le motivazioni e gli ostacoli che la protagonista deve affrontare e, naturalmente, l'aspetto legato alla sensualità che, a dire il vero, per il genere è un po' insolito. Credo, però, che la giustificazione stia semplicemente nel fatto che il film si ispira all'articolo apparso su GQ "The Muse of the Coyote Ugly Saloon" di Elizabeth Gilbert, che parla proprio del bar Coyote Ugly che apre nel '93 nell'East Village.
Comunque, in definitiva, la pellicola ha - rivista a 14 anni di distanza - ancora una sua spinta personale, capace di magnetizzare lo sguardo sui balletti delle bariste e di (ri)lanciare la nostalgia per una canzone che, al tempo, fu di enorme successo. Quindi, per chiudere, la scelta di rivedere questo film è stata divertente (per il tuffo nel passato) e nemmeno troppo spiacevole.
Ps. Tra le ragazze del Coyote anche Maria Bello e Tyra Banks.
Box Office: $113,916,474
Consigli: Un po' teen, un po' romance, un po' chick flick, "Le ragazze del Coyote Ugly" è una specie di cult nel suo genere. Può non piacere, perché di certo non è un capolavoro e rimescola sempre i soliti elementi senza aggiungere quasi nulla di nuovo nel genere delle pellicole romantiche, ma di sicuro l'idea che sta dietro al titolo di questo film ha colpito nel segno, nell'immaginario collettivo. Se non l'avete mai visto vale la pena di scoprire da dove deriva il bizzarro nome del locale. Se lo avete già visto, può valere la pena rivederlo per ritrovare il confortante mondo di buoni sentimenti, indiscussi talenti e virtuosi protagonisti che questa pellicola ripropone. Si torna indientro di 14 anni e ci si può tranquillamente lasciar trasportare dalla storia. E cantare nel finale!
Parola chiave: Contratto discografico.

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Bengi

mercoledì 3 settembre 2014

Film 767 - La sedia della felicità

Caldamente consigliato dai miei, sono corso a vederlo al cinema all'aperto.

Film 767: "La sedia della felicità" (2013) di Carlo Mazzacurati
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Persi i primi 5 minuti di proiezione, il mio approccio al film coincide con il viso - mai così stropicciato - di Valerio Mastandrea che correrà in aiuto di una Isabella Ragonese - francamente non sempre all'altezza delle aspettative - in un full immersion nella storia del racconto che all'inizio ho faticato ad agganciare. In realtà questo primo episodio in una non ben localizzata tenuta svuotata di ogni arredo - dall'unico quadro lasciato appeso ho intuito che il film fosse cominciato con la fugace apparizione di una Katia Ricciarelli in punto di morte - sarà solo pretesto per cominciare l'avventura, vera e propria caccia al tesoro contemporanea. Il ricco bottino c'è, manca la tradizionale mappa che, nel 2014, lascia il posto alla geolocalizzazione e l'uso del computer, tutto in funzione della ricerca di un gruppo di sedie appartenute alla defunta, in una delle quali sarebbe nascosta l'immensa fortuna.
L'idea di partenza, anche se non originale, è anche stuzzicante, specialmente perché essendo una commedia si presume vi saranno episodi divertenti, surreali o anche grotteschi, nella speranza di una risata genuina. Ora, io sicuramente partivo con un'ampia aspettativa di smentire il mio classico atteggiamento prevenuto nei confronti del cinema italiano, però qui proprio non mi ci siamo, non mi ha fatto ridere. Ok qualche gag, magari un sorriso, ma per come mi era stato sponsorizzato e, soprattutto, considerate le svariate candidature ai David di Donatello 2014 raccolte (tra cui Miglior film!), non mi aspettavo un capolavoro, ma un buon lavoro sì.
Come dicevo, la Ragonese non è sempre all'altezza; certi personaggi-macchiette stereotipate sono imbarazzanti e resi talmente caricati da superare lo stereotipo stesso (l'inopportuna costante della signora sadomaso, che alla terza apparizione davvero non ha più nulla da dire, ma anche l'infelice scelta di Natalino Balasso, ormai brutta copia di se stesso); il nonsense di certe scene (ne cito due: Mastandrea che si addormenta all'All You Can Eat giapponese - e già qui... - e si risveglia chiuso dentro dalla proprietaria, che si scoprirà poi ospitare anche un bambino malato nel retro del ristorante; il pastore muto che rapisce la Ragonese e, santificata, la mette in sella a un asino portandola in giro per la vallata); il fatto che in Italia, nel 2014, l'accezione di tesoro sia ancora quella de "I Goonies" o dei pirati, legati all'immagine del gioiello sbrilluccicante da ricercare nell'imbottitura di una sedia (mi immagino Oliver Stone che scrive questa sceneggiatura e sostituisce alla tiara della bisnonna un pacco di azioni e al girocollo della zia l'equazione del millennio per frodare la borsa); infine ho trovato brutta e inutile la gag con l'orso, non solo perché realizzata in modo becero, ma anche perché ricalca una comicità stantia e superata, sfacciata nel proporre qualcosa di palesemente finto e farlo giocandoci pure sopra (questa la mia opinione, in evidente controtendenza col resto del pubblico, che rideva sguaiato).
Detto tutto questo, non voglio puntare il dito contro "La sedia della felicità" e dire che, tutto sommato, fa cagare (e scusate l'espressione), però io al giorno d'oggi dalla commedia italiana non solo mi aspetto di più, voglio di più. Non voglio effetti speciali, né un budget milionario, né attori di grido: una bella storia, originale o almeno che abbia un punto di vista personale, che faccia ridere e lo faccia non con un costume di un orso farlocco che rincorre per la valle il malcapitato di turno, ma con delle idee serie, vere. Qui non c'è nulla del genere ed è un peccato. Per due motivi: uno, perché dimostra che in Italia pare che il meglio del meglio che abbiamo al momento - almeno sul fronte commedia - sia questo; due perché a quanto pare siamo in un Paese che considera questo esempio di cinema come addirittura premiabile. "Smetto quando voglio" è sicuramente un esempio di comemdia nostrana contemporanea più sensato e, a mio avviso, meritevole di successo e attenzione. Questa pellicola, sinceramente, no.
Dimenticavo... Valerio Mastandrea è ormai una certezza.
Box Office: € 1.364.661
Consigli: Nonostante la mia evidente delusione nei confronti di questa pellicola, penso la si possa ritenere adattabile ad una qualunque serata spegni-cervello che comporti la necessità di un divano in relax. Non è né originale, né particolarmente coinvolgente, ma di sicuro non impegna o richiede particolare attenzione.
Parola chiave: Sedia.

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Bengi

martedì 2 settembre 2014

Italian mistakes: Neighbors & Out of the Furnace

Ormai lo sappiamo, in Italia la precisione - soprattutto quando si tratta di tradurre titoli di pellicole - lascia molto a desiderare.
Ultimo esempio in ordine cronologico è "Neighbors", che la Universal Pictures italiana rititola "Cattivi vicini", di cui però sbaglia a scrivere il titolo originale nei credits della locandina ufficiale.
Nella versione distribuita da noi del poster, infatti, si passa da "Neighbors" a "Bad Neighbours" che non è il titolo originale del film, bensì quello alternativo che la produzione ha utilizzato per alcuni mercati europei (come Regno Unito, Danimarca, Svezia).

Ma questo è niente in confronto al vero e proprio gioco all'errore che è riuscita ad istituire la Indie Pictures con la locandina del film "Il fuoco della vendetta - Out of the Furnace". Totalmente privo di riferimenti a qualsivoglia tipo di premio nella versione originale, il poster italiano è stato invece invaso da una pioggia di Oscar a caso: 2 statuette sono state conferite a Christian Bale che ha, sì, avuto due candidature, ma solo una si è di fatto tramutata in vittoria ("The Fighter"); Woody Harrelson, invece, sembrerebbe aver vinto addirittura due premi, quando in realtà è stato solamente nominato due volte ("Larry Flynt - Oltre lo scandalo", "Oltre le regole - The Messenger"), esattamente come il 'compagno di locandina' Willem Dafoe le cui credenziali, però, sono corrette. Infine viene totalmente ignorata la candidatura all'Oscar di Sam Shepard (per "Uomini veri") che, al pari di Casey Affleck, avrebbe avuto diritto a vedersela riconosciuta alla voce 'nominato'.
Insomma, un gran pasticcio che denota un maldestro lavoro di marketing pubblicitario eseguito con superficialità o inesperienza.