lunedì 8 settembre 2014

Film 770 - Elysium

Una pellicola che volevo recuperare da qualche tempo.

Film 770: "Elysium" (2013) di Neill Blomkamp
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Visto lo scarso successo commerciale e le voci che mi erano giunte, non ero esattamente sicuro mi sarebbe piaciuto questo "Elysium". Tutto sommato, invece, me lo sono goduto.
Dico 'tutto sommato' perché non parliamo di un prodotto innovativo o di un capolavoro cinematografico, ma nemmeno lo sconclusionato blockbuster tutto effetti speciali e nient'altro che mi aspettavo. Forse il vero problema di questa pellicola è che risulta semplicemente come l'ennesia del suo genere - quello distopico di fantascienza ultimamente tanto caro a Tom Cruise - e soffre, come hanno sofferto altri prodotti simili prima di lui ("Oblivion", "Edge of Tomorrow - Senza domani"), di quello che si potrebbe definire un calo di popolarità.
La storia è sempre la stessa, cambiano solo i motivi per cui l'elemento pacificamente integrato nel suo 'sistema' diventi eroe solitario capace di vincere il sistema che soggioca lui e il popolo, causandone la liberazione in ultima battuta. Poco male, allora, se si sceglie che il gioco valga la candela. Per quanto riguarda "Elysium", rendono assolutamente accettabile la visione i bellissimi effetti speciali e la presenza di una cattivissima Jodie Foster, per troppo tempo lontana dal grande schermo.
Il risultato finale, comunque, richiama vagamente anche la pellicola d'esordio cinematografico del regista Neill Blomkamp "District 9": non solo per la presenza dell'attore Sharlto Copley in entrambi i film, ma soprattutto per l'evoluzione ibrida dei suoi protagonisti, che in entrambe le storie fondono il loro DNA con organismi estranei - lì alieni, qui componenti robotiche - e si muovono per un tempo del racconto che è scandito tachicardicamente da un conto alla rovescia per la vita.
In ogni caso, questione di gusti, ho assolutamente preferito questo film al precedente - e clamorosamente di successo - "District 9" che, all'epoca, mi era parso privo di particolari motivi di rilievo che giustificassero le 4 nomination all'Oscar tra cui Miglior film (bah!).
In conclusione, per tornare ad "Elysium", un film di fantascienza con un minimo di morale (equità sociale) ed un largo uso di effetti speciali, con un Matt Damon protagonista che è pompato da far paura (43 anni wow) e una realizzazione che è degna del miglior blockbuster. Migliore, per esempio, di quel "World War Z" che ha incassato 254 milioni di dollari in più, ma che non ha nulla di più di questo film (se escludiamo, chiaramente, al voce Brad Pitt). Insomma, considerato cosa riesce ad ottenere successo al cinema al giorno d'oggi, si sarebbe potuto ipotizzare un risultato ben migliore per questa pellicola al box-office (dove pure ha esordito alla #1), che però non si è verificato. Né male né bene: il film è carino, ma nulla di più.
Box Office: $286,140,700
Consigli: Per una serata nello spazio o che ipotizzi un futuro dove ricchi e poveri siano tanto separati da vivere su pianeti differenti, questo è il film giusto. Anche per gli appassionati di effetti speciali o, inevitabilmente, per i fan di Damon o Foster. Per gli altri "Elysium" può rappresentare una buona distrazione serale capace di intrattenere dignitosamente senza stancare o annoiare. Non molto di più, però.
Parola chiave: Radiazioni.

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Bengi

venerdì 5 settembre 2014

Film 769 - Sherlock Holmes - Gioco di ombre

Ho comprato il DVD a Rimini, così al ritorno dal weekend di Ferragosto ho voluto subito rivederlo!

Film 769: "Sherlock Holmes - Gioco di ombre" (2011) di Guy Ritchie
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: La prima visione al cinema era stata estremamente deludente per uno che aveva adorato il primo film di Ritchie. Troppo meccanico il risultato, meno naturale e spensierato di "Sherlock Holmes" e troppo, troppo intricato. Lo spettatore fatica a capire dove si voglia andare a parare e la storia lo rende forzatamente passivo, costretto a subirla senza riuscire nel tentativo di indovinare almeno i trucchetti o misteriucci più alla portata. Questo è, evidentemente, un peccato per una pellicola che fa della deduzione il suo cavallo di battaglia. La lotta che si instaura tra Holmes/Robert Downey Jr. e Moriarty/Jared Harris costringe la sceneggiatura ad alzare la posta in gioco, spianando la strada o per la genialità o per un'eccessiva complessità. A mio avviso qui vince decisamente la seconda e anche se adeguare i toni per le due menti in gioco era necessario, la conseguenza qui è che c'è un gioco a due che taglia troppo spesso fuori il resto del mondo. Ed è il limite più grande di "Sherlock Holmes: A Game of Shadows".
D'altro canto, una seconda visione mi ha fatto bene e addolcito nei confronti di film (anche se forse dalla premessa non sembrerebbe). Rimango dell'opinione che sia meno coinvolgente dell'altro, troppo attento a costruire il duello del secolo e infarcire ciò che c'è in mezzo con troppe cose, però tutto sommato - e scottatura da disillusione passata - non c'è male.
I grandi punti a favore qui sono tutti per la coppia Robert Downey Jr. - Jude Law a cui aggiungo un + grazie al coinvolgimento nel progetto di Noomi Rapace, una che sa fare il suo mestiere. Bene anche la regia di Ritchie, sempre molto personale anche quando è al servizio di un franchise commerciale tutto esplosione e lotte corpo a corpo. Ottima la colonna sonora di Hans Zimmer che, come nel precedente, accompagna le immagini con potenza e una melodia assolutamente peculiare; bella anche la fotografia.
Per tirare le somme, quindi, direi che in fin dei conti il risultato è godibile, anche se ripetto al primo film questo non mantiene lo standard. Film 367 - Sherlock Holmes - Gioco di ombre
Box Office: $545,448,418
Consigli: "Sherlock Holmes" è meglio di "Sherlock Holmes 2", anche se non posso dire che il secondo sia brutto. Sono entrambe pellicole affascinanti, grazie soprattutto al contributo di Downey Jr. che è magnetico in scena, e ben realizzate. Questa è solo un po' meno ben riuscita dell'altra.
Parola chiave: Intervento facciale.

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Bengi

giovedì 4 settembre 2014

Film 768 - Le ragazze del Coyote Ugly

Al grido di 'rivanghiamo il passato', ecco una delle pellicole che aveva certamente colpito il mio immaginario di preadolescente.

Film 768: "Le ragazze del Coyote Ugly" (2000) di David McNally
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Supercult dei teen movie a stampo musical, "Coyote Ugly" è riuscito certamente a lasciare un suo segno. Le ragazze che ballano sul bancone servendo da bere innalzandosi a un livello di emancipazione femminile che passa per cameratismo, postfemminismo e 'girl power', sono entrate di sicuro nell'immaginario - non si sa quanto vasto, lo riconosco - delle (e degli) adolescenti che nel 2000 si sgolavano a ritmo di "Can't Fight the Moonlight" e sognavano di scatenarsi pazzi sul bancone di un bar.
Certamente va riconosciuta alla pellicola questa buona idea che fa presa sullo spettatore, abbastanza d'impatto da trascinare per intero il film. "Le ragazze del Coyote Ugly", infatti, non è nulla di che nel complesso e, anzi, certi livelli di miele e occhi a cuore sono, eredità del decennio precedente, rivissuti oggi non solo fanno venire la carie, ma anche ridere.
La favola di Violet/Piper Perabo che si trasferisce dal New Jersey a New York per sfondare come cantante, ma ha la fobia del pubblico è, se la si guarda più nel dettaglio, la stessa che l'industria del cinema americano racconta da anni in prodotti come questo. Perseguire il sogno, emanciparsi, fallire, rialzarsi, rimettersi in carreggiata, credere in se stessi e nel proprio talento, non svilirsi e affermare il proprio valore senza comprottersi e - naturalmente - trovare inaspettatamente l'amore della vita (nel giro di una settimana) sono tutti più o meno topic narrativi del genere commedia romantica per adolescenti. Tanto affermati che lo sono ancora oggi come un ventennio fa: ne sono esempi lampanti "Burlesque", "Crossroads", "Save the Last Dance", Step-Up", "Honey" come una volta lo erano stati "Flashdance" e "Dirty Dancing".
In questo caso specifico cambiano solo le motivazioni e gli ostacoli che la protagonista deve affrontare e, naturalmente, l'aspetto legato alla sensualità che, a dire il vero, per il genere è un po' insolito. Credo, però, che la giustificazione stia semplicemente nel fatto che il film si ispira all'articolo apparso su GQ "The Muse of the Coyote Ugly Saloon" di Elizabeth Gilbert, che parla proprio del bar Coyote Ugly che apre nel '93 nell'East Village.
Comunque, in definitiva, la pellicola ha - rivista a 14 anni di distanza - ancora una sua spinta personale, capace di magnetizzare lo sguardo sui balletti delle bariste e di (ri)lanciare la nostalgia per una canzone che, al tempo, fu di enorme successo. Quindi, per chiudere, la scelta di rivedere questo film è stata divertente (per il tuffo nel passato) e nemmeno troppo spiacevole.
Ps. Tra le ragazze del Coyote anche Maria Bello e Tyra Banks.
Box Office: $113,916,474
Consigli: Un po' teen, un po' romance, un po' chick flick, "Le ragazze del Coyote Ugly" è una specie di cult nel suo genere. Può non piacere, perché di certo non è un capolavoro e rimescola sempre i soliti elementi senza aggiungere quasi nulla di nuovo nel genere delle pellicole romantiche, ma di sicuro l'idea che sta dietro al titolo di questo film ha colpito nel segno, nell'immaginario collettivo. Se non l'avete mai visto vale la pena di scoprire da dove deriva il bizzarro nome del locale. Se lo avete già visto, può valere la pena rivederlo per ritrovare il confortante mondo di buoni sentimenti, indiscussi talenti e virtuosi protagonisti che questa pellicola ripropone. Si torna indientro di 14 anni e ci si può tranquillamente lasciar trasportare dalla storia. E cantare nel finale!
Parola chiave: Contratto discografico.

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Bengi

mercoledì 3 settembre 2014

Film 767 - La sedia della felicità

Caldamente consigliato dai miei, sono corso a vederlo al cinema all'aperto.

Film 767: "La sedia della felicità" (2013) di Carlo Mazzacurati
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Persi i primi 5 minuti di proiezione, il mio approccio al film coincide con il viso - mai così stropicciato - di Valerio Mastandrea che correrà in aiuto di una Isabella Ragonese - francamente non sempre all'altezza delle aspettative - in un full immersion nella storia del racconto che all'inizio ho faticato ad agganciare. In realtà questo primo episodio in una non ben localizzata tenuta svuotata di ogni arredo - dall'unico quadro lasciato appeso ho intuito che il film fosse cominciato con la fugace apparizione di una Katia Ricciarelli in punto di morte - sarà solo pretesto per cominciare l'avventura, vera e propria caccia al tesoro contemporanea. Il ricco bottino c'è, manca la tradizionale mappa che, nel 2014, lascia il posto alla geolocalizzazione e l'uso del computer, tutto in funzione della ricerca di un gruppo di sedie appartenute alla defunta, in una delle quali sarebbe nascosta l'immensa fortuna.
L'idea di partenza, anche se non originale, è anche stuzzicante, specialmente perché essendo una commedia si presume vi saranno episodi divertenti, surreali o anche grotteschi, nella speranza di una risata genuina. Ora, io sicuramente partivo con un'ampia aspettativa di smentire il mio classico atteggiamento prevenuto nei confronti del cinema italiano, però qui proprio non mi ci siamo, non mi ha fatto ridere. Ok qualche gag, magari un sorriso, ma per come mi era stato sponsorizzato e, soprattutto, considerate le svariate candidature ai David di Donatello 2014 raccolte (tra cui Miglior film!), non mi aspettavo un capolavoro, ma un buon lavoro sì.
Come dicevo, la Ragonese non è sempre all'altezza; certi personaggi-macchiette stereotipate sono imbarazzanti e resi talmente caricati da superare lo stereotipo stesso (l'inopportuna costante della signora sadomaso, che alla terza apparizione davvero non ha più nulla da dire, ma anche l'infelice scelta di Natalino Balasso, ormai brutta copia di se stesso); il nonsense di certe scene (ne cito due: Mastandrea che si addormenta all'All You Can Eat giapponese - e già qui... - e si risveglia chiuso dentro dalla proprietaria, che si scoprirà poi ospitare anche un bambino malato nel retro del ristorante; il pastore muto che rapisce la Ragonese e, santificata, la mette in sella a un asino portandola in giro per la vallata); il fatto che in Italia, nel 2014, l'accezione di tesoro sia ancora quella de "I Goonies" o dei pirati, legati all'immagine del gioiello sbrilluccicante da ricercare nell'imbottitura di una sedia (mi immagino Oliver Stone che scrive questa sceneggiatura e sostituisce alla tiara della bisnonna un pacco di azioni e al girocollo della zia l'equazione del millennio per frodare la borsa); infine ho trovato brutta e inutile la gag con l'orso, non solo perché realizzata in modo becero, ma anche perché ricalca una comicità stantia e superata, sfacciata nel proporre qualcosa di palesemente finto e farlo giocandoci pure sopra (questa la mia opinione, in evidente controtendenza col resto del pubblico, che rideva sguaiato).
Detto tutto questo, non voglio puntare il dito contro "La sedia della felicità" e dire che, tutto sommato, fa cagare (e scusate l'espressione), però io al giorno d'oggi dalla commedia italiana non solo mi aspetto di più, voglio di più. Non voglio effetti speciali, né un budget milionario, né attori di grido: una bella storia, originale o almeno che abbia un punto di vista personale, che faccia ridere e lo faccia non con un costume di un orso farlocco che rincorre per la valle il malcapitato di turno, ma con delle idee serie, vere. Qui non c'è nulla del genere ed è un peccato. Per due motivi: uno, perché dimostra che in Italia pare che il meglio del meglio che abbiamo al momento - almeno sul fronte commedia - sia questo; due perché a quanto pare siamo in un Paese che considera questo esempio di cinema come addirittura premiabile. "Smetto quando voglio" è sicuramente un esempio di comemdia nostrana contemporanea più sensato e, a mio avviso, meritevole di successo e attenzione. Questa pellicola, sinceramente, no.
Dimenticavo... Valerio Mastandrea è ormai una certezza.
Box Office: € 1.364.661
Consigli: Nonostante la mia evidente delusione nei confronti di questa pellicola, penso la si possa ritenere adattabile ad una qualunque serata spegni-cervello che comporti la necessità di un divano in relax. Non è né originale, né particolarmente coinvolgente, ma di sicuro non impegna o richiede particolare attenzione.
Parola chiave: Sedia.

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Bengi

martedì 2 settembre 2014

Italian mistakes: Neighbors & Out of the Furnace

Ormai lo sappiamo, in Italia la precisione - soprattutto quando si tratta di tradurre titoli di pellicole - lascia molto a desiderare.
Ultimo esempio in ordine cronologico è "Neighbors", che la Universal Pictures italiana rititola "Cattivi vicini", di cui però sbaglia a scrivere il titolo originale nei credits della locandina ufficiale.
Nella versione distribuita da noi del poster, infatti, si passa da "Neighbors" a "Bad Neighbours" che non è il titolo originale del film, bensì quello alternativo che la produzione ha utilizzato per alcuni mercati europei (come Regno Unito, Danimarca, Svezia).

Ma questo è niente in confronto al vero e proprio gioco all'errore che è riuscita ad istituire la Indie Pictures con la locandina del film "Il fuoco della vendetta - Out of the Furnace". Totalmente privo di riferimenti a qualsivoglia tipo di premio nella versione originale, il poster italiano è stato invece invaso da una pioggia di Oscar a caso: 2 statuette sono state conferite a Christian Bale che ha, sì, avuto due candidature, ma solo una che si è di fatto tramutata in vittoria ("The Fighter"); Woody Harrelson, invece, sembrerebbe aver vinto addirittura due premi, quando in realtà è stato solamente nominato due volte ("Larry Flynt - Oltre lo scandalo", "Oltre le regole - The Messenger"), esattamente come il 'compagno di locandina' Willem Dafoe le cui credenziali, però, sono corrette. Infine viene totalmente ignorata la candidatura all'Oscar di Sam Shepard (per "Uomini veri") che, al pari di Casey Affleck, avrebbe avuto diritto a vedersela riconosciuta alla voce 'nominato'.
Insomma, un gran pasticcio che denota solamente un maldestro lavoro di marketing pubblicitario eseguito con superficialità o inesperienza.

lunedì 1 settembre 2014

Film 765 - 22 Jump Street

Il primo film mi era piaciuto ed ero curioso di vedere se con il secondo sarebbero stati in grado di mantenere le aspettative.

Film 765: "22 Jump Street" (2014) di Phil Lord, Christopher Miller
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non me lo aspettavo proprio, ma questo sequel è assolutamente meglio dell'originale: se "21 Jump Street" era stato davvero carino, questo secondo episodio del franchise mi ha fatto ridere come non succedeva da tempo!
Surreale, ironico, scurrile, assurdo e maledettamente divertente, "22 Jump Street" riesce a giocarsi delle trovate veramente geniali (come i titoli di coda concepiti come locandine di innumerevoli sequel della saga, in cui compaiono in un cameo Seth Rogen e Anna Faris) mantenendo sempre l'attenzione dello spettatore, catturato dall'alchimia "bromance" tra Channing Tatum e Jonah Hill, affiatatissimi e davvero perfetti per il loro ruolo.
Trovo molto azzeccata anche la scelta di spingere tantissimo sulla somiglianza tra questo episodio e il precedente, spingendo chi guarda a credere nella banale scelta di replicare un meccanismo risultato già vincente in precedenza. Sarà proprio quest'ottica del 'già visto' ad influenzare la trama di questo "22", regalando chiaramente un colpo di scena che porterà alla conclusione più che inaspettata!
In generale, quindi, sono rimasto veramente sorpreso guardando questo film, perché non mi aspettavo proprio che potesse piacermi così tanto. Ricalca - falsamente - le orme del precedente, ironizza praticamente su qualunque cosa (e l'autoironia dei protagonisti è uno degli assi nella manica), architetta scene da perfetto film d'azione e le condisce in salsa comica, mette il turbo in un finale che oltre a far scintille, fa morire dal ridere. Tutto questo, naturalmente, all'insegna di un disimpegno più totale. Se si fa a patti con questa evidenza, non si potrà che amare "22 Jump Street".
Box Office: $314,367,743
Consigli: "Agli agenti Schmidt e Jenko viene affidato l'incarico di svolgere una missione sotto copertura in un college locale per indagare su un'associazione criminale all'interno di una confraternita studentesca." [Wiki]
Un po' "21 Jump Street", un po' "Cattivi vicini", un po' "Facciamola finita ", un po' commedia demenziale ambientata al liceo e, ancora, un po' action-poliziesco. Insomma, questa storia riesce a combinare un gran numero di generi, riuscendo però a creare qualcosa di abbastanza personale e caratteristico. La coppia Hill-Tatum è affiatatissima anche in questo secondo episodio e rendono le gag della trama in maniera davvero divertente. Ben scritto e architettato, in generale converrebbe vedere prima "21", ma è un'action-comedy che funziona lo stesso anche se presa da sola. Ottimo risultato.
Parola chiave: Spring Break.

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Bengi

domenica 31 agosto 2014

Venezia 71: nomination & vincitori

Per la prima volta nella storia del Festival, il presidente di giuria è un compositore. Non uno a caso, chiaramente, ma nientemeno che il bravissimo Alexandre Desplat, 6 volte candidato al premio Oscar, vincitore di un Golden Globe, oltre che parecchi César in patria. Venezia 71 fa, così, una scelta molto interessante e dimostra di sapersi distinguere ancora nel panorama internazionale per spirito di iniziativa.
Il festival, come è ovvio, è già in corso, quindi provvedo subito a riportare tutta la lista dei film in concorso nelle principali sezioni, in attesa di scoprire quali saranno i vincitori - annunciati il 6 settembre - di questa edizione 2014!

Film in gara per il Leone d'Oro 2014

The Cut di Fatih Akın (Germania/Francia/Italia/Russia/Canada/Polonia/Turchia)
A pigeon sat on a branch reflecting on existence (En duva satt på en gren och funderade på tillvaron) di Roy Andersson
(Svezia/Germania/Norvegia/Francia)
99 Homes di Ramin Bahrani (USA)
Tales (Ghesseha) di Rakhshan Bani e'Temad (Iran)
Le rançon de la glorie di Xavier Beauvois (Francia/Belgio/Svizzera)
Hungry Hearts di Saverio Costanzo (Italia)
Le dernier coup de marteau di Alix Delaporte (Francia)
Pasolini di Abel Ferrara (Francia/Belgio/Italia)
Manglehorn di David Gordon Green (USA)
Birdman di Alejandro González Iñárritu (USA)
3 coeurs di Benoît Jacquot (Francia)
The Postman's White Nights (Belye nochi pochtalona alekseya trayapitsyna) di Andrei Konchalovsky (Russia)
Il giovane favoloso di Mario Martone (Italia)
Sivas di Kaan Müjdeci (Turchia)
Anime nere di Francesco Munzi (Italia/Francia)
Good Kill di Andrew Niccol (USA)
Loin des hommes di David Oelhoffen (Francia)
The Look of Silence di Joshua Oppenheimer (Danimarca/Finlandia/Norvegia/Indonesia/Gran Bretagna)
Fires on the Plain (Nobi) di Shinya Tsukamoto (Giappone)
Red Amnesia (Chuangru zhe) di Xiaoshuai Wang (Cina)

Orizzonti
(il presidente di giuria è Ann Hui)
Theeb di Naji Abu Nowar (Giordania/Emirati Arabi Uniti/Qatar/Gran Bretagna)
Line of Credit (Kreditis Limiti) di Salome Alexi (Georgia/Germania/Francia)
Senza nessuna pietà di Michele Alhaique (Italia)
Cymbeline di Michael Almereyda
La vita oscena di Renato De Maria (Italia)
Near Death Experience di Benoît Delépine e Gustave Kervern (Francia)
Réalité di Quentin Dupieux (Francia/Belgio)
Goodnight Mommy (Ich seh/Ich seh) di Veronika Frank e Severin Fiala (Austria)
Hill of Freedom (Jayueui onduk) di Sangsoo Hong (Corea del Sud)
Bypass di Duane Hopkins (Gran Bretagna)
The President di Mohsen Makhmalbaf (Georgia/Francia/Gran Bretagna/Germania)
Your Right Mind di Ami Canaan Mann (USA)
Belluscone - Una storia siciliana di Franco Maresco (Italia)
Nabat di Elchin Musaoglu (Azerbaijan)
Heaven knows what di Josh Safdie e Ben Safdie (USA/Francia)
These are the rules (Takva su pravila) di Ognjen Svilicic (Croazia/Francia/Serbia/Macedonia)
Court di Chaitanya Tamhane (India)

Cortometraggi
La bambina (Bache) di Ali Asgari (Italia/Iran)
Lift you up di Ramin Bahrani (USA)
Ferdinand Knapp di Andrea Baldini (Francia)
Great Heat (Da shu) di Tao Chen (Cina)
Mademoiselle di Guillame Gouix (Francia)
Castillo y el armado di Pedro Harres (Brasile)
Daily bread (Pat - Lehem) di Idan Hubel (Israele)
L'attesa del maggio di Simone Massi (Italia)
3/105 di Avelina Prat e Diego Opazo (Spagna)
Maryam di Sidi Saleh (Indonesia)
Art (Arta) di Adrian Sitaru (Romania)
Era apocrypha di Brendan Sweeny (USA)
Cams di Carl-Johan Westregård (Svezia)
In overtime (Fi al waqt al dae'a) di Rami Yasin (Giordania/Palestina)

Bengi

venerdì 29 agosto 2014

Film 764 - Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie

Molto, molto curioso di federe questo film di cui avevo sentito un sacco parlare (bene)!

Film 764: "Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie" (2014) di Matt Reeves
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Di pianeta delle scimmie si tratta e di scimmie si parla. Sempre loro, tutto il tempo. Sono le uniche vere protagoniste di questo sequel ben architettato e gestito di "L'alba del pianeta delle scimmie". Ci si poteva aspettare altro? Io, ad essere sincero, mi ero immaginato la solita onnipresenza umana, così questo spiccato punto di vista "animale" mi ha colpito e interessato.
Daltronde era già intuibile dalla copertina del film - dove sono le scimmie a farla da padrone - e coerentemente fino all'ultimo, coi titoli di coda - Andy Serkis/Cesare è il primo del cast a comparire -, si porta avanti questa scelta. La quale è assolutamente coerente con quello che ormai mi sembra l'intento globale di questa trilogia, ovvero analizzare questa umanizzazione dell'animale e creare un parallelismo tra la nostra società e la loro.
Scrollato del lavoro di fiction, che nella specifica del blockbuster vive di colpi di scena ed effetti speciali, bisogna ammettere che il lavoro fatto qui è buono e inaspettatamente plausibile. Si parte piano, analizzando i due campi d'azione - quello del villaggio di Cesare e quello di pochi umani sopravvissuti al virus - e i rispettivi rappresentanti, in una contrapposizione delle parti che è, nell'intimità del rifugio, in realtà meno diversa di quanto ogni parte pensi dell'altra. L'evolversi della storia farà prendere la necessaria piega inaspettata, fino a catastrofiche conclusioni tra cui una guerra aperta che a vederla sullo schermo si rimane basiti: scimmie a cavallo che brandiscono mitra e sparano sulla folla umana.
Sulla carta, francamente, parrebbe più che altro una boiata. Al contrario, il piglio serio, la persistente tensione, gli ottimi snodi della trama tramutano quello che poteva essere ridicolo in assolutamente plausibile ed emotivamente coinvolgente.
Insomma, a ben vedere questo "Dawn of the Planet of the Apes" (sorvoliamo sull'assurdità del titolo italiano, soprattutto considerato quello scelto per la pellicola precedente) è un ottimo sequel, che sposta l'attenzione dall'uomo alla sua cavia ormai indipendente ed emancipata, tanto umanizzata da finire negli stessi tranelli di disumanizzazione che le infinite storie dell'uomo - cinematografiche e non - ci hanno raccontato. E' interessante il parallelismo e il gioco delle plausibilità che la sceneggiatura mette in moto, capace di solleticare la mente dello spettatore che gioca con l'idea che uno scenario del genere possa essere (spaventosamente?) possibile. Insomma, oltre al classico intrattenimento da film commerciale, anche numerosi spunti su cui porsi qualche domanda, oltre che l'entusiasmo per una così riuscita realizzazione.
Box Office: $555,301,955
Consigli: Gli umani Gary Oldman, Keri Russell e Jason Clarke si scontrano con i primati Andy Serkis, Toby Kebbell e Judy Greer in una guerra allo specchio che sa di primordiale. Cosa sancisce cosa sia "umano" e cosa "bestiale", cosa divide l'uomo dalla scimmia (per di più geneticamente modificata)? In questo caos di pensieri ed emozioni il film riesce ad inserire anche dinamiche sociali ben descritte e una dose di azione/tensione degna del miglior cinema commerciale. Effetti speciali essenziali e ben realizzati, storia ben scritta e perfettamente collegata con la pellicola che 3 anni fa ci ha riportato tutti nel pianeta delle scimmie. Forse un pelo lungo, ma per il resto vale la pena di vederlo, specialmente se preceduto da "L'alba del pianeta delle scimmie".
Parola chiave: Koba.

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Bengi

mercoledì 27 agosto 2014

Film 763 - Le colline hanno gli occhi

Una serata all'insegna dell'horror ha sempre il suo perché!

Film 763: "Le colline hanno gli occhi" (2006) di Alexandre Aja
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Le colline, qui, avranno pure gli occhi, ma quelli dello spettatore rischiano spessisimo di chiudersi durante la visione. Già, perché a parte qualche spavento causato da una comparsa improvvisa o qualche urlo dopo un protratto silenzio, di fatto la trama non mostra molto altro che vada oltre un'ostentazione voyeristica della malformazione fisica e della violenza. Non credo sia un caso che la chiave di accesso a tutti i "misteri" di questo film sia già ampiamente decodificabile dai titoli di testa nuclear-friendly che mostrano un'analisi per immagini inquietante quanto enfatizzata delle conseguenze dell'atomica.
L'apertura alla facilissima decodifica dei temi chiave di questo pseudo-horror a tinte splatter sarà da individuare in un intento più che altro remunerativo piuttosto che innovativo, ma rimane il fatto che la mancanza di idee e la realizzazione un po' sciatta alla lunga non fanno che tediare chi guarda.
Ho trovato sorprendentemente strano che mi avessero dipinto "The Hills Have Eyes" come un horror abbastanza spaventoso e probabilmente anche questo ha contribuito ad innalzare considerevolmente le mie aspettative rispetto a un prodotto che supponevo mi avrebbe spaventato o inquietato. Il risultato finale di questa pellicola, invece, è piuttosto mediocre, indeciso tra una connotazione 'spaventosa' e una più brutalmente violenta (leggi splatter) che di fatto vanifica ogni sforzo di caratterizzazione più personale. Insomma, assolutamente nulla di che.
Box Office: $69,623,713
Consigli: Remake dell'originale di Wes Craven, con qualche viso noto - Emilie de Ravin da "Lost", Vinessa Shaw ora in tv con "Ray Donovan" e la candidata all'Oscar per "Apollo 13" Kathleen Quinlan -, la scena che si svolge nella classica zona isolata, una mostruosa comunità violenta e deforme che preda le persone e non molto altro, questo "Le colline hanno gli occhi" è più che altro caratterizzato dalla noia. Pochissimi colpi di scena, un affidamento troppo facile a banalità e stereotipi o già visti o poco interessanti e, nonostante questo, c'è perfino un sequel (di minor successo): "Le colline hanno gli occhi 2". Se è simile a al primo episodio, direi che è un franchise evitabile.
Parola chiave: Test nucleari.

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Bengi

lunedì 25 agosto 2014

Film 762 - Dragon Trainer

Il seuqel al cinema dal 16 agosto, non potevamo non ripassare!

Film 762: "Dragon Trainer" (2010) di Dean DeBlois, Chris Sanders
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: In preparazione del secondo, non poco atteso, capitolo abbiamo rivisto "How to Train Your Dragon" che è veramente un cartoon ben fatto.
Ben scritto, con una bella storia di amicizia e formazione, che striza l'occhio alla disabilità e lancia la doppia morale: non giudicare un libro dalla copertina, non disprezzare/maltrattare qualcosa/qualcuno solo perché ci spaventa. Salvati i draghi dalla schiavitù, infatti, Hiccup/Jay Baruchel diventa non solo l'eroe del suo popolo (e di suo padre), ma anche personale eroe di se stesso, grazie all'accettazione della sua natura, tanto diversa da quella vichinga da cui discende.
Inevitabile una certa implicazione edificante, considerato il target del film, comunque nell'ottica del tutto non infastidisce e, anzi, è ben confezionata. Il film, infatti, è divertente, ricco per quanto riguarda la trama, estremamente colorato e dinamico e veramente piacevole da seguire. Non stupisce il successo ottenuto al box-office, quindi. Inoltre, da non sottovalutare, il potere magnetico dei draghi - adorabili e stravaganti, ognuno maledettamente conforme al suo futuro padroncino - utilizzati come strumento per esplicitare le differenze di ogni ragazzo, quasi l'autocoscienza di sé appena appresa sia metaforicamente cavalcata dai personaggi una volta compreso che le creature non sono affatto nemiche.
Insomma, una seconda visione - che quivale quasi a una prima, dato che non ricordavo praticamente nulla - piacevolissima che fa da antipasto a "Dragon Trainer 2".
Film 109 - Dragon Trainer
Box Office: $494,878,759
Consigli: Storia piacevole e divertente, scacciapensieri ma di buon intrattenimento. Un cartoon ben realizzato che, nell'anno d'uscita, ha sicuramente sofferto la compresenza dell'attesissimo "Toy Story 3", al quale l'Academy ha conferito uno dei 2 Oscar cui anche "Dragon Trainer" era candidato, ovvero Miglior film d'animazione. Peccato, anche questa pellicola era veramente meritevole.
Parola chiave: Morte Rossa.

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Bengi

venerdì 22 agosto 2014

Film 761 - Chef - La ricetta perfetta

Visto il cast ero estremamente curioso di vedere questo film!

Film 761: "Chef - La ricetta perfetta" (2014) di Jon Favreau
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Jon Favreau, dopo aver portato al successo il franchise di "Iron Man", torna al cinema in panni attoriali, ma anche quale sceneggiatore e regista di questo adorabile "Chef", piacevolissimo film gustoso e dal sapore indipendente.
Il cast è ragguardevole: Favreau è in compagnia di Sofía Vergara, John Leguizamo, Scarlett Johansson, Oliver Platt, Bobby Cannavale, il bravissimo ragazzino Xavier Ramirez, ma anche Dustin Hoffman e Robert Downey, Jr. in un cameo rapido e in perfetto stile Holmes. Insomma, il lavoro di casting è stato certamente fruttifero. Va detto che la pellicola vale davvero la pena di essere vista, quindi immagino che legarsi a questo progetto sia stato piacevole per tutti.
Favreau, infatti, è bravo a bilanciare bene tutti i ruoli che riveste qui e si vede che ci sa fare. Il suo Carl Casper, chef professionista e super creativo, è un magnifico bambinone che ama preparare buon cibo e (si vede) mangiarlo. Soffre tantissimo quando il critico gastronomico parla male delle sue portate, reagendo in maniera eccessiva ed infantile quando, paradossalmente, suo figlio è molto più maturo di lui. Con quest'ultimo, non a caso, il rapporto è inizialmente complicato, rinvigorito però dalla passione per la cucina e il viaggio on the road che metà della storia descrive. L'idea del chiosco di panini cubani sarà, neanche a dirlo, un successone, tanto da portare Carl, figlio e compagni a una notorietà inaspettata, regalando un business che saprà finalmente dare al nostro ragazzone protagonista la soddisfazione che cercava e meritava.
Devo proprio dire che ero incuriosito da questa pellicola e certamente ben disposto, comunque il risultato finale è buono. Divertente, invitante e con un ironia che bilancia bene i momenti più espliciti e 'colorati' con quelli più sottili. "Chef - La ricetta perfetta" è il perfetto film per l'estate.
Box Office: $39,300,907
Consigli: Ben scritto, buon cast, piacevole e pieno di piatti super invitanti! Questo "Chef" non è certo un film per chi è a dieta, ma è comunque in grado di conquistare lo spettatore grazie ad un mix di positività e ironia - oltre che divertimento (e non solo culinario) - che, splamate per tutta la storia, rendono il risultato finale estremamente soddisfacente. Lo consiglio caldamente.
Parola chiave: Food truck.

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Bengi

giovedì 21 agosto 2014

Film 760 - I Fantastici 4 e Silver Surfer

Completiamo anche questa saga della Marvel.

Film 760: "I Fantastici 4 e Silver Surfer" (2007) di Tim Story
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Un sequel, si sa, è sempre d'obbligo. Così, dopo il primo "I Fantastici 4" si passa alla narrazione della loro seconda storia che non solo riprende tutti i personaggi del precedente film, ma aggiunge anche Silver Surfer. Abbiamo, quindi, un nuovo alieno con annessa minaccia della distruzione della Terra, ma anche il ritorno di Victor, risvegliato dal passaggio di Surfer. Un sacco di roba, per la squadra dei 4.
Leggero quanto il primo e nemmeno troppo migliorato a livello di tecniche di realizzazione degli effetti speciali, questo "Fantastic Four: Rise of the Silver Surfer" è ancora un classico esempio di blockbuster di "vecchia generazione", inteso a portare sullo schermo gli eroi dei fumetti basandosi su una rappresentazione stereotipata e bidimensionale dei personaggi e giocando moltissima parte della trama in avvenimenti catastrofico-distruttivi che richiedono non solo l'intervento salvifico dei supereroi, ma anche l'utilizzo massiccio di effetti speciali pompati di testosterone. Per farla breve: puro intrattenimento.
Divertente, spensierato e con buone spalle a regalare momenti comici - ma Ioan Gruffudd è di un insipido... -, però di fatto nulla di più. Lo spettatore probabilmente già cercava altro, ormai ben abituato a prodotti di più alto livello. Stupisce, infatti, che "Batman Begins" sia di due anni precedente a questo lavoro e "Il cavaliere oscuro" di solo un anno successivo: queste pellicole in contrnto ai "4" non sembrano nemmeno appartenere alla stessa decade.
Box Office: $289,047,763
Consigli: Senza pretese e di puro intrattenimento. L'albinismo della Alba continua imperterrito e sempre più sfrontato, ma del resto un manichino d'argento cavalca una tavola da surfo in giro per lo spazio, quindi non ci si piò proprio stupire di nula (se non del calo spaventoso degli incassi rispetto al primo film). La formula è esattamente uguale a quella della pellicola precendete, anche se ora i 4 sono famosi supereroi, ergo una squadra più o meno coesa che ha accettato il proprio destino. Si può vedere serenamente anche non conoscendo il primo capitolo, ma chiaramente la visione d'insieme è consigliata. Sempre perché, l'anno prossimo, ci tocca il reboot ("The Fantastic Four").
Parola chiave: Galactus.

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Bengi

mercoledì 20 agosto 2014

Film 759 - Apollo 13

Erano anni che volevo rivederlo, manca sempre l'occasione giusta. Ora ho rimediato.

Film 759: "Apollo 13" (1995) di Ron Howard
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Un film che è certamente entrato nell'immaginario collettivo, una pellicola fortissima che ancora oggi funziona alla grande. Effetti speciali super, una storia coinvolgente e ricca di pathos, un tema mitico - la conquista della luna - e un cast stellare (Tom Hanks, Bill Paxton, Kevin Bacon, Gary Sinise, Ed Harris, Kathleen Quinlan). Insomma, "Apollo 13" mi era mancato.
Inutile dire che il paragone con "Gravity" sia inevitabile, che lo si voglia o no. Manca la luna come punto centrale della trama, ma per il resto molti degli snodi principali si somigliano: spazio, missione spaziale, catastrofe, necessità di sopravvivere, missione disperata di rientro. Da questo punto di vista credo si possa dire che "Apollo 13" abbia fatto scuola.
Certo, la differenza tra 20 anni fa e oggi c'è. Ne è esempio lampante la quasi totalità di scene in interno, a differenza della pellicola con Sandra Bullock, quasi in toto girata nello spazio. Anche se qui ciò che viene mostrato grazie alla computer grafica sembra ancora a tratti un videogioco, non si può comunque non riconoscergli il merito di rendere vero e 'finto' ben coesi nella resa finale e di riuscire ad utilizzare gli effetti speciali a totale vantaggio della creazione di meraviglia, suspense e ammirazione che tanto rendono magnetica questa pellicola.
Insomma, penso si possa dire serenamente che questo film sia ormai indiscutibilmente parte dell'immaginario collettivo per quanto riguarda i film sulle missioni spaziali, senza considerare il fatto che si deve a questa pellicola una delle frasi più celebri della storia del cinema: "Houston, abbiamo un problema". Mica roba da niente...
Ps. 9 candidature ai premi Oscar del 1996 e 2 vittorie, nessuna delle quali nella categoria degli effetti speciali. Quell'anno, infatti, a vincere nella categoria fu "Babe - Maialino coraggioso". E non è uno scherzo.
Box Office: $355,237,933
Consigli: Storia non felice degli astronauti Jim Lovell, Fred Haise e Jack Swigert, desiderosi di camminare sulla luna, ma beffati dal destino. Rischieranno tutto per poterla toccare, ma il loro sogno rimane, di fatto, tale. Ron Howard confeziona un blockbuster potentissimo, ricco di avvenimenti, mai noioso e tecnicamente all'avanguardia, riuscendo nel compito di tenere lo spettatore incollato alla sedia per tutta la durata dei 140 minuti di pellicola. E' un film che racconta una storia realmente accaduta, che parla di eroismo e - inevitabilmente - di valori e che strizza l'occhio anche ai più tecnologici portando chi guarda non solo nello spazio, ma anche nel cuore di una vera e propria avventura. Un classico.
Parola chiave: Ossigeno.

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Bengi

lunedì 18 agosto 2014

Film 758 - Anarchia - La notte del giudizio

Sponsorizzati dalla 3, ci accingiamo alla purificazione.

Film 758: "Anarchia - La notte del giudizio" (2014) di James DeMonaco
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika, Richard
Pensieri: L'idea non solo è sempre originale, ma intrigante e stuzzicante, oltre che maledettamente spaventosa (ho evitato inquietante per non fare proprio tutto in rima). E, gli va riconosciuto, il tentativo di migliorarsi rispetto al primo "La notte del giudizio" c'è e si vede, anche se l'intento commerciale è sempre il più spiccatamente evidente.
Il contesto è lo stesso del primo film e anche le premesse. Cambiano i protagonisti - praticamente tutti sconosciuti ai più - e il punto di vista: prima interno, legato fisicamente alle mura della famiglia Sandin, ora esterno, in giro per le strade di Los Angeles.
L'incipit presenterà tutti i personaggi principali descrivendome un minimo di background e contribuendo a creare un'atmosfera di simpatia e antipatia per alcuni di loro, nell'attesa che la legalizzazione di quasi ogni crimine per 12 ore sconvolga le vite e gli equilibri di tutti e ne influenzi le scelte. E, nonostante ognuno pensi di avere libero arbitrio, si scoprirà che una mano più potente si intromette nell'influenzare la sorte dei giochi. Scelgo non a caso questa parola perché, di fatto, ad un certo punto la piega presa dal film sarà proprio quella del videogioco di violenza urbana - cui non in pochi sono abituati - ma non solo. Una scena in particolare, infatti, calca le orme del famosissimo "Hunger Games" di Suzanne Collins, e anche se qui uccidere i poveri e i malcapitati per strada diventa sport di lusso per l'aristocrazia annoiata e in cerca di una purificazione spirituale attraverso il massacro, è comunque evidente la somiglianza tra questo particolare snodo narrativo e il film con protagonista Katniss Everdeen, dove caccia all'uomo nell'arena e voyerismo della classe dominante sono scelte di trama assolutamente identiche.
Somiglianze "ispirate" a parte, devo comunque ammettere che questa pellicola non mi è dispiaciuta. Avrei immaginato un seguito scialbo e privo di qualsivoglia appeal e, invece, ho trovato "The Purge: Anarchy" migliore del previsto. Non un capolavoro e, certo, fallimentare nel tentativo di portare questo franchise su un più alto livello fatto di implicazioni politiche e sociali, dinamiche umane e approfondimenti psicologici oltre lo stereotipo. Eppure le idee di base non sono malvagie e, per quanto grossolano, il tentativo di espandere la visuale di "Anarchia" rispetto a "La notte del giudizio" è apprezzabile e con qualche buona idea. Mancava forse un budget adeguato (qui 9 milioni di dollari, per il precedente erano 3) o una narrazione più esperta. In ogni caso, come film estivo e sequel di un film a basso budget e dalle idee alquanto estreme, si può dire che questo "The Purge 2" faccia il suo dovere.
Box Office: $101,401,000
Consigli: Naturale seguito del primo esperimento legato al processo di 'purificazione sociale' che i nuovi Padri Fondatori d'America hanno regalato alla propria nazione, concedendole 12 ore ogni anno per fare letteralmente ciò che le pare. Anche uccidere. Ma, se nel primo episodio lo spettatore se ne stava in casa, in questo secondo è trascinato fuori a vivere il brivido della caccia all'uomo. Ansia, colpi di scena e tanta violenza, neanche a dirlo. Se si cerca una pellicola commerciale, se si ha apprezzato il capitolo originale o se si è interessati in storie di futuri distopici questo "Anarchia - La notte del giudizio" è sicuramente un buon titolo da scegliere. Meglio, chiaro, se si è prima visto "La notte del giudizio".
Parola chiave: Sfogo annuale.

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Bengi

mercoledì 13 agosto 2014

Film 757 - I Fantastici 4

"Vecchi" supereroi per vecchi DVD ritrovati per caso.

Film 757: "I Fantastici 4" (2005) di Tim Story
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Più che un film un videogioco, più che una trama una favoletta. Ma, del resto, 10 anni fa le pellicole sui supereroi erano un'altra cosa: pompatissimi, rumorosissimi, fieri di esibire effetti speciali sempre più all'avanguardia, concentrati su un target meno 'raffinato'. Col senno di poi questo "Fantastic Four", che pur intrattiene a dovere, risulta comunque un esperimento un po' insipido, un po' inconcludente.
Se, infatti, c'è moltissimo spazio al momento contaminazione + palesarsi dei poteri/imparare a gestirli + formazione di una squadra coesa, alla fine però il vero motivo che da senso al progetto, ovvero parlare dei Fantastici 4, rimane confinato solo al finale. Forse si poteva aggiungere qualche avventura in più, qualche cattivo minore da sconfiggere, qualche pretesto in più per ammirare il team coordinato e al lavoro. Probabilmente il progetto del secondo film era già previsto, motivo per il quale ci si è potuti concentrare molto sulla formazione del gruppo, sui risvolti psicologici che caratterizzano i 4 protagonisti e gli effetti che i loro straordinari poteri hanno sulla gente (attraverso i media). Va detto che, nonostante il tentativo di concentrarsi su questi temi anche interessanti, il risultato è comunque mediocre e molto superficiale, oltre che estremamente prevedibile. Se posso permettermi, trovo che l'epifania che Ben Grimm/la Cosa ottiene grazie alla sua trasformazione - andare oltre le apparenze, scegliere l'amore sincero della cieca Alicia/Kerry Washington invece che quello basato sull'aspetto esteriore della precedente promessa sposa - sia oltre che un tantino banale e scontata, anche piuttosto sovrasfruttata.
In ogni caso, come dicevo, l'intento intrattenitivo è assolto e raggiunto soprattutto grazie al Johnny Storm (dell'ormai supereroe a 360° Chris Evans) e i 106 minuti di pellicola sono assolutamente funzionali ad una produzione commerciale il cui intento sta principalmente nell'incasso facile. Non a caso il successivo "I Fantastici 4 e Silver Surfer" procederà esattamente nella stessa direzione, tra moltissimi effetti speciali e un replica fedelissima del modello presentato con questa prima pellicola. La vera sfida, a mio avviso, sta nel rilancio del franchise con "The Fantastic Four" che presenta già un elemento di novità significativo - La Torcia Umana è nero - e un cast molto più interessante del precedente: Kate Mara, Miles Teller, Jamie Bell, Michael B. Jordan e Toby Kebbell sostituiscono i qui presenti Ioan Gruffudd, Jessica Alba, Chris Evans, Michael Chiklis e Julian McMahon. L'uscita è per il 19 giugno 2015, ma curiosità c'è già ora!
Box Office: $330,579,719
Consigli: Patinato e plasticoso (nel senso di finto, fittizio), "I Fantastici 4" è un esperimento cinematografico che riesce soprattutto nell'intento di intrattenere il pubblico con molta azione, qualche sorpresa da effetto speciale e veramente poco altro. Mancano una storia interessante e qualche approfondimento più realistico. Inoltre la scelta di Jessica Alba esteticamente non la capisco: se la scegli, ma poi le cambi in toto i connotati e non riesci a fare in modo ch la cosa non si noti... che senso ha? Comunque per una serata spensierata o anche semplicemente per confrontare - con 10 anni di distanza di mezzo - questo film e il suo futuro reboot, gli si può serenamente dare una chance.
Parola chiave: Nube.

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Bengi