mercoledì 16 aprile 2014

Film 696 - Yves Saint Laurent

Il cinema 3 sponsorizza e noi andiamo. Biopic con macrotemi come genialità, creatività, amore e alta moda: interessante, no?

Film 696: "Yves Saint Laurent" (2014) di Jalil Lespert
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika, Luigi
Pensieri: Vita e opere del fashion designer Yves Saint Laurent (Pierre Niney), fin da giovanissimo pupillo della moda francese e in breve tempo stilista di fama mondiale. La casa di moda che porterà il suo nome, fondata con l'aiuto di Pierre Bergé (Guillaume Gallienne), darà a Saint Laurent prestigio e l'opportunità di esprimersi liberamente creando collezioni iconiche, adorate e copiate.
Anche se l'aspetto stilistico è trattato all'interno del film, non è però posto l'accento sulla creatività o la vita della maison, bensì ci si interessa fin da subito al privato dello stilista partendo dal quadro famigliare poi per spostare l'attenzione sulla storia d'amore con Bergé. Quest'ultima caratterizzerà quasi la totalità della trama della pellicola.
Non si può certo dire che questo film sia brutto e, anzi, la realizzazione è molto precisa, i costumi bellissimi (molti originali, prestati dalla Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent) e la recitazione molto convincente; avrei però preferito - come spesso mi trovo a pensare relativamente a biopic incentrati su personaggi famosi per la loro creatività - che l'attenzione posta al processo di realizzazione dei capi, delle collezioni, la nascita delle idee e la genesi di un mito nel suo campo avrebbero dovuto essere trattati come elementi centrali e non solo di contorno. Nondimeno, una contestualizzazione storica che fosse più che giusto accennata o suggerita avrebbe aiutato a capire i cambiamenti di stile e le scelte ccoraggiose dello stilista durante la sua carriera.
Insomma, per quanto possa capire il senso e il valore di portare sul grande schermo una storia d'amore omosessuale così lunga e duratura - seppure, concedetemelo, molto libera -, avrei voluto vedere approfondito più il lato professionale che quello privato/sentimentale. Sia perché di storie d'amore il cinema è pieno (e sì, questa sarà anche quella privata del Sig. Saint Laurent, ma è pur sempre qualcosa che posso esperire o capire anche io, mentre il processo che sta dietro la creazione di capi d'alta moda è tutta un'altra storia), sia perché mi pare, e non è la prima volta, che la storia d'amore (gay) è presentata come qualcosa di non ordinario, pur essendo trattata così. Io non conosco la realtà dei fatti e mi attengo esattamente a ciò che "Yves Saint Laurent" racconta, ma il messaggio che passa è (anche) che una storia omosessuale consiste di relazioni aperte, promiscuità e trasgressione. Siccome, parlando di un pubblico vasto, si è forzati a generalizzare, bisognerebbe ricordarsi che non tutti sono in grado di scindere ciò che una storia racconta dal messagio che vuole far passare (o anche semplicemente ricordarsi che un solo caso non è rappresentativo per il tutto). Chiaro che questa non è una diretta critica al film, ma rimane un pensiero che non riesco reprimere quando ripenso a ciò che ho visto in questa pellicola.
In generale, quindi, "Yves Saint Laurent" è un prodotto tecnicamente inattaccabile, con un preciso lavoro di ricostruzione spaziale e temporale che passa per automobili, capi d'abbigliamento, acconciature, arredamento, accessori, ecc che arricchisce visivamente il film. Per quanto riguarda la trama, invece, il punto focale è la relazione Saint Laurent-Bergé che finirà per mettere in ombra questioni forse più interessanti legate alla maison e, in generale, al processo creativo dello stilista. Il risultato finale è un buon prodotto commerciale - anche piuttosto esportabile - che però a mio avviso non rende piena giustizia alla figura del grande stilista scomparso nel 2008.
Box Office: $23,292,860
Consigli: Se si è interessati di moda, si è fan della maison Saint Laurent o si è affascinati dalle storie d'amore coinvolgenti e a tratti burrascose, questo è un titolo commerciale in grado di soddisfare le aspettative. Meno riuscito per quanto riguarda il saper intavolare la connessione tra storia, persona/personaggio ed estro creativo. Il film è liberamentre tratto dal libro omonimo scritta da Laurence Benaïm.
Parola chiave: Moda.

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Bengi

martedì 15 aprile 2014

Film 697 - Nymphomaniac - Volume 1

Un cast ricchissimo (Charlotte Gainsbourg, Christian Slater, Shia LaBeouf, Stacy Martin, Stellan Skarsgård, Uma Thurman, Connie Nielsen), un tema potenzialmente scabroso e una pellicola chiacchieratissima su cui non si può non farsi una propria opinione. Sopratutto perché il 24 aprile esca la seconda parte al cinema.

Film 697: "Nymphomaniac - Volume 1" (2013) di Lars von Trier
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Scegliendo di vedere questo film mi ero comunque lasciato aperta la possibilità di mollare nel caso in cui lo avessi trovato fastidioso o noioso. Non che solitamente questa possibilità non si verifichi, ma questa volta è stato proprio un ragionamento esplicito. Ragionamento inutile, alla fine, in quanto è evidente che, almeno per questo primo capitolo, mi ero fasciato la testa troppo presto.
Probabilmente fuorviato da un'immaginario creato dall'esterno, ho abboccato subito alle provocazioni di chi lo vuole mera pornografia o semplice scusa per attirare l'attenzione. Chiaro, l'espediente narrativo richiama sicuramente la curiosità di molti, ma non posso proprio dire che la visione di "Nymphomaniac: Vol. I" mi abbia turbato più di altri film che ho visto di recente. E' vero, ero preparato al peggio, ma proprio non ce n'era bisogno. Sia perché il mostrato non è poi così tanto, sia perché è tutto abbastanza coerente con la storia raccontata e quindi meno gratuito del previsto.
Ho immaginato che, avendo scelto di trattare la biografia "sentimentale" di una ninfomane, tanto valeva essere onesti e nel ritratto della protagonista delineato e nella scelta di un linguaggio in immagini preciso e coerente al contesto. Questo è apprezzabile, anche se suppongo non condivisibile da tutti. E' chiaro che, anche non fosse voluto, l'idea di partenza in sé è già provocatoria e non ci si poteva non aspettare delle critiche, ma suppongo che scegliere di non vedere il film sia sufficiente a sottolineare il proprio dissenso meglio che spendersi in facili atticchi o moralismi.
Ciò detto, a parte qualche momento un po' lento o noioso, ho trovato questa pellicola ben realizzata e interessante. Sbircia in un mondo a me totalmente estraneo e, per quanto sia una ricostruzione, mi ha affiscinato calarmi (letteralmente) nei panni di un personaggio tanto distante da me e dalle persone di cui solitamente si parla al cinema. Si può, naturalmente, non condividere sempre la scelta di linguaggio o messa in immagini, ma rimane il fatto che "Nymphomaniac" allarghi non di poco gli orizonti sessualmente leciti trattati sul grande schermo (e quindi fruibili dalle grandi masse).
L'idea che ho gradito di più è stata quella di associare in parallelo la caccia al coito di Joe (Charlotte Gainsbourg) alla pesca, grazie al suo pacato interlocutore Seligman (Stellan Skarsgård). Credo sia un modo geniale e delicato di affrontare l'argomento e, al contempo, un espediente per accentuare il divario tra la scelta narrativa - se vogliamo più "soft" - e quella visiva più cruda. Un contrasto tra la quiete della pratica della pesca, attività assolutamente solitaria, e la frenesia che spinge Joe a ricercare anche 7-8 uomini a giornata per appagare il suo desiderio così rapidamente insoddisfatto. Eppure entrambe le pratiche (pesca e caccia) sono accomunare da una meticolosa preparazione e organizzazione. E, a ben rifletterci, dalla condizione della solitudine.
Insomma, Lars von Trier in qualche modo è riuscito a portare sullo schermo anche questa sua creatura nonostante gli scetticismi, le difficoltà e gli ostacoli. Per quanto mi riguarda questo progetto ha il suo perché e sono veramente curioso di vedere come andrà a finire la vicenda, dato che la storia si interrompe in maniera assolutamente brusca e, come si suol dire, sul più bello (in molti sensi). Mancano ancora da chiarire numerosi interrogativi (per esempio perché Joe all'inizio del film è atterra malmenata), oltre che approfondire la conoscenza dei due interlocutori - a mio avviso trattata con troppa fretta nell'incipit del film - e incontrare molti personaggi che ancora non sono comparsi in questo primo capitolo. Vedremo se la continuazione sarà in grado di mantenere immutato l'interesse per la storia e, finalmente, come interagirà Charlotte Gainsbourg con i suoi amanti al momento di trattare l'età adulta del suo personaggio (fino ad ora la parte dei racconti coinvolge una giovane Joe interpretata da Stacy Martin). Allo stato attuale delle cose, sono molto curioso.
Box Office: $10,219,478
Consigli: Non è necessario essere particolarmente disinibiti per poter affrontare questo "Volume 1". Sesso, chi più chi meno, lo abbiamo fatto tutti, quindi è inutile scandalizzarsi troppo, meglio guardare e, prima di farsi un'idea, aspettare almeno che la pellicola sia finita. Per quanto mi riguarda ho trovato più faticoso seguire un film come "300" con quel misto di violenza ostentata e cruenta celebrazione della guerra come affermazione dell'egemonia del vincitore. Chiaramente "Nymphomaniac" è un prodotto destinato alla controversia, ma non è qui - non ancora, perlomeno - tanto spaventoso da far coprire gli occhi allo spettatore.
Parola chiave: Jerôme.

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Bengi

lunedì 14 aprile 2014

Film 695 - Captain America - Il primo vendicatore

Solo con qualche anno di ritardo...

Film 695: "Captain America - Il primo vendicatore" (2011) di Joe Johnston
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Devo dire che per essere un film su un supereroe questo è uno strano blockbuster. Innanzitutto non c'è una figura femminile di riferimento che sia o famosa o sufficientemente sexy da distogliere l'attenzione di un certo target di pubblico. La scelta dell'unico personaggio femminile è ricaduta su Hayley Atwell, né particolarmente conosciuta né riconducibile ai canoni hollywoodiani di bellezza da cinema commerciale.
Inoltre il contesto della pellicola è certo inusuale (guerra alla Germania nazista da parte degli USA) considerato che, appunto, parliamo di un prodotto incentrato su un supereroe "geneticamente modificato" che combatte il male, ovvero un tipo di spettacolo soitamente considerato leggero.
Nella mia visione della cosa (anche) questi due elementi hanno contribuito a determinare il circoscritto successo di questo primo Capitan America che, seppure ha ottenuto un buon incasso, è stato certamente inferiore alle attese. Non ho ancora visto il secondo, ma, oltre ad esserci stato un notevole incremento al botteghino ($476,706,000 di incasso mondiale ad oggi), ho letto di un favore abbastanza esteso da parte dei critici rispetto ad un approccio alla trama migliorato. Sperando che la direzione presa si concentri meno sugli eventuali altri episodi storici (per quanto si ricerchi un'aderenza con il fumetto), oltre che sfruttare la potenziale simpatia del personaggio e del suo interprete Chris Evans per caratterizzare meglio Captain America e, diciamocelo, renderlo un pochino più simpatico.
In linea di massima "Captain America: The First Avenger" non è male, ma oltre ad essere molto cupo, non centra mai veramente il bersaglio. Qualcosa non convince mai del tutto e, alla fine, si finisce la visione rimanendo non pienamente soddisfatti di ciò che si è visto.
L'anima estremamente patriottica di questa vicenda emerge fin dall'inizio ed è, alla lunga, un po' limitante considerando che la maggior parte dell'inizio del film si concentra su dinamiche di ammissione o rifiuto delle nuove leve dell'esercito degli Stati Uniti. I poteri di Steve Rogers arrivano abbastanza tardi e, anche quando i muscoli riempono ogni centimetro del suo corpo, la nuova creatura Captain America spicca solo nella sua veste circense di uomo (immagine) di punta di uno spettacolo recluta-truppe che è un'"avventura" che non conduce a nulla nonostante il grandissimo spazio che le è concesso nella trama. Si comincerà finalmente a parlare di azione solo verso la fine - quando lo spettatore si è già un po' annoiato - e nonostante le buone intenzioni e l'ottimo lavoro come cattivo da parte di Hugo Weaving (già Agente Smith di "Matrix") non si può cancellare l'attesa che ha portato ad arrivare finalmente a qualche scontro.
Per questo motivo, in generale, sono portato a dire che "Captain America - Il primo vendicatore" è un prodotto atipico rispetto agli altri franchise Marvel, molto concentrato su una contestualizzazione storico-temporale del personaggio, con un lungo lavoro dedicato a dinamiche sociali che, però, non sono trattate in maniera da rendere interessante e il personaggio principale e i comprimari presenti sullo schermo, riducendo il tutto ad un susseguirsi di eventi piuttosto impersonale. Ed è, penso, anche per questa ragione che il film non ha ottenuto i risultati sperati. Siamo abituati a pellicole sui supereroi che definire di intrattenimento è riduttivo, quindi non stupisce che un prodotto meno incisivo, per quanto tecnicamente ben realizzato, non centri il proprio obiettivo. Vedremo con "Captain America: The Winter Soldier" cosa succederà.
Box Office: $370,569,774
Consigli: Se si è fan degli Avengers, dei supereroi o dell'universo Marvel in generale di certo non si può perdere anche questo titolo, specialmente nell'ottica di vedere il secondo episodio appena uscito al cinema. Come spesso accade, meglio aspettare che i titoli di coda siano scorsi per intero prima di lasciare la visione: un'altra breve scena collegherà Capitan America alla sua nuova missione: "The Avengers"!
Parola chiave: Tesseract.

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Bengi

venerdì 11 aprile 2014

Film 694 - Divergent

Super super curiosi di vedere questa pellicola e scoprire quale fosse la storia!

Film 694: "Divergent" (2014) di Neil Burger
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Partiamo dal fatto che "Divergent" non è "Hunger Games": inutile negare un confronto che c'è ed è inevitabile in quanto storia e struttura si assomigliano. E poi Theo James non è Josh Hutcherson...
Rispetto al film con Jennifer Lawrence, questo ulteriore esperimento cinematografico con una figura femminile forte al timone è più confuso e patinato, più simile a qualcosa come "Beautiful Creatures - La sedicesima luna" o "Shadowhunters - Città di ossa" in quanto a realizzazione rispetto alla direzione presa da "Hunger Games" che, nonostante presenti una dose non indifferente di "fattore patinato" anche lui, ha optato per un piglio più reale e una realizzazione più cruda.
E' vero, per carità, che anche in "Divergent" l'eroina Tris (sarà un caso che il suo essere divergente la fa appartenere plausibilmente a un trio di fazioni?) le prende e pure tante, eppure si ha sempre la sensazione che tutto andrà a finire bene. E in un certo senso le tappe che ti aspetti affronterà la trama si verificano, nonostante una sorprendentemente alta dose di violenza considerando il target teen di questo prodotto. Ultimamente sembra che sdoganare la violenza anche in prodotti che ci si aspetterebbe teoricamente più orientati a trattare aspetti romantici (anche se l'unica storia d'amore presentata qui è approfondita malissimo) o "cool" piuttosto che lividi, coltelli e uccisioni sia diventato di gran moda e, per carità, il pubblico pare apprezzare visto gli incassi, però la violenza per necessità è un conto (prendiamo questa affermazione con le pinze), mentre la violenza come show mi infastidisce alquanto. Qui sembra che l'unico modo di Tris per affermare se stessa e riscattare la sua propria identità rispetto all'eremitica sé di prima sia passare per pugni e sparatorie e se questo da un lato è necessario all'evolversi della trama, dall'altro è un aspetto che andrebbe affrontato con meno positivismo e più introspezione (a mio avviso).
Anche percé, sebbene l'intento della fazione degli Intrepidi sia quello di proteggere gli altri cittadini, il tipo di training che fanno è tanto aggressivo che sembra si stiano preparando ad un assalto a mani nude al Pentagono. Posso immaginare che nei futuri due capitoli della saga i principi di lotta appresi saranno certamente d'aiuto, ma al momento il tutto appare un pochino eccessivo.
Comunque in generale "Divergent" funziona abbastanza e, nonostante una realizzazione più infantile rispetto a quella di "Hunger Games", è un buon esempio di intrattenimento facile e spegni-cervello. E' un blockbuster inaspettato, per quanto mi riguarda, più che altro perché ha ottenuto uno straripante successo americano (all'esordio al botteghino USA ha incassato più di "Noah", per dire) assolutamente non scotanto se si pensa agli insuccessi commerciali dei due precedenti "Creatures" e "Shadowhunters" già citati. Certo avrà aiutato che il libro di Veronica Roth da cui è tratto sia stato di successo e che la protagonista Shailene Woodley sia piuttosto conosciuta tra gli adolescenti grazie alla serie tv "La vita segreta di una teenager americana", però niente si può dare sper scontato. Per quanto mi riguarda, uno degli aspetti che più mi ha interessato riguardo questa produzione è la presenza di Kate Winslet, solitamente un'attrice poco commerciale o comunque fuori dai circuiti cinematografici legati a produzioni teen. Il suo personaggio, certamente interessante e da lei reso bene, pecca un po' nel finale per quanto riguarda tenacia e aggressività - lo so, dopo tutta la predica sulla violenza pretendevo più aggressività? Per diciamocelo: che cattivo sei se parli parli e poi a fatti sei quasi immobile (ok che Kate era evidentemente incinta, però un po' d'azione anche per lei...) -, ma sono curioso di capire se avrà un seguito nel resto della saga o se non ci sarà altro che una mano "monca" per lei.
In sostanza, per concludere, ho passato un paio d'ore piacevoli e "Divergent" è certo stato in grado di incuriosirmi. Vedremo cosa succederà con "Insurgent" e "Allegiant".
Box Office: $139,000,609 (ad oggi)
Consigli: A chi è piaciuta la saga di "Hunger Games" questo inizio di saga potrebbe piacere, anche solo come antipasto per i due "Hunger Games: il canto della rivolta" che devono ancora uscire. Il film in sé è carino e Shailene Woodley è una giovane attrice piuttosto capace (lo aveva già dimostrato in "Paradiso amaro"). Vale la pena dare a "Divergent" un'occasione se si cerca relax e svago in salsa fantasy-avventura.
Parola chiave: Controllo della mente.

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Bengi

giovedì 10 aprile 2014

Film 693 - Il ricatto

Curiosissimo di vedere questa pellicola!

Film 693: "Il ricatto" (2013) di Eugenio Mira
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Grand Piano" parte in quarta e non si risparmia già da subito, giocando le sue carte appena introdotto i personaggi: il pianista prodigio Tom Selznick/Elijah Wood, ansioso e con un'enorme paura di sbagliare; la moglie Emma Selznick/Kerry Bishé, famosa attrice dalla carriera lanciatissima ormai più di quella del marito; gli amici Ashley e Wayne (Tamsin Egerton, Allen Leech), coppia un po' superficiale e semplice; chiude il cerchio il pazzo al telefono che vuole sentire Tom eseguire un pezzo praticamente impossibile da suonare senza commettere imperfezioni.
Tutti inisieme questi personaggi sono seguiti per un lasso di tempo davvero breve, ovvero pochi momenti prima del concerto-evento per il ritorno sulle scene del giovane pianista e poi durante l'esibizione. Nonostante il frangente raccontato sia piccolo, si susseguono numerosissimi avvenimenti che sconvolgeranno non poco Tom durante il suo comeback sulle scene.
A rendergli tutto maledettamente ostico ci penserà il maniaco al telefono che minaccia di sparare alla moglie o a lui nel caso in cui o non esegua alla perfezione il pezzo richiesto - pezzo già precedentemente eseguito in maniera fallimentare e motivo del ritiro dalle scene del pianista - o decida di avvisare qualcuno che possa aiutarlo. Non sarà facile, quindi, mantenere i nervi saldi per tutta la durata dell'evento: non solo perché sotto minaccia, ma perché sotto gli occhi di centinaia di percorse accorse a teatro appositamente per sentire Tom di nuovo nel suo elemento, ma al contempo curiosi di scoprire se saprà reggere la tensione del palcoscenico o nuovamente cadrà in errore durante l'esecuzione.
Chiaramente le numerose componenti in gioco generano la tensione necessaria ad una storia che corre sempre sul filo del rasoio. Bisogna dire che la trama riesce in questo a funzionare per quasi tutta la durata del film, cedendo solo ad un finale troppo sbrigativo rispetto alle premesse così minuziosamente costruite. E' un peccato nel quadro generale, ma il risultato finale è assolutamente positivo.
Da non sottovalutare, poi, gli elementi sonori e visivi. La colonna sonora si fonde alla musica classica a formare un'armonia costante che accompagna la suspanse generata dalla narrazione: un ottimo esempio di accompagnamento ad una storia thriller degna di essere definita tale.
Per quanto riguarda, invece, regia e montaggio è evidente che vi è una ricerca minuziosa di angolature e tagli, a formare quasi un flusso continuo che agevola notevolmente la narrazione e l'accompagnamento musicale fino a formare un tutt'uno. Molte riprese ricordano Hitchcock e la scelta (o l'omaggio) è più che mai azzeccata. Ho apprezzato, inoltre, le molte inquadrature che rappresentano Tom specchiato, riflesso in qualche superficie, a sottolineare il doppio sentimento nei confronti di sé stesso e della propria arte: bravura e consapevolezza del proprio talento da una parte, paura di fallire di nuovo e rifiuto di un dono da cui si è sentito tradito dall'altra. Interessante gioco di rimandi sia visivo, quindi, che narrativo.
Insomma "Il ricatto" è stato un film che mi ha lasciato piuttosto soddisfatto, principalmente grazie a un lavoro generale che dimostra minuzia e cura dei particolari. Peccato per il finale un po' troppo hollywoodiano con il protagonista che improvvisamente diventa Rambo. Si poteva, forse, cercare un'altra soluzione per concludere, magari anche meno frettolosamente. In generale, comunque, un buon esempio di cinema thriller contemporaneo.
Box Office: € 242.055 (al debutto in Italia)
Consigli: Agli amanti delle storie cariche di tensione e suspense di sicuro il film piacerà. C'è una buona ricerca stilistica dell'immagine e una musica di accompagnamento veramente bella ed intensa. Una pellicola piacevole da seguire. Con sorpresona finale: chi è il cattivo?
Parola chiave: 'La Cinquette'.

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Bengi

martedì 8 aprile 2014

Film 692 - 300 - L'alba di un impero

Sempre con la 3. Questa pellicola non potevo non vederla!

Film 692: "300 - L'alba di un impero" (2014) di Noam Murro
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Anche se il primo, violentissimo "300" mi era piaciuto, non posso dire di essere mai stato un fan sfegatato; la voglia di vedere questo sequel però c'era. Forse 7 anni di distanza tra le due pellicole è molta, considerando il tipo di prodotto, comunque il risultato finale è stato in grado di non deludere le aspettative.
Di base, le più evidenti somiglianze con il suo predecessore sono lo stile delle immagini, la violenza, le tematiche generali di onore e vendetta. Alcuni personaggi ritornano (Serse, la regina Gorgo, Delios), molti altri sono nuovi a partire dal protagonista Temistocle/Sullivan Stapleton e dalla sua nemesi Artemisia/Eva Green.
Il fulcro di tutta la vicenda sarà, di fatto, incentrato su questi ultimi e sulla loro questione in sospeso, a causa della quale non pochi troveranno la morte. Morte che ha moltissimo spazio all'interno della trama, tanto da domandarsi se non ci sia stata una tendenza ad esagerare. Va bene che il prodotto promette sangue, azione e numerosi effetti speciali, ma - seppure l'integrità del franchise è garantita - alla lunga stanca. Così come gli interminabili soliloqui di alcuni personaggi, dei quali a farne più uso è Artemisia, signora della guerra e, a quanto pare, anche del monologo interminabile. Niente di male se esternasse pensieri irraggiungibili per lo spettatore, ma dato che si limita a commentare, passo passo, ogni azione che decide di mettere in pratica è palese che sia uno sforzo narrativo superfluo.
In generale, comunque, va detto che "300: Rise of an Empire" fa il suo dovere, mantenendo abbastanza fedelmente non solo le promesse legate a questo film nello specifico, ma anche relativamente al primo capitolo di questa saga che, si intuisce, potrebbe vedere un ulteriore episodio generato ai fini della storia (sperando in una gestazione un po' più breve). Il continuum temporale tiene e, anche se Stapleton non ha il magnetismo di Gerard Butler né un personaggio interessante quanto Leonida, il girotondo di personaggi-spalla che si susseguono durante i 102 minuti di pellicola tiene abbastanza alto l'interesse dello spettatore per tutta la visione. Chiaro, non è come "300", ma anche questo seguel ha un suo perché.
Box Office: $324,703,000 (ad oggi)
Consigli: Per i fan del primo episodio questo film è certo imperdibile, come lo è per chi ama lo splatter in salsa fumetto. Tanta violenza gratuita e tanti scenari ricreati al pc, oltre che battaglie in slow-motion ed epici discorsi d'incoraggiamento pre battaglia. Se è ciò che si cerca questo "300 - L'alba di un impero" è perfetto.
Parola chiave: Vendetta.

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Bengi

lunedì 7 aprile 2014

Film 691 - Non buttiamoci giù

Un ingresso con la 3 non si rifiuta mai. E poi questo film volevamo tutti assolutamente vederlo!

Film 691: "Non buttiamoci giù" (2014) di Pascal Chaumeil
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Lo spunto per cominciare il film è strano. Ovvero: cosa succede se per puro caso degli sconosciuti si ritrovano sul tetto l'ultima notte dell'anno con l'intenzione di suicidarsi? Si buttano a turno? No, diventano amici.
Nello specifico, la trama segue l'intreccio delle vite dei quattro aspiranti suicidi dal fallito tentativo in poi e la successione di eventi che li porterà a diventare amici e supporters l'uno dell'altro.
Diciamo che, sulla carta, l'idea è abbastanza originale per risultare vincente e, di fatto, "A Long Way Down" è una pellicola che centra il suo obiettivo, per quanto mi aspettassi qualcosina di più. Mi spiego meglio.
Innanzitutto il personaggio di Jess Crichton (brava Imogen Poots ad interpretarla) è il più prevedibile di tutti. E' una sorta di mix irriverente, anticonformista, finto-alternativo dal cuore d'oro che si è già visto mille volte sullo schermo. L'attrice è brava e, a mio avviso questo è l'unico motivo per cui il personaggio si salva, però non posso dire che nell'insieme spicchi per originalità. Scontato anche il personaggio di Aaron Paul, J.J., finto malato che non trova una ragione per vivere. Un po' più di profondità non avrebbe guastato.
I personaggi migliori sono quelli di Maureen (Toni Collette è sempre una certezza) e Martin Sharp (un sorprendente Pierce Brosnan), in grado di colorare la storia in maniera più personale ed incisiva rispetto ai personaggi dei due ragazzi. Entrambi affrontano situazioni controverse anche difficili da digerire e, nell'insieme, apportano alla storia gli elementi più interessanti.
In generale, comunque, "Non buttiamoci giù" è un prodotto carino che ha i suoi buoni momenti e, nonostante il finale estremamente buonista, lascia soddisfatto lo spettatore. Sia perché non si può fare a meno di affezionarsi al nuovo gruppo di amici, sia perché, per una volta, è bello vedere qualcuno che riscopre oltre che se stesso, anche ragioni per affezionarsi nuovamente alla vita.
Box Office: € 1.160.865 (ad oggi in Italia)
Consigli: Il film è tratto dal romanzo dal titolo omonimo di Nick Hornby (lo stesso di "About a Boy - Un ragazzo" e del bello "Alta fedeltà"). E' una commedia a tinte dark, con alcuni elementi anche difficili da digerire, ma necessari per poter trasportare i quattro protagonisti dal baratro della disperazione di un atto come il suicidio alla nuova riscoperta delle prospettive che li attendono. Non è certo un prodotto di pura spensieratezza, ma ci si affeziona a tutti i personaggi e Pierce Brosnan riesce finalmente a riscattarsi dal suo granitico James Bond.
Parola chiave: San Valentino.

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Bengi

giovedì 3 aprile 2014

Film 690 - Oltre i confini del male - Insidious 2

Non vedevo l'ora di vedere questo film!

Film 689: "Oltre i confini del male - Insidious 2" (2013) di James Wan
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Seguito del primo - e già abbastanza spaventoso - "Insidious", questo secondo capitolo riprende la storia da dove l'avevamo lasciata e la prosegue con coerenza, mantenendo fedelmente lo stile del primo episodio. Per essere un sequel, infatti, la storia è ben orientata a proseguire da dove si era cominciato e non delude chi ha apprezzato il primo capitolo perché trama, personaggi e recitazione, oltre che resa tecnica, sono tutti non solo molto buoni, ma anche orientati e predisposti ad interagire con il precedente lavoro. Ottimo.
Seppure, come già per "Insidious", anche questo "Oltre i confini del male - Insidious 2" presenta il suo elemento di debolezza al momento dello smascheramento del mostro di turno, rimane comunque impossibile non notare lo sforzo di rendere l'atmosfera quanto più spaventosa e misteriosa possibile, lasciando indizi come briciole di pane disseminati fino all'epilogo di questo episodio. Tutto combacia e gli interrogativi sorti in precedenza vengo qui risolti lasciando anche abbastanza soddisfatti.
Già abituati al mondo dell'Altrove, questa volta, invece, si cambierà casa, finendo all'abitazione di nonna Lorraine/Barbara Hershey che sembra vivere nella versione horror della casa di "Streghe". Gli espedienti per creare pathos e tensione (come rumori, apparizioni, porte che si muovono, ombre) sono tutti sfruttati per creare un tipo di paura che deriva dall'angoscia piuttosto che da uno spavento per qualcosa di orrendo o, come va di moda oggi, splatter. Il che mi ha molto compiaciuto.
Trovo che la capacità di rendere l'atmosfera sempre più inquietante e pesante sia il vero pregio di questo prodotto, insieme alla capacità degli sceneggiatori di dividere a metà una storia scegliendo di trattarla in due film e riuscendo nell'intento di renderli entrambi capitoli distinti, eppure complementari. A fine visione questo da molta soddisfazione.
Il cast torna ad essere quello originale e, oltre alla Hershey, sono presenti Patrick Wilson emaciato dall'esperienza ultraterrena e Rose Byrne che è capace di prendere un bollitore in testa e risultare comunque una donna di classe. Chapeau.
Tra presenze inquietanti, case infestate, possessioni, vecchi ospedali, psicopatici serial killer e madri diseducative, questo "Insidious: Chapter 2" funziona a dovere e dimostra come sia possibile fare un buon seguito senza necessariamente che si perda la verve, l'innovazione o la qualità del film originale. Un buon horror moderno.
Box Office: $160,444,011
Consigli: Chiaramente ha senso vedere il primo film e poi questo secondo episodio. La saga, che avrà a quanto pare un terzo capitolo (ma estraneo ai protagonisti delle prime due puntate cinematografiche), è molto ben costruita e, nell'ottica della ricerca di un buon prodotto di genere, funziona alla grande. Spaventa, lascia col fiato sospeso, è in grado di sorprendere e tiene incollati al video. Un buon horror, un buon cast e una buona storia.
Parola chiave: Parker Crane.

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Bengi

Kids' Choice Awards 2014: nomination e vincitori

Sabato 29 marzo si sono tenuti al Galen Center di Los Angeles (California) i Kids' Choice Awards 2014, trasmessi e sponsorizzati dal network Nickelodeon e presentati quest'anno da Mark Wahlberg.
Giunti alla loro 27esima edizione, questi premi assegnano le preferenze del pubblico dei più piccoli rispetto al mondo del cinema, della televisione e della musica, scegliendo tra un'infinità di titoli, personaggi e prodotti. In Italia saranno trasmessi questa sera.
Per quanto riguarda la parte cinematografica, le scelte sono suddivise in 7 categorie in due delle quali quest'anno ha trionfato Jennifer Lawrence come Miglior attrice.
Ma ecco tutte le nomination e tutti i vincitori della sezione cinematografica!

Nickelodeon's 27th Annual Kids' Choice Awards
Favorite Movie
The Hunger Games: Catching Fire (Winner)
Iron Man 3
Oz the Great and Powerful
The Smurfs 2

Favorite Animated Movie
Cloudy with a Chance of Meatballs 2
Despicable Me 2
Frozen (Winner)
Monsters University

Favorite Voice from an Animated Movie
Steve Carell as Felonious Gru for Despicable Me 2
Miranda Cosgrove as Margo for Despicable Me 2 (Winner)
Billy Crystal as Mike Wazowski for Monsters University
Katy Perry as Smurfette for The Smurfs 2

Favorite Movie Actor
Johnny Depp
Robert Downey, Jr.
Neil Patrick Harris
Adam Sandler (Winner)

Favorite Movie Actress
Sandra Bullock
Mila Kunis
Jennifer Lawrence (Winner)
Jayma Mays

Favorite Male Buttkicker
Johnny Depp
Robert Downey, Jr. (Winner)
Hugh Jackman
Dwayne Johnson

Favorite Female Buttkicker
Sandra Bullock
Jennifer Lawrence (Winner)
Evangeline Lilly
Jena Malone

Bengi

mercoledì 2 aprile 2014

Film 689 - Come tu mi vuoi

Luigi ha molto insistito per farmelo vedere...

Film 689: "Come tu mi vuoi" (2007) di Volfango De Biasi
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Premesso che trovo Nicolas Vaporidis insopportabile, devo dire, comunque, che questa pellicola è andata un po' oltre le mie bassissime aspettative, specialmente nella prima parte.
Diciamo che, volendo vedere qualcosa di buono, lo sforzo fatto per smascherare - seppure in toni da commedia - le debolezze della società contemporanea riesce inizialmente nel suo intento, ovvero colpire nel segno suscitando una certa ilarità. La Capotondi in questo è piuttosto funzionale, sia perché si presta ad un trucco e parrucco mortificante, sia perché riesce anche a risultare credibile la maggior parte del tempo. Quindi, per quanto riguarda la leggerissima critica sociale legata ai soliti temi dell'apparenza, dell'esclusione sociale e della bellezza come unico requisito di popolarità, la trama fila e funziona. Ci si perde, però, su altri punti.>br/> Innanzitutto la "discesa agli inferi" di Giada/Capotondi prende una piega troppo banale e semplificata, con il culmine del ridicolo al momento della trasformazione grazie all'artista visionario del rifacimento del look. Uno stylist imbarazzante e imbarazzato (per le ragioni che seguono). Poi, assolutamente da non sottovalutare, la qualità della recitazione che, per la maggior parte dei personaggi-spalla è imbarazzante. Fiamma/Giulia Steigerwalt è la peggiore di tutti, incapace di riprodurre il ruolo della snob annoiata dalla vita perché, di fatto, incapace anche solo di parlare con disinvoltura. Anche Vaporidis, comunque, non è di certo da premio Oscar.
Altra nota dolente sta nei costumi e nelle capigliature che, per un film che basa tutta la sua essenza sul divario tra sciattezza e bellezza, non è certo un aspetto trascurabile. Sempre Vaporidis per il suo Riccardo è costretto a sfoggiare una chioma di capelli mortificante, oltre che dei vestiti di scena scappati da un mercatino dei cinesi (senza voler offendere i cinesi)... Non mi è chiara la scelta di stile che si è tentato di suggerire per il personaggio, teoricamente di famiglia ricca e raffinata e, quindi, si suppone in grado di distinguere una camicia di Yves Saint Laurent da quella di Tony Manero. Vero orrore.
Insomma, in generale lo spunto può anche essere carino e a tratti interessante, anche se viene gestito malamente, soffocandolo in favore della strada sicura tra buattute facili, amori assoluti, consigli di stile imbarazzanti e una rivalsa universitaria che implica il totale cambiamento dell'attitudine del protagonista maschile. Insomma, ci si poteva impegnare di più...
Box Office: €2,179,363 (esordio al botteghino italiano)
Consigli: La recitazione non è il massimo e i costumi sono terribili. La Capotondi funziona quasi sempre e, nel ritrovare il compagno di set di "Notte prima degli esami", spicca rispetto a Vaporidis. Nell'insieme è la classica commedia all'italiana per adolescenti che, questa volta, ruba l'idea alla commedia americana al vetriolo "Mean Girls". Per passare il tempo e spegnere il cervello va benissimo.
Parola chiave: Aspetto esteriore.

Trailer

Bengi

giovedì 27 marzo 2014

Film 688 - 47 Ronin

Per celebrare la partenza verso il Giappone di Marco, un blockbuster a tinte orientali tra leggente, draghi e harakiri.

Film 688: "47 Ronin" (2013) di Carl Rinsch
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Luigi
Pensieri: Si parte dalla storia giapponese dei 47 ronin rimasti senza il proprio daimyō e in cerca della vendetta che ne ripulirà il nome, la si condisce in salsa occidentale, la si imbottisce di effetti speciali e ci si mette la faccia dell'unico attore hollywoodiano vagamente in linea con tratti orientali. Questo è "47 Ronin", blockbuster ad altissimo budget ed ampissimo scoperto negli incassi che, di fatto, non è comunque peggiore di altri titoli ben più remunerativi visti in passato.
Non so se sia stato a causa del decentramento dal solito baricentro americano o perché Keanu Reeves è da un po' che non incassa vittorie al botteghino, comunque questa pellicola è rimasta ampiamente snobbata dal pubblico un po' di tutto il mondo e non è riuscita a ripagare i 175 milioni di dollari di budget che hanno reso possibile questa produzione.
Produzione che, va detto, per quanto perfettamente in linea con la solita classificazione di 'americanata', riesce a tratti a lasciare incuriosito lo spettatore, specialmente per quanto riguarda la figura della strega (interpretata dalla cadidata all'Oscar Rinko Kikuchi) e delle sue numerose trasformazioni e arti magiche. Belli anche i costumi, anche se a mio avviso poco in linea con la tradizione giapponese settecentesca. In ogni caso certamente d'effetto.
Nell'insieme la storia - seppur criticabile per non poche scelte - riesce nell'intento di intrattenere egregiamente chi guarda, dosando in maniera equilibrata tutti gli elementi del caso: azione, dramma, amore, magia, effetti speciali, vendetta e una super cattiva capace di trasformarsi in innumerevoli forme. Quindi il risultato finale è in linea con le aspettative bidimensionali di trama e profondità dei personaggi.
La parte più inutile di tutto il film, nonostante sia quella riportata anche sulla locandina italiana, è quella che trasporta i protagonisti dalla campagna giapponese alle barche dei pirati. Il motivo del cambio di location è giustificato dalla ricerca dell'eroe, esiliato e umiliato precedentemente, che finisce a combattere nelle bische clandestine menando di brutto. La scena ricorda malamente esempi già visti al cinema in "Il gladiatore", "Sherlock Holmes" o i più recenti "Hercules - La leggenda ha inizio" e "Pompei". In aggiunta, la presenza in locandina di Rick Genest - diventato famoso per via dei suoi tatuaggi total-body mostrati inizialmente nel video "Born This Way" di Lady Gaga - non è assolutamente giustificata da alcun ruolo nel film: comparirà solo in una scena, con una sola battuta, proprio all'arrivo di Ôishi/Hiroyuki Sanada al porto.
Bizzarre location alla "Pirati dei Caraibi" a parte, "47 Ronin" rimane comunque un esempio di cinema americano che ruba storie della tradizione di altri Paesi per ricamarci sopra tutta un'altra storia, scegliendo l'avventura mistica al posto di una trasposizione fedele dei fatti reali. Per quanto devo dire che il tutto non mi sia dispiaciuto, la sensazione di una produzione di serie B non mi ha abbandonato durante la visione di tutto il film e questo, per un film con budget da kolossal, è un errore che non deve accadere. Keanu Reeves, che certo si mantiene in gran forma, mi è sembrato comunque un po' sottotono a livello recitativo, addirittura più sottomesso del suo personaggio. Rende bene nei compattimenti, che sono più realistici di quanto mi sarei aspettato.
Box Office: $146,152,054
Consigli: Il Giappone è sempre una terra intrigante fatta di paesaggi, personaggi e storie tanto diverse dalle nostre quanto interessanti da seguire. Nonostante qui quella dei 47 rōnin sia ampiamente rivisitata, è comunque piacevole da vedere. Il cast è tutto orientale tranne Reeves.
Parola chiave: Vendetta.

Trailer

Bengi

mercoledì 26 marzo 2014

Film 687 - Una spia non basta

Protagonista a parte, poteva sembrare un esempio di cinema leggero con contaminazioni spionistiche divertente e spassoso. Ho tentato...

Film 687: "Una spia non basta" (2012) di McG
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Chi, di grazia, dovrebbe ritenersi fortunato tra Chris Pine e Tom Hardy per aver conquistato i favori sessuali dei 156cm biondo platino con annessa schucchia, anche detta Reese Witherspoon? E' l'enorme quesito che questa pellicola pone per tutta la durata dei suoi 103 minuti di durata, con solo collateralmente accenni a qualche operazione di spionaggio o qualche inseguimento e sparatoria. Per il resto è più che altro un "all about Reese" di cui, francamente, si poteva anche fare a meno.
Non mi aspettavo certamente di essere sorpreso per trama o idee innovative, ma davvero tutta la perdita di tempo su chi scegliere dei due uomini-amici-agenti CIA da parte di Lauren/Witherspoon è alla lunga davvero noioso. Sia perché, ribadisco, non si capisce per quale motivo dovrebbero entrambi aver puntato su una come lei, sia perché lei non è in grado di rendersi interessante - a causa probabilmente di un personaggio di per sé certo non sfavillante - o simpatica.
Il film in generale, per quanto intrattenga, si è però rivelato più deludente del previsto, debolissimo sia sull'aspetto comico, sia su quello dell'azione. Per quanto riguarda il primo le gag non sono particolarmente brillanti, né la rivalità testosteronica tra gli amici è sfruttata a dovere, con uno spreco di potenziale. Per quanto concerne l'avventura, invece, solo inizio e fine regaleranno qualche momento di brio finalmente privo (circa) dell'onnipresente biondina contesa.
Peccato, la rivalità giocosa in salva spy poteva essere un punto a favore per il risultato complessivo, magari cercando di produrre qualcosa di un po' meno mediocre, stereotipato, banale o patinato.
Box Office: $156,491,279
Consigli: Si può serenamente vedere, ma proprio nulla di che. L'enorme fronte di Chris Pine e le enormi labbra di Tom Hardy avrebbero potuto essere usati meglio che come spalla dell'enorme mento di Reese Witherspoon. La conclusione è scontatissima.
Parola chiave: Appuntamento.

Trailer

Bengi

martedì 25 marzo 2014

Film 686 - Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe

Me l'ero perso quando è uscito e, in questi giorni frenetici e con poco tempo a disposizione questo film mi è sembrato un ottimo compromesso.

Film 686: "Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe" (2013) di Tommy Wirkola
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Cercavo un degno compagno di pranzo, privo di drammi, complicazioni e temi importanti e l'ho trovato. Botte, magia, streghe, splatter, parolacce e sparatorie come se piovessero, ovvero "Hansel & Gretel: Witch Hunters": una tamarrata che, se non si cercava altro, è un prodotto assolutamente fedele alle aspettative ludico-ricreative.
Bene Jeremy Renner nel ruolo di Hansel, meno bene e più insolita nei panni aderenti di paladina della caccia alle streghe Gemma Arterton che è una Gretel un po' inespressiva e troppo patinata. Benissimo - ma non che mi aspettassi il contrario - Famke Janssen nei panni dell'arrabbiatissima strega Muriel, una che se ti deve uccidere non ci sta a pensare su troppo tempo (e ho apprezzato).
Nel complesso, quindi, questo nuovo piglio fantasy-horror (a cui è giunta abbondate dose di azione) che ha coinvolto i fratelli Hansel e Gretel mi ha soddisfatto e, anzi, devo dire che mi ha anche sorpreso per quanto riguarda certe immagini sanguinolente e un nudo quasi integrale, oltre che un linguaggio spesso volgare utilizzato senza chiedere troppo scusa.
Chiaramente approfondimenti o veridicità storiche non sono in alcun modo aspetti curati dalla trama, che si concentra solo nel rendere quanto più truce possibile le morti delle streghe o i combattimenti che prendono luogo come niente durante tutta la durata del film. Nell'insieme è chiaramente una boiata senza capo né coda, bisogna dirlo, ma se si cerca puro divertimento spegni-cervello è certamente un titolo funzionalissimo allo scopo. Niente di più.
Box Office: $225,703,475
Consigli: Nonostante i critici lo abbiano ampiamente criticato, il risultato al botteghino mondiale ha convinto i produttori a mettere in cantiere un sequel per il prossimo futuro (ancora non si sa nulla). Per chi ama il cinema disimpegnato, di faciel e veloce consumo, pieno di effetti speciali e morti cruente, questa è certamente una pellicola da non perdere!
Parola chiave: Luna di Sangue.

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Bengi

lunedì 24 marzo 2014

Film 685 - Un ragionevole dubbio

Dal trailer poteva sembrare un filmetto interessante...

Film 685: "Un ragionevole dubbio" (2014) di Peter Howitt
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non è certo che "Reasonable Doubt" sia orrendo o inguardabile, ma manca certo di pathos e gioca male gli elementi legati all'indagine sul sospettatissimo (e sospettabilissimo) Samuel L. Jackson.
Infatti, nonostante la storia avrebbe tutti gli elementi a disposizione per mettere in scena un thriller adrenalinico di genere, di fatto gioca d'anticipo tutti i suoi assi nella manica finendo per rovinare qualsiasi effetto sorpresa. C'è molta fretta di arrivare verso il finale e non si capisce bene perché.
L'apparenza - che prontamente si ribalta e ribalta ancora - inganna per la maggior parte dei 91 minuti di pellicola, ma non si prende il tempo di lasciare che gli spettatori facciano le proprie ipotesi, scegliendo di rivelare praticamente sempre in anticipo rispetto all'auspicabile gli snodi chiave di ogni livello della trama. E così ogni evento potenzialmente shoccante finisce per bruciarsi sul tempo ed è un peccato.
Lo è perché, di fatto, tutti gli altri elementi della trama funzionano abbastanza bene ed interagiscono tra loro andato a creare un risultato finale che non è per niente male. Dominic Cooper è un buon protagonista ed è in grado di reggere da solo un pellicola - certo non un capolavoro - risultando convincente. Gli si oppone un Samuel L. Jackson come sempre a suo agio in questi ruoli di cattivo un po' misterioso. A sorpresa, poi, un ruolo da protagonista anche per l'ex dottoressa di "E.R. - Medici in prima linea" Gloria Reuben, recentemente vista in "Lincoln" e "Matricole Dentro o Fuori" ed evidentemente ritornata un pochino sulla cresta dell'onda.
Da non sottovalutare, inoltre, le atmosfere abbastanza dark che fanno il loro dovere e una buona scelta dei set tra Chicago e il Canada.
Insomma, in generale "Un ragionevole dubbio" fallisce nel tentare di rappresentare un film thriller che rispecchi i canoni del genere (pathos, adrenalina, investigazione, mistero) e, da questo punto di vista, non mi ha soddisfatto. Tutto sommato, comunque, si lascia guardare.
Box Office: In Italia il film ha esordito con un incasso di € 136.645
Consigli: Non è certamente un esempio di thriller in grado di lasciare col fiato sospeso. Può funzionare per una serata senza pretese, in cui ci si accontenta di vedere un film passabile tra qualche mistero, un serial killer (?) e un ex medico di "ER" che spara meglio di Chuck Norris.
Parola chiave: Sigarette.

Trailer

Bengi

giovedì 20 marzo 2014

Film 684 - La bella e la bestia

Erika insisteva e la 3 regalava l'ingresso: potevamo mancare?

Film 684: "La bella e la bestia" (2014) di Christophe Gans
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika, Luigi
Pensieri: "La belle et la bête" non sarebbe neanche malaccio se fosse anche dotato di una trama. Così, come accessorio alle certamente belle e curate immagini che la produzione franco-tedesca è riuscita a mettere insieme.
Il film parte male fin da subito: colpita da disgrazia e pubblica derisione, la famiglia di Belle si rifugia in campagna per sparire dalla circolazione. Nell'amenità campastre Belle è l'unica a sentirsi parte integrante del contesto e lavora come una pazza per assomigliare tantissimo a Cenerentola, con cui condivide un contesto familiare altrettanto insopportabile. Quando, per un nano secondo di fortuna, il padre crede di essere riuscito a recuperare le sue ricchezze, i suoi figli sentono nuovamente scorrere in loro il fervore aristocratico e preparano una lista di cose assolutamente necessarie per il ritorno in città in grande stile. Cosa chiederà Belle al padre, unica tra tutti i sei figli? Una rosa. E già qui...
Ma poi la storia prosegue peggiorando. Il padre, per un successione di eventi, si perde nella foresta e si ritrova nel castello (della Bestia). Il castello lo accoglie con cibo e ristoro, oltre che con esattamente tutte le voci della sua lista di oggetti da comprare per i figli... tranne cosa? La rosa. (ma va?)
Lasciando il castello il padre se ne ricorderà e cercherà tra il roseto del castello, scegliendo quella per la figlia preferita: la Bestia si incavola nera, fa il suo ingresso in scena, e spiega con un ragionamento che non fa una piega, che, dopo tutto il ben di dio che l'uomo gli aveva già portato via, ora osa prendersi perfino la cosa più cara (nella fattispecie la rosa)? Sacrilegio. Blasfemia. La rosa no.
Il risultato sarà la maledizione sulla famiglia di Belle: una vita in cambio di una rosa.
E qui mi fermo con lo spoiler (il tutto si succede con estrema, superflua, lentezza). E pongo la più grande delle mie domande: perché la rosa ha questo valore iconico-simbolico se poi all'interno della trama non la si citerà praticamente più? Scordatevi la storia Disney, infatti, qui nessun petalo cadente scandise lo scorrere del tempo. E allora? Non c'è risposta.
La pellicola, invece, prosegue con una lentezza da Calende greche e, per arrivare in fondo, lo spettatore dovrà subirsi innumerevoli sproloqui della voce fuori campo, sospiri di paura, terrore, amore, tristezza, ecc e poi ancora cambi d'abito sfarzosi, balli in saloni fuoti, flashback e quel pizzico di magia che rende tutto l'assurdo che viene raccontato assolutamente plausibile.
Insomma, questo "La bella e la bestia" moderno presenta due macroaspetti evidenti: da un lato la necessità di dimostrare che anche una produzione europea (non ingelse) può investire moltissimi euro e riuscire nell'impresa di lanciare un prodotto internazionale raffinato e molto curato esteticamente, carico di un'opulenza che ferisce l'occhio ed effetti speciali che interagiscono con protagonisti anche capaci (Vincent Cassel, Léa Seydoux). Dall'altra, però, commette l'errore di fallire sul timing. I tempi non sono da cinema commerciale: tutto troppo lungo, troppo lasciato all'immaginazione dello spettatore. Manca mordente, pathos, vivacità, interesse per i personaggi. E non è poco.
In definitiva, anche se ho molto apprezzato che si sia cercata una rappresentazione estetica molto personale, il grande problema dell'assenza di una trama capace di accompagnare i 112 minuti di pellicola non può essere messo da parte. Bello da vedere, ma non c'è nulla, di fatto, da seguire.
Box Office: $26,951,840 (ad oggi)
Consigli: E' una fiaba - anche se il finale è un pelo più violento di quanto non mi sarei aspettato - e, tra l'altro, anche abbastanza stiracchiata. Lungo e senza colpi di scena. Valgono le belle immagini e rimane impresso l'esubero di pelo della Bestia. Comunque Disney batte questo film 10 a 0.
Parola chiave: Cervo.

Trailer

Bengi