venerdì 31 ottobre 2014

Film 806 - Mr. Peabody e Sherman

Un po' curioso di vederlo l'ho recuperato e... imposto a Luigi!

Film 806: "Mr. Peabody e Sherman" (2014) di Rob Minkoff
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: La cosa strana di questo film è che né Mr. Peabody né Sherman sono particolarmente simpatici, eppure tutto sommato la storia è divertente. Meno di quanto mi aspettassi, ma ha qualche buon momento.
Sicuramente un pregio sta nel fatto di spaziare tra epoche e civiltà differenti nel passato, andando a pescare territori esotici o passaggi storici fondamentali (dagli egizi alla Rivoluzione Francese passando per Leonardo da Vinci). Insomma, davvero un ampio respiro per un cartoon d'animazione che rispolvera una vecchia serie televisiva anni '60.
Dall'altra parte, invece, credo che il troppo tirato in ballo dalla storia abbia leggermente sfavorito questo titolo. Troppi cenni storici sia banali che colti, troppe a volte incomprensibili spiegazioni scientifiche per i viaggi nel tempo e - anche se apprezzabili - troppa importanza alla questione cane che adotta bambino. Non perché non sia importante (se ampliando un attimo la visione, la applicassimo per esempio ai gay che adottano figli) ma perché aumenta ulteriormente il carico di informazioni che la storia solleva, tutti elementi che il target di questa pellicola, ovvero i bambini, alla lunga potrebbero faticare a sopportare. Ecco, per sintetizzare direi che la trama è davvero troppo articolata e forse un pelino mal organizzata nel complesso, fatto che si avverte man mano che procede la visione del film. Ed è maggiormente strano se si pensa che la pellicola dura solo 92 minuti!
Insomma, direi che tutto sommato "Mr. Peabody & Sherman" sia un titolo carino, certamente adatto a tutti, anche se tutto sommato non fa centro. Si vede volentieri, si sorride e ci si gode qualche buon momento per tutta la famiglia, ma nulla di più.
Box Office: $272.9 milioni
Consigli: Apprezzabile poiché capace di portare al cinema molti elementi di storia antica e combinarli in modo simpatico e giocosamente istruttivo, oltre al fatto che suggerisce un messaggio di tolleranza per le diversità altrui. E' un film per tutti, ma non un capolavoro né un (ormai) classico prodotto Disney-Pixar. La differenza si sente e si vede, il che non è né male né bene, solo un elemento da tenere presente prima della visione. I bambini sicuramente apprezzeranno questo coloratissimo e certamente spassoso viaggio di "Mr. Peabody e Sherman"; anche gli adulti, ma forse con meno entusiasmo.
Parola chiave: Tornindietro.

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Bengi

giovedì 30 ottobre 2014

Film 805 - Hanna

Mi era sempre rimasta la curiosità di vedere questa pellicola. L'occasione grazie a Sky go.

Film 805: "Hanna" (2011) di Joe Wright
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Un action thriller violento, crudo e super adrenalinico, volutamente sporco e freddo che rinnega qualsivoglia forma patinata alla ricerca di un plausibile realismo che lascia a tratti spiazzato lo spettatore.
L'ossigenata Hanna del titolo (Saoirse Ronan) è stata addestrata dal padre (Eric Bana) per tutta la sua vita in funzione di un'unica cosa: diventare un'assassina per uccidere l'agente CIA Marissa Wiegler/Cate Blanchett. Quest'ultima, si scoprirà con l'evolversi della storia, ha un conto in sospeso con il padre di Hanna che, sapendo delle doti speciali della figlia e conoscendo bene l'indole dell'agente, addestra la ragazzina al grido di un unico imperativo: o ti adatti o muori.
Un po' forte, non c'è che dire, eppure il risultato finale di questo film è positivo. Le ottime musiche dei Chemical Brothers aiutano a differenziare questo prodotto dai soliti action in circolazione, ma anche l'ottima mano di un regista come Wright - di solito visto in ben più pesanti panni quali "Orgoglio e pregiudizio", "Espiazione", "Anna Karenina" - aiuta non poco nell'intento di creare una realtà per questa pellicola che sia diversa da tutte le altre.
In poche parole, "Hanna" è qualcosa che non ci si aspetterebbe, sia nella forma che nella messa in scena, curioso e ben confezionato esperimento cinematografico che equilibra bene glie elementi necessariamente violenti (uccisioni, duelli, scazzottate, ecc) con un certo strano humor che finisce per funzionare quando Hanna si approccia alle normali esperienze di vita di una 15enne (il primo bacio, fare amicizia, uscire la sera, ecc).
Insomma, Wright a quanto pare riesce anche in territori solitamente a lui più lontani e l'ottima scelta di cast - due antagoniste in testa - rende questa caccia all'uomo tra affascinanti scenari di sfondo una forte ma interessante avventura capace di catturare chi guarda.
Box Office: $63,782,078
Consigli: Saoirse Ronan, Cate Blanchett, Eric Bana, Michelle Dockery, Olivia Williams, Tom Hollander + la regia di Joe Wright + la musica dei Chemical Brothers = "Hanna", thriller inusuale su quella che quasi potrebbe essere definita la figlia illegittima di Jason Bourne. La Ronan è molto credibile, Cate Blanchett - ma che lo dico a fare - è fantastica anche nei panni della cattiva. Se si cerca qualcosa che spinga subito il piede sull'acceleratore, questo film funziona bene.
Parola chiave: Vendetta.

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Bengi

mercoledì 29 ottobre 2014

Film 804 - Annabelle

Tutti molto interessati a vederlo, ci siamo subito fiondati al cinema!

Film 804: "Annabelle" (2014) di John R. Leonetti
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Premesso che "L'evocazione - The Conjuring" mi era piaciuto, trovo comunque che questo "Annabelle" si avvicini di più ai miei gusti in fatto di horror.
Più concentrato sul mostrare che sul creare una suspense continua e farci confrontare con molti demoni interiori o invisibili, questo spin-off sulla bambola più inquietante di sempre riesce davvero bene a spaventare lo spettatore mettendo in scena una serie di esperienze abbastanza traumatizzanti a partire già dall'inizio (con omicidio dei vicini di casa della coppia protagonista + aggressione della stessa da parte proprio della figlia scappata di casa dei due assassinati). Con una partenza così violenta la storia carbura fin da subito.
Nonostante i numerosi momenti di stallo tra un momento spaventoso e l'altro, devo dire che la trama non ne risente e, anzi, aiutano abbastanza bene a creare un buon approfondimento psicologico dei protagonisti (Ward Horton, Annabelle Wallis) oltre che creare le condizioni giuste per i futuri avvenimenti. Si parlerà, infatti, di sette sataniche, bambole possedute, anime da salvare ed un'entità maligna che è di un'inquietante che mette i brividi.
Insomma, a dispetto di un'operazione commerciale che poteva rivelarsi la solita boiata spilla-soldi, devo dire che questo "Annabelle" non è stato mal pensato. Ovvio, non parliamo di un capolavoro o una pietra miliare dell'horror, però il risultato ha il merito di dare allo spettatore quello che si aspetta, ovvero di essere spaventato. Francamente non sono d'accordo con chi ha ritenuto di troppo le scene di contestualizzazione della storia (ovvero la vita forzatamente in solitaria di Mia, prima in gravidanza poi ad accudire la bambina) che, invece, ho trovato appropriate per permettere allo spettatore di condividere con la protagonista paure e preoccupazioni prima delle ovvie scene di spavento e violenza. Non fosse stato dato il giusto spazio alle prime, le seconde non sarebbero risultate così efficaci.
Quindi, per ricapitolare: "Annabelle" spaventa, intrattiene ed inquieta. Promosso.
Box Office: $206.2 milioni
Consigli: Quale occasione migliore di Halloween per dedicarsi ad un horror? Con il 31 ottobre alle porte sembra proprio che "Annabelle" potrebbe essere un'ottima scelta, magari da far precedere al primo "The Conjuring"! Qui abbiamo un buon cast (anche Alfre Woodard, sempre una garanzia), una storia inquietantissima e una buona produzione che riesce a valorizzare bene i punti di forza del racconto (entità maligna in primis!). Insomma, la notte di Halloween basterà spegnere le luci e lasciarsi spaventare dalla per niente bella bambola Annabelle!
Parola chiave: I figli dell'ariete.

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Bengi

martedì 28 ottobre 2014

Film 803 - 7500

Alla ricerca di un horror facile facile abbiamo trovato questo titolo che puzza di boiata già solo dalla locandina...

Film 803: "7500" (2014) di Takashi Shimizu
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Luigi
Pensieri: Una produzione talmente becera che pensavo fosse un film per la tv e, invece, a quanto pare questo "7500" dall'orrendo titolo è proprio un film a tutti gli effetti.
Non che ci si aspettasse alcunché da una pellicola che nel suo cast annovera star del calibro di Leslie Bibb ("Popular", "GCB"), Ryan Kwanten ("True Blood") e Amy Smart (i cui picchi interpretativi comprendono 'capolavori' del calibro di "Road Trip" e "The Butterfly Effect"), però bisogna proprio dire che la nuova fatica registica Takashi Shimizu (l'artefice dei vari "The Grudge" originali e americani) è proprio brutta. Scritta male, girata con poca convinzione e data in mano ad un cast per la maggior parte imbarazzante, senza considerare la banalità della trama pari solo a quella degli effetti speciali.
Eppure il volo "7500" da Los Angeles destinazione Tokyo (che per due in procinto di partire per il Giappone nel 2015 è proprio il film giusto da guardare) decolla e per un po' sembra pure interessante, un misto di un sacco di altre cose già viste ("Final Destination", "Red Eye", "Flightplan - Mistero in volo", "Non-Stop" e perfino "Snakes on a Plane") che però negli altri casi ha funzionato. Qui è la componente horror a fare la differenza, suo malgrado in negativo. Già perché è proprio questa a degradare tutta l'operazione poiché è talmente brutta che fa a pezzi tutto quel poco che la trama era riuscita a farti digerire. A metà strada tra "Lost" e il primo "Final Destination", "7500" è però una brutta fotocopia insipida e priva di alcunché di innovativo, figuriamoci un'idea geniale. Niente, ma davvero niente giustifica la realizzazione di questo prodotto, anche perché come mero richiamo per l'incasso (come si vede fallito) è palesemente un progetto fallimentare (a mio avviso fin dall'inizio, ma si sa che ormai si produce praticamente ogni cosa).
Box Office: $997,000
Consigli: Lo consiglio solo nell'ottica di uno svago divertente. Lo so che è paradossale considerando che parliamo di un horror, ma è talmente fatto male che a tratti fa sorridere. Io in generale sono sempre attirato dai film ambientati sugli aerei, soprattutto se a farla da padrone è qualche mistero apparentemente irrisolvibile che accade a bordo. Chiaramente se condividete questo interesse "7500" attirerà anche voi, ma meglio sapere fin da subito che questo prodotto è veramente una stupidata.
Parola chiave: Shinigami.

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Bengi

Film 802 - Walking on Sunshine

Tanta, tanta, tantissima curiosità di vedere questa pellicola che sembrerebbe un sacco carina...!

Film 802: "Walking on Sunshine" (2009) di Max Giwa, Dania Pasquini
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: L'idea sempre geniale, dal trailer la realizzazione sembra perfetta, ergo un risultato ottimale parrebbe l'unico risultato plausibile. D'altronde per "Mamma Mia!" ha funzionato, no?
Evidentemente il film con Meryl Streep - e forse proprio perché con lei... - ha avuto così tanto successo ($609,841,637) per altri motivi, anche se è indubbio che nemmeno quel film sia un capolavoro.
Qui i problemi sono facilmente individuabili: prodotto fotocopia di un originale irraggiungibile, trama banalissima, attori sconosciuti e francamente poco dotati o comunque non adatti a numeri da musical, anche se "casereccio", diciamo. Ma andiamo per ordine.
"Walking on Sunshine" è fotocopia di "Mamma Mia!": entrambi sono musical realizzati sulla base di canzoni preesistenti e già famose assemblate insieme a formare una storia più o meno sensata - in entrambi i casi superficialissima - in cui la protagonista è una donna bionda e innamorata. In questo le canzoni sono le hit anni '80, nell'altro i maggiori successi degli Abba. Ma non finisce qui, perché tutte e due le storie sono ambientate al mare (qui Puglia, nell'altro la Grecia), c'è un rigiro di uomini interscambiati tra amiche, c'è un matrimonio che non si celebrerà, numeri musicali coloratissimi e pieni di comparse giovani e in formissima, scenari che distinguerli tra pugliesi e greci è impossibile e via discorrendo. Anche i poster dei film sono organizzati in maniera molto similare... Insomma, pare chiaro fin da subito che l'intento qui sia di cavalcare la fortunatissima onda della pellicola del 2008, non avendone, però gli strumenti.
Come dicevo, infatti, oltre a mischiare troppi elementi già visti, la trama fa quel che può nel conciliare i numeri musicali cui costringe necessariamente la mission del prodotto e qualche tentativo narrativo di aggancio tra una canzone e l'altra, finendo per banalizzare qualsiasi situazione. Ci può stare finché l'insieme non stona e diverte. Qui, invece, gli elementi del musical sono realizzati in modo goffo, poco naturale e, francamente, cantati maluccio. Se, infatti, da una parte abbiamo una serie di volti praticamente sconosciuti (e non certo perché si è attinto ai migliori di Broadway o West End), dall'altra non si può dire che questi abbiamo una benché minima professionalità riscontrabile nel genere musical.
Quindi, in conclusione, questo "Walking on Sunshine" a parte vendere molto fumo e una plausibilmente ottima idea commerciale che però fallisce nel momento in cui dal trailer si passa alla versione cinematografica, non regala nessuna particolare emozione (ma forse già la presenza tra i protagonisti di Giulio Berruti doveva mettermi in allarme). La fotografia patinata e ipersaturata, i bei paesaggi e le canzoni evergreen riescono solo in parte a rendere accettabile un prodotto insipido tenuto malamente in piedi da un'insieme di esibizioni prive di brio o appeal. Peccato davvero perché prima di cominciare la visione sembrava che questa pellicola avrebbe fatto scintille.
Ps. Debutto cinematografico per la (ex) cantante (da record) Leona Lewis, ormai alla ricerca di ogni occasione per rimanere a galla.
Box Office: $3,248,671
Consigli: L'imbarazzante risultato al box-office la dice lunga sul valore artistico di questo film. Eppure i numeri sulla carta pareva averli: canzoni famosissime + la nostalgia degli 80s, una storia facile facile per tutti e una location pugliese che spazia tra Gallipoli e Nardò. Eppure, nonostante queste buone trovate per valorizzare questo prodotto, il risultato finale è deludente, privo di mordente e troppo "casalingo". Ricorda un po' il genere dilettanti allo sbaraglio.
Non è e non sarà mai "Mamma Mia!", meglio saperlo. Può funzionare se si amano gli anni '80 o il genere musical o se si cerca un filetto superficiale-spegni-neuroni per una serata tranquilla e priva di preoccupazioni. Altrimenti si può tranquillamente passare.
Parola chiave: Amore.

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Bengi

lunedì 27 ottobre 2014

Film 801 - Up

Quasi 800 recensioni fa avevo visto questo film per la prima volta, rimanendo soddisfatto della visione e ricevendo in regalo, pochi mesi dopo, il dvd. Da allora non c'è più stata occasione di ripetere la visione...

Film 801: "Up" (2009) di Pete Docter, Bob Peterson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Up", ovvero un botteghino stellare, 2 Oscar vinti e un plebiscito di apprezzamenti ed essere ancora uno dei film di punta dell'universo Pixar (e Disney). C'è stato un vero e proprio momento d'oro dell'animazione per le due case produttrici che, un titolo dopo l'altro, riuscivano a fare incetta di consensi di critica e pubblico, grandi incassi e premi Oscar ("Ratatouille", "WALL-E", "Toy Story 3" fino a "Brave" circa) e certamente questa pellicola è una delle più iconiche e di successo. Chi, infatti, ancora oggi non ha presente la stupenda scena della casa che si alza in volo grazie all'ausilio di non si sa quanti palloncini ad elio dai colori dell'arcobaleno? Fin da subito "Up" è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante tra i cult dell'animazione contemporanea.
Rivedere il film questa volta in dvd e non in un orrendo streaming mal saturato ha certamente aumentato il mio consenso e apprezzamento, riuscendo così a cogliere lo sfavillante lavoro di colori fatto per ricreare, appunto, i palloncini ma anche per mettere in scena i bellissimi paesaggi e la figura quasi mitologica del Beccaccino, qui oggetto del desiderio dei protagonisti insieme al viaggio in Venezuela verso le Cascate Paradiso.
Ciò detto, e ribadendo che "Up" mi è piaciuto e lo trovo un ottimo esempio di intrattenimento per famiglie, con un protagonista (il ragazzino) che è qualcosa di meraviglioso, rimane il fatto che, per quanto mi riguarda, il colpo di fulmine non è scattato. Paradossalmente - ho la fobia dei topi, ma forse per contrasto anche proprio per questo - "Ratatouille" mi ha conquistato molto di più. Chiaramente è un'accezione molto personale e il mio modo di pormi nei confronti di questa pellicola rimane, appunto, il mio.
Film 5 - Up
Box Office: $731.3 milioni
Consigli: Direi che è un titolo adatto veramente ad ogni occasione. Perfetto per una serata dopo una faticosa giornata di lavoro come per una domenica pomeriggio spiaggiati sul divano. Diverte, intrattiene ed incanta grazie ad alcune trovate poetiche che lasciano lo spettatore affascinato. La voce originale del cattivo Charles Muntz è del premio Oscar Christopher Plummer.
Parola chiave: Amicizia.

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Bengi

giovedì 23 ottobre 2014

Film 800 - Un milione di modi per morire nel West

Avevo visto il poster di questo film al cinema a New York e mi aveva subito incuriosito. Naturalmente in Italia è uscito con soli 5 mesi di ritardo...

Film 800: "Un milione di modi per morire nel West" (2014) di Seth MacFarlane
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Forse il vero problema di Seth MacFarlane è che si spinge molto oltre il confine del "decente" genericamente accettato, cosa che non sempre dà i suoi frutti. Con "Ted" il giochetto era riuscito, qui per qualche oscuro motivo, no. Eppure la formula di per sé non cambia.
Questa volta siamo nel selvaggio West, ma non quello di Sergio Leone o la versione rosa de "La signora del West": l'approccio satirico è concentrato proprio sulla caratteristica di inospitalità per l'individuo che rende l'ovest un luogo pericoloso, arretrato, rurale. MacFarlane, che è geniale nel ricreare parallelismi paradossali, riesce egregiamente nel sottolineare le differenze tra l'allora e oggi, giocando su assurdità e credenze della gente, oltre che la loro ingenua ignoranza, calcando la mano ed utilizzando un tipo di comicità molto scurrile e cruda che certamente non è figlia del tempo storico qui ritratto.
Funzionale a rendere ancora più evidente la differenza tra le due epoche proprio questo tipo di satira che, in maniera così forte, costringe lo spettatore a confrontarsi con temi e situazioni non esattamente digeribili da tutti. Ed è in questo, forse, che si potrebbe ricercare il motivo del parziale fallimento di "A Million Ways to Die in the West". Parziale perché, di fatto, l'incasso ha raddoppiato i costi di produzione (40 milioni di dollari), ma non è certo stato quel fenomeno inarrestabile che era stato "Ted" 2 anni fa.
Forse la satira del 'selvaggio west' non ha irresistibilmente attirato lo spettatore americano medio che, magari, nello scegliere cosa andare a vedere al cinema ha preferito "Maleficent" o "X-Men - Giorni di un futuro passato", titoli che hanno ostacolato non poco il film di MacFarlane nel suo weekend d'uscita. Ma, questioni tecniche o scelte di gusti a parte, direi che questa pellicola è, presa per il verso giusto, piuttosto divertente. Evitando finti sconvolgimenti o arrossamenti che nel 2014 fanno più sorridere che altro, si può dire che il lavoro fatto qui sia abbastanza buono e che la promessa de ltitolo sia mantenuta quasi letteralmente. Muore un sacco di gente durante i 116 minuti di durata e tutti nei modi più strambi o stupidi - il trailer dà già un ottimo assaggio di ciò che la trama mostrerà, ma anche le parole della canzone di "A Million Ways to Die" cantata da Alan Jackson e scritta dallo stesso MacFarlane rendono il tuo piuttosto esplicito (qui il videoclip versione lyric) - e molto del comico sta proprio in questi assurdi decessi per esempio per colpa di un toro o di un enorme parallelepipedo di ghiaccio...
Macabra comicità a parte, il cast è molto buono e, soprattutto, molto ricco: Charlize Theron, Amanda Seyfried, Neil Patrick Harris, Giovanni Ribisi, Sarah Silverman e Liam Neeson nella parte del cattivo (dal, si vedrà, sedere piuttosto in forma considerati i 62 anni d'età). La coppia più divertente è quella formata da Ribisi e la Silverman, promessi sposi in attesa di conoscersi biblicamente dopo il matrimonio, mentre lei di professione fa la prostituta presso il saloon della città e minuziosamente descrive al fidanzato i dettagli della sua professione. Entrambi gli attori sono davvero fantastici in questi ruoli. La Theron in questo ruolo da dura pistolera bella e impossibile è veramente magnetica.
Insomma, a me "Un milione di modi per morire nel West" è piaciuto, ha fatto divertire e anche lasciato un pelino esterrefatto per certe scene (qui come in "Ted"). Nel complesso è un lavoro omogeneo, certamente non convenzionale che si impegna moltissimo per ridicolizzare il mito del west per soli uomini veri, duri, coraggiosi. Un punto di vista insolito e, anche per questo, interessante oltre che divertente.
Ps. Numerosi camei: Ryan Reynolds, Patrick Stewart, Ewan McGregor, Christopher Lloyd nei panni di Doc Brown ("Ritorno al futuro") e Jamie Foxx in quelli di Django ("Django Unchained").
Box Office: $86 milioni
Consigli: Non certo per palati raffinati, però divertente se si accetta il compromesso di una comicità assolutamente scorretta. Molto volgare, crudo, eppure spassoso e con non poche trovate interessanti e intelligenti. Una satira abbastanza diversa dal solito per un prodotto commerciale e comico abbastanza inusuale. Il west come non si era mai visto (ovvero abbastanza ridicolo). Perfetto per divertirsi e in grado di accontentare un po' tutti (e far incazzare tutti gli altri). Ma MacFarlane è così, prendere o lasciare.
Parola chiave: Duello.

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Bengi

mercoledì 22 ottobre 2014

Film 799 - Colpa delle stelle

Attendevo veramente tanto di vedere questa pellicola, molto curioso soprattutto visto l'enorme successo in patria sia al botteghino che di critica. Shailene Woodley: è nata una stella (gemella con Jennifer Lawrence)?

Film 799: "Colpa delle stelle" (2014) di Josh Boone
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "The Fault in Our Stars" è la storia d'amore di due adolescenti malati di cancro che, nonostante le avversità, affrontano la loro vita a testa alta.
Anche senza aver visto il film si capisce fin da subito che ciò che la pellicola mostrerà sarà non solo molto triste, ma anche molto toccante. Ed è effettivamente così! Il racconto è una montagna russa di emozioni che spazia dalle buone battute, alle sorprese romantiche, alla matura consapevolezza di sé e la straziante verità della malattia. Il senso di frustrazione e impotenza, la bella personalità dei due protagonisti e il sogno di un amore vero, forte, completo e che completa sono tutti elementi di cui la trama è impregnata e che affronterà durante i 126 minuti di tour emotivo in cui lo spettatore è coinvolto.
Shailene Woodley e Ansel Elgort sono due bei giovani normali in cui non si fatica ad identificarsi, due ragazzi malati, ma che affrontano le stesse tappe adolescenziali di chiunque di noi, con l'aggravante di un timer velocissimo che corre sopra le loro esistenze. Entrambi consapevoli della loro condinzione, decidono comunque di lasciarsi avvolgere dall'amore che sorprendentemente li ha trovati e uniti, affrontando insieme un percorso di dolcezza e dolore che, inutile dirlo, avrà un epilogo straziante.
Insomma, questo "Colpa delle stelle" sembrerebbe facilmente incasellabile in quella categoria che è il film drammatico-romantico per ragazzine adolescenti, eppure è troppo riduttivo liquidarlo così. Innanzitutto perché l'approccio narrativo è molto più maturo del solito, ben costruito nel presentare i personaggi, approfondendo le dinamiche famigliari e sociali senza mai evitare il confronto diretto con le tematiche scomode che le premesse di questa storia portano necessariamente. Poi perché la realizzazione è molto meno scontata di un qualsiasi prodotto commerciale facile facile composto da amore adolescenziale + dramma apparentemente irrisolvibile + lieto fine che spazza via ogni preoccupazione. Qui, diversamente, si è barattata la tranquillità della buona notizia standard dell'happy ending con qualcosa di più vero, anche se doloroso, che rende l'esperienza di quasto film più interessante in quanto più plausibile e vera.
In questo credo risieda uno dei segreti del successo di "Colpa delle stelle", insieme al fatto che è tratto da un best seller (di John Green), racconta una straziante storia romantica e i suoi protagonisti sono tutti piuttosto popolari al momento: Nat Wolff appena visto in "Matricole Dentro o Fuori", "Palo Alto" e "Comportamenti molto... cattivi"; Ansel Elgort (che ha all'attivo solo 4 film e un in produzione!) cavalca un'onda fortunata: è presente in "Lo sguardo di Satana - Carrie", il nuovo film di Jason Reitman "Men, Women & Children" e nella nuova saga per teenagers che ha lanciato la sua compagna di set Shailene Woodley (che ha già una nomination ai Golden Globe all'attivo per "Paradiso amaro"), ovvero "Divergent" e il prossimo "Insurgent". I 3 ragazzi, insomma, sono stati scelti sapientemente sia a livello di richiamo per il pubblico sia considerando che non sono niente male a recitare.
Per concludere direi che "The Fault in Our Stars" è un buon titolo drammatico e, sottolineerei, non solo per teenagers. La scelta di come presentare la malattia e il modo in cui i protagonisti la vivono non è certamente originale, eppure in questa storia c'è qualcosa di magnetico e molto personale, una scintilla che si avverte fin dall'inizio della narrazione e che certamente ha contribuito a rendere questo prodotto così di successo da risultare già un cult del suo genere. Sia Hazel o sia Shailene poco importa, perché il risultato è molto superiore a qualsiasi prodotto simile e finisce inevitabilmente per catturare attenzione e cuore dello spettatore. Forte, duro, romantico eppure da rivedere al più presto.
Box Office: $303,285,269
Consigli: E' una storia d'amore, è su due adolescenti e parla di malattia terminale. Non è allegra, eppure il film è in grado anche di divertire. Che il dramma sia dietro l'angolo lo sanno anche i muri e si aspetta, temendolo, il momento in cui comincerà la discesa. E questa storia sa come colpire. Il finale è molto triste e ti fa pensare, inevitabilmente, a quanto ti strappa il cuore dal petto veder morire una persona che ami. Non ci sono parole che confortino né situazioni che distraggano da un dolore così totale da lasciarti senza fiato. E così sarà anche per i protagonisti di questa storia dolceamara, ma che vale la pena vedere. Io lo consiglio, perché è un bel film, perché non gioca a far pena allo spettatore e perché non si tradisce con l'evolversi della trama. Bisogna essere preparati, eppure ogni tanto di queste storie ce n'è bisogno. Shailene Woodley e Ansel Elgort sono una coppia di attori molto promettenti.
Parola chiave: "Un'Imperiale Afflizione".

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Bengi

Film 798 - Sex Tape - Finiti in rete

Prepotente ritorno di Cameron Diaz alla commedia made in USA!

Film 798: "Sex Tape - Finiti in rete" (2014) di Jake Kasdan
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Critiche piuttosto negative e incassi, anche se non disastrosi, di certo non da hit. "Sex Tape" esordisce quarto in America e scontenta un po' tutti, considerando le premesse, l'argomento scabroso che attira il pubblico e il recentissimo successo pasquale in patria della Diaz con "Tutte contro lui" (che di milioni ne ha incassati quasi 200). Cos'è andato storto, dunque, qui?
La coppia protagonista è perfetta, la Diaz stupenda nonostante non abbia più vent'anni (e qualche probabile risistemazione facciale) e Jason Segel - anche sceneggiatore - non solo si è rimesso in gran forma, ma è anche piuttosto belloccio. Insieme sono credibili e formano una bella famiglia innamorata. Quindi il problema non sono loro. Nemmeno il fulcro della trama è problematico, in quanto l'argomento hot esplicitato addirittura nel titolo - per essere sicuri non ci siano fraintendimenti - ormai più che oltraggioso o ricercatamente scabroso, è un fenomeno di costume. Con i sex tape ci si crea la base per una carriera internazionale (per quanto discutibile), quindi ormai non si può nemmeno dire che il filmino osé, a luci rossissime sia davvero qualcosa di cui arrossire. Quindi? Quindi il problema è altrove!
Per essere una commedia irriverente e soprattutto degli equivoci, ci sono davvero pochi momenti comici. C'è molto sesso, molto nudo calibratissimo e molto potenziale iniziale, che si disperde nello svillupparsi della trama. Una domanda su tutte: dato che il problema nasce dal fatto che gli iPad che i due coniugi regalano in giro agli amici (ma quanto ricchi sono?!) sono sincronizzati con quello di Jay/Segel sul quale è caricato il filmino sexy della coppia e dunque i due partono per una crociata notturna con la missione di recuperarli tutti... perché di fatto il film ci mostra solo il recupero di due di questi? I ragazzi prima provano a casa degli amici Robby e Tess (Rob Corddry, Ellie Kemper) e poi dal futuro capo di Annie, Hank (Rob Lowe). Basta. Secondo me erano più da sviluppare queste mini avventure quasi episodiche per dare spazio ad un innumerevole gruppo di personaggi spalla, ognuno dei quali da caricare di differenti caratteristiche esasperate. Sarebbe diventata una specie di caccia al tesoro ai limiti del plausibile, molto più divertente di quanto ci mostra il film. Che, beninteso, non è male, ma non è nemmeno tanto spassoso quanto ci si aspettava dal trailer (molto ben montato).
Ecco allora cosa, forse, è andato storto in questa pellicola. Che, nonostante tutto, rosicchia la sufficienza finendo per risultare un prodotto commerciale di intenzione comica un po' più insipido del previsto, ma comunque guadabile. La Diaz la fa da padrona: è sempre la diva delle commedie americane sciocchine ma divertenti ed ha pure un corpo che a 42 anni è una bomba.
Box Office: $123.1 milioni
Consigli: Anche se non è un capolavoro comico, questo film è comunque un buon passatempo per una serata spensierata incentrata su qualche argomento piccante. La situazione paradossale e molto voyeristica non viene sfruttata ai suoi massimi, però la buona presenza scenica della coppia protagonista e l'argomento centrale della trama che si trascina anche da solo riescono a salvare un prodotto commerciale che ha un'ottima e curiosa idea di base, ma si perde in una realizzazione più piatta del dovuto. Come se i problemi di "ammosciamento" della coppia sposata siano trasposti parallelamente alla sceneggiatura. Cameo finale di un Jack Black ormai quasi irriconoscibile nei panni del capo di YouPorn.
Parola chiave: Cloud.

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Bengi

martedì 21 ottobre 2014

Film 797 - The Giver - Il mondo di Jonas

Molta attesa e curiosità relativa a questo film!

Film 797: "The Giver - Il mondo di Jonas" (2014) di Phillip Noyce
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Le premesse di "The Giver" sono assolutamente allettanti e la realizzazione parrebbe da buon prodotto commerciale trasposto da un libro di successo. Nel cast anche due premi Oscar, Jeff Bridges e colei che non sbaglia mai Meryl Streep. Mi correggo: quasi mai.
Capisci subito che "The Giver - Il mondo di Jonas" ti ha tradito nel momento in cui cominci a paragonarlo a "Divergent" - non esattamente un capolavoro - sia per quanto riguarda la trama che per quanto concerne la produzione. Le somiglianze non sono poche: dove qui Jonas deve essere smistato all'interno dell'organizzazione sociale della sua comunità, così in "Divergent" Tris doveva fare una scelta relativamente a quale gruppo sociale votare la sua esistenza; qui abbiamo l'iniezione del mattino, nel film con Shailene Woodley si inietta un siero che indicherà la fazione cui le attitudini dei vari ragazzi li avvicina; come in "Divergent", anche qui il personaggio protagonista ripudia il suo nucleo famigliare per fare una scelta che si distacca dalle aspettative della comunità; in entrambe le pellicole l'antagonista è una figura femminile forte, posta al vertice del potere e in grado di influenzare l'esistenza della comunità tutta; per non parlare del fatto che entrambe le storie sono tratte da romanzi, tutti e due scritti da una donna. Potrei continuare, ma mi fermo.
La prima vera scelta (di stile) originale di "The Giver" sta nell'uso del bianco e nero. L'ultima pellicola in ordine di tempo ad usarlo è stata "The Artist", anche se qui lo scopo è totalmente differente. Dove la scelta di Hazanavicius è dettata dall'ambientazione storica, qui si tratta di un modo usato dalla produzione per evidenziare il fatto che la società descritta in questo film ha scelto di cancellarsi la memoria ed eliminare i sentimenti per prevenire violenza e crudeltà. In questo contesto in cui tutto parrebbe perfetto, di fatto si vuole sottolineare il sacrificio che il prezzo della pace impone: un'esistenza insipida, priva di sfumature, già scritta e preconfezionata, nonché standardizzata e votata al bene comune, garantito attraverso l'accentramento del potere ad una casta di anziani saggi.
Le premesse e le implicazioni socio-politico-antropologiche parrebbero molto interessanti, non fosse che la storia decide di concentrarsi su tutto tranne che quello. E' vero, Jonas non è sociologo, politologo, né tantomeno un antropologo, quindi il focus narrativo doveva stare su altro, ciò non toglie che, dopo tante premesse, si sarebbe dovuto far progredire anche questo tipo di considerazioni sullo sfondo delle vicende del protagonista. Quest'ultimo è il prescelto per diventare il nuovo Coglitore di Memoria, unico nella comunità, ruolo che erediterà dal vecchio Coglitore/Jeff Bridges: il Donatore (the Giver).
Anche qui, la scelta di come rendere visivamente, emotivamente, psicologicamente questo ruolo e le sue implicazioni poteva essere resa meglio. Innanzitutto ponendosi l'unica domanda intelligente: se io fossi Jonas, in questa situazione, come reagirei? La trama dribla questo quesito, preferendo concentrarsi su due cose: le immagini da passare sullo schermo quali simboli della conoscenza ed esperienza umana tutta e - deludente - come riportare le immagini dal bianco e nero al colore.
In un mondo di infinite possibilità, scelte, modi di raccontare, la sceneggiatura catalizza l'attenzione su questi soli due aspetti, fallendo nel tentativo di riportare efficacemente lo sconvolgimento di un ragazzino dodicenne che passa da una piatta esistenza composta da un codice di regole, a un prisma di colori e un ventaglio di emozioni mai provate e tutto sperimentato in un sol colpo. Anche volendo riconoscere al ragazzo una propensione naturale al ruolo per cui è stato scelto - ma la storia stessa ci insegna che l'anziano consiglio aveva già fallito con la precedente prescelta per il ruolo di Coglitore (Taylor Swift) -, è comunque impensabile non considerare un approfondimento più realistico e meno bidimensionale della figura di Jonas e, soprattutto, una resa più sfaccettata del rapporto tra lui e il Donatore.
Per rendere il tutto plausibile o appetibile per il pubblico non basta, infatti, affidarsi al solo piano visivo ribadendo la contrapposizione tra vecchia società e nuova - ma anche vita libera e vita controllata, libero arbitrio e controllo della mente - attraverso la contrapposizione tra colore e bianco e nero, come non basta far dire qualcosa al personaggio perché la cosa sia effettivamente percepita. E' inutile che Jonas dica che è sconvolto se innanzitutto non lo sembra e soprattutto il film non si prende un secondo per raccontarlo.
Questi sono i grandi fallimenti di "The Giver", l'ennesima storia fantasy su un futuro prossimo in cui c'è una divisione netta tra come siamo oggi e come saremo nel futuro, ma per la quale abbiamo pagato un prezzo così alto che noi del presente (gli spettatori) ci chiediamo se ne valga veramente la pena. Jonas capirà che non ci si può isolare dal dolore, dalla sofferenza, dall'amore, insomma dalle sfumature della vita perché ci si svuota di un'autenticità che ci rende quelli che siamo, ovvero umani. Svuotarci crea la pace, essere noi stessi ci lascia nella condizione attuale in cui a tutt'oggi siamo. E allora che cosa ci racconta questa pellicola? Cosa ci dice questa storia? Che siamo già perfetti così e che cambiare noi stessi ci darà anche l'ordine e la pace sociale, ma ci imprigiona e rende dei robot. Peccato che non servisse Jonas per rimpolpare questa visione delle cose già vista e rivista. Soprattutto perché, per come ce la racconta, risulta solo l'ennesima litania recitata senza cognizione di causa, un messaggio anche corretto nella forma, ma che ci si è dimenticati di riempire di un significato proprio e personale risultando, quindi, inutili. Peccato.
Box Office: $62.7 milioni
Consigli: Anche l'incasso ci dà il polso della situazione, raccontandoci indirettamente che nonostante le 10 milioni di copie vendute dal romanzo da cui è tratto, la presenza di Meryl Streep per il pubblico adulto quale garanzia di qualità e quella di Taylor Swift per agganciare anche il target giovane, senza contare l'interessante trailer dai toni drammatico-fantasy, il risultato finale è deludente, molto sotto le aspettative. La conclusione è blanda e priva di mordente, la trama manca di un climax che coinvolga l'interesse dello spettatore dall'inizio alla fine e ci si basa sui soli effetti speciali, la bella fotografia e scenografia per far colpo su un'audience che probabilmente è avvezza al genere. Al "genere" cui mi riferisco fanno parte pellicole come "The Host", il già citato "Divergent", "Transcendence", "In Time", "Elysium", "Oblivion", "Ender's Game" e il nuovo "Maze Runner - Il labirinto", esempi di cinema sci-fi in cui il futuro è diverso dall'attuale presente o distopico, la fotografia patinata, l'attore di grido e la trovata narrativa aggancia lo spettatore con la promessa di qualcosa di straordinario, innovativo, mai visto. Non tutti questi titoli sono in grado di mantenere le promesse e questo, in particolare, ha fallito. "The Giver" non è un film malvagio, ma è insipido quanto la filosofia che critica e non riesce a far innamorare lo spettatore di ciò cui sta assistendo. Innoquo per una serat di svago, ma nulla più nonostante le pretese.
Parola chiave: Gabriel.

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Bengi

lunedì 20 ottobre 2014

Film 796 - Premonition

In un momento di riscoperta della carriera di Sandra Bullock, ho recuperato questo film...

Film 796: "Premonition" (2007) di Mennan Yapo
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ma perché Amber Valletta fa sempre l'amante? Dopo l'inutile come back dell'anno scorso in "Revenge", scopro che anche qui la poveretta è costretta ad interpretare la rovina lenzuola matrimoniali altrui, per di più in una pellicola dalla totale mancanza di rilevanza.

Proprio come dice il titolo di questo film, anche io ho avuto una premonizione prima di guardarlo, ovvero che sarebbe stata una grande cagata. Neanche a dirlo, ho previsto giusto, anche se ho dovuto ridimensionare il mio pessimismo: è solo una cagata.
Sandra Bullock deve ringraziare la sua buona stella se è ancora un'attrice affermata e si è pure portata a casa un Oscar, perché se uno decidesse di approcciarsi alla sua filmografia partendo da questo titolo - o dal troppo tristemente simile "La casa sul lago del tempo" - non potrebbe far altro che pensare che l'attrice scelga solo copioni scritti da adolescenti depressi e privi di una coscienza cinematografica capaci di realizzare una sceneggiatura credibile quanto le labbra di Valeria Marini.
Al di là del fatto che si tratti di un prodotto fantasy misto drama, rimane il fatto che sia un po' nonsense, temporalmente intricato e, sicuramente, in almeno un passaggio, sbagliato (la bambina si taglia la faccia coi vetri della finestra, ma nel flashback iniziale, quando il fatto dovrebbe già essere accaduto, ha la faccia normale). Quindi non rimane che chiedersi il perché di tanto 'sbattimento' narrativo, quando il risultato sia così mediocre. Gli innumerevoli flashback che potrebbero per alcuni essere motivo di interesse in quanto trama "complessissima", in realtà ingarbugliano solamente la comprensione di una storia che pare non trovare alcuna spiegazione fino a quando, a 20 minuti dalla fine, il tutto viene banalmente liquidato tramite una trovata che affonda le radici in qualche banalità finto cristiana. No, non ci siamo. Questo modesto sforzo non basta a giustificare 96 minuti di pellicola tutti "Oh mio dio cosa sta succedendo?", "Non me lo riesco a spiegare", "Non posso accettarlo", e via discorrendo. Tra l'altro la trovata fedifraga di cui parlavo all'inizio è totalmente inutile, un pretesto incolore per dare del pepe ad una storia che, altrimenti, non va mai oltre un lento sbadiglio. Solo nel finale, quando il camion s'incarica di riportare in vita "Final Destination", ci si riprende un attimo dal torpore (ma di per sé la scena è imbarazzante epr com'è scritta). Sandra, abbandona per sempre queste scelte cinematografiche pro bonifico e orientati su qualcosa di meno scontato. Grazie da uno che - nonostante tutto - ti apprezza.
Box Office: $84,146,832
Consigli: Pellicola banale e priva di brio che tenta di giustificare la sua esistenza attraverso un espediente paranormale che in realtà è una scemata pseudo cristiana che di fatto spiega senza spiegare. Se vi basta come scusa per abbandonarvi sul divano in compagnia di una Sandra Bullock ancora senza Oscar, allora il gioco è fatto. Se, invece, preferite qualcosa di un attimo più elaborato, pensato o anche solo scritto meglio... Beh, lasciate perdere "Premonition".
Parola chiave: Settimana.

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Bengi

Film 795 - Comportamenti molto... cattivi

Figurati se mi perdo una stupidata del genere...

Film 795: "Comportamenti molto... cattivi" (2014) di John Erick Dowdle
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Behaving Badly" è uno di quegli strani esperimenti cinematografici in cui tutto sembrerebbe far ben sperare sulla carta, poi di fatto non funziona nulla.
Perché dovrebbe funzionare? Innanzitutto perché c'è un cast ricchissimo di personaggi famosi, a partire dalla teen diva Selena Gomez e continuando con Nat Wolff ("Colpa delle stelle"), una che ha vinto un Golden Globe come Mary-Louise Parker, una che ha avuto una nomination all'Oscar come Elisabeth Shue e poi ancora, in ruoli minori, Heather Graham, Dylan McDermott (che un Golden Globe l'ha vinto) e Jason Lee (che di nomination ne ha 2). Insomma, di attori ce ne sono per tutti i gusti e anche il tipo di pellicola, orientato sul comico demenziale, teen e un po' porco parrebbe suggerire la possibilità di un divertimento facile come piace alla massa.
Perché non ha funzionato? Perché "Comportamenti molto... cattivi" è stato mal pubblicizzato e pure fiaccamente. E poi perché di fatto è una pellicola veramente poco originale e strana per molti versi, che forse si spinge addirittura troppo oltre per certi aspetti. Anche se l'idea del teenager che ha una madre alcolizzato che si nutre di vodka e vodka e va alla riunione degli alcolisti anonimi con una bottiglia di vodka nella borsa sembrerebbe divertente, di fatto c'è sempre qualcosa che manca nella sceneggiatura o nella realizzazione e che rovina il senso di presentare in maniera tanto estrema quel personaggio. Anche le battute sono fiacche, niente di che. E per quanto Nat Wolff ce la metta tutta per sembrare il solito povero ragazzo nerd che cerca semplicemente di conquistare la ragazza che ama tra un'eiaculazione precoce e l'altra, anche lui davvero non riesce a risollevare le sorti di questo prodotto commerciale ispirato dalla (suppongo immane) fatica letteraria di Ric Browde, "While I'm Dead Feed the Dog" (e che comunque l'autore ha disconosciuto in quanto troppo distante dal suo romanzo).
Ripeto, è strano. Le trovate ci sono anche sparse qua e là, eppure il risultato finale è più moscio ed insipido di quanto sarebbe anche solo tollerabile. E' una boiata e si guarda, però non convince.
Box Office: $12,231
Consigli: Incasso imbarazzante per una produzione costata 5.5 milioni di dollari. Il risultato, considerato anche il budget è imbarazzante su tutti i fronti. Poi, volendo sorvolare su aspetti più tecnici, questo film si lascia guardare in maniera davvero serena, nel senso che una volta finito lo si dimentica in 5 minuti. E' volgare, stupido, molto esplicito e con pochi momenti davvero divertenti. Tra l'altro prende anche una piega 'emotional' nel finale che stona moltissimo, a mio avviso. Si può vedere se si cerca un disimpegno totale al sapore di sesso, adolescenti e un'irriverenza tanto cercata e voluta da risultare costruita e stantia. Peccato.
Parola chiave: Nina Pennington.

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Bengi

venerdì 17 ottobre 2014

Film 794 - Necropolis - La città dei morti

Tornati dalla Francia e subito un cinemino gratis con la 3.

Film 794: "Necropolis - La città dei morti" (2014) di John Erick Dowdle
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika, Frà
Pensieri: Il titolo originale un po' misterioso ("As Above, So Below") e un trailer piuttosto accattivante hanno subito catapultato questa pellicola tra i nostri 'muste see' della settimana. Se in più aggiungiamo che il genere è horror e la storia è ambientata nelle catacombe parigine che io ed Erika abbiamo visitato assieme, direi che si capisce abbastanza il perché fossimo curiosi di vedere questo film.
In sostanza, nonostante la trama sia abbastanza conforme alle aspettative, devo dire che il risultato è molto migliore di quanto potessi sperare. Basso budget di 5 milioni, eppure ottima resa letteralmente da paura.
Il mistone egizio-cristiano-dantesco-potteriano è una strana combo per un prodotto horror, eppure talmente ben combinato che per quanto kitsch possa apparire sulla carta, di fatto funziona. Ora mi spiego meglio.
Innanzitutto potteriano perché Scarlett/Perdita Weeks cerca la pietra filosofale di Nicolas Flamel (e inevitabilmente "Harry Potter e la pietra filosofale" è la prima cosa che ti fa venire in mente). Poi egizio perché la ragazza è geologa e sa leggere praticamente qualsiasi lingua morta, oltre che interpretare qualunque geroglifico (e se non lei il suo amichetto George/Ben Feldman). Cristiano evidentemente perché a) le catacombe sono un cimitero, b) trovano addirittura i templari, per non parlare del fatto che c) la storia è letteralmente ambientata all'inferno. Il che ci porta al dantesco: "Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate" è scritto in greco antico all'ingresso di uno stretto tunnel che i ragazzi dovranno intraprendere ad un certo punto. Insomma, c'è una bella commistione di generi, temi, folklore.
Il che, a ben pensarci, è anche inusuale per una pellicola come questa. C'è molta contestualizzazione, molto preambolo prima di tutta la parte claustrofobico-spaventosa e anche una specie di morale che sembrerebbe voler essere suggerita (passare l'inferno, confrontarsi con le proprie paure, affrontare un cammino che mette faccia a faccia se stessi e i propri orrori per lavare via le colpe e rinascere ripuliti nell'anima). Insomma, per dirla facile, per essere un filmetto horror accalappia incasso ci si sono messi d'impegno.
Questo aspetto mi ha fatto particolarmente gradire "Necropolis - La città dei morti" che è sì una boiata, ma non delude le aspettative ed è davvero meglio di come potevano realizzarlo. Se si riesce, poi, a farsi coinvolgere dalla storia, pareti strettissime, soffitti che cadono e colpi di scena renderanno il tutto spaventoso e ansiogeno. Ovvero come l'esperienza di un film horror dovrebbe essere.
Box Office: $39.7 milioni
Consigli: Se il trailer vi è piaciuto o comunque incuriosito vale la pena davvero di approfondire vedendo il film. Ci sono momenti inquietanti, altri paurosi e moltissimi claustrofobici che rendono la visione di "As Above, So Below" emotivamente impegnativa (ma in fondo non lo si è scelto per questo motivo?). Se, però, non siete ancora stati nelle catacombe parigine e contate di andarci a breve... meglio posticipare la visione!
Parola chiave: Specchio.

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Bengi

giovedì 16 ottobre 2014

Film 793 - Charlie's Angels - Più che mai

Visto il primo... vuoi non vedere anche il secondo?

Film 793: "Charlie's Angels - Più che mai" (2003) di McG
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Allora, premesso che a me questo franchise piace, certo non stiamo parlando di un capolavoro del cinema contemporaneo. In effetti con un budget di CENTOVENTI milioni di dollari forse ci si poteva impegnare un pelino di più nella trama invece che puntare tout court sugli effetti speciali. Di buono c'è che l'atmosfera scanzonata e totalmente irreale del primo film è mantenuta fedelmente e se si è apprezzata la sciocca comicità misto acrobazie da combattimento anche con questo "Charlie's Angels: Full Throttle" non si rimarrà delusi.
Rispetto al primo "Charlie's Angels" credo che qui il problema sia fondamentalmente uno: ci sono troppe cose. Troppi cameo nascosti. Troppi personaggi. Troppi camuffamenti-cambio-costume-cambi-scenario. Insomma, va bene voler stupire con il secondo episodio, ma qui è veramente tutto troppo pompato perfino per l'universo caotico spy-trendy delle ragazze di Charlie. E' mantenuto perfino il personaggio di Bosley interpretato da Bill Murray quando in questo film c'è un altro Bosley interpretato da Bernie Mac! Per non parlare, poi, del cast. Io ve li cito (quasi) tutti, camei inclusi: Cameron Diaz, Drew Barrymore, Lucy Liu, Bernie Mac, Crispin Glover, Justin Theroux, Demi Moore, Robert Patrick, Shia LaBeouf, Matt LeBlanc, Luke Wilson, John Cleese, Ja'net Dubois, Rodrigo Santoro, Bruce Willis, Pink, The Pussycat Dolls, Mary-Kate e Ashley Olsen, Eve, Carrie Fisher, Melissa McCarthy.
Ecco, non so se ho reso l'idea.
Problema del tutto-troppo a parte, la pellicola è comunque un esempio piacevole di cinema commerciale, soprattutto grazie all'ottimo trio di protagoniste che, caratterizzate agli antipodi, contribuiscono a creare un mix eterogeneo affascinante e trascinante, oltre che molto dinamico. Le assurdità delle situazioni in cui sono coinvolte sono talmente folli che finiscono per divertire con disimpegno e tutto sommato l'approccio totalmente innoquo non può che contribuire a lasciare un'impressione abbastanza positiva.
Film 783 - Charlie's Angels
Box Office: $259,175,788
Consigli: Nonostante le 7 candidature ai Razzie Awards (anche come Peggior film) e le due vittorie (Demi Moore peggior attrice, ma è come sparare sulla croce rossa), non si può dire che non esista di molto peggio nel panorama del pseudo-action con incursione nella commedia al femminile. Quindi mi sento di dire che, se vi è piaciuto il primo film o se in generale questo genere di stupidate puramente intrattenitive, sciocche e divertenti vi aggrada, "Charlie's Angels - Più che mai" è una buona scelta per una serata in compagnia.
Parola chiave: Madison Lee.

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Bengi

Film 792 - Oblivion

Avevo comprato il dvd ormai da un paio di mesi. Mancava solo l'occasione giusta per recuperare questo film... Che è arrivata in vacanza, ovviamente! Ultimo film dalla Costa Azzurra.

Film 792: "Oblivion" (2013) di Joseph Kosinski
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Casualmente ritorna il tema del doppio e della realtà parallela "costruita", un po' sulla falsa riga di "Coraline". Questo "Oblivion", chiaramente, tratta temi assolutamente diversi (essendo un film fantascientifico) ed è assolutamente intrigante da vedere o, come nel mio caso, rivedere.
Ammetto che ancora mi domando come sia possibile che questa pellicola abbia incassato così "poco", addirittura meno di quell'"Edge of Tomorrow - Senza domani" sempre con Tom Cruise che quest'anno ha incassato quasi 100 milioni di dollari in più di questo film (369.2 milioni di dollari incassati, per la precisione). Non che la pellicola di Doug Liman sia terribile, però sicuramente "Oblivion" è migliore.
Innanzitutto una buona trama che riesce a sostenere la suspense abbastanza da rendere il tutto piacevole da vedere. Cosa succede? Come mai Sally sembra nascondere qualcosa? E perché i dreni hanno ucciso quelle capsule con delle persone dentro? Insomma, gli interrogativi ci sono e, anzi, aumentano a partire dal colpo di scena che coinvolge la povera Victoria/Andrea Riseborough.
Trama a parte, gli effetti speciali sono davvero ben fatti, aiutati da un'ottima fotografia e scenografie spesso mozzafiato. Bella la colonna sonora dei francesi M83 che un po' ricorda quel gioiellino che è la colonna sonora di "Tron: Legacy" ad opera dei sempre francesi Daft Punk. Quindi, tutto sommato anche se non un capolavoro, "Oblivion" rimane un ottimo esempio di contemporaneo cinema sci-fi in grado di intrattenere, sbalordire visivamente e ripercorrere tutti i capisaldi narrativi dell'action con un Tom Cruise che più tutto d'un pezzo non si può. Per lui sempre lo stesso ruolo e lui sempre lo stesso. Da 30 anni.
Film 542 e 546 - Oblivion
Box Office: $286,168,572
Consigli: Il patto col diavolo del Sig. Cruise continua ed è tanto prolifico che per l'ennesima volta lo troviamo a confrontarsi con un ruolo da eroe maschio alfa, unico in grado di risolvere il grande mistero del Tet e di combattere il gigantesco nemico in camuffa. Sempre la solita roba, per carità, però Cruise è capace, espressivo e ci crede maledettamente, come è giusto che sia. Se vi piace il genere fantascienza o dare una sbirciata ad un futuro post-apocalittico eccovi serviti per bene, grazie ad effetti speciali efficacissimi e un buon cast (Cruise, Morgan Freeman, Andrea Riseborough, Olga Kurylenko, Nikolaj Coster-Waldau, Melissa Leo) a sostenere una storia carina. Godibile.
Parola chiave: Scavengers.

Trailer

Bengi