giovedì 23 ottobre 2014

Film 800 - Un milione di modi per morire nel West

Avevo visto il poster di questo film al cinema a New York e mi aveva subito incuriosito. Naturalmente in Italia è uscito con soli 5 mesi di ritardo...

Film 800: "Un milione di modi per morire nel West" (2014) di Seth MacFarlane
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Forse il vero problema di Seth MacFarlane è che si spinge molto oltre il confine del "decente" genericamente accettato, cosa che non sempre dà i suoi frutti. Con "Ted" il giochetto era riuscito, qui per qualche oscuro motivo, no. Eppure la formula di per sé non cambia.
Questa volta siamo nel selvaggio West, ma non quello di Sergio Leone o la versione rosa de "La signora del West": l'approccio satirico è concentrato proprio sulla caratteristica di inospitalità per l'individuo che rende l'ovest un luogo pericoloso, arretrato, rurale. MacFarlane, che è geniale nel ricreare parallelismi paradossali, riesce egregiamente nel sottolineare le differenze tra l'allora e oggi, giocando su assurdità e credenze della gente, oltre che la loro ingenua ignoranza, calcando la mano ed utilizzando un tipo di comicità molto scurrile e cruda che certamente non è figlia del tempo storico qui ritratto.
Funzionale a rendere ancora più evidente la differenza tra le due epoche proprio questo tipo di satira che, in maniera così forte, costringe lo spettatore a confrontarsi con temi e situazioni non esattamente digeribili da tutti. Ed è in questo, forse, che si potrebbe ricercare il motivo del parziale fallimento di "A Million Ways to Die in the West". Parziale perché, di fatto, l'incasso ha raddoppiato i costi di produzione (40 milioni di dollari), ma non è certo stato quel fenomeno inarrestabile che era stato "Ted" 2 anni fa.
Forse la satira del 'selvaggio west' non ha irresistibilmente attirato lo spettatore americano medio che, magari, nello scegliere cosa andare a vedere al cinema ha preferito "Maleficent" o "X-Men - Giorni di un futuro passato", titoli che hanno ostacolato non poco il film di MacFarlane nel suo weekend d'uscita. Ma, questioni tecniche o scelte di gusti a parte, direi che questa pellicola è, presa per il verso giusto, piuttosto divertente. Evitando finti sconvolgimenti o arrossamenti che nel 2014 fanno più sorridere che altro, si può dire che il lavoro fatto qui sia abbastanza buono e che la promessa de ltitolo sia mantenuta quasi letteralmente. Muore un sacco di gente durante i 116 minuti di durata e tutti nei modi più strambi o stupidi - il trailer dà già un ottimo assaggio di ciò che la trama mostrerà, ma anche le parole della canzone di "A Million Ways to Die" cantata da Alan Jackson e scritta dallo stesso MacFarlane rendono il tuo piuttosto esplicito (qui il videoclip versione lyric) - e molto del comico sta proprio in questi assurdi decessi per esempio per colpa di un toro o di un enorme parallelepipedo di ghiaccio...
Macabra comicità a parte, il cast è molto buono e, soprattutto, molto ricco: Charlize Theron, Amanda Seyfried, Neil Patrick Harris, Giovanni Ribisi, Sarah Silverman e Liam Neeson nella parte del cattivo (dal, si vedrà, sedere piuttosto in forma considerati i 62 anni d'età). La coppia più divertente è quella formata da Ribisi e la Silverman, promessi sposi in attesa di conoscersi biblicamente dopo il matrimonio, mentre lei di professione fa la prostituta presso il saloon della città e minuziosamente descrive al fidanzato i dettagli della sua professione. Entrambi gli attori sono davvero fantastici in questi ruoli. La Theron in questo ruolo da dura pistolera bella e impossibile è veramente magnetica.
Insomma, a me "Un milione di modi per morire nel West" è piaciuto, ha fatto divertire e anche lasciato un pelino esterrefatto per certe scene (qui come in "Ted"). Nel complesso è un lavoro omogeneo, certamente non convenzionale che si impegna moltissimo per ridicolizzare il mito del west per soli uomini veri, duri, coraggiosi. Un punto di vista insolito e, anche per questo, interessante oltre che divertente.
Ps. Numerosi camei: Ryan Reynolds, Patrick Stewart, Ewan McGregor, Christopher Lloyd nei panni di Doc Brown ("Ritorno al futuro") e Jamie Foxx in quelli di Django ("Django Unchained").
Box Office: $86 milioni
Consigli: Non certo per palati raffinati, però divertente se si accetta il compromesso di una comicità assolutamente scorretta. Molto volgare, crudo, eppure spassoso e con non poche trovate interessanti e intelligenti. Una satira abbastanza diversa dal solito per un prodotto commerciale e comico abbastanza inusuale. Il west come non si era mai visto (ovvero abbastanza ridicolo). Perfetto per divertirsi e in grado di accontentare un po' tutti (e far incazzare tutti gli altri). Ma MacFarlane è così, prendere o lasciare.
Parola chiave: Duello.

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Bengi

mercoledì 22 ottobre 2014

Film 799 - Colpa delle stelle

Attendevo veramente tanto di vedere questa pellicola, molto curioso soprattutto visto l'enorme successo in patria sia al botteghino che di critica. Shailene Woodley: è nata una stella (gemella con Jennifer Lawrence)?

Film 799: "Colpa delle stelle" (2014) di Josh Boone
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "The Fault in Our Stars" è la storia d'amore di due adolescenti malati di cancro che, nonostante le avversità, affrontano la loro vita a testa alta.
Anche senza aver visto il film si capisce fin da subito che ciò che la pellicola mostrerà sarà non solo molto triste, ma anche molto toccante. Ed è effettivamente così! Il racconto è una montagna russa di emozioni che spazia dalle buone battute, alle sorprese romantiche, alla matura consapevolezza di sé e la straziante verità della malattia. Il senso di frustrazione e impotenza, la bella personalità dei due protagonisti e il sogno di un amore vero, forte, completo e che completa sono tutti elementi di cui la trama è impregnata e che affronterà durante i 126 minuti di tour emotivo in cui lo spettatore è coinvolto.
Shailene Woodley e Ansel Elgort sono due bei giovani normali in cui non si fatica ad identificarsi, due ragazzi malati, ma che affrontano le stesse tappe adolescenziali di chiunque di noi, con l'aggravante di un timer velocissimo che corre sopra le loro esistenze. Entrambi consapevoli della loro condinzione, decidono comunque di lasciarsi avvolgere dall'amore che sorprendentemente li ha trovati e uniti, affrontando insieme un percorso di dolcezza e dolore che, inutile dirlo, avrà un epilogo straziante.
Insomma, questo "Colpa delle stelle" sembrerebbe facilmente incasellabile in quella categoria che è il film drammatico-romantico per ragazzine adolescenti, eppure è troppo riduttivo liquidarlo così. Innanzitutto perché l'approccio narrativo è molto più maturo del solito, ben costruito nel presentare i personaggi, approfondendo le dinamiche famigliari e sociali senza mai evitare il confronto diretto con le tematiche scomode che le premesse di questa storia portano necessariamente. Poi perché la realizzazione è molto meno scontata di un qualsiasi prodotto commerciale facile facile composto da amore adolescenziale + dramma apparentemente irrisolvibile + lieto fine che spazza via ogni preoccupazione. Qui, diversamente, si è barattata la tranquillità della buona notizia standard dell'happy ending con qualcosa di più vero, anche se doloroso, che rende l'esperienza di quasto film più interessante in quanto più plausibile e vera.
In questo credo risieda uno dei segreti del successo di "Colpa delle stelle", insieme al fatto che è tratto da un best seller (di John Green), racconta una straziante storia romantica e i suoi protagonisti sono tutti piuttosto popolari al momento: Nat Wolff appena visto in "Matricole Dentro o Fuori", "Palo Alto" e "Comportamenti molto... cattivi"; Ansel Elgort (che ha all'attivo solo 4 film e un in produzione!) cavalca un'onda fortunata: è presente in "Lo sguardo di Satana - Carrie", il nuovo film di Jason Reitman "Men, Women & Children" e nella nuova saga per teenagers che ha lanciato la sua compagna di set Shailene Woodley (che ha già una nomination ai Golden Globe all'attivo per "Paradiso amaro"), ovvero "Divergent" e il prossimo "Insurgent". I 3 ragazzi, insomma, sono stati scelti sapientemente sia a livello di richiamo per il pubblico sia considerando che non sono niente male a recitare.
Per concludere direi che "The Fault in Our Stars" è un buon titolo drammatico e, sottolineerei, non solo per teenagers. La scelta di come presentare la malattia e il modo in cui i protagonisti la vivono non è certamente originale, eppure in questa storia c'è qualcosa di magnetico e molto personale, una scintilla che si avverte fin dall'inizio della narrazione e che certamente ha contribuito a rendere questo prodotto così di successo da risultare già un cult del suo genere. Sia Hazel o sia Shailene poco importa, perché il risultato è molto superiore a qualsiasi prodotto simile e finisce inevitabilmente per catturare attenzione e cuore dello spettatore. Forte, duro, romantico eppure da rivedere al più presto.
Box Office: $303,285,269
Consigli: E' una storia d'amore, è su due adolescenti e parla di malattia terminale. Non è allegra, eppure il film è in grado anche di divertire. Che il dramma sia dietro l'angolo lo sanno anche i muri e si aspetta, temendolo, il momento in cui comincerà la discesa. E questa storia sa come colpire. Il finale è molto triste e ti fa pensare, inevitabilmente, a quanto ti strappa il cuore dal petto veder morire una persona che ami. Non ci sono parole che confortino né situazioni che distraggano da un dolore così totale da lasciarti senza fiato. E così sarà anche per i protagonisti di questa storia dolceamara, ma che vale la pena vedere. Io lo consiglio, perché è un bel film, perché non gioca a far pena allo spettatore e perché non si tradisce con l'evolversi della trama. Bisogna essere preparati, eppure ogni tanto di queste storie ce n'è bisogno. Shailene Woodley e Ansel Elgort sono una coppia di attori molto promettenti.
Parola chiave: "Un'Imperiale Afflizione".

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Bengi

Film 798 - Sex Tape - Finiti in rete

Prepotente ritorno di Cameron Diaz alla commedia made in USA!

Film 798: "Sex Tape - Finiti in rete" (2014) di Jake Kasdan
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Critiche piuttosto negative e incassi, anche se non disastrosi, di certo non da hit. "Sex Tape" esordisce quarto in America e scontenta un po' tutti, considerando le premesse, l'argomento scabroso che attira il pubblico e il recentissimo successo pasquale in patria della Diaz con "Tutte contro lui" (che di milioni ne ha incassati quasi 200). Cos'è andato storto, dunque, qui?
La coppia protagonista è perfetta, la Diaz stupenda nonostante non abbia più vent'anni (e qualche probabile risistemazione facciale) e Jason Segel - anche sceneggiatore - non solo si è rimesso in gran forma, ma è anche piuttosto belloccio. Insieme sono credibili e formano una bella famiglia innamorata. Quindi il problema non sono loro. Nemmeno il fulcro della trama è problematico, in quanto l'argomento hot esplicitato addirittura nel titolo - per essere sicuri non ci siano fraintendimenti - ormai più che oltraggioso o ricercatamente scabroso, è un fenomeno di costume. Con i sex tape ci si crea la base per una carriera internazionale (per quanto discutibile), quindi ormai non si può nemmeno dire che il filmino osé, a luci rossissime sia davvero qualcosa di cui arrossire. Quindi? Quindi il problema è altrove!
Per essere una commedia irriverente e soprattutto degli equivoci, ci sono davvero pochi momenti comici. C'è molto sesso, molto nudo calibratissimo e molto potenziale iniziale, che si disperde nello svillupparsi della trama. Una domanda su tutte: dato che il problema nasce dal fatto che gli iPad che i due coniugi regalano in giro agli amici (ma quanto ricchi sono?!) sono sincronizzati con quello di Jay/Segel sul quale è caricato il filmino sexy della coppia e dunque i due partono per una crociata notturna con la missione di recuperarli tutti... perché di fatto il film ci mostra solo il recupero di due di questi? I ragazzi prima provano a casa degli amici Robby e Tess (Rob Corddry, Ellie Kemper) e poi dal futuro capo di Annie, Hank (Rob Lowe). Basta. Secondo me erano più da sviluppare queste mini avventure quasi episodiche per dare spazio ad un innumerevole gruppo di personaggi spalla, ognuno dei quali da caricare di differenti caratteristiche esasperate. Sarebbe diventata una specie di caccia al tesoro ai limiti del plausibile, molto più divertente di quanto ci mostra il film. Che, beninteso, non è male, ma non è nemmeno tanto spassoso quanto ci si aspettava dal trailer (molto ben montato).
Ecco allora cosa, forse, è andato storto in questa pellicola. Che, nonostante tutto, rosicchia la sufficienza finendo per risultare un prodotto commerciale di intenzione comica un po' più insipido del previsto, ma comunque guadabile. La Diaz la fa da padrona: è sempre la diva delle commedie americane sciocchine ma divertenti ed ha pure un corpo che a 42 anni è una bomba.
Box Office: $123.1 milioni
Consigli: Anche se non è un capolavoro comico, questo film è comunque un buon passatempo per una serata spensierata incentrata su qualche argomento piccante. La situazione paradossale e molto voyeristica non viene sfruttata ai suoi massimi, però la buona presenza scenica della coppia protagonista e l'argomento centrale della trama che si trascina anche da solo riescono a salvare un prodotto commerciale che ha un'ottima e curiosa idea di base, ma si perde in una realizzazione più piatta del dovuto. Come se i problemi di "ammosciamento" della coppia sposata siano trasposti parallelamente alla sceneggiatura. Cameo finale di un Jack Black ormai quasi irriconoscibile nei panni del capo di YouPorn.
Parola chiave: Cloud.

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Bengi

martedì 21 ottobre 2014

Film 797 - The Giver - Il mondo di Jonas

Molta attesa e curiosità relativa a questo film!

Film 797: "The Giver - Il mondo di Jonas" (2014) di Phillip Noyce
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Le premesse di "The Giver" sono assolutamente allettanti e la realizzazione parrebbe da buon prodotto commerciale trasposto da un libro di successo. Nel cast anche due premi Oscar, Jeff Bridges e colei che non sbaglia mai Meryl Streep. Mi correggo: quasi mai.
Capisci subito che "The Giver - Il mondo di Jonas" ti ha tradito nel momento in cui cominci a paragonarlo a "Divergent" - non esattamente un capolavoro - sia per quanto riguarda la trama che per quanto concerne la produzione. Le somiglianze non sono poche: dove qui Jonas deve essere smistato all'interno dell'organizzazione sociale della sua comunità, così in "Divergent" Tris doveva fare una scelta relativamente a quale gruppo sociale votare la sua esistenza; qui abbiamo l'iniezione del mattino, nel film con Shailene Woodley si inietta un siero che indicherà la fazione cui le attitudini dei vari ragazzi li avvicina; come in "Divergent", anche qui il personaggio protagonista ripudia il suo nucleo famigliare per fare una scelta che si distacca dalle aspettative della comunità; in entrambe le pellicole l'antagonista è una figura femminile forte, posta al vertice del potere e in grado di influenzare l'esistenza della comunità tutta; per non parlare del fatto che entrambe le storie sono tratte da romanzi, tutti e due scritti da una donna. Potrei continuare, ma mi fermo.
La prima vera scelta (di stile) originale di "The Giver" sta nell'uso del bianco e nero. L'ultima pellicola in ordine di tempo ad usarlo è stata "The Artist", anche se qui lo scopo è totalmente differente. Dove la scelta di Hazanavicius è dettata dall'ambientazione storica, qui si tratta di un modo usato dalla produzione per evidenziare il fatto che la società descritta in questo film ha scelto di cancellarsi la memoria ed eliminare i sentimenti per prevenire violenza e crudeltà. In questo contesto in cui tutto parrebbe perfetto, di fatto si vuole sottolineare il sacrificio che il prezzo della pace impone: un'esistenza insipida, priva di sfumature, già scritta e preconfezionata, nonché standardizzata e votata al bene comune, garantito attraverso l'accentramento del potere ad una casta di anziani saggi.
Le premesse e le implicazioni socio-politico-antropologiche parrebbero molto interessanti, non fosse che la storia decide di concentrarsi su tutto tranne che quello. E' vero, Jonas non è sociologo, politologo, né tantomeno un antropologo, quindi il focus narrativo doveva stare su altro, ciò non toglie che, dopo tante premesse, si sarebbe dovuto far progredire anche questo tipo di considerazioni sullo sfondo delle vicende del protagonista. Quest'ultimo è il prescelto per diventare il nuovo Coglitore di Memoria, unico nella comunità, ruolo che erediterà dal vecchio Coglitore/Jeff Bridges: il Donatore (the Giver).
Anche qui, la scelta di come rendere visivamente, emotivamente, psicologicamente questo ruolo e le sue implicazioni poteva essere resa meglio. Innanzitutto ponendosi l'unica domanda intelligente: se io fossi Jonas, in questa situazione, come reagirei? La trama dribla questo quesito, preferendo concentrarsi su due cose: le immagini da passare sullo schermo quali simboli della conoscenza ed esperienza umana tutta e - deludente - come riportare le immagini dal bianco e nero al colore.
In un mondo di infinite possibilità, scelte, modi di raccontare, la sceneggiatura catalizza l'attenzione su questi soli due aspetti, fallendo nel tentativo di riportare efficacemente lo sconvolgimento di un ragazzino dodicenne che passa da una piatta esistenza composta da un codice di regole, a un prisma di colori e un ventaglio di emozioni mai provate e tutto sperimentato in un sol colpo. Anche volendo riconoscere al ragazzo una propensione naturale al ruolo per cui è stato scelto - ma la storia stessa ci insegna che l'anziano consiglio aveva già fallito con la precedente prescelta per il ruolo di Coglitore (Taylor Swift) -, è comunque impensabile non considerare un approfondimento più realistico e meno bidimensionale della figura di Jonas e, soprattutto, una resa più sfaccettata del rapporto tra lui e il Donatore.
Per rendere il tutto plausibile o appetibile per il pubblico non basta, infatti, affidarsi al solo piano visivo ribadendo la contrapposizione tra vecchia società e nuova - ma anche vita libera e vita controllata, libero arbitrio e controllo della mente - attraverso la contrapposizione tra colore e bianco e nero, come non basta far dire qualcosa al personaggio perché la cosa sia effettivamente percepita. E' inutile che Jonas dica che è sconvolto se innanzitutto non lo sembra e soprattutto il film non si prende un secondo per raccontarlo.
Questi sono i grandi fallimenti di "The Giver", l'ennesima storia fantasy su un futuro prossimo in cui c'è una divisione netta tra come siamo oggi e come saremo nel futuro, ma per la quale abbiamo pagato un prezzo così alto che noi del presente (gli spettatori) ci chiediamo se ne valga veramente la pena. Jonas capirà che non ci si può isolare dal dolore, dalla sofferenza, dall'amore, insomma dalle sfumature della vita perché ci si svuota di un'autenticità che ci rende quelli che siamo, ovvero umani. Svuotarci crea la pace, essere noi stessi ci lascia nella condizione attuale in cui a tutt'oggi siamo. E allora che cosa ci racconta questa pellicola? Cosa ci dice questa storia? Che siamo già perfetti così e che cambiare noi stessi ci darà anche l'ordine e la pace sociale, ma ci imprigiona e rende dei robot. Peccato che non servisse Jonas per rimpolpare questa visione delle cose già vista e rivista. Soprattutto perché, per come ce la racconta, risulta solo l'ennesima litania recitata senza cognizione di causa, un messaggio anche corretto nella forma, ma che ci si è dimenticati di riempire di un significato proprio e personale risultando, quindi, inutili. Peccato.
Box Office: $62.7 milioni
Consigli: Anche l'incasso ci dà il polso della situazione, raccontandoci indirettamente che nonostante le 10 milioni di copie vendute dal romanzo da cui è tratto, la presenza di Meryl Streep per il pubblico adulto quale garanzia di qualità e quella di Taylor Swift per agganciare anche il target giovane, senza contare l'interessante trailer dai toni drammatico-fantasy, il risultato finale è deludente, molto sotto le aspettative. La conclusione è blanda e priva di mordente, la trama manca di un climax che coinvolga l'interesse dello spettatore dall'inizio alla fine e ci si basa sui soli effetti speciali, la bella fotografia e scenografia per far colpo su un'audience che probabilmente è avvezza al genere. Al "genere" cui mi riferisco fanno parte pellicole come "The Host", il già citato "Divergent", "Transcendence", "In Time", "Elysium", "Oblivion", "Ender's Game" e il nuovo "Maze Runner - Il labirinto", esempi di cinema sci-fi in cui il futuro è diverso dall'attuale presente o distopico, la fotografia patinata, l'attore di grido e la trovata narrativa aggancia lo spettatore con la promessa di qualcosa di straordinario, innovativo, mai visto. Non tutti questi titoli sono in grado di mantenere le promesse e questo, in particolare, ha fallito. "The Giver" non è un film malvagio, ma è insipido quanto la filosofia che critica e non riesce a far innamorare lo spettatore di ciò cui sta assistendo. Innoquo per una serat di svago, ma nulla più nonostante le pretese.
Parola chiave: Gabriel.

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Bengi

lunedì 20 ottobre 2014

Film 796 - Premonition

In un momento di riscoperta della carriera di Sandra Bullock, ho recuperato questo film...

Film 796: "Premonition" (2007) di Mennan Yapo
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ma perché Amber Valletta fa sempre l'amante? Dopo l'inutile come back dell'anno scorso in "Revenge", scopro che anche qui la poveretta è costretta ad interpretare la rovina lenzuola matrimoniali altrui, per di più in una pellicola dalla totale mancanza di rilevanza.

Proprio come dice il titolo di questo film, anche io ho avuto una premonizione prima di guardarlo, ovvero che sarebbe stata una grande cagata. Neanche a dirlo, ho previsto giusto, anche se ho dovuto ridimensionare il mio pessimismo: è solo una cagata.
Sandra Bullock deve ringraziare la sua buona stella se è ancora un'attrice affermata e si è pure portata a casa un Oscar, perché se uno decidesse di approcciarsi alla sua filmografia partendo da questo titolo - o dal troppo tristemente simile "La casa sul lago del tempo" - non potrebbe far altro che pensare che l'attrice scelga solo copioni scritti da adolescenti depressi e privi di una coscienza cinematografica capaci di realizzare una sceneggiatura credibile quanto le labbra di Valeria Marini.
Al di là del fatto che si tratti di un prodotto fantasy misto drama, rimane il fatto che sia un po' nonsense, temporalmente intricato e, sicuramente, in almeno un passaggio, sbagliato (la bambina si taglia la faccia coi vetri della finestra, ma nel flashback iniziale, quando il fatto dovrebbe già essere accaduto, ha la faccia normale). Quindi non rimane che chiedersi il perché di tanto 'sbattimento' narrativo, quando il risultato sia così mediocre. Gli innumerevoli flashback che potrebbero per alcuni essere motivo di interesse in quanto trama "complessissima", in realtà ingarbugliano solamente la comprensione di una storia che pare non trovare alcuna spiegazione fino a quando, a 20 minuti dalla fine, il tutto viene banalmente liquidato tramite una trovata che affonda le radici in qualche banalità finto cristiana. No, non ci siamo. Questo modesto sforzo non basta a giustificare 96 minuti di pellicola tutti "Oh mio dio cosa sta succedendo?", "Non me lo riesco a spiegare", "Non posso accettarlo", e via discorrendo. Tra l'altro la trovata fedifraga di cui parlavo all'inizio è totalmente inutile, un pretesto incolore per dare del pepe ad una storia che, altrimenti, non va mai oltre un lento sbadiglio. Solo nel finale, quando il camion s'incarica di riportare in vita "Final Destination", ci si riprende un attimo dal torpore (ma di per sé la scena è imbarazzante epr com'è scritta). Sandra, abbandona per sempre queste scelte cinematografiche pro bonifico e orientati su qualcosa di meno scontato. Grazie da uno che - nonostante tutto - ti apprezza.
Box Office: $84,146,832
Consigli: Pellicola banale e priva di brio che tenta di giustificare la sua esistenza attraverso un espediente paranormale che in realtà è una scemata pseudo cristiana che di fatto spiega senza spiegare. Se vi basta come scusa per abbandonarvi sul divano in compagnia di una Sandra Bullock ancora senza Oscar, allora il gioco è fatto. Se, invece, preferite qualcosa di un attimo più elaborato, pensato o anche solo scritto meglio... Beh, lasciate perdere "Premonition".
Parola chiave: Settimana.

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Bengi

Film 795 - Comportamenti molto... cattivi

Figurati se mi perdo una stupidata del genere...

Film 795: "Comportamenti molto... cattivi" (2014) di John Erick Dowdle
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Behaving Badly" è uno di quegli strani esperimenti cinematografici in cui tutto sembrerebbe far ben sperare sulla carta, poi di fatto non funziona nulla.
Perché dovrebbe funzionare? Innanzitutto perché c'è un cast ricchissimo di personaggi famosi, a partire dalla teen diva Selena Gomez e continuando con Nat Wolff ("Colpa delle stelle"), una che ha vinto un Golden Globe come Mary-Louise Parker, una che ha avuto una nomination all'Oscar come Elisabeth Shue e poi ancora, in ruoli minori, Heather Graham, Dylan McDermott (che un Golden Globe l'ha vinto) e Jason Lee (che di nomination ne ha 2). Insomma, di attori ce ne sono per tutti i gusti e anche il tipo di pellicola, orientato sul comico demenziale, teen e un po' porco parrebbe suggerire la possibilità di un divertimento facile come piace alla massa.
Perché non ha funzionato? Perché "Comportamenti molto... cattivi" è stato mal pubblicizzato e pure fiaccamente. E poi perché di fatto è una pellicola veramente poco originale e strana per molti versi, che forse si spinge addirittura troppo oltre per certi aspetti. Anche se l'idea del teenager che ha una madre alcolizzato che si nutre di vodka e vodka e va alla riunione degli alcolisti anonimi con una bottiglia di vodka nella borsa sembrerebbe divertente, di fatto c'è sempre qualcosa che manca nella sceneggiatura o nella realizzazione e che rovina il senso di presentare in maniera tanto estrema quel personaggio. Anche le battute sono fiacche, niente di che. E per quanto Nat Wolff ce la metta tutta per sembrare il solito povero ragazzo nerd che cerca semplicemente di conquistare la ragazza che ama tra un'eiaculazione precoce e l'altra, anche lui davvero non riesce a risollevare le sorti di questo prodotto commerciale ispirato dalla (suppongo immane) fatica letteraria di Ric Browde, "While I'm Dead Feed the Dog" (e che comunque l'autore ha disconosciuto in quanto troppo distante dal suo romanzo).
Ripeto, è strano. Le trovate ci sono anche sparse qua e là, eppure il risultato finale è più moscio ed insipido di quanto sarebbe anche solo tollerabile. E' una boiata e si guarda, però non convince.
Box Office: $12,231
Consigli: Incasso imbarazzante per una produzione costata 5.5 milioni di dollari. Il risultato, considerato anche il budget è imbarazzante su tutti i fronti. Poi, volendo sorvolare su aspetti più tecnici, questo film si lascia guardare in maniera davvero serena, nel senso che una volta finito lo si dimentica in 5 minuti. E' volgare, stupido, molto esplicito e con pochi momenti davvero divertenti. Tra l'altro prende anche una piega 'emotional' nel finale che stona moltissimo, a mio avviso. Si può vedere se si cerca un disimpegno totale al sapore di sesso, adolescenti e un'irriverenza tanto cercata e voluta da risultare costruita e stantia. Peccato.
Parola chiave: Nina Pennington.

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Bengi

venerdì 17 ottobre 2014

Film 794 - Necropolis - La città dei morti

Tornati dalla Francia e subito un cinemino gratis con la 3.

Film 794: "Necropolis - La città dei morti" (2014) di John Erick Dowdle
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika, Frà
Pensieri: Il titolo originale un po' misterioso ("As Above, So Below") e un trailer piuttosto accattivante hanno subito catapultato questa pellicola tra i nostri 'muste see' della settimana. Se in più aggiungiamo che il genere è horror e la storia è ambientata nelle catacombe parigine che io ed Erika abbiamo visitato assieme, direi che si capisce abbastanza il perché fossimo curiosi di vedere questo film.
In sostanza, nonostante la trama sia abbastanza conforme alle aspettative, devo dire che il risultato è molto migliore di quanto potessi sperare. Basso budget di 5 milioni, eppure ottima resa letteralmente da paura.
Il mistone egizio-cristiano-dantesco-potteriano è una strana combo per un prodotto horror, eppure talmente ben combinato che per quanto kitsch possa apparire sulla carta, di fatto funziona. Ora mi spiego meglio.
Innanzitutto potteriano perché Scarlett/Perdita Weeks cerca la pietra filosofale di Nicolas Flamel (e inevitabilmente "Harry Potter e la pietra filosofale" è la prima cosa che ti fa venire in mente). Poi egizio perché la ragazza è geologa e sa leggere praticamente qualsiasi lingua morta, oltre che interpretare qualunque geroglifico (e se non lei il suo amichetto George/Ben Feldman). Cristiano evidentemente perché a) le catacombe sono un cimitero, b) trovano addirittura i templari, per non parlare del fatto che c) la storia è letteralmente ambientata all'inferno. Il che ci porta al dantesco: "Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate" è scritto in greco antico all'ingresso di uno stretto tunnel che i ragazzi dovranno intraprendere ad un certo punto. Insomma, c'è una bella commistione di generi, temi, folklore.
Il che, a ben pensarci, è anche inusuale per una pellicola come questa. C'è molta contestualizzazione, molto preambolo prima di tutta la parte claustrofobico-spaventosa e anche una specie di morale che sembrerebbe voler essere suggerita (passare l'inferno, confrontarsi con le proprie paure, affrontare un cammino che mette faccia a faccia se stessi e i propri orrori per lavare via le colpe e rinascere ripuliti nell'anima). Insomma, per dirla facile, per essere un filmetto horror accalappia incasso ci si sono messi d'impegno.
Questo aspetto mi ha fatto particolarmente gradire "Necropolis - La città dei morti" che è sì una boiata, ma non delude le aspettative ed è davvero meglio di come potevano realizzarlo. Se si riesce, poi, a farsi coinvolgere dalla storia, pareti strettissime, soffitti che cadono e colpi di scena renderanno il tutto spaventoso e ansiogeno. Ovvero come l'esperienza di un film horror dovrebbe essere.
Box Office: $39.7 milioni
Consigli: Se il trailer vi è piaciuto o comunque incuriosito vale la pena davvero di approfondire vedendo il film. Ci sono momenti inquietanti, altri paurosi e moltissimi claustrofobici che rendono la visione di "As Above, So Below" emotivamente impegnativa (ma in fondo non lo si è scelto per questo motivo?). Se, però, non siete ancora stati nelle catacombe parigine e contate di andarci a breve... meglio posticipare la visione!
Parola chiave: Specchio.

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Bengi

giovedì 16 ottobre 2014

Film 793 - Charlie's Angels - Più che mai

Visto il primo... vuoi non vedere anche il secondo?

Film 793: "Charlie's Angels - Più che mai" (2003) di McG
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Allora, premesso che a me questo franchise piace, certo non stiamo parlando di un capolavoro del cinema contemporaneo. In effetti con un budget di CENTOVENTI milioni di dollari forse ci si poteva impegnare un pelino di più nella trama invece che puntare tout court sugli effetti speciali. Di buono c'è che l'atmosfera scanzonata e totalmente irreale del primo film è mantenuta fedelmente e se si è apprezzata la sciocca comicità misto acrobazie da combattimento anche con questo "Charlie's Angels: Full Throttle" non si rimarrà delusi.
Rispetto al primo "Charlie's Angels" credo che qui il problema sia fondamentalmente uno: ci sono troppe cose. Troppi cameo nascosti. Troppi personaggi. Troppi camuffamenti-cambio-costume-cambi-scenario. Insomma, va bene voler stupire con il secondo episodio, ma qui è veramente tutto troppo pompato perfino per l'universo caotico spy-trendy delle ragazze di Charlie. E' mantenuto perfino il personaggio di Bosley interpretato da Bill Murray quando in questo film c'è un altro Bosley interpretato da Bernie Mac! Per non parlare, poi, del cast. Io ve li cito (quasi) tutti, camei inclusi: Cameron Diaz, Drew Barrymore, Lucy Liu, Bernie Mac, Crispin Glover, Justin Theroux, Demi Moore, Robert Patrick, Shia LaBeouf, Matt LeBlanc, Luke Wilson, John Cleese, Ja'net Dubois, Rodrigo Santoro, Bruce Willis, Pink, The Pussycat Dolls, Mary-Kate e Ashley Olsen, Eve, Carrie Fisher, Melissa McCarthy.
Ecco, non so se ho reso l'idea.
Problema del tutto-troppo a parte, la pellicola è comunque un esempio piacevole di cinema commerciale, soprattutto grazie all'ottimo trio di protagoniste che, caratterizzate agli antipodi, contribuiscono a creare un mix eterogeneo affascinante e trascinante, oltre che molto dinamico. Le assurdità delle situazioni in cui sono coinvolte sono talmente folli che finiscono per divertire con disimpegno e tutto sommato l'approccio totalmente innoquo non può che contribuire a lasciare un'impressione abbastanza positiva.
Film 783 - Charlie's Angels
Box Office: $259,175,788
Consigli: Nonostante le 7 candidature ai Razzie Awards (anche come Peggior film) e le due vittorie (Demi Moore peggior attrice, ma è come sparare sulla croce rossa), non si può dire che non esista di molto peggio nel panorama del pseudo-action con incursione nella commedia al femminile. Quindi mi sento di dire che, se vi è piaciuto il primo film o se in generale questo genere di stupidate puramente intrattenitive, sciocche e divertenti vi aggrada, "Charlie's Angels - Più che mai" è una buona scelta per una serata in compagnia.
Parola chiave: Madison Lee.

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Bengi

Film 792 - Oblivion

Avevo comprato il dvd ormai da un paio di mesi. Mancava solo l'occasione giusta per recuperare questo film... Che è arrivata in vacanza, ovviamente! Ultimo film dalla Costa Azzurra.

Film 792: "Oblivion" (2013) di Joseph Kosinski
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Casualmente ritorna il tema del doppio e della realtà parallela "costruita", un po' sulla falsa riga di "Coraline". Questo "Oblivion", chiaramente, tratta temi assolutamente diversi (essendo un film fantascientifico) ed è assolutamente intrigante da vedere o, come nel mio caso, rivedere.
Ammetto che ancora mi domando come sia possibile che questa pellicola abbia incassato così "poco", addirittura meno di quell'"Edge of Tomorrow - Senza domani" sempre con Tom Cruise che quest'anno ha incassato quasi 100 milioni di dollari in più di questo film (369.2 milioni di dollari incassati, per la precisione). Non che la pellicola di Doug Liman sia terribile, però sicuramente "Oblivion" è migliore.
Innanzitutto una buona trama che riesce a sostenere la suspense abbastanza da rendere il tutto piacevole da vedere. Cosa succede? Come mai Sally sembra nascondere qualcosa? E perché i dreni hanno ucciso quelle capsule con delle persone dentro? Insomma, gli interrogativi ci sono e, anzi, aumentano a partire dal colpo di scena che coinvolge la povera Victoria/Andrea Riseborough.
Trama a parte, gli effetti speciali sono davvero ben fatti, aiutati da un'ottima fotografia e scenografie spesso mozzafiato. Bella la colonna sonora dei francesi M83 che un po' ricorda quel gioiellino che è la colonna sonora di "Tron: Legacy" ad opera dei sempre francesi Daft Punk. Quindi, tutto sommato anche se non un capolavoro, "Oblivion" rimane un ottimo esempio di contemporaneo cinema sci-fi in grado di intrattenere, sbalordire visivamente e ripercorrere tutti i capisaldi narrativi dell'action con un Tom Cruise che più tutto d'un pezzo non si può. Per lui sempre lo stesso ruolo e lui sempre lo stesso. Da 30 anni.
Film 542 e 546 - Oblivion
Box Office: $286,168,572
Consigli: Il patto col diavolo del Sig. Cruise continua ed è tanto prolifico che per l'ennesima volta lo troviamo a confrontarsi con un ruolo da eroe maschio alfa, unico in grado di risolvere il grande mistero del Tet e di combattere il gigantesco nemico in camuffa. Sempre la solita roba, per carità, però Cruise è capace, espressivo e ci crede maledettamente, come è giusto che sia. Se vi piace il genere fantascienza o dare una sbirciata ad un futuro post-apocalittico eccovi serviti per bene, grazie ad effetti speciali efficacissimi e un buon cast (Cruise, Morgan Freeman, Andrea Riseborough, Olga Kurylenko, Nikolaj Coster-Waldau, Melissa Leo) a sostenere una storia carina. Godibile.
Parola chiave: Scavengers.

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Bengi

mercoledì 15 ottobre 2014

Film 790 - Coraline e la porta magica

Da tantissimo (troppo) tempo avevo voglia di rivederlo!

Film 790: "Coraline e la porta magica" (2012) di Henry Selick
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Capolavoro in stop-motion, "Coraline" è certamente fra i film di animazione che preferisco. Scritto e diretto da Henry Selick, lo stesso che da bambino mi aveva terrorizzato e conquistato con "Nightmare Before Christmas", questa pellicola ricorda l'altra famosissima, eppure è molto differente, riuscendo a mantenere una propria spiccata identità.
Mi piace tantissimo il parallelismo tra i due mondi, quello reale e quello creato dall'altra madre, che la storia riesce a caratterizzare e mettere a fuoco così efficacemente. Ogni personaggio, ogni oggetto, ogni luogo ha un doppio così uguale eppure così diverso per qualcosa di peculiare. Il fatto che si siano sostituiti gli occhi a bottoni per sottolineare il vero e il 'costruito', credo sia davvero un'idea geniale, inquietantissima eppure affascinante. Il tema narrativo della 'costruzione' pervade tutta la storia: Coraline per prima immagina una realtà differente totalmente diversa da quella in cui vive, per non parlare di come la bambina esprima se stessa attraverso una costruzione in negativo dell'altro: dove i genitori hanno vestiti anonimi e neutri, lei è sempre sgargiante; a differenza degli adulti, lei è sempre piena di vita e solare, curiosa e interessata a quello che la circonda. Insomma, la storia ci fa subito capire che è il suo personaggio quello di cui dobbiamo fidarci, con cui dobbiamo entrare in empatia. Chi di noi non ha sognato che qualcosa di diverso gli accadesse? Che il genitore gli concedesse qualche attenzione in più? Che il mondo si esprimesse attraverso altre forme, altri colori? Coraline è una bambina e, come tale, necessita di sguardi, stimoli, colori ed amore. E' naturale, dunque, che non trovandoli nel suo quotidiano, si tenga stretta quelli che trova altrove. Peccato che l'inghippo sia dietro l'angolo: il mondo dell'altra madre, tanto gentile ed affabile all'inizio, è in realtà - appunto - una costruzione, la messa in scena di un desiderio che, come tale, ha un funzione e si esaurisce nel suo scopo. Oltre all'idea di "migliore", infatti, il mondo dell'altra madre non va, perché non c'è bisogno di altro per attrarre Coraline nella trappola. La povera bambina dalla vita sbiadita e solitaria non tarderà ad abboccare all'amo di un mostro che sa dove andare a parare quando si tratta di necessità insoddisfatte (mancando, chiaramente, di saper soddisfare le proprie).
In questa storia di realtà parallele e decisioni che potrebbero comportare mutilazioni, la bella messa in scena di Selick conquista lo spettatore - già ampiamente intrigato dalla trama che solo in apparenza è per bambini - e lo incolla alla sedia: l'altro mondo è così sgargiante e affascinante da lasciare senza fiato, lo stop-motion così curato e ben realizzato da risultare totalmente fluido e, inevitabilmente, non si può smettere di chiedersi quanto lavoro e dedizione abbia richiesto un progetto come questo. Il risultato è ottimo, bellissimo da vedere e da seguire, una moderna fiaba per bambini dove alla parte buona - che è anche meno patinata e soddisfacente del previsto - se ne contrappone un'altra terribilmente seducente al primo sguardo, ma che nasconde non poche insidie.
Scommetto che, fossi stato bambino, l'effetto sortito da "Coraline" sarebbe stato lo stesso di "Nightmare Before Christmas": fascino e terrore.
Ps. Candidatura all'Oscar come Miglior film d'animazione.
Box Office: $124,596,398
Consigli: Un'ottima scelta tra i titoli d'animazione. Un film bello e ben realizzato, favola a tratti paurosa che finirà per conquistare. Un'infinità di personaggi caratteristici teneri e divertenti, con altrettanti alter ego più realizzati eppure svuotati della loro unicità. Un esperimento cinematografico per bambini in realtà molto adulto nell'approccio. Le voci originali sono di Dakota Fanning e Teri Hatcher, quindi potrebbe valere la pena di vedere ed eventualmente rivedere la pellicola anche in lingua originale.
Parola chiave: Bambola.

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Bengi

martedì 14 ottobre 2014

Film 789 - The Bourne Legacy

No, non era finita...

Film 789: "The Bourne Legacy" (2012) di Tony Gilroy
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Francamente il Bourne che più attendevo, considerato Jeremy Renner e Rachel Weisz come protagonisti, eppure ilpiù deludente.
Jason non c'è più, eppure compare ancora nel titolo del franchise, che ne approfitta per mettere a segno una connessione di intenti, di produzion e, chiaramente, narrativa. La eco relativa al personaggio di Matt Damon, infatti, è sempre presente, ma questa volta il protagonista è Aaron Cross/Renner, un altro che, da superagente, diventa superbersaglio della CIA. Nel turbinio di eventi, violenza e insabbiamento finisce anche la dottoressa Marta Shearing/Weisz, coinvolta in quanto tra i medici presso cui i vari agenti 'silenti' di cui fa parte Cross si rivolgono per i test cui si devono sottoporre e la somministrazione di un paio di pillole che ne aumentano capacità e prestazioni (oltre che tenerli in vita).
Detta così è tutto molto intrigante, eppure la realizzazione di questo "Bourne 4" o reboot della saga non funziona bene come potrebbe sembrare sulla carta. Molto più patinato dei precedenti, la resa finale ne risente e lo avvicina più a uno dei Bond precedenti alla trilogia con Daniel Craig piuttosto che a uno di quest'ultimi. Tra l'altro l'inizio è molto lento e anche se ben collegato narrativamente con la serie da cui dervia, rimane il fatto che lo sbadiglio si presenti in qualche occasione.
Come per gli altri film, anche qui violenza e azione adrenalinica la fanno da padrone e Renner è ottimo per la parte, ormai sempre più specializzato in ruoli action ("The Hurt Locker", "The Town", "Mission: Impossible - Protocollo fantasma", "The Avengers", "Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe" e i futuri "Avengers: Age of Ultron", "Mission: Impossible 5" e "The Bourne Betrayal"), pur mantenendo parallelamente altri tipi di interpretazione (e un ottimo standard recitativo: 2 candidature all'Oscar in due anni).
In ogni caso ho trovato questa pellicola più fiacca e meno concentrata su un obiettivo narrativo, quasi un po' confusa. Il pretesto degli ottimi collegamenti con le storie precedentemente narrate non basta a giustificare un film intero e nemmeno le grandi sequenze d'azione comprono in toto la mancanza di appeal rispetto alle storia di Bourne. Forse con il prossimo capitolo la storia entrerà più nel vivo, magari sviluppando in maniera più matura un protagonista che, per il momento, deriva ancora troppo dallo stereotipo che rappresenta. Vedremo.
1° film: Film 774 - The Bourne Identity
2° film: Film 786 - The Bourne Supremacy
3° film: Film 788 - The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo
Box Office: $276,144,750
Consigli: Cross non è Bourne, quindi si può vedere questo film anche non avendo presente cosa precede. Chiaro, già che ci si butta in un franchise, tanto vale farsi trovare preparati. Questo non è l'episodio meglio riuscito dei 4 e sicuramente il tiro va aggiustato. Renner, però, è bravo e credibile e la Weisz sempre magnetica. Per una serata all'insegna dell'azione e dello spionaggio, questo film sicuramente non delude.
Parola chiave: Outcome.

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Bengi

lunedì 13 ottobre 2014

Film 788 - The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo

Verso la fine... O forse no?

Film 788: "The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo" (2007) di Paul Greengrass
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Jason Bourne torna per l'atto finale, la sua uscita di scena cinematografica. Alla regia sempre Greengrass, in prima fila i soliti personaggi: Jason deve finire quello che ha cominciato.
Fin da subito il piglio di questo "Bourne 3" è adrenalinico, caotico, chiassosissimo e violento, più dei due precedenti capitoli messi insieme. Meglio, il risultato è assolutamente migliore. Matt Damon, come sempre, fa la sua figura nei panni del superagente infallibile, inattaccabile e mina vagante, ma con sotto sotto il cuore tenero. L'amore non c'è più, ora solo verità e vendetta per chi gli ha causato tanta sofferenza. Solo Pam Landy/Joan Allen è dalla sua e, guarda caso, è anche l'unica non corrotta che fa il suo lavoro. Gli altri insabbiano, celano, uccidono e tutto senza farsi troppe remore. In un mondo dove il bianco e nero si cerca di farlo diventare grigio in nome della veridicità, la cosa non solo ha senso, ma paga.
E' questo, infatti, il miglio film sulla saga di Robert Ludlum, felice connubio di action e thriller, con un pizzico di Bond (ma proprio un pizzico) e un cast di tutto rispetto che fa egregiamente il suo dovere (ho un debole per Pam, lo ammetto). Julia Stiles è sempre quella che trovo più fuoripista e forse, paradossalmente, il motivo per cui l'hanno scelta è proprio questo. In ogni caso, scelte di cast a parte - dopo 3 pellicole ormai è inutile stupirsi ancora - questa conclusione della trilogia calibra bene suspense e azione, sensazionali scoperte e rivelazioni che, finalmente, la trama metterà a disposizione anche del pubblico (chi è Jason, perché è diventato un superagente, cos'era Treadstone e cosa ci stava dietro? ecc ecc). Si può dire che sia una degna conclusione di saga, con un piglio crudo ma verosimile che, come dicevo prima, ha il suo valore.
Tutto sommato la saga su Bourne non è la mia preferita - e il prossimo capitolo non aiuterà a rilanciare il franchise - ma ammetto che guardarla non mi è dispiaciuto. Questo capitolo più degli altri mi ha ricordato il primo "Io vi troverò", tra scenari esotici e sempre differenti, con un eroe/protagonista che si confronta con i suoi demoni e spazza via tutti gli ostacoli che gli bloccano il cammino verso la personale metà, che sia la verità o i propri cari. Sono entrambi potenti perché non lasciano mai prendere fiato allo spettatore, lanciandolo al centro di un'azione forsennata, quasi difficile da decifrare sullo schermo tanto è irruenta e caotica. Ci sta, le botte si danno così, anche se alla lunga un po' disorienta. In ogni caso "The Bourne Ultimatum" è un buon titolo action-thriller.
Ps. Unico film su 4 a ricevere candidature all'Oscar, vince 3 statuette su 3 nomination: Miglior montaggio, montaggio sonoro e missaggio sonoro.
1° film: Film 774 - The Bourne Identity
2° film: Film 786 - The Bourne Supremacy
Box Office: $442,824,138
Consigli: Bourne non lascia scampo a nessuna sua vittima e agisce con tale violenza e precisione da lasciare spesso ammutoliti. una macchina, un soldato, ma anche una vittima. C'è molto dietro questo personaggio e c'è di più in questo film che negli altri. meno concentrati a rendere internazionale la vicenda e più intenzionati a dare risposte, con "The Bourne Ultimatum" la saga si riprende un diritto di parola che si era sbiadito con il secondo episodio. Molto più interessante dei predecessori, questo terzo capitolo affonda il piede sull'acceleratore e trasporta il pubblico su una montagna russa emozionale forte e violentissima, eppure ben architettata. Si guarda meglio se si ha chiara la storia dell'agente, anche se a livello di intrattenimento la pellicola può funzionare prescindendo da una puntigliosa ricostruzione narrativa. Si può scegliere: questo titolo solo come film d'azione, oppure la saga come esempio di franchise sullo spionaggio molto meno patinata di James Bond eppure con minor appeal.
Parola chiave: Blackbriar.

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Bengi

Film 787 - Il castello errante di Howl

Luigi mi aveva regalato il dvd qualche tempo fa e abbiamo approfittato della vacanza per recuperarlo.

Film 787: "Il castello errante di Howl" (2004) di Hayao Miyazaki
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Stupendo.
Comincio così il mio pensiero sulla prima pellicola dello Studio Ghibli che io abbia mai visto. Miyazaki maestro di un'arte ancora in grado di far sognare, ancora in grado di far innamorare di una storia.
Non c'è molto da dire, se non "Il castello errante di Howl" va visto, come vanno (sicuramente) viste tutte le altre pellicole del regista. Io devo recuperare, ma sicuramente questo inizio ha saputo dare la giusta spinta alla mia curiosità per tornare a visitare il mondo di Miyazaki (dopo, tra l'altro, essere stato al negozio Donguri Kyowakoku di Tokyo che rivende il merchandise legato alle produzioni dello Studio).
"Hauru no ugoku shiro" è una favola, un racconto di colori, inusuali forme e stranissimi personaggi cui difficilmente siamo abituati, un puzzle così nuovo da risultare shoccante all'inizio, eppure da subito in grado di catturare sguardo e attenzione. La storia di Sophie, della sua maledizione, del castello e dei personaggi che lo abitano (Calcifer, Markl e ovviamente Howl) è raccontata con dolcezza attraverso immagini bellissime che non si smette di voler osservare. Anche questa è una magia, anche se non del racconto.
Bello, pulito, capace di spaziare e ampliare i confini, sempre fedele ad un percorso che è seguito dall'inizio alla fine, con un risultato sorprendentemente poetico che prescinde dalla solita logica spettacolare o computerizzata. Una storia che è una fiaba, che parla d'amore, ma anche di guerra, di maledizioni e di strani personaggi. Un bel mix che rende "Il castello errante di Howl" un film assolutamente da non perdere.
Ps. Miyazaki ha ricevuto 3 nomination all'Oscar per le sue pellicole d'animazione: nel 2003 per "La città incantata" ("Sen to Chihiro no kamikakushi"), nel 2006 per Howl e nel 2014 per "Si alza il vento" ("Kaze tachinu"), vincendo per il primo.
Box Office: $235,184,110
Consigli: L'anno scorso il regista giapponese ha annunciato il suo ritiro formale a causa dell'età; quest'anno, invece, l'Academy gli conferirà l'Oscar alla carriera. Due episodi che, per motivi fortemente diversi, potrebbero costituire il giusto motivo per riprendere o iniziare a prendere confidenza con i film di Miyazaki e il suo mondo animato. "Il castello errante di Howl" è certamente un ottimo esempio per cominciare in grande stile, grazie a una bella storia tradotta in stupende e delicate immagini. Un film per tutti.
Parola chiave: Stella cadente.

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Bengi

venerdì 10 ottobre 2014

Film 786 - The Bourne Supremacy

Cena casalinga e filetto sul divano. Relax da Costa Azzurra.

Film 786: "The Bourne Supremacy" (2004) di Paul Greengrass
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Bourne non è Bond. Non c'è niente da fare. Non ha stile, non ha charme e non ha, chiaramente, tempo per curare questi due aspetti. Per questo motivo, a mio avviso, Bourne non ha fascino. Non è assolutamente colpa di Matt Damon che, anzi, è perfettamente in parte e ha il physique du rôle per interpretare l'ex superagente segreto, sta di fatto che questo aspetto mancante guasta il risultato finale a tutta la trilogia (con Damon). Senza contare il fatto che la titolazione identica per tutte le pellicole confonde e non poco chi segue questa saga da spettatore inesperto (io).
Non me ne voglia nessuno, ma trovo questa trasposizione cinematografica un po' carente, al pari di un "Quantum of Solace" di 007. Ancora impreciso e caotico, faticoso da seguire perché un po' dal baricentro sfasato. Dove vogliamo andare con questa produzione? E perché sembra che ogni film di Bourne sia uguale al precedente? (lo dico avendo presente tutti e quattro gli episodi della saga).
Chi non è un fan sfegatato del franchise fatica a ricordare in quale capitolo è successa una determinata cosa, come fatica a stare dietro alla miriade di informazioni collaterali sparate a cento all'ora dalla trama che preme sempre più violentemente sull'acceleratore narrativo. E, alla lunga, non si può fare a meno di chiedersi: dove stiamo andando?
Ecco, forse è questo il vero problema della saga su Jason Bourne: è disorientante. O disorientata?
E' vero, il terzo capitolo darà una nuova impronta più matura a tutto l'insieme, ma siccome ora stiamo parlando del secondo - credo... E' il secondo? Scherzo, ovviamente - non posso fare a meno di dire che non l'ho particolarmente amato né apprezzato più del primo. Bene l'ingresso in scena di Joan Allen che dà nuova linfa alle schiere della parte avversa CIA, salutiamo definitivamente Franka Potente per dare ufficialmente il benvenuto sempre più prepotente a Julia Stiles che sembra un'agente CIA quanto Eminem un cantante lirico. Ma, diciamocelo, non è che la presenza di questo o quell'attore qui faccia particolarmente la differenza, perché tra un inseguimento, una sparatoria, qualcosa che si rompe, frantuma, polverizza o esplode, rimane davvero poco tempo per accorgersi che, solo per fare un esempio, compare perfino una Michelle Monaghan ("True Detective") concentratissima a digitare qualcosa al pc.
Quindi sì, ci stiamo avviando alla conclusione dell'avventura di Jason, eppure ancora non si capisce granché tra il fracasso caotico che la trama ha imbastito. Il terzo film è il migliore per davvero, qui ancora non ci siamo.
1° capitolo: Film 774 - The Bourne Identity
Box Office: $288,500,217
Consigli: Azione, azione, azione. Jason vuole vendetta e vuole essere lasciato in pace (e viceversa). Uccide tutti e, anzi, rimane un mistero come ancora qualcuno della CIA gli sia sopravvissuto. Il Capitolo ponte della trilogia con Matt Damon su Bourne si spinge sempre più verso un finale frenetico ed esplosivo, percorrendo una strada internazionale che vede milioni di comparse alternarsi su uno sfondo dove solo Bourne rimane messo a fuoco. C'è molta carne al fuoco, eppure pare che la sceneggiatura non sia totalmente in grado di gestirla lucidamente. Assolutamente meglio vedere anche il primo film, altrimenti si potrebbe un po' faticare a capire cosa cavolo stia succedendo.
Parola chiave: Registrazione audio.

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Bengi

Film 785 - The Exorcism of Emily Rose

Uno tra i migliori horror del recente passato.

Film 785: "The Exorcism of Emily Rose" (2005) di Scott Derrickson
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Il fascino dell'horror vale sempre anche in vacanza, ancora di più se il film è ben fatto.
Questo "The Exorcism of Emily Rose", che ormai avrò visto 3 o 4 volte è comunque sempre uno spaventoso piacere da guardare, riuscendo ogni volta a portarti a guardare se sono già arrivate le 3 del mattino (l'ora del diavolo!).
Tra suggestioni, visioni e contorsioni ginniche di una Jennifer Carpenter che eredita la decadenza satanica direttamente da Linda Blair de "L'esorcista", questa pellicola conduce attraverso un inusuale meccanismo narrativo (un processo giudiziario) nelle viscere di una tragedia umana e demoniaca (o solo mentale?) che, ricordandosi che è un episodio realmente accaduto, ha dell'inquietante.
Anche se è naturale si protenda per una resa romanzata degli eventi, non si può negare che il solo pensiero una cosa del genere possa accadere ad una persona sia spaventoso, senza contare le numerose domande che una storia come questa inevitabilmente porta alla luce. Una su tutte: ci sarà qualcosa di vero?
Alla fine poco importa crederci o meno, rimane il fatto che la discesa agli inferi della povera Emily Rose è un percorso straziante e pauroso che l'avvocato Erin Bruner/Laura Linney e padre Moore/Tom Wilkinson vivono e fanno vivere, lasciando ognuno di noi alle proprie domande. La produzione di questo film è molto buona, curata e molto ben calibrata tra l'horror e il genere giudiziario. Un esperimento riuscitissimo.
Film 177 -The Exorcism of Emily Rose
Box Office: $144,216,468
Consigli: Per quanto il tema della possessione demoniaca sia oltremodo conosciuto, trattato e sviscerato, l'approccio di questa pellicola è inusuale e funzionale al racconto, bilanciando bene i momenti in aula e il crescendo della tensione man mano che Emily precipita nel baratro. Inquietantissima l'interpretazione della Carpenter, vale davvero la pena di essere vista. Una nuova frontiera dell'horror? Non mi pare si sia più tentato di conciliare l'aula di un tribunale e un esorcismo finito male. A maggior ragione vale la pena vedere questa pellicola, sospesa fra l'intento di documentare e spaventare grazie alla scusa della storia vera (su Wiki per scoprire le differenze tra film e ciò che è accaduto). Se siete suggestionabili o credete in queste cose meglio lasciar perdere, gli altri si buttino.
Parola chiave: Fede.

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Bengi