sabato 18 aprile 2015

Film 901 - Pagemaster - L'avventura meravigliosa

Continuando con le mie scelte pre-studio, un titolo assolutamente della mia infanzia, visto tantissimi anni fa al cinema con papà...

Film 901: "Pagemaster - L'avventura meravigliosa" (2005) di Pixote Hunt (as Maurice Hunt), Joe Johnston
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Quanti ricordi! E' stata un po' un'emozione rivedere questo film, che ricordavo vagamente considerato che l'ultima volta che l'ho visto avrò avuto sì e no 7 o 8 anni... Comunque, carico del valore affettivo riversato su questo "Pagemaster - L'avventura meravigliosa", ho deciso che fosse giunto il tempo di ripercorrere la via dei ricordi e ritrovare questa storia, un misto di live action e animazione, un esperimento che già nel 1994 utilizzava effetti speciali computerizzati piuttosto notevoli (il dipinto del soffitto che comincia a colare...).
All'epoca dell'uscita del film nelle sale Macaulay Culkin era un divo del cinema a tutti gli effetti, tanto che il trailer italiano lo cita addirittura in prima persona richiamando lo spettatore ad accompagnarlo in questa sua nuova avventura (lui e non il personaggio che interpreta, il timoroso Richard Tyler): il che fa già capire come mai l'intera operazione sia interamente sulle spalle di Culkin. All'epoca, quindi, la stella del ragazzino d'oro era più che mai splendente e io, giovane e disinformato, non potevo che pensarla esattamente in questi termini. Con non poco stupore, dunque, scopro oggi che questa pellicola è stata un clamoroso flop al botteghino, riuscendo a racimolare molto meno dei 20 milioni di dollari spesi per produrla.
Anche se questo mi ha un po' spiazzato, ho comunque rivisto con piacere "The Pagemaster", anzi, mi è pure piaciuto. E' vero che è una favoletta facile facile, ma l'intento mi sembra onesto e la realizzazione è comunque ben fatta. E, diciamocelo, i tre libri-amici di Richard sono di una dolcezza sfacciata, Horror in primis. Dunque, preso atto che non stiamo parlando di un capolavoro dell'animazione, penso si possa comunque serenamente dire che "Pagemaster" sia un titolo per ragazzi più che adeguato, per quanto si sarebbe di sicuro potuto fare di più, raccontare qualche avventura aggiuntiva o caratterizzare meglio i quattro personaggi principali (gli altri due libri sono Avventura e Fantasy). Detto ciò, è chiaro che si tratta di un titolo di puro intrattenimento, una di quelle pellicole che fondamentalmente va bene per ogni momento, ma che certamente ha un potenziale da esprimere in momenti di raccolta familiare come possono essere le feste. Io, almeno, me lo immagino così.
Quindi, se l'obiettivo era fare un prodotto per famiglie, raccontare una storia carina e senza pretese e comunque divertente, l'intento è riuscito. Meno, invece, quello di confermare Culkin come astro nascente, attore oltre che personaggio, capace di spaziare o raccogliere altre e diverse sfide rispetto ai due clamorosi successi legati al franchise di "Mamma ho perso l'aereo" (non è un caso, credo, che dopo questo titolo, il primo successivo della filmografia del ragazzo sia datato 2003).
Box Office: $13.7 milioni
Consigli: Favola per tutte le età, via di mezzo tra cartone animato e scene con attori in carne ed ossa, questo film è un esperimento carino, pur nei limiti della sua realizzazione. Noi oggi siamo abituati a tutt'altro tipo di pellicola d'animazione, con personaggi che non sono più bidimensionali solo perché sono stati disegnati, ma, anzi, molto spesso meglio rappresentati e caratterizzati che i "colleghi" umani. Ecco, qui certamente siamo ancora in quella fase in cui i film d'animazione erano roba per ragazzi, qualcosa che dopo un po' gli adulti si stufavano a seguire o che si utilizzava per catalizzare l'attenzione di tutti i bambini alle feste di compleanno. A parte quest'impostazione un po' anni '90 (e forse anche '80, ma io sono nato nel 1987 e per ciò che è successo prima non posso testimoniare), penso che dare una possibilità a "Pagemaster - L'avventura meravigliosa" abbia un senso nell'ottica di recuperare qualche momento passato, per riassaporare un'atmosfera che oggi è inevitabilmente passata. Un cartone animato che è disegnato a mano, una storia semplice che è un'avventura per tutti, alcuni disegni veramente ben fatti. Insomma, per una serata che può sapere di tutto questo, una buona scelta può essere questo film.
Parola chiave: Uscita.

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venerdì 17 aprile 2015

Film 900 - Derailed - Attrazione letale

Altro titolo per intrattenermi durante il pranzo prima dello studio. Non sono come mi fosse tornato in mente questo film, ma comunque mi era tornata voglia di rivederlo...

Film 900: "Derailed - Attrazione letale" (2005) di Mikael Håfström
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Me lo ricordavo a tratti, specialmente il copo di scena che regala alla storia la sua peculiarità principale, ma per il resto è stato un po' come rivederlo. E, dai, non è stato così male.
Chiaramente è un titolo puramente di intrattenimento, quelle pellicole che regalano, appunto, il colpo di scena che fa la storia, ma poi davvero nient'altro di nuovo. In questo caso poi all'epoca la novità era vedere sul grande schermo Jennifer Aniston che, finito "Friends" l'anno prima, approdava al cinema con un titolo internazionale potenzialmente di successo. Nonostante non si esattamente andato benissimo, va però constatato che da allora la Aniston è riuscita davvero a ritagliarsi un suo spazio nel mondo del cinema che tutt'ora la vede protagonista. Clive Owen - che qui è protagonista - è approdato giusto giusto sul piccolo schermo l'anno scorso con quel gioiellino che è "The Knick", quindi si può quasi dire che le parti si siano invertite. Completa il cast Vincent Cassel in una parte che gli sembra cucita addosso: pericoloso, violento, quasi pazzo. Decisamente molto in parte, se i momenti di tensione funzionano bene è certamente grazie a lui.
Insomma, alla fine conservavo ricordi peggiori di questo "Derailed" di quanto la storia non sia in realtà. Per essere un titolo commerciale ha una storia anche intrigante e ben costruita, specialmente perché fino al momento della verità non si sospetta davvero quello che sta succedendo alle spalle del protagonista. Il finale, però, è in classico stile hollywoodiano con il cattivo che sopravvive nonostante tutto e torna a minacciare, un'ultima volta, la tranquillità del malcapitato di turno. Ci sta, alla fine probabilmente fa parte del pacchetto. Tutto sommato una buona scelta in relazione alle mie necessità di puro svago.
Box Office: $57.4 milioni
Consigli: Un uomo e una donna si incontrato fortuitamente su un treno e si piacciono fin da subito, tanto da mettere a repentaglio i loro matrimoni pur di passare una notte insieme. Finalmente in albergo, però, vengo aggrediti, lei stuprata e lui successivamente ricattato, col rischio che sua moglie venga a scoprire tutta la verità su quanto è successo. Ma la vera domanda è: cos'è davvero successo?
Non tanto il primo tempo, quanto è il secondo che regala qualche buon momento thriller a questa storia che, per carità, non è certo originale ma è capace comunque di intrattenere a dovere chi guarda. Se si evita di fare troppe supposizioni e ci si limita a guardare e lasciarsi guidare dalla storia, non mancheranno le sorprese. Se non si hanno troppe pretese "Derailed - Attrazione letale" non è male.
Parola chiave: Biglietto del treno.

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giovedì 16 aprile 2015

Film 899 - Cinquanta sfumature di grigio

Per l'ultimo film prima di toccare il traguardo delle 900 recensioni, un titolo già cult, un appuntamento al cinema del 2015 che non potevo assolutamente perdere. Perché per quanto sapessimo già tutti che sarebbe stata una boiata gigantesca, non potevo davvero non farmene un'opinione personale!

Film 899: "Cinquanta sfumature di grigio" (2015) di Sam Taylor-Johnson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Clà
Pensieri: Lui non fa l'amore. Lui scopa. Forte.
Potrei già chiudere qui la mia recensione sul caso cinematografico di quest'anno, ma preferisco sparare ancora un po' sulla croce rossa. Partendo, però, da una verità che non posso nascondere: è stato meno peggio di quanto pensassi.
Innanzitutto trovo azzeccata la scelta di affidare a una donna, Sam Taylor-Johnson, la regia. Il taglio che ha scelto per le inquadrature è molto intimo, ravvicinato e non nasconde nulla allo spettatore. Gli sguardi tra i due attori sono i veri protagonisti di questa storia erotica che lo è, a ben vedere, principalmente sulla carta.
Un po' come un incontro sessuale tanto raccontato quanto atteso, questo menage tra Anastasia Steele e Christian Grey e talmente cerebrale e concordato che si affloscia quasi subito. L'ansia e l'attesa per l'eros che deve sbocciare a tutti i costi, le promesse di una sessualità spinta e un approccio di marketing che ha regalato al mondo intero - anche a chi non voleva - una preview di tutto quanto sarebbe accaduto, tutti questi elementi concorrono al raffreddamento di ogni scena sessualmente esplicita. Che poi chiamarle esplicite è un tantino esagerato. Ma procediamo con ordine.
Come dicevo ho apprezzato la scelta di regia come quella del cast. Nonostante Jamie Dornan sia meno sfacciatamente erotico di quanto mi sarei aspettato, ho trovato comunque particolarmente azzeccata Dakota Johnson (per quanto i miei compagni di visione non condividano la stessa opinione) nella sua semplicità e fresca immediatezza. Un corpo normale e naturale, un faccino alla Rory Gilmore, in un mix che ha funzionato bene a mio avviso. Insieme la coppia è palesemente bella, anche se un po' fatica nel regalare emozioni coinvolgenti sullo schermo. Ma diciamo che con tutto quel contrattare anche a me sarebbe venuta noia... Insomma loro ok, la scelta è giusta. Tutto il resto, invece, non va.
Conformemente a ciò che mi aspettavo, la sceneggiatura è imbarazzante. Anzi, mi correggo, la storia è imbarazzante, la sceneggiatura fa quello che può per riempire un vuoto cosmico che non può certamente essere riempito in vista di una trasposizione cinematografica che a tutto punta tranne che riempire di contenuti il risultato finale. E, per carità, sta anche in questo il suo fascino. Eppure il vuoto intrattenimento, il peccaminoso voyeurismo, la serata un po' spinta che "Cinquanta sfumature di grigio" intende regalare non basta a renderlo sufficientemente gradevole.
Innanzitutto - e devo dire che la cosa mi ha lasciato fortemente perplesso - perché questo titolo punta al target femminile in maniera sfacciata, ma imposta la storia in un'ottica maschilista che è ancora più palese. Uno si aspetterebbe che in un film come questo sia l'uomo l'oggetto dell'attrazione, il corpo da spogliare, il fulcro del desiderio. E, invece, Jamie Dornan è sempre senza maglietta, ma niente più. Forse un lato B, ma ammetto che al momento non ricordo. La cosa più osé che lo riguarda è una sbottonata di pantalone della durata di un millesimo di secondo che fa intravvedere dove finisce il pelo e dove comincia Mr. Grey. Basta.
D'altro canto di Dakota Johnson ora conosco tutto tranne il codice fiscale. Più che "Cinquanta sfumature di grigio" lo ribattezzerei "Cinquanta sfumature di tette", perché ce ne sono davvero tante e in tutte le prospettive e posizioni. Capezzoli, capezzoli ovunque (sempre della Johnson, a onor di cronaca). Non che la cosa mi abbia particolarmente turbato, ma sono rimasto sorpreso da questa impostazione della vicenda. Io se fossi donna e mi fossi appassionata al libro e alla figura chiave del suo protagonista mi sarei sentita francamente presa per il culo (e neanche in senso letterale, il che aggiungerebbe frustrazione). Cioè io pago per vedere Grey e mi sorbisco 2 ore di vuoto narrativo riempito dalle inquadrature total body di Anastasia Steele? Non ci siamo.
Ma poi nel 2015 non è neanche tanto l'approccio sessista a darmi più fastidio (che pure me ne dà, sia chiaro). La cosa che mi atterrisce maggiormente in questo caso è la rappresentazione dell'amore contemporaneo. Christian Grey è uno che è talmente ricco che ti viene a prendere all'Università in elicottero e poi fa a scazzottate perché è geloso, dopo che ti ha detto che non vuole una relazione perché lui è in una situazione troppo complessa, troppo marcia, troppo... troppo. Ma di cosa stiamo parlando, scusate? Io se voglio stare con qualcuno ci sto, non ci stipulo un contratto. E ok che il Signor Grey ha delle fantasie particolari, ma non ci vuole un'ora e mezza di film per dire che gli piace il sadomaso, lo si dice e pace. Anastasia è pur carina, ma non è l'unica donna di questo pianeta e se non gradisce l'articolo grazie e arrivederci. E invece no, perché per 125 minuti si parla minuziosamente di ogni "scabroso" dettaglio, di tecniche per lo sculacciamento, di dildo, di penetrazioni e cose così, senza che si avverta mai per davvero il desiderio sessuale tra questi due, senza che si percepisca l'affetto genuino che dovrebbe stare alla base del loro rapporto e far superare al pubblico le azioni bambocce da ragazzini come fare a pugni per la propria donna (ma poi, ancora? Davvero?). Io, personalmente, sono rimasto avvilito nel vedere che l'amore ai tempi dell'iPhone 6 passa attraverso una minuziosa contrattazione che vuole lui a dormire fuori dalla camera da letto di lei, che la obbliga a passare i suoi weekend presso la sua residenza a fare ciò che lui vuole fare, che le ricorda a quanti incontri sessuali dovrà partecipare e quanti orgasmi gli dovrà procurare, in che maniera e con che tecniche. Lei dice "Sì, signore", io direi vai a cagare (e scusate il francesismo).
Poi a parte le prepotenze da bulletto e gli occhi a cuore di lei perché dopo che gli regala la verginità non ci capisce più niente, mi rendo conto anch'io che questa è una storia inventata, che la situazione è più che peculiare e che grazie a Dio c'è ancora gente che per vivere una storia d'amore non ha bisogno di trascriverla in un contratto, però rimane il fatto che constatare i milioni di lettori e di spettatori che il franchise ha avuto emette una sentenza innegabile, ovvero che questa storia, proprio questa qui, è piaciuta e anche molto. Non so, a me spaventa. Perché è vero che io per primo, pagante, sono andato a vedere questo film, ma non so dire in quanti troveranno questa storia idiota, volgare, sciocca, divertente, bella, stupenda o il modello a cui protendere quando si parla di relazione amorosa. Se - di nuovo - fossi una donna, non vorrei mai un fidanzato come Christian Grey, e non certo perché ha quel segretuccio del bondage, ma per quell'idea becera di uomo che ti possiede, che ti ha e ti detiene come bene prezioso da proteggere e custodire, che ti dimostra il suo amore attraverso tanti di quei cliché che non sai più nemmeno come farglielo capire che se invece di regalarti una macchina ti regalasse una relazione sentimentale e sessuale normale tu saresti più felice. E per sessualmente normale intendo vissuta con normalità e serenità, senza tutta la farsa che montano in questo film.
Film che, come sappiamo, avrà altri due sequel che mi spiegheranno come diavolo pensano di portare avanti sta boiata, visto che dall'orrendo finale tronco di questo primo episodio ho capito che lei è rimasta sconvolta perché lui l'ha sculacciata. Mi scuso per lo spoiler, ma bisogna dirlo a voce alta che lei è una cretina, se lo lascia per questo. Cioè ma allora di cosa abbiamo parlato per due ore, di raccolta differenziata? Lo lasci perché mette in pratica le 2.000.000 di regole che avete deciso insieme e non perché è un bamboccio maschilista? Rimango perplesso.
Insomma, come è evidente "Fifty Shades of Grey" non è certo un prodotto cinematografico che mi ha colpito in positivo; depurato da ogni visione in chiave socio-antropologica (forse comincio a delirare) è perfino divertente perché regala momenti comici involontari a iosa (non potrete più fare a meno di mordervi il labbro). Però davvero tutto ciò non basta a renderlo anche solo passabile. E' un film vuoto, carico solo di un'immagine patina e glam di come Hollywood e E.L. James hanno rivestito l'erotismo spiccio. Non c'è molto da vedere qui, nonostante le promesse e dubito che i prossimi due titoli miglioreranno anche se rimango fiducioso e con la speranza che, più di questo, possano colpirmi. Forte.
Box Office: $567.7 milioni
Consigli: Attesissimo, chiacchieratissimo e di gran successo. Insomma, uno di quei titoli che bisognerebbe vedere per capire perché tutti ne parlino. Va detto subito che è brutto e privo di una storia, ma sono sicuro che nella vita ci siano modi ben peggiori di passare il proprio tempo. Cast abbastanza buono (nonostante la scelta di scritturare Rita Ora, di cui ancora ignoro la professione), regia migliore del previsto, bella colonna sonora. E' un po' come "Twilight", anche se manca il triangolo e la perversione della figlia che si innamorerà dell'uomo con cui la madre ha avuto un'affaire. Che poi, chi può dirlo? Magari in "Cinquanta sfumature di nero" o "Cinquanta sfumature di rosso" ci sarà anche questa bella sorpresa! Nell'attesa, il grigio sta bene su tutto, tanto vale dargli una chance. Almeno ci si fa una risata.
Parola chiave: Controllo.

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Film 898 - Automata

Tornato ieri da due bellissime settimane in Giappone, devo recuperare ancora una marea di film che ho visto ormai chissà quanto tempo fa...
Questa pellicola ci aveva attirato principalmente per un trailer accattivante e l'interessante combinazione di estetica hollywoodiana minata a una produzione spagnola.

Film 898: "Automata" (2014) di Gabe Ibáñez
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: "Autómata" parrebbe un buon titolo finché non ci si addentra davvero all'interno della storia. I primi minuti, le prime scene, la ricostruzione, il cast internazionale... Tutto sembrerebbe suggerire un tentativo riuscito di rubare ad Hollywood il monopolio fantascientifico riuscendo a produrre un titolo commerciale europeo di pari livello. Più, però, la storia procede e più ci si rende conto che non si è, in effetti, in tale scenario.
Gli sforzi tecnici sono evidenti, eppure la storia non riesce mai per davvero ad ingranare e rimane semplicemente un'insieme di buone promesse che non trovano un riscontro effettivo durante lo svolgimento della trama. L'intrigante incipit distopico di un mondo in cui i robot sono parte della vita quotidiana delle persone (specialmente di una certa élite) e sono sotto il controllo umano grazie ad una serie di regole che gli impediscono di fare del male agli esseri umani o autoripararsi (Asimov mi senti?), non va oltre le interessanti premesse, finendo per riproporre all'infinito le stesse domande e implicazioni, senza prodursi in qualcosa di veramente concreto. Ok, vengono scoperti robot che si autoriparano e...? Niente, scappano in mezzo al deserto.
Forse sopraffatto dalla ricerca di un bilanciamento tra spettacolarità da esibire e una valorizzazione scientifica che rendesse giustizia alla trama, Gabe Ibáñez (regista e anche tra gli sceneggiatori) non riesce a districarsi bene tra gli snodi della vicenda che vuole mostrare, finendo nella seconda parte del film per non centrare minimamente le aspettative nettamente caricate durante il primo tempo. Sembra sempre di essere sull'orlo di una rivoluzione, di una guerra civile o comunque di un cambiamento tanto violento e importante da cambiare il destino dell'umanità, mentre nella realtà ciò che verrà mostrato è un'emigrazione, la scelta di abbandonare un territorio ostile verso un ponte che regalerà la libertà ai robot fuggiaschi. Un po' deludente, nonostante alcune implicazioni (non sviluppate dalla storia).
Sceneggiatura a parte, comunque, "Automata" ha anche un altro paio di problemi, uno connesso all'altro. Innanzitutto manca fortemente di un'identità personale. C'è troppo di preso in prestito ("Blade Runner", "Terminator", "District 9" "Io, Robot", "Elysium" ma anche l'imminente "Ex Machina" di Alex Garland in uscita a giugno) e talmente tanto mescolato da proporre un rimpasto francamente un po' irrilevante, a volte anche brutto. Poi la mancanza di tempistiche giuste. Forse proprio per adeguarsi allo standard che le pellicole citate hanno imposto sulla scena mondiale, questa produzione si è trovata a dover fare i conti con un linguaggio sci-fi oggi particolarmente articolato e in continua evoluzione. Il futuro distopico, la civiltà in rovina, le macchine coscienti sono tutti temi assolutamente attuali al cinema e questo film, trattando proprio di questo, ha dovuto cercare il suo linguaggio per mettere in scena le proprie idee. Peccato che i centrali robot ultratecnologici siano di una lentezza inimmaginabile sia per quanto riguarda i movimenti, sia per ciò che concerne la parola. Una scena dopo l'altra, lo spettatore non può fare a meno di chiedersi perché non si prema di più sull'acceleratore. Stiamo parlando di una storia di fuga, di una pellicola d'azione che vede inseguimenti, sparatorie ed effetti speciali a pioggia. E allora perché sembra sempre tutto così lento? Chiaramente la Spagna non è Hollywood (e non lo dico certo in senso dispregiativo!) e necessariamente i tipi di linguaggio cinematografico sono diversi, come le possibilità regalate dal budget. Ma allora non posso fare a meno di chiedermi perché ricercare un cast internazionale (Antonio Banderas, Birgitte Hjort Sørensen, Dylan McDermott, Robert Forster, Tim McInnerny, Melanie Griffith, David Ryall e Javier Bardem) per richiamare un'audience internazionale se poi le possibilità di mettere in scena qualcosa che valga la pena di essere visto non ci sono. Perché per quanto accattivanti nell'aspetto, i robot non sono sciolti, ma sempre legatissimi nei movimenti, quasi statici e non si può fare a meno di domandarsi come si possa mettere in scena una storia di azione con dei protagonisti che per fare un passo ci mettono 30 secondi.
Insomma, il risultato finale, come si capisce, mi ha deluso essendo stato certamente non conforme alle mie aspettative. E' meno puramente d'intrattenimento di quanto il trailer non faccia credere, eppure nemmeno dal punto di vista dei contenuti riesce a compensare la mancanza di buone scene d'azione. Banderas è quasi sempre un buon protagonista, Melanie Griffith è uno scempio di chirurgia facciale ma, nonostante tutto, la loro scena insieme è forse la migliore di tutto il film. Anche se, chiaramente, non basta.
Box Office: $5.681.069 (incasso totale di alcuni mercati internazionali - tra cui l'Italia - fornito da Box Office Mojo)
Consigli: Tra i titoli di fantascienza direi che non è certo il più rappresentativo e, anzi, mi ha spesso ricordato "Blade Runner" e alcuni altri film dello stesso genere. Diciamo che, viste le premesse, ci si aspetterebbe di più da questo titolo chiaramente commerciale e di intrattenimento. Da quest'ultimo punto di vista, in particolare, devo dire che spesso manca quella spinta, quella marcia in più che trasporta una storia come questa alla strizzatina d'occhio al genere dei film d'azione. E' una pellicola che può andare benissimo per gli amanti delle storie fantascientifiche catastrofiche o per gli appassionati di robot e implicazioni etiche connesse. Per gli altri, forse, può risultare alla lunga un po' piatto.
Parola chiave: Orologiaio.

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lunedì 30 marzo 2015

Kids' Choice Awards 2015: nomination e vincitori

Presentati da Nick Jonas, i Kids' Choice Awards 2015 si sono svolti il 28 marzo per la gioia dei giovani votanti e non solo sul canale Nickelodeon. Giunti ormai alla loro 28esima edizione, questi premi sanciscono i favoriti degli spettatori del canale a pagamento e, più che per un valore reale, posso avere quantomeno un'importanza nello stabilire quali siano gli attuali gusti di un certo target di persone (o meglio di ragazzini).
Le categorie sono suddivise in cinema, televisione e musica e qui, naturalmente, riportiamo solo le appartenenti al primo gruppo. Ecco i candidati e i vincitori!

Nickelodeon's 28th Annual Kids' Choice Awards
Favorite Movie
The Amazing Spider-Man 2
Guardians of the Galaxy
The Hunger Games: Mockingjay – Part 1
Maleficent
Teenage Mutant Ninja Turtles
Transformers: Age of Extinction

Favorite Movie Actor
Will Arnett (Teenage Mutant Ninja Turtles, The Lego Movie)
Steve Carell (Alexander and the Terrible, Horrible, No Good, Very Bad Day)
Jamie Foxx (The Amazing Spider-Man 2)
Hugh Jackman (X-Men: Days of Future Past)
Ben Stiller (Night at the Museum: Secret of the Tomb)
Mark Wahlberg (Transformers: Age of Extinction)


Favorite Movie Actress
Cameron Diaz (Annie)
Elle Fanning (Maleficent)
Megan Fox (Teenage Mutant Ninja Turtles)
Jennifer Garner (Alexander and the Terrible, Horrible, No Good, Very Bad Day)
Angelina Jolie (Maleficent)
Emma Stone (The Amazing Spider-Man 2)

Favorite Male Action Star
Chris Evans (Captain America: The Winter Soldier)
Andrew Garfield (The Amazing Spider-Man 2)
Liam Hemsworth (The Hunger Games: Mockingjay – Part 1)
Hugh Jackman (X-Men: Days of Future Past)
Chris Pratt (Guardians of the Galaxy)
Channing Tatum (Jupiter Ascending)

Favorite Female Action Star
Halle Berry (X-Men: Days of Future Past)
Scarlett Johansson (Captain America: The Winter Soldier)
Jennifer Lawrence (X-Men: Days of Future Past, The Hunger Games: Mockingjay – Part 1)
Evangeline Lilly (The Hobbit: The Battle of the Five Armies)
Ellen Page (X-Men: Days of Future Past)
Zoe Saldana (Guardians of the Galaxy)

Favorite Animated Movie
Big Hero 6
How to Train Your Dragon 2
The Lego Movie
Penguins of Madagascar
Rio 2
The SpongeBob Movie: Sponge Out of Water

Favorite Villain
Cameron Diaz as Miss Hannigan (Annie)
Jamie Foxx as Electro (The Amazing Spider-Man 2)
Angelina Jolie as Maleficent (Maleficent)
Lee Pace as Ronan the Accuser (Guardians of the Galaxy)
Meryl Streep as The Witch (Into the Woods)
Donald Sutherland as President Snow (The Hunger Games: Mockingjay – Part 1)

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sabato 28 marzo 2015

Film 897 - Pensieri pericolosi

Per qualche settimana la mia vita è andata al contrario e così mi sono ritrovato a lavorare di mattina e dover pranzare prima di mettermi a studiare. Durante la pausa pranzo, quindi, mi sono tolto qualche sfizio riguardando alcune pellicole del mio passato non certo passate alla storia per essere capolavori. E così eccoci al primo titolo, direttamente dalla mia infanzia...

Film 897: "Pensieri pericolosi" (1995) di John N. Smith
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questa pellicola mi è rimasta sempre impressa più che per la sua storia per la canzone famosissima di Coolio, "Gangsta's Paradise". Da ragazzo - non essendoci pc o google che potessero aiutarmi a ritrovarla, non conoscendone il titolo - era l'unica connessione diretta al pezzo e l'unico modo che avevo per ritrovarla se volevo riascoltarla. Per caso qualche giorno fa il mio itunes ha passato con la riproduzione casuale la canzone e mi è venuta voglia di rivedere questo film, approfittando della prima occasione buona.
E così guardare di nuovo "Dangerous Minds" è stato come un salto nel passato, un'immersione in quelle pellicole made in USA che per me ragazzino significavano il poter spiare in qualche modo il mondo e la cultura americana, farmi un'idea di cosa potesse significare viverci e farne parte. Questo film parla di un liceo, di ragazzini difficili e di un'insegnante che prova ad aiutarli come può e anche se il ghetto è lontanissimo dalla mia esperienza di vita, la scuola e certi personaggi particolari di certo non lo sono. Quindi non era certo difficile lasciarsi trasportare da storie come questa che, a ben vedere, ricorda una versione un po' più verosimile (per quanto un prodotto commerciale come questo lo consenta) di "Sister Act 2 - Più svitata che mai".
In ogni caso è stato carino rivedere questa pellicola, alla fine per quanto non sia niente di che è comunque un titolo che si può guardare tranquillamente, ammirando la bellezza di Michelle Pfeiffer (prima che qualcosa di non ben definibile la tramutasse leggermente) e lasciando che il racconto evolva pur toccando non poche tappe scontate. Un po' sorprendente il finale, ma solo perché finisce rapidissimo, in una maniera inusualmente veloce.
Insomma, "Pensieri pericolosi" lo sono molto a parole, ma meno nel film. Eppure se lo si considera assieme al suo "fascino vintage" e non si pretende più di quanto non possa offrire, questo film non è poi così male.
Box Office: $179,519,401
Consigli: Massì, si può riguardare tranquillamente. E' una pellicola che ha i suoi limiti, eppure se si ha un'idea chiara di cosa si vorrebbe vedere (io quando ho scelto questo titolo l'avevo) allora "Dangerous Minds" non delude. Un po' cliché, un po' troppo facile in certi passaggi, ma il messaggio è positivo, la carica nostalgica un po' lo aiuta... Quindi diciamo che tutto sommato lo si può guardare tranquillamente. E' senza pretese, anche se c'è una certa morale dietro, ma gliela si può perdonare.
Parola chiave: Diploma.

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venerdì 27 marzo 2015

Film 896 - Tammy

Una commedia, finalmente una cavolata che faccia ridere....!(?)

Film 896: "Tammy" (2014) di Ben Falcone
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Commedia che già in America al momento dell'esordio aveva fatto discutere, questa "Tammy" è una pellicola strana che fatica a far ridere e più che altro lascia perplessi. Il personaggio principale interpretato da Melissa McCarthy è antipatico e chiassoso, si fatica ad entrare in empatia con lei e nonostante certe evidenti sfortune, comunque non si fa mai il tifo per la donna. Francamente è più divertente il gruppo di lesbiche al party alla fine del film.
Già meglio la nonna, Pearl, che grazie a un'irriverente Susan Sarandon salva un po' la baracca. Come per Tammy, però, anche l'anziana è troppo forzatamente al limite, insensatamente sovversiva e, appunto, se funziona è solo grazie all'attrice che la interpreta. Il duo insieme non è così esplosivo come mi ero immaginato e tutto il film inevitabilmente ne risente.
La storia, scritta dalla McCarthy e il marito Ben Falcone (anche alla regia) è un chiassoso e caotico pseudo on the road - neanche lontanamente vicino al famosissimo "Thelma & Louise" - un mix disomogeneo e a mio avviso poco riuscito che vorrebbe riproporre l'ormai classico personaggio interpretato dalla McCarthy ormai visto e rivisto ("Le amiche della sposa", "Io sono tu", "Corpi da reato") in chiave ancora più estrema e spregiudicata. Il risultato finale non funziona e non resta molto di Tammy a parte qualche insensata sciocchezza e un gran mal di testa, nonostante nel finale le cose vagamente migliorino e, soprattutto, la pazza protagonista ritrovi un minimo di equilibrio (e perfino un uomo che vede il bello che c'è in lei).
Insomma no, "Tammy" è stato un brutto esempio d commedia sbroccata, uno spreco dell'ottimo cast e certamente delle potenzialità della coppia McCarthy - Falcone che si giocano un esordio cinematografico con questo debolissimo titolo certamente inferiore alle aspettative.
Box Office: $100.4 milioni
Consigli: Cast niente male Melissa McCarthy, Susan Sarandon, Allison Janney, Gary Cole, Mark Duplass, Toni Collette, Sandra Oh, Nat Faxon, Dan Aykroyd, Kathy Bates, Toni Collette, Sandra Oh) per questo non certo eccezionale progetto. "Tammy" è una commedia strampalata fatta di molti momenti comici talmente esasperati da non risultare sempre vincenti. Se si apprezzano le precedenti performance della McCarthy allora questo titolo non potrà non piacere, ma per gli altri potrebbe essere un rumoroso viaggio di 97, lunghissimi minuti. Diciamo che per una serata in cui proprio non si ha voglia di sforzarsi (nemmeno a ridere), questo film potrebbe andare bene. Per il resto... cestinare.
Parola chiave: Cascate del Niagara.

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Bengi

mercoledì 25 marzo 2015

Film 895 - Il settimo figlio

La 3 ci offre lo spettacolo e noi accorriamo, ben felici di non perderci nemmeno una boiata!

Film 895: "Il settimo figlio" (2014) di Sergey Bodrov
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Ci aspettavamo una boiata, e una boiata abbiamo avuto. E' giusto così, non cercavamo niente di diverso.
A dire il vero questo "Seventh Son" avrebbe qualche carta in regola per riuscire a intrattenere il pubblico e non fallire nella realizazione generale, eppure nonostante ciò la produzione manda tutto all'aria in nome di una spettacolarità che non possono permettersi: la storia non è poi così innovativa o entusiasmante, né gli effetti speciali sbalorditivi a dispetto di un budget monster di 95 milioni di dollari (e poi scopro grazie a Wiki: "Gli effetti speciali del film sono stati realizzati grazie a un finanziamento della portata di 5 milioni di dollari alla compagnia della Rhythm & Hues Seeks, cui la produzione si è affidata e che è finita in bancarotta quando il film doveva ancora finire le riprese, perché venisse completato il lavoro sul film, dal momento che la Universal e la Fox avevano fornito prestiti non sufficienti per coprire l'opera per intero"). Il risultato finale quindi è mediocre, quasi da B-movie, con scenografie tanto finte da essere imbarazzanti, dialoghi non certo magistrali e un protagonista che, nonostante anni di esperienza come attore, ancora non riesce a migliorare sotto il profilo recitativo. Ho sempre trovato che Ben Barnes fosse praticamente inespressivo e non mi spiego come ancora gli si possa affidare un ruolo da protagonista in un film commerciale che sull'appeal dei suoi attori ci basa gli incassi. Non che sia tutta colpa di Barnes se al box office questo film non ha brillato, però è chiaro che il suo status di attore non sia minimamente paragonabile a quello di altri e per capacità e per fama.
La cosa veramente strana qui però è la presenza dei 2 premi Oscar Jeff Bridges e la neo vincitrice Julianne Moore (che a dire il vero non si risparmia in quanto a pellicole discutibili) che, almeno sulla carta, dovrebbero garantire un po' di sicurezza sulla qualità recitativa del film o perlomeno definire uno standard minimo... Non che la recitazione ne "Il settimo figlio" sia una priorità, è chiaro.
Comunque, attori a parte, la storia parla di streghe e magie, del settimo figlio di un settimo figlio che si rivelerà essere l'unico capace di sottomettere la malvagia madre Malkin (Moore) e sconfiggere lei e il suo "esercito" (saran tipo 6) di mutaforma. Se la realizzazione non fosse così sciatta, la pellicola avrebbe anche un suo mercato cui rivolgersi perché è chiaro che, nonostante la palese mancanza di qualità, dall'incasso si deduce che non in pochi in giro per il mondo siano andati a vederlo. Ma, appunto, il risultato finale è mediocre e poco accattivante e ricorda una serie tv anni '90 alla stregua di "Xena: Principessa guerriera" o "Hercules" piuttosto che un prodotto destinato al cinema. Peccato, il fantasy è un genere d'intrattenimento che, se fatto bene, ha sempre il suo perché.
Ps. Tratto da "L'apprendista del mago" di Joseph Delaney, autore della saga "The Wardstone Chronicles".
Box Office: $108.1 milioni
Consigli: Si salva solo la bellezza di Julianne Moore e la simpatica goffaggine del personaggio di Bridges, ma per il resto il tutto è un po' banale e mal realizzato. Oltre alle due star il cast è composto da attori piuttosto noti: Ben Barnes, Alicia Vikander, Kit Harington, Olivia Williams, Antje Traue, Djimon Hounsou. Protagonisti a parte, "Il settimo figlio" rimane un titolo fantasy un po' debole, nonostante la trama tenti di giustificare i 102 minuti di pellicola con non pochi escamotage narrativi. Se la realizzazione fosse stata più di qualità questo film avrebbe sicuramente avuto molte chance in più di riuscire nel suo intento commerciale. Proprio come "Eragon" nel 2006...
Comunque se si scende a patti con il fatto che questa pellicola sia qualcosa di assolutamente dimenticabile, è chiaro che la si può tranquillamente scegliere per una serata senza pretese. Una storiella che tiene compagnia per il tempo necessario a spegnere un po' il cervello e rilassarsi davanti a qualche sciocchezza fantasy assolutamente innocua. C'è di meglio, è chiaro, però lo si può guardare tranquillamente.
Parola chiave: Collana.

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martedì 24 marzo 2015

Film 894 - Ossessione omicida

Pur conscio che sarebbe stata una boiata pazzesca, ero comunque curioso di recuperare questo film di cui avevo sentito parlare alla fine dell'estate...

Film 894: "Ossessione omicida" (2014) di Sam Miller
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Fantastica boiata thriller a tinte horror e pure un po' erotiche, questo "No Good Deed" è un brutto prodotto cinematografico che spreca il suo potenziale - soprattutto il cast - per mettere in scena una storia vista e rivista in cui l'unico guizzo (pseudo)creativo sta nei buoni tempi "da spavento" che, appunto, trascinano lo spettatore in qualche attimo di cardiopalma che salva di un pochino il risultato finale decisamente insufficiente. Il tocco finale trash, poi, sarà scoprire chi sia l'amante del marito della protagonista...
E' chiaro che l'intento di questo film non sia la proiezione d'essai, ma il mero intrattenimento, pure un po' becero e banale. Ma ci sta, il prodotto promette qualcosa di facile e chiassoso, sufficientemente pauroso e relativamente violento-splatter, tutti elementi che mixati insieme producono un titolo di puro intrattenimento senza pretese.
La storia è facile: lui (Idris Elba) è un pazzo possessivo che uccide le sue donne quando sospetta che non gli siano fedeli. Scappato di prigione girovaga qua e là fin quando non si imbatte nella porta di lei, Terry (Taraji P. Henson), sola in casa con la bambina perché il marito è fuori città. Dopo l'iniziale diffidenza, la donna finisce per far entrare in casa Colin che, nel frattempo, le ha chiesto di usare il telefono per chiedere aiuto per la sua macchina incidentata. Lui è zuppo perché fuori piove, lei è sola in casa e triste perché il marito la trascura. Parrebbe l'inizio di una storia romantica e, invece, sta per scatenarsi l'inferno.
Insomma, come si capisce questo "Ossessione omicida" è puro intrattenimento per chi cercasse emozioni e qualche sussulto sulla sedia, niente di più. In quest'ottica può essere funzionale, altrimenti è un prodotto assolutamente inutile e privo di valore.
Box Office: $53.8 milioni
Consigli: Sorprendentemente #1 all'esordio al box office americano (e questa volta mi sento di dire che la cosa sia non poco indicativa...), questo film è il classico esempio di titolo buono solo a fare un po' di soldi. La cosa è riuscita, ciò non toglie che la trama sia banale e il risultato finale scontato. Va bene per qualche occasione senza pretese dove, magari, si cerca il brivido causato da qualche azione inespettata o dal solito momento musicale impprovvisamente assordante. Ci sta, ma è meglio tenere presente che a parte ciò il film non è niente di che.
Parola chiave: Violenza.

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Film 893 - Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Weekend impegnativo quello in cui abbiamo deciso di vedere questa pellicola (o meglio ho obbligato Luigi a farlo). Partiti per Milano verso il concerto di Katy Perry e ritornati l'indomani dopo una serata in discoteca, abbiamo subito recuperato questo titolo. Perché? Ma la risposta è ovvia: era la domenica degli Oscar!

Film 893: "Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)" (2014) di Alejandro González Iñárritu
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non mi è dispiaciuto, ma non mi ha nemmeno particolarmente colpito.
Il problema è sempre lo stesso: quando una pellicola viene osannata per mesi dalla critica, quando vince praticamente un premio diverso al giorno, quando tutti parlano solo e soltanto di capolavoro... Beh, inevitabilmente le aspettative sono alte. Le mie, sicuramente, lo erano.
E così ho recuperato "Birdman" il pomeriggio degli Oscar, per essere sicuro di avere un'idea di quello che sarebbe potuto diventare il nuovo Miglior film dell'anno (e così è stato). Un anno di "miglior cinema" che, a parte "Whiplash", "The Imitation Game" e "Grand Budapest Hotel", non mi ha particolarmente entusiasmato (nemmano "Boyhood", di cui ne ho visto metà, ma non ho nemmeno finito), né mi è rimasto impresso.
In questa cornice un po' fiacca, francamente mi sono apprrocciato all'ultimo film di Iñárritu con poco entusiasmo, ma speranzoso del miracolo, alla ricerca della redenzione. E, invece, ho guardato "Birdman" e me lo sono gettato alle spalle (come era stato l'anno scorso per "12 anni schiavo").
Ripeto, non perché non abbia valore, ma perché il plebiscito che lo ha preceduto ha snaturato la mia visione, caricandola di un bagaglio personale di aspettative che di certo non ha giovato al risultato finale. Quindi no, non lo rivedrei né lo ritengo il mio miglior film dell'anno, ma tutto sommato mi ha stupito piacevolmente vedere Michael Keaton in questo ruolo di protagonista tormentato dal suo passato (commerciale) e alla ricerca di riscatto.
Direi che, come giustamente tutti hanno notato, "Birdman" senza Keaton avrebbe avuto meno impatto, sarebbe riuscito peggio. Il valore aggiunto dell'attore, della sua presenza scenica stropicciata, i suoi tormenti interiori... tutto ha concorso al risultato finale che rende il personaggio principale non solo azzeccatissimo, ma in grado di reggere per intero questa storia tra pazzia e rapporti umani al limite del sopportabile. Solo l'ex moglie di Riggan, Sylvia (una sempre sottovalutata Amy Ryan), riesce a dargli un minimo di pace e stabilità, dove invece gli altri non fanno altro che contribuire al caos interiore dell'uomo che, attraverso la commedia che ha scritto e sta portando a teatro, cerca una rinascita creativa e lavorativa dopo i successi cinematografici da blockbuster (da cui il titolo di questa pellicola).
Tutto sommato una girandola interessante che ci racconta la vita degli spettacoli di Broadway, la pazzesca lavorazione che c'è dietro, la fatica di chi ci mette tutto sé stesso e l'inevitabile difficoltà di farcela in un mondo che non solo ti etichetta dal primo secondo in cui ci metti piede, ma fatica davvero a darti una seconda occasione (vedi la stranissima critica del New York Times), ad andare oltre la tua primaria definizione. E' questo che fa impazzire Riggan, è questo che lo spezza in due e permette la creazione di un ego in costume da uomo-uccello che parla e dice le cose scomode, quelle che l'uomo non vuole sentirsi dire: sarebbe più facile tornare a fare al cinema, dove non bisogna dimostrarsi capaci di alcunché di artistico, dove già milioni di fan sono in adorazione, dove lo spietato mondo teatrale non solo non mette bocca, ma non è nemmeno preso in considerazione. E, invece, Riggan ha bisogno della redenzione, della sua rivincita che, per esserci, deve passare necessariamente per la distruzione di ciò che è stato e la rinascita in questo nuovo spettacolo del quale "Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)" ci racconta la faticosa messa in scena. Una volta ottenuto il suo scopo - e di fatto avendone fallito un altro - al protagonista non rimarrà che un'unica soluzione (finalmente comprensibile anche alla strampalata figlia Sam/Emma Stone)...
Ci sono molti temi in questa storia, molte questioni delicate e assolutamente attuali (rapporto padre-figlia, affermazione di sé, riscatto, sdoppiamento della personalità, rapporto coi mezzi di comunicazione, rappresentazione del mondo del teatro e di quello artistico in generale, rapporti di coppia ed umani per estensione, ...) e certamente ognuno troverà la sue valide ragioni per interessarsi a questo prodotto cinematografico, che fosse anche solo il banale interesse di capire per quali meriti "Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)" è stato incoronato Miglior film dell'anno. Certamente è un film in grado di generare una discussione in proposito, di dividere, di lasciare qualche spunto o di lasciare perplessi. Ad ognuno "Birdman" farà un effetto diverso, ad ognuno susciterà emozioni differenti. Io l'ho visto e sono a posto così.
Ps. 9 candidature agli Oscar e 4 premi vinti: Miglior film, regia, sceneggiatura originale (in tutte e 3 la categorie è presente Iñárritu) e fotografia (di Emmanuel Lubezki, già vincitore l'anno scorso per "Gravity").
Box Office: $98.2 milioni
Consigli: Pellicola interessante, ma a mio avviso non adatta a tutti. Non è un esempio classico di intrattenimento per ogni occasione, ma un titolo da scegliere se si ha intenzione di immergersi e lasciarsi coinvolgere in un processo creativo e in un tormento emotivo che si mescolano insieme costantemente (oltre che un'orgia di personaggi interpretati da Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts). Insomma, una storia non sempre facile che a tratti si fatica a voler seguire. Di "Birdman" rimane chiaramente impresso il lavoro di montaggio - falsamente un'unica, lunghissima sequenza - e la colonna sonora praticamente tutta a batteria, oltre che naturalmente la figura centrale del protagonista e il suo bizzarro costume (ricordiamoci che Keaton è stato anche Batman, il che rende tutta questa operazione molto più reale di quanto non sembrerebbe). A dire il vero rimangono impressi anche gli enormi occhi di Emma Stone, ma questo a poco a che fare con l'impressione finale. Insomma, un film di cui farsi un'opinione, da vedere per capire cosa spinto tutti ad osannarlo. Può piacere o non piacere, ma se si ama il cinema (contemporaneo) questo è sicuramente uno di quei titoli che non si posso perdere.
Parola chiave: "What We Talk About When We Talk About Love", Raymond Carver.

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giovedì 19 marzo 2015

Film 892 - Non sposate le mie figlie!

Tutti e tre curiosissimi di vederlo al cinema, non aspettavamo altro che uscisse (e la 3 ce lo sponsorizzasse).

Film 892: "Non sposate le mie figlie!" (2014) di Philippe de Chauveron
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Ultimamente i francesi riescono spesso a sbancare al botteghino mondiale con pellicole in grado di adattarsi bene a un'audience globale e far felici pubblico e critica. In effetti anche questo "Qu'est-ce qu'on a fait au Bon Dieu?" è un esempio riuscitissimo di commedia da esportazione che gioca con furbizia su nuove e vecchie generazioni, pregiudizi, cliché, paure e la solita carta del razzismo versione light, ovvero quel tanto che basta per essere tollerabile, per non dire divertente.
In effetti nonostante una promessa anima politicamente scorretta, la storia è comunque meno spinta nei toni di quanto il trailer non vorrebbe suggerire. Ci sta e lo capisco, ma questo è anche il limite più evidente di tutto l'operazione, che fallisce nel buon proposito di osare. Non che non ci si spinga mai oltre (il prepuzio mangiato dal cane, un esempio su tutti), ma la sensazione di fondo è comunque sempre quella della pacifica commedia con lietofine incluso, il che stempera ampiante l'atmosfera sovversiva delle premesse iniziali.
Poco male, il risultato finale è nel complesso spassoso e c'è perfino qualche momento con delle buone battute che fanno ridere davvero, il che - visto di cosa stiamo parlando - è già un risultato più che sufficiente. Ammetto che, per le mie personali aspettative, l'operazione è meno assolutamente divertente di quanto non mi sarei aspettato, comunque "Non sposate le mie figlie!" rimane un film superiore alla media delle commedie attuali, specialmente delle banali e insipide italiane (attendo al varco la creatività del nostro cinema: chi sarà il primo che si farà venire in mente la bella e originalissima idea di copiare anche questo titolo? Sia mai che riusciamo ad inventarci qualcosa che non tratti di organizzazioni criminali o relazioni di appassionato amore consumante).
Quindi, in definitiva, "Non sposate le mie figlie!" è un titolo che si può certamente vedere e, colpaccio, lascia un ricordo simpatico e piacevole. I tempi comici sono leggermente diversi dai nostri, ma basta qualche secondo per abituarsi e godersi questa divertente commedia su pregiudizi ed equivoci di una grande famiglia borghese francese che accoglierà una serie di generi provenienti un po' da tutto il mondo (tranne francesi doc, s'intende). Originale.
Box Office: $174.1 milioni
Consigli: La commedia francese è in gran forma, come ormai pare accadere spesso ("Giù al nord", "Tutta colpa del vulcano", "Per sfortuna che ci sei"), e questo è solo l'ultimo di una serie di film che certifica il trend. Simpatico, irriverente e sufficientemente contemporaneo, "Non sposate le mie figlie!" riesce quasi sempre a soddisfare grazie a una buona trovata iniziale. La coppia di genitori (Christian Clavier, Chantal Lauby) è fantastica e di fatto regge tutta l'operazione. Bravi, il risultato finale è assolutamente da vedere per farsi qualche innocua risata!
Parola chiave: Matrimonio.

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lunedì 16 marzo 2015

Film 891 - Whiplash

Tra le pellicole degli Oscar che ero più curioso di vedere...

Film 891: "Whiplash" (2014) di Damien Chazelle
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Sono rimasto super colpito da questa pellicola, energica, tostissima, dura come un pugno allo stomaco e capace di mettermi un'ansia e un'agitazione addosso che mai mi sarei aspettato. E, nonostante tutto, un film che mi ha convinto appieno.
La prima cosa che mi interessava appurare relativamente a questo progetto di Damien Chazelle era la prova attoriale di J.K. Simmons, attore da sempre spalla di numerosissime altre produzioni (tutti e 3 i primi "Spider-Man" di Raimi, "Thank You for Smoking", "Juno", "Tra le nuvole" e tanti, tanti altri) e mai davvero considerato quanto, invece, si sarebbe meritato. Premesso che ero felice a priori che finalmente riconoscessero il suo talento, ora che ho presente per quale ruolo ha vinto praticamente ogni tipo di riconoscimento cinematografico dall'Oscar in giù, sono anche convinto che sia un successo più che meritato. Il suo Fletcher è uno stronzo che lo vorresti buttare da un ponte, ma Simmons è riuscito in un ritratto così intenso, forte e credibile che da solo vale i 107 minuti di pellicola. Poi, a dirla tutta, anche Miles Teller, il protagonista di questa storia di musica e sacrificio, è piuttosto bravo, perfetto nell'incarnare il disorientamento e la tenacia, la consapevolezza di avere un talento e la fatica di doverlo tirare fuori e trovare il modo per farlo, nonostante le non poche avversità e la tostissima concorrenza. Il dilemma di un giovane che vuole sfondare e diventare il migliore in quello che fa (batterista), ma non sa se veramente ha i numeri per farcela.
Di certo "Whiplash" presenta un percorso di formazione inedito e difficile anche da seguire, considerato quanto impegno ci mette Fletcher per non perdere lo status di 'stronzo dell'anno' con i suoi studenti che ogni giorno vivono in una specie di classe del terrore dove solo la perfezione assoluta è tollerata. Solo i migliori procedono, solo i più forti sopravvivono (anche letteralmente).
Il sacrificio richiesto alle giovani promesse è totale, devono fondersi con la propria arte musicale e impegnarsi con tanta abnegazione che in confronto i 3 anni di corsa di "Forrest Gump" sono una passeggiata in campagna. Ci vorrà tutto la determinazione di questo mondo per avere successo nello spietato mondo del jazz, capace di innalzarti a divinità o di affossarti per sempre nel giro di un'unica decisiva esibizione. E così sarà anche per Andrew/Teller che, dopo svariate peripezie, arriverà al concerto più importante della sua vita senza sapere che, in realtà, è una trappola: la sua carriera, ancora prima di cominciare, è già finita. Ma non mi spingo oltre a raccontare...
Insomma, considerato che i film a tema musicale sono sempre un terreno pericoloso (vedi "Radio America" di Altman), mi ero avvicinato a questa pellicola con qualche riserva, pur restando curioso di scoprire davanti a cosa mi sarei trovato. Di fatto "Whiplash" è un film energico e solido, una storia di amore per la musica che testimonia la fondamentale forza di volontà che è necessaria per raggiungere i propri obiettivi nella vita. Il professore antipatico e vessante, manesco e irascibile è uno step obbligato e difficile da digerire, eppure non si riesce a distogliere mai lo sguardo da questa storia, raccontata in maniera così particolare grazie all'ausilio di un montaggio a tempo di musica che è qualcosa di piacevolissimo da guardare. Insomma, tra tutti i film candidati agli Oscar di quest'anno, "Whiplash" è sicuramente uno di quelli che mi è piaciuto di più.
Ps. 3 Oscar vinti su 5 nomination: Miglior attore non protagonista (Simmons), montaggio e missaggio sonoro.
Box Office: $17.9 milioni
Consigli: Lo consiglio assolutamente e, francamente, non avrei problemi a rivederlo. Mia vera personale sorpresa della stagione - non mi aspettavo certo di rimanerne così colpito -, "Whiplash" è un prodotto energico che rimane immediatamente impresso, capace di lasciare non poco su cui ragionare allo spettatore. Nonostante una trama non certo complessa (del resto parliamo della vita di un adolescente tra gli alti e bassi del costruirsi una carriera), a mio avviso la trama è stata capace di centrare il suo obiettivo realizzando un ritratto plausibile di una scuola per giovani promesse musicali e relativi successi e insuccessi che la vita porta con sé. Chiaro che, subito dopo il jazz, l'elemento magnetico e più indelebile è certamente il personaggio di J.K. Simmons, meritatissimo destinatario di un'attenzione mondiale che meritava da tempo. Dunque guardatevi "Whiplash", lasciatevi malmenare dalla sua violenta presa di petto della vita: se ne esce malconci, ma soddisfatti.
Parola chiave: Buddy Rich.

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giovedì 12 marzo 2015

Film 889 - Kung Fu Panda 2

E subito dopo il primo, il secondo era d'obbligo...

Film 889: "Kung Fu Panda 2" (2011) di Jennifer Yuh Nelson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Lontano dall'essere un sequel privo di idee, questo "Kung Fu Panda 2" ci porta indietro nel tempo e racconta, di fatto, la storia di Po e della sua (evidente) adozione, nonché la triste storia che coinvolge la sua famiglia a causa del guerrafondaio Lord Shen che, per contraddire la profezia che lo vuole sconfitto in futuro da un guerriero nero e bianco, finirà per decimare i panda, rendere orfano Po e minacciare tutto il regno con i suoi nuovi, violentissimi cannoni.
Questo, in breve, ciò che accade nella nuova avventura al sapore orientale del guerriero dragone e degli ormai amici cinque cicloni, stavolta attaccati dalla pericolosa volontà di regnare su tutto e tutti di un tremendo pavone armato.
E' curioso l'appiglio narrativo utilizzato che, di fatto, ci catapulta in una realtà storica relativamente realistica (nonostante i personaggi siano animali personalizzati) in cui la sconosciuta e potente arma di sterminio di massa - il cannone - è ancora sconosciuta al popolo che, vedendola e scoprendone il misterioso e quasi illitato potere finirà assoggettarsi impotente al volere del malvagio Shen. Gli stessi Po & co. non sapranno come reagire alla novità che fuoco e polvere da sparano portano con sé. Curioso, dicevo, perché in una favola per famiglie si inserisce una tematica storica e tragica che, nel concreto, si è vericata sul serio (basti solo pensare all'impari confronto indigeni-conquistatori del periodo coloniale); ma non solo, perché appunto anche la crudeltà portata a galla da certi snodi della trama è al contempo piuttosto insolita per un franchise che si rivolge ad un target certamente non del tutto adulto.
A parte questo, "Kung Fu Panda 2" resta un piacevole secondo episodio, anche se ammetto di aver preferito il primo, più che altro perché più concentrato sulla goffaggine simpatica del rotondo protagonista, mentre qui la singolarità del nuovo mezzo di combattimento e le mire dominatrici del suo creatore sono elementi che rubano spesso la scena.
In ogni caso questo film riesce perfettamente nel suo intento di non far rimpiangere l'originale da cui è tratto, intrattenre e piacere con belle immagini ad effetto e sequenze spettacolari piuttosto riuscite. Staremo a vedere se "Kung Fu Panda 3", in uscita tra esattamente un anno, sarà in grado di replicare il responso positivo di pubblico e critica.
Ps. Come il suo predecessore, una candidatura all'Oscar per Miglior film d'animazione.
Film 888 - Kung Fu Panda
Box Office: $665.7 milioni
Consigli: Carina, divertente, molto colorata, questa nuova avventura di Po e soci riesce nell'intento di non far rimpiangere la precedente, portando avanti la storia in maniera intelligente e furba in vista di un (altro) sequel che vedrà la luce a 5 anni da questo titolo. Chiaramente nell'ottica di un'idea complessiva sarebbe meglio vedere "Kung Fu Panda 2" dopo il predecessore, però va detto che il film funziona bene anche visto singolarmente. Adatto a una serata di svago, magari tra amici.
Parola chiave: Pace interiore.

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martedì 10 marzo 2015

Film 888 - Kung Fu Panda

Non ero proprio sicurissimo di volerlo vedere...

Film 888: "Kung Fu Panda" (2008) di Mark Osborne, John Stevenson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Successone al box office mondiale, ho sempre un po' snobbato questo franchise d'animazione a causa del doppiaggio imbarazzante di Fabio Volo. Io non mi capacito di come si possa pensare a lui per dare la voce al protagonista di della pellicola quando abbiamo fior fior di professionisti capaci e adatti all'incarico. Ciò detto, ho comunque acconsentito alla visione, di fatto la seconda dopo quella al cinema di ormai qualche anno fa: non ricordavo nulla della storia, quasi niente sui protagonisti.
Prescindendo dal contesto italiano che sa sempre trovare la maniera di infastidirmi, ammetto che in ogni caso "Kung Fu Panda" sia un titolo divertente e di buon intrattenimento nonostante la scocciatura dei personaggi-spalla che all'inizio sono insopportabili. La pacioccona goffaggine di Po (in orginale doppiato da Jack Black) compensa ampiamente le prime scene di rifiuto e derisione e la storia procederà in maniera molto simpatica dal momento che si scoprirà come far imparare il kung fu a Po, ovvero facendolo mangiare.
La trovata, insomma, è già di per sé carina. In aggiunta ci sono le spettacolari scene di combattimento e i suggestivi scenari che l'ambientazione orientale richiede. Il tutto è condito con molta ironia e la storia è un'avventura per tutta la famiglia che funziona (a parte Fabio Volo). Insomma, diciamo che dopo questa seconda occasione al film mi sono ricreduto, o meglio sono riuscito ad andare oltre la questione del doppiaggio e a farmi semplicemente coinvolgere da quello che stavo vedendo. Il risultato finale convince e si passa un'ora e mezza di piacevole disimpegno all'insegna delle arti marziali e di un dolcissimo, disastroso panda mangione.
Ps. Una nomination all'Oscar come Miglior film d'animazione (ma ha perso contro "WALL·E").
Film 889 - Kung Fu Panda 2
Box Office: $631,744,560
Consigli: In America si accorre a doppiare i film d'animazione e ne è dimostrazione lampante il cast ingaggiato per dare le voci ai personaggi di questa storia: Black, Dustin Hoffman, Angelina Jolie, Ian McShane, Jackie Chan, Seth Rogen, Lucy Liu, David Cross! La pellicola è divertente e il risultato finale funziona e sicuramente, anche a distanza di 7 anni dalla data di uscita, questo prodotto rimane un valido esempio di film per tutti adatto veramente ad ogni occasione. Una bella favola colorata e divertente, frenetica e sicuramente ricolma di personaggi facili da ricordare (Po, ma anche Tigre, Scimmia, Mantide, Vipera e Gru); il tutto è riuscito così bene che hanno anche girato un sequel nel 2011, a questo punto imperdibile se si sceglie di vedere questo "Kung Fu Panda".
Parola chiave: Pergamena.

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lunedì 9 marzo 2015

Film 887 - La rivincita delle bionde

In occasione del mio 28esimo compleanno ci siamo concessi un peccato cinematografico: un cult della commedia commerciale made in USA.

Film 887: "La rivincita delle bionde" (2001) di Robert Luketic
Visto: dal computer di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non mi ricordavo bene come fosse questo film, nel senso che lo collegavo prima a un mio prevenuto disprezzo, poi a un successivo cambiamento di opinione, ma a parte queste generiche considerazioni personali non avrei saputo dire molto altro su Elle Woods e la sua vita da avvocato in tailleurino rosa. In quest'ottica è stato piacevole riapprocciarsi a questa commedia sciocchina ma con tutte le carte in regola per piacere.
Reese Witherspoon con questo ruolo si lancia definitivamente nell'olimpo delle dive hollywoodiane, sebbene non trovo che ne meriti particolarmente il titolo. Il visino un po' cagnesco e il biondo platino confezionano una pepata Miss Woods in cerca della sua strada, percorso che comincia principlamente per un motivo sciocco al pari della sua sciocca vita: riconquistare il fidanzato bono e ricco che l'ha lasciata prima di andare all'università di Harvard, luogo in cui gli sarà ricchiesto non solo un impegno maggiore, ma anche una compagna adeguata. Da questo episodio Elle comincerà a maturare l'idea di iscriversi lei stessa ad Harvard, in modo da dimostrare al suo belloccio vero amore che anche lei, di fatto, può essere la compagna giusta di un futuro senatore.
Inutile dire che, una volta ammessa e una volta cominciata l'avventura, niente avrà più lo stesso senso di prima e di fatto la Elle di un tempo, sogni e speranze compresi, cambierà per sempre.
Al di là dello spirito parodistico e necessariamente sciocco, "Legally Blonde" rimane comunque un esempio divertente di commedia americana, inaspettato successo di critica e botteghino che, effettivamente, ha i suoi buoni momenti (a differenza del secondo, decisamente meno riuscito. Per non dire solamente sciocco). Il pregio di questo titolo, oltre che nella sua protagonista, sta nella capacità della trama di valorizzare una storia potenzialmente idiota, riuscendo a far risaltare la figura di Elle in maniera positiva, trasformando il tutto in qualcosa di così zuccherosamente assurdo da renderlo accettabile e perfino divertente. Gli stereotipi ci sono tutti: la bionda scema, la bionda scema che pensa solo a come vestirsi e che uomo bello&ricco accalappiare, la bionda scema che decide che anche lei ha un cervello e può farcela; ma non solo, perché ci sono anche le matricole di Harvard classiche figlie di papà con collana di perle e - per citare un mio professore dell'università riferendosi al personaggio di Katharine Hepburn in "Susanna" - scrotorefrigeranti, i professori che per darti la spintarella o il bel voto vogliono che ci stai e, naturalmente, il classico cammino personale, percorso di formazione e di vita che apre gli occhi al protagonista di turno per regalargli una nuova coscienza di sé e delle sue capacità in vista di un futuro brillante che nessuno, prima dell'evento scatenante, avrebbe potuto predire.
Insomma, c'è tutto ciò che serve in questo "La rivincita delle bionde" perché il film funzioni e diverta, sia ricordato come iconico nel suo brillantinato e scintillante modo di proporre la vita in rosa e valga la pena di essere visto, almeno una volta, senza pregiudizi. Una stupidata, per carità, ma ogni tanto ci stanno anche quelle. Tanti auguri a me.
Box Office: $141,774,679
Consigli: Un cast bomba per gli anni '00 (Reese Witherspoon, Luke Wilson, Selma Blair, Matthew Davis, Victor Garber, Jennifer Coolidge, Holland Taylor, Ali Larter, Linda Cardellini, Raquel Welch), una storia che sarà trasformata in musical di successo a Broadway (7 candidature ai Tony Awards), un ingasso stellare al botteghino (il film è costato 18 milioni di dollari), un sequel, due candidature ai Golden Globes del 2002, un trampolino di lancio internazionale per Reese Witherspoon... Insomma, trovate il vostro personalissimo motivo valido per vedere questo film, ma trovatelo. Non perché sia un capolavoro, per carità, ma certo ogni tanto è carino lasciarsi conquistare da qualche banalità scemotta che non ha alcuna pretesa di essere diversa da ciò che nel concreto è. Volete una bella commedia leggera leggera? Questo titolo è davvero perfetto.
Parola chiave: Permanente.

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