martedì 29 ottobre 2013

Film 605 - Gravity 3D

Sandra Bullock è tornata alla grande parte 2.


Film 605: "Gravity" (2013) di Alfonso Cuarón
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Praticamente un film a due, "Gravity" anche solo per questo è una grande scommessa vinta. Sandra Bullock, che fino a pochi anni fa non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione per il ruolo, dimostra, invece, di saper reggere sulle proprie spalle un intero blockbuster con forza e determinazione. Sono rimasto letteralmente ipnotizzato.
La visione in 3D degli zigomi di Sandra e del suo amico George Clooney non mi ha per nulla infastidito e, anzi, è riuscita in un coinvolgimento più realistico che nemmeno immaginavo. Le grandi scene distruttive, visivamente potenti, vengono esaltate dalla fuoriuscita di oggetti dallo schermo, con qualche scena in cui lo spettatore tenta di schivare uno dei detriti che gli si dirige inevitabilmente in faccia. Quindi si presenta in un paio di occasioni anche un sottotesto ludico da parco divertimenti che coinvolge piacevolmente.
Nonostante questo aspetto marginale - creato, neanche a dirlo, grazie all'enorme lavoro di effetti speciali sapientemente adoperati - "Gravity" rimane comunque una pellicola che tenta un approccio non solamente visivo e spettacolare, ma si concentra anche su una trama che, grazie al cielo, c'è. E' vero che il destino pare accanirsi un po' troppo - alla lunga - sulla povera Ryan Stone dispersa e sola nello spazio, ma ogni disastro apparentemente irrisolvibile diventa per lo spettatore motivo di suspense e tensione altissima. Come riuscirà la poveretta a cavarsela per l'ennesima volta?
Questa è la domanda più ricorrente durante la visione dell'ultima fatica di Cuarón (assente in sala dal 2006 dopo il faticoso "I figli degli uomini") e, nonostante la ripetizione durante i 91 minuti di pellicola, la risposta che man mano viene fornita dalla trama è sempre maledettamente intrigante e soddisfacente. Un susseguirsi di sfighe - sì, diciamocelo pure - che costituiranno il percorso di formazione (quasi un training) nello spazio della Stone che, dopo aver perso i suoi compagni di missione, sarà costretta, lei che non è nemmeno un vero astronauta, a sopravvivere all'incertezza del ritorno a casa, dopo che la sua missione è disastrosamente fallita.
Il viaggio che la donna dovrà affrontare dentro di sé è certamente accelerato dalla cornice di solitudine e infinita desolazione che la circonda, prima spinta al confronto coi suoi demoni interiori dal compagno di missione Matt Kowalski, poi aiutata dalla disperazione e dal ritrovato appiglio per la vita a tentare un tutto per tutto nel tragitto verso la Terra.
La donna che uscirà dalla capsula di salvataggio sarà la nuova Stone, rinata conscia e consapevole del suo fortissimo io, nuovamente attaccata a una Terra e una vita che aveva da tempo disimparato ad amare. In questo senso "Gravity" è la storia della gestazione di un nuovo io lucido e consapevole.
Dall'altra parte, come si diceva, abbiamo invece la rappresentazione spettacolare di una storia ambientata chilometri sopra la nostra testa, fatta di silenzio e buio, ambientata in quello spazio di cui siamo soliti soltanto immaginare. 

Non sono state poche, infatti, le contestazioni puramente scientifiche legate alla vicenda, con alcuni ex astronauti critici nei confronti di certi passaggi enfatizzati in nome della spettacolarità. Al di là della veridicità scientifica, però, va detto che anche se queste manipolazioni in funzione di un effetto maggiorato potrebbero sembrare quasi un giocare sporco, il risultato, invece, è assolutamente armonico. La trama bilancia perfettamente gli snodi critici con una realizzazione drammatica, sì, ma che non calca mai la mano oltre al limite funzionale alla storia stessa. Non vi è mai la sensazione, infatti, che si sia di fronte ad effetti speciali utilizzati per raccontare una serie di scene che si susseguono senza un filo conduttore. "Gravity", così, risulta anche in quest'ottica effettivamente una vittoria, ormai raro esempio di narrazione in grado di sottomettere la tecnologia alla fantasia di un racconto e non viceversa.
Ho apprezzato moltissimo questo prodotto cinematografico, grande esempio di intrattenimento dei giorni nostri, capace di utilizzare intelligentemente le migliori tecnologie disponibili al fine di raccontare una storia semplicissima (perché "Apollo 13" esiste già dal lontano 1995) e di arricchirla proprio grazie all'apporto tecnico. 
Inutile dire che, se l'Academy avrà abbastanza memoria, "Gravity" potrebbe avere ottime speranze per ricevere qualche nomination ai prossimi Oscar (sceneggiatura, effetti speciali, colonna sonora, montaggio e, azzardo, anche Sandra Bullock miglior attrice) portando a casa quasi certamente quella per i visual effects. Cuarón si è rivelato capace narratore, confrontandosi con una nuova sfida e portando a casa un risultato ottimale.
Bel film!
Ps. "Gravity", che ha aperto la 70ª edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ad oggi ha incassato $364,049,748 in tutto il mondo.
Consigli: Possibilmente da vedere assolutamente al cinema. Vederlo in 3D mi è piaciuto e devo dire che la cosa mi a sorpreso non poco.
Per godere totalmente di questo prodotto di intrattenimento, meglio evitare di porsi troppe domande su come potrebbe catastroficamente andare a finire e, invece, lasciarsi trasportare dall'ansia e dalla preoccupazione per le vicende della povera Ryan Stone.
Parola chiave: Allucinazione.

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Bengi

giovedì 24 ottobre 2013

Film 604 - Avatar

Ogni tanto lo riguardo...


Film 604: "Avatar" (2009) di James Cameron
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi (che dorme nel secondo tempo)
Pensieri: Per quanto la storia nei suoi macrotemi non brilli per originalità, certamente la messa in scena è e rimane potente. Visivamente accattivante e tecnologicamente all'avanguardia, "Avatar" 4 anni dopo è ancora un film che lascia a bocca aperta per quanto è ben realizzato.
I temi universali di amore interrazziale, natura, conflitto bene-male combinati al percorso di formazione dell'eroe Jake Sully funzionano tutte le volte e riescono a rendere "Avatar" facile da seguire e - merito degli effetti speciali - anche bello da guardare. Questa combinazione fa sì che non ci si stufi facilmente questa pellicola. James Cameron in quanto a creare un kolossal cinematografico ci sa fare!
Film 62 - Avatar
Film 68 - Avatar (3D)
Film 312 - Avatar
Film 1291 - Avatar
Consigli: Per una serata di svago è certo uno dei film più indicati. Un po' lungo, ma si segue con interesse in quasi tutte le sue parti.
Parola chiave: Toruk.

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#HollywoodCiak
Bengi

Film 603 - Dial M for Murder 3D

Un cult di nuovo al cinema e inaspettatamente in 3D. Non potevo perdermelo.


Film 603: "Dial M for Murder" (1954) di Alfred Hitchcock
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Marco, Claudia, Paola, Andrea, Luigi, Jon
Pensieri: Anticipato da un'introduzione nientemeno che del Signor Scorsese (qua se foste curiosi), "Il delitto perfetto" torna sul grande schermo con quella che fu l'originale idea del suo regista, ovvero la rappresentazione in 3 dimensioni, che oggi pare l'innovazione del secolo; inutile sottolineare quanto sia ingenuo pensarlo, considerando che il film di Hitchcock uscì nel 1954. La cosa, però, che sorprende è la bellezza di questo 3D, al contrario di quello che finora ho visto in sala: la terza dimensione è percepita in maniere inequivocabile e tangibile già dai titoli di testa, così reali davanti a te da farti credere davvero di poterli toccare.
Considerando, quindi, che già amavo questa pellicola e che questa partenza in 3D mi ha da subito esaltato, non posso che consigliare - chi ancora potesse - di fare quest'esperienza certamente rarissima.
La storia del marito Ray Milland che vuole uccidere la bellissima moglie Grace Kelly facendolo sembrare un furto sfociato in aggressione è estramente affascinante e ben scritta, con un susseguirsi di trovate geniali architettate dal quasi uxoricida che non smette di sorprendere lo spettatore. Come sulle montagne russe, quello che è un piano architettato in ogni dettaglio sembrerebbe poter crollare da un momento all'altro dal fallito delitto in poi, ma l'astuto consorte sarà sempre in grado di districarsi tra i tranelli del destino con sangue freddo, astuzia e freddezza. O, meglio, quasi sempre.
Gli sfuggirà, infatti, un unico microscopico dettaglio invisibile all'occhio ed intuibile solo dopo numerosissimi ragionamenti (dell'ispettore Hubbard/John Williams) e che finirà per rovinargli quello che, altrimenti, sarebbe stato a tutti gli effetti un piano perfetto.
Questa ennesima visione del classico hitchockiano mi è veramente piaciuta e riscoprire il film in inglese è stato molto interessante (anche un po' per prescindere dai soliti doppiatori italiani di quegli anni, bravissimi ma molto impostati e, doppiando tutto il panorama cinematografico approdato in penisola, causa di un'inevitabilmente standardizzazione vocale alla lunga fastidiosa). Personalmente "Dial M for Murder" è uno dei film di Hitchcock che preferisco, capace tutte le volte di lasciarmi con il fiato sospeso e catturato dalla trama dall'inizio alla fine. La scena del tentato omicidio, poi, è qualcosa di ipnotico: impossibile distogliere lo sguardo!
Un vero classico.
Consigli: Imprescindibile. Se si ama Hitchcock, se si ama il cinema, se si amano le belle storie, questo è uno dei film assolutamente da vedere. Capolavoro senza tempo. Bellissimo.
Parola chiave: Chiave.

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Bengi

martedì 22 ottobre 2013

Film 602 - Corpi da reato

Sandra Bullock è tornata alla grande parte 1.


Film 602: "Corpi da reato" (2013) di Paul Feig
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Mi piacerebbe sinceramente capire perché hanno ribattezzato "The Heat" in "Corpi da reato". Sembra il titolo di un film porno e, forse mi sono perso qualcosa, ma non si addice molto al contesto. Di sicuro Sandra è in gran forma, ma a parte questo mi sono perso il nesso. Strano, perché di solito la titolazione italiana fa sempre scelte oculate... (leggere ironia).
Comunque questo film è tutto sommato carino se si prescinde dall'anima estremamente volgare che caratterizza i dialoghi, specialmente della McCarthy, ormai incastrata nel ruolo della psico-sociopatica volgarotta e sbroccata (vedi "Le amiche della sposa", "Questi sono i 40", "Io sono tu").
Il mistone di avventura, esplosioni, situazioni comiche con sfondo poliziesco è un rumoroso calderone dove spiccano le due protagoniste che, a ben vedere, come duo funzionano. La Bullock torna alle 'belle' indagini in stile "Miss Detective" peché anche se i toni sono diversi, sembra che la sua anima patinata non riesca a non fuoriscire da ogni prodotto in cui compare. In ogni caso a me vedere un suo film piace sempre e, in più, raramente mi delude. Chiaro che va sempre tenuto in considerazione che si sa cosa si sta per vedere.
Quindi no, "The Heat" non è un capolavoro, ma fa il suo dovere, ovvero intrattiene in maniera simpatica (nell'accezione cinematografica odierna di 'simpatico', ovvero impossibile da separare dalla volgarità, dal grottesco e in una certa maniera anche dallo splatter). In questo senso funziona.
Ps. I 43 milioni di dollari investiti per produrlo sono stati fruttiferi: la pellicola ha incassato $226,879,401 nel mondo. Inevitabile che fosse messo in cantiere il sequel, dall'originalissimo titolo "The Heat 2".
Consigli: Il caso su cui il duo investiga è una cornice piuttosto sfocata rispetto alla centralità e al risalto che si da alla coppia di agenti tutto al femminile e assolutamente politicamente scorretto. Quindi se si cerca un thriller poliziesco con indagini svolte in maniera scientifica e con un certo tono di serietà, questa pellicola non va per niente bene. Altrimenti, se si ricerca svago e - per rimanere in linea con il target del film - cazzeggio, questo film è perfetto.
Parola chiave: Gatto.

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Bengi

lunedì 21 ottobre 2013

Film 601 - The Women

Criticato un po' da tutti, ero curioso di farmi una mia idea personale.


Film 601: "The Women" (2008) di Diane English
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Questo "The Women" trae ispirazione dalla pellicola "Donne" di George Cukor che, pur non avendola vista, scommetto essere decisamente più riuscita.
La più lampante considerazione a proposito di questa pellicola riguarda la superficialità impostata ad ogni livello di narrazione, che riguardi la rappresentazione della famiglia, del matrimonio o del tradimento, oltre che, inevitabilmente, della rivalità femminile. La caratterizzazione di ogni personaggio - da notare che peculiarità di questo prodotto è quello di essere rappresentato solo da, appunto, donne - è definibile attraverso uno specifico cliché (donna seria ed impegnata nel sociale che tenta di riprendere in mano la sua vita, donna in carriera priva di scrupoli e senso materno, donna sforna figli, lesbica sciupafemmine con la paura per le relazioni, ...). E questo è il limite macroscopico di questo film.
Volendo tralasciare il fatto che la trama non ha assolutamente un elemento innovativo - che non sia quello di evitare tassativamente la presenza maschile -, si sarebbe dovuto puntare tutto almeno su una caratterizzazione dei personaggi simpatica e certamente più approfondita o, perlomeno, si sarebbe dovuto tentare di slegare le situazioni standard dal personaggio standard. Le labbra di Meg Ryan si sarebbero potute impegnare in qualcosina di più rispetto alla casalinga ricca e frustrata dalla vita di volontariato in e fuori casa che ritrova sé stessa al di fuori di un matrimonio soffocante ed infelice. Anche perché decide di ritrovarsi, guarda un po', nella moda! Una collezione di grande successo! Santo cielo che novità! Al pari, lasciatemelo dire, della migliore amica spietata e, come si diceva, priva di senso materno che... è la direttrice di una rivista di moda! Oh mio dio, spietata direttrice di un fashion magazine: impensabile!
Insomma, si capisce da subito che "The Women" non ha nessuna storia da raccontare che non sia il tentativo fallito di risollevare la carriera delle labbra Meg Ryan e il tentativo commerciale di giustificare un film semplicemente inserendo scene sexy di Eva Mendes in lingerie.
Fallimento.
Ps. Il film, che tutto sommato ha incassato $50.007.546, si è anche portato a casa una nomination ai Razzie Awards del 2009 nella categoria peggiori attrici (Meg Ryan, Annette Bening, Eva Mendes, Debra Messing, Jada Pinkett Smith).
Consigli: Nonostante il cast di numerose attrici famose (Meg Ryan, Annette Bening, Eva Mendes, Debra Messing, Jada Pinkett Smith, Bette Midler, Candice Bergen, Carrie Fisher e Cloris Leachman) la pellicola non decolla mai. Non ci sono veri momenti sinceramente divertenti e la storia finisce per essere l'ennesimo esempio di un'amicizia tra donne che si ferma alla marca dei vestiti che indossano (oltre che sponsorizzare il pensiero che con i soldi si può fare e disfare qualsiasi cosa). La vita è altro, il buon cinema pure. Si può vedere e dimenticare.
Parola chiave: Manicure.

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Bengi

Film 600 - Royal Affair

Da qeulla nomination all'Oscar come Miglior film straniero ricevuta quest'anno, ho atteso il momento buono per vedere questa pellicola, ricostruzione in costume della vita di Cristiano VII di Danimarca e della moglie Carolina Matilde di Hannover.


Film 600: "Royal Affair" (2012) di Nikolaj Arcel
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Alicia Vikander è la stessa interprete di Kitty in "Anna Karenina" di Joe Wright e aveva già abbondantemente attirato la mia attenzione per quel ruolo: devo dire che sembra trovarsi molto bene nei film in costume. Anche in quest'opera riesce a catalizzare l'attenzione su di sé, capace di immergersi in maniera consapevole in un ruolo portante e certamente complesso per via del percorso che la persona (realmente esistita) compie nell'arco della sua brevissima esistenza - Carolina Matilde di Hannover muore nel 1775 a 24 anni -.
Ho apprezzato, quindi, la scelta di affidare a lei questo personaggio, innocente e fragile all'inizio, consapevole ed emancipato alla fine anche grazie alla relazione extra-coniugale con il dottore di suo marito, Johann Friedrich Struensee.
Proprio sulla loro relazione si concentra il fulcro della storia che ha influenzato le dinamiche storiche della Danimarca del XVI° secolo. Per un discreto numero di mesi, infatti, il trio Re-Regina-medico governarono la nazione attraverso una manipolazione nemmeno troppo celata da parte dei due amanti del monarca, quest'ultimo affetto da non pochi problemi mentali e certamente incline ad essere succube della reggenza altrui (poi ci penserà la matrigna). Smacherata la storia d'amore segreta, gli amanti saranno allontanati per sempre: lei esiliata a Celle, lui messo a morte.
Il fascino della vicenda raccontata da Arcel va oltre la liaison amorosa - francamente piuttosto simile a molte altre -, ma sta più verosimilmente nella ricostruzione di tutta la vicenda, con intrighi di corte ben rappresentati e sviluppati oltre che una messa in scena perfetta a livello tecnico. Bellissimi, infatti, i costumi, curatissime scenografia e fotografia; la sensazione è che questa produzione non abbia nulla da invidiare alle più famose hollywoodiane. Il collegamento più diretto che mi è venuto in mente è stato l'"Amadeus" di Milos Forman.
Insomma, trovo meritata la nomination all'Oscar - qualche altra nelle categorie tecniche sarebbe stata altrettanto sensata -, anche se l'effettivo vincitore ("Amour" di Haneke) era praticamente imbattibile. Al di là del fascino che le pellicole in costume esercitano su di me, ho trovato molto interessante scoprire questa storia di monarchia a me sconosciuta. L'attenzione e la cura per i particolari è evidente e la resa finale è di alto livello, grazie anche alle interpretazioni dei tre attori protagonisti davvero capaci (oltre alla Vikander anche il lanciatissimo Mads Mikkelsen - "Casino Royale", "Il sospetto" - e Mikkel Boe Følsgaard che vince a Berlino come Miglior attore per questo ruolo, prima ancora di aver terminato gli studi alla Danish National School of Theatre and Contemporary Dance).
Bello e affascinante.
Consigli: Una bella produzione europea capace di ricreare l'atmosfera della Corte del Re di Danimarca con estrema precisione e cura. Stilisticamente ricercato e affascinante, "Royal Affair" è un buon esempio di dramma in costume capace di bilanciare l'impegno nella ricostruzione degli aspetti tecnici con quella di rappresentare con coscienza la storia da cui è tratta la vicenda.
Parola chiave: Illuminismo.

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Bengi

martedì 15 ottobre 2013

Film 599 - Spartacus

Pian piano recupero la filmografia di Kubrick. Questo, in particolare, era un titolo che mi aveva sempre incuriosito.


Film 599: "Spartacus" (1960) di Stanley Kubrick
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: "Spartacus", ovvero "Il gladiatore" degli anni '60, ma molto più approfondito del film con Russell Crowe e, sarà per via del tempo trascorso in mezzo, molto più affascinante.
Kirk Douglas è uno Spartaco dalla brutta faccia e dalle spalle larghissime, schiavo capace di vedere più in là della sua misera condizione, auspicando l'abolizione della schiavitù e rivendicando il suo diritto ad essere persona libera. In mezzo ci sarà un percorso di formazione che lo vedrà passare da spaccatore di pietre a futuro gladiatore, da quasi morto nell'arena a vivo per miracolo e rivendicatore, appunto, della libertà. Chiaramente il fatto che si sia innamorato di un'altra schiava è parte chiave della storia. Sullo sfondo una Roma come sempre agitata nella gestione del potere e la rappresentazione di un Senato che vede opporsi Gracco (Charles Laughton) a Crasso (Laurence Olivier) in un reciproco tentativo di avere la meglio sulle trame dell'altro - il primo ha Caio Giulio Cesare al suo angolo, il secondo il fallimentare Glabro -.
Molta carne al fuoco per questa pellicola e una morale cristiana di redenzione, pace interiore e grandi messaggi che porteranno il nostro eroe ha subire lo stesso destino di Gesù: sulla croce, però, il nostro assomiglierà solo ad Ezio Greggio, rovinando un po' per il pubblico moderno la grande scena finale.
Devo dire che 197minuti di film sono un pochino molti e, anche se vengono ripercorsi bene gli snodi della storia, sicuramente qualche taglio qua e là - oltre che qualche tentativo di velocizzare gli scambi di sguardi - poteva essere fatto. Inoltre mi pare un pochino troppo semplicistica, a livello di trama, la rappresentazione di centinaia di schiavi che si ribellano come un'unica entità alla prigionia della scuola per gladiatori di Lentulo Batiato (Peter Ustinov, Oscar come Miglior attore non protagonista per questo ruolo). Non perché non sia plausibile, ma perché, per com'è rappresentata, è troppo organizzata per essere spontanea.
A parte questi aspetti, comunque, "Spartacus" è certamente una pellicola da vedere, non fosse anche soltanto per la regia di Stanley Kubrick (anche se le sue polemiche riguardo la paternità non sono state poche), per il grande cast protagonista o per il fatto che racconta una storia vera (da prendere comunque con le pinze). Un vero e proprio kolossal dal grande budget (12 milioni di dollari) e grandi incassi (60 milioni) e una pioggia di premi tra cui 4 Oscar e un Golden Globes.
Consigli: Un vero e proprio cult. Una volta nella vita andrebbe visto, anche solo per fare un confronto con "Il gladiatore" e per aggiungerlo alla lista di kolossal stile peplum dall'intramontabile fascino di cui bisogno proprio avere un'opinione personale.
Parola chiave: "Io sono Spartaco".

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Bengi

sabato 12 ottobre 2013

Film 598 - Kick-Ass 2

Non che smaniassi per vederlo, ma il primo film lo avevo visto...


Film 598: "Kick-Ass 2" (2013) di Jeff Wadlow
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Sarà che la scurrilità e la volgarità gratuita a lungo andare mi stufano e non poco, di fatto questo secondo episodio della sag(hett)a "Kick-Ass" non mi ha per nulla entusiasmato.
Mi è sembrato che l'intento generale, piuttosto che di raccontare una storia, fosse quello di giustificare un'insieme di trovate volgari e molto violente grazie alla giustificazione cinematografica. Insomma, il tutto è un po' gratuito.
Il problema, però, è che oltre questa superficie violenta e cruda, non rimane molto, perché la storia è qualcosa che plausibilmente ci si può aspettare, ovvero un racconto di vendetta tra chi ha subito la perdita (The Mother Fucker/Christopher Mintz-Plasse) e chi l'ha causata (Kick-Ass/Aaron Taylor-Johnson). In mezzo c'è un'adolescente nata per sterminare (Hit-Girl/Chloë Grace Moretz) e qualche crisuccia ormonale da cottarella al sapore di primo bacio. Tutto qui. E, non bastasse la banalità, si aggiunge anche un fattore prevedibilità che rende possibile collegare dalla prima scena in cui appare lo squalo sopito nella vasca, quale sarà la sua funzione all'interno della storia. Ripeto: lo si capisce subito.
Probabilmente non ero ben disposto all'inizio del film nei confronti di questo secondo episodio, però devo dire che non mi sembra ci si sia sforzati granché per assicurare al pubblico un prodotto che, oltre a rispecchiare lo standard di violenza splatter e parolacce, andasse oltre la naturale eredità del primo "Kick-ass" per raccontare una nuova storia che fosse anche solo divertente da guardare. Io non so se nel fumetto la trama sia la stessa, comunque "Kick-Ass 2" non mi ha per niente soddisfatto.
Infine, una nota personale. Chloë Grace Moretz ha 16 anni: non sarebbe ora la smettesse di interpretare ruoli ammiccanti e provocanti (o provocatori)? Se interpreta già la seducente ragazza futuro-sgualdrina, tra 10 anni quali potrebbero essere i suoi personaggi cinematografici? Tutte le volte che la vedo me lo chiedo.
Consigli: Se si è visto il primo episodio, tanto vale vedersi anche questo. Ma non è nulla di che. Nel mondo questo sequel ha incassato $59,271,723 (28 milioni per produrlo), a differenza del primo che ne incassò $96,188,903. Non so se sia un dato rilevante per scegliere o meno di vedere una pellicola. Diciamo che sicuramente è sintomatico.
Parola chiave: Justice United.

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Bengi

venerdì 11 ottobre 2013

Film 597 - The Call

In America aveva riscosso un discreto successo (insperato). Considerando che la protagonista è Halle Berry - che non azzecca una pellicola da circa un decennio - la cosa mi ha incuriosito.


Film 597: "The Call" (2013) di Brad Anderson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: In effetti "The Call" non è niente male. Visto al buio della mia camera da letto ha fatto il suo sporco lavoro egregiamente, lasciandomi con un'ansia da pazzo rapitore fuori dalla finestra che non mi aspettavo.
Va detto che i meriti di questa pellicola prescindono dal personaggio e dalla persona di Halle Berry, ormai relegata ad attrice un tempo famosa e che si accontenta di un ruolo qualunque pur di continuare a lavorare. Se la pellicola funziona è perché la storia adrenalinica è gestita con furbizia e perché vittima (Abigail Breslin) e carnefice (Michael Eklund) sono perfetti nei loro ruoli. Grazie ad una regia fatti di primissimi piani, infatti, sembra davvero di stare dentro la storia, di vivere l'angoscia del rapimento prima dentro il bagagliaio dell'auto, poi sperduti sotto la botola persa in mezzo alla campagna. La Breslin non si risparmia una smorfia che sia una, il che rende il tutto estremamente realistico e angosciante. Lei come Eklund-dalla-bocca-aperta, inquietante con lo sguardo da pazzo e l'espressione di chi sa solo fare del male.
Insomma, per quanto riguarda tensione ed adrenalina "The Call" funziona bene ed è ben architettato. Avrei personalmente gradito un approfondimento più strutturato di come funzioni lavorare per il 911 americano, ma capisco che ai fini della storia non avrebbe apportato nulla. La Berry, che è tutta uno sguardo sofferente e un 'tesoro', è indispensabile alla storia quando un biscotto ad uno squalo, ma capisco che almeno un nome di richiamo dovesse esserci. La vendetta del suo personaggio la riscatterà un po', in un finale che vedrà trionfare la sola giustizia privata.
Quindi direi che questo film è stato proprio una sorpresa, carico di emozioni forti che le immagini riescono a raccontare con estrema lucidità e consapevolezza. Una sorpresa inquietante che mi ha lasciato molto soddisfatto.
Ps. Costi di produzione pari a 13 milioni di dollari, per un incasso totale di $58,938,768.
Consigli: Decisamente una piacevole sorpresa. Visto da soli, in casa, al buio della notte è decisamente trascinante. Ansia, azione e tanta adrenalina. Nonostante certi snodi della trama un po' troppo semplificati, il risultato finale è comunque riuscito. Mantiene ciò che promette, ovvero intrattiene a dovere.
Parola chiave: Sorella.

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Bengi

giovedì 10 ottobre 2013

Film 596 - Bling Ring

Curiosità a mille per questa pellicola!


Film 596: "Bling Ring" (2013) di Sofia Coppola
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Sofia trae da un fatto di cronaca l'ispirazione per la sua ultima sceneggiatura, riuscendo a catalizzare subito l'attenzione grazie all'argomento curioso e attuale: un gruppetto di ragazzini annoiati ricerca emozioni forti derubando le case dei vip per indossare i loro vestiti e potersi permettere uno stile di vita da vere superstar (disco, alcol, droga).
Bene Sofia, ti sto seguendo. Sono molto curioso, poi cosa succede?
La storia prosegue - ci fa vedere Sofia - con il gruppetto di ragazzini annoiati che continua a ricercare emozioni forti derubando le case dei vip per indossare i loro vestiti e potersi permettere uno stile di vita da vere superstar (disco, alcol, droga).
Ah, ok Sofia. Poi cosa succede ancora?
Nel finale, dopo che il gruppetto di ragazzini annoiati continua a ricercare emozioni forti derubando le case dei vip per indossare i loro vestiti e potersi permettere uno stile di vita da vere superstar (disco, alcol, droga), vengono arrestati e processati. Titoli di coda, appare il nome di Sofia. Fine.
Questa, in gran sintesi, la trama di "The Bling Ring" che, in 90 minuti di pellicola, riesce a raccontare l'idea al centro della trama - no, adesso la smetto con il copia/incolla - trascinandola in una spirale infinita di rallenty e musica da discoteca.
Da questo punto di vista direi che la Coppola sforna un altro prodotto che rasenta solamente la superficie di una storia altrimenti esplosiva se approfondita con cognizione di causa. Invece il risultato è tiepidino perché se all'inizio tutto lo sbrilluccichio, le trasgressioni e la curiosità di un fatto di cronaca (fuori contesto anche) divertente rende l'insieme gradevole, ma con il passare del tempo e del replicarsi delle scene precedenti si finisce per lasciare molto spazio agli sbadigli.
Non è che il risultato sia brutto, semplicemente si potevano rappresentare meno furti in casa di Paris Hilton e prendere in considerazione, per esempio, sia come evolvono dopo l'arresto i rapporti tra gli amici di furto sia come questi vengono visti dai loro coetanei. Si sarebbe rappresentato un quadro più interessante e ricco, ma soprattutto meno ripetitivo.
In questo guazzabuglio di strisce di coca, foto al cellulare e mazzette di soldi sbandierate su Facebook, Emma Watson riesce a spiccare sui compagni di set, sexy ragazzina dalla minigonna facile e imbecillemente attaccata ad un'idea di fama che di fatto riflette sia il suo comportamento sia i personaggi che idolatra (e sceglie di derubare).
Il mondo che fa da sfondo alla vicenda è agghiacciante e reso con lucidità dalla Coppola che, tra l'altro, richiama in un cameo quella stessa Hilton che, a ben vedere, dovrebbe sentirsi più scema di quegli scemi che l'hanno rapinata - il solo fatto che possieda cuscini con la sua faccia stampata sopra è indicativo di quali priorità si addicano a tale personaggio - e che vengono qui rappresentati. Tuttavia l'accurata ricostruzione della società che vive per il brand non è sufficiente a salvare il risultato globale di questa pellicola che, alla fine, funziona solo a metà e lascia un tantino insoddisfatti.
Pare che a lungo andare Sofia Coppola stia finendo per vivere di una fama che non la rappresenta più. I ragazzini ladri drogati sono un tema forte che sicuramente suscita scalpore, ma poi bisogna saperci fare qualcosa con la loro storia. Di fatto mi sembra che, invece, ci si sia limiti a raccontare il tutto in maniera piuttosto prevedibile e superficiale. Sarà anche colpa delle alte aspettative che avevo, ma secondo me "Bling Ring" doveva essere tutta un'altra cosa.
Ps. Cameo di Kirsten Dunst che è stata protagonista del primo lungometraggio della Coppola, "Il giardino delle vergini suicide".
Consigli: Un altro ruolo interessante per Emma Watson, già cult con la scena del labbro leccato durante uno scatenato ballo in discoteca.
La pellicola può essere interessante perché racconta una storia vera, anche se personalmente mi aspettavo qualcosa di diverso e forse più trasgressivo. In un certo senso, se si conoscono i precedenti lavori, si può dire che è un film in stile Sofia Coppola.
Parola chiave: Fama.

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Bengi

martedì 8 ottobre 2013

Film 595 - Il cacciatore di giganti

Da quando è uscito a inizio anno mi era rimasta la curiosità di vederlo. Più che altro perché è stato un colossale flop al botteghino...


Film 595: "Il cacciatore di giganti" (2013) di Bryan Singer Thurber
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Jack non ha niente che non vada sostanzialmente, se non il fatto di essere una pellicola piuttosto anonima. Nonostante il budget (che Box Office Mojo mi dice attestarsi a 195 milioni di dollari), il risultato è un film qualunque con una trama prevedibile - a parte l'elevato numero di morti - e degli effetti speciali piuttosto bruttini.
Al di là della ricostruzione paesaggistica, infatti, quello che lascia un poco perplessi è la realizzazione dei giganti che sembrano più che altro disegnati molto bene, piuttosto che creature plausibilmente esistenti. Anche la pianta dei vari fagioli magici si discosta vistosamente da una ricostruzione verosimile per sembrare, come i giganti, qualcosa di più vicina ad un disegno.
Non che questo sia un male, dopo tutto, ma per quanto mi riguarda questo strano utilizzo degli effetti speciali mixato ad un lavoro sui costumi da recita scolastica (Jack indossa una felpa col cappuccio...) mi ha lasciato spiazzato. Ribadisco: 195 milioni di dollari. Io non pretendo "Otello", ma almeno che gli aspetti tecnici siano impeccabili...
Nicholas Hoult, insomma, è catapultato in un blockbuster dai numeri kolossal ma dalla resa minimal che finisce per standardizzare al basic anche il suo spirito recitativo (di solito quantomeno ammiccante, qui neanche quello) e renderlo, tutto sommatto, assolutamente intercambiabile. Lui come Eleanor Tomlinson, bruttina principessa al sapore di niente che è incisiva tanto quanto lo sarebbe Miley Cyrus a cantare la "Tosca" di Puccini.
In questo scenario si inseriscono anche dei comprimari non simpatici coi volti di Ewan McGregor - eterno giovane- e Stanley Tucci, talenti sprecati per parti banali e prevedibili, spalle in un racconto che giocherella stanco tra la favoletta e una dose di violenza che francamente non mi aspettavo.
Insomma, "Jack the Giant Slayer" è un filmetto che sarebbe dovuto costare molto meno nell'ottica di quello che propone, ma che, preso per ciò che è (vedi sopra), è perfattamente inscrivibile nella cerchia di quei film che ti danno esattamente quello che promettono: passatempo, svago, un po' di avventura e l'eroe che salva la principessa (ormai emancipata). Non diverte e non annoia. Ad ognuno sta decidere quanto ciò sia un pregio o un difetto.
Ps. L'incasso mondiale è di $197,687,603. E' stato stimato che questa pellicola abbia fatto perdere alla Legendary Pictures una cifra che oscilla tra i 125 e i 145 milioni di dollari a causa dei costi di produzione elevati e di quelli del marketing.
Consigli: Si può vedere come risparmiarsi la fatica. Non è nulla di che, ma certamente non compromette la riuscita di una serata in compagnia. E' puro svago che sa di già visto. Un vero peccato per gli effetti speciali che sono decisamente sotto le aspettative.
Parola chiave: Fagioli.

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Bengi

lunedì 7 ottobre 2013

Film 594 - Harry Potter e i doni della morte: Parte 2

Ormai tra i titoli potteriani che preferisco.


Film 594: "Harry Potter e i doni della morte: Parte II" (2011) di David Yates
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: L'ultima volta che avevo visto questa pellicola avevo scritto che, in fin dei conti, pur essendo il secondo capitolo dello stesso libro potteriano, può anche essere visto da solo. Non lo ricordavo, ma trovo quelle parole ancora più sensate ora, dato che ho effettivamente visto solamente "Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2" bypassando la parte 1. 

Per me che sono un fan è tutto più che comprensibile, ma anche per chi volesse semplicemente godersi lo sfarzo di una bella storia portata sul grande schermo con ottimi effetti speciali è tutto perfettamente incasellabile nel corretto contesto narrativo.
L'epica fine di Voldemort è leggermente sotto le aspettative, più che altro perché il tanto agognato duello non è altro che un faccia-a-faccia di bacchette laser degne del miglior 3D cartaceo anni '90 che è sì visivamente accattivante, ma un tantino povero rispetto ad un'aspettativa durata oltre 10 anni di attesa.
Più in generale, comunque, quest'ultimo Potter è stilisticamente ricercato e tecnicamente impeccabile, difettando solo in epicità. Il confronto con altri capitoli conclusivi di altre saghe al sapore di duello finale è inevitabile e, va detto, in questo Potter non vince pienamente, lasciando un po' cadere i toni durante i duelli e le scene d'azione, gestire rompendo continuamente il pathos e comunque costruite in modo tale da non arrischiarsi troppo nell'azione, rimanendo quasi sempre nel corpo a corpo uno contro uno e quasi mai offrendo un vero momento di duello collettivo che superi i 15 secondi di montato continuo. Questa è un po' una pecca, a mio avviso.
Per il resto questo prodotto rimane sempre di ottimo intrattenimento, capace di bilanciare tematiche per ragazzi e temi molto adulti, momenti divertenti, effetti speciali ingombranti e perfino accennare una faticata espressività del Signor Radcliffe, il tutto mixato in maniera perfetta a cavallo tra l'intrattenimento puro e la parola fine di una saga che ha saputo fare la differenza nella storia del cinema contemporaneo.
1. Film 166 - Harry Potter e la pietra filosofale
Film 346 - Harry Potter e la pietra filosofale
Film 744 - Harry Potter e la pietra filosofale
2. Film 171 - Harry Potter e la camera dei segreti
Film 348 - Harry Potter e la camera dei segreti
Film 745 - Harry Potter e la camera dei segreti
3. Film 174 - Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Film 349 - Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Film 747 - Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
4. Film 88 - Harry Potter e il calice di fuoco
Film 181 - Harry Potter e il calice di fuoco
Film 357 - Harry Potter e il calice di fuoco
Film 748 - Harry Potter e il calice di fuoco
5. Film 366 - Harry Potter e l'ordine della Fenice
Film 749 - Harry Potter e l'Ordine della Fenice
6. Film 14 - Harry Potter e il principe mezzosangue
Film 185 - Harry Potter e il principe mezzosangue
Film 370 - Harry Potter e il principe mezzosangue
Film 750 - Harry Potter e il principe mezzosangue
7. Film 186 - Harry Potter e i doni della morte: Parte I
Film 189 - Harry Potter e i doni della morte: Parte I
Film 297 - Harry Potter e i doni della morte: Parte I
Film 420 - Harry Potter e i doni della morte: Parte I
Film 752 - Harry Potter e i Doni della Morte - Parte I
8. Film 283 - Harry Potter e i doni della morte: Parte II
Film 421 - Harry Potter e i doni della morte: Parte II
Film 594 - Harry Potter e i doni della morte: Parte II
Film 755 - Harry Potter e i Doni della Morte - Parte II
Consigli: Quando si ha nostalgia di Potter, questo è sicuramente uno degli episodi più significativi da guardare. Con simpatia ed un pizzico di nostalgia.
Parola chiave: Hogwarts.

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#HollywoodCiak
Bengi

Film 593 - Come ti spaccio la famiglia

In America un successone inaspettato. Io non amo Jennifer Aniston, ma ho dato una chance a film dalle credenziali ben peggiori...


Film 593: "Come ti spaccio la famiglia" (2013) di Rawson Marshall Thurber
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Dai, dai, dai, non c'è male. Ho riso.
Senza avere la benché minima idea di quale sarebbe stato il tema del film (finta famiglia cerca di importare dal Messico una super partita di erba in realtà fregandola ad un altro spacciatore), devo dire che alla fine "We're the Millers" mi ha piacevolmente divertito. Volgarissimo in molte sue parti, riesce però a conquistare fin da subito l'attenzione dello spettatore grazie al mix eterogeneo di protagonisti che ricopre non pochi ruoli tematici: Jason Sudeikis è l'eterno Peter Pan e piccolo spacciatore locale, Jennifer Aniston la sexy spogliarellista dalla forte personalità, Emma Roberts la disadattata anaffettiva e Will Poulter il super nerd sfigato abbandonato anche dalla madre.
Questo insieme esplosivo di protagonisti carbura quasi da subito e, nonostante si sappia esattamente come andrà a finire questa storia, si sta ben volentieri al gioco della classica commedia degli equivoci e scurrilità. Tutto sommato la finta famiglia è ben assortita e il fatto che si prendano a nomi per tutto il tempo è decisamente divertente. L'opposizione con la famiglia Fitzgerald (grande Nick Offerman in un ruolo completamente diverso da quello del fantastico "Parks and Recreation") è spietata e parzialissima e ritrae un'insieme di caratteristiche drammaticamente comuni in contesti bigoto-felici. La scena del sesso a 4 in tenda è fantastica.
Direi che tutto sommato divertimento cercavo e divertimento ho trovato. Jennifer è in gran forma e non si fa pregare quando è il suo turno di spogliarsi, regalando sicure emozioni forti a fans e non: 44 anni di fuoco. L'idea di base è carina e sviluppata senza pretese oltre gli evidenti limiti invalicabili del prodotto e, a fine visione, si può certamente dire di essersi svagati. In quest'ottica, quindi, un successo.
Ps. $247,900,000 di incasso mondiale (e 37 milioni per produrlo).
Consigli: Assolutamente perfetto per una serata tra amici. Si ride tranquillamente e senza pensieri. "Come ti spaccio la famiglia" fa decisamente il suo dovere, ovvero intrattenere.
Parola chiave: Pablo Chacon.

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Bengi

domenica 6 ottobre 2013

Film 592 - Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri

Alla fine ero curioso di vedere questo secondo capitolo. Il primo episodio era stato anche divertente, quindi perché no?


Film 592: "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri" (2013) di Thor Freudenthal
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non che il primo film fosse fenomenale, ma almeno il tentativo di spacciare un filmetto per kolossal degli effetti speciali (epic fail) c'era stato. Qui direi che si è totalmente abdicato il tentativo in favore di un risultato mediocre e privo di spettacolarità che valga la pena di essere ammirata. Sinceramente "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri" - titolo accorciabile - è veramente una delusione rispetto al suo predecessore che, nonostante tutto, aveva la capacità di incuriosire. Qui le situazioni comiche stantie, la realizzazione di serie B e gli effetti speciali da video game sono una combinazione letale che decreta l'effettiva non riuscita finale. Non che sia terribilmente obrobrioso, per carità, ma nell'ottica del passaggio di testimone tra "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini" e questo secondo capitolo, il livello è nettamente inferiore e finisce per lasciare scontenti e un po' delusi. Il capolavoro non era certo dietro l'angolo, ma si poteva tentare un approccio più lungimirante, evitando di accostarsi per ricerca d'immagine, stile e livello di sceneggiatura a un qualunque prodotto teen che punti all'appeal di un bel personaggio ("Beastly", "Shadowhunters - Città di ossa") o a qualche pasticcio mitologico in salsa videogioco ("Scontro tra titani"). Considerando che i libri da cui è tratta la saga di Percy Jackson sono ancora molti, forse era il caso di tentare un approccio più adulto e stilisticamente ricercato, scansando il richiamo del facile blockbuster nel tentativo di produrre una pellicola con un proprio stile e una propria voce narrante. In quest'ottica "Percy Jackson: Sea of Monsters" ha fallito su tutta la linea.
Anche perché, non si può non dirlo, questo tipo di prodotto finisce inevitabilmente per confrontarsi con la saga potteriana che, in un decennio, ha assolutamente alzato il livello minimo di realizzazione per il genere fantasy. In questo caso particolare, poi, non si può non notare le numerose somiglianze che, al confronto, fanno sfigurare il povero Percy: 3 ragazzini protagonisti (Percy, quello principale, dal viso pulito e ingenuo, che non sapeva di avere dei poteri e finisce sempre per salvare il culo a tutti; la ragazzina so tutto io che però è anche molto carina; l'altro protagonista, un po' goffo e a volte ridicolo, comunque la spalla simpatica che aiuta a sdrammatizzare le situazioni di tensione), una scuola per ragazzi 'speciali' (qui sono i semidèi, da Potter sono i maghi), una serie di avventure da affrontare per ottenere un risultato glorificante.
Se, poi, andiamo più nello specifico di questa pellicola, le somiglianze con Harry Potter sono ancora più lampanti: Annabeth/Alexandra Daddario chiama un taxi magico in mezzo alla foresta che è molto molto simile alla macchina volante della famiglia Weasley. Non contenti, il taxi finirà per dividersi in due ricordando la scena con l'autobus a due piani in giro per Londra che schiva il traffico modellando la sua forma a seconda delle necessità ("Harry Potter e il prigioniero di Azkaban"). Da quest'ultimo film deriva anche la somiglianza tra l'ippocampo di Percy e l'ippogrifo di Harry e, giusto per citare ancora qualche vicinanza narrativa, in questo film l'Oracolo rivela a Percy una profezia che lo riguarda, proprio come Sibilla Cooman - sempre nello stesso film potteriano! - rivela ad Harry la profezia che lo riguarda in un momento in stile trans. Insomma, già che alcuni spunti della trama richiamano altre storie... almeno tentare di creare un proprio filone?
Peccato, insomma, perché anche Percy Jackson avrebbe i suoi buoni assi nella manica dato che le trovate pro avventura, i numerosi personaggi e gli spunti da mitologia parrebbero, sulla carta, regalare non poche possibilità per sviluppare una trama divertente, avventurosa e - fosse vero - originale. Invece "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri" finisce per incasellarsi nell'universo di pellicole con un buon budget che potrebbe fare la differenza, ma che scelgono il percorso sicuro del non andare oltre il già collaudato da altri.
Logan Lerman, poi, fa quello che può (e recita molto meglio di Daniel Radcliffe, lo dimostra ampiamente in quel piccolo capolavoro di "Noi siamo infinito").
Ps. 90 milioni di dollari il budget, $185,352,366 il botteghino mondiale.
Consigli: Da vedere se il primo Percy Jackson è piaciuto o se si vuole passare una serata all'insegna del disimpegno assoluto.
Parola chiave: Vello d'oro.

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Bengi

mercoledì 2 ottobre 2013

Film 591 - La notte del giudizio

Trailer estremamente accattivante. Storia decisamente non convenzionale. Possibili sviluppi apocalittici.
Da vedere assolutamente.


Film 591: "La notte del giudizio" (2013) di James DeMonaco
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Lena Headey prezzemolina 2013, fra "Il trono di spade", "Shadowhunters - Città di ossa" e il prossimo "300 - L'alba di un impero" (2014), me la ritrovo anche in questo "The Purge", una delle inaspettate sorprese col botto del botteghino di quest'anno (3 milioni di dollari per produrlo, $85.600.152 di incasso mondiale), tanto che è già stata messa in cantiere l'idea di un sequel.
Premessa (da Wiki): "Nel 2022, gli Stati Uniti sono una nazione rinnovata, governata dai Nuovi Padri fondatori dell'America. Per mantenere i tassi di criminalità e disoccupazione bassi, il governo ha istituito un periodo annuale, di dodici ore, chiamato "La Purificazione", durante il quale tutte le attività criminali, tra cui l'omicidio, diventano legali".
Ora, a mio avviso l'idea che da il la a questo film oscilla pericolosamente tra l'intrigante e l'inquietante, finendo per catturare appieno la fantasia dello spettatore. Una miriade di domande si frappongono fra chi sta per vedere "La notte del giudizio" e l'effettivo risultato finale messo in scena: per esempio come si è arrivati a questo tipo di soluzione estrema? Quali sono le implicazioni sociali rispetto a questo tipo di approccio? E quelle morali? E cosa accade, finita la Purificazione? Quali sono le conseguenze di una scelta tanto estrema?
Ecco, chiaramente queste sono alcune delle domande che mi sono posto io (e che non hanno trovato risposta).
A parte spiegare che la Purificazione viene vissuta come una catarsi del popolo che poi vive in piena armonia durante il resto dei 364 giorni e mezzo dell'anno, non viene aggiunto molto. La furbizia degli autori sta nel realizzare una pellicola sul popolo, senza inquadrarlo praticamente mai (molte immagini di rivolta, lotta e conflitto sono di repertorio). Lasciando, insomma, poco spazio alle implicazioni generali, concentrandosi invece su un unico nucleo familiare (chiaramente di ceto alto) e sulla sua notte da incubo, si finisce per sfruttare poco o niente delle possibilità narrative che l'incipit pareva regalare. In poche parole "The Purge" non va oltre lo sforzo di costruire una buona premessa che finirà per tradire un po' per colpa del budget inadeguato, un po' per assecondare la necessità di violenza e atmosfere thriller che lo spettatore medio parrebbe richiedere.
Personalmente avrei preferito un approfondimento sociale più consistente, oltre che un'analisi psicologica dei personaggi meno rarefatta e funzionale all'unica descrizione di terrore da attacco alla proprietà privata e personale. Non c'è lungimiranza in un approccio del genere, in quanto si finisce per ricadere nel meccanismo della banalità e della standardizzazione dei contenuti vincolati. L'unico momento veramente interessante a trama inoltrata è quello che coinvolge i due genitori James/Ethan Hawke e Mary/Headey e lo sconosciuto lasciato entrare in casa per pietà dal figlioletto (disturbato): il loro primo impulso è quello di consegnare lo sconosciuto ai personaggi in giardino che lo richiedono minacciandoli, innescando una serie di implicazioni psicologiche come l'istinto di sopravvivenza che sarebbe stato veramente interessante approfondire per più di quei due minuti scarsi di scena.
Anche perchè il tutto si risolverà in maniera abbastanza prevedibile, giacché i vicini della famigliola protagonista sono sospetti dalla prima inquadratura e, a parte qualche trovata inusuale a livello di scelte finali (non sarà proprio un happy ending), la storia viene condotta più o meno come ci si aspetterebbe dal momento in cui si capisce che il film non andrà oltre le sfumature del trhiller fantascientifico claustrofobico a tratti splatter e post apocalittico.
In definitiva non si può dire che "La notte del giudizio" - come non mi piace questo titolo - non offra qualche spunto innovativo o in direzione meno standardizzata, ma finisce per cadere nella trappola della direzione sicura, preferendo scene di violenza e tensione ad un'analisi più approfondita e seria della situazione presentata come incipit. E questa è davvero un'occasione mancata. Dal punto di vista commerciale, invece, è certamente una furbata.
Ps. Il cattivo Rhys Wakefield sembra un giovane Christoph Waltz.
Film 758 - Anarchia - La notte del giudizio
Film 1205 - La notte del giudizio - Election Year
Consigli: E' un film che si lascia guardare e, se preso nel verso giusto, può perfino regalare qualche spunto di riflessione. Scade un po' in una prevedibilità narrativa, ma tutto sommato ha un suo appeal e ha presa specialmente all'inizio.
Parola chiave: Sistemi di sicurezza.

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Bengi

Film 590 - The Big Wedding

La mia propensione naturale per la commedia patinata americana mi pone sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e potenzialmente bello da vedere. Questa pellicola era il perfetto specchietto per le allodole: tanti attori famosi, un matrimonio come macrotema e la plausibile speranza di qualche momento divertente. Big mistake.


Film 590: "The Big Wedding" (2013) di Justin Zackham
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Hanno scomodato praticamente chiunque per questa commedia romantica con tinte acido-trash-fintononconvenzionale e, nonostante l'evidente sforzo di rendere appetibile e commerciale il prodotto, l'operazione è stata fallimentare. Analizziamo il fallimento per punti:
A. 32 milioni di dollari per produrre "The Big Wedding", $35.770.721 di incasso mondiale (in Italia IMDb non sa pronosticare ancora una data d'uscita);
B. Robert De Niro (parzialmente, dopo il successo di "Il lato positivo - Silver Linings Playbook"), Diane Keaton, Katherine Heigl, Susan Sarandon, Robin Williams e Ben Barnes sono anni che non azzeccano un film che sia uno e nemmeno per sbaglio vedono un successo commerciale. Solo Amanda Seyfried al momento riesce ad assicurarsi ruoli in produzioni remunerative. Riunire tutti questi nomi insieme non ha aumentato l'appeal commerciale di questo film;
C. anche volendo soprassedere sui precedenti punti, durante la visione della pellicola si intuisce subito la furbata che sta alla base di questa storia: ci sono tutti gli elementi che teoricamente distruggerebbero i cliché della classica commedia romantica americana, ma in realtà non c'è alcun intento rivoluzionario, ma, al contrario, è tutta una semplice maschera di superficie che ricopre di fatto una realtà intuibilissima dal principio: "The Big Wedding" è una classica commedia romantica americana con lieto fine e morale. Solo è molto, molto più volgare.
La totale mancanza di idee che sta alla base di questa sceneggiatura viene biecamente celata dietro trovate di dubbio gusto che spaziano dal sessuale al bigotto, passando per uno sbandierato progressismo - già un altro film con la Keaton, "La neve nel cuore", si lanciava a spada tratta a difenderne i principi, finendo per risultare una gigantesca boiata inconcludente - che è di una deficienza disarmante.
Senza contare che, oltre al fallimentare tentativo di spacciarsi per non convenzionale, questa commedia non è praticamente mai divertente, ma, al contrario, spesso imbarazzante (vedi madre della sposa che durante la cerimonia si dichiara bisessuale ed interessata ad una cosa a tre con madre e matrigna dello sposo).
Oltre a questo inquietante scenario di incauti errori di giudizio, va anche detto che si tirano in ballo troppe questioni per una storia che si svolge nell'arco di un weekend, dove tra l'altro l'evento principale (il matrimonio) finisce per rivestire una parte minima di trama. Troppi personaggi danno poco respiro alle dinamiche famigliari, tanto che, per dire, non si scoprirà mai cos'ha fatto di così grave il marito di Lyla/Katherine Heigl da meritare di essere abbandonato (ma, tranquilli, se lo riprenderà nel finale. Perchè? Ma perché Lyla, che non poteva avere figli, rimane inaspettatamente incinta! Lo si capisce dalla seconda scena, ma ne abbiamo conferma solo quasi alla fine. Sopresona!).
Insomma, "The Big Wedding" doveva raccontare la storia di una famiglia moderna e anticonformista, dove ex marito e moglie fanno sesso per scongiurare di non provare più qualcosa l'uno per l'altra o dove nuova moglie ed ex moglie (un tempo migliori amiche) decidono di tornare amiche proprio nel finale dopo essersi odiate per anni. Di fatto, però, il risultato è ancora peggio della solita pellicola piena zeppa di cliché perché, nel tentativo di fuggirli, il risultato finale è un'accozzaglia caotica di situazioni al limite del nonsense e del cattivo gusto.
Consigli: Tra tutte le commedie romantiche carine che l'America abbia prodotto ("Crazy, Stupid, Love.", "Notting Hill", "Tutto può succedere - Something's Gotta Give", e tantissime altre), questa certamente non può esservi annoverata. Sinceramente molto deludente e tanto sboccata da risultarmi fastidiosa. Si può evitare.
Parola chiave: Segreti.

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Bengi

Film 589 - Shadowhunters - Città di ossa

Un po' incuriosito dai rumors sulla pellicola e dalla presenza di Lily Colins, l'ingresso gratis della 3 è stato un incentivo in più per andare a vedere il primo episodio di questa nuova saga teen.


Film 589: "Shadowhunters - Città di ossa" (2013) di Harald Zwart
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Premesso che se il libro e la pellicola si chiamano "The Mortal Instruments: City of Bones" e tu li ribattezzi in italiano "Shadowhunters - Città di ossa" mi crei non poca confusione (soprattutto perché mi boicotti il titolo originale in lingua per utilizzare comunque un titolo in inglese: a che pro?!), questo film è una colossale boiata scritta senza alcuna cognizione di causa e, ciò che è peggio, ricalcando un'innumerevole quantità di altri prodotti narrativi o cinematografici già visti e rivisti. E se questo è il risultato del copia-incolla, davvero c'è da porsi serie domande sulla sceneggiatrice Jessica Postigo Paquette o, peggio ancora, sull'autrice dei romanzi Cassandra Clare.
Premesso che non avessi alcun pregiudizio nei confronti di questo film - che anzi mi aveva incuriosito -, man mano che la storia si sviluppava è cresciuta anche la delusione per colpa della pochissima fantasia narrativa, della prevedibilità assoluta e dello sconcertante scopiazzamento impunito. Solo per citare qualche esempio, faccio presente che nel film vengono scomodati vampiri, licantropi e stregoni; ci sono edifici nascosti in mezzo alla città (una specie di castello dove avvengono magie...); che la protagonista Clary Fray ha dei poteri che non sapeva di avere ed appartiene ad un mondo magico a cui non sapeva di appartenere... Mi fermo, ma si potrebbe continuare.
Il fatto non è tanto che - per così dire - si citino "Harry Potter", "Twilight", "Beastly", "Beautiful Creatures - La sedicesima luna", ma che nonostante l'ispirazione da altri, il risultato finale sia questo, ovvero di una banalità sconcertante. Non c'è pathos, le scene di lotta sono deboli e la ricerca stilistica che sta dietro le immagini è di un patinato malriuscito. Ritengo che questo film sia debole principalmente perchè vuole prendere in considerazione una miriade di fattori, senza saperli di fatto gestire. E, così, il risultato è un calderone di personaggi, situazioni, creature magiche e luoghi che cozzano tra loro senza mai amalgamarsi davvero in qualcosa di unico e nuovo. Manca di personalità e appeal, nel senso che, se proprio la necessità era quella di raccontare l'ennesima storia teen dal sapore soprannaturale, si poteva cercare una propria voce, un proprio percorso. Specialmente perché qui l'intento era quello di creare una saga. Perfino gli effetti speciali sono insipidi, per citare una delle cose su cui di solito gli americani puntano di più (il budget di 60milioni di dollari faceva ben presupporre). E, invece, scontatezza, brutti dialoghi, inespressività e noia prendono quasi subito il sopravvento. Un'occasione molto sprecata (come "The Host", per citarne un altro).
Ps. Soli $75,559,919 di incasso mondiale nonostante un cast abbastanza ricco: Lily Collins, Jamie Campbell Bower, Kevin Zegers, Jonathan Rhys Meyers, Lena Headey e Robert Sheehan. Questo ha fatto sì che la produzione del secondo capitolo sia stata posticipata a data da destinarsi...
Consigli: Dovendo scegliere cosa guardare, non punterei su questo titolo. Sinceramente ho trovato (addirittura!) più riuscito "Beautiful Creatures". Purtroppo è scontato e scritto male, il che lo rende molto deludente, perfino per un teen movie senza pretese di capolavoro.
Parola chiave: Coppa.

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Bengi