mercoledì 28 giugno 2017

Film 1380 - Smetto quando voglio: Masterclass

Era passato anche dal Cinema Galliera, ma lavorando non ero riuscito a recuperarlo. Così quando lo streaming ha concesso il recupero, mi è venuta voglia di vedere questo sequel.

Film 1380: "Smetto quando voglio: Masterclass" (2017) di Sydney Sibilia
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Simpatico e tendenzialmente nello spirito del precedente, anche se devo dire che alla fine mi aspettavo qualcosina in più.
Un po' come per "LEGO Batman - Il film", ho trovato il tutto un filino troppo carico, ricolmo di avvenimenti, gag, avventure mirabolanti, espedienti che in altri contesti definiremmo "americanate", per un risultato finale tanto caotico, sicuramente divertente, ma alla fine quasi forzato. Nel senso che, volendo riproporre le atmosfere del precedente, dovendo concedere spazio allo straordinariamente ampio numero di protagonisti, ricercando quella formula di successo che ha reso tanto famoso "Smetto quando voglio", questo sequel ci consegna un prodotto sulla carta perfetto, ma più forzato, se vogliamo. Insomma, per quanto abbia apprezzato gli evidentissimi sforzi di rendere questa saga - a breve anche "Smetto quando voglio: Ad honorem" - qualcosa di più interessante del solito prodotto italiano, ammetto che questo secondo capitolo me lo sono goduto di meno.
Poi ribadisco, il tutto non è niente male, prodotto nostrano sopra la media, un cast davvero ben scelto (la dura Greta Scarano mi fa un po' ridere però), effetti speciali bomba con qualcosina alla "Fast & Furious" e storia sotto molti punti di vista geniale. Detto questo, io "Masterclass" me lo immaginavo concentrato su altre storie, altri episodi, nuovi racconti. Tutto qui.
Film 738 - Smetto quando voglio
Cast: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Stefano Fresi, Greta Scarano, Paolo Calabresi, Giampaolo Morelli, Libero De Rienzo, Pietro Sermonti, Lorenzo Lavia, Valeria Solarino, Marco Bonini, Rosario Lisma, Luigi Lo Cascio.
Box Office: 3.440.826€
Consigli: Piacerà a chi ha apprezzato il primo, anche se lascerà un po' di sasso constatare che l'avventura non finisce qui. Ennesimo capitolo ponte della cinematografia - anche se la cosa è più inusuale per il grande schermo italiano - si tratta dell'approfondimento della storia precedente, ritrovando di conseguenza tutti i personaggi che hanno reso "Smetto quando voglio" un piccolo cult nostrano (12 nomination ai David di Donatello 2014). Il tutto è sicuramente molto sopra le righe, ma si tratta di un prodotto simpatico, di facile consumo e con una sufficiente dose di cinismo critico. Si lascia vedere tranquillamente.
Parola chiave: Prigione.

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lunedì 26 giugno 2017

Film 1379 - LEGO Batman - Il film

Avevo visto il primo e mi era piaciuto tantissimo. Così quando è uscito lo spin-off avrei voluto vederlo subito e... non sono riuscito! Fortunatamente esiste lo streaming.

Film 1379: "The LEGO Batman Movie" (2017) di Chris McKay
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Da fan dell'originale di qualche anno fa, sono arrivato a questa pellicola con la quasi certezza che ne sarei rimasto molto soddisfatto. "The Lego Movie" era stato una piacevolissima, coloratissima, caotica sorpresa ed ero certo che anche per questo spin-off a tema Batman il piacere della visione non sarebbe mancato. Di fatto è stato così, anche se con una riserva.
Perché sì, "The LEGO Batman Movie" è ricolmo di gag divertenti, momenti comici, citazioni cult da altre pellicole, una grafica a dir poco accattivante, un tripudio di personaggi e un'idea d'insieme particolarmente articolata, ma la sensazione che si ha fin quasi da subito è che sia tutto troppo. Un po' come quando si hanno esattamente tutti gli elementi necessari ad eseguire una ricetta, eppure per quanto il risultato finale sia buono, non è perfetto o come te lo immaginavi o come lo faceva la nonna.
Questo seconda incursione del mondo LEGO nell'universo cinematografico è un po' così, perfetta sulla carta, ma alla fine meno gustosa di quanto tutti gli ingredienti impiegati avrebbero dovuto garantire.
A parte ciò - e il doppiaggio orrendo di Geppi Cucciari in italiano (ma perchè?!) - "LEGO Batman - Il film" è un buon esempio di pellicola d'animazione molto contemporanea, sicuramente adatta non solo ai bambini. Simpatico.
Film 735 - The Lego Movie
Cast: Will Arnett, Zach Galifianakis, Michael Cera, Rosario Dawson, Ralph Fiennes, Jenny Slate, Héctor Elizondo, Mariah Carey, Seth Green, Conan O'Brien, Zoë Kravitz, Kate Micucci, Channing Tatum, Ellie Kemper, Jonah Hill, Adam DeVine; (italiano) Claudio Santamaria, Geppi Cucciari.
Box Office: $310.9 milioni
Consigli: Esempio non male di come si può riportare quasi intatta l'energia di una pellicola trasferendola sul solito prodotto collaterale. Per chi ha apprezzato il primo, anche questo spin-off legato all'universo di Batman dovrebbe proprio piacere. E per non farci mancare proprio niente, dal 22 settembre arriverà al cinema "The LEGO Ninjago Movie". Non satureranno un po' il mercato? Staremo a vedere.
Parola chiave: Solitudine.

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venerdì 23 giugno 2017

Film 1378 - Scappa: Get Out

Il team del Cinema Galliera in gita al cinema per vedere uno dei thriller più attesi della stagione!

Film 1378: "Scappa: Get Out" (2017) di Jordan Peele
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Alessandra, Marta, Mattia, Adriano, Anna, Matteo, Roberto
Pensieri: Un bel thriller, forte e inquietante con numerosi spunti ben costruiti e un colpo di scena finale ben architettato. Questo è "Get Out", pellicola che in America ha fatto letteralmente il botto: costata 4.5 milioni di dollari, solo nel primo weekend di uscita è riuscita ad incassarne $33.4 e finire prima al box-office!
Visto il grande successo di pubblico e critica, devo dire che da parte mia ci fossero non poche aspettative rispetto a questa vera e propria rivelazione del 2017. Soprattutto quando si parla di horror/thriller è difficile che ciò che ci si aspetta da un prodotto riesca effettivamente a soddisfarci, per cui devo dire che la sorpresa c'è stata eccome quando, a fine proiezione, mi sono ritrovato particolarmente soddisfatto della visione. Si tratta di un ottimo titolo, funzionale e ben scritto, capace di costruire un crescendo di pathos e ansia che culmina nel momento in cui la vera natura delle cose si rivelerà allo sfortunato protagonista.
Non sono pochi, infatti, i tasselli mancanti al quadro della famiglia Armitage e non si tarderà a capirlo. Molte stranezze coinvolgono i vari membri - a partire dallo stranissimo fratello Jeremy - per continuare con una coppia di domestici non esattamente in linea con la sanità mentale. Non bastassero già questi elementi, la trama non tarderà a farci capire che non si tratta di una situazione isolata in quanto tutta la comunità locale si dimostrerà non poco... fuori dal comune.
Senza voler svelare troppo, basti sapere che (come al solito) niente è davvero come sembra e fino all'ultimo non mancheranno le sorprese ed inaspettate virate narrative. Il tutto per un risultato finale all'altezza delle premesse e promesse di trailer e recensioni entusiaste.
Unici nei che personalmente ho riscontrato sono due aspetti legati a protagonista e trama. Per quanto riguarda il primo, devo ammettere che l'interpretazione di Daniel Kaluuya non mi ha sempre convinto al 100%; il secondo, invece, si collega al fatto che la sceneggiatura mi è sembrata alla lunga troppo ossessivamente concentrata sulla questione razziale, tanto da dover troppo spesso tirare fuori l'argomento, a volte in maniera un po' troppo forzata.
A parte questo ho trovato "Get Out" un ottimo esordio alla regia - ma non alla sceneggiatura - dell'attore Jordan Peele (creatore della serie per cui ha vinto un Emmy "Key and Peele"), un raro esempio di come si possa ancora aggiungere qualcosa al genere horror/thriller senza dover scopiazzare da altre pellicole o dover utilizzare come uniche armi a disposizione i rumori improvvisi o la violenza inaudita. Si può giocare con lo spettatore e riuscire ad impressionarlo anche senza a ricorrere a mezzucci ormai datati e, per farlo, basta scrivere e produrre sceneggiature di valore. "Basta" forse andava virgolettato... In ogni caso, un film riuscito.
Cast: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Bradley Whitford, Caleb Landry Jones, Stephen Root, LaKeith Stanfield, Catherine Keener, LilRel Howery.
Box Office: $251.3 milioni
Consigli: Sinceramente, se piace il genere questa è un'ottima scelta per una serata all'insegna di suspense e mistero. Ben architettato, con i ritmi giusti e una dose sempre maggiore di stranezze che portano l'atmosfera a farsi sempre più ambigua e indecifrabile, "Get Out" è uno di quei titoli da cui ti aspetti molto e che non ti delude. Vedere per credere.
Parola chiave: Imbottitura.

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giovedì 22 giugno 2017

Film 1377 - Sex and the City 2

Ogni tanto ci casco. E ricasco. E ricasco.

Film 1377: "Sex and the City 2" (2010) di Michael Patrick King
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Nostalgico di atmosfere "sexandthecitiane", dopo aver riguardato tutta la quinta stagione, sono tornato a commettere uno dei miei più irrinunciabili peccati originali, ovvero guastarmi una delle due pellicole cinematografiche legata alla geniale serie tv "Sex and the City".
Premesso che rivedere il telefilm a 30 anni mi ha aperto gli occhi non poco - è davvero un contenitore di grandi verità che da ragazzino non puoi arrivare a capire -, questo secondo lungometraggio di certo non aggiunge nulla al perfetto equilibrio di humor, glamour e chiacchiere open minded cui eravamo stati abituati, ma tutto sommato è l'innocente tentativo (oltre che di lucrarci sempre di più) di portare ai fan sfegatati un'altra fetta di quella gustosissima torta tristemente terminata nel 2004. Certo, si poteva fare molto di più, ma si sa che dal piccolo al grande schermo il salto è nel vuoto e spesso si paga. Va bene così, per la piccola dose annuale di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda questo film è più che sufficiente.
Ps. "Vincitore" di 3 Razzie Award per le Peggiori attrici (Parker, Cattrall, Davis, Nixon), Peggior cast e Peggior Prequel, Remake, Rip-Off o Sequel...
Film 122 - Sex and the City
Film 221 - Sex and the City
Film 405 - Sex and the City
Film 1072 - Sex and the City
Film 121 - Sex and the City 2
Film 205 - Sex and the City 2
Film 253 - Sex and the City 2
Film 406 - Sex and the City 2
Cast: Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth, John Corbett, David Eigenberg, Evan Handler, Jason Lewis, Willie Garson, Mario Cantone, Lynn Cohen, Alice Eve, Raza Jaffrey, Penélope Cruz, Liza Minnelli, Miley Cyrus.
Box Office: $294.6 milioni
Consigli: Non il migliore dei due film, sicuramente non all'altezza della serie tv, ma se la nostalgia vi prende e non avete proprio il tempo di rivedervi tutti gli episodi, un saltino nel mondo di Carrie & co. lo potete fare anche attraverso questo secondo esperimento cinematografico.
Parola chiave: Relazioni amorose.

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mercoledì 21 giugno 2017

Film 1376 - Rush

I miei genitori, che lo avevano visto al cinema al tempo, mi dissero che gli era piaciuto. Io ero un po' titubante, sia visto l'argomento che per una generica diffidenza immotivata. Poi ho trovato lo streaming online e, alla fine, mi sono convinto.

Film 1376: "Rush" (2013) di Ron Howard
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Considerata la regia di Ron Howard e le due nomination ai Golden Globe ero rimasto con la curiosità di recuperare questo film sulla Formula 1, nonostante sia uno sport che non mi trova particolarmente affascinato.
Certamente la magia del cinema è perfetta per catturare e rimandare precisamente il bello della corsa con le macchine, tra rombi di motori, velocità spericolate e quel brivido delle acrobazie più pericolose ed entusiasmanti che, nella routine della quotidianità, in una gara si verificherebbero certamente in minor quantità. Senza contare che l'occhio di Howard si avventura ben oltre l'interno della pista, regalando allo spettatore il brivido dell'azione dall'interno e, ancora meglio, dalla prospettiva del pilota. Da questo punto di vista il film riesce a far appassionare alle gare anche i profani, stimolando adrenalina e scatenando un certo senso dell'avventura. "Rush" risulta così un vincente esperimento riuscito, una scommessa che funziona al pari di quelle che i due protagonisti fanno con se stessi. Ma non è solo questo, perché parte di un risultato così appassionante è dovuto al fatto che si tratti di una storia vera: è il racconto dei percorsi personali di due grandi piloti le cui vite sono un interessantissimo argomento da sviscerare.
Il cast internazionale regge bene e le numerose location in giro per il globo contribuiscono all'idea della grande produzione hollywoodiana, pur con un "limitato" budget da 38 milioni di dollari. I due protagonisti Chris Hemsworth (James Hunt) e Daniel Brühl (Niki Lauda) sono decisamente in parte e funzionano bene, con il secondo favorito da un ruolo decisamente più eccentrico che rimane impresso; Pierfrancesco Favino si dimostra ancora una volta uno dei pochissimi italiani capaci di lavorare anche all'estero.
Insomma, risultato finale superiore alle aspettative, ben girato e appassionante, particolarmente interessante per la storia che racconta (ben narrata dal veterano Peter Morgan) e di efficace intrattenimento non solo sportivo.
Ps. Due candidature ai Golden Globe per Miglior film drammatico e attore non protagonista (Brühl) e 4 nomination ai BAFTA (Miglior film britannico, attore non protagonista, montaggio e sonoro).
Cast: Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara, Pierfrancesco Favino, Natalie Dormer.
Box Office: $98.2 milioni
Consigli: Un prodotto ben fatto e raccontato bene, bilanciato nel dosare le scene d'azione (= sportive) con i momenti legati alle vicende private dei due piloti. Un prodotto interessante e, personalmente, una sorpresa in positivo. Gli si può dare una chance.
Parola chiave: Circuito del Fuji.

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lunedì 19 giugno 2017

Film 1375 - The Constant Gardener - La cospirazione

All'ultimo rietro dal master milanese, ho deciso di distrarmi un po' dalla tristezza incominciando questo pellicola di cui tanti anni fa avevo comprato il dvd. L'ho finita qualche tempo dopo a casa.

Film 1375: "The Constant Gardener - La cospirazione" (2005) di Fernando Meirelles
Visto: dal computer portatile, dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Erano anni che volevo recuperare questo film, incuriosito dal successo di critica ottenuto. Non penso in molti avrebbero scommesso sull'Oscar a Rachel Weisz, motivo per cui ero rimasto con l'interesse di capire cosa mai avesse potuto fare per meritare tale onoreficenza. In realtà, ora che mi sono svelato questo arcano, non mi sento di poter dire di essere rimasto particolarmente colpito. Un'interpretazione in parte e certamente riuscita, ma non così memorabile da risultare indimenticabile (e poi c'era Michelle Williams candidata per "Brokeback Mountain" quell'anno...). Del resto quella del 2006 è stata la stessa edizione che ha incoronato Miglior attrice Reese Witherspoon e Miglior film "Crash: Contatto fisico", quindi non mi sento di poter dire che fu un'annata particolarmente fruttifera.
Ralph Fiennes ha quel volto particolare che dopo due minuti che lo guardi ti rimanda inevitabilmente a Voldemort. Tutti quegli elementi che avresti ricollegato alle meraviglie del trucco - labbra, zigomi, sopracciglia - sono in realtà proprietà naturale dell'attore, per cui è inevitabile non pensare all'acerrimo nemico potteriano, qui in veste umanitaria. Di per sé la cosa non sarebbe troppo rilevante, ma verso il finale (in cui Fiennes ha la maggior parte delle scene in solitaria) risulta leggermente disturbante. In ogni caso il suo personaggio è un po' snervante, anche se il riscatto finale lo trasformerà in una sorta di eroe tragico moderno.
Il film di per sé non è esattamente il mio genere; non mi è dispiaciuto, ma onestamente mi aspettavo qualcos'altro. E' una pellicola fatta di flashback e riprese con camera in spalla, due aspetti che non mi fanno impazzire al cinema.
A livello narrativo si tratta del racconto dell'ennesimo complotto, in questo caso contestualizzato in Africa e legato alla sperimentazione farmacologica da parte di case farmaceutiche senza scrupoli. Il profitto prima delle vite umane, l'insabbiamento e l'omicidio piuttosto che la scomodissima verità svelata all'opinione pubblica. Gli elementi, che pure non sono particolarmente originali, combinati insieme comunque funzionano bene. La differenza qui la fanno, a mio avviso, la regia di Meirelles e lo "sfondo". I colori dell'Africa sono spettacolari e il film riesce a catturarne l'essenza rimandandola allo spettatore che non può non rimanerne colpito. Da questo punto di vista credo che "The Constant Gardener" riesca efficacemente a ritagliarsi un proprio spazio fra i vari titoli che appartengono allo stesso genere. Poi ripeto, non appartiene al tipo di pellicole che preferisco, ma sono contento di averlo finalmente recuperato e, ancora di più, di essermi fatto un'idea sull'interpretazione che ha concesso alla Weisz di entrare nell'olimpo hollywoodiano.
Ps. Candidato a 4 premi Oscar per Miglior sceneggiatura non originale, colonna sonora, montaggio e attrice non protagonista il film ha vinto in quest'ultima categoria. Stessa vittoria anche ai Golden Globes.
Cast: Ralph Fiennes, Rachel Weisz, Danny Huston, Bill Nighy, Pete Postlethwaite, Hubert Koundé, Archie Panjabi.
Box Office: $82,466,670
Consigli: Non un titolo per ogni occasione. Tematica difficile mischiata a tinte thriller che sfociano spesso in tragedia. Una fotografia interessante, una regia particolarmente vivace e una coppia di protagonisti capaci e sempre sull'orlo dell'ambiguità. Il finale-bomba è inaspettato. Tutto sommato non credo lo rivedrei, ma dargli una chance può avere senso.
Parola chiave: Lettera.

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venerdì 16 giugno 2017

Film 1374 - 22 Jump Street

Avevo cominciato a rivederlo qualche mese fa, senza portare a termine la visione. Così ho pensato, all'occasione giusta, di ricominciare d'accapo e vedere nuovamente questa commedia.

Film 1374: "22 Jump Street" (2014) di Phil Lord, Christopher Miller
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Alla fine mi ha fatto di nuovo divertire. Continuo a considerare la scena tra Jonah Hill e Jillian Bell una delle più esilaranti che il cinema americano abbia partorito di recente nell'ambito della commedia caciarona e, in generale, questo sequel non delude le aspettative nei confronti del primo capitolo (a sua volta tratto dalal serie tv).
L'avventura replica la formula precedente, prendendosene non poco gioco: due ragazzoni belli e fatti arrivano al college, ma sotto copertura, per scoprire chi stia vendendo una droga illegale che fa sballare gli studenti a tal punto da renderli pericolosi per se stessi. L'indagine porterà a qualche colpo di scena e, soprattutto, una serie di situazioni assurde e maledettamente divertenti che, alla fine, divertiranno lo spettatore quel tanto che basta per ricordare con piacere questa pellicola (molto estiva).
Film 638 - 21 Jump Street
Film 765 - 22 Jump Street
Cast: Jonah Hill, Channing Tatum, Peter Stormare, Ice Cube, Wyatt Russell, Amber Stevens West, Jillian Bell, Nick Offerman, Queen Latifah, Patton Oswalt, Craig Roberts, Rob Riggle, Dave Franco, Seth Rogen, Bill Hader, Anna Faris, Diplo.
Box Office: $331.3 milioni
Consigli: Prodotto simpatico, divertente, con una buona dose d'azione e due protagonisti davvero ben assortiti. Il risultato finale funziona bene e bisogna dire che "22 Jump Street" è un perfetto sequel, oltre che titolo adatto ad un'occasione di disimpegno e totale relax.
Parola chiave: Tatuaggio.

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mercoledì 14 giugno 2017

Film 1373 - Cinquanta sfumature di nero

La curiosità di scoprire quanto possa essere brutto un film già distrutto dalla critica mi accompagna sempre con una certa prepotenza. In questo caso, memore del precedente orrore, mi bastava solo non dover pagare...

Film 1373: "Cinquanta sfumature di nero" (2017) di James Foley
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questo sequel è meno problematico del primo capitolo. Le esperienze legate al sesso sadomaso sono parzialmente limitate e si mostra in generale meno carne. L'argomento dominazion & co. è sostituito dalla standardizzazione fagocitante del vocabolario da prodotto romantico, per cui non ci si deve stupire se Grey - che prima non faceva l'amore, ma scopava forte - ora chiede ad Ana di sposarlo.
L'apertura di Christian (Jamie Dornan), che pure sottolinea una maggiore crescita della trama, rimane purtroppo relegata ad una parata di cliché imbarazzante che va a costruire un personaggio banale e prevedibile basato sul trauma infantile che determina il carattere schivo e sospettoso, incapace di amare e impegnarsi, oltre che vedere le donne non come oggetto, ma come persone e soggetti alla pari. Putroppo alla scontatezza di queste scelte narrative si aggiunge l'arroganza maschilista di un punto di vista medioevale che vede la compagna come un possesso, una proprietà di cui disporre a proprio piacimento.
Al quadro già di per sé non particolarmente illuminato - siamo nel 2017 donne, svegliatevi da questo torpore cazzo! - si assomma l'atteggiamento da piccola fiammiferaia di Anastasia (Dakota Johnson), figura femminile finto-indipendente che, dopo aver fatto la tipa "tosta" per tutta la pellicola, finirà in lacrime tra le braccia del suo uomo macho non appena le cose si metteranno meno bene del solito - che poi, per carità, le sparano addosso e lì chiunque se la sarebbe fatta sotto, però è inutile provare a vendere come donna moderna e indipendente una che per muoversi ha l'autista, prende gli elicotteri o guida le barche... -.
In tutto questo, comunque, quello che trovo sempre sconcertante è come si possa trovare attraente o interessante una storia d'amore del genere. Dov'è il romanticismo in una frase come "voglio passare ogni istante della mia vita con te"? Più che amore io sento un certo grado di ansia che mi cresce dentro.
Quello che suggellano qui non è un rapporto paritario basato sul rispetto l'uno per l'altra, ma il racconto del predominio e della prevaricazione mascherati da succosa e provocante perversione. Perché se Anastasia decide che essere sculacciata le provoca piacere per me non c'è alcun problema, finché rimane una ponderata scelta individuale dettata da una sana e naturale curiosità. Quello che mi lascia perplesso qui come nel precedente racconto è il tentativo di rendere sexy la compravendita di una prestazione mascherata da rapporto amoroso. Grey sarà fascinoso e proibito, ma solo perché è interpretato da un uomo che incarna queste caratteristiche; svuotato di quegli aspetti che lo rendono desiderabile, rimane un ometto ricco e viziato incapace di accettare il rifiuto e rapportarsi all'altro sesso in maniera salutare e costruttiva. E trovo che tentare di sdoganare al grande pubblico questo tipo di figura attraverso un banale infiocchettamento patinato e pseudo amoroso sia una pericolosa involuzione in grado di influenzare negativamente i più suggestionabili. Perché va tutto bene fin quando Grey viene deriso per la macchietta retrograda che è, meno quando viene idolatrato o osannato per i valori che trasmette.
Per quanto riguarda il cast, anche in questo secondo episodio è particolarmente ricco. Tra le new entry una Kim Basinger francamente irriconoscibile reduce da un assestamento facciale che è qualcosa di inquietante. Una donna che ha buttato via una carriera e ora ripeschiamo qui in uno dei ruoli più inutili di "Cinquanta sfumature di nero", forse solo meno inutile della sorella Grey giocosa e iperattiva interpretata da Rita Ora.
In generale, comunque, il film è spazzatura anche se più allineato ai canoni hollywoodiani del precedente. Della serie: lo scandalo c'è, ma si vede meno. La sceneggiatura attinge da materiale scarsissimo che regala dialoghi derisibili e snodi narrativi inesistenti, per un risultato finale privo di pathos e onestamente insapore, incapace di risollevarsi nemmeno con l'aiuto della colonna sonora (anche quella meno efficace della precedente). "Fifty Shades Darker" è una ciofeca.
Film 899 - Cinquanta sfumature di grigio
Cast: Dakota Johnson, Jamie Dornan, Eloise Mumford, Luke Grimes, Max Martini, Kim Basinger, Marcia Gay Harden, Eric Johnson, Bella Heathcote, Rita Ora.
Box Office: $378.8 milioni
Consigli: Se avete gradito il primo, tendenzialmente anche questo dovrebbe lasciarvi soddisfatti. Per tutti gli altri, meglio evitare.
Parola chiave: New York.

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martedì 13 giugno 2017

Film 1372 - Fuoco cammina con me

Non ci ho capito niente. Mi hanno detto che ho sbagliato a vederlo prima del telefilm e che avrei fatto meglio ad aspettare di vedere prima la serie, ma a mia discolpa dico solo che, avendo letto che questa pellicola era il prequel del telfilm, ho pensato mi avrebbe aiutato nella comprensione. Errore.

Film 1372: "Fuoco cammina con me" (1992) di David Lynch
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ho trovato questo film particolarmente ostico e difficile da comprendere, oltre che lento e spesso noioso.
Estremamente esagerato nella resa dei toni drammatici, con una sceneggiatura che carica i dialoghi di una tensione innaturale e con una recitazione che sfocia spesso in toni soap, "Twin Peaks" versione film ha delle venature thriller che si perdono nell'assenza di ritmo e un pathos castrato da una durata eccessiva. Si sa che Lynch è un autore particolare che ha spesso richiesto ai suoi spettatori una certa dose di cieca dedizione, in questo caso però ho faticato a vedere l'estro artistico oltre la semplice ostentazione e una certa dose di autocompiacimento. E' un lavoro complesso, pesante, caricato di simbolismi e rituali e centrato sul feticcio della protagonista, una Laura Palmer sul filo della bipolarità che prima sniffa coca e va a cercare amanti per locali, poi resta pietrificata per il comportamento (maniacale, per carità) del padre. Lynch non ha una via di mezzo per lei come per la storia, un mix di provocazioni e suggestioni spesso fine a se stessi.
Cast: Sheryl Lee, Moira Kelly, David Bowie, Chris Isaak, Harry Dean Stanton, Ray Wise, Kyle MacLachlan, Kiefer Sutherland, Heather Graham, Peggy Lipton, Michael J. Anderson.
Box Office: $4.2 milioni (solo USA)
Consigli: A questo punto mi sento di dire: la serie tv prima! "Fuoco cammina con me" non è un titolo per tutti e, anzi, richiede un certo sforzo di concentrazione e sospensione del tradizionale modo di "interpretare" un film. Francamente, a meno che non si sia fan del regista o del telefilm, non consiglierei questa pellicola.
Parola chiave: Diario.

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giovedì 8 giugno 2017

Film 1371 - Demoni e dei

Questo film mi è stato ricordato e consigliato dal mio collega al cinema. Non ricordo come siamo entrati in argomento, in ogni caso dal momento in cui sono ritornato cosciente della sua esistenza, ho tenuto a mente il pensiero che dovessi necessariamente vederlo. Non c'è voluto molto a dire il vero, la mattina successiva - senza internet a casa - ho scelto subito di recuperare questa pellicola, gentilmente fornita via chiavetta USB dal sopracitato collega.

Film 1371: "Demoni e dei" (1998) di Bill Condon
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Prima di "Mr. Holmes" Bill Condon e Ian McKellen si sono incontrati qui. Il film è bello e in parte ricorda le atmosfere della pellicola del 2015, con un McKellen sempre impeccabile nonostante un ruolo che gli ho visto interpretare già più volte. O meglio, l'impressione che ho avuto è stata quella di un'interpretazione nel complesso composta dalle tante sfumature caratteristiche cui l'attore britannico ci ha abituato nel tempo.
La parte che gli spetta - James Whale, regista omosessuale che negli anni '30 portò al cinema gli horror su Frankenstein e del quale scopro solo ora l'esistenza grazie al film - è particolarmente spudorata e richiede all'interprete una certa dose di disinibizione. La stessa trama non si nasconde dietro alcuna contraffazione e, anzi, si spinge proprio là dove penseresti (Hollywood) non sarebbe in grado di andare. Da questo punto di vista ho apprezzato il coraggio.
/ Il mix complesso di personaggi, poi, determina uno scenario interessante e non banale che gioca a prendere in giro preconcetti e cliché, riuscendo a restituire un quadro umano e per niente banale. Le fragilità e debolezze di tutti sono messe in piazza, a restituire un quadro plausibile e particolarmente sfaccettato.
L'omosessualità è uno dei temi centrali, trattato alternando momenti di grande apertura ad altri di feroce critica e derisione. Personaggi-macchietta e situazioni-cliché sono messi alla berlina grazie all'ironia del protagonista e a quel savoir-faire di McKellen che lo rende davvero perfetto per qualsiasi contesto (che si tratti di interpretare Magneto, Gandalf il grigio o un anziano gay ad un party accompagnato dal suo sexy giardiniere).
Brendan Fraser, invece, è stato francamente una sorpresa in questo tipo di prodotto. Devo dire che per il ruolo di bisteccone muscoloso a cui la sotira regala un percorso di formazione coi fiocchi l'attore è perfetto. La scena in cui si spoglia per farsi ritrarre completamente nudo - dopo aver dovuto cercare il coraggio nell'alcol - è molto umana e, tutto sommato, dolce e significativa. Mi ha particolarmente colpito. Insieme a lui va detto che anche Lynn Redgrave, nel suo ruolo di governante tutto fare, lascia lo spettatore particolarmente colpito, ma quello di Fraser è un passato recitativo di cui non sapevo niente e se n'è uscito così all'improvviso che non ero davvero preparato.
In ogni caso "Gods and Monsters" è stato un film che mi ha soddisfatto, nonostante una visione mattutina che mi sento di sconsigliare. Un film complesso, ben recitato e molto interessante sia dal punto di vista umano che come sorta di dietro le quinte di una Hollywood ancora giovane della quale oggi non è così semplice reperire testimonianze.
Ps. Candidato a 3 Oscar per Miglior attore protagonista, attrice non protagonista e sceneggiatura non originale, ha vinto per quest'ultima. Ai Golden Globes invece, sulle 3 stesse categorie, è stata Lynn Redgrave a vincere come non protagonista.
Cast: Ian McKellen, Brendan Fraser, Lynn Redgrave, Lolita Davidovich, Jack Plotnick.
Box Office: $6.5 milioni
Consigli: Un titolo curioso, una biografia inaspettata riguardo ad un regista di cui si sa poco al giorno d'oggi. Una sorta di "Ed Wood" senza Tim Burton, eppure tutta un'altra cosa. Ben realizzato, sufficientemente scabroso da risultare anche divertente, tormentato in un personaggio la cui memoria vacilla e il passato comincia a riaffiorare. Non una pellicola semplice e certamente non adatta a qualunque spettatori. Ma se siete già incuriositi, non dovreste rimanere delusi.
Parola chiave: Ricordi.

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mercoledì 7 giugno 2017

Film 1370 - Eva contro Eva

Dopo aver guardato, anzi divorato, tutta la prima stagione di "Feud" sulla rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford, mi è tornata una gran voglia di recuperare qualche titolo delle indimenticabili attrici. Quello più a portata di mano era il dvd del film in questione.

Film 1370: "Eva contro Eva" (1950) di Joseph L. Mankiewicz
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Film cult di un'indimenticata Hollywood classica capace di sfornare un capolavoro indiscusso e celebrarlo nei secoli dei secoli amen. Del resto cos'è "Eva contro Eva" se non una delle pellicole più famose di tutti i tempi? E tra le più belle...
Questo dramma cinematografico si consuma nel mondo del teatro e vede fronteggiarsi due attrici magistrali il lizza per lo stesso ruolo di prima donna: Margo Channing (Davis) è la quarantenne diva la cui carriera è arrivata a quel punto in cui i ruoli da ingénue cominciano a starle stretti; Eva Harrington (Baxter) è il classico nuovo che avanza, una determinata giovane in grado di celare arrivismo e uno spietato piano dietro ad un viso angelico e una predisposizione alla recitazione. Tra loro sarà in poco tempo guerra aperta, una battaglia amara in cui la vincitrice sentirà di non esserlo fino in fondo e la sconfitta capirà che nella vita c'è altro oltre il plauso di pubblico e pari.
"All About Eve" è una storia su attori e ambiente dello show business e anche se evita il contesto cinematografico non è difficile immaginarsi questa storia ambientata tra set e cineprese, tanto che la cerimonia di premiazione con cui comincia il film ricorda tantissimo quelle degli Academy Awards anni '30 e le rivalità tra attori valgono sul palco come su un set. Non è impensabile, quindi, ritenere che la sceneggiatura di Mankiewicz volesse colpire quella Hollywood stessa che prende a battesimo la sua opera e la osanna, in un raffinato quanto efficace gioco al massacro che mette alla berlina i meccanismi contorti che producono fama e ricchezza, oltre che luci ed ombre di un mondo all'epoca tanto distante e apparentemente irraggiungibile: quello delle star.
Visto con gli occhi smaliziati del presente "Eva contro Eva" è un sorprendente precursore in grado di immaginare le ripercussioni sull'individuo dell'essere famosi, oltre che le difficoltà di uscire dallo stereotipo incarnato giocoforza, per non parlare dell'impossibilità per le attrici di trovare un ruolo credibile e degno di nota oltre una certa età. O meglio, più che immaginare direi mettere nero su bianco e darne una rappresentazione non artificiosa e credibile.
Insomma, una bellissima pellicola apprezzabile su numerosi livelli di cui, forse, quello attoriale rimane il più affascinante. Davis, Baxter, Holm e Ritter sono quattro magnifiche attrici che abbracciano il proprio ruolo in maniera impeccabile, un cast talentuoso e ispirato che regala una performance - singola e di gruppo - davvero indimenticabile. Sfido chiunque a non innamorarsi, dopo averla detestata all'inizio, di Margo e della sua fragilità, della sua fiera testardaggine, della sua conturbante femminilità.
"Eva contro Eva" è un classico perché sa ancora parlare ai propri spettatori, è un capolavoro perché è un prodotto intelligente e consapevole del proprio tempo, è stupendo perché... beh, per capirlo basta guardarlo. Ps. 14 candidature agli Oscar del 1951 e 6 premi vinti: Miglior film, regia, sceneggiatura non originale, attore non protagonista (George Sanders), costumi bianco e nero e missaggio sonoro.
Cast: Bette Davis, Anne Baxter, George Sanders, Celeste Holm, Gary Merrill, Hugh Marlowe, Thelma Ritter, Gregory Ratoff, Marilyn Monroe.
Box Office: $8.4 milioni
Consigli: Non c'è molto da dire, è un film stupendo che va visto almeno una volta nella vita. Chi non lo avesse ancora fatto lo recuperi, perché di pellicole così belle e intramontabili ce ne sono veramente poche.
Parola chiave: Sostituta.

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martedì 6 giugno 2017

Film 1369 - Zootropolis

Qualche settimana fa avevo comprato il dvd che, immancabilmente, ha fatto di nuovo nascere in me la voglia di vedere questa pellicola.

Film 1369: "Zootropolis" (2016) di Byron Howard, Rich Moore
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Bel film d'animazione dalle molteplici chiavi di lettura che ci ricorda, oggi più che mai, quanto abbracciare le diversità altrui, non dare per scontato e, soprattutto, non giudicare dalle apparenze possa essere un punto di forza, invece che una debolezza. Nella città cosmopolita di Zootropolis (o Zootopia in inglese), infatti, predatori e prede convivono in pace e armonia e persino una piccola coniglietta apparentemente indifesa può decidere di seguire la propria aspirazione di diventare poliziotta e mettere a tacere tutti coloro che, nel tempo, l'hanno derisa o non hanno creduto in lei. Chiaramente la storia affronterà anche un misterioso caso da risolvere, in un gioco a smascherare il furfante che terminerà con una sorpresa a tinte thriller.
Insomma, "Zootropolis" è un prodotto ben riuscito, divertente e simpatico, ma anche educativo - per chi sa leggere tra le righe - e di piacevolissimo intrattenimento. Di visione in visione.
Ps. Vincitore dell'Oscar e del Golden Globe per il Miglior film d'animazione.
Film 1107 - Zootropolis
Cast: Ginnifer Goodwin, Jason Bateman, Idris Elba, Jenny Slate, Nate Torrence, Bonnie Hunt, Don Lake, Tommy Chong, J. K. Simmons, Octavia Spencer, Alan Tudyk, Shakira.
Box Office: $1.024 miliardi
Consigli: Bello, colorato, divertente e dal messaggio inclusivo e moderno, questo prodotto di casa Disney merita la chance di una visione. Ce ne fossero di più di cartoni animati così!
Parola chiave: Fiori.

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lunedì 5 giugno 2017

Film 1368 - Song to Song

Il percorso che mi ha portato a scegliere di vedere questa pellicola è stato lungo (a livello temporale). Tra le varie esercitazioni del master, alcune hanno previsto la redazione di una serie di elaborati relativi al film in questione, un lavoro non facile in quanto fino a poco tempo fa non era reperibile praticamente alcuna informazione utile a costruire un piano di comunicazione esaustivo, anche perché per quasi tutti si trattava delal prima esperienza a riguardo. Nel tempo le prime recensioni - non particolarmente entusiaste - sono uscite e, una volta consegnati tutti i materiali, sono rimasto con la curiosità di recuperare un titolo diventato particolarmente significativo, nonostante fosse plausibile aspettarsi un film non esattamente indimenticabile. Così qualche tempo fa, con la mia compagna di corso, abbiamo deciso di recarci al cinema (uno degli ultimi spettacoli del cinema Capitol) per recuperare il primo film su cui abbiamo redatto un piano editoriale.

Film 1368: "Song to Song" (2017) di Terrence Malick
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Alessandra
Pensieri: Questo era il mio primo Malick per intero (dopo un inconcludente tentativo di vedere "La sottile linea rossa" da ragazzo) e devo ammettere che è stato una gran delusione. Mi aspettavo grandezza, forse addirittura epicità e, invece, ho trovato il tutto particolarmente caotico e confuso, privo di una direzione. Ed è proprio questo il principale problema del film: che cosa ci vuole raccontare? A questa domanda non sono riuscito ancora a trovare risposta. La storia mi è parsa un susseguirsi casuale di situazioni slegate, un miscuglio di scene assemblate insieme e legate fra loro da un racconto fuori campo cui è affidato il compito di tirare le somme, tenere le fila di un discorso altrimenti disomogeneo, fatto di sensazioni personali (dei personaggi) difficile da trasmettere allo spettatore, passivamente costretto ad immaginarsi il mondo nella testa dei protagonisti solo attraverso soliloqui che invadono la narrazione dall'inizio alla fine.
Anche perché per il resto "Song to Song" si compone di sguardi nel vuoto, mani che si sfiorano, persone che si appoggiano alle pareti, piscine, case vuote e cucine asettiche, palchi di concerti (ma quali?), vetrate e camei di star del mondo della musica. Dopo due ore di visione, il film si riduce solo a questo.
La sceneggiatura a tratti è imbarazzante. Sono sicuro che la versione in lingua originale possa risultare meno banale, ma quella in italiano ha il grande svantaggio del confronto con il panorama nostrano costellato di fiction banali e recitazioni improvvisate. L'effeto qui - e la sensazione che personalmente ho avuto - è che certi passaggi somigliassero addirittura a situazioni e dialoghi di "The Lady", la webserie di Lory Del Santo. Il che la dice lunga.
Il cast, particolarmente ricco di star e talenti indiscussi, non riesce a salvare il risultato finale e, alla fine, della decima pellicola di Terrence Malick rimangono solo i bei volti noti dei quattro protagonisti e la confusione di una trama difficile da seguire. Peccato.
Cast: Ryan Gosling, Rooney Mara, Michael Fassbender, Natalie Portman, Cate Blanchett, Lykke Li, Val Kilmer, Bérénice Marlohe, Holly Hunter, Tom Sturridge; (cameo) Florence Welch, Patti Smith, Iggy Pop, The Black Lips, Alan Palomo, John Lydon, Flea, Spank Rock, Tegan Quin, Sara Quin, Anthony Kiedis, Chad Smith, Josh Klinghoffer, Erik Sprague and Big Freedia.
Box Office: $973,255
Consigli: In tutta onestà si tratta di un prodotto di non facilissima digestione. E' lungo, narrativamente difficile da seguire, ricco di sugggestioni e dialoghi inesistenti, soppiantati da flussi di coscienza interminabili. Sicuramente, dovessi saccheggiare la filmografia di Malick, non comincerei da questo titolo.
Parola chiave: Amore.

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domenica 4 giugno 2017

Film 1367 - The Great Wall

Sinceramente ero molto curioso di vedere questo film, ma quando è uscito nelle sale non sono riuscito ad andarlo a vedere. Così appena lo streaming lo ha permesso, l'ho recuperato, ansioso di capire quanto potesse essere davvero disastroso.

Film 1367: "The Great Wall" (2016) di Yimou Zhang
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Il film è una baggianata, anche se non così distante dalle tante altre boiate di successo che si sono alternate sul grande schermo negli anni. Non capisco, quindi, perché un così netto rifiuto del pubblico nei confronti di questo specifico prodotto, tra l'altro in linea con le promesse/premesse che genera. Forse l'unico aspetto veramente deludente sono gli effetti speciali.
Matt Damon devo dire che ultimamente lo trovo un tantino sotto tono, qui più volte messo in ombra dalla spalla Pedro Pascal. Forse non era il protagonista giusto.
Restando sugli aspetti negativi, ho trovato francamente ridicole le armature dell'esercito cinese. Più che soldati sembrano i Power Rangers: ci sono il blu, il rosso, il nero e il giallo a suddividere attraverso i colori le diverse mansioni di ogni gruppo dell'armata. Una scelta stilistica un po' infelice.
Molto scenografici, invece, i momenti musicali con i tamburi, belli da vedere e da ascoltare.
In ogni caso "The Great Wall" è il classico esempio di blockbuster facile facile che approda al cinema e fa sfaceli al box-office, pur in questa occasione al contrario di come ci si sarebbe aspettati. Né meglio né peggio di altri, semplicemente un prodotto molto commerciale altrettanto superficiale. Si poteva fare meglio.
Cast: Matt Damon, Jing Tian, Pedro Pascal, Willem Dafoe, Andy Lau, Zhang Hanyu, Lu Han, Eddie Peng, Kenny Lin, Wang Junkai, Zheng Kai, Huang Xuan, Cheney Chen.
Box Office: $332 milioni
Consigli: Si può vedere senza problemi in qualunque momento si abbia necessità di svago. E' intrattenimento puro, la storia è sufficientemente già vista per risultare scontata. Niente sorprese, giusto qualche ora di azione al sapore orientale.
Parola chiave: Taotie.

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giovedì 1 giugno 2017

Film 1366 - Insospettabili sospetti

Con la voglia di vederlo da quando ho scoperto il trailer in inglese, l'ho recuperato non appena è stato possibile!

Film 1366: "Insospettabili sospetti" (2017) di Zach Braff
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Licia
Pensieri: La storia vive del presupposto assurdo e comico della rapina da parte dei tre ultrasettantenni protagonisti, disperati dopo aver perso i propri risparmi a causa delle banche che, per salvarsi dai propri debiti, hanno utilizzato il capitale degli investitori lasciandoli a secco. Il colpo organizzato dagli arzilli Willie, Joe e Albert (rispettivamente Morgan Freeman, Michael Caine, Alan Arkin) vuole essere una sorta di vendetta alla Robin Hood, rubando ai ricchi (a loro volta ladri) per dare ai poveri (se stessi e qualche altro fortunato). Inutile dire che non si possa non provare simpatia per l'improbabile gang, irresistibile dall'inizio alla fine.
Da questo punto di vista è il magico trio che da solo fa il film: sono tre grandissimi attori - 4 premi Oscar in totale - in grado di valorizzare storia e pellicola; è un piacere vederli recitare assieme, tanto che vorresti fossero i tuoi nonni (o amici, a seconda dell'età...)! "Insospettabili sospetti" risulta particolarmente vincente relativamente a questo aspetto, figlio di una felice scelta di casting.
Per quanto riguarda la trama, invece, bisogna dire che nonostante l'approccio molto simpatico, il finale è più buonista e frettoloso di quanto mi sarei immaginato. E' vero che si tratta di una commedia facile facile, eppure al giorno d'oggi certe scelte un po' banali e scontate guastano il sapore di tutta l'operazione. Poi è ovvio che ci aspettava l'happy ending, solo speravo che i toni sarebbero stati meno zuccherosi.
Dalla regia di Zach Braff - un tempo glorioso protagonista di quella genialata che è stato "Scrubs" - mi aspettavo onestamente qualcosina di più. Non che cercassi un approccio alla "Mission: Impossible" per carità, però a volte ho avuto l'impressione che le atmosfere da terza età contagiassero la visione d'insieme. Grande aiuto, però, arriva da montaggio e colonna sonora che rendono il film particolarmente dinamico e ritmato.
Quindi, in definitiva, lasciando da parte un po' le banalità tipiche di questo tipo di pellicole, posso dire che "Going in Style" è un prodotto molto simpatico e spassoso, capace di divertire e intrattenere a dovere grazie a tre attori fantastici e un'idea alla base del film riuscita e godibile.
Cast: Morgan Freeman, Michael Caine, Alan Arkin, Joey King, Matt Dillon, Christopher Lloyd, Ann-Margret.
Box Office: $80 milioni
Consigli: Titolo perfetto per una serata spassosa all'insegna del relax. Tre protagonisti in gambissima, una trama simpatica (dall'omonimo film del 1979 di Martin Brest) e un risultato finale conforme alle promesse del trailer. Divertente.
Parola chiave: Orologio da polso.

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mercoledì 31 maggio 2017

Film 1365 - Fast & Furious 7

Beh, finiamola sta serie finalmente, no? Ah, ce n'è un altro...

Film 1365: "Fast & Furious 7" (2015) di James Wan
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Devo ammettere che è il primo film della saga che mi abbia davvero appassionato. C'è una trama, numerosi colpi di scena, un crescendo di pathos e, finalmente, qui per azione non si intendono solo le corse con le macchine (miracolo).
Il cast è sempre più ricco di stelle del cinema - si sono aggiunti Djimon Hounsou, Kurt Russell e Jason Statham - e anche se fatico a comprenderne di volta in volta il motivo, bisogna ammettere che sia apprezzabile lo sforzo da parte della produzione di riuscire a mantenere appetibile il franchise attraverso questo ed altri tipi di richiamo per il pubblico.
Come per tutti i suoi predecessori, "Furious Seven" non si discosta dal tema centrale di tutta l'operazione furiosa e veloce, ovvero la famiglia allargata che ci si sceglie (e da cui si è scelti) e ci costruisce attorno tutta la trama. In questo caso siamo addirittura di fronte a due famiglie rivali, per un risultato finale al testosterone che raddoppia la dose di tematiche "sacre" alla serie e restituisce allo spettatore un epica dose di scontri, inseguimenti e acrobazie strampalate ben classificabili sotto l'etichetta di "americanate", pur risultando non poco efficaci. Da questo punto di vista bisogna dire che molta parte del lavoro la fanno gli effetti speciali conseguenti al gigantesco investimento di fondi (190 milioni di dollari) per produrre la pellicola. Al di là di coreografie e mirabolanti avventure, proprio a livello di fotografia e computer grafica è evidente che ci sia stato un netto miglioramento.
In generale quindi - Jordana Brewster a parte (che fortuna qui c'è molto poco) - "Fast & Furious 7" finisce per essere il titolo più riuscito di tutta la saga e nonostante la longevità di certe altre operazioni simili porterebbe a pensare che più ci si allontani dal primo episodio, più la qualità tenda a diminuire in realtà qui questa massima cinematografica non trova riscontro. Vedremo cosa saprà regalare il più recente ottavo capitolo, rimpinzato doverosamente di nuove star, nuove avventura e, ovviamente, adrenalina.
Ps. Unico film di tutto il franchise ad ottenere nomination ai premi che contano, il settimo episodio può vantare la candidatura ai Golden Globes e ai Grammy per la Miglior canzone originale ("See You Again" di Wiz Khalifa ft. Charlie Puth).
Film 1210 - Fast and Furious
Film 1215 - 2 Fast 2 Furious
Film 1228 - The Fast and the Furious: Tokyo Drift
Film 1256 - Fast & Furious - Solo parti originali
Film 1350 - Fast & Furious 5
Film 1355 - Fast & Furious 6
Cast: Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Michelle Rodriguez, Tyrese Gibson, Chris 'Ludacris' Bridges, Jordana Brewster, Djimon Hounsou, Kurt Russell, Jason Statham, Nathalie Emmanuel, Elsa Pataky, Iggy Azalea.
Box Office: $1.516 miliardi
Consigli: Il genere è il solito, ma il risultato finale è superiore a quanto visto fino ad ora. Adrenalinico, violento, esagerato ma nel complesso ben calibrato, "Fast & Furious" torna dal suo pubblico per la settima volta e non delude. Certo, lo spettatore casuale potrebbe gradire meno, ma i fan apprezzeranno il buon livello mantenuto. E il bel finale dedicato a Paul Walker.
Parola chiave: Occhio di Dio.

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martedì 30 maggio 2017

Film 1364 - A Beautiful Mind

Non ricordavo nulla di questo film, per cui ho deciso di rivederlo. Avevo comprato il dvd un millennio fa e non si era mai presentata l'occasione giusta per recuperarlo fino al master a Milano che, tra un viaggio e l'altro, mi ha permesso di guardarmelo durante gli spostamenti in treno.

Film 1364: "A Beautiful Mind" (2001) di Ron Howard
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Il punto è sempre che, vincendo svariati Oscar, l'aspettativa per me è più alta. In un anno in cui la cinquina per la miglior pellicola vantava titoli come "Moulin Rouge!", il primo "Signore degli Anelli" e, soprattutto, "Gosford Park" ("In the Bedroom" è l'unico che non ho visto), non posso davvero dire che "A Beautiful Mind" mi veda d'accordo con la scelta dell'Academy. Sì è un buon titolo, ben fatto e di evidente qualità, eppure tra i vari contendenti ce n'erano altri molto più all'avanguardia, sperimentali e onestamente indimenticabili. Il lavoro presentato da Ron Howard è classico, pulito, asciutto, per un risultato finale che funziona ed è uniforme nel complesso, oltre che in linea con il tipo di storia raccontata (vera tra l'altro); in ogni caso non qualcosa che sarà ricordato come un capolavoro.
Quell'anno, il 2002, mi sembra si siano sprecate molteplici occasioni per premiare la qualità in maniera più coraggiosa: Nicole Kidman per "Moulin Rouge!", "Monsters & Co." per il film d'animazione, Robert Altman o David Lynch per la regia e potrei continuare. In 4 categorie su 8 questa pellicola ha trionfato a discapito di prodotti di qualità se non pari, decisamente superiore il che mi ha fatto avvicinaro a questo prodotto con un filino di scetticismo in più rispetto al solito.
Per carità, "A Beautiful Mind" mi è piaciuto e ho trovato la performance di Russell Crowe particolarmente riuscita, oltre che in grado di valere da sola la visione delle 2 ore e un quarto di durata; Jennifer Connelly ruba spesso la scena per una bellezza abbagliante e il racconto della vita del matematico è affascinante, oltre che a tratti triste e sconcertante. Capisco perché, unendo tutti gli elementi, la scelta di così tante giurie sia ricaduta su un prodotto come questo che parla di cadere e sapersi rialzare, oltre che dare valore alla genialità di una persona non convenzionale in un periodo in cui l'omologazione era ancora la chiave del successo sociale. Detto questo, però, e considerato che avevamo già ampiamente abbracciato gli anni '00, credo che Academy e compagnia avrebbero potuto tentare la via del meno scontato o sicuro in funzione di riconoscimenti a pellicole, storie e performance più coraggiose ed (oggi) iconiche. Non è mai facile saper cogliere ciò che solo il tempo può sancire come indimenticabile e di valore, eppure a volte sarebbe davvero il caso di abbracciare il cambiamento con un minimo di entusiasmo e lungimiranza in più. Altre volte, invece, di farlo meno alla cieca (leggi "Moonlight").
Ps. Vincitore di 4 Oscar per Miglior film, regia, sceneggiatura non originale e attrice non protagonista (Connelly).
Cast: Russell Crowe, Ed Harris, Jennifer Connelly, Paul Bettany, Adam Goldberg, Judd Hirsch, Josh Lucas, Anthony Rapp, Christopher Plummer.
Box Office: $313 milioni
Consigli: Se vi piacciono i biopic sulle storie di grandi uomini raccontate in termini particolarmente edificanti, questo è il titolo che fa per voi. Il racconto di una vita singolare che si snoda fra genialità, spionaggio, malattia e riscatto, una vicenda che non sapessimo essere vera, non si faticherebbe a credere di pura fantasia. Il film in sé è ben realizzato, ma sicuramente non adatto ad ogni occasione. Si tratta di una narrazione delicata e lenta, per cui meglio essere preparati.
Parola chiave: Schizofrenia.

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lunedì 29 maggio 2017

Film 1363 - Rango

Una proposta del catalogo di Sky Go.

Film 1363: "Rango" (2011) di Gore Verbinski
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Al momento di uscita nelle sale 6 anni fa non ero particolarmente interessato a questa pellicola e, a dirla tutta, non lo sono diventato dopo. Mi incuriosì il fatto che fosse riuscita ad aggiudicarsi l'Oscar come Miglior film d'animazione, anche se va detto che quell'anno la concorrenza non fosse particolarmente spietata (e sappiamo quanto l'Academy faccia fatica a riconoscere in questa categoria premi a produzioni extra USA).
L'approccio a "Rango", quindi, non è stato dei più entusiasti. Diciamo che, nell'ottica di una serata tranquilla, un cartoon sembrava la scelta più logica. Cosa che, in effetti, si è rivelata esatta, perché lo devo dire, di tutte le stramberie che contraddistinguono questo prodotto, la più strana è che il mix assurdo funzioni e pure bene. Divertente, estremamente personalizzato, simpatico e d'avventura, il film di Verbinski è stato una piacevole scoperta, un western moderno ricolmo di animali brutti e momenti comici ben riusciti per un risultato finale che funziona per tutta la famiglia.
Cast: Johnny Depp, Isla Fisher, Abigail Breslin, Ned Beatty, Alfred Molina, Bill Nighy, Stephen Root, Harry Dean Stanton, Ray Winstone, Timothy Olyphant.
Box Office: $245.7 milioni
Consigli: Forse non la scelta più immediata, eppure un titolo da tenere in considerazione perché intrattiene a dovere, diverte e funziona. E, cosa non banale, rimane impresso per il suo stile particolare e non convenzionale.
Parola chiave: Acqua.

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