martedì 22 giugno 2010

Film 123 - Departures

Questo è un altro degli articoli commissionati dall'altro blog! E pompe funebri siano!


Film 123: "Departures" (2008) di Yôjirô Takita
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: In quanto recentemente divenuto becchino, non posso ritenermi che la persona più adatta per parlare di questo film.
Departures, film del 2008 di Yôjirô Takita, Oscar all’edizione 2009 degli Academy Awards per il miglior film straniero (Giappone), parla di Daigo e della sua vita, del suo sogno e della realtà con cui si deve confrontare.
Tornato alla città natale dopo lo scioglimento dell’orchestra per cui suonava come violoncellista (sogno), il nostro giovane protagonista deve fronteggiare la necessità di reperire un lavoro (realtà) per mantenere la famiglia. L’annuncio sul giornale scambiato per quello di un’agenzia di viaggi, lo porta a contatto con quella che potremmo definire ‘l’agenzia dell’ultimo viaggio’, la NK. Qui Daigo non si troverà a pianificare particolari itinerari esotici, bensì a preparare i defunti secondo le tradizionali cerimonie giapponesi che prevedono pulizia, vestizione, trucco di fronte al resto della famiglia (che guarda e giudica). Un lavoro non facile, non solo sotto l’aspetto tecnico, ma anche dal punto di vista privato: il timore di sentirsi rifiutato da moglie e amici lo inducono a mentire sulla sua professione.
Se per un po’ il giochetto funziona, alla lunga la voce si sparge e la professione dell’ex violoncellista viene svelata, con non poche complicazioni per la sua vita domestica. Abbandonato alla solitudine di un lavoro che non concede gratifiche alla luce del sole, Daigo si arrende al percorso che la vita gli ha riservato, accompagnato da due colleghi ormai amici e dalla sua passione per la musica. La morte di due persone importanti cambieranno le cose…
Un po’ scontato in certi passaggi – quasi quanto il finale strappa lacrime di Ugly Betty - questo Okuribito (è il titolo originale) riesce comunque a piacere con garbo, a infilarci qualche battuta e a commuovere in certi momenti prestabiliti. L’idea che rimane è comunque quella di aver visto un film piacevole e interessante, su un mondo che altrimenti difficilmente (noi europei) avremmo mai potuto conoscere in maniera così approfondita. Quasi documentario nella parti di presentazione del rito, il regista riporta rigorosamente all’occhio dello spettatore ogni minimo particolare, ogni piega del raffinato vestito, ogni pennellata di trucco sulle labbra o di gesto per spostare un defunto che sembra quasi senza peso. Dignità è forse il denominatore comune.
Non è comunque un film facile, né di scontato successo visto l’argomento trattato, anche nella nostra società ridotto alla banalizzazione della figura professionale a semplice ‘toccatore di morti’ (fidatevi dell’esperienza). Avvicinarsi allo sconosciuto o al nuovo può lasciar confusi, ma questo film vale la pena di essere visto, anche solo per farsi un’idea su un’usanza molto particolare che spettacolarizza e valorizza il viaggio del defunto da qui all’Aldilà.
Il respiro è internazionale – si strizza un po’ l’occhio all’Occidente – e non stupisce che questa pellicola sia riuscita a strappare la statuetta per il film straniero agli Oscar dell’anno scorso, quando il vincitore fu un altro esportatore di cultura e usanze lontane: The Millionaire.
Consigli: Un film che abbatte preconcetti e affronta un tema poco conosciuto anche da noi. Da vedere, quantomeno per farsi un'idea.
Parola chiave: Tanatoesteta.



Ric