Visualizzazione post con etichetta orchestra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta orchestra. Mostra tutti i post

giovedì 29 agosto 2024

Film 2231 - The Birds

Intro: Inaspettata serata a teatro. Tramite le pubblicità di Instagram scopro che il National Concert Hall di Dublino ha in programma la proiezione di questo film in occasione del 60esimo anniversario dell'uscita in sala. La novità? L'accompagnamento musicale dal vivo appositamente composto per l'occasione.

Film 2231: "The Birds" (1963) di Alfred Hitchcock
Visto: a teatro
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ho sempre adorato questo film che, per pura casualità, ho già visto un paio di volte sul grande schermo nonostante si tratti di un pellicola degli anni '60.
Questa nuova visione, ovviamente, racchiudeva qualcosa di particolare che le precedenti non avevano: l'inclusione di una colonna sonora. "The Birds", infatti, non ne prevede una, enfatizzando così ancora di più il potere della "voce" degli uccelli ed esasperandone ulteriormente la componente malvagia che presentano in questa storia. Ho sempre trovato questo particolare aspetto geniale, per cui ero estremamente curioso di vedere che effetto mi avrebbe fatto seguire la pellicola con un accompagnamento musicale e per di più dal vivo.
Ad essere onesti, per quanto abbia apprezzato l'idea e la performance, trovo che una colonna sonora non sia necessaria per un titolo come questo. Cateogrizzerei questa visione come un curioso esperimento, più che un necessario miglioramento dell'esperienza cinematografica nel suo complesso.
Per quanto riguarda tutto il resto, invece, "The Birds" rimane a mio parere un capolavoro.
Film 110 - Gli uccelli
Film 2231 - The Birds
Cast: Rod Taylor, Jessica Tandy, Suzanne Pleshette, Veronica Cartwright, Tippi Hedren.
Box Office: $11.4 milioni
Vale o non vale: "The Birds" va visto, con orchestra o meno. E' un thriller meraviglioso a tinte vagamente horror, Hitchcock è come sempre magistrale nel costruire la suspense e onestamente trovo Tippi Hedren sempre magnetica in questo film. Un cult.
Premi: Candidato all'Oscar per i Migliori effetti speciali. Vincitore del Golden Globe per la Miglior attrice esordiente per Tippi Hedren (vittoria condivisa, però, con Ursula Andress per "Dr. No" e Elke Sommer per "The Prize").
Parola chiave: Love birds.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 28 febbraio 2023

Film 2168 - Tár

Intro: Cate Blanchett esce al cinema con un nuovo film e io, da bravo discepolo, corro al volo.

Film 2168: "Tár" (2022) di Todd Field
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: avevo gigantesceh aspettative per questa pellicola per due semplici moditivi: la pioggia di critiche positive e a tratti entusiaste e, manco a dirlo, Cate Blanchett.
Per quanto riguarda l'inarrivabile attrice australiana, inutile dire che praticamente il film vale anche solo per lei. Dico praticamente perché in realtà gli altri elementi positivi di questo "Tár" ci sono, ovvero una bellissima fotografia, musiche molto interssanti di Hildur Guðnadóttir e una bravissima Nina Hoss che fa la parte della compagna del genio, silenziosa e quasi invisibile, eppure sempre presente anche se solo sullo sfondo, impossibile da dimenticare. Un'interpretazione che sembra scontata, ma è l'opposto.
Dicevamo, Cate Blanchett. Splendida. Camaleontica in maniera impressionante, anche se qui quasi ho faticato a capirne il motivo - sarà questa componente molto mascolina di Lydia Tár, per quando non venga mai a mancare l'elemento femminile. Questa sua ennesima prova cinematografica decisamente non è il suo film che preferisco, eppure ritrovare Blanchett sul grande schermo è stato un vero e proprio piacere, dopo una capatina televisiva molto interessante ("Mrs. America"), un titolo che non sono neanche riuscito a finire ("Nightmare Alley") e un altro simpatico quanto sopra le righe ("Don't Look Up"). Diciamo che per quanto si sia tenuta occupata, nessuno dei titoli in cui è stata coinvolta di recente mi aveva conquistato. Nemmeno "Tár" a dire il vero, però almeno qui la ritroviamo quale vera protagonista di un flm evento come non accadeva dai tempi di "Ocean's Eight" e "Thor: Ragnarok" e, diciamocelo, il talento dell'attrice australiana merita di essere messo al centro della storia. Todd Field fa proprio questo e fa centro.
Ora, l'altro motivo che mi ha spinto a vedere questa pellicola: la critica. Pur sapendo che in odore di Oscar le recensioni che girano sono quantomeno altisonanti, diciamo che pure io mi fossi fatto prendere dall'entusiasmo generale. Tra chi parlava del terzo Oscar di Kate, chi elogiava la sceneggiatura di Field e chi l'opera in generale, diciamo che sono entrato in sala con grandi speranze. Che, alla fine, non si sono rivelate totalmente disilluse, però un po' disattese sì. "Tár" è un film lungo (158 minuti), lento e che regala tutto un preambolo sulla musica classica che a) non ho capito (sia perché di musica classica mi intendo pochissimo, sia perché certi concetti così sèecifici spiegati in inglese proprio non li ho afferrati) e b) ho trovato francamente un po' fine a se stesso, il tutto per una storia che crea perfettamente i fantasmi della sua protagonista, il senso di soffocamento, lo scivolamento verso l'inesorabile caduta, però ci arriva con una lentezza che a volte sa quasi di immobilità, che alla lunga stanca.
Lo ammetto, sono uscito da cinema un po' fiaccato da un'esperienza visivamente stimolante, musicalmente interessante, ma narrativamente a tratti un po' impegnativa.
Cast: Cate Blanchett, Noémie Merlant, Nina Hoss, Sophie Kauer, Julian Glover, Allan Corduner, Mark Strong.
Box Office: $16.8 milioni
Vale o non vale: Film non facile, sicuramente non per il pubblico generico, "Tár" è il ritorno in pompa magna che si meritva Cate Blanchett dopo anni di ottimo lavoro, anche se di recente non esattamente memorabile. Con questa performance l'attrice ci ricorda perché ad oggi sia una delle più grandi attrici in circolazione. Lei meravigliosa, il film non lo rivedrei (anche se presenta spunti interessanti e atmosfere a tratti da horror).
Premi: Candidato a 6 Oscar per Miglior film, regia, attrice protagonista (Blanchett), sceneggiatura originale, fotografia e montaggio. Candidato a 3 Golden Globes per Miglior film drammatico e sceneggiatura, ha vinto quello per la Miglior attrice drammatica (Blanchett). 5 candidature ai BAFTAs tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura, Cate Blanchett ha vinto come Miglior attrice. In concorso a Venezia 2022, il film ha vinto la Coppa Volpi per la Miglior attrice (Blanchett).
Parola chiave: Krista.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 22 giugno 2010

Film 123 - Departures

Questo è un altro degli articoli commissionati dall'altro blog! E pompe funebri siano!


Film 123: "Departures" (2008) di Yôjirô Takita
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: In quanto recentemente divenuto becchino, non posso ritenermi che la persona più adatta per parlare di questo film.
Departures, film del 2008 di Yôjirô Takita, Oscar all’edizione 2009 degli Academy Awards per il miglior film straniero (Giappone), parla di Daigo e della sua vita, del suo sogno e della realtà con cui si deve confrontare.
Tornato alla città natale dopo lo scioglimento dell’orchestra per cui suonava come violoncellista (sogno), il nostro giovane protagonista deve fronteggiare la necessità di reperire un lavoro (realtà) per mantenere la famiglia. L’annuncio sul giornale scambiato per quello di un’agenzia di viaggi, lo porta a contatto con quella che potremmo definire ‘l’agenzia dell’ultimo viaggio’, la NK. Qui Daigo non si troverà a pianificare particolari itinerari esotici, bensì a preparare i defunti secondo le tradizionali cerimonie giapponesi che prevedono pulizia, vestizione, trucco di fronte al resto della famiglia (che guarda e giudica). Un lavoro non facile, non solo sotto l’aspetto tecnico, ma anche dal punto di vista privato: il timore di sentirsi rifiutato da moglie e amici lo inducono a mentire sulla sua professione.
Se per un po’ il giochetto funziona, alla lunga la voce si sparge e la professione dell’ex violoncellista viene svelata, con non poche complicazioni per la sua vita domestica. Abbandonato alla solitudine di un lavoro che non concede gratifiche alla luce del sole, Daigo si arrende al percorso che la vita gli ha riservato, accompagnato da due colleghi ormai amici e dalla sua passione per la musica. La morte di due persone importanti cambieranno le cose…
Un po’ scontato in certi passaggi – quasi quanto il finale strappa lacrime di Ugly Betty - questo Okuribito (è il titolo originale) riesce comunque a piacere con garbo, a infilarci qualche battuta e a commuovere in certi momenti prestabiliti. L’idea che rimane è comunque quella di aver visto un film piacevole e interessante, su un mondo che altrimenti difficilmente (noi europei) avremmo mai potuto conoscere in maniera così approfondita. Quasi documentario nella parti di presentazione del rito, il regista riporta rigorosamente all’occhio dello spettatore ogni minimo particolare, ogni piega del raffinato vestito, ogni pennellata di trucco sulle labbra o di gesto per spostare un defunto che sembra quasi senza peso. Dignità è forse il denominatore comune.
Non è comunque un film facile, né di scontato successo visto l’argomento trattato, anche nella nostra società ridotto alla banalizzazione della figura professionale a semplice ‘toccatore di morti’ (fidatevi dell’esperienza). Avvicinarsi allo sconosciuto o al nuovo può lasciar confusi, ma questo film vale la pena di essere visto, anche solo per farsi un’idea su un’usanza molto particolare che spettacolarizza e valorizza il viaggio del defunto da qui all’Aldilà.
Il respiro è internazionale – si strizza un po’ l’occhio all’Occidente – e non stupisce che questa pellicola sia riuscita a strappare la statuetta per il film straniero agli Oscar dell’anno scorso, quando il vincitore fu un altro esportatore di cultura e usanze lontane: The Millionaire.
Consigli: Un film che abbatte preconcetti e affronta un tema poco conosciuto anche da noi. Da vedere, quantomeno per farsi un'idea.
Parola chiave: Tanatoesteta.



Ric