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venerdì 24 settembre 2021

Film 1824 - Love

Intro: Eric è un grande fan della cinematografia del regista di questo film (e di Almodovar), per cui era solo questione di tempo prima che cominciassimo a vedere pellicole dei suoi registi preferiti. Il che mi ha sicuramente aiutato, pian piano, ad ampliare enormemente il mio concetto di cinema.

Film 1824: "Love" (2015) di Gaspar Noé
Visto: dalla tv di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Eric
In sintesi: che fosse giunto il momento di vedere finalmente un film dell'argentino Gaspar Noé non c'era alcun dubbio, anche se non posso dire che questo "Love" mi abbia particolarmente impressionato, se non per la dose abbondante di esplicita passione sessuale. Ma esplicita esplicita.
Ora non voglio dire che si tratti di un porno con una trama, però è anche vero che parte di tutto questo dramma amoroso a tre viene distratto da questa componente erotica che è molto presente e molto centrale nell'estetica del film. Film che, va detto, in generale procede con tempistiche bibliche.
Ero davvero curioso di recuperare questo "Love", pellicola che a suo tempo diede scandalo a Cannes - proiettata persino in 3D! - per l'approccio così disinibito alle scene di sesso (che sono vere, non simulate). Oltre l'elemento scandalistico, però, non ho trovato granché, o comunque niente che narrativamente parlando non avessi già visto prima.
Cast: Aomi Muyock, Karl Glusman, Klara Kristin, Klara Kristin, Juan Saavedra, Gaspar Noé.
Box Office: $860,896
Vale o non vale: Non posso dire che "Love" mi abbia particolarmente colpito per ragioni che vadano oltre i primi piani sugli organi genitali dei protagonisti, ciò non toglie che non sia stata un'esperienza nel suo genere.
Premi: In concorso a Cannes 2015 per la Queer Palm.
Parola chiave: Preservativo.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 29 dicembre 2016

Film 1268 - Animali notturni

Tom Ford, Amy Adams e Jake Gyllenhaal. Non credo serva aggiungere altro.

Film 1268: "Animali notturni" (2016) di Tom Ford
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Un film che ho trovato magnetico e destabilizzante, una storia nella storia che non lascia scampo allo spettatore e abbina il racconto di due mondi opposti - uno reale, glaciale e senza sbavature, l'altro inventato, torrido e selvaggio - per farli procedere parallelamente in un crescendo di ansia e solitudine, paura e violenza. Per non farli mai incontrare.
La storia di Susan (Amy Adams) e dei suoi due matrimoni passa attraverso la lettura di un manoscritto, punto d'incontro tra due vicende al quadrato: una reale e che coinvolge il traballante matrimonio attuale, l'altra di finzione e che parla tra le righe del dolore causato dalla fine della prima unione. Al centro c'è naturalmente la donna che, durante l'appassionata lettura, finirà per rivalutare parte del suo comportamento nei confronti dell'ex marito (Jake Gyllenhaal), turbata dell'inaspettata violenza e ferocia della storia da lui creata e dedicata a lei.
Di questo "Nocturnal Animals" penso che l'aspetto che più mi è rimasto impresso sia la solitudine generale, il senso di vuoto attorno a Susan - una sensazione che l'ambientazione glamour, la rigida cura per l'estetica e la generale formalità che la circonda non fa altro che amplificare - e la desolante tristezza descritta nel romanzo da Edward. I mondi opposti non sono solo nell'evidenza del contrapporre fiction e reale, ma anche nell'opposizione dei due stessi protagonisti che, nonostante l'iniziale coinvolgimento emotivo, finiranno per allontanarsi (con il conseguente avverarsi della "profezia" della madre).
Al di là dei vari aspetti più o meno sottintesi relativamente ai protagonisti, rimane il fatto che la narrazione della sconvolgente storia del manoscritto sia comunque il vero catalizzatore dell'attenzione generale. Sia perché tratta di avvenimenti brutali come lo stupro e l'omicidio, oltre che la giustizia privata, sia perché le interpretazioni di Michael Shannon e Aaron Taylor-Johnson sono particolarmente efficaci e valgono davvero la visione. Se la Adams è costretta in una sorta di prigione di vetro dove le è concesso solamente il biasimo verso se stessa, ai due attori della storia "non reale" sono permesse non poche libertà che regalano a chi guarda due performance davvero d'effetto: da una parte la cattiveria gratuita e disarmante, dall'altra il niente da perdere di chi sa che ha esaurito il suo tempo. Il loro sarà uno scontro non facile da digerire.
Insomma, per quanto l'ambientazione asettica iniziale mi avesse spinto a credere che si trattasse di una di quelle pellicole tutta estetica e nient'altro, mi sono dovuto ricredere in fretta, trovandomi di fronte ad un deserto naturale ed emotivo che impone l'incontro con l'imprevedibile in un gioco perverso di violenza ed abuso non giustificabile e che mette a dura prova lo spettatore. L'emozione è forte e ci si sente esattamente come Susan: schiacciati da una pesantezza e dal senso di ingiustizia. Se è questo che Tom Ford intendeva evocare con "Animali notturni", il lavoro è compiuto egregiamente. Un film che non nasconde una certa rigidità e, nonostante questo, riesce a colpire per l'intensità che riesce a generare. Forte e, francamente, bello.
Ps. 3 candidature ai prossimi Golden Globes (regia, sceneggiatura e attore non protagonista per Taylor-Johnson) e Leone d'Argento a Venezia 2016.
Cast: Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher, Armie Hammer, Laura Linney, Andrea Riseborough, Michael Sheen, Karl Glusman, Ellie Bamber.
Box Office: $22 milioni
Consigli: La trasposizione dell'opera di Austin Wright non è certamente un film per tutte le occasioni, ma sicuramente un secondo appuntamento cinematografico riuscito per Tom Ford. Il quale riesce a sconvolgere lo spettatore con un'escalation di disarmante violenza che stempera con la freddezza di un'ambientazione contemporanea particolarmente asettica. Molto glamour e oscuro, peculiare nei suoi titoli di coda adamitici e ricolmo di ottime performance del cast (altrettanto glam), "Animali notturni" è, per il momento, uno dei film del 2016 che mi è rimasto più impresso. Sicuramente da vedere.
Parola chiave: Manoscritto.

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#HollywoodCiak
Bengi

Film 1267 - The Neon Demon

In concorso a Cannes 2016, una regia rinomata, una giovane protagonista che ancora non riesco ad inquadrare per un film che sembrava inquietantemente interessante.

Film 1267: "The Neon Demon" (2016) di Nicolas Winding Refn
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: C'è un po' di Lynch, un po' di glamour, un po' di critica e un po' di splatter, per un risultato finale che francamente disattende in pieno le aspettative. Lento per tutta la sua durata, pretenzioso in certi passaggi, carico di un'attesa interminabile e feroce in una conclusione insensata e finto-scandalosa, "The Neon Demon" sembra un film che non ha idea di cosa voglia essere, oscillando tra note thriller, sbandamenti del peggior horror casereccio e un curatissimo senso estetico che sfocia nel nulla assoluto.
Considerando che questo è il mio primo film di Nicolas Winding Refn e che ero veramente impaziente di vederlo, ammetto che la delusione non è stata poca. Nonostante l'iniziale torpore e sceso a patti con i tempi dilatati, mi ero incuriosito all'inizio, credendo che la vacuità rappresentata e criticata fosse lo strumento per ridicolizzare un mondo che, appunto, del nessun talento se non quello naturale fa il suo mantra. 
Ciò che Refn vuole mettere alla berlina è chiaro: basta essere belle - o meglio particolari - e giovani e il gioco è fatto: sfilare e vivere in un mondo di specchi che riflettono la propria stessa immagine in attesa del momento in cui l'età prenderà il sopravvento. Fino a quando quello stesso mondo che ti ha osannato non deciderà di lasciarti da parte.
Jessee (Elle Fanning) non avrà questa possibilità. Il suo personaggio, moderna rivisitazione della "più bella del reame", finisce letteralmente cannibalizzato da quegli stessi meccanismi che gli hanno permesso di emergere e risplendere sopra tutti gli altri. E anche se risulta evidente che la storia raccontata qui vuole togliere quel velo che coprirebbe lo spietato mondo della moda (ma è poi ancora da togliere?), rimane il fatto che la critica di Refn, in questa veste, risulta un po' ridicola, certamente non efficace. E per quanto mostruoso ed efferato possa essere l'atto finale, non si può che ridere di Gigi (Bella Heathcote) e del suo voltastomaco da senso di colpa, per non parlare di ciò che farà Sarah (Abbey Lee). La Moda che fagocita i suoi stessi idoli: non c'era bisogno di essere così didascalici.
Inoltre, e qui chiudo, mi trovo sempre in difficoltà di fronte a storie che presentano la sensazionale caratteristica di qualcuno. E' evidente che parte del gioco sia anche accettare, da parte del pubblico, l'applicazione assolutistica ad un concetto soggettivo quando la storia lo richiede. Per cui il o la più belli, forti, eleganti, affascinanti, ecc lo sono sullo schermo nel momento in cui lo spettatore sospende il giudizio personale e decide di procedere con il racconto senza questionare. Nel caso specifico, non voglio certo mettere in dubbio la bellezza della Fanning, ma personalmente fatico ad immaginarmela come una sorta di angelica e mistica condensazione di bellezza e destabilizzante femminilità: non è conturbante, non è magnetica. E' una bella ragazza, una discreta attrice a cui, forse, non avrei affidato questo ruolo.
In definitiva, quindi, a parte una bella fotografia e un trucco miracoloso, oltre che una stupenda colonna sonora cui Sia ha regalato la stupenda "Waving Goodbye" per i titoli di coda - che meritava certamente una candidatura ai Golden Globes - questo "The Neon Demon" mi è sembrato un titolo debole, particolarmente vuoto, privo di originalità oltre la superficie e, tutto sommato, uno spreco di tempo.
Cast: Elle Fanning, Karl Glusman, Jena Malone, Bella Heathcote, Abbey Lee, Christina Hendricks, Keanu Reeves, Alessandro Nivola.
Box Office: $3.4 milioni
Consigli: Francamente una pellicola deludente, anche se esteticamente ineccepibile. Bellissimi campi lunghi, costumi e trucco curati, musiche davvero azzeccate, ma narrativamente è richiesto uno sforzo d'attesa che nel finale non assicura una soddisfazione rilevante. Ci sono scene discutibili (leggi necrofilia) e un colpo di scena finale che non manca di inquietare, ma in tutta onestà è un film ampiamente evitabile (oltre che superficialmente sconvolgente).
Parola chiave: Bellezza.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi