martedì 3 marzo 2015

Film 885 - Unbroken

L'esordio bomba al botteghino, il nome della regista, il fatto che sia tratto da una storia vera... Troppi elementi intriganti!

Film 885: "Unbroken" (2014) di Angelina Jolie
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Alcune precisazioni in prima battuta: il film mi è piaciuto, la regia mi è sembrata in linea con il prodotto finale, la storia è troppo pesante. Queste, a caldo, le prime impressioni.
In generale buon cast, le scelte mi sono sembrate tutte appropriate, giuste per i ruoli per niente facili da interpretare, in particolare i due veri protagonisti di tutta la vicenda, Jack O'Connell e Takamasa Ishihara: praticamente mi erano entrambi sconosciuti, ma di certo hanno saputo come lasciare il segno. Inutile dire, poi, che parte del merito va a una storia vera che ha a dir poco dell'incredibile.
Quest'ultima è, man mano che si sviluppa il racconto, una sorta di gioco al rincaro, dove il prezzo della sopravvivenza e
della salvezza diventa così alto che penso chiunque si sarebbe arreso all'evidenza di una morte inevitabile, per non dire auspicabile. E, invece, l'ex campione olimpico Louis Zamperini supera ogni prova che il destino gli impone, in un costante faccia a faccia con la violenza e la crudeltà della guerra e del mondo.
Curiosamente anche in questa pellicola il tema dell'alterità ricopre uno spazio importante, considerato che Zamperini e il suo compagno Phil/Domhnall Gleeson, dopo un ammaraggio in mezzo all'oceano (e agli squali) e 47 giorni passati su una scialuppa di salvataggio - alla "Vita di Pi", ma molto meno onirico -, vengono recuperati dai giapponesi (nemici degli americani durante la Seconda Guerra Mondiale) e finiscono nei loro campi per i prigionieri di guerra. L'incontro/scontro sarà durissimo, un pungo nello stomaco veramente molto letterale, una specie di campo di concentramento nipponico dove il crudele Mutsuhiro Watanabe prenderà fin da subito in antipatia Zamparelli, tanto da vessarlo continuamente per i motivi più disparati. Insomma, un confronto culturale che passa per il rifiuto dell'altro e la sua mortificazione, il vincitore che tiene sotto scacco il vinto, seppure quest'ultimo non farà altro che tenere testa al suo carceriere.
Va sottolineato che la successione di sfighe - perché sfighe sono - che il povero protagonista dovrà affrontare sarà una violenza visiva ed emotiva anche per lo spettatore che, come Zamperini, è costretto ad un crescendo di eventi sciagurati che nella guerra, l'ammaraggio, gli squali e i quasi 50 giorni di scialuppa in mezzo al nulla, vedranno solo un incipit ancora all'acqua di rose. Ciò che viene dopo sarà molto, molto più duro.
Onore al merito, dunque, e soprattutto onore alla persona che questa storia l'ha vissuta giorno dopo giorno, supplizio dopo supplizio. Fino a dove può spingersi la volontà umana? Fino a quanto la forza del singolo individuo gli può bastare come fede incrollabile per attaccarsi alla vita? Zamperini in questo diventerà maestro, esempio impressionante di quanto si possa resistere, nonostante tutto. Il suo animo testardo certamente influisce, ma non si può pensare che il tutto sia stato
semplicemente vissuto come sfida.
Quindi è chiaro che la figura umana - anzi le figure - qui rappresentata è il valore aggiunto di una storia che, altrimenti, sarebbe il semplice elenco di una serie di sfortunati eventi in fila uno dietro l'altro. Nei due personaggi chiave della vicenda sta lo specchio di due società agli antipodi e in guerra tra loro, incarnate in corpi pensanti che riflettono nelle proprie azioni le convinzioni che la vita e il Paese di appartenenza ha loro lasciato in eredità. Il rapporto tra i due è un micromondo speculare a quello gigantesco in cui, al di fuori del campo, infuria la guerra.
Ma, come sappiamo, anche la guerra finirà e perfino Zamperini incontrerà il suo lieto fine, sancito per noi da qualche video originale prima dei titoli di coda che ci svelerà brevemente cosa è successo alle figure chiave della vicenda: curiosamente Louis Zamperini muore proprio nel 2014, anno di uscita del film che proprio di lui tratta.
Insomma, in definitiva mi sento di dire che "Unbroken" è stato un viaggio difficile e spesso complesso da gestire, ma sicuramente ne è valsa la pena. Angelina Jolie ha fatto un buon lavoro, meno scontato di quanto mi sarei aspettato. Sorpresa.
Ps. 3 candidature agli Oscar 2015: Miglior fotografia (francamente molto bella), montaggio sonoro e missaggio sonoro.
Box Office: $161.1 milioni
Consigli: Di certo non una pellicola leggera, va vista consci che il viaggio che racconta questa storia è tanto violento e straziante quanto commovente e non risparmierà nulla allo spettatore. E', dunque, una scelta non per tutti, non per tutte le occasioni. Se si è preparati e predisposti può essere un buon titolo da tenere in considerazione, la prova tangibile che Angelina Jolie sia effettivamente capace anche a dirigere. Lo consiglio soprattutto per lo spunto inedito (i campi di reclusione per prigionieri di guerra in Giappone), un episodio della storia umana che certamente merita lo spazio di un racconto approfondito. Scuote e fa male "Unbroken", eppure alla fine non ti penti di averlo visto.
Parola chiave: Trave di legno.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi