venerdì 26 luglio 2013

Film 571 - Noi siamo infinito

Primo film assieme e la scelta di una pellicola dai temi forti, ma che avevo davvero voglia di rivedere (e di condividere con qualcuno).


Film 571: "Noi siamo infinito" (2012) di Stephen Chbosky
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ok, l'ho rivisto. E me ne sono innamorato di nuovo. Delicato, sincero, maturo e ben scritto, "The Perks of Being a Wallflower" è stata nuovamente una piacevole sorpresa.
Nonostante sapessi cosa aspettarmi, questa pellicola è riuscita anche in questa seconda visione a coinvolgermi ed emozionarmi, colpirmi per i bravi interpreti e la trama interessante e ben scritta.
Un mio personale gioiellino della stagione cinematografica 2013. Bello.
Film 521 - Noi siamo infinito
Consigli: Anche se si tende a sottovalutare un po' questo genere di pellicole, assicuro che vale veramente la pena di dare una chance a questo bel film. Il titolo, così importante e (per noi italiani è colpa di Moccia) che potrebbe anche suonare un po' esagerato o forzato, è invece utilizzato all'interno della trama in maniera intelligente, in un crescendo di emozioni che non abuseranno del connubio noi-infinito, ma anzi ne sapranno esaltare il grande potenziale legandolo al significato di amicizia e appartenenza che i tre protagonisti si guadagneranno attraverso la loro amicizia e le esperienze trascorse insieme.
Lo ammetto, sono stato folgorato da "Noi siamo infinito"!
Parola chiave: Obbligo Verità.

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Bengi

Film 570 - Footloose

Un titolo di culto che non avevo mai visto e mi ero sempre ripromesso di recuperare (in originale). Everybody cut footloose!

Film 570: "Footloose" (1984) di Herbert Ross
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Va detto che ho studiato molto bene questo "Footloose" originale. Mi sono appassionato, infatti, a verificare quanto la trama del film fosse parallelamente simile a moltissimi temi trattati nei testi della cantante americana Lana Del Rey. Nonostante io mi renda perfettamente conto che sia una stupidaggine, ho comunque cercato le numerose connessioni, rendendomi sempre più conto che - magia? - le somiglianze non sono poche.
I macrotemi di questo film, infatti, sono più o meno rintracciabili in ogni canzone che la Del Rey abbia inciso nell'ultimo periodo. A sua discolpa va detto che, come lei, anche la pellicola tratta tematiche piuttosto generali e generalmente affrontate da pellicole generazionali del genere: conflitto con i genitori e con l'autorità, necessità di sperimentare, amori, scoperta di sé stessi, momenti down a cui tentare di sfuggire come meglio si riesce (ballo, alcol, droghe, ecc).
Che nessuna delle due parti brillasse per originalità assoluta non è mai stato un mistero, quindi abbandoniamo Lana e teniamoci "Footloose" per quello che è, ovvero un prodotto classicamente figlio del periodo in cui è stato concepito e realizzato. Al giorno d'oggi il racconto di una cittadina che vieta ai giovani di ballare il rock (di Satana) sarebbe pura fantascienza, probabilmente inimmaginabile per quei ragazzi che sperimentano tutti i divertimenti già in precoce età. Forse per questo motivo si è sentita la necessità di riproporre questo titolo creandone un rifacimento che ne ha mantenuto il nome: suppongo l'intento fosse sfruttare un prodotto di richiamo svecchiandone i passaggi narrativi e, in ultima nota, farci su dei soldi. L'esperimento ha funzionato a metà (il remake ha incassato, infatti, $62,701,289 a fronte di una spesa di 24).
L'originale degli anni '80, come si diceva, non brilla per una particolare scelta narrativa, ma mi rendo conto che abbia affascinato il pubblico tanto da divenire cult insieme a molte altre pellicole che, in quegli anni, affiancarono a dei bei protagonisti tonici scene di ballo e drammi adolescenziali ("Grease - Brillantina", "Saranno famosi", "Flashdance", "Dirty Dancing - Balli proibiti"). Va detto che, carico del mio personale background, ho trovato comunque questo film deboluccio e altamente superficiale, oltre che a tratti sorprendentemente violento o insensato. Le scene di ballo sono decisamente meno di quelle che mi aspettassi e, per quanto snodato, Kevin Bacon non è John Travolta.
Lori Singer (Ariel nel film) è una 'mascellona' americana dalle spalle da nuotatrice e una bellezza sinceramente assente, non in grado di incarnare un sogno erotico femminile quantomeno contemporaneo (poi, all'epoca, se fosse gradita non mi è dato sapere). Certo è che con a fianco Sarah Jessica Parker (prima della cura Bradshaw) vincere era davvero molto, molto facile.
John Lithgow e Dianne Wiest compongono, invece, la coppia adulta (sono i genitori di Ariel) che dovrà rivedere fino alle fondamenta del proprio matrimonio per ritrovare una fioritura sentimentale da anni sopita. Il personaggio di Lithgow è orrendo per ciò che rappresenta, ma saprà redimersi e cambiare la sua prospettiva nel finale, anche grazie alla pacata ma intelligente moglie.
Insomma, in definitiva da "Footloose" - di cui tanto avevo sentito parlare - mi aspettavo qualcos'altro, forse un filmetto a ritmo di musica capace di coinvolgermi e stupirmi, quantomeno intrattenermi con ritmo. Sono molti, invece, i passaggi pseudo-drammatici che tentano di far approdare la pellicola in qualcosa che, invece, non aveva le carte per diventare. Non mi ha convinto.
Ps. 2 nomination all'Oscar per le canzoni "Let's Hear It for the Boy" e, neanche a dirlo, la hit "Footloose".

Consigli: Una serata in compagnia può essere una buona scusa per incominciare questa pellicola. E' diversa da come me l'ero sempre figurata ed ha meno brio e ritmo di quello che avrei immaginato, ma va visto almeno una volta considerato la fama che il film porta con sé. Kevi Bacon che balla da solo nella fabbrica è un misto tra "9 settimane e 1/2" e il videoclip di Britney Spears e Madonna "Me Against the Music".
Parola chiave: .

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Bengi

martedì 23 luglio 2013

Film 569 - Into Darkness - Star Trek

A 4 anni dal primo capitolo rivisitato da J.J. Abrams, io e Ale ci siamo ridati appuntamento al cinema per la seconda parte di questa nuova avventura nello spazio.

Film 569: "Into Darkness - Star Trek" (2013) di J.J. Abrams
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: "Star Trek" quattro anni dopo funziona ancora. E' vero, l'approccio alla "Star Wars" si fa un po' sentire, ma non credo che dovrebbe troppo essere considerata una cosa negativa. Dopotutto questo secondo episodio di J.J. ha pur sempre un approccio più moderno volto a svecchiare una saga dagli innumerevoli titoli, ma minor successi economici.
Anche se posso capire che i fedelissimi storcano il naso nei confronti di questo episodio certamente adrenalinico e movimentato della saga, personalmente l'ho trovato riuscito e piacevolissimo. Adeguato alle mie aspettative, insomma.
Come per ogni prodotto di Abrams, si fatica all'inizio a carburare, prendendo tutta la questione decisamente alla lontana, aggiungendo problematiche su problematiche ad incasinare la vicenda da dove era stata lasciata nel 2009. Per un po', quindi, mi sono chiesto dove si volesse andare a parare. Alla fine, comunque, chi cerca azione e colpi di scena non sarà deluso.
Ritrovare tutto il cast dell'Enterprise da un senso di continuità e, come per il precedente, mi sembra proprio che ognuno svolga a dovere il suo ruolo: la faccia da schiaffi di Kirk/Chris Pine è rimasta tale e quale e regge perfettamente il ruolo da protagonista per i 132minuti di pellicola; Spock/Zachary Quinto ha finalmente molte scene d'azione e dimostrerà di essere capace di provare dei sentimenti(!); Uhura/Zoe Saldana, Bones/Karl Urban, Scotty/Simon Pegg, Sulu/John Cho e Chekov/Anton Yelchin compongono il resto della squadra fornendo ognuno una sfumatura diversa ad uno dei racconti più interrazziali della galassia.
Per quanto riguarda il lato cattivo, invece, questa volta è Benedict Cumberbatch a prestare il volto al vendicativo - e incazzatissimo - Khan, che darà non poco filo da torcere ai protagonisti. Su di lui avevo letto grandi cose, addirittura che fosse uno dei cattivi più cattivi di sempre. A questo proposito sono rimasto un pelo deluso, ma mi rendo conto che fossi proiettato in un'ottica di grandi aspettative. Certamente, comunque, è un personaggio capace di regalare sorprese al pubblico.
La grande macchina "Star Trek", insomma, non mi ha deluso nemmeno questa volta e, anzi, sono ritornato molto volentieri al cinema per godermi la nuova avventura. Gli effetti speciali sono molto ben fatti (ho letto che merita davvero anche il 3D), la colonna sonora di Giacchino è stupenda e accompagna le scene con enfasi e ritmo e, inevitabilmente, il futuristico ambiente spaziale e interplanetario ha qualcosa di magicamente affascinante.
Inutile dire che "Star Trek Into Darkness" è stato, per me, davvero un bel blockbuster da vedere.
Ps. $448,620,966 al box office mondiale. Il precedente episodio aveva incassato $385,494,555, ricevuto 4 nomination all'Oscar e vinto uno per il Miglior makeup.
Film 84 - Star Trek
Film 824 - Star Trek
Film 606 - Into Darkness - Star Trek
Film 825 - Into Darkness - Star Trek
Film 1198 - Star Trek Beyond

Consigli: In generale se si amano le saghe 'dello spazio' questo titolo non può essere perso. A maggior ragione se si è fan di "Star Trek" e/o del primo episodio targato Abrams. "Into Darkness" è un secondo capitolo ben realizzato ed equilibrato nel presentare momenti di adrenalina accompagnati da situazioni di snodo narrativi funzionali al procedere della trama. All'inizio un po' lento, saprà recuperare con il procedere del racconto. Bel cast.
Parola chiave: Sangue.

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Bengi

venerdì 19 luglio 2013

Film 568 - Senza freni

Incuriosito dalla copertina e dal trailer, ma più che altro per la presenza di Gordon-Levitt che, a parte "Looper - In fuga dal passato", solitamente non sbaglia un colpo.

Film 568: "Senza freni" (2012) di David Koepp
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: La premessa è che il film non mi è dispiaciuto; devo dire, però, che mi aspettassi qualcosina di meglio.
Il pregio di "Premium Rush" è certamente il buon ritmo e le scene d'azione girate nel traffico di Manhattan, con Joseph Gordon-Levitt nei panni convincenti del fattorino in bicicletta Wilee. C'è adrenalina e mistero per la tanto ricercata busta da consegnare. C'è un buon antagonista (Michael Shannon) sulla carta, che però perde il suo potenziale quasi subito, compiendo una serie di azioni-défaillance che sembrano descrivere il suo Bobby come uno che, in realtà, non avesse veramente intenzione di riprendersi la busta. In poche parole, ci arriva sempre molto vicino, ma non fa mai lo scatto necessario. E allora la trama un po' si indebolisce.
Aggiungo che nessuno dei personaggi di contorno è presentato con un qualche appeal particolare. Sarà la mancanza di rilevanza dei loro personaggi o la scarsa simpatia di ognuno di questi, di fatto non rimangono minimamente impressi.
Nel complesso la pellicola ha un suo perchè, è ottima per essere guardata e digerita proprio come suggerisce il titolo italiano, "Senza freni". Oltre non c'è nulla, dato che c'è a malapena una storia.
La trama, infatti, viene venduta come matrioska a più strati all'inizio, per poi rivelarsi niente di più che un semplice racconto d'azione con qualche mistero risolvibilissimo e un finale scontato che sa di già visto. Non che ci sia nulla di male, nessuno si aspettava niente di più, suppongo, da questo prodotto iper-commerciale e commercializzabile, però a fine visione rimane comunque la sensazione che si sia bruciato il tutto troppo in fretta.
Se la corsa pazza tra taxi e macchine doveva trovare una valida scusa per arrivare sul grande schermo, allora mi sembra che la missione sia certamente compiuta; altrimenti "Senza freni" rimane un prodotto limitatamente carino e molto spesso più vuoto di quanto mi sarei aspettato.
Sinceramente, prima di vedere questo film non riuscivo a capire come mai potesse essere andato così male al box office ($31,083,599 di incasso mondiale, 35 milioni per realizzarlo): ora mi sono fatto la mia personale idea.

Consigli: Veloce e un po' insapore. Per una serata senza pretese e che proceda velocemente a ritmo di pedalate, mirabolanti cadute e qualche effetto speciale congela-gravità che visivamente è piacevole, ma purtroppo non aiuta una trama un po' troppo debole di idee. Joseph Gordon-Levitt, comunque, rimane sempre un attore capace e credibile (sarà perchè fa sempre più o meno gli stessi ruoli? Sto cominciando a chiedermelo).
Parola chiave: Bicicletta.

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Bengi

mercoledì 17 luglio 2013

Film 567 - A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar

Alla ricerca di un film per la domenica, un'inaspettata, piacevole e divertente sorpresa.

Film 567: "A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar" (1995) di Beeban Kidron
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Alessio
Pensieri: Me ne avevano parlato bene in più occasioni - anche di recente -, ma mai avevo avuto slancio, motivo od occasione per vederlo. Male. "To Wong Foo Thanks for Everything, Julie Newmar" è veramente un film carino e divertente, piuttosto avanti, considerati i recenti avvenimenti che riguardano matrimoni per le coppie omosessuali, aggressioni e rivendicazione dei diritti della persona.
Motivi sociali e socialmente apprezzabili a parte, questa pellicola presenta - anche esasperando, come impone la spettacolarizzazione della vita al cinema - una realtà che non è certo familiare a tutti: quello delle drag queen. 

I tre magnifici Wesley Snipes, Patrick Swayze e John Leguizamo vengono rispettivamente tramutati nelle signore Noxeema Jackson, Vida Boheme e Chi-Chi Rodriguez che partiranno insieme per un viaggio che plasmerà ufficialmente la loro amicizia e cambierà le prospettive (oltre che loro) di un'intera cittadina.
Il pretesto per la partenza è il concorso nazionale 'Miss Drag Queen dell'anno' cui Noxeema e Vida devono partecipare avendo vinto parimerito l'edizione newyorkese. Invece di imbarcarsi comodamente su un aereo alla volta di Hollywood, dopo aver conosciuto la povera e sola Chi-Chi, decidono di prenderla sotto la loro protezione portandola con loro al concorso da raggiungere, però, a mezzo automobile. Infatti, barattato il biglietto aereo con una Cadillac del 1967, partono on the road e senza cartina per il viaggio che vedrà tappa importante a Snydersville, dove la macchina a noleggio finirà per andare in panne. 

Le tre si rifugeranno nel triste villaggio di poche anime non solo per la riparazione del mezzo, ma anche per evitare di essere ricollegate a quello che loro credono essere l'omicidio dell'agente di polizia che Vida aveva messo KO con un pugno dopo un tentativo di stupro da parte dell'agente. In realtà, stordito dalla scoperta del vero sesso di Vida - e dal pugno, chiaramente - lo sceriffo Dollard era solo svenuto: ripresosi, comincerà a dare loro la caccia.
Nel frattempo il brio delle 3 signore finirà per influenzare la città e i suoi abitanti, portando una serie di cambiamenti notevoli sia esteticamente che umanamente parlando. Questo, nel finale, sarà il loro lasciapassare per la libertà (dallo sceriffo) e, soprattutto, verso una consapevolezza e accettazione nei confronti di loro stesse e della fiducia da riporre negli altri.
Nonostante il necessario buonismo a tutti i costi, grazie a dio "A Wong Foo" non scade mai nel patetico o stucchevole meccanismo di autocommiserazione o edificante morale di speranza racchiuso nel mondo e chi ne fa parte. Le 3 signore sono fiere di essere ciò che sono e, nonostante la paura naturale che segue il doversi confrontare con il mondo non protetto che è il loro ambiente, affrontano a testa alta le sfide sul loro cammino senza mai rinnegare la loro scelta di vita. Questo messaggio positivo pervade tutto il film e resta filo conduttore per tutta la narrazione.
Nel complesso la pellicola è spassosa e divertente, coloratissima e baraccona, ma mai volgare o denigrante. Ho apprezzato i tre attori nei panni drag, sorprendentemente adatti e capaci nei loro ruoli. John Leguizamo è una Chi-Chi fantastica e veramente credibile.
Tra gli altri attori presenti Stockard Channing ("The Good Wife", "Amori & incantesimi", nonché famosa per essere la Betty Rizzo di "Grease"), Blythe Danner ("Ti presento i miei", nonché mamma di Gwyneth Paltrow) e Chris Penn (Willard Hewitt in "Footloose").
Ps. Due nomination ai Golden Globes per Patrick Swayze e John Leguizamo e un incasso al box office di $47,774,193.

Consigli: Spassoso e ben confezionato, alterna momenti spensierati ed altri in cui non mancano occasioni per riflettere. Apre ad un mondo magari - specialmente allora - poco conosciuto, rendendone umanità e sfarzosa giustizia. Piacevolissimo e cult nel suo genere.
Parola chiave: Julie Newmar.

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Bengi

giovedì 11 luglio 2013

Film 566 - Amiche da morire

Lo volevo vedere da quando era uscito al cinema, ma non c'era stata occasione. Ho recuperato!

Film 566: "Amiche da morire" (2013) di Giorgia Farina
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: "Amiche da morire" è veramente un film carino, come già si poteva intuire dal trailer. Innanzitutto la trama è ben scritta e ricama sopra temi anche consueti (omicidio passionale, la provincialità di paeselli del sud, la prostituta intelligente che ha un sogno, ecc) in maniera furba e simpatica, passando anche per momenti estremizzati o poco plausibili nella realtà con una leggerezza e autoironia davvero apprezzabili.
La buona caratterizzazione dei personaggi (seppure molto legata ai cliché) deve tutto alle tre bravissime protagoniste Gerini, Capotondi, Impacciatore, ognuna perfetta nel proprio ruolo e, insieme, un trio esplosivo e spassosissimo. Nonostante in effetti la Gerini si sia spesso legato al ruolo di bellona e piacente - con un certo margine di degrado sociale - (anche) questa volta è riuscita a salvarsi dal 'fattore Buy', ovvero il ciclico riprorsi dello stesso ruolo (solo in contesti diversi) ben recitato ma che alla lunga stufa. Io, va detto, ho una naturale propensione per la Gerini e, seppure a volte un po' inadatta o sopra le righe, finisco sempre sinceramente per apprezzarla.
Sulla Capotondi, invece, avevo non pochi dubbi e riserve, svaniti a pochi minuti dall'inizio del film: accento siculo non fastidioso, credibile nel ruolo, divertente e capace di interpretare l'ingenuità necessaria a rendere lo spietato candore della sua Olivia. Quest'ultima all'inizio sembrerebbe poco simpatica e, invece, saprà riscattarsi agli occhi del pubblico.
Mia personale standing ovation, però, per il personaggio di Crocetta che Sabrina Impacciatore interpreta assolutamente in maniera perfetta! Divertentissima, martoriata da abiti, trucco e parrucco da befana sicula, succube di una madre-carceriera e, non bastasse, additata dal paese come porta iella locale, delle tre protagoniste è stata in assoluto quella che ho preferito. La scena in cui le fanno la ceretta e il momento in cui impara a flirtare al mercato sono davvero comici.
Insomma, complici le tre attrici e lo spunto narrativo interessante e trattato con piacevolissima leggerezza, questo film decolla fin dall'inizio e regala proprio quello che mi aspettavo di trovare in questo prodotto cinematografico: spasso spensierato, buone interpretazioni e una pellicola capace di intrattenere senza violenza o volgarità gratuite. In questo contesto è facile sorvolare sulle ingenuità di certi passaggi - in effetti, per esempio il momento del primo interrogatorio dopo l'omicidio di Rocco è reso in maniera troppo comica e poco credibile - e concentrarsi solamente sul buon lavoro finale che, finalmente, una commedia-noir italiana è riuscita a fare. Ci voleva tanto?
Ps. Alla sua ultima apparizione nel box office italiano in data 29 marzo, il film segnava l'incasso di 1,785,462€.
Pps. Agli ultimi David di Donatello, il film ha ricevuto una nomination nella categoria Migliore Regista Esordiente per Giorgia Farina. Ha vinto, però, Leonardo di Costanzo per "L'intervallo".
Film 1301 - Amiche da morire

Consigli: Bellissima cornice e fotografia e buon esordio registico per la Farina alla sua prima esperienza sul grande schermo. Per una serata in compagnia o anche da soli è perfetto perché spassoso, ma noioso e lascia con un sorrisetto alla fine della visione che non sono in tanti film ultimamente a saperlo regalare. Divertente!
Parola chiave: "Ho notato che sparare mi secca la pelle".

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Bengi

mercoledì 10 luglio 2013

Film 565 - Mannequin

Mi è tornata pretotentemente voglia di anni '80...

Film 565: "Mannequin" (1987) di Michael Gottlieb
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Con un incipit random-nonsense certamente originale (siamo nell'Egitto dei Faraoni...), "Mannequin" propone una magica favoletta giocosa e assurda, divertente e romantica da vero cult nel suo genere.
Premesso che non sapessi assolutamente nulla su questo film, ho apprezzato tantissimo la scoperta di Kim Cattrall ("Sex and the City") nel ruolo di protagonista - già porca - in panni succinti e disinibiti. Della serie: un destino segnato.
Tra le sode cosce da manichino di Kim, il protagonista Andrew McCarthy ("St. Elmo's Fire", "Bella in rosa") conoscerà le gioie dell'amore e il successo sul lavoro, diventato notturno vetrinista ispirato in grado di richiamare schiamazzanti e ammiranti folle di curiosi e appassionati di moda di fronte alle sue creazioni presso i grandi magazzini 'Prince & Company'. L'ambientazione da Harrods londinese o Rinascente milanese è anche piuttosto suggestiva, con spazi ampissimi e corridoi infiniti, nonché quello che oggi potremmo definire un reliquiario (o santuario) della cultura anni '80. Gli appassionati gradiranno.
Il mix di ingredienti di questo "Mannequin", insomma, funziona e intrattiene e, devo dire, ha anche una certa vena frizzante che da ritmo e fa sorvolare sulla spesso superficiale scelta narrativa. E' chiaro fin dall'inizio che si sia di fronte ad un prodotto leggero e di ampio consumo e, giustamente, si punta sul rendere tutto coloratissimo, glam (per l'epoca), sexy e spassoso. In questo senso gli ingredienti ci sono tutti.
La trama è semplice e, come si diceva, in molti punti affidata a scelte inusuali che spiazzano nel panorama ormai standardizzato del mondo cinematografico. Anche se è vero che di fatto l'incipit tra le Piramidi non ha alcun senso, l'ho trovato comunque inaspettato e significativo di un minimo sforzo di specializzazione rispetto alle altre commedie o comunque prodotti dello stesso periodo.
Insomma, mi sono goduto alla grande la visione di questa pellicola che mi ha fatto riassaporare con gusto le ambientazioni trash-chic di quegli anni e mi ha fatto scoprire una giovane Kim Cattrall di cui ignoravo in toto esordi e filmografia.
Ps. Il film si guadagnò le nomination agli Oscar, Golden Globes e Grammy per la Miglior canzone "Nothing's Gonna Stop Us Now" scritta da Albert Hammond e Diane Warren e fu un grande successo al botteghino: 6 milioni di dollari spesi per produrlo e $42,721,196 di incasso mondiale.

Consigli: Assolutamente da recuperare per una serata in compagnia! Senza pretese, spensierato e spassoso è l'ideale da seguire con qualcuno accanto. Colonna sonora ad hoc e un retrogusto vintage che non deluderà i fan degli anni '80.
Parola chiave: Smaltimento rifiuti.

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Bengi

martedì 9 luglio 2013

Film 564 - Hercules

Un cartone animato, precisamente il 35esimo della lista Walt Disney Animated Classics.

Film 564: "Hercules" (1997) di Ron Clements, John Musker
Visto: dal computer di Marco
Lingua: italiano
Compagnia: Marco (Mi)
Pensieri: Non ricordavo praticamente nulla di questo film, le mie reminescenze risalivano all'uscita del film nelle sale (1997), ovvero quando avevo 10 anni, quindi si può dire che fossi vagamente confuso riguardo la trama. Infatti mi pareva tutt'altra avventura.
Uno dei grandi pregi di questo cartoon è certamente il buon ritmo della narrazione, spesso aiutata da stacchetti musicali (più che altro quelli delle 5 muse, anche se inappropriatamente declinate in salsa gospel) e una serie di scene d'azione ben realizzate (come il training per diventare un eroe). In effetti non mi so ben spiegare il perchè di una certa defezione da parte del pubblico in sala che non ha particolarmente premiato questa pellicola (il box office mondiale è a quota $252,712,101), nonostante i predecessori "Il gobbo di Notre Dame" ('96) e "Pocahontas" ('95) avessero entrambi superato i 300milioni di dollari di incasso; eppure il successo di "Hercules" c'è, ma solo a metà e, di fatto, è il primo di una serie di mezzi flop - rispetto alle aspettative - o veri e propri buchi nell'acqua della macchina da guerra Disney. Da allora, va detto, i successi della casa di produzione sono stati altalenanti in proporzione al plebiscito di consensi e premi raccolti da pellicole come "La sirenetta", "Il re leone", "Aladdin", "La bella e la bestia" (2 Oscar per ogni pellicola, tanto per gradire).
Comunque questo film andrebbe, a mio avviso, un attimo riconsiderato. E' divertente, spassoso e piacevole, con una particolare ricerca estetica molto spiccata nel disegno e una coloratissima rappresentazione simil-zucchero filato dell'Olimpo veramente affascinante. I personaggi principali sono spassosi e Meg (in Italia doppiata da Veronica Pivetti) è rappresentata in maniera veramente sensuale e, di fatto, la trama ha molto a che spartire con le precedenti produzioni made in Disney: la posizione sociale di Hercules (da noi doppiato da Raoul Bova, quando canta invece la voce è di Alex Baroni) è la più alta possibile, ma un personaggio a lui vicino - geloso e desideroso del potere - approfitta della sua giovanissima età per tentare di farlo fuori. Verrà adottato da due personaggi che gli permetteranno di cominciare il suo percorso di formazione fino all'età adulta, momento in cui abbraccerà le sue responsabilità per tentare il cammino della riconquista del suo regno. Insomma, l'eco de "Il re leone" - solo per fare un esempio - mi sembra molto forte. A maggior ragione non mi spiego il perché della defiance del meccanismo porta soldi.
In ogni caso, la storia di Ercole funziona e intrattiene a dovere, è un bel cartone animato certamente superiore a tanti altri che lo hanno succeduto. Ho molto gradito questo ripasso!

Consigli: Divertente e spensierato, coloratissimo e con una vena gospel che, seppure non c'entri granché, incornicia bene questa pellicola della Disney. Da vedere con gli amici o anche da soli (per un bel momento infanzia-nostalgia). Piacevole.
Parola chiave: Titani.

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Bengi

mercoledì 3 luglio 2013

Film 563 - Viva l'Italia

E continuiamo sulla scia del cinema italiano, che ultimamente frequento più spesso.

Film 563: "Viva l'Italia" (2012) di Massimiliano Bruno
Visto: dal computer di Marco
Lingua: italiano
Compagnia: Marco (Mi)
Pensieri: Massimiliano Bruno, dopo "Nessuno mi può giudicare", riconvoca Raoul Bova e Rocco Papaleo per questa sua seconda fatica registica e, al posto della Cortellesi, sceglie Ambra per l'ennesimo ruolo femminile scanzonato e brillante. La cornice, però, questa volta è completamente diversa, ispirandosi ad una politica italiana della peggior specie in un ritratto a prima vista esasperato, ma in fin dei conti non molto diverso dalla situazione reale. Il che rattrista e non poco.
Al di là della trama anche divertente a tratti, posto che è necessario incassare il colpo facendo autocritica in silenzio, l'anima fortemente 'impegnata' di questa pellicola funziona solo in parte, un po' perchè a volte forzata e quasi imposta - come se si volesse necessariamente giocare la carta della commedia, sì, ma che fa anche pensare -, un po' perchè la risoluzione finale della trama non mi ha convinto del tutto (la presa di posizione molto polemica poi scema).
Da una parte pare che la critica al mondo politico e, collateralmente, della gestione nazionale sembra affrontata di petto e con una certa consapevolezza, ma poi si finisce per cadere nello stesso gioco che ha generato l'input narrativo e mi sembra che, almeno nella gestione della storia di Valerio/Alessandro Gassman, si faccia autogoal.
Il film denuncia raccomandazioni (Susanna/Ambra Angiolini), mancata meritocrazia (Riccardo/Raoul Bova), incompetenza ai vertici (Gassman) e una politica di false promesse e falsi valori (Michele Spagnolo/Michele Placido) per buona parte dei suoi 100 minuti di durata, ma di fatto scioglie il suo intreccio liquidando le avversità in un modo che, a mio parere, non è accettabile dopo tanto criticare: il ricatto. E' vero che questo è applicabile poichè c'è chi si è messo nella posizione di farsi ricattare, ma non ritengo sia coerente, nel finale, cancellare l'incompetenza di Valerio rappresentandolo non come una persona degna di essere al vertice della sua azienda, ma solo l'ennesimo furbetto davvero degno dell'eredità del padre Michele.
Allo stesso tempo la questione del reparto dove lavora Riccardo, ormai allo sbando per la mancanza di fondi e la noncuranza del primario, che viene letteralmente restaurato nel giro di una notte (con il paninaro locale riparatore di lavatrici che aggiusta macchinari medici come se fosse una Whirlpool qualunque), è di una semplificazione imbarazzante, conclusione indegna di una parte di trama che fa ridere tanto è assurda.
Il personaggio di Placido, poi, come ogni bravo politico che si rispetti, finirà in tv a fare le sue scuse - davvero convinte, però - cercando il contatto con quella gioventù che necessita di essere risvegliata da un torpore di disillusione e sfiducia (che gente come lui ha causato) per destare nuova consapevolezza di cittadini che si battono per i propri diritti e, soprattutto, il proprio futuro.
In quest'ottica la predica finale dell'ex politico corrotto tramutato neoredento (ma non per sua volontà, solo a causa di una malattia che lo porta a non essere più in grado di filtrare il pensiero che diventa parola) è certamente sensata, ma finisce per assomigliare più a una mossa "paracula" perchè di fatto, come si diceva, il film stesso sceglie poi di pubblicizzare un mezzo poco nobile per esplicitare le nuove consapevolezze del personaggio di Gassman (ovvero che nella vita ci vogliono 'le palle' per ottenere ciò che si vuole).
A parte questo, comunque, "Viva l'Italia" è un perfetto prodotto commerciale nostrano, migliore di molti altri che ci propinano, sia chiaro, ma di fatto ancora troppo legato alla paura di essere considerato solo come commedia leggera e che sente, quindi, la necessità di autodefinirsi impegnata.
Il personaggio più riuscito è quello di Ambra, divertente e agghiacciante allo stesso tempo, specchio di una parte di società contemporanea (ma di fatto ognuno dei 3 figli di Spagnolo lo sono) che, però, avrà gli strumenti e l'aiuto necessari al riscatto e alla rinascita. Bova, invece, resta sempre invischiato nel cliché del bello-buono-e-bravo che lui interpreta, a volte, con passione da fiction tv. Quando fa altro, però, nessuno lo considera. Placido, infine, è un capo famiglia stronzo-ma-poi-sensibile che smaschererà i suoi stessi trucchetti non tanto per necessità, quanto perchè obbligato dalla sua malattia 'rivelatrice'.
Gli ingredienti per un film divertente ci sono, anche se di fatto ci si perde un po' per strada nel finale (morale e lieto fine sempre e comunque).
Ps. Due nomination ai David di Donatello (una per Ambra come Miglior attrice non protagonista) e più di 5.000.000€ di incasso al nostro botteghino.

Consigli: Nonostante la mia solita diffidenza rispetto al cinema italiano e, come già detto, una certa superficialità ingenua in alcune scelte narrative, "Viva l'Italia" è una buona opzione nell'ottica del divertimento spensierato per una sera in compagnia. La critica alla nostra politica odierna fa male all'inizio e bisogna comunque farci i conti durante la visione.
Parola chiave: Raccomandazione.

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Bengi

lunedì 1 luglio 2013

Film 562 - The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2

E dopo la prima parte, io e Licia siamo giunti - stoici nel nostro mantenere l'impegno - al grande finale della saga per adolescenti in palla da ormone più famosa degli ultimi anni. Quindi, dopo la prima parte, ecco la seconda...

Film 562: "The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2" (2013) di Bill Condon
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Licia
Pensieri: A suo tempo mi era stato venduto come il riscatto di "Twilight", lampante esempio di una capacità tecnica d'avanguardia e perfino in grado di mantenere ritmo durante la narrazione (caratteristica di certo mancanta per ciò che riguarda tutti e 4 i precedenti capitoli).
Ebbene "The Twilight Saga: Breaking Dawn - Part 2" è effettivamente più ritmato e qualitativamente migliore rispetto ad alcuni suoi predecessori e, dovessi fare una classifica, lo metterei al secondo posto tra tutti e 5 gli episodi della saga (il primo "Twilight" rimane comunque il migliore), ma non si può certo dire che sia un buon prodotto cinematografico.
Innanzitutto il lavoro fatto sull'immagine è ridicolo: c'è talmente tanto di modificato che i volti degli attori sono spesso storpiati e gli scenari tanto carichi da risultare palesemente finti e fastidiosi. Poi, per quanto riguarda il ritmo, bisogna dire che c'è, ma solo perchè, per la prima volta, questa storia ha qualcosa di concreto da raccontare che non siano i palpitanti momenti d'amore sussurrato tra Bella ed Edward o i guaiti del cucciolo Jacob.
Finalmente c'è un racconto che vada oltre il primo piano di Kristen Stewart e, per quanto il risultato visivo sia piuttosto ingenuo in molti passaggi, di sicuro l'avventura qui è più godibile rispetto ai precedenti 3 episodi. Si riprende, infatti, dal momento in cui Bella riapre gli occhi - ormai geneticamente vampira affamata - dopo il tragico parto avvenuto in "The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1". La bambina (Renesmee, ricordiamoci il bel nome di m***a) nata dall'incrocio umano-vampiro cresce a dismisura, ma alimenta l'antico ricordo dei bambini immortali (ovvero bambini vampiri) e, di conseguenza, la necessità di ucciderla da parte dei Volturi che non aspettano altro (dato che per 3 film sembravano tanto minacciosi ma di fatto non hanno mai concluso una mazza).
La pellicola procede in un climax che porterà fino alla battaglia finale - che è epica come può esserlo uno scontro tra una decina di persone... -, tanto decantata, ma che, a livello di trama, parrebbe per una volta ben riuscita: moltissimi colpi di scena (anche se la realizzazione al computer è brutta), che di fatto dimezzano il numero dei personaggi. L'ho trovata finalmente una scelta coraggiosa per un prodotto a base di zucchero e cuori; per un attimo ho pensato dovessi leggermente ricredermi su questa saga. Per un attimo. Passato quel momento di audace follia da decimazione di inutili membri da entrambe le parti - Cullen Vs Volturi -, ci si risveglierà dal piacevole sogno per scoprire che era tutta solamente una visione della preveggente Alice/Ashley Greene. Delusione, amarissima delusione. Oltre che ennesima.
Insomma, anche questo "Breaking Dawn - Parte 2" non si smentisce più di tanto per ciò che riguarda il diktat di fondo, ovvero tutti belli, tutti buoni, tutti bravi, tutti amici, tutti innamorati, tutti felici per un più generico 'tutto a posto' che, protratto per 5 pellicole, sfianca un po' anche i più tenaci.
Al solito né Kristen Stewart né Robert Pattinson hanno imparato a recitare, anche se va detto che un po' in generale il cast è di attori quanto avrebbero potuto essere cantanti. 

Peggior film, regia, attrice protagonista (Stewart), attore non protagonista (Taylor Lautner), cast di attori, coppia di attori (Lautner e la povera bambina Renesmee/Mackenzie Foy) e peggior prequel, remake, rip-off o sequel. In tutto questo peggio, comunque un buon risultato c'è stato: $829,685,377 di incasso mondiale (anche se non raggiunge il miliardo e, di fatto, anche se al primo weekend di uscita è stato questo film a spuntarla, la battaglia agli incassi contro il diretto avversario "Skyfall" ha visto "Breaking Dawn - Parte 2" perdere nel lungo periodo: l'ultimo film di Bond, infatti, ha incassato $1,108,561,013. E vinto 2 Oscar).
Consigli: Sono 5 film e vanno visti in fila. Non ha senso vedere questa pellicola staccata dalle altre, perchè meno indipendente rispetto alla trama e comunque poco rilevante a livello di contenuti (come tutta la saga). Può essere un esperimento tra il divertente e la presa in giro, rendendo - un po' tristemente - l'idea di quali siano i nuovi miti degli anni '00. "Twilight" è una brutta saga, spesso trash, priva di buona recitazione o buon copione. Non ci sono motivi per guardarla, se non volersi fare un'opinione su questo fenomeno.
Parola chiave: Testimoni.

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Bengi