lunedì 18 maggio 2015

Film 917 - The Last Samurai

Penultimo film prima dell'atterraggio a Mosca, una scelta voluta per salutare il Paese del Sol Levante. #TokyoDays: film 6.

Film 917: "The Last Samurai" (2003) di Edward Zwick
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: inglese, giapponese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Poco furbescamente non sottotitolato in inglese, tutte le parti in giapponese mi sono rimaste oscure. E, a dispetto di quanto avessi ipotizzato a inizio visione, non sono state poche....
Al di là del divario linguistico invalicabile, ho comunque rivisto volentieri questo film, titolo emblema del mio addio al Giappone, un modo personale per salutare una terra che in effetti un po' di cuore me l'ha rubato. Quindi, carico anche di questo bagaglio sentimentale, ho scelto di vedere nuovamente "The Last Samurai" con il signor Cruise in gran spolvero, mai così tanto tutto d'un pezzo e ricolmo di valori positivi al massimo grado superlativo. La sua carriera all'epoca era ancora di quelle da invidiare, con titoli di indubbio successo, 3 Golden Globe vinti, 3 candidature all'Oscar e incassi stellari per le sue pellicole e il suo portafoglio. In quest'ottica anche "The Last Samurai" riflette lo stato di salute del suo protagonista, rigonfio di steroidi e buoni sentimenti, nobiltà d'animo e grandi azioni, per un mix finale che sa di americanata, ma non infastidisce più di tanto. Ecco, diciamo che Tom Cruise testimonial del Giappone mi fa un po' ridere, ma a questo titolo riconosco il merito di avermi fatto scoprire più di dieci anni fa Ken Watanabe, attore giapponese che tutt'ora seguo con interesse.
Insomma, a parte il finale veramente troppo teatrale, questo film ha i suoi buoni momenti e regala un po' di quella filosofia spiccia che sì è superficiale, ma ha un'evidente buona intenzione alla base. Cruise è credibile e riveste bene i panni dell'eroe a 360°, anche se spesso a rubargli la scena è proprio Watanabe, non a caso premiato con una canidatura all'Oscar per la sua interpretazione. Tutta la storia regge bene e la sceneggiatura riesce nel coinvolgere emotivamente lo spettatore, che non mancherà di parteggiare per i samurai e l'americano convertito Algren. Di certo non spensierato, ma un bel colossal.
Ps. Nel cast oltre a Cruise e Watanabe anche Timothy Spall, Billy Connolly, Tony Goldwyn, Hiroyuki Sanada, Koyuki.
Box Office: $456.8 milioni
Consigli: Prima di "Memorie di una geisha" l'America più commerciale aveva già tentato la "colonizzazione" dell'oriente con questo titolo che potremmo quasi vedere come una versione per uomini del più delicato titolo diretto da Rob Marshall. "The Last Samurai" ha una bella fotografia e presenta un'esotica curiosità per l'occhio dello spettatore occidentale grazie a bellissimi paesaggi e costumi tradizionali. Anche se la filosofia giapponese si perde in un miscuglio di valori più occidentali, questo film rimane un titolo commerciale di valore per chi desiderasse immergersi in maniera facile facile in un mondo così differente da quello che viviamo. E' intrigante e per certi versi emozionante, il che anche solo per questo vale una visione. Non è un capolavoro, ma le buone intenzioni sono evidenti.
Parola chiave: Seppuku.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi