venerdì 10 luglio 2015

Film 949 - Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

Luigi lo ha scovato e voleva vederlo, specialmente per la presenza della fantastica Helena Bonham Carter (per una volta non diretta dal suo ormai ex marito).

Film 949: "Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet" (2013) di Jean-Pierre Jeunet
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Jean-Pierre Jeunet mi aveva colpito al cuore con lo stupendo "Il favoloso mondo di Amélie" e definitivamente conquistato con il successivo "Una lunga domenica di passioni", quindi mi ha stupito ritrovarlo in questo contesto più anglofono e, se vogliamo, commerciale (il film prevedeva anche il 3D). Francamente, pur essendo un lavoro carino, questo titolo non fa centro.
Sarà che T.S. Spivet (Kyle Catlett) non è simpatico né ci si affeziona a lui davvero fino in fondo, saranno gli strani rapporti umani che la storia dipinge, saranno gli altrettanto strani personaggi di conseguenza, comunque il tutto risulta più bizzarro che piacevole.
La storia è concepita alla maniera classica di Jeunet, capace di caratterizzare i suoi personaggi in maniera particolarissima, riuscendo a regalare loro sfumature presentandone manie, piaceri nascosti, pensieri profondi. Così troviamo il ragazzino geniale in competizione con l'immagine da vero cowboy del gemello scomparso, il padre mandriano che dice una parola in croce e si ritira a bere nello studio/museo delle teste impagliate, la sorella maggiore che è la versione americana della velina wannabe e, infine, una madre con la testa fra le nuvole, buona anche se un po' distratta, a volte assente. Ci sta tutto, la famiglia è composta da membri eterogenei e l'idea di base di tenerli tutti l'uno ancorato all'altro attraverso piccoli gesti, sguardi e situazioni particolari mi è piaciuta. Il problema è che poi T.S. parte per un viaggio in solitaria attraverso l'America per andare a ritirare un premio che ha vinto (fingendosi adulto) e, da quel momento, parte una carovana di situazioni tra l'inutile e il circense che alla lunga logorano. Svariati incontri un po' futili, tutti fini a se stessi e non particolarmente in grado di caratterizzare ulteriormente il personaggio protagonista, solo brevi momenti, scene a parte che, non ci fossero state, sarebbe stato uguale. Per non parlare poi del finale, dove T.S. - scoperto bambino prodigio - viene letteralmente inglobato dalla macchina del successo, con annesso sfruttamento infantile da parte della curatrice del museo Smithsonian (Judy Davis) e successiva fagocitazione del povero ragazzo dalla melma mediatica che lo vuole nuovo fenomeno. La cosa di per sé ha anche un senso e sarebbe un buono spunto di critica, peccato che la cosa sia rovinata dalla messa in scena generale, talvolta farsesca, talvolta solo fastidiosa.
Insomma, nonostante la bella fotografia, gli effetti speciali davvero efficaci a sostegno di una storia che è soprattutto fantasia e una caratterizzazione dei personaggi ben costruita - per non parlare della straordinaria capacità di Jeunet di potenziare le immagini attraverso la sua regia, connotandole di qualcosa che sta tra il fiabesco e il giocoso -, "The Young and Prodigious T.S. Spivet" non riesce però a centrare il suo obiettivo, risulta meno coinvolgente di Amélie e, sì, anche meno ispirato. Diciamo che lo stile è ben riconoscibile e anche se in fin dei conti seguire la filmografia di questo regista è sempre piacevole, questa volta non posso dire che il risultato sia conforme alle aspettative.
Ps. Tratto dal romanzo "Le mappe dei miei sogni" ("The Selected Works of T.S. Spivet") di Reif Larsen.
Box Office: $9,321,225
Consigli: Il box office è stato impietoso (33 milioni di dollari per produrlo) e non so in quanti possano dire di aver visto questa pellicola. Io francamente prima di vederlo in streaming non ne avevo nemmeno sentito parlare... Comunque è un titolo carino, ma niente di più. Chi ha amato i precedenti lavori di Jeunet apprezzerà di certo, anche se credo che sia evidente un po' a tutti che non siamo di fronte ad uno dei suoi massimi lavori. Helena Bonham Carter è insolitamente bella, nonostante non le si riesca mai a staccare di dosso quell'aura un po' nebbiosa e scura, e per una volta è bello vederla recitare in qualcosa che non le abbiano cucito addosso (come forse non accadeva dai tempi de "Il discorso del re"). In generale questa pellicola può funzionare per un momento di spensieratezza. E' una storia on the road per bambini, un viaggio che mi ha molto ricordato quello di "Molto forte, incredibilmente vicino", pur in toni molto più leggeri. Bei colori e bellissimi paesaggi.
Parola chiave: Baird Award.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi