sabato 9 gennaio 2016

Film 1081 - The Revenant

Per la prima recensione del 2016 faccio un salto in avanti e anticipo una pellicola che ho appena finito di vedere. Insieme ad altre due che la precedono e che ho visto nei giorni scorsi, è una delle candidate favorite alla stagione dei premi di quest'anno e che, a mio avviso, potrebbe essere l'Oscar come Miglior attore per Leonardo DiCaprio. Finalmente.
Film 1081: "The Revenant" (2015) di Alejandro G. Iñárritu
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Come dicevo nell'introduzione, "The Revenant" è uno dei film legati all'imminente stagione di premi (che comincia proprio domani con i Golden Globes) che ho visto più di recente. Insieme a "The Big Short" e "Il ponte delle spie" fa parte di quel gruppo di film che sto cercando di recuperare in modo da arrivare preparato agli Oscar di fine febbraio. Più degli altri due, però, questo mi ha colpito, motivo per il quale sto anticipando la recensione per averne un ricordo che sia fresco. Eccoci, quindi.
Più che un film, un corso di sopravvivenza. Più che una storia, un pugno nello stomaco. "The Revenant" è il titolo di Iñárritu che avrei voluto vedere l'anno scorso, un'avventura che mi ha sorpreso molto di più che il tanto acclamato "Birdman". Quest'ultimo, pur meritevole di lode, ha mancato comunque di interessarmi pienamente, mentre qui tutto si può fare tranne che distrarsi. Violentissimo, crudo, in un certo senso cattivo e maledettamente freddo, il racconto di vendetta che si ispira alla vera storia di Hugh Glass (che Wikipedia descrive come frontiersman, fur trapper, and explorer) è un magnetico diario che sfoglia pagine della storia americana tra paesaggi mozzafiato e la disperata necessità di sopravvivere.
Vero e proprio scontro tra razze, culture e uomini, lo scenario dipinto qui è desolante e spaventoso tanto quanto i boschi in cui siamo costretti ad inoltrarci senza la dovuta preparazione. Già perché fin dalla prima, interminabile scena, Iñárritu non ci risparmia nulla: scalpi, frecce, sparatorie, sgozzamenti, agguati, accoltellamenti, il tutto per una rappresentazione tanto realistica che, a pensarci, fa venire la pelle d'oca. Il drammatico incontro con l'orso sarà qualcosa di straziante, ma niente paragonato al confronto finale fra i due antagonisti, stremati dal freddo e dal dolore eppure incessantemente decisi a braccarsi l'un l'altro.
Per quanto non possa dire che questo sia il mio personale miglior film dell'anno, non posso negare di aver subito il magnetismo di "The Revenant". Molto del merito - se non la maggior parte - va ad un grandissimo DiCaprio: non lo dico tanto per dire, la sua immersione nella parte è totale e evidente, il suo talento non si può discutere perché è sotto gli occhi di chi guarda. Dolorante, ferito non solo nella carne, abbattuto eppure inarrestabile, il suo Glass è uno di quegli uomini che, motivati da una causa, non molleranno fino al suo raggiungimento. E' solo così che l'uomo sopravvive ad una serie surreale di eventi sfortunati di cui mamma orsa è solo l'inizio.
Da questo particolare punto di vista, la storia raccontata qui mi ha ricordato quella di un'altra pellicola votata al martirio del suo protagonista: "Unbroken". Anche lì dopo mille soprusi, violenze, sfortune e vere e proprie torture, lo spettatore si trova disarmato di fronte all'accanimento della vita che, quando vuole, riesce veramente ad essere bastarda (anche il film della Jolie è tratto da fatti accaduti realmente). "The Revenant", inevitabilmente, mi ha riportato alla mente anche altri ricordi legati a pellicole del passato, come "Il Grinta" dei Coen (o il prossimo "The Hateful Eight" di Tarantino) o "Into the Wild". E, voluto o no, la totale assenza di tagli del montaggio (qui solo nella prima parte), ha fatto da ponte col precedente "Birdman", al quale il regista ha regalato una finta assenza di intervento del montaggio. Il confronto fra i due ultimi titoli del regista messicano è quindi inevitabile e anche se il soggetto è totalmente diverso, non si può fare a meno di chiedersi durante la visione quale dei due la spunterà. Personalmente scelgo "The Revenant", che ho trovato narrativamente molto forte e visivamente potentissimo. Sarà il fascino della terra sconosciuta e desolata, la grande performance di DiCaprio, una buona dose di oniricità, la naturalezza di una regia che sembra voler scomparire, eppure rimane sempre ben presente (come quando il fiato di Glass appanna lo schermo o quanto il sangue di Fitzgerald (Tom Hardy) macchia la videocamera a sancire la presenza del vetro). Tutti insieme questi elementi - a cui aggiungo una speciale menzione per Hardy, veramente bravo a proporre un accento così marcatamente yankee per lui che è inglese di Londra - producono un risultato finale compatto e solido, un film che non manca di lasciare il proprio segno e per il quale mi auguro DiCaprio ottenga finalmente il suo meritato riconoscimento. Ha dormito nudo nella carcassa di un cavallo... Cosa deve fare di più?
Cast: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Will Poulter, Domhnall Gleeson, Lukas Haas, Forrest Goodluck, Paul Anderson, Kristoffer Joner, Melaw Nakehk'o.
Box Office: $16 milioni ad oggi (la pellicola è uscita ieri in tutta America dopo una distribuzione limitata cominciata il giorno di Natale)
Consigli: 4 candidature ai Golden Globes (Miglior film drammatico, regia, attore protagonista e colonna sonora del grandissimo Ryuichi Sakamoto) e 8 ai BAFTA, a cui sicuramente si aggiungeranno quelle degli Oscar (spero anche per Hardy), "The Revenant" è il film con cui il Miglior regista del mondo in carica ritorna al cinema per raccontare la sua nuova storia. Tratto dalla vita dell'esploratore e uomo di frontiera Hugh Glass, e più precisamente dal libro di Michael Punke, questo film è un viaggio serrato e violento in una sorta di terra di nessuno nella quale, per sopravvivere, bisogna uccidere il proprio vicino. Niente infiocchettature o abbellimenti, qui si va dritti al punto: o si sa come sopravvivere o si muore. Lo stesso, per trasposizione, vale per lo spettatore che, se vuole uscire sano e salvo da questa narrazione, deve essere certo di avere stomaco forte e un'imperitura convinzione che, alla fine, anche qualcosa di buono potrebbe succedere. O no?
Parola chiave: Vendetta.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi