venerdì 29 gennaio 2016

Film 1087 - Steve Jobs

Molto curioso di recuperare questo titolo, soprattutto perché la Winslet potrebbe essere una delle vincitrici agli Oscar di febbraio. Anche se io spero di no...
Film 1087: "Steve Jobs" (2015) di Danny Boyle
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: In tutta onestà no, questo film non mi è piaciuto. Per una serie di motivi.
Il primo è la sceneggiatura di Aaron Sorkin, uno che grazie ai suoi dialoghi ha vinto di tutto, dall'Oscar all'Emmy, dal Golden Globe al BAFTA. Come può essere, dunque, che il primo ad essere citato sia lui? Il punto è questo: ormai sono anni che seguo la carriera di Sorkin, ho visto metà delle 7 stagioni di "The West Wing", ho genuinamente apprezzato "The Social Network" e detestato "Moneyball" e "La guerra di Charlie Wilson". Ormai credo di essermi fatto un'idea su come imposti le sue sceneggiature e costruisca i suoi personaggi e, in generale, trovo che non sempre lo faccia in modo efficace. E' uno che, per capirci, scrive dialoghi a fiume, gioca tutto sui climax, vive di retorica e sfinisce lo spettatore di paroloni. Se certe volte funziona, non posso ritenere che sia una regola universale.
Qui si manifesta il problema, che vive tutto nel personaggio di Jobs e in parte nel suo rapporto con la Hoffman, più che amica una schiava devota. Steve, pace all'anima sua, a quanto pare era uno stronzo, ma di quelli che alla fine lo fanno per te, perché ha in mente un percorso che tu, povero mortale, non hai nemmeno idea che sia stato concepito e qualcuno lo stia intraprendendo per te. Ora, io non so se tutto questo rispecchi la realtà dei fatti, ma mi tocca prendere tutto a scatola chiusa e, umanamente, devo dire che seguire questa storia è stato difficile, spesso noioso. Va bene essere un genio, ma rompere le palle agli altri gratuitamente un po' mi snerva. E lo fa ancora di più il vedere che, dopo che ci hai trasportato in questo turbinio di negatività, ansia, cattiveria e frustrazione, ti autorinneghi e nel finale cambi e dimostri di avere dei sentimenti. Eh no, Steve, non si fa così. O sei uno stronzo e lo sei sempre, perché sei fatto così, o non diventi "buono" nel finale perché così siamo tutti più contenti. Anche perché la frase «Eh però nel finale è mi è piaciuto perché lui diventa più umano» a mio avviso è più un demerito che un pregio del film.
Un altro problema è l'ambientazione. Sembra quasi che sia una pellicola tratta da un'opera teatrale: non c'è mai una scena in esterna, siamo in un costante e labirintico dietro le quinta, non importa di quale anno ci stiano raaccontando. Sembra quasi un documentario su come organizzare efficacemente le conferenze. Premesso che trovo affascinante dare una sbirciata a certi momenti importanti della storia delle persone, qui forse la costante ambientazione "dietro al palco" alla lunga fa soffrire chi guarda di claustrofobia. Per me, almeno, è stato così: non vedevo l'ora di uscire dal cinema.
Ed eccoci al terzo motivo, che ho lasciato per ultimo perché è anche il più personale: Michael Fassbender. E' bravo e mi piace sempre, è uno che lavora sui personaggi e li rende credibili, ma qui c'è qualcosa di fisico che me lo ha reso disturbante: la sua bocca. Un filo sottile da cui sbucano denti aguzzi combinato allo sguardo spesso gelido, quando non è adirato, mi ha più di una volta fatto pensare a quando Steve Jobs sembrasse un vero e proprio cattivo da film. E' ovvio che anche questo ha influito negativamente sull'idea generale che mi sono fatto della pellicola ed è ancora più ovvio che questo sia tutto un problema mio, rimane il fatto che più di una volta ho pensato quanto l'aspetto contasse nell'interpretazione in chiave negativa del protagonista. Non che la faccia da angelo di Ashton Kutcher in "Jobs" delinei la differenza decisiva tra le due interpretazioni, in ogni caso qui ho trovato la cosa disfunzionale.
In ogni caso, al di là delle considerazioni appena affrontate, qualcosa di buono c'è, per carità! Danny Boyle ha la mano giusta e scegliere di dirigere la sua storia tutta in primo piano - anche perché le quinte di ogni teatro dopo un po' rompono le palle - ed è ovviamente la scelta vincente. Considerati poi i fiumi di battute da recitare, meglio stringere bene per catturare ogni sfumatura, ogni sguardo, ogni emozione interpretata dai protagonisti. La Winslet è sempre perfetta e anche se la vestono come l'ultima zitella del pianeta Terra, ne esce comunque vincente. In tutto questo (ma non ho visto il film in inglese) mi sento di dire che nessuna delle due interpretazioni - sua e di Fassbender - meriti un Oscar, pur avendo giustamente ricevuto risalto. Insisto nella mia convinzione che questo sia l'anno di DiCaprio e francamente spero di cuore che premino la Vikander come attrice non protagonista, anche perché ho trovato la scelta dei Golden Globe di premiare la Winslet non solo troppo facile, ma perfino banale e scontata.
Dunque, "Steve Jobs" è tutto tranne quello che ci si aspetterebbe dal biopic sulla vita del geniale e visionario inventore del Macintosh. Il mio orizzonte di aspettative, come direbbe Jauss, è stato ampiamente catturato dalla precedente idea che mi ero fatto vedendo "Jobs" e da ciò che pensavo avrei visto e, a conti fatti, la cosa mi ha rovinato l'idea d'insieme. Non mi è piaciuto perché è un film pesante, parlato troppo e che troppo spesso sottintende, retorico e aggressivo, claustrofobico e, per i miei gusti, troppo fuori dai canoni del prodotto biografico. Peccato, un'occasione persa.
Cast: Michael Fassbender, Kate Winslet, Seth Rogen, Jeff Daniels, Katherine Waterston, Michael Stuhlbarg, Sarah Snook.
Box Office: $30.7 milioni
Consigli: Tratto dalla biografia autorizzata scritta da Walter Isaacson, questo film percorre gli step fondamentali della carriera di Jobs, con salti temporali non indifferenti che mettono a confronto - di fatto separandoli come atti di un'opera teatrale - i punti salienti delle vicende umane e lavorative che hanno trasformato l'uomo in personaggio e successivamente in mito. Se si è amanti dei biopic, forse questo lo troverete leggermente fuori dai canoni. Gli estimatori di Mac e Jobs ameranno. Gli altri potrebbero trovarlo interessante, dipende da quale sia il tasso di sopportazione di ciascuno relativamente ai dialoghi strabordanti. Su Steve Jobs, al momento, è il migliore titolo sulla piazza. Per quanto riguarda il genere biografia, c'è sicuramente di meglio.
Parola chiave: Apple II.

Trailer
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Bengi