venerdì 29 novembre 2013

Film 624 - Il gattopardo

Cineforum dell'incidentato capitolo X: appuntamento con la storia.

Film 624: "Il gattopardo" (1963) di Luchino Visconti
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Marco
Pensieri: Sinceramente? Non ero del tutto convinto prima di vedere questo film. Lunghezza, tematiche e forse anche un po' di pregiudizzi nei confronti del cinema italiano d'apoca e d'eutore nei confronti del quale pare spesso ci debba essere un rispetto reverenziale a prescindere.
Invece? "Il gattopardo" è a tutti gli effetti un capolavoro. Stupendo.
Innanzitutto ho trovato la lunghezza assolutamente affrontabile - immagino perché di fatto la storia mi ha interessato fin dal principio - e tutti i passaggi effettivamente capaci di evocare degnamente la storia del nostro Paese, davvero accurati per messa in scena e resa. Costumi bellissimi, scenografia accuratissima e, grazie all'eccellente restauro, una fotografia tanto ben resa da sembrare contemporanea.
Burt Lancaster e Alain Delon mi hanno colpito, risultando idonei alla non facile parte che gli competeva (specialmente il primo), pur non condividendo la nazionalità dei due personaggi che interpretano, il principe Don Fabrizio Salina e suo nipote Tancredi Falconeri. Gli attori - rispettivamente americano e francese - sono riusciti a calarsi nei panni di una sicula nobiltà ormai in declino, ferma ad usanze e riverenze che male si sposano con gli accadimenti che il Paese sta conoscendo nella nuova forma del Regno d'Italia. E' proprio il principe Salina a spiegare l'atteggiamento siculo nei confronti di questo ennesimo cambiamento che la popolazione si appresta ad affrontare, parlando proprio di un atteggiamento gattopardesco: "[..] i cambiamenti avvenuti nell'isola più volte nel corso della storia, hanno adattato il popolo siciliano ad altri "invasori", senza tuttavia modificare dentro l'essenza e il carattere dei siciliani stessi. Così il presunto miglioramento apportato dal nuovo Regno d'Italia, appare al principe di Salina come un ennesimo mutamento senza contenuti, poiché ciò che non muta è l'orgoglio del siciliano stesso. Egli infatti vuole esprimere l'incoerente adattamento al nuovo, ma nel contempo l'incapacità vera di modificare se stessi, e quindi l'orgoglio innato dei siciliani." (da Wikipedia).
A sintetizzare al meglio il gattopardismo è la frase di Tancredi: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».
In questa cornice, già di per sé ricchissima, si inseriscono le vicende dei due già citati protagonisti, della famiglia Salina e della protagonista femminile Angelica, una Claudia Cardinale un po' gitana e a volte motivo di qualche risata a causa di una certa sua goffaggine (che non so se attribuire a lei o al suo personaggio).
Scene assolutamente cult quella della Messa cui partecipa tutta la famiglia Salina, completamente bianca in viso per via della polvere e, proprio per questo motivo, simili a statue immobili quasi a suggerire una parallelo con la staticità della loro condizione sociale in quel momento storico; e, inutile dirlo, quella del ballo: una sequenza lunghissima, ma di grandissimo impatto visivo, capace di affascinare ed ipnotizzare lo spettatore che segue il roteare beato dei ballerini, l'incresparsi delle gonne, la sudata fatica del principe e lo schiamazzo della gioventù femminile che quest'ultimo non risparmierà dal criticare (paragonandola ad un gruppo di scimmie).
Sono rimasto veramente colpito da questo film e dalla sua maestosa realizzazione, esempio vero - ma ormai maledettamente lontano - di come anche da noi si possano mettere in piedi dei veri colossal. La trama è lunga, sì, ma avvincente e interessante, capace di rendere sinceramente affascinante la decadenza di un ceto sociale che sopravvive come può (e non sempre con la dignità del caso). La figura del principe, traino di tutta la storia, è un esempio grandissimo di classe, arguzia e lucidità, oltre che di genuino affetto verso il nipote e, soprattutto, la sua terra d'origine.
"Il gattopardo" è un bellissimo film.
Consigli: Palma d'Oro a Cannes come Miglior film, una nomination all'Oscar per i costumi di Piero Tosi e una eco internazionale che dura ancora oggi. Una pellicola bellissima, complessa e perfettamente strutturata, in grado di ricreare il periodo storico della nascita del Regno d'Italia con una maestria che lascia a bocca aperta. Un vero e proprio classico del nostro cinema che, nella vita, bisogna davvero vedere almeno una volta.
Parola chiave: Aristocrazia.

Trailer

Bengi