lunedì 2 dicembre 2013

Film 623 - La lettera scarlatta

Cineforum dell'incidentato capitolo IX: finito di leggere il libro durante la convalescenza, non potevo esimermi dal visionare la versione cinematografica. Già consapevole sarebbe stata pietra miliare del cinema trash anni '90.

Film 623: "La lettera scarlatta" (1995) di Roland Joffé
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Che fosse brutto me lo aspettavo. Che fosse trash anche di più. Che fosse così brutto e così trash... no!
Cavoli, "La lettera scarlatta" con Demi Moore è uno dei cult tra i film più brutti di sempre, e anche se si sa che si tende sempre un po' ad esagerare in questi casi, ora ho finalmente le prove per confermare che è certamente uno dei peggio riusciti esempi di cinema del ventennio passato.
Non solo la trama non è per nulla fedele al libro, ma non ha nemmeno senso nel complesso e percorre quasi sempre il limite del ridicolo consentito, con parrucche improbabili (Robert Duvall), scene di nudo ingiustificate e assolutamente fuori contesto (Demi Moore e Gary Oldman), una lettera scarlatta che sembra una toppa per i jeans e dialoghi tanto profondi quanto un Harmony per signore cerebrolese. Insomma un vero e proprio disastro camuffato da adattamento cinematografico.
Motivi per scomodare la povera Hester Prynne del romanzo più famoso di Hawthorne non ce n'erano visto il risultato a sé rispetto alle pagine del libro. L'adultera Hester della pellicola presenta analogie con la "sorella" della carta stampata solo per gli aspetti più generali e superficiali, ovvero l'essere senza marito, l'aver compiuto adulterio (da cui è nata una bambina) e il simbolo che è costretta ad indossare, ovvero la grande "A" sul petto. La storia d'amore con il reverendo Dimmesdale, che nel libro è scoperta solo alla fine, viene sdoganata fin dal principio -
per carità, scelta legittima, ma mal gestita -, finendo così per perdere il carattere di mistero, suspance (chi è il padre della bambina?) e le conseguenze psicologiche che entrambi Hester e Dimmesdale devono affrontare a causa della loro colpa. Inutile, quindi, sottolineare quanto già fallimentare sia scegliere di giocarsi questa carta dal principio, considerando che chi ha scritto la sceneggitura non è stato in grado di bilanciare il mancato mistero con altri aspetti potenzialmente interessanti da sviluppare (per es. approfondire l'atteggiamento dei concittadini che accusano e ripudiano Hester o le conseguenze psicologiche dell'isolamento che la donna affronta a causa del simbolo esibito sul petto).
Qui, invece, vengono presentati goffi tentativi di voyerismo becero e totalmente fine a sé stesso. Non si capisce, infatti, per quale motivo bisogna subire la nuotata adamitica del reverendo e, soprattutto, per quale motivo una come Hester - che per autopunirsi decide perfino di nascondere la sua chioma fluente sotto un copricapo quasi monacale - dovrebbe farsi un bagno soft-porno spiato da una servetta muta dal nome Mituba (...) che, per di più, nel libro nemmeno esiste.
Insomma, ora finalmente ho capito il motivo delle 7 nomination ai Razzie Awards (tra cui Peggior film, regia, sceneggitura, attrice protagonista e attore non protagonista) e il perché del colossale flop commerciale di questo film teoricamente destinato ad una massa che, per sentirsi pseudo colta, va al cinema per poter dire di conoscere la trama di un romanzo famoso e chiacchierato (questo aspetto è preso in giro nella recente - e intelligente - pellicola "Easy A" con Emma Stone).
Ps. 46 milioni di dollari per produrlo(!) e $10,382,407 di incasso mondiale (!!!).
Consigli: Vale la pena guardarlo solamente per farsi due risate. E' lento, poco interessante, assolutamente non fedele al libro e totalmente inutile nel complesso. Un'opera di alcun valore. Peccato, perché il romanzo, per quanto non mi sia piaciuto, meritava certamente molto di più.
Parola chiave: "A".

Trailer

Bengi