lunedì 7 novembre 2016

Film 1234 - Café Society

Un film di Allen è sempre una buona ragione per tornare al cinema. Un motivo in più l'ha fornito la Cineteca che ha proposto in versione originale il film, invogliandomi a recarmi presso il cinema Lumière nonostante la pioggia battente.

Film 1234: "Café Society" (2009) di Woody Allen
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Non fosse che cambia il cast e ogni tanto le location, si potrebbe pensare che ogni nuovo film di Woody Allen sia semplicemente la continuazione del precedente. Il regista ormai ha dato un'impronta riconoscibile ad ogni suo lavoro che comincia non appena si illumina lo schermo: musiche e titoli di testa sono sempre gli stessi come lo sono, del resto, a fine pellicola i titoli di coda e le rispettive musiche. Una dopo l'altra, le pellicole degli ultimi anni si possono quasi considerare come una standardizzata collezione sul regista newyorkese, una sorta di retrospettiva autoprodotta che è certamente un aspetto interessante dal punto di vista della riconoscibilità. Del resto rimango un po' perplesso da questo fatto quando penso che, teoricamente, ogni nuovo progetto è un'opera a sé, quindi dovrebbe presentare anche negli aspetti più tecnici una sorta di differenziazione che la distanzi dal prodotto precedente; se poi si aggiunge che, in quanto ad atmosfere e toni, Allen tende spesso a ripropore quelli che preferisce, la somiglianza diventa anche più evidente.
"Café Society" non è da meno: location lussuone, sfondi patinati, anni '30, Hollywood e stelle del cinema, ambienti raffinati, protagonista nevrotico, vero amore e difficoltà nell'affrontarlo e conservarlo, pressioni sociali, scherzi del destino, ambizioni del protagonista, ecc ecc. Inutile continuare la lista, è evidente che sul piano della storia le novità sono relative. Per quanto riguarda il risultato finale, però, devo dire che il film è una bella, piacevole sorpresa. Jesse Eisenberg è un grandissimo protagonista, perfetto nell'incarnare le ansie alleniane da manuale e Blake Lively, per quanto semi muta, è perfetta nel ruolo di musa, quasi donna da esporre in un ruolo relativamente importante ma certamente d'effetto. Steve Carell al cinema nell'ultimo paio d'anni pare essere riuscito a trovare spazio solo nel ruolo dell'eccentrico un po' simpatico e un po' disperato, mentre Kristen Stewart (che ha una voce particolarmente profonda e devo dire sexy), non è una scelta malvagia anche se qualche volta l'ho trovata troppo nel tentativo di replica di nevrosi alla Allen (penso all'episodio del guardaroba). In ogni caso il cast è scelto bene e vedere il film in versione originale mi ha davvero soddisfatto.
Per il resto si tratta di un prodotto ben confezionato, bello da vedere e affascinante nei modi e nei toni, spesso simpatico e a volte surreale, in ogni caso in linea con gli ultimi titoli del regista e comunque molto, molto meglio di "Magic in the Moonlight". Dunque un buon Allen che, a 80 anni compiuti, sembra non perdere (molti) colpi.
Ps. Il film ha aperto, fuori concorso, il Festival del Cinema di Cannes 2016.
Cast: Jeannie Berlin, Steve Carell, Jesse Eisenberg, Blake Lively, Parker Posey, Kristen Stewart, Corey Stoll, Ken Stott, Anna Camp, Paul Schneider, Sari Lennick.
Box Office: $24.9 milioni
Consigli: Francamente non mi aspettavo granché, mentre questo "Café Society" è un film molto raffinato e delicato, piacevole. Forse l'Allen degli ultimi anni non piace a tutti, ma è innegabile che si tratti sempre di un lucido narratore capace di evocare le atmosfere giuste oltre che un'aura glam e chic non comune. Di sicuro questo suo ultimo titolo si può vedere senza alcun tipo di controindicazione, carino e spensierato.
Parola chiave: Rodolfo Valentino.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi