sabato 30 gennaio 2016

Film 1061 - Il pranzo di Babette

Finiti (per il momento) i film in lizza agli Oscar 2016, torno alla mia lista con l'approccio tradizionale: quello in ordine cronologico. In questo mese di gennaio ho spaziato in avanti e indietro per concedermi commenti a caldo infischiandomene plesemente della successione temporale in cui ho visto le varie pellicole, il che mi ha permesso di farmi un'idea d'insieme dei vari nominati, una cosa abbastanza insolita per me che di solito recupero tutto all'ultimo secondo.
Precedentemente, però - e ancora nel 2015 -, avevo comprato una valanga di nuovi dvd dei quali, di alcuni, ho già recuperato la visione. Questo è uno di quelli, visto per la prima volta nientemento che 6 anni fa...
Film 1061: "Il pranzo di Babette" (1987) di Gabriel Axel
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano, francese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Uno dei miei cult personali, una pellicola che, anche rivista la seconda volta, è riuscita a conquistarmi per delicatezza e sentimento.
Ambientato in uno sperduto paesino della Danimarca del 19esimo secolo, il film racconta la storia di Babette, rinomata cuoca parigina che fugge in danimarca a causa dei tumulti della Comune. Costretta a chiedere asilo alle due sorelle Martine e Philippa a cui sconvolgerà la vita, il culmine sarà proprio la cena del titolo in onore del defunto padre delle sorelle, fondatore e pastore di un ordine religioso protestante, che chiamerà a raccolta i cultori del credo davanti a una tavola imbandita e a piatti degni del Café Anglais (da cui si scoprirà provenire proprio Babette). Considerando il rigore e la semplicità professati dal culto, la cena si prospetta più come una prova del demonio da superare che un momento di festa in ricordo del defunto. Perché, allora, accettare lasciando che sia la domestica a preparare una cena in stile francese? Dopo tanti anni a servizio a casa delle due donne, Babette riceverà la notizia di aver vinto alla lotteria francese una somma che la renderebbe ricca e, invece di abbandonare le donne e l'impiego e tornare in Francia, decide di sdebitarsi con le persone che l'hanno accolta e salvata tanti anni prima proponendosi di provvedere, appunto, al cibo per la commemorazione.
Dopo anni di gelo spirituale (e climatico), il cibo magnificamente preparato dalla cuoca saprà scaldare i cuori dei credenti, ormai meno uniti di un tempo - avendo perso il loro leader da anni -, litigiosi e spesso in disaccordo. Nonostante il proposito comune di non interessarsi alla cena così da non rischiare di cadere nelle tentazioni infernali, di fatto ritroveranno l'armonia e la piacevolezza di stare insieme durante la cena stessa, rinvigoriti e riscaldati da gioie della vita che non si concedevano chissà da quanto tempo. La vera identità di Babette verrà scoperta e, all'affermazione delle sorelle «Adesso sarai povera per tutta la vita», Babette rispondera: «Un artista non è mai povero». Capolavoro.
Film 13 - Il pranzo di Babette
Cast: Stephane Audran, Birgitte Federspiel, Bodil Kjer, Jarl Kulle, Jean-Philippe Lafon, Vibeke Hastrup, Bibi Andersson, Ghita Nørby.
Box Office: $4.4 milioni
Consigli: Gioiellino del cinema nordeuropeo, "Babettes gæstebud" è un titolo delicato e raffinato, un esempio di come si possa fare grande cinema senza strafare. Stéphane Audran è una grandissima protagonista, in grado di valorizzare un personaggio e tutta la storia in maniera semplice, eppure indimenticabile. E' una pellicola che consiglio caldamente, pur rendendomi conto che non sia esattamente un film che possa piacere a tutti. E' spesso lento e l'ideologia religiosa ha molto spazio, ma la ricompensa della cena è un bottino non solo per chi vi partecipa, ma anche per lo spettatore. Vedere per credere.
Parola chiave: 10,000 franchi.

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Bengi

venerdì 29 gennaio 2016

Film 1087 - Steve Jobs

Molto curioso di recuperare questo titolo, soprattutto perché la Winslet potrebbe essere una delle vincitrici agli Oscar di febbraio. Anche se io spero di no...
Film 1087: "Steve Jobs" (2015) di Danny Boyle
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: In tutta onestà no, questo film non mi è piaciuto. Per una serie di motivi.
Il primo è la sceneggiatura di Aaron Sorkin, uno che grazie ai suoi dialoghi ha vinto di tutto, dall'Oscar all'Emmy, dal Golden Globe al BAFTA. Come può essere, dunque, che il primo ad essere citato sia lui? Il punto è questo: ormai sono anni che seguo la carriera di Sorkin, ho visto metà delle 7 stagioni di "The West Wing", ho genuinamente apprezzato "The Social Network" e detestato "Moneyball" e "La guerra di Charlie Wilson". Ormai credo di essermi fatto un'idea su come imposti le sue sceneggiature e costruisca i suoi personaggi e, in generale, trovo che non sempre lo faccia in modo efficace. E' uno che, per capirci, scrive dialoghi a fiume, gioca tutto sui climax, vive di retorica e sfinisce lo spettatore di paroloni. Se certe volte funziona, non posso ritenere che sia una regola universale.
Qui si manifesta il problema, che vive tutto nel personaggio di Jobs e in parte nel suo rapporto con la Hoffman, più che amica una schiava devota. Steve, pace all'anima sua, a quanto pare era uno stronzo, ma di quelli che alla fine lo fanno per te, perché ha in mente un percorso che tu, povero mortale, non hai nemmeno idea che sia stato concepito e qualcuno lo stia intraprendendo per te. Ora, io non so se tutto questo rispecchi la realtà dei fatti, ma mi tocca prendere tutto a scatola chiusa e, umanamente, devo dire che seguire questa storia è stato difficile, spesso noioso. Va bene essere un genio, ma rompere le palle agli altri gratuitamente un po' mi snerva. E lo fa ancora di più il vedere che, dopo che ci hai trasportato in questo turbinio di negatività, ansia, cattiveria e frustrazione, ti autorinneghi e nel finale cambi e dimostri di avere dei sentimenti. Eh no, Steve, non si fa così. O sei uno stronzo e lo sei sempre, perché sei fatto così, o non diventi "buono" nel finale perché così siamo tutti più contenti. Anche perché la frase «Eh però nel finale è mi è piaciuto perché lui diventa più umano» a mio avviso è più un demerito che un pregio del film.
Un altro problema è l'ambientazione. Sembra quasi che sia una pellicola tratta da un'opera teatrale: non c'è mai una scena in esterna, siamo in un costante e labirintico dietro le quinta, non importa di quale anno ci stiano raaccontando. Sembra quasi un documentario su come organizzare efficacemente le conferenze. Premesso che trovo affascinante dare una sbirciata a certi momenti importanti della storia delle persone, qui forse la costante ambientazione "dietro al palco" alla lunga fa soffrire chi guarda di claustrofobia. Per me, almeno, è stato così: non vedevo l'ora di uscire dal cinema.
Ed eccoci al terzo motivo, che ho lasciato per ultimo perché è anche il più personale: Michael Fassbender. E' bravo e mi piace sempre, è uno che lavora sui personaggi e li rende credibili, ma qui c'è qualcosa di fisico che me lo ha reso disturbante: la sua bocca. Un filo sottile da cui sbucano denti aguzzi combinato allo sguardo spesso gelido, quando non è adirato, mi ha più di una volta fatto pensare a quando Steve Jobs sembrasse un vero e proprio cattivo da film. E' ovvio che anche questo ha influito negativamente sull'idea generale che mi sono fatto della pellicola ed è ancora più ovvio che questo sia tutto un problema mio, rimane il fatto che più di una volta ho pensato quanto l'aspetto contasse nell'interpretazione in chiave negativa del protagonista. Non che la faccia da angelo di Ashton Kutcher in "Jobs" delinei la differenza decisiva tra le due interpretazioni, in ogni caso qui ho trovato la cosa disfunzionale.
In ogni caso, al di là delle considerazioni appena affrontate, qualcosa di buono c'è, per carità! Danny Boyle ha la mano giusta e scegliere di dirigere la sua storia tutta in primo piano - anche perché le quinte di ogni teatro dopo un po' rompono le palle - ed è ovviamente la scelta vincente. Considerati poi i fiumi di battute da recitare, meglio stringere bene per catturare ogni sfumatura, ogni sguardo, ogni emozione interpretata dai protagonisti. La Winslet è sempre perfetta e anche se la vestono come l'ultima zitella del pianeta Terra, ne esce comunque vincente. In tutto questo (ma non ho visto il film in inglese) mi sento di dire che nessuna delle due interpretazioni - sua e di Fassbender - meriti un Oscar, pur avendo giustamente ricevuto risalto. Insisto nella mia convinzione che questo sia l'anno di DiCaprio e francamente spero di cuore che premino la Vikander come attrice non protagonista, anche perché ho trovato la scelta dei Golden Globe di premiare la Winslet non solo troppo facile, ma perfino banale e scontata.
Dunque, "Steve Jobs" è tutto tranne quello che ci si aspetterebbe dal biopic sulla vita del geniale e visionario inventore del Macintosh. Il mio orizzonte di aspettative, come direbbe Jauss, è stato ampiamente catturato dalla precedente idea che mi ero fatto vedendo "Jobs" e da ciò che pensavo avrei visto e, a conti fatti, la cosa mi ha rovinato l'idea d'insieme. Non mi è piaciuto perché è un film pesante, parlato troppo e che troppo spesso sottintende, retorico e aggressivo, claustrofobico e, per i miei gusti, troppo fuori dai canoni del prodotto biografico. Peccato, un'occasione persa.
Cast: Michael Fassbender, Kate Winslet, Seth Rogen, Jeff Daniels, Katherine Waterston, Michael Stuhlbarg, Sarah Snook.
Box Office: $30.7 milioni
Consigli: Tratto dalla biografia autorizzata scritta da Walter Isaacson, questo film percorre gli step fondamentali della carriera di Jobs, con salti temporali non indifferenti che mettono a confronto - di fatto separandoli come atti di un'opera teatrale - i punti salienti delle vicende umane e lavorative che hanno trasformato l'uomo in personaggio e successivamente in mito. Se si è amanti dei biopic, forse questo lo troverete leggermente fuori dai canoni. Gli estimatori di Mac e Jobs ameranno. Gli altri potrebbero trovarlo interessante, dipende da quale sia il tasso di sopportazione di ciascuno relativamente ai dialoghi strabordanti. Su Steve Jobs, al momento, è il migliore titolo sulla piazza. Per quanto riguarda il genere biografia, c'è sicuramente di meglio.
Parola chiave: Apple II.

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giovedì 28 gennaio 2016

Film 1086 - Creed - Nato per combattere

Una pellicola che mai avrei pensato di vedere. Poi ho scoperto di cosa si trattasse, ho letto ottime rencensioni e, dulcis in fundo, è arrivata la nomination all'Oscar (per non parlare di quel Golden Globe vinto). Ed è stato necessario correre al cinema!
Film 1086: "Creed - Nato per combattere" (2015) di Ryan Coogler
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe, Erika
Pensieri: Rocky resuscita Rocky. E pure in grande stile.
Siamo stati al cinema - alcuni di noi carichi di un certo scetticismo - senza sapere esattamente cosa aspettarci dall'ennesimo sequel della saga di pugilato più famosa ed iconica di sempre. Stallone si mette da parte e fa il comprimario, lasciando il posto alla nuova leva Michael B. Jordan che per combattere ci sembra nato davvero. Atletico, scattante, carismatico, simpatico e (non guasta) piuttosto belloccio, ha tutte le carte in regola per piacere sia al pubblico maschile che quello femminile. A conti fatti non credo ci sia da stupirsi che l'operazione "Creed" sia riuscita: c'è Stallone, ma non ha lo spazio per strafare; c'è un nuovo protagonista azzeccato; le scene di combattimento sono mozzafiato; la colonna sonora è veramente molto bella. Personalmente da questa pellicola non potevo chiedere di più. Il tempo è trascorso piacevolmente, il risultato finale è buono, compatto, raccontato molto bene e, per me che al momento della visione coi vari "Rocky" stavo a quota 0, è stato un ottimo capitolo con cui cominciare, anche senza aver mai avuto prima il piacere di conoscere i vari retroscena.
Insomma, "Creed - Nato per combattere" è stato una bella sorpresa e anche se forse molti storceranno il naso a scoprire che il 28 febbraio Sly Stallone vincerà un Oscar, io sono felice per lui. Dopo anni in cui è stato denigrato come attore - a giusta ragione, per carità - e deriso, questo premio sembra il simbolo di un affetto dimostrato dopo una carriera altalenante. E trovo curioso (e pure bello, lo ammetto) che a distanza di 40 dalla nomination come Miglior attore proprio per il primo "Rocky" nel '77, per lo stesso ruolo gli venga riconosciuta questa onoreficenza. Forse sono troppo romantico con queste scemenze, eppure mi bastano per scommettere su Sly e la sua vittoria. Sì, mi dispiace un po' per Tom Hardy che in "The Revenant" è stato magnifico, però per lui c'è ancora tempo. Per Rocky, invece, questo è l'ultimo, grande round.
Cast: Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, Tessa Thompson, Phylicia Rashad, Anthony Bellew, Ritchie Coster, Graham McTavish, Malik Bazille.
Box Office: $149.8 milioni
Consigli: Allenato dal grande Rocky, Adonis cercherà di farsi spazio nel duro mondo della boxe dovendo fare i conti col suo passato ingombrante e una voglia di riscatto e vittoria come solo un vero campione. Nel mezzo nuove amicizie, una bella ragazza e una madre adottiva che del dare e prendere pugni non ne vuole più sapere. Insomma, la storia non è particolarmente complessa, però funziona, onesta e ben scritta. Sly fa il suo dovere e il ruolo del mentore saggio e disilluso gli calza a pennello. Se avete amato i vari "Rocky" secondo me con questo nuovo capitolo non dovreste rimanere delusi. Io, da profano, l'ho trovato interessante, piacevole e molto ben girato nelle scene sul ring (preparatevi a tanti, tanti giri su voi stessi) che rendono giustizia a uno sport duro, violento aggressivo eppure, pare, con una certa nobiltà. Vedrete.
Parola chiave: Apollo Creed.

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mercoledì 27 gennaio 2016

Film 1084 - Sopravvissuto - The Martian

Regalato il dvd, non ho potuto fare a meno di recuperare subito questa pellicola che mi ero perso al cinema!
Film 1084: "Sopravvissuto - The Martian" (2015) di Ridley Scott
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: E' vero, ho tradito già il mio buon proposito della lingua originale a tutti i costi, ma avendo ricevuto in regalo il dvd, la pigrizia ha prevalso.
In ogni caso ero molto interessato a vedere questo film, maggiormente dopo la serata dei Golden Globes che ha visto trionfare sia DiCaprio che Matt Damon per questa pellicola. Una volta forzatamente "rivali" agli occhi della stampa, entrambi idoli delle ragazzine, entrambi dotati e capaci attori, entrambi famosissimi ancora oggi, mi ha divertito il vederli nuovamente fianco a fianco in una competizione involontaria che li ha avuti entrambi trionfatori. Non potrà necessariamente essere così agli Oscar - con, tra l'altro, DiCaprio favorito -, ma è curioso che, dopo tanti anni, per la prima volta siano nella stessa cinquina.
Al di là di questo, comunque, Matt è torna nello spazio. Ci era stato l'anno prima con "Interstellar", dove condivideva il set con la stessa Jessica Chastain che c'è anche qui, e con "The Martian" finisce, neanche a dirlo, su Marte. Il pianeta, non certo dei più ospitali, lo adotterà per un lungo periodo: sarà costretto a sopravviverci nell'attesa di una missione di salvataggio che vada a recuperarlo dopo che, dato per morto, viene abbandonato dai suoi compagni di missione durante una tempesta di sabbia.
Siamo al terzo film "in assenza di gravità" in 3 anni, e io gradisco molto. Tecnicamente questo tipo di pellicole richiede prestazioni qualitative altissime per essere credibili e questo non fa che aumentare la posta in gioco: visivamente stupendi, riescono al contempo ad essere dei buoni prodotti commerciali anche da un punto di vista generale? Saremo stati fortunati, ma a quanto pare al momento tutte e tre le pellicole hanno dato prova di essere all'altezza dell'aspettativa. Anche "The Martian", infatti, porta a casa una missione compiuta, soprattutto grazie alla prova convincente di Damon, in un quasi one-man-show che prova quanto l'attore sia ancora oggi uno dei più capaci e convincenti rappresentati del cinema commerciale. Insieme a lui in questa pellicola un cast di grandi nomi di cui cito solo una Kristen Wiig in veste insolitamente seria.
Insomma, un ottimo risultato finale per una storia che è un'avventura, un ulteriore corso di sopravvivenza - quest'anno pare che i film in liza per l'Oscar ci vogliano insegnare come cavarcela nelle situazioni più estreme -, una lotta per la vita oltre che un viaggio visivamente potente e ben raccontato.
Cast: Matt Damon, Jessica Chastain, Kristen Wiig, Jeff Daniels, Michael Peña, Kate Mara, Sean Bean, Sebastian Stan, Aksel Hennie, Chiwetel Ejiofor, Mackenzie Davis, Donald Glover.
Box Office: $597.9 milioni
Consigli: Effetti speciali fantastici, un grande cast capitanato da Matt Damon, un incasso stellare... Insomma, Ridley Scott torna al cinema in grande stile e fa centro come non gli capitava da un bel po'. Tratto dal libro omonimo di Andy Weir, pur avendolo categorizzato nella cinquina delle commedie ai Golden Globes, devo dire che è più l'aspetto drammatico a prevalere qui nonostante qualche parte divertente. Il tutto funziona e lascia soddisfatto lo spettatore, che prega con la NASA che il povero Mark Watney venga riportato sulla Terra sano e salvo. Non sarà facile e la tensione sarà alle stelle, ma ne sarà valsa la pena. Da rivedere assolutamente.
Parola chiave: Cratere Schiaparelli.

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giovedì 21 gennaio 2016

Film 1083 - Joy

Continua la corsa contro il tempo per recuperare quanti più film possibile prima che gli Oscar svelino i propri vincitori.
Film 1083: "Joy" (2015) di David O. Russell
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Squadra che vince non si cambia. Mai. E allora ecco che David O. Russell ritorna sul grande schermo con la sua beniamina Jennifer Lawrence, ritrovando Robert De Niro e Bradley Cooper per questo biopic sulla vita dell'inventrice e businesswoman Joy Mangano. Chi? Nientemeno che l'inventrice del mocio che si autostrizza (non so essere più tecnico).
La storia di per sé è interessante a tratti. La parte iniziale fatica a decollare, il caos parentale è disturbante (la madre apatica fan delle telenovelas dovrebbe essere spassosa, eppure sarebbe da malmenare) e la continua sottomissione di Joy è leggermente irritante; continui flashback mettono alla prova la memoria dello spettatore, anche se la calda voce narrante della nonna gli promette una ricompensa: vedere Joy finalmente realizzata. Ovvio che, essendo tratto da una storia vera, non ci racconta niente di nuovo, ma è comunque bello lasciare alla narrazine il compito di gestire i giochi. E così, tra litigi, idee, delusioni e colpi di fortuna, la storia svolta finalmente e intraprende il percorso che si vuole vedere: la beniamina che si riscatta, la gentile e sempre disponibile figura matriarcale che trova la ricompensa che si merita dopo tutti i soprusi subiti. E successo è (ma non mancheranno i casini anche nel finale).
Altalena di toni a parte, penso che la prima caratteristica evidente di "Joy" sia la sua anima caotica. Troppe persone in casa, troppi parenti, troppi ficcanaso, troppo fracasso... Insomma, non c'è mai un attimo di respiro ed è un aspetto che si paga. Gli stessi ricorrenti flashback non aiutano, a mio avviso, ma questo perché per i film biografici preferisco le narrazioni lineari che rispecchiano lo scorrere in avanti nel tempo. Mio gusto personale.
In generale il film è tecnicamente curato e per certi versi presenta una trama spassosa, principalmente per quegli aspetti assurdi della storia e per il piglio molto dinamico di regia e montaggio. E' chiaro che se alla fine il tutto funziona è principalmente perché la Lawrence è in grado di portare tutto il film sulle sue spalle, impersonando con grazia un personaggio ordinario, una donna come tante altre, eppure caratterizzandolo in maniera efficace e riuscita. Non conosco la Joy originale, ma quella che ho visto qui mi è piaciuta.
Forte dell'ottima interpretazione della protagonista e di un cast di tutto rispetto - una grande Rossellini che in inglese recita divinamente -, la pellicola porta a casa un risultato buono, anche se sottotono rispetto al precedente lavoro di Russell ("American Hustle"). Diciamo che "Joy" non è male, ma non ha centrato perfettamente l'obiettivo.
Ps. Una candidatura all'Oscar per la Lawrence, già vincitrice del Golden Globe come Miglior attrice.
Cast: Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Diane Ladd, Virginia Madsen, Isabella Rossellini, Bradley Cooper, Édgar Ramírez, Dascha Polanco, Susan Lucci, Elisabeth Röhm, Ken Howard, Melissa Rivers, Donna Mills.
Box Office: $84 milioni (ad oggi)
Consigli: Chi ha apprezzato i precedenti lavori di Russell non può sottrarsi alla visione, così da tenere aggiornata la filmografia. Tra l'altro, curiosità, qui la sceneggiatura è scritta in coppia con Annie Mumolo, già sceneggiatrice de "Le amiche della sposa". La Lawrence è brava e sempre più in grado di essere totale protagonista delle pellicole in cui compare, magnetica e all'altezza: chi l'apprezza non rimarrà deluso. Il risultato finale è a tratti strano, a tratti spassoso, a volte confuso e confusionario, ma tutto sommato credo si possa definire l'esperienza cinematografica "Joy" come soddisfacente. Ovviamente - ormai non torno indietro - rigorosamente in inglese.
Parola chiave: Brevetto.

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mercoledì 20 gennaio 2016

Film 1077 - The Big Short

Al cinema in Lussemburgo ho visto il mio primo film del 2016!
Film 1077: "The Big Short" (2015) di Adam McKay
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Glo, D.
Pensieri: Un film sulla crisi del mercato immobiliare USA prima che scoppi la bolla speculativa dei mutui subprime... visto tutto in inglese? Ebbene sì, anche io mi sto dando da fare quest'anno.
Inaspettatamente spassoso, molto, molto tecnico - grazie esame di economia all'università! -, ben girato, di grande intrattenimento e con un cast pazzesco, "The Big Short" è stata un'altra delle belle sorprese che mi ha riservato questa stagione. Non la migliore, anche se ammetto che rivederlo in italiano è tra i miei prossimi progetti, più che altro per integrare quelle parti troppo specifiche che mi sono perso (i sottotitoli erano in francese).
In generale devo dire che trovo assolutamente meritate le varie nomination per Christian Bale e, francamente, mi sarei aspettato la candidatura all'Oscar anche per Steve Carell, qui irresistibile. I toni dinamici, l'atmosfera spesso giocosa, il cast pazzesco, i personaggi fuori dal comune e, soprattutto, gli intermezzi esplicativi in cui compaiono vip random (Margot Robbie, Selena Gomez, Richard Thaler, Anthony Bourdain) a spiegare i concetti chiave e più difficili della storia, offrono un'immagine estremamente patinata di una vicenda che, invece, non ha avuto alcuna connotazione positiva. Certamente la scelta di rendere questa pellicola così frizzante aiuta il pubblico, che per la maggior parte non avrà familiarità con le terminologie specifiche, a sopravvivere all'universo economico-finanziario altrimenti inaffrontabile per noia e incomprensibilità (Oliver Stone, mi senti?).
Dunque un ottimo risultato che mi ha lasciato davvero soddisfatto. E, ammetto, che non me lo sarei proprio aspettato.
Ps. 5 candidature all'Oscar e ai BAFTA, 4 ai Golden Globes, tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura.
Cast: Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling, Brad Pitt, Hamish Linklater, Rafe Spall, Jeremy Strong, John Magaro, Finn Wittrock, Karen Gillan, Max Greenfield, Billy Magnussen, Margot Robbie, Selena Gomez, Richard Thaler, Anthony Bourdain.
Box Office: $69.8 milioni (ad oggi)
Consigli: Una vera sorpresa in positivo. Estremamente tecnico, eppure per nulla noioso, questo film riesce bene a intrattenere pur non evitando le questioni spinose della vicenda. Anzi, passo dopo passo racconta con coscienza gli snodi di una vicenda partciolarmente delicata, ovvera la storia di chi, sulla disperazione altrui, è riuscito a fare una montagna di soldi. L'argomento è estremamente controverso, riguarda una ferita evidentemente ancora aperta, ma credo valga la pena di dare una chance a questo titolo, in grado di spiegare molto chiaramente le dinamiche che si sono susseguite e hanno portato all'effettivo scoppio della bolla speculativa. Di sicuro aiuta a farsi un'idea più concreta su quello che è successo e anche solo per questo può valere la pena vedere questo film.
Parola chiave: Mercato immobiliare.

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sabato 16 gennaio 2016

Film 1085 - Spotlight

Non so se sia perché li sto guardando tutti in inglese, oppure perché sono particolarmente interessato o ancora perché, pur sembrando scontato, li trovo ottimi prodotti di qualità, in ogni caso trovo che le scelte dell'Academy quest'anno particolarmente azzeccate. Speravo in una nomination per Tom Hardy che è finalmente arrivata, al pari di quella per George Miller (per il quale tifo), Jennifer Jason Leigh e, naturalmente Charlotte Rampling; la nomino per ultima, perché qui coinvolta, ma bellissima sorpresa è stata anche quella di vedere finalmente riconosciuta una candidatura alla brava Rachel McAdams, troppo a lungo considerata solo una da commedia o filmetti romantici.
Intriso di questa gioia, il mio umore è dunque assolutamente ben disposto, questo 2016 più che mai. Sto recuperando titolo dopo titolo, li sto divorando, e non ce n'è uno che mi abbia, finora, deluso. Questo compreso.
Film 1085: "Spotlight" (2015) di Tom McCarthy
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Film che racconta la storia vera dei giornalisti di Spotlight - l'unità investigativa permanente del Boston Globe - che, indirizzati dal nuovo editore Marty Baron (Liev Schreiber), si ritroveranno tra le mani uno degli scandali più gravi della storia recente della comunità: migliaia di vittime di abusi sessuali da parte di premi della Chiesa cattolica locale.
Ampiamente insabbiato il tutto onde evitare lo scandalo, questo non fermerà i giornalisti che, sempre più motivati man mano che procedono con la loro inchiesta, riusciranno a mettere insieme tutti i pezzi necessari a scrivere l'articolo-verità partendo da un singolo, primo caso per arrivare ad 87 preti coinvolti e una miriade di storie raccolte in testimonianza. Inutile dire quanto questo "Spotlight" sia un vero e proprio tour de force emotivo.
Al di là della storia vera, della rilevanza dell'inchiesta e dell'importanza di raccontare una storia del genere, c'è anche altro, ovvero un bel film, maledettamente ben recitato e dal cast strepitoso, un titolo in grado di lasciare senza parole sia a causa del tremendo tema che tratta, sia per l'ottima realizzazione.
Senza fronzoli o giri di parole, la trama arriva al suo fulcro in maniera precisa e dettagliata, aiutata da una regia efficace e un montaggio ben realizzato, precisi nel presentare personaggi e situazioni e puliti nel realizzare le scene. Ho trovato questo aspetto particolarmente d'aiuto a focalizzare sulle cose importanti raccontate qui: non si tratta di dare spazio a virtuosismi attoriali o sbrodolamenti di sceneggiatura, ma di rimanere concentrati sul tema e sui fatti e, per farlo, c'è bisogno di rimanere sul soggetto di tutta la faccenda, ovvero la storia. Quest'ultima è il cuore di tutto ed è giusto che prenda il sopravvento sul resto.
Bravi a darle spazio non solo il cast tecnico (regia e sceneggiatura in primis), ma anche un gruppo di attori in grado di fare la differenza, capitanati da un Mark Ruffalo maledettamente convincente. Solo 5 anni a lui pensavo in termini negativi, promessa fallita di quella Hollywood incapace di fare la differenza; oggi, invece, è un attore affermato e impegnato, capace di spezzare il cuore come in "The Normal Heart" o sprigionare passione e indignazione come qui. Insieme a lui, perché non è solo, Michael Keaton (redivivo), John Slattery, Stanley Tucci, Brian d'Arcy James, Schreiber e, come nell'introduzione dicevo, Rachel McAdams, una delle attrici che preferisco da sempre. Bella senza sforzi (e forse per questo un po' penalizzata), perfetta per ruoli da 'sweetheart', finalmente trova il giusto riconoscimento con il ruolo di Sacha Pfeiffer, unica donna del team Spotlight. Per lei già il riconoscimento con la nomination all'Oscar è un traguardo, dubito nella vittoria anche se ammetto che, in fondo in fondo, ingenuamente tifo per lei.
In generale, comunque, "Spotlight" è davvero un bel film. Difficilissimo, pesante, sconvolgente e da far venire i brividi, eppure necessario da vedere. Le inchieste giornalistiche di questa portata posso davvero fare la differenza e direttamente, o indirettamente come facendone un film, è giusto e doveroso dar loro ascolto e voce. Ero magneticamente attirato da questo titolo prima ancora di vederne il trailer: la frenesia della redazione giornalistica, gli appunti con taccuino, i grandi casi da gestire e plasmare per trarne un articolo bomba (questo premiato con il Pulitzer) , le interviste, gli assi nella manica da giocarsi al momento opportuno, i risvolti inaspettati... Tutto quello che potevo aspettarmi da una pellicola del genere, "Spotlight" me lo ha regalato e sono felice di essermi preso del tempo, oggi, per dare una chance a questo film. Uno dei migliori dell'anno.
Ps. 6 candidature agli Oscar (Miglior film, regia, sceneggiatura, attore mon protagonista e attrice non protagonsta, montaggio) e 3 sia ai Golden Globes (tutte rimaste tali) che ai BAFTA.
Cast: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, John Slattery, Stanley Tucci, Brian d'Arcy James, Liev Schreiber, Billy Crudup, Paul Guilfoyle, Len Cariou.
Box Office: $29.3 milioni
Consigli: Quando i tuoi amici un po' alternativi o che hanno studiato all'estero o che sanno l'inglese meglio di te ti dicono che vedere i film e le serie tv in lingua originale fa la differenza tu sai che hanno ragione, anche se poi nel concreto la pigrizia è sempre in agguato. Io guardo film in inglese da non so più quanti anni ormai, l'ho sempre fatto perché mi interessava e piaceva, sia a casa che in vacanza (sono stato al cinema a Londra, Parigi, Amsterdam, New York, Lussemburgo, Nizza, ...), eppure voler vedere un film in lingua è sempre stata una scelta da dover decidere di affrontare, non un processo naturale e diretto. Per uno che dice di amare il cinema e che divora qualunque tipo di prodotto è una confessione alquanto rischiosa da fare. Non so cosa sia cambiato ultimamente, sta di fatto che la scelta del titolo "in originale" mi è apparsa in questi giorni quale l'unica inevitabilmente possibile. Cosa c'entra, direte voi, tutto questo preambolo personale con "Spotlight"? Beh, il punto è questo: se avessi visto questa pellicola - come le altre che ho visto in questi giorni - doppiata, mi sarei perso una parte chiave di tutta l'operazione, snaturata da un doppiaggio, sì, funzionale eppure distorcente. Non avrei mai scoperto che Isabella Rossellini parla un inglese tanto buono da fare invidia (ci mancherebbe, si potrebbe dire, eppure scoprirlo mi ha lasciato di stucco), non avrei mai scommesso su una nomination all'Oscar per Tom Hardy e, qui, non avrei goduto del lavoro corale di un cast che mi ha davvero coinvolto. Ecco perché tutto il preambolo: ogni tanto fare uno sforzo in più per superare la pigrizia può essere un bellissimo regalo da fare a se stessi. Fatevi un regalo, dunque, e non solo guardate "Spotlight", ma fatelo in lingua originale.
Parola chiave: Cardinal Law.

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Bengi

giovedì 14 gennaio 2016

Oscars 2016: nomination e vincitori

Ci siamo. Stasera ci sono gli Oscar e, per me, è la giornata più bella dell'anno.
Dopo l'annuncio delle nomination fatto il 14 gennaio, oggi 28 febbraio finalmente verrano assegnati i premi cinematografici più importanti del mondo e, come sempre, io sono al settimo cielo. Chi vincerà? Chi si meriterebbe di vincere? Cosa non mi ha convinto? Insomma, al solito sono prontissimo e carico per la serata dopo mesi e mesi di premi, premietti, red carpet, pronostici e voci di corridoio. Stasera si decide quello che, per un anno da oggi, sarà il meglio del meglio del cinema (anglofono).
Come dicevo, è da un po' che le candidature sono state annunciate, giorno in cui effettivamente ho caricato questo post, promettendomi di trascrivere il mio pensiero a riguardo il prima possibile. Ovviamente sono arrivato all'ultimo giorno utile per farlo, ma forse meglio così. Quest'anno mi sono dato veramente da fare: ho visto quasi tutti i film in nomination per Miglior film (tranne "Room" che ho iniziato questa mattina e finirò in serata) e comunque un numero altissimo di pellicole candidate, la maggior parte in lingua, particolare di cui sono felice perché veramente mi ha dato una prospettiva diversa rispetto alle mie preferenze. A tal proposito dico subito che, a mio avviso, Tom Hardy si meriterebbe di vincere perché in "The Revenant" è magnifico. Ma non affrettiamo le cose. i pronostici alla fine.
Non ci sono stati troppo scossoni quest'anno, pur ritrovando alcune sorprese. "Bridge Of Spies" passa dalla singola candidatura ai Golden Globe alle 6 nomination qui; "Star Wars: The Force Awakens" si becca 5 menzioni (e forse si potevano sprecare un pelino di più); a Charlotte Rampling viene finalmente riconosciuta la sua prima nomination per "45 Years" (che vorrei recuperare non appena finito di scrivere questo update) al pari della mia amata Rachel McAdams che, pur non meritandosi una vittoria lo ammetto, era da tempo che veniva lasciata indietro. In generale diciamo che per gli attori - pur tutti bianchi, come la polemica non ha mancato di sottolineare - siano state fatte buone scelte. Per quanto riguarda in generale le pellicole, sono stato felicissimo di riscontrare il clamoroso successo di "Mad Max", al quale darei quantomeno l'Oscar per la regia (si certo) ma che a parte qualcosina di tecnico sono certo non si porterà a casa altro. "Carol" rimarrà certamente a bocca asciutta se non riesce nemmeno a vincere per i costumi e, in uno scontro speculare, spero che "Steve Jobs" non vinca niente mentre trionfi la Vikander sulla Winslet (che non mi pare abbia un ruolo così memorabile) e Redmayne non vinca niente (tanto lo sappiamo da mesi che vince giustamente DiCaprio). Sono contento, invece, per Brie Larson, che francamente conoscevo pochissimo, pur dispiacendomi per una Saoirse Ronan che in "Brooklyn" mi ha davvero colpito (poi ovvio, nessuno batte Cate, ma non la possiamo far vincere tutti gli anni...). Iñárritu vincerà di nuovo - e allora "Birdman" ce lo potevamo risparmiare ampiamente, l'anno scorso - anche se non credo davvero che "The revenant" sia il miglior film dell'anno: i miei personali migliori - tra gli 8 candidati - sono "Mad Max", "Spotlight" e "Brooklyn". Nessuno di questi ha una vera chance di vincere, ma sognare è sempre bello. In realtà "Spotlight" potrebbe vincere per la sceneggiatura, per cui io incrocio le dita. Per quanto riguarda la colonna sonora questo sembra davvero l'anno di Morricone e, anche se mi sta piuttosto antipatico, glielo auguro di cuore. Lady Gaga e - finalmente per lei dopo 8 nomination e 0 vittorie! - Diane Warren dovrebbero portarsi a casa il premio come Miglior canzone, anche se a me "Earned It" da "Fifty Shades of Grey" convince sempre di più ad ogni ascolto. Mi da un po' fastidio che Gaga si vinca un Oscar dopo il Golden Globe vinto come Miglior attrice, dato che sappiamo quanto tenda a montarsi la testa... Ma staremo a vedere. In ogni caso tra lei, The Weeknd e Sam Smith, si può dire che anche quest'anno gli Academy Awards non si facciano mancare la giusta dose di artisti sulla cresta dell'onda per quanto riguarda il comparto musicale.
Per quanto riguarda il film straniere il premio dovrebbe andare a "Son of Saul", mentre il Miglior film d'animazione sarà sicuramente "Inside Out", neanche a dirlo.
Bene, più o meno le abbiamo dette tutte alla rinfusa, ora non manca che elencare la mia idea dei vincitori in maniera più organizzata. Avevo pensato di evitarmela quest'anno - già che in fondo alla pagina c'è il ballot per votare -, ma alla fine una tradizione è una tradizione e dopo 7 anni non mi sento di farla morire. Mi limiterò a un semplice chi penso che vincerà, fermo restando che non sempre il mio voto coinciderà con chi ritengo dovrebbe ricevere la statuetta. Che, non dimentichiamocelo, molto probabilmente tra meno di 12 ore sarà tra le mani di Sylvester Stallone. Chi l'avrebbe mai detto?
Buoni Oscar a tutti e... votate!
[* = chi secondo me vincerà]

2016 Academy Awards
Best Picture
The Big Short
Bridge Of Spies
Brooklyn
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Room
Spotlight

Best Actor
Bryan Cranston, Trumbo
Matt Damon, The Martian
* Leonardo DiCaprio, The Revenant
Micheal Fassbender, Jobs
Eddie Redmayne, The Danish Girl


Best Actress
Cate Blanchett, Carol
* Brie Larson, Room
Jennifer Lawrence, Joy
Charlotte Rampling, 45 Years
Saoirse Ronan, Brooklyn

Best Supporting Actor
Christian Bale, The Big Short
Tom Hardy, The Revenant
Mark Ruffalo, Spotlight
Mark Rylance, Bridge of Spies
* Sylvester Stallone, Creed

Best Supporting Actress
Jennifer Jason Leigh, The Hateful Eight
Rooney Mara, Carol
Rachel McAdams, Spotlight
* Alicia Vikander, The Danish Girl
Kate Winslet, Jobs


Directing
The Big Short, Adam McKay
Mad Max: Fury Road, George Miller
* The Revenant, Alejandro González Iñárritu
Room, Lenny Abrahamson
Spotlight, Tom McCarthy

Film Editing
* The Big Short, Hank Corwin
Mad Max: Fury Road, Margaret Sixel
The Revenant, Stephen Mirrione
Spotlight, Tom McArdle
Star Wars: The Force Awakens, Maryann Brandon and Mary Jo Markey

Foreign Language Film
“Embrace of the Serpent” Colombia
“Mustang” France
* “Son of Saul” Hungary
“Theeb” Jordan
“A War” Denmark


Original Score
“Bridge of Spies” Thomas Newman
“Carol” Carter Burwell
* “The Hateful Eight” Ennio Morricone
Sicario” Jóhann Jóhannsson
Star Wars: The Force Awakens” John Williams

Production Design
“Bridge of Spies” Production Design: Adam Stockhausen; Set Decoration: Rena DeAngelo and Bernhard Henrich
“The Danish Girl” Production Design: Eve Stewart; Set Decoration: Michael Standish
* “Mad Max: Fury Road” Production Design: Colin Gibson; Set Decoration: Lisa Thompson
“The Martian” Production Design: Arthur Max; Set Decoration: Celia Bobak
“The Revenant” Production Design: Jack Fisk; Set Decoration: Hamish Purdy


Visual Effects
“Ex Machina” Andrew Whitehurst, Paul Norris, Mark Ardington and Sara Bennett
“Mad Max: Fury Road” Andrew Jackson, Tom Wood, Dan Oliver and Andy Williams
“The Martian” Richard Stammers, Anders Langlands, Chris Lawrence and Steven Warner
“The Revenant” Rich McBride, Matthew Shumway, Jason Smith and Cameron Waldbauer
* “Star Wars: The Force Awakens” Roger Guyett, Patrick Tubach, Neal Scanlan and Chris Corbould

Adapted Screenplay
* “The Big Short” Screenplay by Charles Randolph and Adam McKay
“Brooklyn” Screenplay by Nick Hornby
“Carol” Screenplay by Phyllis Nagy
“The Martian” Screenplay by Drew Goddard
“Room” Screenplay by Emma Donoghue

Original Screenplay
“Bridge of Spies” Written by Matt Charman and Ethan Coen & Joel Coen
Ex Machina” Written by Alex Garland
“Inside Out” Screenplay by Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley; Original story by Pete Docter, Ronnie del Carmen
* “Spotlight” Written by Josh Singer & Tom McCarthy
“Straight Outta Compton” Screenplay by Jonathan Herman and Andrea Berloff; Story by S. Leigh Savidge & Alan Wenkus and Andrea Berloff


Animated Feature Film
"Anomalisa", Charlie Kaufman, Duke Johnson and Rosa Tran
"Boy and the World", Alê Abreu
"Inside Out", Pete Docter and Jonas Rivera
"Shaun the Sheep Movie", Mark Burton and Richard Starzak
"When Marnie Was There", Hiromasa Yonebayashi and Yoshiaki Nishimura

Cinematography
"Carol", Ed Lachman
"The Hateful Eight", Robert Richardson
"Mad Max: Fury Road", John Seale
* "The Revenant", Emmanuel Lubezki
"Sicario", Roger Deakins

Costume Design
"Carol", Sandy Powell
"Cinderella", Sandy Powell
"The Danish Girl", Paco Delgado
"Mad Max: Fury Road", Jenny Beavan
"The Revenant", Jacqueline West


Documentary Feature
* "Amy", Asif Kapadia and James Gay-Rees
"Cartel Land", Matthew Heineman and Tom Yellin
"The Look of Silence", Joshua Oppenheimer and Signe Byrge Sørensen
"What Happened, Miss Simone?", Liz Garbus, Amy Hobby and Justin Wilkes
"Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom", Evgeny Afineevsky and Den Tolmor

Documentary Short Subject
"Body Team 12", David Darg and Bryn Mooser
"Chau, beyond the Lines", Courtney Marsh and Jerry Franck
"Claude Lanzmann: Spectres of the Shoah", Adam Benzine
* "A Girl in the River: The Price of Forgiveness", Sharmeen Obaid-Chinoy
"Last Day of Freedom", Dee Hibbert-Jones and Nomi Talisman

Makeup and Hairstyling
* “Mad Max: Fury Road” Lesley Vanderwalt, Elka Wardega and Damian Martin
“The 100-Year-Old Man Who Climbed out the Window and Disappeared” Love Larson and Eva von Bahr
“The Revenant” Siân Grigg, Duncan Jarman and Robert Pandini

Original Song
“Earned It” from “Fifty Shades of Grey” Music and Lyric by Abel Tesfaye, Ahmad Balshe, Jason Daheala Quenneville and Stephan Moccio
“Manta Ray” from “Racing Extinction” Music by J. Ralph and Lyric by Antony Hegarty
“Simple Song #3” from “Youth” Music and Lyric by David Lang
* “Til It Happens To You” from “The Hunting Ground” Music and Lyric by Diane Warren and Lady Gaga
“Writing’s On The Wall” from “Spectre” Music and Lyric by Jimmy Napes and Sam Smith

Animated Short Film
“Bear Story” Gabriel Osorio and Pato Escala
“Prologue” Richard Williams and Imogen Sutton
“Sanjay’s Super Team” Sanjay Patel and Nicole Grindle
* “We Can’t Live without Cosmos” Konstantin Bronzit
“World of Tomorrow” Don Hertzfeldt

Live Action Short Film
“Ave Maria” Basil Khalil and Eric Dupont
“Day One” Henry Hughes
“Everything Will Be Okay (Alles Wird Gut)” Patrick Vollrath
“Shok” Jamie Donoughue
* “Stutterer” Benjamin Cleary and Serena Armitage

Sound Editing
“Mad Max: Fury Road” Mark Mangini and David White
“The Martian” Oliver Tarney
* “The Revenant” Martin Hernandez and Lon Bender
“Sicario” Alan Robert Murray
“Star Wars: The Force Awakens” Matthew Wood and David Acord

Sound Mixing
"Bridge of Spies", Andy Nelson, Gary Rydstrom and Drew Kunin
"Mad Max: Fury Road", Chris Jenkins, Gregg Rudloff and Ben Osmo
"The Martian", Paul Massey, Mark Taylor and Mac Ruth
"The Revenant", Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom and Chris Duesterdiek
* "Star Wars: The Force Awakens", Andy Nelson, Christopher Scarabosio and Stuart Wilson



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Bengi

Oscar nominations 2016: Live telecast

At 5:30 a.m. PT, Guillermo del Toro and Ang Lee will announce the nominees in the following categories: Animated Feature Film, Cinematography, Costume Design, Documentary Feature, Documentary Short Subject, Makeup and Hairstyling, Original Song, Animated Short Film, Live Action Short Film, Sound Editing and Sound Mixing.
At 5:38 a.m. PT, John Krasinski and Academy President Cheryl Boone Isaacs will take the stage to unveil the nominations for Best Actor, Best Actress, Best Supporting Actor, Best Supporting Actress, Directing, Film Editing, Foreign Language Film, Original Score, Best Picture, Production Design, Visual Effects, Adapted Screenplay and Original Screenplay.

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Manca pochissimo all'annuncio delle dandidature agli Oscar 2016! Quest'anno a presentare le nomination - divise in due parti - saranno prima Guillermo del Toro ed Ang Lee per le categorie Animated Feature Film, Cinematography, Costume Design, Documentary Feature, Documentary Short Subject, Makeup and Hairstyling, Original Song, Animated Short Film, Live Action Short Film, Sound Editing and Sound Mixing.
Seguiranno John Krasinski e Cheryl Boone Isaacs a distanza di 8 minuti a presentare le nomination per Best Actor, Best Actress, Best Supporting Actor, Best Supporting Actress, Directing, Film Editing, Foreign Language Film, Original Score, Best Picture, Production Design, Visual Effects, Adapted Screenplay and Original Screenplay.
Come ogni anno, di sotto, lo streaming dell'evento. Buona visione!

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Bengi

mercoledì 13 gennaio 2016

Razzie Awards 2016: nomination e vincitori

Come di consueto, a un giorno dalle candidature agli Oscar, vengono annunciate anche quelle dei Razzie Awards, conosciuti per premiare il peggio della stagione. Mentre in anni passati ho trovato abbastanza congruenti le nomination rispetto alla bassa qualità dei prodotti, francamente mi trovo in dusaccordo con le 6 candidature a "Jupiter Ascending" e "Pixels", titoli non certo fortunatissimi, ma nemmeno i peggiori dell'anno.
Chi vincerà, comunque? Il mistero svelato il 27 febbraio, ovviamente a un giorno dalla cerimonia degli Oscar.

36th Golden Raspberry Awards

Worst Picture
Fantastic Four
Fifty Shades of Grey

Jupiter Ascending
Paul Blart: Mall Cop 2
Pixels

Worst Actor
Johnny Depp in Mortdecai
Jamie Dornan in Fifty Shades of Grey
Kevin James in Paul Blart: Mall Cop 2
Adam Sandler in The Cobbler and Pixels
Channing Tatum in Jupiter Ascending

Worst Actress
Katherine Heigl in Home Sweet Hell
Dakota Johnson in Fifty Shades of Grey
Mila Kunis in Jupiter Ascending
Jennifer Lopez in The Boy Next Door
Gwyneth Paltrow in Mortdecai

Worst Supporting Actor
Chevy Chase in Hot Tub Time Machine 2 and Vacation
Josh Gad in Pixels and The Wedding Ringer
Kevin James in Pixels
Jason Lee in Alvin and the Chipmunks: The Road Chip
Eddie Redmayne in Jupiter Ascending

Worst Supporting Actress
Kaley Cuoco in Alvin and the Chipmunks: The Road Chip (voice only) and The Wedding Ringer
Rooney Mara in Pan
Michelle Monaghan in Pixels
Julianne Moore in Seventh Son
Amanda Seyfried in Love the Coopers and Pan

Worst Director
Andy Fickman for Paul Blart: Mall Cop 2
Tom Six for The Human Centipede 3 (Final Sequence)
Sam Taylor-Johnson for Fifty Shades of Grey
Josh Trank (and Alan Smithee?) for Fantastic Four
The Wachowskis for Jupiter Ascending

Worst Screenplay
Fantastic Four – screenplay by Jeremy Slater, Simon Kinberg and Josh Trank, based on the Marvel Comics characters created by Stan Lee and Jack Kirby
Fifty Shades of Grey – screenplay by Kelly Marcel, based on the novel by E. L. James
Jupiter Ascending – written by The Wachowskis
Paul Blart: Mall Cop 2 – written by Nick Bakay and Kevin James
Pixels – screenplay by Tim Herlihy and Timothy Dowling, story by Tim Herlihy, based on the short film by Patrick Jean

Worst Prequel, Remake, Ripoff or Sequel
Alvin and the Chipmunks: The Road Chip
Fantastic Four
Hot Tub Time Machine 2
The Human Centipede 3 (Final Sequence)
Paul Blart: Mall Cop 2

Worst Screen Combo
All four "Fantastics" in Fantastic Four
Johnny Depp and his glued-on mustache in Mortdecai
Jamie Dornan and Dakota Johnson in Fifty Shades of Grey
Kevin James and either his Segway or his glued-on mustache in Paul Blart: Mall Cop 2
Adam Sandler and any pair of shoes in The Cobbler

Razzie Redeemer Award
Elizabeth Banks – From Razzie "winning" director for Movie 43 to directing the 2015 hit film Pitch Perfect 2
M. Night Shyamalan – From Perennial Razzie nominee and "winner" to directing the 2015 horror hit The Visit
Will Smith – For following up Razzie "wins" for After Earth to starring in Concussion
Sylvester Stallone – From all-time Razzie champ to 2015 award contender for Creed


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Bengi

martedì 12 gennaio 2016

Film 1076 - Il ponte delle spie

Doveva essere la serata della seconda visione di "Star Wars", mentre la sala piena ci ha costretto a ripiegare su quest'altro titolo.
Film 1076: "Il ponte delle spie" (2015) di Steven Spielberg
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Scelta di ripiego, eppure ottima scelta. Un po' inaspettatamente "Il ponte delle spie" mi ha convinto e mi è molto piaciuto. Interessante, ben argomentato e narrato, con un buon cast e la regia del sempreverde Spielberg, questa pellicola centra il suo obiettivo e racconta - senza esagerare troppo con i fronzoli all'americana - una delle tante storie riguardo alla Guerra Fredda. E, bisogna dirlo, che la storia l'abbiano scritta i Coen si capisce e si apprezza.
La trama parla di James B. Donovan (Tom Hanks), un avvocato newyorkese che, incaricato dalla CIA, deve negoziare il rilascio di Francis Gary Powers (Austin Stowell), pilota il cui aereo spia U-2 è stato abbattuto in Unione Sovietica, e scambiarlo con la spia filocomunista catturata a New York di nome Rudolf Abel (Mark Rylance). Oltre a lui l'avvocato cercherà di riportare a casa anche lo studente di economia Frederic Pryor (Will Rogers), arrestato per spionaggio dalla Volkspolizei, la polizia della Germania Democratica.
Incastrato tra sovietici e tedeschi in piena erezione del muro, il povero Donovan dovrà, con le sue sole forze, gestire il rilascio dei prigionieri senza giovare di consulenze esterne e, soprattutto, dopo aver rappresentato legalmente la spia comunista Abel di fronte al tribunale americano. Diviso tra due (e poi tre) fuochi, dovrà saper gestire diplomaticamente una situazione tanto tesa quanto drammatica, cercando di portare a casa un risultato, ottenere lo scambio anche dello studente, che alla CIA non sta a cuore.
L'atmosfera cupa, l'ambientazione gelida e la rappresentazione spietata di un'epoca che ha segnato la storia recente, sono tutti elementi che concorrono al buon risultato finale del film. Che Spielberg sia un gran narratore lo sappiamo, ma al contempo sappiamo che non sempre porta a casa un film degno di nota - dite quel che volete, ma "War Horse" è un brutto film -. Qui la macchina è ben oliata e funziona bene, anche grazie alla solida interpretazione di Hanks, capace da solo di tirare le redini di tutta la storia. Qui è affiancato da uno stropicciatissimo Rylance (forse candidato all'Oscar) che giova di tutti gli assurdi personaggi fino ad ora portati sullo schermo dai Coen e gioca benissimo le sue carte, rimanendo ampiamente impresso nella mente del pubblico.
Dunque un buon film, compatto e tecnicamente eccellente, che racconta una bella e interessante storia di cui altrimenti in molti non sarebbero venuti a conoscenza. Il personaggio di Donovan, per quanto romanzato, porta un messaggio positivo non solo di professionalità e dedizione, ma anche di speranza e umanità. Ho apprezzato.
Ps. Candidato a 1 Golden Globe (Miglior attore non protagonista) e 9 BAFTA (tra cui Miglior film, regia, sceneggiatura e attore non protagonista).
Cast: Tom Hanks, Mark Rylance, Scott Shepherd, Amy Ryan, Alan Alda, Austin Stowell, Billy Magnussen, Eve Hewson, Dakin Matthews.
Box Office: $151.9 milioni
Consigli: Buon cast, tecnicamente ineccepibile, storia interessante, il tutto per un film che funziona senza strafare. Hanks in parte, i Coen distillano una dose di loro inconfondibile stile pur non travalicando l'interesse storico della vicenda e, di fatto, si passano 141 minuti di tesa suspense che non mancheranno di lasciare soddisfatto lo spettatore. Il risultato finale è riuscito e, forse, merita più considerazione di quanta non ne abbia ottenuta fino ad ora. Vedremo con gli Oscar.
Parola chiave: Ponte di Glienicke.

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domenica 10 gennaio 2016

Film 1082 - The Danish Girl

I Golden Globe si terranno questa sera e volevo farmi un'idea su un altro candidato, un altro dei possibili vincitori. Tifo per te, Alicia!
Film 1082: "The Danish Girl" (2015) di Tom Hooper
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Tom Hooper ha vinto un Oscar per "Il discorso del re", poi ha portato al cinema il musical de "Les Misérables" e adesso torna in sala per raccontare la storia - qui più o meno romanzata - della prima persona transessuale documentata della storia, Lili Elbe. Un regista che non conosce confini di genere, in tutti i sensi.
Anche se si tratta di una storia non facile da raccontare, visto l'argomento delicato ed estremamente personale, il risultato finale è buono, di classe, anche se meno riuscito di quanto non mi sarei immaginato. Si tratta di un prodotto che vive essenzialmente dell'interpretazione dei suoi attori e della storia non convenzionale che racconta; l'approccio e certi aspetti dei dialoghi falliscono, invece, nel proporre al pubblico qualcosa di nuovo o innovativo. Se non fosse per Eddie Redmayne, la bellissima colonna sonora di Alexandre Desplat, la buona mano di Hooper e soprattutto Alicia Vikander, probabilmente il risultato finale non sarebbe stato altrettanto buono.
A tratti ho avuto l'impressione che si trattasse, più che di un film, di una sorta di soggetto per la tv di ottima qualità, sì, eppure non totalmente conforme al grande schermo. I costumi sono stupendi al pari della fotografia e delle scenografie, la Danimarca sembra una terra da scoprire, eppure talvolta i toni mancano di toccare corde più profonde, di approfondire situazioni. Avrei gradito maggiormente seguire le dinamiche del matrimonio fra i due protagonisti dal momento in cui Einar capisce di essere Lili e lo accetta e la vede come unica possibile soluzione per essere veramente sé stessa; mi sarebbe piaciuto seguire con più attenzione lo sviluppo e le conseguenze di questa situazione su Gerda, talvolta fin troppo comprensiva o progressista. In generale, quindi, quello che mi aspettavo dalla ragazza danese era, appunto, che si parlasse più di lei nel suo intimo che di lei nel suo apparire sociale. Si tratta di uno dei cambiamenti più radicali che una persona possa affrontare e questa donna, quasi cent'anni fa, è stata tra le prime (se non la prima) a trovare il coraggio di affrontare questo percorso: forse valeva la pena di approfondire maggiormente l'aspetto psicologico (anche di coppia) e un po' meno quello mondano.
Ciò detto, quello che rimane ben impresso del film, a parte un'innata delicatezza, è il calore che può derivare dal vero amore, dalla vera amicizia, e la certezza che accettare qualcosa di nuovo o sconosciuto dipenda solamente dalla volontà di ognuno di noi. La domanda che mi pongo tutte le volte che mi trovo di fronte ad una di queste situazioni-limite, in cui è richiesta l'espressione di un'opinione, un sentimento o anche semplicemente un'azione concreta è sempre la stessa: io cosa avrei fatto? Come mi sarei comportato se mi fossi trovato nei loro panni?
Certamente presentata così la storia di Lili e Gerda sembra un'idilliaca parabola dell'accettarsi vicendevolmente, ma a parte essere ben consci che tutto si costruisca col tempo, è evidente che non sia facile essere i primi a determinare un percorso "fuori dal comune" quanto non sia facile essere i primi a doversi confrontare con esso. In questo Redmayne e Vikander sono molto bravi a renderlo visibile ed evidente sullo schermo, anche se forse la parte della moglie può essere stata più difficile da interpretare, mancando degli "accessori di scena" che hanno permesso a Einar di diventare Lili.
Tutto sommato, comunque, "The Danish Girl" è un film - anche se meno potente dei precedenti - che con stile e classe ci trasporta all'interno di una storia che, romanzata quanto si voglia, ha il grande pregio di portare all'attenzione di molti la questione del riassegnamento sessuale, della comunità transgender, delle problematiche legate all'accettazione di sé e, soprattutto, di chi non ci corrisponde. Una storia sulla scoperta di se stessi, sull'amore profondo e, inutile nasconderlo, sulle difficoltà. Non un capolavoro, ma bello da vedere.
Ps. Al momento il film ha collezionato 3 candidature ai Golden Globes (Miglior attore protagonista, attrice protagonista e colonna sonora) e 5 ai BAFTA.
Cast: Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts, Ben Whishaw, Sebastian Koch, Amber Heard, Emerald Fennell, Adrian Schiller.
Box Office: $8.2 milioni ad oggi
Consigli: Non certo un titolo da tutti i giorni, "The Danish Girl" è un film delicato e di classe che certamente saprà colpire lo sguardo dello spettatore. Il risultato finale è buono, anche se meno riuscito di quanto non ci si aspetterebbe da un prodotto del genere, talvolta intaccato da un'ingenuità di fondo che porta a trattare frettolosamente certi aspetti che si potevano approfondire meglio. In ogni caso, per ogni amante della stagione dei premi anglofoni, assolutamente un titolo imperdibile, tra i favoriti assoluti nelle categorie attoriali (anche se difficilmente Redmayne farà il bis). Inoltre una pellicola interessante per chiunque si interessi di tematiche LGBT, diritti delle persone e, molto lontano da questi argomenti, chi apprezzi i film storici o le biografie. Da vedere rigorosamente in lingua originale (la Vikander, che è svedese, ha un accento british invidiabile).
Parola chiave: Pittura.

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sabato 9 gennaio 2016

Film 1081 - The Revenant

Per la prima recensione del 2016 faccio un salto in avanti e anticipo una pellicola che ho appena finito di vedere. Insieme ad altre due che la precedono e che ho visto nei giorni scorsi, è una delle candidate favorite alla stagione dei premi di quest'anno e che, a mio avviso, potrebbe essere l'Oscar come Miglior attore per Leonardo DiCaprio. Finalmente.
Film 1081: "The Revenant" (2015) di Alejandro G. Iñárritu
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Come dicevo nell'introduzione, "The Revenant" è uno dei film legati all'imminente stagione di premi (che comincia proprio domani con i Golden Globes) che ho visto più di recente. Insieme a "The Big Short" e "Il ponte delle spie" fa parte di quel gruppo di film che sto cercando di recuperare in modo da arrivare preparato agli Oscar di fine febbraio. Più degli altri due, però, questo mi ha colpito, motivo per il quale sto anticipando la recensione per averne un ricordo che sia fresco. Eccoci, quindi.
Più che un film, un corso di sopravvivenza. Più che una storia, un pugno nello stomaco. "The Revenant" è il titolo di Iñárritu che avrei voluto vedere l'anno scorso, un'avventura che mi ha sorpreso molto di più che il tanto acclamato "Birdman". Quest'ultimo, pur meritevole di lode, ha mancato comunque di interessarmi pienamente, mentre qui tutto si può fare tranne che distrarsi. Violentissimo, crudo, in un certo senso cattivo e maledettamente freddo, il racconto di vendetta che si ispira alla vera storia di Hugh Glass (che Wikipedia descrive come frontiersman, fur trapper, and explorer) è un magnetico diario che sfoglia pagine della storia americana tra paesaggi mozzafiato e la disperata necessità di sopravvivere.
Vero e proprio scontro tra razze, culture e uomini, lo scenario dipinto qui è desolante e spaventoso tanto quanto i boschi in cui siamo costretti ad inoltrarci senza la dovuta preparazione. Già perché fin dalla prima, interminabile scena, Iñárritu non ci risparmia nulla: scalpi, frecce, sparatorie, sgozzamenti, agguati, accoltellamenti, il tutto per una rappresentazione tanto realistica che, a pensarci, fa venire la pelle d'oca. Il drammatico incontro con l'orso sarà qualcosa di straziante, ma niente paragonato al confronto finale fra i due antagonisti, stremati dal freddo e dal dolore eppure incessantemente decisi a braccarsi l'un l'altro.
Per quanto non possa dire che questo sia il mio personale miglior film dell'anno, non posso negare di aver subito il magnetismo di "The Revenant". Molto del merito - se non la maggior parte - va ad un grandissimo DiCaprio: non lo dico tanto per dire, la sua immersione nella parte è totale e evidente, il suo talento non si può discutere perché è sotto gli occhi di chi guarda. Dolorante, ferito non solo nella carne, abbattuto eppure inarrestabile, il suo Glass è uno di quegli uomini che, motivati da una causa, non molleranno fino al suo raggiungimento. E' solo così che l'uomo sopravvive ad una serie surreale di eventi sfortunati di cui mamma orsa è solo l'inizio.
Da questo particolare punto di vista, la storia raccontata qui mi ha ricordato quella di un'altra pellicola votata al martirio del suo protagonista: "Unbroken". Anche lì dopo mille soprusi, violenze, sfortune e vere e proprie torture, lo spettatore si trova disarmato di fronte all'accanimento della vita che, quando vuole, riesce veramente ad essere bastarda (anche il film della Jolie è tratto da fatti accaduti realmente). "The Revenant", inevitabilmente, mi ha riportato alla mente anche altri ricordi legati a pellicole del passato, come "Il Grinta" dei Coen (o il prossimo "The Hateful Eight" di Tarantino) o "Into the Wild". E, voluto o no, la totale assenza di tagli del montaggio (qui solo nella prima parte), ha fatto da ponte col precedente "Birdman", al quale il regista ha regalato una finta assenza di intervento del montaggio. Il confronto fra i due ultimi titoli del regista messicano è quindi inevitabile e anche se il soggetto è totalmente diverso, non si può fare a meno di chiedersi durante la visione quale dei due la spunterà. Personalmente scelgo "The Revenant", che ho trovato narrativamente molto forte e visivamente potentissimo. Sarà il fascino della terra sconosciuta e desolata, la grande performance di DiCaprio, una buona dose di oniricità, la naturalezza di una regia che sembra voler scomparire, eppure rimane sempre ben presente (come quando il fiato di Glass appanna lo schermo o quanto il sangue di Fitzgerald (Tom Hardy) macchia la videocamera a sancire la presenza del vetro). Tutti insieme questi elementi - a cui aggiungo una speciale menzione per Hardy, veramente bravo a proporre un accento così marcatamente yankee per lui che è inglese di Londra - producono un risultato finale compatto e solido, un film che non manca di lasciare il proprio segno e per il quale mi auguro DiCaprio ottenga finalmente il suo meritato riconoscimento. Ha dormito nudo nella carcassa di un cavallo... Cosa deve fare di più?
Cast: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Will Poulter, Domhnall Gleeson, Lukas Haas, Forrest Goodluck, Paul Anderson, Kristoffer Joner, Melaw Nakehk'o.
Box Office: $16 milioni ad oggi (la pellicola è uscita ieri in tutta America dopo una distribuzione limitata cominciata il giorno di Natale)
Consigli: 4 candidature ai Golden Globes (Miglior film drammatico, regia, attore protagonista e colonna sonora del grandissimo Ryuichi Sakamoto) e 8 ai BAFTA, a cui sicuramente si aggiungeranno quelle degli Oscar (spero anche per Hardy), "The Revenant" è il film con cui il Miglior regista del mondo in carica ritorna al cinema per raccontare la sua nuova storia. Tratto dalla vita dell'esploratore e uomo di frontiera Hugh Glass, e più precisamente dal libro di Michael Punke, questo film è un viaggio serrato e violento in una sorta di terra di nessuno nella quale, per sopravvivere, bisogna uccidere il proprio vicino. Niente infiocchettature o abbellimenti, qui si va dritti al punto: o si sa come sopravvivere o si muore. Lo stesso, per trasposizione, vale per lo spettatore che, se vuole uscire sano e salvo da questa narrazione, deve essere certo di avere stomaco forte e un'imperitura convinzione che, alla fine, anche qualcosa di buono potrebbe succedere. O no?
Parola chiave: Vendetta.

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venerdì 8 gennaio 2016

BAFTA Awards 2016: Nomination e vincitori

E anche i BAFTAs sono arrivati.
Gli Oscar del cinema inglese, che si terranno esattamente il giorno più romantico dell'anno (domenica 14 febbraio) presentati al solito dal collaudato Stephen Fry, hanno detto la loro sullo stato dell'arte relativamente all'anno appena conclusosi, incoronando “Bridge of Spies” e “Carol” con 9 candidature ciascuno. Il primo, in particolare, non è stato particolarmente considerato ai Golden Globes (1 nomination) che hanno invece preferito altri titoli qui meno considerati (come "Mad Max", vera rivelazione 2015 a mio avviso). Ma senza ulteriori indugi, ecco tutte le candidature di quest'anno!

2016 BAFTA Awards Nominations
BEST FILM
The Big Short” Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Brad Pitt
Bridge of Spies” Kristie Macosko Krieger, Marc Platt, Steven Spielberg
Carol” Elizabeth Karlsen, Christine Vachon, Stephen Woolley
The Revenant” Steve Golin, Alejandro G. Inarritu, Arnon Milchan, Mary Parent, Keith Redmon
Spotlight” Steve Golin, Blye Pagon Faust, Nicole Rocklin, Michael Sugar

DIRECTOR
“The Big Short” Adam McKay
“Bridge of Spies” Steven Spielberg
“Carol” Todd Haynes
The Martian” Ridley Scott
“The Revenant” Alejandro G. Inarritu

ORIGINAL SCREENPLAY
“Bridge of Spies” Matthew Charman, Ethan Coen, Joel Coen
Ex Machina” Alex Garland
“The Hateful Eight” Quentin Tarantino
Inside Out” Josh Cooley, Pete Docter, Meg Lefauve
“Spotlight” Tom McCarthy, Josh Singer

ADAPTED SCREENPLAY
“The Big Short” Adam McKay, Charles Randolph
Brooklyn” Nick Hornby
“Carol” Phyllis Nagy
Room” Emma Donoghue
“Steve Jobs” Aaron Sorkin

LEADING ACTOR
Bryan Cranston “Trumbo
Eddie Redmayne “The Danish Girl
Leonardo DiCaprio “The Revenant”
Matt Damon “The Martian”
Michael Fassbender “Steve Jobs”

LEADING ACTRESS
Alicia Vikander “The Danish Girl”
Brie Larson “Room”
Cate Blanchett “Carol”
Maggie Smith “The Lady in the Van
Saoirse Ronan “Brooklyn”

SUPPORTING ACTOR
Benicio Del Toro “Sicario
Christian Bale “The Big Short”
Idris Elba “Beasts of No Nation”
Mark Ruffalo “Spotlight”
Mark Rylance “Bridge of Spies”

SUPPORTING ACTRESS
Alicia Vikander “Ex Machina”
Jennifer Jason Leigh “The Hateful Eight”
Julie Walters “Brooklyn”
Kate Winslet “Steve Jobs”
Rooney Mara “Carol”

ORIGINAL MUSIC
“Bridge of Spies” Thomas Newman
“The Hateful Eight” Ennio Morricone
“The Revenant” Ryuichi Sakamoto, Carsten Nicolai
“Sicario” Johann Johannsson
Star Wars: The Force Awakens” John Williams

CINEMATOGRAPHY
“Bridge of Spies” Janusz Kaminski
“Carol” Ed Lachman
Mad Max: Fury Road” John Seale
“The Revenant” Emmanuel Lubezki
“Sicario” Roger Deakins

EDITING
“The Big Short” Hank Corwin
“Bridge of Spies” Michael Kahn
“Mad Max: Fury Road” Margaret Sixel
“The Martian” Pietro Scalia
“The Revenant” Stephen Mirrione

PRODUCTION DESIGN
“Bridge of Spies” Adam Stockhausen, Rena Deangelo
“Carol” Judy Becker, Heather Loeffler
“Mad Max: Fury Road” Colin Gibson, Lisa Thompson
“The Martian” Arthur Max, Celia Bobak
“Star Wars: The Force Awakens” Rick Carter, Darren Gilford, Lee Sandales

COSTUME DESIGN
“Brooklyn” Odile Dicks-Mireaux
“Carol” Sandy Powell
Cinderella” Sandy Powell
“The Danish Girl” Paco Delgado
“Mad Max: Fury Road” Jenny Beavan

MAKE UP & HAIR
“Brooklyn” Morna Ferguson, Lorraine Glynn
“Carol” Jerry Decarlo, Patricia Regan
“The Danish Girl” Jan Sewell
“Mad Max: Fury Road” Lesley Vanderwalt, Damian Martin
“The Revenant” Sian Grigg, Duncan Jarman, Robert Pandini

SOUND
“Bridge of Spies” Drew Kunin, Richard Hymns, Andy Nelson, Gary Rydstrom
“Mad Max: Fury Road” Scott Hecker, Chris Jenkins, Mark Mangini, Ben Osmo, Gregg Rudloff, David White
“The Martian” Paul Massey, Mac Ruth, Oliver Tarney, Mark Taylor
“The Revenant” Lon Bender, Chris Duesterdiek, Martin Hernandez, Frank A. Montano, Jon Taylor, Randy Thom
“Star Wars: The Force Awakens” David Acord, Andy Nelson, Christopher Scarabosio, Matthew Wood, Stuart Wilson

SPECIAL VISUAL EFFECTS
Ant-Man” Jake Morrison, Greg Steele, Dan Sudick, Alex Wuttke
“Ex Machina” Mark Ardington, Sara Bennett, Paul Norris, Andrew Whitehurst
“Mad Max: Fury Road” Andrew Jackson, Dan Oliver, Tom Wood, Andy Williams
“The Martian” Chris Lawrence, Tim Ledbury, Richard Stammers, Steven Warner
“Star Wars: The Force Awakens” Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh, Neal Scanlan

FILM NOT IN THE ENGLISH LANGUAGE
“The Assassin” Hou Hsiao-Hsien
“Force Majeure” Ruben Ostlund
“Theeb” Naji Abu Nowar, Rupert Lloyd
“Timbuktu” Abderrahmane Sissako
“Wild Tales” Damian Szifron

DOCUMENTARY
“Amy” Asif Kapadia, James Gay-Rees
“Cartel Land” Matthew Heineman, Tom Yellin
“He Named Me Malala” Davis Guggenheim, Walter Parkes, Laurie Macdonald
“Listen to Me” Marlon Stevan Riley, John Battsek, George Chignell, R.J. Cutler
“Sherpa” Jennifer Peedom, Bridget Ikin, John Smithson

ANIMATED FILM
“Inside Out” Pete Docter
Minions” Pierre Coffin, Kyle Balda
“Shaun the Sheep Movie” Mark Burton, Richard Starzak

OUTSTANDING BRITISH FILM
45 Years” Andrew Haigh, Tristan Goligher
“Amy” Asif Kapadia, James Gay-Rees
“Brooklyn” John Crowley, Finola Dwyer, Amanda Posey, Nick Hornby
“The Danish Girl” Tom Hooper, Tim Bevan, Eric Fellner, Anne Harrison, Gail Mutrux, Lucinda Coxon
“Ex Machina” Alex Garland, Andrew Macdonald, Allon Reich
“The Lobster” Yorgos Lanthimos, Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday, Efthimis Filippou

OUTSTANDING DEBUT BY A BRITISH WRITER, DIRECTOR OR PRODUCER
Alex Garland (Director) “Ex Machina”
Debbie Tucker Green (Writer/Director) “Second Coming”
Naji Abu Nowar (Writer/Director) Rupert Lloyd (Producer) “Theeb”
Sean Mcallister (Director/Producer), Elhum Shakerifar (Producer) “A Syrian Love Story”
Stephen Fingleton (Writer/Director) “The Survivalist”

BRITISH SHORT ANIMATION
“Edmond” Nina Gantz, Emilie Jouffroy
“Manoman” Simon Cartwright, Kamilla Kristiane Hodol
“Prologue” Richard Williams, Imogen Sutton


BRITISH SHORT FILM
“Elephant” Nick Helm, Alex Moody, Esther Smith
“Mining Poems or Odes” Callum Rice, Jack Cocker
“Operator” Caroline Bartleet, Rebecca Morgan
“Over” Jorn Threlfall, Jeremy Bannister
“Samuel-613” Billy Lumby, Cheyenne Conway

THE EE RISING STAR AWARD (VOTED FOR BY THE PUBLIC)
Bel Powley
Brie Larson
Dakota Johnson
John Boyega
Taron Egerton


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