domenica 19 febbraio 2017

Film 1309 - Il nome del figlio

Poe era curioso di vederlo e io, francamente, ero rimasto incuriosito dal trailer. Quindi abbiamo deciso di dare a questa pellicola italiana una chance.

Film 1309: "Il nome del figlio" (2015) di Francesca Archibugi
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Mi aspettavo una commedia e, invece, mi sono trovato di fronte ad un quasi dramma estremamente teatrale che del dialogo e degli equivoci (voluti) fa il suo centro. "Il nome del figlio", insomma, non è stato per niente quello che mi immaginavo e, anzi, mi ha ricordato due diverse pellicole. La prima è "Amami se hai coraggio", film francese con Marion Cotillard e Guillaume Canet in cui i protagonisti innamorati perdono il loro tempo a sifdarsi in maniera insensata alla ricerca di una vittoria sull'altro priva di valore, ma per loro più importante che dichiararsi addirittura i propri sentimenti. In questo titolo mi pare ci sia una sorta di sadismo simile, un gioco al massacro ricercato che è brutto perché voluto e istigato. E nei film, come nella vita, questo tipo di volontaria flagellazione non mi piace; la seconda è "Perfetti sconosciuti" dato che, come nel film di Genovese, il raduno attorno alla tavola è un momento di scompiglio e sconforto in grado di destabilizzare gli equilibri preesistenti e di andare a fare leva su quegli elementi che spingeranno la storia in una determinata direzione. In "Perfetti sconosciuti" come qui ci sono molte somiglianze tra le storie, il che francamente mi ha un po' infastidito.
Va detto, comunque, che i quattro attori protagonisti sono formidabili. In particolare mi riferisco a Gassmann, Lo Cascio, Golino e Papaleo che riescono a rendere credibile la storia dall'inizio alla fine nonostante tutto. La Ramozzotti, che pure è brava, ha però il brutto vizio di ricadere sempre nello stesso ruolo di scemetta disagiata dal mistico accento marcato e il perenne broncio da una vita di sfighe. E dire che qui è quella messa meglio. Il suo personaggio - la scema ignorante che non finge di essere quello che non è - è però proprio il più debole, il più facile e scontato e certamente quello che a livello di evoluzione non compie alcun percorso inaspettato, ma va esattamente a parare dove ti aspetti. Per quanto riguarda i personaggi dei bambini, invece, sono semplicemente inutili nonché elemento di disturbo che spezzano il ritmo del racconto e di cui francamente non si sentiva il bisogno.
In ogni caso - nonostante la storia non mi abbia soddisfatto e il film abbia tradito le aspettative che, anche grazie al trailer, mi ero fatto - devo riconoscere che a prescindere dallo stampo teatrale ed iper-dialogico, non si soffre di claustrofobia e non ci si annoia. Sì, ci sono davvero tanti dialoghi e una marea di inutili litigi, ma la scemata del romanzo becero e best seller è una perfetta metafora dei giorni nostri, vedere la Golino recitare è un piacere e anche se Lo Cascio che twitta è credibile come Bristney Spears con un Oscar, la sua bravura e solidità come attore lo fanno uscire a testa alta anche da un ruolo infelice come quello che ha qui.
Dunque non un titolo soddisfacente, ma con elementi di cui essere soddisfatti (leggi cast).
Ps. Le scene finali del parto sono vere.
Pps. Il film è stato candidato a 4 David di Donatello, di cui 3 per le categorie attoriali (Gassman, Lo Cascio e Ramazzotti).
Cast: Alessandro Gassmann, Luigi Lo Cascio, Valeria Golino, Micaela Ramazzotti, Rocco Papaleo.
Box Office: € 2.765.000
Consigli: Storia volutamente assurda su un gruppo di amici-misto-familiari che nel corso di una cena decide di perpetrare uno scherzo continuo che non tarderà a diventare gioco al massacro. Nonostante le premesse comedy, il film preferisce prendere ben presto le strade ben battute del dramma all'italiana che, oggi, mischia volentieri i classici temi del tradimento, pregressi infantili, esclusione, ecc con nuovi esperimenti trendy che coinvolgono le nuove tecnologie e la fama becera. Non sarebbe un mix malvagio, ma manca un filino di originalità, anche perché nella struttura questo film rimane molto legato ad un'impostazione rigidamente classica (e teatrale). Insomma, "Il nome del figlio" strizza l'occhio a tante cose che, però, si dimentica di portare in tavola, rimanendo così più volentieri ancorato a quella safe zone cui in Italia ci piace tanto soggiornare. Va bene eh, basta saperlo nel momento in cui si scegli di vedere l'ennesimo dramedy che non aggiunge né toglie alcunché all'economia della nostra cultura cinematografica.
Parola chiave: Benito.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi