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lunedì 10 marzo 2014

Film 679 - Pompei

Ennesimo ingresso gratuito con la 3: per certi film non sono disposto a pagare il prezzo del biglietto.

Film 679: "Pompei" (2014) di Paul W.S. Anderson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Come era ampiamente immaginabile, questo "Pompei" (con aggiunta di una seconda 'i' finale nella versione originale) è una pellicola banale ed estremamente superficiale, interessata solamente a racontare la spettacolarità di un evento drammatico attraverso l'(ab)uso di effetti speciali nemmeno troppo ben riusciti.
Nonostante un budget imbarazzante di 100 milioni di dollari - che, affidati all'incapacità congenita del regista Paul W.S. Anderson, equivalgono ad un furto - l'obiettivo del film non va davvero oltre il raccontare la fiaba di Milo/Kit Harington, novello "gladiatore" 2.0 sacrificato all'estetica da fumetto alla "300", col risultato di essere la versione povera di entrambi, e la brutta (spacciata per bella) Emily Browning, le cui orecchie a sventola sono le uniche vere protagoniste nelle scene del suo personaggio, Cassia. I due amanti, insieme, sono piuttosto mal assortiti sia per l'evidente disparità di bellezza sia a causa dell'irrilevanza internazionale di lei rispetto alla carriera certamente più avviata di Harington (grazie a "Il trono di spade").
Il contorno di personaggi che ruotano attorno alle vicende della coppia si compone di alcuni nomi anche conosciuti, tra cui Kiefer Sutherland - qui molto cattivo -, Carrie-Anne Moss - qui molto buona - e Adewale Akinnuoye-Agbaje ("Lost") di cui solo quest'ultimo rappresenta un elemento apprezzabile. Non certo per una questione di novità del personaggio, ma semplicemente perché Akinnuoye-Agbaje riporta nel personaggio di Atticus (classica spalla del protagonista, che prima lo sfida, ma poi ne diventa fedelissimo amico) tutta l'onestà di chi non poteva essere meglio impiegato in un ruolo del genere. Il risultato, quindi, seppure basso a causa di una pessima sceneggiatura, risalta comunque grazie all'attore.
Nel complesso direi che "Pompeii" non è niente di diverso da ciò che mi aspettavo e, in questo, l'approccio è apprezzabile. Voleva essere una boiata di serie B spilla-soldi e il risultato è quello. Ciò che non funziona e, al contempo, mi sconvolge è che per produrre un risultato così piatto ci sia voluto un tale esborso monetario. Nonostante un budget più basso del 30%, lo stesso discorso vale anche per "Hercules - La leggenda ha inizio", altro esempio di produzione cinematografica con l'unico scopo di racimolare soldi dagli spettatori. Nonostante la distanza tematica di questi due esempi, per tutti è due è evidente la bassa qualità su tutti i fronti (anche se "Pompeii" è più riuscito).
Insomma, Paul W.S. Anderson dimostra nuovamente - dopo l'esempio più che esplicativo di "I tre moschettieri" - di non essere in grado di gestire una produzione ad alto budget, bruciando pathos ed azione in favore di una suggestione visiva che non solo non gli appartiene, ma non è nemmeno in grado di evocare.
Box Office: $78,168,000 (ad oggi)
Consigli: Se si cerca disimpegno, una trama al limite del limite della sufficienza, ricolma di cliché, buonismo e stereotipi facili, questo è un esempio in pompa magna di ciò che la cultura di massa è in grado di creare con l'unico fine del profitto.
Parola chiave: Vesuvio.

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Bengi

martedì 15 ottobre 2013

Film 599 - Spartacus

Pian piano recupero la filmografia di Kubrick. Questo, in particolare, era un titolo che mi aveva sempre incuriosito.


Film 599: "Spartacus" (1960) di Stanley Kubrick
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: "Spartacus", ovvero "Il gladiatore" degli anni '60, ma molto più approfondito del film con Russell Crowe e, sarà per via del tempo trascorso in mezzo, molto più affascinante.
Kirk Douglas è uno Spartaco dalla brutta faccia e dalle spalle larghissime, schiavo capace di vedere più in là della sua misera condizione, auspicando l'abolizione della schiavitù e rivendicando il suo diritto ad essere persona libera. In mezzo ci sarà un percorso di formazione che lo vedrà passare da spaccatore di pietre a futuro gladiatore, da quasi morto nell'arena a vivo per miracolo e rivendicatore, appunto, della libertà. Chiaramente il fatto che si sia innamorato di un'altra schiava è parte chiave della storia. Sullo sfondo una Roma come sempre agitata nella gestione del potere e la rappresentazione di un Senato che vede opporsi Gracco (Charles Laughton) a Crasso (Laurence Olivier) in un reciproco tentativo di avere la meglio sulle trame dell'altro - il primo ha Caio Giulio Cesare al suo angolo, il secondo il fallimentare Glabro -.
Molta carne al fuoco per questa pellicola e una morale cristiana di redenzione, pace interiore e grandi messaggi che porteranno il nostro eroe ha subire lo stesso destino di Gesù: sulla croce, però, il nostro assomiglierà solo ad Ezio Greggio, rovinando un po' per il pubblico moderno la grande scena finale.
Devo dire che 197minuti di film sono un pochino molti e, anche se vengono ripercorsi bene gli snodi della storia, sicuramente qualche taglio qua e là - oltre che qualche tentativo di velocizzare gli scambi di sguardi - poteva essere fatto. Inoltre mi pare un pochino troppo semplicistica, a livello di trama, la rappresentazione di centinaia di schiavi che si ribellano come un'unica entità alla prigionia della scuola per gladiatori di Lentulo Batiato (Peter Ustinov, Oscar come Miglior attore non protagonista per questo ruolo). Non perché non sia plausibile, ma perché, per com'è rappresentata, è troppo organizzata per essere spontanea.
A parte questi aspetti, comunque, "Spartacus" è certamente una pellicola da vedere, non fosse anche soltanto per la regia di Stanley Kubrick (anche se le sue polemiche riguardo la paternità non sono state poche), per il grande cast protagonista o per il fatto che racconta una storia vera (da prendere comunque con le pinze). Un vero e proprio kolossal dal grande budget (12 milioni di dollari) e grandi incassi (60 milioni) e una pioggia di premi tra cui 4 Oscar e un Golden Globes.
Consigli: Un vero e proprio cult. Una volta nella vita andrebbe visto, anche solo per fare un confronto con "Il gladiatore" e per aggiungerlo alla lista di kolossal stile peplum dall'intramontabile fascino di cui bisogno proprio avere un'opinione personale.
Parola chiave: "Io sono Spartaco".

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Bengi

lunedì 26 agosto 2013

Film 573 - Ben-Hur

Non avendolo MAI visto dovevo assolutamente recuperare!


Film 573: "Ben-Hur" (1959) di William Wyler
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Probabilmente è il titolo cinematografico più famoso di tutti i tempi da oltre 50anni (poi però è arrivato "Titanic"...), con alcune delle scene cult della storia cinematografica moderna (le bighe dicono niente?).
"Ben-Hur", diciamocelo, è fuori dagli standard contemporanei per un'infinità di motivi - numero musicale di apertura, tempi di narrazione giurassici (212min di pellicola), storia di Gesù incastonata alla trama modello favoletta-rassicurante, ecc - e va necessariamente preso per quello che è o, meglio, per ciò che è stato. L'occhio dello spettatore moderno, quindi, dovrà avere la capacità di abituarsi serenamente ad un mix di fattori come quelli già elencati che, ai giorni nostri, sarebbe letale per una pellicola messa in produzione coi fini di accaparrarsi un buon botteghino. Ciò detto, il film di William Wyler è certamente un capolavoro del suo genere - di quelli, per dire, che mia nonna ha sempre amato, perfetto specchio dei suoi tempi - e affronta tutte le tematiche giuste per essere un faro di etica morale edificante.
La silenziosa ascesa di Giuda Ben-Hur dopo la messa in schiavitù (vicinissima a quella di Jean Valjean vista nell'ultimo "Les Misérables"), il messaggio cristiano, il riscatto e l'amore fedele, sono tutti baluardi, fari in una nebbia umana da dissipare con lo stesso coraggio e la stessa fermezza dimostrati dal protagonista del film. Da questo punto di vista "Ben-Hur" dev'essere stato un prodotto molto apprezzato dai moral(issim)i organi di censura dell'epoca. Ai giorni nostri diciamo che, però, il tutto risulta un po' trito.
In particolare mi sento di dire che la storia personale di Gesù che si intreccia alle vicende del protagonista interpretato da Charlton Heston mi ha infastidito in quanto inaspettata. Nonostante il numero musicale d'apertura sembri inizialmente fuori contesto (è sui famosi indici della Creazione di Adamo di Michelangelo), non appena la trama prende un attimo corpo palesa l'iconica scelta. Gesù, per tutta la durata della pellicola si incontrerà in non più di tre-quattro passaggi, mai inquadrato in volto; la sua presenza, comunque, 'santifica' il prodotto finale e fa contenti tutti (i cattolici). Io ne avrei fatto volentieri a meno.
A parte questo, comunque, non ci si può esimere dal visionare almeno una volta nella vita questo film, senza la necessità di amarlo in quanto acclamato, ma per capire come e perché possa aver influenzato la storia del cinema e in maniera collaterale la cultura popolare più o meno recente.
Personalmente ho trovato davvero emozionante la scena delle quadrighe (tra l'altro Sergio Leone, anche se non accreditato, fu uno dei responsabili della troupe della seconda unità che ne curò la realizzazione), con un montaggio serratissimo e delle inquadrature davvero d'avanguardia, al pari di scene d'azione che potremmo vedere tranquillamente ai giorni nostri.
Insomma, questo film merita di essere visto almeno una volta nella vita: che si apprezzino i peplum di sfondo religioso, che si voglia ammirare la cura delle scenografie e dei costumi, che ci si voglia chiedere come diavolo sia stato possibile realizzare un kolossal di tale portata o fare il gioco delle differenze tra la recitazione di oggi e quella di un tempo; l'importante è farsi una personalissima idea riguardo a questo prodotto commerciale capace di insinuarsi nell'immaginario cinematografico di intere generazioni di spettatori.
Io l'ho trovato grandioso e maledettamente lungo, spettacolare e kitsch, autocelebrativo e dalla morale facile, ma comunque passaggio imprescindibile della storia cinematografica americana e certamente titolo rappresentativo di un genere che per anni ha spopolato (io, al momento, su questa linea ho visto solo "Cleopatra"; ci sarebbero da recuperare "Quo Vadis", "Sansone e Dalila", "I dieci comandamenti", ...) che sono pezzi di storia del cinema mondiale.
Ps. Prima pellicola a vincere 11 premi Oscar, manterrà il suo record imbattuto fino all'arrivo di "Titanic" e, qualche anno dopo "Il signore degli anelli - Il ritorno del re".
Consigli: L'unica cosa che posso dire è che bisogna assolutamente vederlo!
Parola chiave: Peste.

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Bengi

domenica 8 gennaio 2012

Film 354 - The Eagle

Un'altra pellicola durante la lunga reclusione per colpa della polmonite.


Film 353: "The Eagle" (2011) di Kevin Macdonald
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Stefano
Pensieri: Solitamente sono favorevole al genere peplum, indi per cui ero ben disposto nei confronti di questo film. In definitiva è stato meglio del previsto, anche se alcune pecche le presenta. Svelerei la più evidente: Channing Tatum non ha esattamente le fattezze del romano medio. E' un bisteccone mascellone americano dalle espressioni contate che, sgusciato fuori da "Step Up", è riuscito ad inanellare una serie di successi commerciali e a ricavarsi un suo ruolo all'interno dell'industria cinematografica. E' il primo film che vedo con lui, ma, diciamo, è esattamente come me lo aspettavo: tutto d'un pezzo.
La pellicola, comunque, onestamente non mi è dispiaciuta. C'è guerra, azione, un percorso di formazione, amicizia, onore e famiglia. Un bel mix di generi che, bisogna dirlo, qui non si amalgama male. Ovviamente l'eclatante-per-forza, che è ingrediente topico del cinema USA, è anche qui padrone della scena: un solo uomo, figlio del disonore (suo padre è l'unico ad aver perso l'Aquila della sua legione), rimette in sesto la sua nuova legione (la prima che prende in carico), si fa quasi ammazzare (ma viene congedato con merito) e poi va a cercare l'Aquila perduta dal padre in Caledonia insieme allo schiavo Esca/Jamie Bell ("Billy Elliot", "King Kong", "Jane Eyre" e il recente "Le avventure di Tintin: Il segreto dell'Unicorno") a cui aveva fatto salvare la vita nell'arena. Mica male per un uomo solo...
Tra battaglie e barbari, formazioni a testuggine e legioni ritrovate, l'insolito duo riuscirà nel suo intento e a mettere le basi di un rapporto di amicizia.
Ps. Box office non tanto ricco per un film commerciale come questo: $25 milioni di spesa e $36,054,706 di guadagno.
Pps. La regia è del premio Oscar (per il Miglior documentario) Kevin Macdonald. Suoi anche "L'ultimo re di Scozia" e il non riuscito "State of Play".
Consigli: Non male, si lascia guardare volentieri. E' un perfetto intrattenimento per una serata tra amici.
Parola chiave: Acquila d'oro.

Trailer

Ric