mercoledì 29 gennaio 2014

Film 660 - Un boss in salotto

Fosse stato il film numero 666 sarebbe stato più rappresentativo.

Film 660: "Un boss in salotto" (2014) di Luca Miniero
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Tu provi a dare un'occasione al cinema italiano e... Niente, è sembra una grandissima cagata. No perché bisogna dirlo forte e chiaro: "Un boss in salotto" è un prodotto commerciale inutile e brutto.
Innanzitutto, nonostante un incipit anche interessante, la storia non procede verso alcun punto particolare. Gli sceneggiatori si adagiano scegliendo alcune tappe obbligate da commedia come la riconciliazione familiare senza mai fare una scelta che vada oltre il già visto (e di conseguenza idee altrui). Ma si sa che, essendo un banale prodotto di massa, non c'è motivo di sforzarsi, ci penseranno gli attori a rendere tutto più interessante. Ecco, no.
Paola Cortellesi, di solito ancora di salvezza di qualunque oscenità cui decida di partecipare - qui è qualcosa di insostenibile, anche solo per come la fanno parlare. Ma che dialetto è?! E perché continua a parlarlo anche quando ormai che è campana lo sanno tutti?
Rocco Papaleo è simpatico come un dente scheggiato e spontaneo come Manuela Arcuri in "Carabinieri", ma di fatto le sue sono le uniche battute del film, quindi tra tutti è qui è quello fortunato. Non so se rendo bene l'idea.
Infine Luca Argentero, che - a parte essere oggettivamente un bell'uomo - non è in grado nemmeno di fare da tappezzeria. Neanche far finta di arrabbiarsi o di provare soggezione del cognato. Niente, niente, niente.
Questo simpatico trio familiare + bambini - di cui il ragazzino sta alla recitazione come Valeria Marini all'abito da sposa bianco - è un concentrato di stereotipi disfunzionali e gag al sapore di nulla che per qualcosa come 90 minuti procede verso un finale che non solo è brutto, ma perfino inconcludente, lasciando aperta una storia che, temo con terrore, potrebbe proseguire verso un secondo drammatico episodio! Questo vorrebbe dire ancora Papaleo pseudo camorrista, Argentero amante dei trenini e la Cortellesi obbligata a riprodurre un accento che uccide barbaramente con insopportabile nonchalance, per non parlare di una delle coppie del cinema peggio assortite di sempre: Angela Finocchiaro e Ale (circa senza Franz). Io amo la Finocchiaro, ma tra questo orrendo ruolo e quell'altra oscenità imbarazzante di film a cui ha partecipato ("Ci vuole un gran fisico"), sta rendendo veramente difficile seguire questi nuovi risvolti pseudo comici della sua carriera.
Insomma, la tragica famiglia Coso - sì, si chiamano proprio così - e le sue mirabolanti avventure sono qualcosa che ammazza la voglia di seguire il cinema italiano leggero (non è tutta colpa di questo film, per carità) e ti fa chiedere costantemente come possano film per la tv americana essere scritti, interpretati e girati meglio di una produzione cinematografica ad alto budget italiana: quali passaggi non stiamo seguendo? Cosa si è interrotto? Perché produzioni fatte bene come "La grande bellezza" - che, naturalmente - può piacere e non piacere, ma si converrà tutti che a livello di realizzazione e recitazione è un grande prodotto di qualità - non sono all'ordine del giorno, ma solo rari esempi di eccellenza di mestiere? Perché nel 2014 si deve credere che far camminare un'assistente come Morticia Addams per farla assomigliare ad un robot dovrebbe in qualche modo divertirmi? Che tristezza.
Ps. Scopro con non poco stupore che questo illuminante esempio dello stato dell'arte del cinema italiano, uscito il 1° gennaio, ad oggi ha incassato un totale di 11.800.274€. Chapeau.
Consigli: Brutto e francamente imbarazzante esempio di commedia nostrana. Siamo ancora bloccati sulle differenze parodistiche tra nord e sud e trattiamo noi stessi come cliché da vendere in pari misura sia nella parte alta che in quella bassa del nostro Paese, in modo da non scontentare nessuno. Il risultato è un'inconcludente accozzaglia di situazioni "comiche" in pillole che, prese separatamente, sarebbero perfettamente riciclabili come serie tv alla "Love Bugs", dove le risate finte restano l'unico strumento per capire che c'è appena stata una battuta.
Parola chiave: Arresti domiciliari.

Trailer

Bengi