martedì 8 novembre 2011

Film 325 - L'alba del pianeta delle scimmie

Per una domenica pomeriggio casalinga niente di meglio che un film leggero e scacciapensieri.


Film 325: "L'alba del pianeta delle scimmie" (2011) di Rupert Wyatt
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea Puffo
Pensieri: Avevo visto il precedente remake di Burton (che avevo trovato personalmente osceno) perdendo sinceramente ogni attrattiva verso la saga. Inutile dire che non si può giudicare un titolo solamente dalla riedizione commerciale che ne è stata fatta, ma comunque, vuoi perché non amo le scimmie, vuoi perché Burton mi ha guastato la festa, questo è un genere filmico che ha veramente poco appeal su di me.
Questa ennesima riedizione – qui venduta per prequel, ma è ambientato ai giorni nostri – ha però il grande pregio degli effetti speciali e di un cast (per me) di richiamo. Dopo la stramberia Oscar, James Franco è diventato una specie protetta da osservare il più possibile, caso dopo caso, per comprendere da dove potesse nascere una performance tanto sfocata quanto sballata. Ho sempre avuto un debole per lui, ha interpretato ruoli diversi e, in più, è notoriamente a suo agio nei blockbuster (“Spider-Man” 1, 2 e 3), quindi solo il fatto che lui fosse il protagonista – rimpiazzo dell’ultimo minuto di Tobey "Spider-Man" Maguire - mi ha convinto a dare una chance a questo “Rise of the Planet of the Apes”.
Spalle nella pellicola troviamo la bellissima Freida Pinto (“The Millionaire”, “Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni”, "Miral"), qui al suo esordio in un film ad alto consumo di pubblico. Non dice quasi una parola, ma a) per la sua carriera questa rimane una vetrina importante b) rimane comunque impressa nella mente dello spettatore.
Poi ancora troviamo John Lithgow (“Voglia di tenerezza”, “I Love Shopping”, “Dexter”), uno di quegli attori di cui hai sempre presente il viso, ma non sai mai associarlo ad un nome; Tom Felton direttamente dalla saga potteriana: insieme ad Emma Watson scommetto saranno i due unici superstiti da tenere d’occhio; Andy Serkis che, dal Gollum de “Il signore degli anelli” in poi, si impone sempre più come l’attore ‘invisibile’ che permette le ‘interpretazioni’ di King Kong, il Capitano Haddock ("Le avventure di Tintin: Il segreto dell'unicorno") o il Caesar di questo film.
Niente di particolare mi ha colpito di questa pellicola se non forse i set. Tra sequoie e il Golden Gate Bridge, l’aria che si respira è decisamente… fresca! Nonostante la gabbia sia la costante dei due terzi della pellicola, ammetto che l’immagine mentale che associo al film è quella finale (e decisamente rivoluzionaria) tra ponti e natura selvaggia.
“L’alba del pianeta delle scimmie”, che dovrebbe sia ricollegarsi al classico originale che far riflettere sul rapporto uomo e diverso (o uomo diverso) non è in toto efficace alla causa, forse perché troppo focalizzato sull’idea rivoluzionaria lasciando al singolo il compito di trovare tra le righe una tematica importante – che qui dovrebbe essere fondamentale – quale quella della diversità e del rispetto per chi non è noi. La tag line stessa fa capire quale sia veramente la direzione della pellicola “Evolution becomes revolution”. Di certo più funzionale ad un prodotto che gioca tra effetti speciali ed azione.
Tutto sommato godibile, ma si poteva far meglio. Ma sia chiaro: “L’alba del pianeta delle scimmie” batte nettamente “Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie”.
Consigli: Essendo prequel può essere visto tranquillamente anche dai non esperti della saga. E' un blockbuster con molti effetti speciali e grandi incassi ($175,888,652 solo in America), non si può pretendere che abbia anche un'anima.
Parola chiave: Alzheimer.

Trailer

Ric