lunedì 22 febbraio 2016

Film 1099 - Carol

In streaming non trovavo il link, al cinema è passato quasi inosservato, eppure dovevo recuperare questa pellicola a tutti i costi.
Film 1099: "Carol" (2015) di Todd Haynes
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: "Carol" mi è piaciuto, ma forse era un po' scontato che sarebbe stato così. C'è Cate Blanchett, una che da sola ti fa tutto il film, c'è una storia d'amore, c'è quella stessa Rooney Mara che ha vinto a Cannes come Miglior attrice, c'è Todd Haynes, ci sono gli anni '50 e i costumi di Sandy Powell. Un mix di elementi positivi che, insieme, portano a un risultato finale di gran classe, esteticamente bellissimo, recitato alla perfezione. Mi tengo un 'ma', che lascio per dopo.
Credo che si possa già dire che, riserva per i costumi a parte, "Carol" sarà certamente uno dei film snobbati agli Oscar di questa domenica. Fino ad ora, nonostante una pioggia di candidature a praticamente qualunque manifestazione, il film non è riuscito a portarsi a casa nulla dalle nomination che contano. La Blanchett è troppo fresca dell'incetta di premi fatta giusto un paio di anni fa per "Blue Jasmine" mentre Mara ha avversarie più agguerrite di lei (vedi Kate Winslet e Alicia Vikander, mia personale favorita), per cui le categorie attoriali sono assolutamente da escludere. Saranno giusto le voci tecniche a poter dare qualche speranza, nella fattispecie la Powell - quest'anno in gara anche contro se stessa - e forse la fotografia di Edward Lachman. Per il resto la vedo molto, molto dura.
Di fatto "Carol" è una di quelle pellicole belle e ben fatte che, però, ha sempre un competitor più forte. Il grande favorito "The Revenant" svetta su tutti ed oscura le possibilità delle altre produzioni, eppure ci sono titoli molto più interessanti, come "Spotlight" e "Mad Max", che potrebbero veramente farla da padrone piuttosto che l'ultima fatica di Iñárritu. In ogni caso, per il nostro "Carol", le speranze sono poche.
A prescindere da premi e vittorie, quello che rimane del film di Haynes è, in primis, una pacatezza ed educazione che oggi sono totalmente fuori dal nostro tempo. Il dramma si consuma bruciante, sconvolge vite e situazioni, eppure si fatica a perdere la calma e l'unico momento di drammaticità (leggi pistola), rimane un caso isolato di straziante dolore e tradimento che giustifica uno sconvolgimento emotivo tanto teatrale. Per il resto sono le parole a fare la differenza, a costruire quell'impalcatura che sorreggerà l'intreccio sentimentale delle due protagoniste e, di riflesso, dei loro sfortunati corteggiatori. In poche parole: cosa poteva significare, a inizio anni '50, essere lesbica? Amare, desiderare persone del proprio sesso, pur non potendolo dichiarare, dovendolo declassare a pulsione deviata, malattia da curare, orrore da reprimere e nascondere, in funzione di una facciata pubblica che fosse quanto più rispettabile e decorosa possibile. L'amore gay - che ancora oggi fatica a trovare quell'inclusione nella normalità da parte dell'opinione pubblica - è un amore proibito, da consumarsi entro le mura di una fortezza sicura, lontano da sguardi indiscreti o pericolosi. E allora, al di fuori dei luoghi sicuri, sono le parole a mantenere vive le emozioni delle persone, a costruire il non detto che, insieme ai piccoli gesti - una mano su una spalla, un sorriso - lasciano alle persone la sensazione che l'amore che stanno provando sia vivo, reale e presente, non solo un attimo di nascosta felicità. In questo, "Carol" è un racconto particolarmente efficace, in grado di focalizzarsi su tutti quegli aspetti che caratterizzano e riempiono di valore la storia roamntica fra la giovane Therese Belivet e Carol Aird.
Quello di cui ho sentito la mancanza, invece, è una connessione genuina con la storia per la maggior parte del tempo. C'è stata, poi, ma solo nel finale, nel momento in cui Carol cede sull'affidamento e, di fronte al marito e agli avvocati, svela se stessa e le sue debolezze e paure regalandoci una Blanchett fino a quel momento privata di una vera e propria scena madre. E' lì che, finalmente, ho sentito quel brivido, ho provato quella sua stessa paura di perdere, la stanchezza e la pesantezza della lotta senza fine, la comprensione finale della verità, ovvero che lei e la sua condizione non sarebbero cambiate, al pari dei tempi in cui vive. Haynes finalmente lascia all'attrice tutta la scena e non la spezza con il montaggio, puntandole la camera addosso quasi a denudarla, lasciandola in pasto allo spettatore che, alla fine, ne coglie appieno la fragilità sino a quel momento resa inafferrabile da una costruzione del personaggio molto estetica e glamour, eppure spesso impenetrabile oltre la superficie.
E' appunto questo il 'ma' di cui parlavo all'inizio: le bellissime immagini, le grandi performance attoriali delle protagoniste, costumi e scenografie concorrono tutti a delineare un "Carol" esteticamente perfetto e magnifico da guardare, ma difficile da seguire. Mi spiego meglio: se la regia insiste molto su dettagli e primi piani, quello che fa il montaggio - per assecondare tutte queste particolarità - è di fatto spezzare la narrazione che di conseguenza si priva di lunghi momenti di approfondimento sulle sue protagoniste. La Blanchett meritava la scena dell'udienza per la custodia perché altrimenti la sua Carol sarebbe stata semplicemente una donna forte che si confronta con il suo destino e fa ciò che deve fare per difendere se stessa e l'amore che la lega alla figlia. Rooney Mara, che è la vera protagonista della storia, ha più momenti di intimità per il suo personaggio, ma la debolezza e insicurezza di quest'ultimo finisce per tramutarsi più in una sorta di freddezza per la maggior parte del tempo. Il finale saprà riscattare entrambe.
Dunque, per concludere, "Carol" è un buon esempio di cinema bello da vedere, intrigante e interessante, che regala al pubblico una storia d'amore struggente, complicata e che ricerca una normalità difficilmente pensabile per l'epoca. Siamo ormai quasi più abituati alle storie d'amore gay al maschile, per cui ritengo sia utile ricordarci ogni tanto che gay non sono solo gli uomini, che l'amore "omo" è anche quello tra donne. La storia è raccontata bene - anche perché per una buona parte del primo tempo non c'è molto da raccontare -, le due protagoniste sono perfette, tecnicamente il film è inappuntabile. Avrei calcato meno col montaggio, ma questa è un'opinione personale.
Cast: Cate Blanchett, Rooney Mara, Sarah Paulson, Kyle Chandler, Jake Lacy, John Magaro, Cory Michael Smith.
Box Office: $31.7 milioni
Consigli: Tra i film degli Oscar che volevo vedere, questo era certamente uno dei più attesi. Non ha tradito le mie aspettative e ho apprezzato la storia, drammatica e certamente non per tutte le occasioni. L'amore lesbo è un amore normale e questo è un bellissimo messaggio che ora più che mai non è scontato in un paese come l'Italia. Per cui scegliere di vedere "Carol" non è solo scegliere di vedere un bel film, ma anche ricordare a se stessi che il sentimento prescinde dalle categorie, da ciò che è comunemente prestabilito o imposto. Tenerlo a mente fa sempre bene, vederlo così normalmente rappresentato sullo schermo da speranza.
Parola chiave: Waterloo.

Trailer
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Bengi