mercoledì 10 giugno 2015

Film 954 - San Andreas

Io adoro i disaster movies, dunque non potevo sottrarmi alla visione di questo titolo appena uscito. Stranamente non ero a conoscenza del suo arrivo nelle sale, il che mi ha leggermente sorpreso, considerando che è difficile sfuggire alla pressante campagna pubblicitaria di un blockbuster...

Film 954: "San Andreas" (2015) di Brad Peyton
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Considerato il preambolo si capisce già che "San Andreas" tutto sommato mi è piaciuto, anche se ha degli evidenti problemi, per non dire mancanze. Differentemente dai titoli catastrofici cui ci ha abituato Roland Emmerich - come "The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo" e "2012" - qui siamo di fronte a una pellicola che ci prova, ma non riesce del tutto a realizzare qualcosa di compatto e davvero incisivo. Perché sì, fa comodo un budget di 110 milioni di dollari ed effetti speciali a pioggia, ma se li sfrutti male i due elementi non bastano da soli a portare a casa un buon risultato. E "San Andreas" soffre di questo problema.
Anche se ho apprezzato la scelta di una serie di riprese dal basso, che limitano il campo visivo dello spettatore ma lo catapultano nel cuore dell'azione (rendendo l'esperienza terremoto piuttosto credibile), alla lunga la mancanza di riprese dall'alto che rappresentino la terra che trema nel momento in cui accade risulta un po' deludente. Perché, diciamocelo, il terremo c'è, ma si vede meno di quanto non ci si aspetterebbe. Gli edifici crollano, e noi ci siamo dentro. Le macchine vengono schiacciate, e noi ci siamo dentro. La falda di San Andreas si stacca, ma vediamo solo un enorme canyon dopo che si è già formato. In queste scelte si capisce, forse, che Brad Peyton non è Emmerich. Ma c'è dell'altro.
La trama. Qui la questione è più problematica. Perché se visivamente il film non ha problemi, l'intreccio narrativo è debole. Il protagonista Ray è il classico macho tutto d'un pezzo che ama la sua donna, compagna per la vita, e la sua famiglia, tormentato da una perdita del passato che lo ha costretto a tantissime sofferenze interiori mai affrontate. E' un tipo che parla come un qualunque personaggio di Steven Seagal, uno che, di fronte a una città rasa al suolo, alla domanda della moglie su cosa ne sarà di loro, risponde: "Ricostruiremo tutto". Credo di aver reso l'idea.
La mancanza di spessore umano non è peculiare solo di Ray, ma un problema più generale. Quando si parla della morte della prima figlia o quando i protagonisti si trovano di fronte alla distruzione totale causata dalla catastrofe, dai dialoghi traspare freddezza e distacco, il che è un grande punto a sfavore. Fa sembrare tutto poco credibile. Se poi ci aggiungiamo che i tre attori princiapali Dwayne Johnson, Carla Gugino e Alexandra Daddario sono praticamente incapaci di esprimere emozioni sensate relativamente al contesto in cui si trovano, si capisce perché a livello umano-comunicativo qui si fallisca, finendo per disintegrare un invece auspicabile effetto empatia che avrebbe certamente aiutato a creare una connessione tra chi vive la tragedia sullo schermo e chi la guarda. Fortunatamente per la produzione la capacità degli effetti speciali di rendere il tutto particolarmente realistico arriva là dove la scuola di recitazione non ha potuto. Poi, per carità, mi rendo conto che non interessi a nessuno che i personaggi qui siano interpretati in maniera impeccabile (i commenti standard dei miei vicini di posto in sala, ogni volta che compariva sullo schermo la Daddario, erano qualcosa di simile a "Cazzo che figa"), però a volte l'incapacità espressiva mi era veramente fastidiosa.
Aggiungo - e poi sulla trama la finisco - che trovo assurdo che uno come Ray, presentato quale eroe puro, immacolato e perfino tormentato, sfrecci attraverso tutte le sfighe che il terremoto riesce a generare con il solo intento di salvare la sua famiglia. Moglie e figlia sono i suoi unici due target, salvare altre persone è collaterale e succede raramente semplicemente perché non è in programma. Ho trovato questo aspetto veramente stupido per tutta la durata del film, considerato che essendo un pompiere il personaggio di Dwayne Johnson è istruito e preparato per tali emergenze, per non dire che il suo lavoro si prefigura il salvataggio delle persone tra i suoi compiti primari... In ogni caso, nel complesso buono e meno buono si mischiano in un risultato finale che è precisamente ciò che ci si sarebbe aspettato da questo tipo di blockbuster qualche anno fa, ovvero tanto baccano e distruzione (pompati via pc) e pochissima rilevanza della storia. Ci sta, anche se mi sembra si sia fatto un leggero passo indietro rispetto a ciò che oggi il mondo del cinema commerciale è in grado di offrire. E la cosa mi è sembrata più evidente nel primo tempo, che fatica un po' a decollare. Fino a quando la storia non prende il via - e per storia intendo terremoto e relative conseguenze -, il tutto procede in maniera anonima e ci si chiede quando, finalmente, si arriverà al dunque (ma la cosa più inutile è la presenza di Kylie Minogue, il cui tanto chiacchierato cameo dura sì e no 30 secondi). E' la seconda parte del film, quindi, a salvare la baracca, riuscendo a dare al pubblico ciò che vuole, mettendo finalmente in gioco i suoi protagonisti che fino a quel momento e nonostante tutto ciò che accade loro intorno, sono tutti illesi e nemmeno sbucciati, regalando una buona dose di azione alla trama. E quando tutto questo si verifica, "San Andreas" funziona.
In definitiva, una nuova pellicola che prende in considerazione gli effetti devastanti di un evento naturale distruttivo riesce ancora ad attirarmi, curioso, al cinema. Questo titolo in particolare è meno riuscito di altri, però si lascia vedere tranquillamente e alla fine si esce dalla sala sufficientemente soddisfatti.
Ps. Cast ricchissimo (a dire il vero pure troppo): Dwayne Johnson, Carla Gugino, Alexandra Daddario, Hugo Johnstone-Burt, Art Parkinson, Ioan Gruffudd, Archie Panjabi, Paul Giamatti, Will Yun Lee, Kylie Minogue, Colton Haynes, Todd Williams, Alec Utgoff.
Box Office: $309 milioni
Consigli: Gli amanti del genere 'distruttivo' posso gioire, finalmente una nuova produzione che ipotizza qualche evento catastrofico e le relative implicazioni (qui terremoto + tsunami). Chi gradisce meno può essere meno entusiasta. Questo film è carino, ma davvero niente di più perché a parte presentare buoni effetti speciali, fatica a costruire narrativamente il contesto e a caratterizzare personaggi che alla fine risultano solo stereotipati. Per fare un paragone, genera la stessa delusione di quell'"Into the storm" dell'anno scorso. Quindi, va benissimo per una serata domanita dall'azione e dai sussulti generati dalla spettacolarità delle immagini, ma per il resto non suscita molto altro in chi guarda.
Parola chiave: Faglia.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi