sabato 21 novembre 2009

Film 13 - Il pranzo di Babette

Oggi pomeriggio ho deciso di finire quanto avevo cominciato ieri.


Film 13: "Il pranzo di Babette" (1987) di Gabriel Axel
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano, francese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questo è sicuramente un film molto raffinato. Musica delicata, luci soffuse, natura selvaggia e una storia di vite riservate.
La prima cosa che ho pensato mentre guardavo il film all'inizio è l'austerità. Le due donne vivono in un villaggio talmente sperduto che stavo male solo a pensarci. Nessun lusso, niente famiglia (sono solo loro due, sorelle), vite dedicate semplicemente a seguire Dio e aiutare gli altri. Tutto questo grigio iniziale, però, esalta il calore della seconda parte, quella della cena del titolo. Nonostante il tono non sia mai oltre il sussurro, Babette con la sua cucina riscalda i cuori degli anziani ospiti che a forza di privarsi di qualsiasi cosa si sono dimenticati che non si può vivere di sole rinunce. Una cena da 10.000 franchi (siamo a fine '800) del resto metterebbe di buon umore chiunque. Sul finire del film, dunque, è tutto un "Dio ti benedica" e un'"alleluia", che i 12 ospiti si sono ripresi dal regime di 'austerity' cui erano ormai assuefatti. Babette, insomma, è il toccasana del villaggio e supera senza una piega la prova cui si era auto-sottoposta (i commensali, infatti, temevano che il cibo li avrebbe condotti al peccato, quindi per tutta la cena nessuno osa apprezzare il cibo per paura della dannazione... Ah, l'800!). A fine serata le due sorelle di cui Babette è domestica la ringraziano per il cibo e si complimentano, in un crescendo di commozione che culmina nella scoperta della vera identità di Babette: era chef in uno dei ristoranti più famosi e costosi di Parigi (e dove un pranzo per 12 costava, appunto, 10.000 franchi)! Le tre anime saranno legate per sempre. Nero, fine.
Sì, sì, sì, bello! Lento e dolce, mi ha ricordato un po' "Lezioni di piano" e un po' quel "Chocolat" di cui si potrebbe dire che è l'antenato. Ma, diversamente da quest'ultimo film, qui ho avuto meno voglia di mangiare. Devo ammettere che vedere la tartaruga viva che ansima morente in cucina, sapendo che finirà per diventare brodo, un po' mi ha guastato l'attesa del menù. Qui c'è poco di 'politically correct' se pensiamo dal punto di vista degli animali: arrivano tutti vivi con il solo scopo di essere uccisi in funzione della cena. Forse oggi certe cose non si potrebbero far più vedere.
Però, sicuramente, Babette mi ha trasmesso la voglia di vino, vino buono! In tavola viene servito Amontillado bianco ambra e Champagne Veuve Clicquot e tutti non possono fare a meno di gustare con piacere la bevanda che hanno nel bicchiere (si vede dalle espressioni del viso) mentre, chi può solo guardare, invidia l'abbondanza che ha davanti agli occhi!
Mi concedo un'unica critica. Non so se solo a me le doppiatrici delle sorelle sembrassero incapaci di pronunciare qualunque parola di francese senza sembrare due 'zdaure' bolognesi al primo approccio con la lingua, in ogni caso avrei scelto qualcuno di più abile con la pronuncia. Una delle due, tra l'altro, è doppiata dalla stessa che da la voce a Jessica Fletcher, "La Signora in giallo".
Il film ha vinto l'Oscar 1988 per il miglior film straniero (Danimarca).
Film 1061 - Il pranzo di Babette
Consigli: E' un film da guardare da soli, per gustarsi l'atmosfera intima senza distrazioni.
Parola chiave: Il decano




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