venerdì 11 dicembre 2009

Film 32 - Un tram che si chiama desiderio

In occasione del primo mese di vita di questo blog, ieri ho rivisto per l'ennesima volta il mio film PREFERITO!


Film 32: "Un tram che si chiama desiderio" (1951) di Elia Kazan
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano/inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Un capolavoro, si può dire? Non credo di esagerare. Non lo scrivo perchè è il mio film preferito, ma perchè essendo qualcosa di meraviglioso non poteva che diventarlo. E' una conseguenza (inevitabile).
Blanche DuBois fa visita alla sorella Stella, sposa di Stanley Kowalski (di origine polacca) e da poco incinta, a seguito di una crisi di nervi e una conseguente mancanza di salute. Non sa che quel viaggio le costerà la sua dignità, il rispetto degli altri e, soprattutto, la sanità mentale. E' un vero dramma in grande stile quello scritto da Tennessee Williams. C'è l'amore che rende ciechi, la prostituzione, l'omosessualità, lo stupro, il suicidio, l'amore disperato e proibito e la pazzia. Guardi questa pellicola e ne esci cambiato. Per me, almeno, è stato così. Devo ringraziare la prof di inglese dell'università che ha inserito questo film e l'opera teatrale da cui è tratto nel programma.
Innanzitutto c'è Vivien Leigh, la Rosella O'Hara di "Via col vento", che recita in maniera strepitosa nella parte di Blanche. Il suo è un personaggio difficile, troppo debole per affrontare un mondo fatto di ostilità che lei non sa fronteggiare adeguatamente. Sempre abituata a vivere fiancheggiata a qualcuno - prima nella proprietà di famiglia poi, morti tutti, in casa della sorella - è persa, e ce lo dimostrerà, se deve farsi strada da sola nella vita. E così cade in tentazione, sbaglia, si rialza, ma tutto al prezzo di un castello di bugie che nel finale le crolla addosso fino a regalarle la pazzia. E la Leigh porta la sua persona a vivere nel personaggio con un'intensità tale da far accapponare la pelle. Forse la personalità bipolare dell'attrice, famosa per i suoi cambi drastici d'umore, ha 'giovato' ad un personaggio instabile come quello di Blanche che cammina sempre sul filo del rasoio, al limite tra la ricerca della magia nella vita e la depressione da fallimento. Un personaggio talmente potente e autodistruttivo che, si dice, abbia causato gravissimi problemi di salute alla Leigh, già debole per la tubercolosi.
Ma la fragilità di Blanche è messa a durissima prova dalla sfacciata personalità di Stanley, rude e villano che ama, sì, Stella, ma in modi sicuramente originali. Non a caso Blanche lo descrive sempre in maniera colorita (gli da del caprone, lo paragona all'uomo preistorico munito di clava e, in inglese, si rivolge a lui sempre con il termine dispregiativo di 'polack'). D'altro canto Stanley la offende di continuo, mette in dubbio la sua onestà fin da subito per la questione dei soldi legati alla perdita della proprietà di famiglia a causa dei debiti. Questo continuo sospetto lo porteranno a cercare più informazioni riguardo a Blanche, fino a fargli scoprire la verità.
In questo contesto si inseriscono anche i due personaggi di contorno (entrambi premiati con l'Oscar per la loro interpretazione): Stella e Mitch, amico di Stanley e compagno di lavoro. Quest'ultimo, da subito interessato alla bella Blanche, le fa una corte spudorata a cui lei farà forte resistenza per mantenere il contegno sociale richiesto dall'epoca. Dimostrandosi impacciata ed inesperta, oltre che ingenua, gli fa credere di essere molto più rispettabile di quanto non sia. In realtà Blanche, dopo un matrimonio in giovane età con un ragazzo particolare (gay) che si uccide, comincia a bere e a frequentare uomini. La sua posizione di insegnante di inglese viene messa in discussione, poi, a seguito di una relazione clandestina con uno dei suoi alunni minorenni. Questo e il suo comportamento non esattamente esemplare la obbligano a lasciare la sua città. Per coprire queste pesanti verità, la donna si ricrea quella sé stessa che avrebbe sempre desiderato essere e rimanere in eterno: una giovane e desiderabile (non si fa mai vedere sotto luce diretta) ragazza dai modi raffinati e la reputazione impeccabile. Scoperte le sue menzogne si giustificherà dicendo che solo una linea o una via possono essere rette, non il cuore di un essere umano.
La sua debolezza, la solitudine e la tristezza che le aleggiano attorno ne fanno un personaggio fantasticamente drammatico. La sua necessità di apparire sempre fresca ed in ordine, giovane e bella è anticipatrice di una tendenza che oggi più che mai un must femminile. La dedizione cui lei dedica alla causa ha del maniacale e, insieme agli altri elementi, delineano una personalità fragile e disturbata, che necessiterebbe di un calore umano genuino. La possibilità di amore che Mitch le offre scompare in fretta una volta che Stanley gli spiffererà i segreti sulla donna che ama. Blanche, distrutta - e poi stuprata dallo stesso Stanley - impazzisce.
In questo disastro la sorella assiste impotente alla forza di suo marito e, soprattutto, è sopraffatta dall'amore che prova per lui. E' lei stessa una vittima di quella convenzione sociale che vuole l'uomo re della casa e la donna sua serva devota. Vorrebbe reagire, ma non solo non può... nemmeno ci riesce! Se Blanche è pazza allora forse lo stupro non è mai avvenuto. Ma chi può dirlo? I finali di film e opera teatrale differiscono, perchè la Warner Bros ha imposto a Kazan di 'addolcire' i toni, altrimenti il rischio sarebbe stato quello di inimicarsi il pubblico.
In un turbine di emozioni, lacrime e pelle d'oca ho assistito nuovamente a questa pellicola riscoprendone parti che avevo dimenticato. Memorabili i momenti della confessione di Blanche a Mitch (trascrivo in inglese):
Mitch: "Didn't you stay at a hotel called the Flamingo?
Blanche: "Flamingo? No! Tarantula was the name of it. I stayed at a hotel called Tarantula Arms"
M: "Tarantula Arms?"
B: "Yes , a big spider. That's where I brought my victims. Yes. I have had many meetings with strangers".
Oppure, nel finale, lo struggente momento in cui tutta la sensibilità di Blanche contrapposta alla durezza della vita con cui si è scontrata vengono distillate in una frase sconcertante che lei rivolge all'uomo del manicomio: B: "Whoever you are... I have always depended on the kindness... of strangers".
Commovente e, forse, alle 4 del mattino anche un po' destabilizzante, ho rivissuto con totale immersione nel film tutta la drammatica esperienza cui "Un tram che si chiama desiderio" conduce. Semplicemente fantastico.
Una provocazione finale: Blanche è sempre lavata e profumata, pettinata e laccata, biondissima, con lunghe unghie smaltate e vestiti seducenti, aderenti e trasparenti, pieni di fronzoli, drappi e decorazioni. Un'ava delle drag queen? ps. Questo film ha vinto numerosi premi. I principali: Coppa Volpi a Venezia per la Leigh; 4 Oscar vinti (attrice protagonista, attore e attrice non protagonisti e scenografie) e altre 8 nomination tra cui la prima per Brando, miglior film, colonna sonora, regia, sceneggiatura; 1 Golden Globe a Kim Hunter per l'interpretazione di Stella.
Consigli: E' il mio film preferito. L'unico consiglio che posso dare è quello di vederlo ASSOLUTAMENTE!
Parola chiave: Belle Reve




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