sabato 19 dicembre 2009

Film 39 - A serious man

Mio padre, qualche giorno fa, mi ha chiesto se volevamo andare al cinema a vedere qualcosa di divertente. Di solito io e lui andiamo assieme a vedere i film che non interessano a mia madre e con cui lui, quindi, non può andare. Oppure i film che danno in quei cinema che lei considera troppo alti, ossia che hanno un'inclinazione delle poltrone tale da darle fastidio. Mia madre soffre di vertigini. Sì, anche al cinema...


Film 39: "A serious man" (2009) di Ethan Coen, Joel Coen
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Papà
Pensieri: Se l'ottica era vedere un film divertente, ho toppato di brutto. Questo è forse il più strano film che io abbia mai visto. Finisce quando finalmente sta per succedere qualcosa. Mentre durante tutto il film succedono cose, ma con una lentezza tale che diresti che in effetti non è successo niente. Per non parlare dell'inizio strampalato assolutamente disorientante!
Siccome ieri nevicava, io e papà ci siamo fiondati dentro al cinema senza guardarci troppo intorno. Appena seduti è cominciato il film e parte questa scena ambientata agli inizi del '900(?) con una coppia che parla chissà quale lingua e accoglie un fantasma in casa. Lì per lì mica ero sicuro fossimo a vedere il film giusto! Magari nel pomeriggio il cinema dava un'altra pellicola...
Comunque no, il film inizia proprio così. Poi seguono dei titoli di testa accompagnati da una bellissima musica (quella del trailer) e poi parte il film vero. Peccato che sia leeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeentissimo. A un certo punto non riuscivo a stare fermo dal nervoso. Ero irritato dall'incapacità di quest'uomo - il protagonista - di reagire alla realtà che lo circonda (un po' come Pippo nei cartoni animati della Disney. Uno che, per com'è fatto, mi irrita)! Una moglie che lo lascia per un uomo che praticamente gli entra in casa; un fratello pazzoide che gli dorme da mesi sul divano; due figli adolescenti veramente strani (la femmina passa la sua vita a lavarsi i capelli); uno studente coreano che lo ricatta per avere la sufficienza nella sua materia (ah, già, è professore di fisica all'università); un vicino che sconfina costantemente nella sua proprietà. E poi ancora molte altre. Ma Larry Gopnik reagisce? No, a nessuna di queste cose. Lui va da 3 rabbini per cercare la spiegazione di queste orribili cose che gli stanno capitando, per comprendere come mai Dio lo stia punendo e con quale scopo. Nessuno dei rabbini ha una risposta che non sia più di un mal celato 'non lo so'. Larry vorrebbe solo essere un uomo serio, che aiuta i suoi vicini (ma solo quelli ebrei!) e che vive sereno la sua realtà familiare. E, invece, è costretto a passare attraverso una serie innumerevole di umiliazioni, fino alla (quasi) fine del film, in cui sembra tutto dissolversi. Ma è poi veramente così? Chi lo vedrà, saprà!
Quello che posso dire su questa pellicola è che, sicuramente, non mi aspettavo questo. So che i Coen sono estremamente particolari e che ogni loro film è un'avventura diversa, ma, per quanto mi riguarda, non sempre è un'avventura felice. Su una cosa sono d'accordo però: sono bravi! Qui rendono alla perfezione l'incapacità di un uomo a reagire alla sua vita e alle pieghe che sta prendendo. In "Non è un paese per vecchi" ho dovuto chiudere gli occhi in alcune scene per la paura, come quando ero bambino. In "Burn after reading - A prova di spia" hanno saputo creare un'ironia maledettamente tagliente. Insomma, sanno sempre ricreare e ottenere ciò che vogliono e questo è un grande pregio.
Non rivedrei questo film, ma sono felice di averlo visto. E' un tassello in più della visione del mondo Coen. Una scena in particolare mi ha colpito: quando Larry sale sul tetto e si ferma ad osservare il vicinato. Lui è spettatore, come lo è, in realtà, nella sua vita. Gli altri fanno e lui subisce le conseguenze. Ma lui, davvero, cosa fa?
Curiosità: l'attore protagonista, Michael Stuhlbarg, è assolutamente identico a Joaquin Phoenix, ma senza il labbro leporino. Davvero due gocce d'acqua!
Consigli: Guardate questo film solo se siete appassionati di quello che potremmo definire il 'genere Coen'.
Parola chiave: Al peggio non c'è mai fine (è la metafora del film, non il mio giudizio sui film dei Coen!)


Ric