giovedì 24 dicembre 2009

Film 40 - My Fair Lady

Questo è uno di quei film 'da vedere' nella filmografia ideale di mia nonna. Non potevo non vederlo prima o poi...


Film 40: "My Fair Lady" (1964) di George Cukor
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: prima parte con Ale, poi nessuno
Pensieri: Una domanda su tutte: ma solo io ho trovato questo film infinitamente maschilista? E' una mia impressione o la Hepburn/Eliza Doolittle viene continuamente sminuita, trattata a pesci in faccia e derisa perchè donna e, per giunta, di basso ceto sociale? Ok che eravamo negli anni '60, ma sono rimasto un po' perplesso. Tra l'altro il suo personaggio per la prima ora non fa altro che urlare e dimenarsi, neanche fossimo in un film con la Loren... E poi perchè nel doppiaggio italiano di Eliza la fanno parlare in dialetto barese?! Neanche avessero chiesto consulto a Lino Banfi. Boh... Poi, però, all'improvviso (oddio, neanche tanto all'improvviso... dopo 1 ora e mezza di film) Eliza capisce che la 'a' non si pronuncia come la 'e' ed il miracolo si compie (nelle successive 2 ore e mezzo).
Il film è lunghissimo e i numeri di canto sinceramente un po' troppi. Visivamente è di impatto, molto bello, ma si capisce subito che è tutto finto, che è tutto un interno e un po' sembra di respirare aria viziata. Tra la povertà e l'ascesa alla grazia regale c'è un passaggio intermedio, quasi ibrido umano, in cui Eliza alle corse è ben vestita e preparata, ma le scappa un 'culo' di troppo: tutta l'alta società inglese scandalizzata e, finalmente, un po' di movimento (anche se pure la corsa dei cavalli è su erba sintetica...).
La critica alla società inglese di Cukor è spietata: negli alti ranghi sono tutti dipinti come rigide statue dalla capacità di esplicitare emozioni pari a quella di un fagiolo, abili solo a parlar di tempo e salute e allenatissimi a disprezzare chi sia di ceto inferiore. I poveracci sono dei volgari che non conoscono nemmeno la loro lingua madre e, forse, meritano di rimanere dove sono. Solo Eliza, grazie alle sue capacità e all'incoraggiamento costante dei sue due maestri (il più maschilista è il Professor Higgins) può riscattare la sua condizione di popolana di ultimo livello, aiutata anche (o soprattutto?) dalla sua bellezza. Raggiunto lo scopo, i due maestri si bulleranno della loro impresa (non far capire a nessuno dell'alta società che Eliza è, in realtà, una popolana) senza riconoscere alcun merito alla poveretta, che se fosse stata donna nel 2000 avrebbe mandato a cagare Higgins e i suoi modi maleducati, per non dire da cavernicolo. Quest'ultimo è talmente antipatico che perfino sua madre, nel film, non lo sopporta. Vorrà pur dire qualcosa...
Tutto sommato, comunque, ho visto volentieri questo film ed ero sinceramente curioso di vederlo. Merita il successo che ha avuto, specialmente per le ottime credenziali tecniche (costumi, scenografia - sarà pur finta, ma è fatta bene -, fotografia). Mi ha fatto un po' ridere, però, sempre nell'episodio delle corse, il vestito di Eliza. Higgins le fa cucire su misura dal sarto quello che lui stesso definisce come un vestito sobrio e privo di fronzoli, quando in realtà è un vestito intero a sirena bianco e nero con un enorme cappello, il tutto ricoperto da frappe di ogni genere. Il trionfo del kitch. Solo la Hepbrun avrebbe potuto star bene anche con quello. Per lei, comunque, neanche una nomination agli Oscar del '65, mentre il film ne ha vinti 8, compreso miglior film, regia e attore protagonista (Rex Harrison/Higgins). Un extra: per chi volesse, la mia amica Gloria ha recitato la parte di Eliza in un musical ispirato a questo film. Non ho sentito la versione originale delle canzoni cantate dalla Hepburn, ma assicuro che Glo è piuttosto brava! Date un'occhiata se vi va.

Consigli: Guardatelo quando avete molto tempo a disposizione!
Parola chiave: La rana in Spagna gracida in campagna.


Ric