mercoledì 30 novembre 2011

Film 336 – L'amore all'improvviso - Larry Crowne

Le premesse non erano esattamente fantastiche, ma perchè non dare una possibilità a due che per decenni hanno saputo intrattenere il pubblico cinematografico mondiale?


Film 336: "L'amore all'improvviso - Larry Crowne" (2011) di Tom Hanks
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Daniele
Pensieri: Dopo alcuni episodi tv e un altro lungometraggio (“Music Graffiti” del 1996) Tom Hanks torna alla regia di un film – che scrive insieme alla Nia Vardalos, famosissima per “Il mio grosso grasso matrimonio greco”, di cui Hanks era produttore – che, in sostanza, non ha nulla da raccontare.
Larry Crowne, più volte impiegato del mese e più facilmente scambiato per ritardato e disadattato sociale, viene licenziato dal posto di lavoro perché non ha fatto l’università. Deciderà, quindi, di rimboccarsi le maniche per rimettersi in carreggiata e cominciare una nuova vita. E, già che c’è, rimorchiare anche la disillusa professoressa Julia Roberts, detentrice del corso che, pare, cambia la vita di Larry.
In sostanza si gioca di incontri fortuiti. Larry Crowne non sa niente di nulla. Al suo primo giro in un’università incontra il rettore che lo indirizza a (ben) quattro corsi che gli permetteranno di cavarsela nel suo futuro slancio verso una vita migliore. Beccherà a) il corso con la Roberts che, appunto, gli cambierà la vita; b) certi compagni di corso troppo cool perché gironzolano in moto per la città che lo tireranno subito in mezzo e gli rifaranno pure il look; c) i corsi giusti di economia per potersi liberare di una casa ormai troppo grande per lui che affibbierà alla banca; d) l’amore della prof Roberts. Tutto questo, il nostro protagonista, lo ottiene senza far nulla. E’ vero, per carità, che all’università lui si applica e nel frattempo lavora pure, ma non può essere che nella vita tu proceda solo per culo. O sbaglio?
Sarà anche che io difetto di simpatia per chi è palesemente troppo fortunato, comunque questo “Larry Crowne” (l’altra parte di titolo l’hanno, ovviamente, aggiunta i distributori italiani con la solita creatività che li distingue) non mi è piaciuto. La banalità semplicistica della trama è sconcertante e lascia un po’ basiti che uno come Hanks, che è riuscito a salvare una barba mortale come “Cast Away”, sia caduto ingenuamente nella trappola star+star = successone al botteghino.
Già, perché questa pellicola è stata un clamoroso flop praticamente ovunque (52.4 millioni di $ incassati in tutto il mondo), segnale forte e chiaro che al pubblico Julia Roberts ha un po’ rotto le palle. Non posso dire che questo sia totalmente vero riguardo a Tom Hanks visto che “Il codice Da Vinci” & co. sono stati piuttosto floridi in quanto ad incassi, ma per colei che per anni è stata l’incarnazione vivente della fidanzata ideale americana, si può dire che sia da tempo giunto un evidente declino. L’ultimo suo successo commerciale è stato “Mangia Prega Ama” che, nonostante la notorietà del libro da cui è tratto, nel mondo non è riuscito a superare nemmeno i 200milioni di $. Un vero smacco per una che, un tempo, arrivava 256mln (“Erin Brockovich – Forte come la verità”, 2000), 309mln (“Se scappi ti sposo”, 1999) o 363mln (“Notting Hill”, 1999)… Non certo pellicole dalle trame intense, complesse o straripanti di originalità, eppure clamorosi incassi al box office. Julia, insomma, non è più sinonimo di certezza commerciale.
Sarà, dunque, che i due vedono le loro stelle un po’ appannate, comunque questa pellicola di certo non ha aiutato loro né si è distinta per creatività o originalità. Poi, per carità, vederla non uccide nessuno, ma è anche vero che, se si vuole raccontare qualcosa, sarebbe meglio ci fosse, appunto, qualcosa da dire. E qui non c’è.
Ps. Hanks non dimentica la moglie Rita Wilson (famosa per essere sua moglie) e le regala una piccola parte nella pellicola nel ruolo di impiegata della banca.
Consigli: Niente di nuovo sotto il sole. Un film che, più che altro, va visto se si è fan della coppia di attori o, quantomeno, di uno dei due. Ma non aspettatevi niente di che, davvero.
Parola chiave: Riscatto.

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Ric

martedì 29 novembre 2011

Film 335 – Crazy, Stupid, Love.

Amando il genere avevo veramente voglia di vedere questo film, sin da quando era uscito qualche tempo fa negli USA. Ed ecco che la cena del martedì si è rivelata utilissima scusa per una visione tra amici.


Film 335: "Crazy, Stupid, Love." (2011) di Glenn Ficarra, John Requa
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Michele P., Andrea, Andrea Puffo
Pensieri: Passando da una commedia oscena (“Film 334 – Ma come fa a far tutto?”) a una fatta per benino è inutile dire che la differenza si sente alquanto.
Innanzitutto c’è una trama. Il che è già qualcosa. Poi c’è un buon cast fatto di veri comprimari – e non un attore e centomila attori spalla con più o meno la stessa capacità incisiva di un vaso da frutta – e un piglio scanzonato che accompagna tutta la bizzarra vicenda. Già, perché quando credi di aver capito tutto di "Crazy, Stupid, Love", ecco che la trama vira inaspettatamente su un particolare che mai ti saresti aspettato sarebbe diventato il perno fondamentale della vicenda.
Ecco, quando capita che in una pellicola la trama riesca a stupirmi con un qualcosa di inaspettato allora è fatta, non potrò non pensare che – almeno quella particolare cosa – mi ha davvero conquistato. Qui vale questo principio. Ovviamente non posso rivelare di cosa si tratta, altrimenti si rovinerebbe la trama a chi desidera vederlo.
Inoltre, devo dirlo, partivo sicuramente interessato per via del cast di ottimi attori che la pellicola raccoglie: Emma Stone e Ryan Gosling in primis, poi Julianne Moore, Marisa Tomei, Steve Carell e Kevin Bacon a formare un gruppo che pare decisamente affiatato.
Spiritosa e divertente antologia sul come ricominciare daccapo (anche la storia di una vita), è ovvio anche dal titolo che il protagonista principale delle vicende sia l’amore, sia quello per il proprio partner che per la famiglia. In un periodo in cui ci si focalizza molto su sé stessi è inconsueto trovare un film che tratti tanto spontaneamente di un sentimento così complesso. Mi ha colpito la cosa soprattutto nella figura del figlio della coppia Carell-Moore, che sa con certezza che il padre e la madre sono anime gemelle e che, nonostante la scappatella di lei e l’attuale separazione dei genitori, sa per certo che nel futuro i due sono destinati a tornare insieme. Stranamente non ho trovato patetica la cosa, ma piuttosto una speranza che chiunque possa riconoscere prima o poi chi fa veramente per lui. Ovviamente il ragazzino stesso sa di amare qualcuno, ma solo il tempo saprà confermargli di essere nel giusto.
Insomma guardare questo film è stato piuttosto piacevole, con Carell sempre grande protagonista grazie a una mimica e un’aria sottomessa da ipersfigato che solo lui sa portare così bene. Ottimo Gosling, perfetta incarnazione dello sciupafemmine macho e tanto etero, metamorfosi non da poco per uno che non è certo diventato famoso per la sua fama di sex symbol...
Emma Stone sempre più lanciata verso il ruolo di principessina della commedia USA più seria (leggere con una trama), scippando il posto alla sparita (per incombenze di maternità, suppongo) Katherine Heigl - fino all'anno scorso unica regina della commediola scacciapensieri che tanto mi piace seguire e guardare -, conferma anche con questo ruolo di essere perfettamente in grado di apparire bella, simpatica, intelligente e con una certa attitudine recitativa tutto - pensa un po'! - interpretando un unico ruolo. Dopo ruoli minori in "La coniglietta di casa" e "La rivolta delle ex" e un paio di ruoli davvero azzeccati ("Benvenuti a Zombieland", ma soprattutto "Easy Girl"), la Stone centra in pieno due titoli che sbancano il botteghino mondiale (questo film e "The Help", inaspettato successo da $168,231,632 incassati solo in America, da noi il 20 gennaio 2012) e si candida davvero a diventare una delle promesse del genere glam-comedy più in vista del momento.
Per chiudere il cerchio e tornare al nostro 'crazy, stupid' movie, aggiungo che il ruolo di Marisa Tomei è veramente divertente e lei sa renderlo 'weird' ed eccentrico quanto basta per far si che rimanga ben impresso nella mente. Sempre bravi, infine, la Moore e Bacon, meno brillanti qui a causa dei due ruoli infelici.
Per concludere direi: bel film, divertente e piacevole da guardare, commedia romantica sui sentimenti e sulla ricerca dell'anima gemella. Forse il periodo per me è propizio, ma diciamo che sono sensibile all'argomento. Forse per questo, di fatto non mi è parso banale e troppo scontato il modo in cui l'argomento (più che trito, ormai) è stato trattato. Lo rivedrei.
Nel mondo "Crazy, Stupid, Love." ha incassato 142.7 milioni di $.
Consigli: Chi ha perso l'amore, chi cerca l'amore, chi l'amore l'ha trovato, chi ama e non è ricambiato. Banale, forse. Già sentito, forse. Eppure per tono, trama, attori e risultato finale, questa pellicola mi è molto piaciuta. E sotto le feste un film come questo è sempre un'ottima compagnia. Per chi è solo e chi non lo è.
Parola chiave: Hannah.

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Ric

Film 334 – Ma come fa a far tutto?

Un clamoroso insuccesso al botteghino americano per una commediola che tenta la fortuna ricorrendo sempre ai soliti elementi. Ormai non molto vincenti…


Film 334: " Ma come fa a far tutto?" (2011) di Douglas McGrath
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Sarah Jessica Parker dovrebbe ormai aver imparato che non si vive di rendita tutta la vita. Dico dovrebbe perché il secondo capitolo di “Sex and the city”, dopo il clamoroso successo del primo (più di 400 milioni di $), ha incassato a malapena la metà del suo predecessore con, inoltre, annesse critiche molto pesanti alle 4 protagoniste di cui a capo sappiamo esserci proprio la nostra cavallona. Passare da quattro Golden Globes e un Emmy a un Razzie Award come peggiore attrice dell’anno non è esattamente ciò che si definisce un salto di qualità. E la nostra anoressica equina amica avrebbe dovuto capire che, per impegnarsi a non ripetere lo scivolone, sarebbe dovuta correre ai ripari.
Peccato che la sua mossa successiva sia questa pellicola fiacca e loffia, moscia come un qualunque soufflé che ha deciso di sgonfiarsi dopo una buona premessa di partenza. Già perché se l’idea della madre tuttofare che però non vuole rinunciare alla carriera ha un sapore di stantio che è inutile parlarne, diciamo che dal trailer si poteva sperare in un piglio più innovativo, proprio, se mi è concesso, alla “Sex and the city”.
Ma no, qui non c’è nulla delle magnifiche quattro ragazzone attempate e arrapate e, anzi, l’approccio un po’ glam un po’ sbarazzino serve solo ad attirare i poveretti che, come me, avevano voglia di ancora un po’ del tanto conosciuto tocco al ‘carrie’.
Si potrebbe dire, invece, che di tutte le trovate (plausibilmente) piacevoli sulla carta – per es. tutto ciò che non è Sarah J. fermo immobile e la nostra eroina di casa che interloquisce direttamente con il pubblico; la lista delle cose da fare il giorno dopo che appare sul soffitto; le ‘interviste’ quasi alla reality show degli altri personaggi come la mamma rivale per rivelare qualcosa in più sulla psicologia degli altri personaggi – non ce ne sia una che aiuti la pellicola a risultare omogenea nel suo insieme. Tutto un calderone di espedienti mal mescolati che lasciano, alla fine, un’idea di discontinuità e di non omogeneità della struttura narrativa.
Sarah J., poi, incarna sempre la solita fighetta chic alto borghese (anche in “La neve nel cuore”, uno dei film più brutti ed assurdi che abbia mai visto nella mia vita) che necessita di trovare sé stessa nell’uomo che ama, la coccola e le da sicurezza. Se, per una volta, osasse davvero cambiare un ruolo cinematografico – anche fallendo, per carità… Tanto è evidente che anche interpretando sempre lo stesso personaggio non si sta aiutando – potrebbe tentare, anche, di staccarsi di dosso questa immagine sempre uguale negli anni del suo personaggio che, ormai, vive di pari passo a lei nella realtà.
Insomma, film brutto e assolutamente inutile, che merita il poco successo (a malapena 9 milioni di $ di incasso negli USA…) che ha avuto in patria e nel resto del mondo.
E, abbiamo visto, Sarah J. non ha per niente imparato la lezione.
Consigli: Evitare, evitare, evitare! C’è una Sarah Jessica assolutamente più interessante in film come “Ed Wood” e “Hocus Pocus” o “Il clu delle prime mogli”. La attendiamo nel prossimo “Capodanno a New York” (no, per carità, non è un nuovo cinepanettone, ma il nuovo film di Garry Marshall – seguito naturale di “Appuntamento con la’more” – il cui titolo originale è “New eyar’s eve”) per vedere se, in effetti, qualcosa è cambiato…
Parola chiave: Famiglia.

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Ric

domenica 27 novembre 2011

Film 333 - This Must Be the Place

Si parla da un bel po' di questa pellicola. Era impossibile ignorarla!


Film 333: "This Must Be the Place" (2011) di Paolo Sorrentino
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Claudia, Ramona
Pensieri: Ultimamente mi sono accorto che seguo con più attenzione progetti cinematografici italiani. Per quanto questa pellicola sia di ben più ampio respiro, rimane il fatto che la regia è del napoletano Paolo Sorrentino ("Le conseguenze dell'amore", "Il divo"), la sceneggiatura, oltre che del regista stesso, è di Umberto Contarello ("Questione di cuore", "Lascia perdere, Johnny!"), il montaggio di Cristiano Travaglioli ("Il divo", "Fascisti su Marte") e la fotografia di Luca Bigazzi (5 David di Donatello per la Miglior fotografia di film come "Pane e tulipani", "Le conseguenze dell'amore", "Romanzo criminale", "Il divo"). Insomma, non manca l'impronta nostrana.
Più simile ad una pellicola indipendente per taglio e storia - ma non certo per budget (€25,000,000) - "This Must Be the Place" è un film dalla trama non facile, raccontata però con una certa leggerezza infantile di fondo. Non vengono sminuiti gli avvenimenti, ma si segue il protagonista Cheyenne/Sean Penn, ex rock star in ritiro, probabilmente bruciato da anni di droghe e alcol (molto Ozzy Osbourne style), che procede nella sua vita seguendo ritmi tutti suoi.
Ragazzino per molti aspetti, necessita delle cure della moglie Jane/Frances McDormand che lo segue e lo ama quasi da non capacitarsene. I loro ritmi sono sincroni e si capisce fin da subito che affetto e stima sono incondizionati. Entrambi hanno bisogno dell'altro per andare avanti. Anche per questo sarà difficile intraprendere il cammino - da alcuni definito 'on the road' - per Cheyenne verso New York fino alla casa del padre morente che non vede da decenni. Rapportarsi con una realtà ormai estranea e dimenticata, ripercorrere il problema dell'accettazione in famiglia e riprendere in mano dopo tanto tempo il rapporto con il genitore - ma all'arrivo il padre sarà già morto - saranno solo gli spunti iniziali della storia.
La pellicola tratta essenzialmente il percorso di formazione del nostro strambo eroe, alla ricerca del nazista che per anni ha ossessionato la memoria del padre che desiderava ritrovarlo dopo gli anni passi nei campi di concentramento. L'atteggiamento leggero di Cheyenne aiuterà a portare avanti la storia senza la pesantezza che ci si potrebbe aspettare da tematiche così difficili. Non si parla di superficialità, chiaramente, ma di un atteggiamento verso la vita che riflette un approccio disilluso e calmo, basato sulla certezza delle cose concrete (amore, amicizia, musica) che ci aspettano una volta compiuta la 'missione'.
Simpatico ed antieroe quanto basta, Sean Penn riesce a non risultare ridicolo in abiti così sopra le righe e, anzi, fa tenerezza e piace proprio per la sua caparbietà e bontà di adulto regredito a bambino. Una prova difficile che l'attore, forse già formato dall'esperienza di "Mi chiamo Sam" di 10anni fa, supera facendo davvero la differenza per il film. Se, infatti, il campionario di attori-spalla non fa mancare niente (c’è anche David Byrne che interpreta sé stesso), è anche vero che senza l’attore due volte premio Oscar l’opera di Sorrentino non sarebbe mai risultata tanto interessante e piacevole da seguire, nonostante il ritmo non certo incalzante.
Appassionandosi a Cheyenne, alle sue stramberie, i suoi riti e i suoi demoni, si percorre insieme la strada fino al momento in cui, sul finire della storia, ci si accorgerà che il nostro protagonista è davvero cresciuto, tanto da non necessitare più della maschera che per anni ha dovuto indossare per affrontare una quotidianità che, senza alcol o droghe, non è poi tanto ‘rock’. Senza mai dimenticare, però, l’amore, gli amici e la (buona) musica.
Consigli: Quasi, biografia romanzata di un vero rockettaro, tra lavoro di introspezione e ricerca di demoni del passato (non per forza solo interiori), un piacevole film che si costruisce tutto sul fantastico lavoro di Sean Penn. Per chi ama l’America ‘da strada’ non può che essere un film da vedere.
Parola chiave: Mordecai Midler.

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Ric

Film 332 - The descent - Discesa nelle tenebre

Alla ricerca di un horror d'effetto prima di andare a dormire... Saggi?


Film 332: "The descent - Discesa nelle tenebre" (2005) di Neil Marshall
Visto: dal computer di Marco
Lingua: italiano
Compagnia: Marco (Mi)
Pensieri: Ricordo perfettamente che a suo tempo al cinema guesto film mi aveva fatto davvero una paura (inaspettata) pazzesca! Tra il senso di disgusto per gli abominevoli viscidi esseri delle caverne, il senso di claustrofobia tra un anfratto e l'altro e la sempre presente angoscia causata dal buio e dal momento so-che-sta-per-succedere-qualcosa-di-brutto, questo "The Descent" mi aveva sorpreso per l'inaspettata vena decisamente horror.
Non solo promesse da buon trailer e poster accattivante, insomma, ma una buona performance a livello generale che mi ha lasciato un buonissimo ricordo di questa pellicola. Ovviamente una visione cinematografica non è equivalente a quella casalinga su pc, ma comunque il film fa decisamente il suo dovere!
Attrici sconosciute, atmosfere primordiali inusuali per un film dell'orrore di oggi, un montaggio ad hoc e una trama ben architettata regalano allo spettatore brividi e piacevoli spaventi che, alla fine, si ricorderanno con soddisfazione. Il finale, poi, non tradirà l'impostazione scelta per tutta la pellicola.
Nel complesso un bel lavoro e, nel genere, un horror che finalmente fa davvero paura!
Consigli: Per chi ha voglia di essere spaventato da una bella storia. Non convenzionale e innovativo quanto basta. Qualche bel brivido è assicurato.
Parola chiave: Grotte di Borhem.

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Ric

sabato 26 novembre 2011

Film 331 - Melancholia

Sabato sera di cinema impegnato con un film di cui si è tanto sentito parlare. Inevitabile la visione...


Film 331: "Melancholia" (2011) di Lars von Trier
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Gloria
Pensieri: L'ultimo film di Lars von Trier ha un cast insolitamente glam per lo standard del regista. Non cambia, però, l'impronta, il suo inconfondibile stile.
E' una strana pellicola, composta da una struttura narrativa divisa in tre parti (prologo, primo e secondo capitolo) di cui la prima è, a mio avviso, quella più interessante e sperimentale.
Giocando d'anticipo, il regista racconta - in maniera lentissima - nei primi cinque minuti quello che vedremo nelle successive due ore. Suggestive immagini in slow(slow)motion, colpiscono l'occhio dello spettatore e rimangono impresse, forse come manifesto più rappresentativo di un'opera non facile come questa.
Visivamente potente, se non visionario, perde parte del suo appeal - specialmente nella seconda parte - a causa della lenta narrazione. La depressione pre e post matrimoniale non è certo un argomento allegro, ma il malumore di Justine/Kirsten Dunst all'inizio non è solo non chiaro, ma quasi irritante. Il collegamento con la rigida figura materna e il superficiale rapporto con il padre (farfallone) offrono in corso d'opera una possibile spiegazione del rigetto viscerale del vincolo matrimoniale nella novella sposa.
Il pianeta Melancholia avanza e risulterà fatale simbolo di liberazione da depressione e angoscia, tanto che la più coraggiosa (come la luna influenza le maree, così pare che il pianeta influenzi Justine) risulterà proprio colei che fino a quel momento pareva la più vulnerabile. Arresa al suo destino, consapevole che non c'è via di scampo, la ragazza accetterà la (letterale) fine del mondo accompagnando gli altri per mano, con un'evidente inversione di ruoli rispetto alla prima parte della pellicola.
Al contrario, la coppia Gainsbourg-Sutherland finirà per passare dall'immagine solida e collaudata dell'inizio ad una scissione dei due individui con vigliacco gesto di dipartita da parte di lui. Particolare disprezzo per la figura del marito John/Sutherland, quindi, sarà inevitabile.
La bellezza intrinseca di "Melancholia" è la capacità che la pellicola ha di sviscerare il vero io delle persone. Alla resa dei conti i personaggi non potranno che rivelarsi per ciò che sono, seguendo la loro vera natura. Che sia l'influenza del pianeta o l'inarrestabile consapevolezza che tutto sta volgendo al termine, ognuno è costretto a confrontarsi con le proprie paure e le proprie domande, consapevole che il tempo a disposizione (per trovare le risposte) è decisamente breve. Il risultato sarà a tratti desolante, ma decisamente vero.
Ps. E' stato piacevole seguire la proiezione della pellicola in lingua originale, ma devo ammettere che la voce della Gainsbourg l'ho trovata spesso fastidiosa.
Pps. Il film ha vinto a Cannes 2011 il premio per la Miglior attrice Kirsten Dunst, che, dopo anni un po' appannati, torna in grande stile alla ribalta del cinema mondiale.
Consigli: Potente nelle immagini e fortissimo nel prologo, prosegue a ritmo lento. Non è una storia facile, ma può aiutare a porre interrogativi che, forse, normalmente non ci porremmo mai: io, se fossi al loro posto, cosa farei? Bella colonna sonora.
Parola chiave: Magic cave.

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Ric

venerdì 25 novembre 2011

Film 330 - Nuovo Cinema Paradiso

Un classico che mi mancava.


Film 330: "Nuovo Cinema Paradiso" (1988) di Giuseppe Tornatore
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Alcuni sanno del mio profondo scetticismo riguardo al cinema italiano. Non mi convinco facilmente ad intraprendere la visione di una pellicola nostrana se non quando ho validi motivi che mi spingano a farlo.
"Nuovo Cinema Paradiso" è uno di quei film di cui senti parlare fin da bambino, di cui forse hai visto qualche spezzone ma non te ne ricordi, di cui sai che l'Italia va fiera per il generale consenso internazionale che la pellicola ha ottenuto (l'apogeo: Oscar come Miglior film straniero nel 1989). Nonostante tutto, lo ammetto, mi sono approcciato a questo film con diffidenza e scetticismo.
Ebbene, devo dire che - nonostante alcuni aspetti tecnici a volte un po' 'artigianali' (per esempio, il trucco per invecchiare le persone, al giorno d'oggi, risulta obsoleto) - ho apprezzato infinitamente il film, che ha toccato il mio lato romantico oggi più che mai bisognoso di attenzioni.
Se devo pensare, infatti, al primo aggettivo da associare a "Nuovo Cinema Paradiso" che mi viene in mente devo proprio dire 'romantico'. L'amore tra due persone, l'amicizia vera, la famiglia (di un profondissimo sud), l'affetto per le persone e, soprattutto, una folle dichiarazione d'amore per il cinema! Baci, baci e ancora baci in una carrellata di passione censurata da un simpatico parroco che al minimo segno d'affetto richiede il taglio della scena dalla pellicola. Sarà la rivolta della passione (castissima) a chiudere una storia che, nonostante la sua semplicità, non lascerà indifferenti.
Sogni e passioni si incrociano nel racconto della vita di Salvatore, detto Totò, e di chi per primo lo avvicinerà al mondo del cinema, Alfredo/Philippe Noiret. Sarà colpo di fulmine (per il cinema) e l'inizio di un'amicizia forte e profonda (con Alfredo). In mezzo infanzia, adolescenza, amori, ricordi, lutti e un paesino da cui si scappa per non fare mai più ritorno. O quasi.
Consigli: Colonna sonora di Morricone davvero d'effetto, accompagna le scene in maniera magistrale. Non può che essere un valore aggiunto ad un film che, credo, valga la pena di essere visto.
Parola chiave: Funerale.

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Ric

martedì 22 novembre 2011

Film 329 - Il gioiellino

Avevo letto che questo film era praticamente passato inosservato al cinema, nonostante il buon cast e la vicenda a cui si ispira sia decisamente nota in Italia. Volevo capire perchè.


Film 329: "Il gioiellino" (2011) di Andrea Molaioli
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Interessante rappresentazione (chissà quanto veritiera) ispirata alla vicenda Parlmalat che, qualche anno fa, ha sconvolto la realtà italiana.
Buona la capacità recitativa del cast ed effettivamente appropriata la scelta degli attori (anche se il modo di parlare della Felberbaum mi rimane antipatico. L’essere madrelingua inglese, comunque, le fa fare un figurone) per ruoli nella maggior parte di un’innata antipatia.
Ricordare, ripercorrere o venire a contatto per la prima volta con la vicenda ispirante lascia di stucco per l’ingenuità con cui viene gestita dai protagonisti (si parla ancora di falsisificare cancellando con il bianchetto o di fare copia-incolla con forbici e vera colla, il che nell’ottica di oggi rende tutto ancora più ridicolo, quasi giocoso). Incompetenza, mala gestione e problematiche sottovalutate, a braccetto con la strizzatina d’occhio tanto peculiarmente nostrana, conduce all’autogol che porterà al crollo di un impero che si pensava invincibile.
Sconvolgono i momenti prima degli arresti: tutti uniti nella distruzione della documentazione probante il rigonfio dei bilanci. Il disgusto è inevitabile.
Atmosfere cupe per un prodotto filmico di qualità che vale la pena di guardare, se non altro per farsi ulteriormente un’idea di ciò che è o potrebbe essere accaduto tra le mura del colosso di Collecchio.
In generale la pellicola offre un quadro chiaro della vicenda e, nell’insieme, rappresenta uno scandalo interessante da analizzare dal punto di vista psicologico e sociale. Le dinamiche interne sono trattate con intelligenza e ordine, tese a dare un’idea completa degli avvenimenti che hanno portato al famosissimo ‘crac’.
Consigli: Interessante e ben costruito. Bravo, come sempre, Toni Servillo. Da vedere.
Parola chiave: Valori.

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Ric

lunedì 21 novembre 2011

Film 328 - La pelle che abito

Cinema d'autore per una serata di chiacchiere tra amici.


Film 328: "La pelle che abito" (2011) di Pedro Almodóvar
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Claudia
Pensieri: Non so se si possa dire ad alta voce di un film del grande Almodóvar ("Volver" è ancora qui), ma questa sua ultima fatica mi ha fatto veramente schifo.
Usando quest'espressione forte voglio più che mai sottolineare quanto questa pellicola sia andata lontano dalle mie aspettative e, anzi, le abbia tradite spingendosi - a mio avviso - attraverso imbarazzanti percorsi narrativi. Studiare la natura umana, comprese le sue perversioni o aberrazioni, può sempre avere un senso se dietro c'è uno scopo (narrativo, nell'ambito cinematografico). Qui, per quanto con Claudia ci si sia interrogati, il fine ultimo di raccontare questa storia non è stato trovato.
Tra un nonsense e un personaggio imbarazzante, un folle progetto e una trama a tratti ridicola, si finisce per non digerire questo "La piel que habito", bizzarro progetto che fatico tuttora a collocare in uno spazio ben definito. Folle? Ambizioso? Sopra le righe? Strampalato? Io l'ho trovato brutto e senza nulla da raccontare che non fosse l'evento scatenante della storia: chirurgo plastico rapisce per vendetta l'uomo che crede abbia stuprato la figlia e, pian piano, lo 'tramuta' in donna.
Non si può vivere di singoli shock narrativi, bisogna poi avere una trama, qualcosa da raccontare. A mio avviso, qui non c'è.
Consigli: Con tutti i bei film di Almodóvar che ci sono, questo può essere serenamente tralasciato.
Parola chiave: Vendetta.

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Ric

lunedì 14 novembre 2011

Film 327 - Un tè con Mussolini

Film del martedì tra tè e cenni storici.


Film 327: "Un tè con Mussolini" (1999) di Franco Zeffirelli
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco C., Andrea Puffo, Andrea, Diego
Pensieri: Arzille vecchiette anglofone risiedono a Firenze frequentando i giri migliori e godendosi il piacere della vita italiana. Sconvolge l'idillio la guerra.
Mussolini creduto eroe ed innovatore da una parte, dall'altra la vita sconvolta del popolo e, in questo particolare caso, delle signore inglesi che diventano, di fatto, nemiche della Patria.
Cuore della vicenda le storie di queste magnifiche signore (Maggie Smith, Judi Dench, Joan Plowright, Cher, Lily Tomlin) che, tra un'inamicizia e un ricredersi, una passione e un affetto e, soprattutto, l'amore per un bambino, attraversano gli orrori della guerra a modo loro. Come dirà in battuta finale Lady Hester Random/Maggie Smith, neanche la guerra e i tedeschi riusciranno a farle soccombere.
Un bel battaglione di star per Zeffirelli che amministra il tutto con un certo piglio da esportazione. Grandi nomi, ovviamente, richiamo pubblico, ma c'è da dire che la produzione investe in costumi ed effetti speciali come difficilmente si vede fare per una produzione italiana. Lo sforzo è premiato: i 12 milioni di dollari che richiede la pellicola, solo in America vengono ampiamente ripagati con un'ulteriore guadagno di 2 milioni rispetto all'investimento per produrlo. Non male per un film di guerra con protagoniste donne di una certa età.
"Un tè con Mussolini" mi è piaciuto, stupito soprattutto dalla ricostruzione della guerra con bombe e carri armati a rendere il tutto molto realistico. Inutile dire che il gruppo di attrici è il valore aggiunto, anche se devo dire che nessuno dei loro personaggi mi ha veramente conquistato. Non lo rivedrei, ma l'ho visto con piacere.
Consigli: Per chi ama il cinema storico o quando il cinema italiano incontra un badget tale da rendere degna di visione la rappresentazione della storia.
Parola chiave: Luca.

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Ric

mercoledì 9 novembre 2011

9 novembre 2010 - 9 novembre 2011: 2° anniversario!

09/11/09 – 09/11/11

Questo secondo anniversario presenta una coincidenza di date davvero divertente.
Dopo altri 365 giorni e 131 recensioni scritte (arriveremmo a 141 se fossi in pari con la scrittura e, invece, sono un po’ indietro. 50 – o 40 – in meno rispetto ad un anno fa) eccoci nuovamente a tirare le somme del blog. Quest’anno qualche piccolo cambiamento c’è stato. Innanzitutto l’esperimento della rubrica ‘Il verbo biondo’ che, però, necessita di trovare un suo spazio più definito e indipendente dalla struttura del blog stesso. Ci lavoreremo su con più calma. Intanto in silenzio ha racimolato un centinaio di visualizzazioni
Poi la necessità di sfoltire e alleggerire la pesantezza visiva e oggettiva della Home ha fatto sparire l’anteprima dei trailer, ridurre il numero dei post e diminuire le parole chiave semplicemente alle più citate. Cambiamenti strutturali che, insieme ad un’interfaccia più ‘fresca’ si sono resi necessari per rendere più piacevole l’insieme.
Lo scopo, però, è rimasto lo stesso. “Un film al giorno” è ancora il diktat che regna sovrano e, anche se ho dovuto adattarlo alla quotidianità (amici, lavoro, svago… in generale vita!), ho cercato di tenere la visione dei film – e relativa scrittura di recensione – sempre ai vertici delle mie cose da fare. Per carità, non è sempre facilissimo, però ho davvero tentato di fare del mio meglio!
Nell’insieme non posso che essere contento del risultato e felice nel ringraziare chi, durante questo ormai lungo percorso, è stato al mio fianco. Tra visioni al cinema, streaming casalingo, cene del lunedì/martedì, cineforum da saga e bizzarrie filmiche in solitaria, anche quest’anno ho saltellato da un genere all’altro, barcamenandomi tra film diversissimi tra loro, tra boiate pazzesche e perle che mi hanno scaldato il cuore. Sempre di più il cinema condiziona la mia vita.
Anche quest’anno qualche nome è d’obbligo.
Grazie in primis al gruppetto “Cena del…” (in disordine alfabetico: Andrea Puffo, Marco, Andrea, Giampy, Diego, Titti, Alice) che - con costanza - sopporta le mie proposte che dilagano da un genere all’altro. Dopo più di un anno di insalatone, dolci e ‘Real time’, siamo ancora seduti sullo stesso divano. Non era scontato.
Grazie a tutti coloro che, almeno una volta, hanno letto (e magari anche commentato) un mio post, qui o sulla pagina Facebook (link). Uno scambio di opinioni è sempre più che gradito e mi fa sentire meno cretino che a scrivere solo per me stesso.
Grazie a chi ha capito (o si è arreso al fatto) che la mia è una passione e, anche se a volte assomiglio più ad un database di informazioni su nomi di attori, collegamenti tra pellicole, Oscar e altre noiosissime stramberie nerd, non sono del tutto pazzo o disadattato. Il supporto – anche silenzioso – di chi mi sta vicino è molto apprezzato.
Ebbene da oggi si apre l’era dell’HollywoodCiak 3.0: vedremo che ne sarà di noi. Felice di questo secondo traguardo, vi lascio con qualche considerazione ‘tecnica’.
Rispetto all'anno scorso ho scritto 216 post in meno, ma ho evitato di arenarmi durante il periodo estivo, in cui quest'anno sono stato molto più produttivo dell'anno scorso. Da considerare, anche, che probabilmente ho visto comunque meno film rispetto al periodo 2009-10 in cui avevo più tempo a disposizione. Con 155 post totali (l'anno scorso 181), la media è di un post ogni due giorni e un pò.
Per quanto riguarda i commenti (che sono passati da 335 ai 119 di quest'anno), la media è di un commento a post. I più commentati sono:
1) 9 novembre 2009 - 9 novembre 2010: 1° compleanno! con 9 commenti totali;
2) Film 191 - Scontro tra titani
Film 200 - Il curioso caso di Benjamin Button
Film 213 - Black Swan
Film 214 - Il discorso del re
Film 285 - Intervista col vampiro - Cronache di vampiri con 4 commenti a testa.
Infine, i post con più visualizzazioni sono stati:
5) Film 260 - Il rito (739 visualizzazioni);
4) Film 280 - Shakespeare in Love (818 visualizzazioni);
3) Film 203 - La bella addormentata nel bosco (867 visualizzazioni);
2) Golden Globes 2011: le nomination (1531 visualizzazioni);
1) Film 198 - Rapunzel - L'intreccio della torre (3D) (3221 visualizzazioni).
Direi che, per quest'anno, siamo giunti al termine. Passo e chiudo.

Ric

martedì 8 novembre 2011

Film 326 - Scream 4

Quando si resuscita una saga bisogna sempre stare attenti a cosa si decide di farne. Qui il risultato lascia molto perplessi...


Film 326: "Scream 4" (2011) di Wes Craven
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Ma l’autoreferenzialità di questo film? Vive di una blanda filosofia basata sui precedenti tre capitoli e sull’influenza che gli stessi hanno avuto nella cultura popolare teen americana (e non) con tanto di fake “Scream” e rispettivi infiniti sequel più trash o splatter che davvero paurosi.
Ed è proprio qui che si arena “Scream 4”! Talmente seriamente preso a non prendersi sul serio, a dimostrare che la sua filosofia è essere propriamente conscio del prodotto filmico che incarna e a dimostrarlo con dialoghi di una pallosità allucinante che, tirando le somme, non c’è mai neanche un momento di paura! Tra una macellata e l’altra non c’è tensione, non c’è suspance, manca il brivido della caccia o l’orrore del sentirsi l’assassino alle spalle e spaere di non avere via di scampo.
Questo è un “horror” troppo scoperto, che butta troppa carne al fuoco, analizza con chirurgica coscienza ogni mossa (e quindi futura scena) e – non so quanto involontariamente – prepara lo spettatore a ogni atto della carneficina. Muoiono tutti e non c’è un criterio, tutti sembrano colpevoli anche senza una ragione. Di fatto si tira a caso. Un po’ come è stato fatto per la sceneggiatura.
Troppo presi ad assoldare un esercito di star (in declino o sulla breccia), distratti dalla necessità di elaborare un prodotto che sbeffeggiasse chi considera la cultura dell’orrore quale minore, di fatto questo ennesimo “Scream” è il peggiore che si sia mai visto, forse uno dei peggiori sequel della storia del cinema.
Recitato ai minimi sindacali (Emma Roberts, di solito capace, sfodera due occhi a palla da tossica e una serie di espressioni che neanche Britney Spears in “Crossroads - Le strade della vita”), scritto più con l’intento di elaborare il manifesto del cinema horror che un film dell’orrore, prodotto stantio e, purtroppo, privo di appeal, “Scream 4” vive di comparsate (camei infiniti in finti prologhi che celebrano l’originale e confondono lo spettatore inesperto. Della serie: quando non si capisce dove darci un taglio) e di anche fin troppo citate ex glorie di una saga che sarebbe dovuta terminare tempo fa.
Attira perché è “Scream”, perché al pubblico piace l’idea che forse ci sarà da essere spaventati, perché la curiosità di vedere chi è l’assassino o come muore una star (concedetemi l’espressione) fa parte di un malcelato voyerismo piuttosto in voga di questi tempi. Si ‘vende’ alla gente qualcosa che, in realtà, in pellicola non c’è. Non c’è tensione né paura né orrore né, alla resa dei conti, un film horror. E’ solamente l’autocelebrazione di sé stessi.
Unica nota positiva il cast. Presenti all’appello (ma non dall’inizio alla fine): Emma Roberts, Hayden Panettiere, Courteney Cox, David Arquette, Neve Campbell, Anna Paquin, Kristen Bell, Rory Culkin, Adam Brody e Heather Graham in un film proiettato nel film stesso.
Pessimo, di cattivo gusto ed inutile.
Film 1123 - Scream
Film 1249 - Scream 3
Consigli: Evitabilissimo.
Parola chiave: Popolarità.

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Ric

Film 325 - L'alba del pianeta delle scimmie

Per una domenica pomeriggio casalinga niente di meglio che un film leggero e scacciapensieri.


Film 325: "L'alba del pianeta delle scimmie" (2011) di Rupert Wyatt
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea Puffo
Pensieri: Avevo visto il precedente remake di Burton (che avevo trovato personalmente osceno) perdendo sinceramente ogni attrattiva verso la saga. Inutile dire che non si può giudicare un titolo solamente dalla riedizione commerciale che ne è stata fatta, ma comunque, vuoi perché non amo le scimmie, vuoi perché Burton mi ha guastato la festa, questo è un genere filmico che ha veramente poco appeal su di me.
Questa ennesima riedizione – qui venduta per prequel, ma è ambientato ai giorni nostri – ha però il grande pregio degli effetti speciali e di un cast (per me) di richiamo. Dopo la stramberia Oscar, James Franco è diventato una specie protetta da osservare il più possibile, caso dopo caso, per comprendere da dove potesse nascere una performance tanto sfocata quanto sballata. Ho sempre avuto un debole per lui, ha interpretato ruoli diversi e, in più, è notoriamente a suo agio nei blockbuster (“Spider-Man” 1, 2 e 3), quindi solo il fatto che lui fosse il protagonista – rimpiazzo dell’ultimo minuto di Tobey "Spider-Man" Maguire - mi ha convinto a dare una chance a questo “Rise of the Planet of the Apes”.
Spalle nella pellicola troviamo la bellissima Freida Pinto (“The Millionaire”, “Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni”, "Miral"), qui al suo esordio in un film ad alto consumo di pubblico. Non dice quasi una parola, ma a) per la sua carriera questa rimane una vetrina importante b) rimane comunque impressa nella mente dello spettatore.
Poi ancora troviamo John Lithgow (“Voglia di tenerezza”, “I Love Shopping”, “Dexter”), uno di quegli attori di cui hai sempre presente il viso, ma non sai mai associarlo ad un nome; Tom Felton direttamente dalla saga potteriana: insieme ad Emma Watson scommetto saranno i due unici superstiti da tenere d’occhio; Andy Serkis che, dal Gollum de “Il signore degli anelli” in poi, si impone sempre più come l’attore ‘invisibile’ che permette le ‘interpretazioni’ di King Kong, il Capitano Haddock ("Le avventure di Tintin: Il segreto dell'unicorno") o il Caesar di questo film.
Niente di particolare mi ha colpito di questa pellicola se non forse i set. Tra sequoie e il Golden Gate Bridge, l’aria che si respira è decisamente… fresca! Nonostante la gabbia sia la costante dei due terzi della pellicola, ammetto che l’immagine mentale che associo al film è quella finale (e decisamente rivoluzionaria) tra ponti e natura selvaggia.
“L’alba del pianeta delle scimmie”, che dovrebbe sia ricollegarsi al classico originale che far riflettere sul rapporto uomo e diverso (o uomo diverso) non è in toto efficace alla causa, forse perché troppo focalizzato sull’idea rivoluzionaria lasciando al singolo il compito di trovare tra le righe una tematica importante – che qui dovrebbe essere fondamentale – quale quella della diversità e del rispetto per chi non è noi. La tag line stessa fa capire quale sia veramente la direzione della pellicola “Evolution becomes revolution”. Di certo più funzionale ad un prodotto che gioca tra effetti speciali ed azione.
Tutto sommato godibile, ma si poteva far meglio. Ma sia chiaro: “L’alba del pianeta delle scimmie” batte nettamente “Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie”.
Consigli: Essendo prequel può essere visto tranquillamente anche dai non esperti della saga. E' un blockbuster con molti effetti speciali e grandi incassi ($175,888,652 solo in America), non si può pretendere che abbia anche un'anima.
Parola chiave: Alzheimer.

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Ric

lunedì 7 novembre 2011

Film 324 - Cowboys & Aliens

Sabato sera al cinema...


Film 324: "Cowboys & Aliens" (2011) di Jon Favreau
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Giuseppe
Pensieri: In effetti questa pellicola mixa due generi piuttosto lontani l'uno dall'altro: western e fantascienza. Non che ci sia nulla di male nel vederli accostati, ma comunque di primo acchito rimane un pò strano.
Nell'insieme il film è piacevole, i toni da far west ci sono tutti. L'avventura non manca, come i combattimenti e gli effetti speciali. Bene la colonna sonora di Harry Gregson-Williams che mi ha colpito specialmente in apertura (link).
Protagonisti della pellicola 007 Daniel Craig, il redivivo Harrison Ford, l'anoressica Olivia Wilde (tutta mascella), Sam Rockwell (di solito più outsider) e il Paul Dano di "Little Miss Sunshine". Il cast è buono e Craig è duro quanto basta per uccidere alieni, conquistare la bella e riuscire sempre a cavarsela da bravo paladino protagonista. Ha un viso poco armonioso, ma la presenza fisica c'è tutta.
Ford - che pare più sveglio del solito - è una buona spalla, finto burbero dal cuore tenero per un ruolo facilotto, ma che strappa più di un sorriso agli affezionati del leggendario Indi. La Wilde, invece, interpreta uno strano personaggio. Prima piace, poi perde punti quando si rivela per ciò che realmente è. Ma non è colpa dell'attrice, è la sceneggiatura che è scontata.
Insomma, l'insieme è buono e - ripeto - strano, ma non è male per passare una buona serata tra amici. Abbiamo capito che alieni e cowboy posso convivere. Ma non facciamone un sequel.

Consigli: Strano film e strano mix di generi. Ma non è male e si vede volentieri in compagnia.
Parola chiave: Bracciale.

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Ric

venerdì 4 novembre 2011

Film 323 - A Dangerous Method

Uno dei film che attendevo di più dalla Mostra del Cinema di Venezia.


Film 323: "A Dangerous Method" (2011) di David Cronenberg
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Andrea Puffo
Pensieri: Per questo film avevo non poche aspettative. E’ la terza collaborazione tra Cronenberg e Mortensen (le altre due sono piuttosto d’effetto: “A History of Violence” e “La promessa dell'assassino”), la trama sembra interessante, gli attori sono cool e capaci. Non potevo immaginare, però, che “A Dangerous Method” sarebbe stato così tanto diverso da come me lo aspettavo.
Imbarazzante la prima parte in cui la Knightley gioca a scardinarsi la mandibola tra un isterismo e l’altro. Tanta è la veemenza nella rappresentazione che si perde il senso di ciò che viene detto e il gioco dentale finisce per diventare qualcosa di ridicolo. Ero ipnotizzato da quella bocca.
Il resto del film è lento e poco appassionante, scambio epistolare di due geniacci d’avanguardia che “bisticciano” dopo essere stati complici e quasi uno l’erede dell’altro. Tra la rottura c’è anche lei, la Knightley/Spielrein, divisa da passione e pensiero (uno è Jung, l’altro Freud), che da paziente diventa dottore e recupera una vita che, senza la psicoanalisi, sarebbe stata buttata.
Ma il film è tutto qui, nemmeno tanto un elegio al lavoro dei due professori, né una macabra discesa nel mondo del perverso, men che meno una pellicola storica. Ciò che mi è rimasto impresso all’uscita dalla sala è stata la sorprendente scioltezza della mandibola della Knightley (nomination all’Oscar? Non saprei, ma l’Adademy spesso dispensa non tanto per il ruolo, quanto per il nome dell’attore. In questo caso, poi, un’eventuale nomination servirebbe all’Academy per ribadire che la scelta - che lasciò non pochi sorpresi - di candidare Keira per “Orgoglio e pregiudizio” qualche anno fa non fu un errore, bensì una scelta lungimirante), la statica espressione di Fassbender (che in inglese il gioco di interpretare la copia carbone di Jung renda meglio?), il ritmo che manca, le lettere dei due.
Avrei sinceramente preferito un piglio più storico-documentaristico e, certamente, mi sarei volentieri risparmiato il primo - imbarazzante - tempo in compagnia dell’isterica Sabina Spielrein.
Ps. C'è anche Vincent Cassel.
Consigli: Sarebbe interessante confrontare questo film con quello di Roberto Faenza "Prendimi l'anima" del 2002. Magari è migliore di questo...
Parola chiave: Psicoanalisi.

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Ric

giovedì 3 novembre 2011

Film 322 - Jane Eyre

Un film proposto da Ale e Leo che non mi sarei mai aspettato di vedere. Anche perchè non sapevo nemmeno fosse uscito nelle sale...


Film 322: "Jane Eyre" (2011) di Cary Fukunaga
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Ale, Leo, Ferdi
Pensieri: Come mio solito non mi sono informato in alcun modo a proposito di questa pellicola. Non conoscevo la storia del libro, non sapevo (ma avevo immaginato) che esistessero altre pellicole in merito alla sfortunata storia della Signorina Eyre.
Mai film è risultato più drasticamente lontano dalle mie aspettative. Ciò non ha alcuna connotazione negativa, semplicemente nella vuota e vaga idea riguardo alle possibili strade intraprese dalla trama, non mi sarei aspettato tale risultato.
Il film, come capita spesso per i rimaneggiamenti hollywoodiani, ha un’elevata propensione alla perfezione tecnica quasi a compensare una sceneggiatura non esattamente impeccabile. Forse troppo presi a rendere fedelmente i passaggi del libro, si sono dimenticati di rappresentarne degnamente l’atmosfera. Un primo tempo quasi horror, con una fotografia da brividi, lascia a tratti persplessi a tratti estasiati dalla piega inusuale intrapresa. Ma, come accade, alla rivelazione del mistero ogni fascino è perso.
Al di là del momento cupo, comunque, tutta la solitudine - tanto menzionata nei dialoghi - della maltratta Jane non è quasi mai percepita. Sarà che il suo personaggio non è mai da solo, sarà perché la solitudine è uno stato interiore, di fatto chi guarda non può che rimanere indifferente ai sentimenti della ragazza, in virtù del fatto che sceneggiatura, regia e montaggio non sono funzionali a rendere tale stato d’animo.
Al contrario, come si diceva, l’aspetto tecnico è tenuto in gran considerazione: fotografia eccellente, bei costumi, location e scenografie perfette.
Il cast è vario. Mia Wasikowska ("I ragazzi stanno bene", "Alice in Wonderland", "L'amore che resta") è Jane. Struccata e al limite dell’anoressia, interpreta il personaggio non sempre con la profondità necessaria, ma ha un particolare momento ‘di grazia’ durante la rivelazione del suo amore per Rochester sotto l’albero, in mezzo ai campi. Poi Judi Dench, composta e pacata, perfetta padrona di casa. L’ombroso Rochester, antipatico e superstizioso, padrone di un segreto che spezzerà il cuore di Jane e lo condurrà alla rovina è interpretato da Michael Fassbender, sempre più in auge negli ultimi tempi. Personalmente non lo trovo né così affascinante né così espressivo. Infine Jamie Bell (“Billy Elliot”), buono, ma con un risvolto poco piacevole. Non è male.
Insomma, ammetto che, all’uscita dalla sala, fossi confuso a proposito di questa pellicola. Non è un’ottimo prodotto, forse nemmeno buono, ma ha qualcosa di giusto. ll confronto post visione tra amici mi ha portato a vedere in chiave positiva l’intero progetto. Aggiungo, poi, che l’aver visto “A Dangerous Method” il giorno successivo, mi ha spinto ancor di più a pensare che, dopo tutto, questo film è molto meglio di come lo avessi giudicato in principio.
Consigli: Non è un film leggero, richiede attenzione e pazienza. Lo si ama principalmente per fotografia e paesaggi che, da soli, valgono buona parte del film.
Parola chiave: Bertha.

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Ric

mercoledì 2 novembre 2011

Film 321 - Disturbia

Nuovo film del martedì sera. C'era voglia di tensione...


Film 321: "Disturbia" (2007) di D.J. Caruso
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea Puffo, Andrea, Diego
Pensieri: Al tempo dell’uscita, “Disturbia” era stato presentato come un moderno “La finestra sul cortile”. Si immagina che il paragone non sia dei più facili, specialmente se si considera che il film di Caruso ha una componente horror-thriller molto più marcata del classico hitchcockiano (si capisce già da trailer e locandina).
Con mia grande sorpresa, all’epoca, il film mi era piaciuto abbastanza da comprarne il dvd. Rivedere una pellicola come questa non è mai un gran peso, ma, se mi è concesso dire che mi aspettavo una gran cagata, in effetti sono rimasto sorpreso dal non trovarmi di fronte ad una noiosissima boiata.
Il paragone di partenza tra i due titoli non sussiste se non per l’idea di essere costretti in casa per un lungo periodo e, muniti di binocolo, spiare il vicinato. Per il resto i due film non si assomigliano in nulla (ovvio che c’è un omicidio, ma non posso dire altro...).
Shia LaBeouf è un adolescente ribelle agli estremi dopo la morte del padre che finisce ai domiciliari senza possibilità di distrazioni. L’arrivo dei nuovi vicini con sexy figlia adolescente - oltre a causargli turbe psicologiche - innescherà un meccanismo da binocolo-addicted che aiuterà a far partire una storia che un pò tarda a cominciare. E’ o non è un assassino il vicino di casa David Morse? Servono le prove, ma LaBeouf non può uscire di casa...
Intrattenere intrattiene, qualche spavento lo causa, il ritmo ha un buon crescendo. Da un teen movie non si può pretendere molto altro, quindi devo dire che “Disturbia” fa esattamente il suo dovere.
Consigli: Spassoso e con una giusta dose di tensione. Ottimo in compagnia.
Parola chiave: Binocolo.

Trailer

Ric