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domenica 10 gennaio 2010

Film 55 - Sabrina

Venerdì sera non avevo voglia di far niente, quindi - strano - ho pensato di guardarmi un film. E ho coinvolto anche Ale. Strano...


Film 55: "Sabrina" (1954) di Billy Wilder
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: Ale, alla fine, ha detto che questo film è troppo lento. Non ha tutti i torti. Quello che succede in un ora e 48 minuti in questa pellicola, oggi sarebbe condensato in una mezzoretta. Erano altri tempi, sì! Tempi in cui gli sguardi erano importanti, la gestualità. E le tempistiche non erano da sparatoria, ma da sala da thé. Gli spettatori oggi sono cambiati e forse l'intolleranza verso un genere di commedia come questo deriva proprio dal mutamento di gusti. Non sto dicendo che sia negativo. Film come "2012" mi esaltano da morire! Però ogni tanto è bello ricordarsi che non bisogna per forza fare la gara a chi mette più roba in una sceneggiatura. Almeno si evita il frastuono stridente di un'accozzaglia di scemate che non c'entrano tra loro nemmeno con la scusa che è pur sempre un film...
Quindi, qui, cosa abbiamo? Una Audrey Hepburn sempre di basso ceto sociale (vedi post su "My fair Lady") nella classica scena amorosa da commedia: due uomini che se la contendono. Peccato che siano anche fratelli e decisamente molto ricchi. Uno più frivolo, l'altro anche troppo serio. Vincerà il secondo, nonostante Audrey/Sabrina fosse stata innamorata del primo praticamente tutta la sua vita. Sarà un viaggio a Parigi per imparare l'arte della cucina francese (solo a me risuona nella mente il nome Julia Child?!) - e dimenticare l'amore impossibile - che cambierà le carte in tavola.
Ovviamente la leggerezza di quest'opera strappa qualche sorriso e, probabilmente, ha contribuito a costruire quell'american dream di cui tutti al giorno d'oggi non possono fare a meno di parlare (o distruggere). C'è la rivalsa sociale, il riscatto amoroso, lo sdolcinato tira e molla degli amanti e l'happy end con tanto di follia per dimostrare all'amata il valore e la grandezza del proprio sentimento. Al giorno d'oggi una prova d'amore potrebbe essere il ricordarsi addirittura di un anniversario, ma i tempi son cambiati e pure le aspettative. Accontentarsi aiuta a non soffrire, guardare commedie romantiche anni '50, forse, ci ricorda che non sempre accontentarsi è la soluzione. Buon sogno!
Consigli: Pare che una gita a Parigi e l'incontro con un barone aiutino a rissollevare morale e aspetto esteriore. Provare per credere!
Parola chiave: Bicchieri in tasca.


Ric

martedì 29 dicembre 2009

Film 45 - La signora mia zia

Dopo averne sentito parlare, aver letto una pessima recensione del libro e aver visto il suddetto libro praticamente in ogni negozio del centro di Bologna, mi sono dedicato alla visione della versione cinematografica.


Film 45: "La signora mia zia" (1958) di Morton DaCosta
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Zia Mame? E chi non la vorrebbe come parente?! E' ricca, bazzica le star e le personalità di spicco, è divertente, intelligente, bellissima e, soprattutto, un vulcano in attività! Non c'è da stupirsi se Patrick, nipotino orfano (il padre è il fratello di Mame), la adorerà dal primo istante! Io pure, in effetti.
La stranezza di Mame è adorata dagli amici, temuta da parenti e nobili (o aspiranti tali) perchè il diverso non si uniforma, non cerca quello che cerchi tu ed è maledettamente imprevedibile. Del resto se non condividi niente con una persona, non puoi sapere cosa aspettarti da lei. Mame è così, amata e odiata, a seconda dei punti di vista. Anche perchè, diciamolo pure, eccessiva è eccessiva. Spende e spande, egocentrica da morire, adora gli hobby usa e getta e getta gli uomini per hobby... Insomma, davvero uno spirito libero. Peccato che il periodo non lo fosse per niente. Siamo negli anni del proibizionismo (cito Wikipedia, fonte di saggezza popolare: "Con il termine Proibizionismo s'intende per antonomasia il periodo fra il 1919 ed il 1933 in cui negli Stati Uniti, tramite il XVIII Emendamento e il Volstead Act, venne sancito il bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool per il consumo umano") e Mame si ritrova al verde come moltissimi dei suoi nobili amici. Prova a recitare, lavorare, sopravvivere, ma solo il ricchissimo amore per il petroliere Jackson Pickett Burnside la rimette in condizioni economiche favorevoli. L'amore nasce dopo la moneta, ma tutto si perdona a Mame, eccentrica e anticonformista. Qui si scivola un po'.
Ma il petroliere muore, Patrick cresce bigotto e Mame si ritrova con tre futuri parenti di una burinaggine (esiste?) impensabile. E Patrick che temeva di far brutta figura presentando la zia tanto strana... Comunque, tutto si risolverà - ovviamente - per il meglio e il piano anti-cafoni (o parvenue?) dell'energica Mame andrà a buon fine! E noi lo sapevamo...
Il film mi è piaciuto molto, ha dei bellissimi titoli di testa caleidoscopici e sbrilluccicanti, dei costumi fantastici, una prima attrice divina (mi ha ricordato un po' la Gloria Swanson di "Viale del tramonto" per classe e bellezza senza tempo) e un ritmo tutto suo davvero intrigante. E' intuibile la derivazione teatrale di questa pellicola per alcuni aspetti: moltissimi interni - anche se, grazie al cielo, gli esterni sono girati all'aperto e non in studio come in "My Fair Lady" - e una divisione per 'capitoli' delle scene che terminano sempre con l'oscuramento del set, attori immobili come statuine dopo l'ultima battuta, e luce a occhio di bue su Mame/Rosalind Russell. Questo aspetto particolare suppongo riprenda anche la suddivisione interna del libro stesso da cui è tratto questo film, che, mi dice sempre Wiki, è narrato per storielle quasi separate una dall'altra.
Infine, curiosità: 6 nomination all'Oscar tra cui miglior film e attrice protagonista. Quest'ultima è decisamente da riscoprire!
Consigli: Da guardare avvolti da una stola di pelliccia (sintetica) e una tiara di diamanti (vera, possibilmente)! Oppure in smoking. Très chic.
Parola chiave: Vivi, vivi, vivi!


Ric

giovedì 24 dicembre 2009

Film 40 - My Fair Lady

Questo è uno di quei film 'da vedere' nella filmografia ideale di mia nonna. Non potevo non vederlo prima o poi...


Film 40: "My Fair Lady" (1964) di George Cukor
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: prima parte con Ale, poi nessuno
Pensieri: Una domanda su tutte: ma solo io ho trovato questo film infinitamente maschilista? E' una mia impressione o la Hepburn/Eliza Doolittle viene continuamente sminuita, trattata a pesci in faccia e derisa perchè donna e, per giunta, di basso ceto sociale? Ok che eravamo negli anni '60, ma sono rimasto un po' perplesso. Tra l'altro il suo personaggio per la prima ora non fa altro che urlare e dimenarsi, neanche fossimo in un film con la Loren... E poi perchè nel doppiaggio italiano di Eliza la fanno parlare in dialetto barese?! Neanche avessero chiesto consulto a Lino Banfi. Boh... Poi, però, all'improvviso (oddio, neanche tanto all'improvviso... dopo 1 ora e mezza di film) Eliza capisce che la 'a' non si pronuncia come la 'e' ed il miracolo si compie (nelle successive 2 ore e mezzo).
Il film è lunghissimo e i numeri di canto sinceramente un po' troppi. Visivamente è di impatto, molto bello, ma si capisce subito che è tutto finto, che è tutto un interno e un po' sembra di respirare aria viziata. Tra la povertà e l'ascesa alla grazia regale c'è un passaggio intermedio, quasi ibrido umano, in cui Eliza alle corse è ben vestita e preparata, ma le scappa un 'culo' di troppo: tutta l'alta società inglese scandalizzata e, finalmente, un po' di movimento (anche se pure la corsa dei cavalli è su erba sintetica...).
La critica alla società inglese di Cukor è spietata: negli alti ranghi sono tutti dipinti come rigide statue dalla capacità di esplicitare emozioni pari a quella di un fagiolo, abili solo a parlar di tempo e salute e allenatissimi a disprezzare chi sia di ceto inferiore. I poveracci sono dei volgari che non conoscono nemmeno la loro lingua madre e, forse, meritano di rimanere dove sono. Solo Eliza, grazie alle sue capacità e all'incoraggiamento costante dei sue due maestri (il più maschilista è il Professor Higgins) può riscattare la sua condizione di popolana di ultimo livello, aiutata anche (o soprattutto?) dalla sua bellezza. Raggiunto lo scopo, i due maestri si bulleranno della loro impresa (non far capire a nessuno dell'alta società che Eliza è, in realtà, una popolana) senza riconoscere alcun merito alla poveretta, che se fosse stata donna nel 2000 avrebbe mandato a cagare Higgins e i suoi modi maleducati, per non dire da cavernicolo. Quest'ultimo è talmente antipatico che perfino sua madre, nel film, non lo sopporta. Vorrà pur dire qualcosa...
Tutto sommato, comunque, ho visto volentieri questo film ed ero sinceramente curioso di vederlo. Merita il successo che ha avuto, specialmente per le ottime credenziali tecniche (costumi, scenografia - sarà pur finta, ma è fatta bene -, fotografia). Mi ha fatto un po' ridere, però, sempre nell'episodio delle corse, il vestito di Eliza. Higgins le fa cucire su misura dal sarto quello che lui stesso definisce come un vestito sobrio e privo di fronzoli, quando in realtà è un vestito intero a sirena bianco e nero con un enorme cappello, il tutto ricoperto da frappe di ogni genere. Il trionfo del kitch. Solo la Hepbrun avrebbe potuto star bene anche con quello. Per lei, comunque, neanche una nomination agli Oscar del '65, mentre il film ne ha vinti 8, compreso miglior film, regia e attore protagonista (Rex Harrison/Higgins). Un extra: per chi volesse, la mia amica Gloria ha recitato la parte di Eliza in un musical ispirato a questo film. Non ho sentito la versione originale delle canzoni cantate dalla Hepburn, ma assicuro che Glo è piuttosto brava! Date un'occhiata se vi va.

Consigli: Guardatelo quando avete molto tempo a disposizione!
Parola chiave: La rana in Spagna gracida in campagna.


Ric