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lunedì 7 marzo 2022

Film 2092 - King Richard

Intro: Ero curioso di vederlo, anche se con i film sugli sport ci vado sempre un po' cauto.

Film 2092: "King Richard" (2021) di Reinaldo Marcus Green
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: "King Richard" o il film di cui non sapevo di avere bisogno.
Ben raccontato, dal ritmo serrato nei momenti giusti e con una storia pazzesca da portare sul grande schermo - gli inizi delle due fuoriclasse del tennis Venus e Serena Williams - questo film mette in fila tutti gli elementi giusti che mescolano biopic, racconto di formazione, 'feel good' movie, dramma e riscatto, credere in sé stessi, l'importanza della famiglia e del supporto di chi ci vuole bene e crede in noi. C'è una marea di buonismo, ovviamente, ma non di quel tipo stucchevole e hollywoodiano, quanto più un avvolgente abbraccio di gruppo dalla famiglia Williams allo spettatore. Il che è una bella sorpresa.
Poi, sì, diciamo che per focalizzarsi e pompare al massimo sull'atipicità delle circostanze, la storia mette un po' da parte elementi che altrimenti avrebbero richiesto troppo spazio - tra le 5 sorelle adolescenti c'è a malapena qualche screzio ogni tanto, ognuna sta al proprio posto, obbedisce e porta a casa solo ottimi risultati - e la testarda sicurezza del sig. Williams rispetto alle capacità atletiche da fuori classe delle figlie dà spesso sui nervi, però in generale la pellicola è in grado di compensare questi aspetti con momenti di buono sport cinematografico e una performance trascinante di Will Smith (forse non così strabiliante da farmi gridare Oscar, ma sicuramente l'elemento trainante di tutta questa operazione. E anche se la performance non dovesse essere la migliore dell'anno, sicuramente il riconoscimento sarebbe meritato considerata la magnifica carriera dell'attore).
Insomma, ammetto che "King Richard" mi abbia sorpreso in positivo, soprattutto perché sono sempre un po' restio a recuperare questi film sportivi, specialmente quando poi ricevono una marea di plausi dalla critica (il che di solito significa che rimarrò deluso, vedi per esempio "Moneyball"). Ben fatto.
Cast: Will Smith, Aunjanue Ellis, Saniyya Sidney, Demi Singleton, Tony Goldwyn, Jon Bernthal.
Box Office: $36.3 milioni
Vale o non vale: Il film funziona e la narrazione procede senza intoppi mixando insieme la giusta dose di dramma, film sportivo, racconto sul riscatto e quella leggerezza e sensazione di soddisfazione confortante che solo certe pellicole sono in grado di lasciare. Vedere per credere.
Premi: Candidato a 6 premi Oscar per il Miglior film, attore protagonista (Smith), attrice non protagonista (Ellis), sceneggiatura originale, montaggio e canzone originale ("Be Alive" di Beyoncé, Dixson); 4 nomination ai BAFTAs per Miglior attore protagonista, attrice non protagonista, casting e sceneggiatura originale. Ai Golden Globes 2022 ha vinto per il Miglior attore protagonista drammatico (Smith) su 4 nomination (le altre per attrice non protagonista, canzone originale e film drammatico).
Parola chiave: Humble.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 25 dicembre 2014

Film 841 - Pretty Woman

Alla scoperta della carriera cinematografica di Julia Roberts - Atto terzo.

Film 841: "Pretty Woman" (1990) di Garry Marshall
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Pretty woman, walking down the street
Pretty woman, the kind I'd like to meet"
Una canzone famosissima per un film ancora più famoso, addirittura di culto. "Pretty Woman" è la storica pellicola che ormai più di 20 anni fa lanciò letteralmente nell'olimpo delle star mondiali la Roberts e Richard Gere, un duo che, tra l'altro, saprà bissare il clamoroso successo sul grande schermo grazie alla successiva commedia romantica sempre diretta da Garry Marshall: "Se scappi, ti sposo" (pellicola che, parentesi degenerativa tutta italiana, ha avuto l'infausto merito di inaugurare la tutt'ora attiva stagione del 'se... ti'. Esempi celebri "Se mi lasci ti cancello", "Se sei così ti dico sì", "Se ti investo mi sposi?" e altre fregnacce simili).
Tornando a noi, "Pretty Woman" è uno di quei film che DEVI aver visto, che sai a memoria, che non manca nella tua collezione di dvd, che richiama una serie di ricordi, che ha fatto sognare un paio di generazioni. Tutte cose che, fino a qualche settimana fa, per me erano solo vuote parole, frasi celebri più volte pronunciate da amici prima di apostrofarmi stupefatti: "Come non lo hai mai visto?!".
A questa sconcertante verità si è dovuto porre rimedio, cosicché non si dica più che mi manchi un tassello fondamentale della cultura pop anni 90, esempio perfetto di cinema di massa che collega alla perfezione le due decadi fra cui è a cavallo.
La nostra Vivian Ward, signorina allegra della strada, è una che ha un gran fisico e chiacchiera a manetta, colpisce per il giga-sorriso ma ancora di più per il volume della chioma e, successivamente, delle parolacce che spara. Vivian è forgiata dalla strada da cui proviene, si è adattata giocoforza e ora è quello che è: una con degli stivali alla coscia e un vestitino che è il risultato dell'incrocio tra l'elastan e un buco nero.
Al contrario, Edward Lewis è uno che può permettersi tutto - anche la strada, ovviamente - ma è scontento della sua vita, almeno da un certo punto di vista. Ma non solo, perché è anche onesto e con uan certa morale per gli affari, che sopraggiunge dopo, a dire il vero, che la morale puritana è stata scaricata sul marciapiede.
Questi due tipi umani sono la ciliegina e la torta, un connubio perfetto di amore in divenire che saprà diventare non solo reale, ma anche cult. Ed è così che si forgia una carriera: con ruoli forti e un titolo stellare. I due signori in carrozza a questo giro, Roberts e Gere, sapranno fare tesoro di questo mantra della vita, finendo più volte a rivestire panni decisamente simili in titoli decisamente romantici, il tutto per un'eterna spirale che, vissuta al contrario, riporterà sempre e comunque al punto di partenza: questo.
E allora diciamolo pure che "Pretty Woman" tutto sommato mi è piaciuto, mi ha divertito e intrattenuto. Ho amato questa Julia scurrile e bagascia (all'acqua di rose però) impreziosita di Chanel e desiderosa di riscatto sulle commesse frigide. E' naturale che questo ruolo femminile così forte mi abbia ricordato quello di "Erin Brockovich" e la naturale congiunzione è stata ben gradita. Gere, dal canto suo, era già "Ufficiale e gentiluomo", ma anche e soprattutto un "American Gigolo", titolo che lo avvicina di molto alla protagonista qui. E comunque bisogna concedergli che fosse proprio un bell'uomo.
Tutto sommato, quindi, pollice in su per questo titolo di riferimento del cinema moderno, classico esempio di come il mainstream riesca sempre a farla da padrone al pari del lieto fine. Che c'è anche qui, ma poi che ve lo dico a fare? Lo sapevate già da molto, molto più tempo di me.
Ps. Questo ruolo è valso alla Roberts la sua seconda nomination all'Oscar e il suo secondo Golden Globe vinto di fila. I precedenti erano stati, alle rispettive cerimonie del 1990, per "Fiori d'acciaio".
Box Office: $463,407,268
Consigli: Tra i film migliori per le feste. Non perché abbia un particolare spirito natalizio, pasquale o di fine anno, ma semplicemente perché è un titolo per tutte le occasioni. Ci si siede sul divano, si fa partire il film e si lascia che la storia ci coinvolga, ci rilassi, ci faccia dimenticare che poi, se ci pensiamo un attimo, la festa è già finita. E allora va bene, sognano ancora un po'. Con Julia, che riesce quasi sempre a farcelo fare.
Parola chiave: Baciare con la lingua.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 19 settembre 2012

Film 452 - Project X - Una festa che spacca

Sulla falsa riga di "Finalmente Maggiorenni" e "Suxbad - Tre menti sopra il pelo"...


Film 452: "Project X - Una festa che spacca" (2012) di Nima Nourizadeh
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Già dal trailer si capisce che le tematiche principali di questo film sono il riscatto sociale, fare casino ad ogni costo - vedi sfasciarsi -, sesso e tutto ciò che ne deriva. Con questi presupposti è bene ricordare che approcciandosi a questo tipo di film i contenuti non potranno essere di alto livello.
Detto ciò "Project X" è divertente soprattutto nel finale e, anzi, per una buona parte delle riprese della festa in atto ci si annoia abbastanza. Inutile guardare la festa, più che altro ci si vorrebbe essere, diciamo.
Il tutto ruota, chiaramente, attorno ai tre nerd protagonisti che vogliono assolutamente cambiare la loro condizione per tramutarla in quella di cool attraverso l'organizzazione della festa del secolo. Un party di compleanno che sfocia in guerriglia urbana si può certamente definire epico. Di conseguenza, oltre a doversi trovare dei buoni avvocati, i ragazzi riusciranno nel loro intento. La pellicola come prodotto in sé è fedele a quello che promette, ma in fin dei conti forse mi aspettavo qualcosa di più. Meno festeggiamenti - si insiste troppo a proporre immagini di ragazzi che ballano o bevono, vista una viste tutte - e più colpi di scena sarebbero stati certamente più graditi. Capisco, comunque, che puntando su un pubblico giovanile definibile come 'casinaro', il lusso di concedersi una trama praticamente nulla giocando tutto sull'appeal del divertirsi-distruggendosi-è-figo si poteva rischiare. Del resto anche io l'ho visto solo per quello...
Risultato più che sbalorditivo al botteghino (l'idea ha funzionato!): 12 milioni per produrlo, $100.9 milioni di dollari di incasso in tutto il mondo.
Consigli: E' solo un film su una festa che tramuta in in anarchia. Se la serata è all'insegna del vuoto cosmico, questo è il film che fa per voi.
Parola chiave: Nano.

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BB

martedì 12 giugno 2012

Film 414 - Erin Brockovich - Forte come la verità

Scaricato per nonna, alla fine mi è tornata voglia di vederlo...


Film 414: "Erin Brockovich - Forte come la verità" (2000) di Steven Soderbergh
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Terza nomination e primo Oscar per Julia "non proprio simpatia" Roberts, "Erin Brockovich" è un film aggressivo, ma sui buoni sentimenti. Ispirato alla vera persona Erin Brockovich (che recita qui anche in un cameo), si narra la vertiginosa scalata della donna dal basso del conto in banca 0 alla vincita della causa multimilionaria con risarcimenti da capogiro contro la Pacific Gas and Electric Company, causa della contaminazione delle acque in una cittadina californiana. Tra malati terminali e storie strappalacrime, una Julia Brockovich con le tette in gola raccoglie prove e seduce motociclisti (Aaron Eckhart), si incazza contro il capo (Albert Finney) e parla di pompini come Carrie delle Manolo. Ci sta, il tutto regge.
Da qui il vero declino della carriera della Roberts che, dopo tanti successi, si vede in ultima battuta accreditare un riconoscimento mondiale che merita sì e no e che la catapulta, perciò, nell'universo dei soddisfatti e dimenticati. Da allora "The Mexican", "I perfetti innamorati", "Confessioni di una mente pericolosa", "Full Frontal", "Mona Lisa Smile", "Closer", "Ocean's Twelve" (orrendo), "La guerra di Charlie Wilson", "Fireflies in the garden - Un segreto tra di noi", "Duplicity", "Appuntamento con l'amore", "Mangia Prega Ama", "L'amore all'improvviso - Larry Crowne" e l'ultimo "Biancaneve". Tutte pellicole tra il brutto e il flop o, fortunatamente, con suoi ruoli marginali. Solo negli ultimi tempi la Roberts ha visto la sua stella tornare ad illuminarsi leggermente, ma mai come durante i fastosi anni '90.
Tra i suoi pochi film che riesco a rivedere con serenità (sarà perchè è un film di Soderbergh con Albert Finney...) e riuscendo tutte le volte ad appassionarmi - le storie in tribunale mi piacciono da morire! -, "Erin Brockovich - Forte come la verità" è una buona pellicola con il pregio di dipingere un'attrice hollywoodiana in maniera meno zucchero-stereotipata e, soprattutto, trattando una storia (vera) interessante in maniera chiara e ben approfondita.
Ps. 5 candidature all'Oscar (tra cui film, regia e sceneggiatura), ma vince solo la Roberts. Tra i personaggi minori spicca Marg Helgenberger, famosissima protagonista di "CSI: Scena del crimine".
Film 414 - Erin Brockovich - Forte come la verità
Film 2008 - Erin Brockovich
Consigli: Si rivede sempre volentieri, specialmente per l'interpretazione brillante della Roberts e per la storia interessante che viene raccontata.
Parola chiave: Cromo esavalente.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 24 aprile 2012

Film 395 - The Help

Secondo film 'di gruppo' sul maxi schermo dell'aereo verso Roma. Un altro film che avevo già visto ma, questa volta, in italiano.


Film 395: "The Help" (2011) di Tate Taylor
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Desideravo rivederlo proprio nella mia rotta verso la capitale e, anche se pareva che il destino non volesse permetterlo, sono riuscito comunque nel mio intento di godermi "The Help" per la seconda volta.
A un mese dagli Academy Awards mi rendo sempre più conto che Octavia Spencer, per quanto simpatica, non meritasse più di altre quell'Oscar alla non protagonista della stagione 2011. Non più di Jessica Chastain, per esempio. Eppure nell'insieme la cosa mi infastidisce il giusto e godo piacevolmente dello svolgersi della trama.
Tra le magnifiche signore qui presenti, oltre alle due già citate, anche un'altra gettata di nomi della Hollywood che emerge (Emma Stone, Bryce Dallas Howard) e di quella che già più collaudata (Viola Davis, Allison Janney) a formare un cast femminile di grande impatto al servizio di una pellicola che conquista per molti motivi.
La trama è ben sviluppata e presenta un colpo di scena finale piuttosto ad effetto che, mi spiace dirlo, non piacerà ai palati raffinati. Vincente la scelta di personaggi semisconosciuti ma ognuno funzionale al suo ruolo a formare un ensemble omogeneo e corale al punto giusto. Abbastanza evidenti - ma tenuti giustamente alla larga - i richiami ai classici della cinematografia ormai cult sul tema del razzismo e del riscatto sociale ("Il colore viola", "Precious", "Le regole della casa del sidro", "Fiori d'acciaio", ecc). Bene, infine, la parte tecnica stranamente ignorata in toto dall'Academy (costumi, fotografia tanto per dire).
E' una di quelle classiche pellicole che piace al pubblico bisognoso di avere un lieto fine, collocabile tra il blockbuster 'impegnato' e il chick flick per signore. Ma, tutto sommato, è un'ottima compagnia e, se ci si ragiona un secondo, parla senza cadere nell'autocommiserazione di un momento della storia umana che non può non lasciare impressionati. Aibileen è buona nonostante nella vita abbia ricevuto solo merda (mi scuserete, ma il termine è appropriato) e riesce a riscattare sé stessa con dignità e senza mai sporcarsi le mani. L'integrità morale - al cinema come nella vita - è difficile da trovare. Anche se in toni decisamente 'easy' ogni tanto è bello sentirsi raccontare una storia che ne parla.
Ps. Il cast: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Allison Janney, Jessica Chastain, Ahna O'Reilly, Chris Lowell, Cicely Tyson, Mike Vogel, Sissy Spacek, Anna Camp, LaChanze, Mary Steenburgen, Leslie Jordan, David Oyelowo e Dana Ivey.

Film 386 - The Help
Film 395 - The Help
Film 526 - The Help
Film 1631 - The Help
Consigli: Bello e con l'anima. Non un capolavoro, ma nel panorama 'Oscar 2012' è una delle poche pellicole che vale davvero la pena di vedere.
Parola chiave: Harper & Row.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 30 novembre 2011

Film 336 – L'amore all'improvviso - Larry Crowne

Le premesse non erano esattamente fantastiche, ma perchè non dare una possibilità a due che per decenni hanno saputo intrattenere il pubblico cinematografico mondiale?


Film 336: "L'amore all'improvviso - Larry Crowne" (2011) di Tom Hanks
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Daniele
Pensieri: Dopo alcuni episodi tv e un altro lungometraggio (“Music Graffiti” del 1996) Tom Hanks torna alla regia di un film – che scrive insieme alla Nia Vardalos, famosissima per “Il mio grosso grasso matrimonio greco”, di cui Hanks era produttore – che, in sostanza, non ha nulla da raccontare.
Larry Crowne, più volte impiegato del mese e più facilmente scambiato per ritardato e disadattato sociale, viene licenziato dal posto di lavoro perché non ha fatto l’università. Deciderà, quindi, di rimboccarsi le maniche per rimettersi in carreggiata e cominciare una nuova vita. E, già che c’è, rimorchiare anche la disillusa professoressa Julia Roberts, detentrice del corso che, pare, cambia la vita di Larry.
In sostanza si gioca di incontri fortuiti. Larry Crowne non sa niente di nulla. Al suo primo giro in un’università incontra il rettore che lo indirizza a (ben) quattro corsi che gli permetteranno di cavarsela nel suo futuro slancio verso una vita migliore. Beccherà a) il corso con la Roberts che, appunto, gli cambierà la vita; b) certi compagni di corso troppo cool perché gironzolano in moto per la città che lo tireranno subito in mezzo e gli rifaranno pure il look; c) i corsi giusti di economia per potersi liberare di una casa ormai troppo grande per lui che affibbierà alla banca; d) l’amore della prof Roberts. Tutto questo, il nostro protagonista, lo ottiene senza far nulla. E’ vero, per carità, che all’università lui si applica e nel frattempo lavora pure, ma non può essere che nella vita tu proceda solo per culo. O sbaglio?
Sarà anche che io difetto di simpatia per chi è palesemente troppo fortunato, comunque questo “Larry Crowne” (l’altra parte di titolo l’hanno, ovviamente, aggiunta i distributori italiani con la solita creatività che li distingue) non mi è piaciuto. La banalità semplicistica della trama è sconcertante e lascia un po’ basiti che uno come Hanks, che è riuscito a salvare una barba mortale come “Cast Away”, sia caduto ingenuamente nella trappola star+star = successone al botteghino.
Già, perché questa pellicola è stata un clamoroso flop praticamente ovunque (52.4 millioni di $ incassati in tutto il mondo), segnale forte e chiaro che al pubblico Julia Roberts ha un po’ rotto le palle. Non posso dire che questo sia totalmente vero riguardo a Tom Hanks visto che “Il codice Da Vinci” & co. sono stati piuttosto floridi in quanto ad incassi, ma per colei che per anni è stata l’incarnazione vivente della fidanzata ideale americana, si può dire che sia da tempo giunto un evidente declino. L’ultimo suo successo commerciale è stato “Mangia Prega Ama” che, nonostante la notorietà del libro da cui è tratto, nel mondo non è riuscito a superare nemmeno i 200milioni di $. Un vero smacco per una che, un tempo, arrivava 256mln (“Erin Brockovich – Forte come la verità”, 2000), 309mln (“Se scappi ti sposo”, 1999) o 363mln (“Notting Hill”, 1999)… Non certo pellicole dalle trame intense, complesse o straripanti di originalità, eppure clamorosi incassi al box office. Julia, insomma, non è più sinonimo di certezza commerciale.
Sarà, dunque, che i due vedono le loro stelle un po’ appannate, comunque questa pellicola di certo non ha aiutato loro né si è distinta per creatività o originalità. Poi, per carità, vederla non uccide nessuno, ma è anche vero che, se si vuole raccontare qualcosa, sarebbe meglio ci fosse, appunto, qualcosa da dire. E qui non c’è.
Ps. Hanks non dimentica la moglie Rita Wilson (famosa per essere sua moglie) e le regala una piccola parte nella pellicola nel ruolo di impiegata della banca.
Consigli: Niente di nuovo sotto il sole. Un film che, più che altro, va visto se si è fan della coppia di attori o, quantomeno, di uno dei due. Ma non aspettatevi niente di che, davvero.
Parola chiave: Riscatto.

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Ric

lunedì 1 marzo 2010

Film 83 - The Blind Side

In fase pre-Oscar, lunedì scorso io e Ale ci siamo dati alla documentazione per le nostre previsioni della serata del 7 marzo!


Film 83: "The Blind Side" (2009) di John Lee Hancock
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Ale
Pensieri: Tutti si domandano: ma come ha fatto Sandra Bullock a ricevere una nomination all'Oscar quando, fino a ieri, non riusciva nemmeno a recitare in un film che non fosse incentrato nelle dinamiche di coppia in versione simpatica? Ebbene, la risposta pare ci sia e, ovviamente, è proprio in questo film. Leigh Anne Tuohy deve essere evidentemente la sorella ricca e cotonata di Erin Brockovich, perchè altrimenti non si spiega tanta attenzione da parte delle giurie dei premi americani.
Sì, lo so bene anche io che un Oscar non equivale alla bravura, ma ormai soprattutto ad una manovra commerciale, comunque rimane ancora strano per me pensare a Sandra "Speed" Bullock come ad una delle possibili prossime vincitrici. Tra l'altro la concorrenza nella sua categoria non è delle più agguerrite, quindi si potrebbe anche pronosticare in suo favore (non a caso il riferimento ad Erin Brockovich...).
In ogni caso, sia quel che sia, il film non è male. Parla di football, quindi se mi è piaciuto vuol dire che dev'essere proprio carino... Da sottolineare, tra l'altro, la realtà della storia, ispirata alla vita del campione di football Michael Oher dei Baltimore Ravens.
Si inizia dal basso, dalla tristezza e desolazione della vita di un ragazzo senza casa e famiglia, lasciato vivere allo sbando dalla madre che di lui se ne frega fin dall'infanzia. Poi, pian pian, si risale, anzi, si scala letteralmente una vetta altissima da raggiungere, ossia l'affermazione sociale, il riscatto e il successo oltre che, ovviamente, l'amore di una vera famiglia. Le palle quadrate di Sandra Bullock/Leigh Anne Tuohy spronano un ragazzo dal quoziente intellettivo più basso della media, a diventare qualcuno nonostante le evidenti difficoltà iniziali.
Cosa deduciamo, in sintesi, noi spettatori? Beh, innanzitutto che per essere davvero qualcuno e sfondare devi avere qualcosa di speciale che ti caratterizzi. Oher è una muraglia cinese, tiene testa a qualunque altro giocatore e per questo è il migliore nel suo genere. Come copre i punti ciechi lui, nessun'altro.
Poi fa comodo un supporto. Qualcuno che veda in te il tuo potenziale e ti sproni a realizzarlo. Come? (Altra deduzione) Meglio se con un bel po' di soldi. C'è poco da fare: se non fanno la felicità, ti levano comunque un sacco di problemi! Se il gigante Oher fosse capitato a casa della zia Brockovich, sto gran cavolo che mi diventava un affermato football player! Al massimo faceva il babysitter dei nipotini...
E, per concludere, le palle quadrate fanno la differenza. Sempre.
Insomma, per finire direi che il film non è malvagio, ma porta in visione una realtà sì sfortunata, ma maledettamente fortunata alla fine. Con tutto il rispetto per queste persone che, nella vita vera, hanno saputo accogliere a braccia aperte uno sconosciuto non ben identificato, ci terrei solo a far notare che con i miliardi in banca di poveracci dalla strada ne raccogli anche 10mila... Chiusa la parentesi cinica, aggiungo che Sandra non se la cava male, ma sicuramente ha sorpreso una buona interpretazione quando l'abitudine vuole che la mediocrità la faccia da padrone. Basta questo per un Oscar?
Film 299 - The Blind Side
Film 1442 - The Blind Side
Consigli: Guardatelo sottotitolato, altrimenti tutti i termini tecnici del football vi manderanno in confusione!
Parola chiave: Ole Miss.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 10 gennaio 2010

Film 55 - Sabrina

Venerdì sera non avevo voglia di far niente, quindi - strano - ho pensato di guardarmi un film. E ho coinvolto anche Ale. Strano...


Film 55: "Sabrina" (1954) di Billy Wilder
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: Ale, alla fine, ha detto che questo film è troppo lento. Non ha tutti i torti. Quello che succede in un ora e 48 minuti in questa pellicola, oggi sarebbe condensato in una mezzoretta. Erano altri tempi, sì! Tempi in cui gli sguardi erano importanti, la gestualità. E le tempistiche non erano da sparatoria, ma da sala da thé. Gli spettatori oggi sono cambiati e forse l'intolleranza verso un genere di commedia come questo deriva proprio dal mutamento di gusti. Non sto dicendo che sia negativo. Film come "2012" mi esaltano da morire! Però ogni tanto è bello ricordarsi che non bisogna per forza fare la gara a chi mette più roba in una sceneggiatura. Almeno si evita il frastuono stridente di un'accozzaglia di scemate che non c'entrano tra loro nemmeno con la scusa che è pur sempre un film...
Quindi, qui, cosa abbiamo? Una Audrey Hepburn sempre di basso ceto sociale (vedi post su "My fair Lady") nella classica scena amorosa da commedia: due uomini che se la contendono. Peccato che siano anche fratelli e decisamente molto ricchi. Uno più frivolo, l'altro anche troppo serio. Vincerà il secondo, nonostante Audrey/Sabrina fosse stata innamorata del primo praticamente tutta la sua vita. Sarà un viaggio a Parigi per imparare l'arte della cucina francese (solo a me risuona nella mente il nome Julia Child?!) - e dimenticare l'amore impossibile - che cambierà le carte in tavola.
Ovviamente la leggerezza di quest'opera strappa qualche sorriso e, probabilmente, ha contribuito a costruire quell'american dream di cui tutti al giorno d'oggi non possono fare a meno di parlare (o distruggere). C'è la rivalsa sociale, il riscatto amoroso, lo sdolcinato tira e molla degli amanti e l'happy end con tanto di follia per dimostrare all'amata il valore e la grandezza del proprio sentimento. Al giorno d'oggi una prova d'amore potrebbe essere il ricordarsi addirittura di un anniversario, ma i tempi son cambiati e pure le aspettative. Accontentarsi aiuta a non soffrire, guardare commedie romantiche anni '50, forse, ci ricorda che non sempre accontentarsi è la soluzione. Buon sogno!
Consigli: Pare che una gita a Parigi e l'incontro con un barone aiutino a rissollevare morale e aspetto esteriore. Provare per credere!
Parola chiave: Bicchieri in tasca.


Ric

giovedì 24 dicembre 2009

Film 40 - My Fair Lady

Questo è uno di quei film 'da vedere' nella filmografia ideale di mia nonna. Non potevo non vederlo prima o poi...


Film 40: "My Fair Lady" (1964) di George Cukor
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: prima parte con Ale, poi nessuno
Pensieri: Una domanda su tutte: ma solo io ho trovato questo film infinitamente maschilista? E' una mia impressione o la Hepburn/Eliza Doolittle viene continuamente sminuita, trattata a pesci in faccia e derisa perchè donna e, per giunta, di basso ceto sociale? Ok che eravamo negli anni '60, ma sono rimasto un po' perplesso. Tra l'altro il suo personaggio per la prima ora non fa altro che urlare e dimenarsi, neanche fossimo in un film con la Loren... E poi perchè nel doppiaggio italiano di Eliza la fanno parlare in dialetto barese?! Neanche avessero chiesto consulto a Lino Banfi. Boh... Poi, però, all'improvviso (oddio, neanche tanto all'improvviso... dopo 1 ora e mezza di film) Eliza capisce che la 'a' non si pronuncia come la 'e' ed il miracolo si compie (nelle successive 2 ore e mezzo).
Il film è lunghissimo e i numeri di canto sinceramente un po' troppi. Visivamente è di impatto, molto bello, ma si capisce subito che è tutto finto, che è tutto un interno e un po' sembra di respirare aria viziata. Tra la povertà e l'ascesa alla grazia regale c'è un passaggio intermedio, quasi ibrido umano, in cui Eliza alle corse è ben vestita e preparata, ma le scappa un 'culo' di troppo: tutta l'alta società inglese scandalizzata e, finalmente, un po' di movimento (anche se pure la corsa dei cavalli è su erba sintetica...).
La critica alla società inglese di Cukor è spietata: negli alti ranghi sono tutti dipinti come rigide statue dalla capacità di esplicitare emozioni pari a quella di un fagiolo, abili solo a parlar di tempo e salute e allenatissimi a disprezzare chi sia di ceto inferiore. I poveracci sono dei volgari che non conoscono nemmeno la loro lingua madre e, forse, meritano di rimanere dove sono. Solo Eliza, grazie alle sue capacità e all'incoraggiamento costante dei sue due maestri (il più maschilista è il Professor Higgins) può riscattare la sua condizione di popolana di ultimo livello, aiutata anche (o soprattutto?) dalla sua bellezza. Raggiunto lo scopo, i due maestri si bulleranno della loro impresa (non far capire a nessuno dell'alta società che Eliza è, in realtà, una popolana) senza riconoscere alcun merito alla poveretta, che se fosse stata donna nel 2000 avrebbe mandato a cagare Higgins e i suoi modi maleducati, per non dire da cavernicolo. Quest'ultimo è talmente antipatico che perfino sua madre, nel film, non lo sopporta. Vorrà pur dire qualcosa...
Tutto sommato, comunque, ho visto volentieri questo film ed ero sinceramente curioso di vederlo. Merita il successo che ha avuto, specialmente per le ottime credenziali tecniche (costumi, scenografia - sarà pur finta, ma è fatta bene -, fotografia). Mi ha fatto un po' ridere, però, sempre nell'episodio delle corse, il vestito di Eliza. Higgins le fa cucire su misura dal sarto quello che lui stesso definisce come un vestito sobrio e privo di fronzoli, quando in realtà è un vestito intero a sirena bianco e nero con un enorme cappello, il tutto ricoperto da frappe di ogni genere. Il trionfo del kitch. Solo la Hepbrun avrebbe potuto star bene anche con quello. Per lei, comunque, neanche una nomination agli Oscar del '65, mentre il film ne ha vinti 8, compreso miglior film, regia e attore protagonista (Rex Harrison/Higgins). Un extra: per chi volesse, la mia amica Gloria ha recitato la parte di Eliza in un musical ispirato a questo film. Non ho sentito la versione originale delle canzoni cantate dalla Hepburn, ma assicuro che Glo è piuttosto brava! Date un'occhiata se vi va.

Consigli: Guardatelo quando avete molto tempo a disposizione!
Parola chiave: La rana in Spagna gracida in campagna.


Ric