giovedì 30 giugno 2022

Film 2115 - Jurassic World Dominion

Intro: Eventone estivo di questo 2022, in realtà non nutrivo grandi speranze per questo prodotto. Sarò stato smentito?

Film 2115: "Jurassic World Dominion" (2022) di Colin Trevorrow
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Oisin
In sintesi: con la nuova serie di parchi giurassici eravamo partiti belli carichi, io compreso.
Il primo film l'avrò visto 3 o 4 volte: non un capolavoro, ma sicuramente ottimo intrattenimento da cervello spento. Poi è uscito il secondo episodio, che per qualche motivo non andai a vedere al cinema, ma recuperai su qualche volo intercontinentale: una delusione immensa. Tanto brutto che non l'ho mai più rivisto, né ho mai sentito l'esigenza di farlo.
E dato che si era rotta la magia, ammetto che fossi un po' titubante rispetto a questo terzocapitolo della saga. Beh, non avevo tutti i torti.
Anche se tutto sommato "Jurassic World Dominion" non è una me*da totale - e scusate il francesismo - non è sicuramente un degno capitolo conclusivo di una sagra monster. Con un budget di 185 milioni di dollari (senza contare il marketing) e un cast stellare che riporta in sala addirittura i 3 protagonisti del franchise originale (Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum), il film non riesce comunque a centrare l'obiettivo, mancando di epicità e virando troppo spesso di genere.
Infatti troppo spesso pare che si tratti più di un thriller, di un inseguimento alla James Bond o una caccia al tesoro e quasi mai ci si sofferma a parlare di dinosauri. Che ci sono, per carità, ma principalmente per una componente estetica o come marchingegno bellico. Ed è un vero peccato, perché il film lo dovrebbero fare loro. Qui, invece, sono assolutamente elementi accessori.
Per quanto riguarda la storia, invece, sono rimasto particolarmente deluso dal finale, che manca totalmente di pathos e ci rifila l'ennesimo, ultimo scontro di boxe tra i vari giganti giurassici giusto perché tutti gli altri film della saga terminano così, non perché la trama giustificasse l'incontro-scontro tra il Giganotosaurus, il T-rex e il Therizinosaurus.
Senza contare che la storia tira un po' in ballo i vari personaggi secondari a caso o in maniera estremamente conveniente, ovvero quando i protagonisti Chris Pratt e Bryce Dallas Howard ne hanno più bisogno o quando la narrazione ha bisogno di una spinta per andare avanti (tipo la pilota che aiuta i due portagonisti a cercare la figlia dopo un minuto che li ha conosciuti...).
Insomma, decisamente non mi aspettavo la redenzione, ma nemmeno una conclusione così piatta e priva di passione per quella magnifica saga che è stata "Jurassic Park". O almeno il primo film.
Cast: Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Laura Dern, Jeff Goldblum, Sam Neill, DeWanda Wise, Mamoudou Athie, BD Wong, Omar Sy, Campbell Scott, Isabella Sermon, Justice Smith.
Box Office: $756.3 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Se si è visto il resto della saga, tanto vale concluderla. Decisamente un terzo capitolo sottotono, che predilige gli effetti speciali alla sostanza. Questo era vero anche per i film precedenti, anche se qui la cosa è un po' sfuggita di mano. Si può vedere, ma niente di che.
Premi: /
Parola chiave: DNA.
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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 28 giugno 2022

Film 2114 - Fire Island

Intro: Critiche positive per questa pellicola di Hulu che mi aveva incuriosito per le tematiche LGBT, per cui l'ho recuperata qualche weekend fa.

Film 2114: "Fire Island" (2022) di Andrew Ahn
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: di per sé il film mi è piaciuto, anche se c'è un certo tono malinconico di fondo che rende questo "Fire Island" meno spensierato di quanto non mi sarei immaginato. Poi, per carità, ci sono i party, il sesso casuale, l'amicizia, il divertimento, le follie da vacanza... però ci sono anche elementi più seri che connotano una storia che mi sarei immaginato più spensierata, visto l'idea di base (vacanza di una settimana di un gruppo di amici che vanno a Fire Island fondamentalmente per bere, sballarsi e fare sesso).
Allo stesso tempo, dato che il film prende una piega più seria, mi ha lasciato un po' stupito il finale da fiaba - o da commedia romantica - che di fatto ribalta il tono simil reale fino a quel momento assunto dalla trama, per rifilarci il solito tutto bene quel che finisce bene. Perché sì, anche il ragazzo meno palesemente bello o in forma può far innamorare il bono della spiaggia e sì, anche l'amico tutto fisico e niente relazioni serie può finire per innamorarsi e volere qualcosa di più.
Insomma, i cliché ci sono e di sicuro "Fire Island" non riscrive la storia del cinema omosessuale, però ha certamente il grande pregio di presentare un cast variegato che riflette con più attenzione la realtà multietnica della società odierna e della sempre più consapevole e autodeterminata comunità LGBTQIA+.
In generale, comunque, un risultato finale positivo.
Cast: Joel Kim Booster, Bowen Yang, Conrad Ricamora, James Scully, Margaret Cho, Matt Rogers, Tomas Matos, Nick Adams, Torian Miller, Zane Phillips, Peppermint.
Box Office: /
Vale o non vale: Forse non per tutti i palati, ma per chi apprezza le nuove commedie romantiche con un piglio più moderno (e meno anacronista), sicuramente "Fire Island" non mancherà di lasciare soddisfatti. Non un capolavoro, ma funziona.
Premi: /
Parola chiave: House.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 23 giugno 2022

Film 2113 - Senior Year

Intro: Avevo iniziato a guardare questo film su Netflix, per poi dover interrompere. Nel mezzo ho visto "Alex Strangelove", per poi ritorna a questo per finirlo. Che confusione...

Film 2113: "Senior Year" (2018) di Craig Johnson
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: "Senior Year" è una gran boiata, ma ha due assi nella manica: la protagonista Rebel Wilson e qualche momento musicale al sapore di nostalgia che risollevano un po' tutta l'operazione.
Nello specifico, la Wilson si rivela sempre di più un'ottima protagonista per questo tipo di produzioni commerciali di facile consumo, brillante e sempre sufficientemente "stramba" da suscitare una certa dose di tenerezza. Non è un tipo di comicità per tutti, mi rendo conto, ma in questo caso sono contento di vederle riconosciuto un ruolo che vada oltre l'essere (stata) in sovrappeso e che le regali il ruolo da protagonista al di là dell'aspetto fisico e della comicità legata a quest'ultimo che per anni ne ha contraddistinto i ruoli cinematografici. In questo senso "Senior Year" ricorda un po' il film "Isn't It Romantic" sempre con la Wilson e sempre di Netflix, a sua volta simile per tematica alla pellicola "I Feel Pretty" con Amy Schumer (e probabilmente "Amore a prima svista" con Gwyneth Paltrow e Jack Black).
Inoltre la scena in cui viene ricreato l'iconico video di "(You Drive Me) Crazy" di Britney Spears è una chicca da non sottovalutare (e onestamente la ragione che mi ha spinto a recuperare il film).
Per il resto, diciamocelo pure, "Senior Year" ricade perfettamente in tutta quella serie di stereotipi da commedia facile facile in cui il sogno di una vita della protagonista trascina la storia fino a quando la vita non le farà capire che tutto quello che stava cercando era in realtà altro.
Non certo orginale, ma si è visto di peggio.
Cast: Rebel Wilson, Sam Richardson, Zoë Chao, Mary Holland, Justin Hartley, Chris Parnell, Angourie Rice, Avantika, Michael Cimino, Jeremy Ray Taylor, Brandon Scott Jones, Alicia Silverstone.
Box Office: /
Vale o non vale: Sicuramente c'è qualche momento simpatico, anche se la storia non regala niente che non si sia già visto mille volte. Innocuo, si lascia guardare.
Premi: /
Parola chiave: Prom.
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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 21 giugno 2022

Film 2112 - Alex Strangelove

Intro: Di recente avevo salvato su Netflix qualche pellicola leggera da vedere in momenti in cui avessi avuto bisogno di qualcosa di spensierato. Due weekend fa mi sono lanciato su questo titolo.

Film 2112: "Alex Strangelove" (2018) di Craig Johnson
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: non che mi aspettassi grandi cose, però devo dire che questo "Alex Strangelove" non mi ha particolarmente convinto.
Per essere una pellicola incentrata sul coming out del suo protagonista, si passa un eternità di tempo a parlare della relazione di amicizia/amore/amicizia tra i due protagonisti Alex (Daniel Doheny) e Claire (Madeline Weinstein), relegando la questione omosessuale di fatto a sottotrama. Il che è un po' un peccato, anche perché avevo scelto di vedere il film più che altro per la sua tematica LGBT e non perché cercassi una storia di amicizia liceale. Anche perché se si fosse approfondito un po' di più questo nuovo aspetto della vita di Alex, si sarebbe evidato di dover relegare la parte più importante - e, se vogliamo, interessante - al finale con ballo di fine anno di rito.
Al di là di questo, poi, devo ammettere che ho trovato la storia un po' deludente anche a causa del protagonista, francamente piuttosto antipatico. Si fa fatica ad apprezzare il personaggio - e non è certo colpa di Doheny, quanto più per come è stato scritto Alex - e non si capisce come mai tutti siano apparentemente interessati a lui, perché sia costantemente al centro dell'attenzione. Alex è decisamente troppo popolare per come lo hanno caratterizzato nel film o troppo "sfigato" per essere così popolare. Mettetela come volete, di fatto i conti non tornano. Pure i suoi amici sono ossessionati dalle sue vicende sessuali o sentimentali, tanto da prendersi addirittura un pugno in faccia per Alex che, codardo, scappa lasciando l'amico - che lo ha difeso! - steso per terra. Mah.
Insomma, per quanto ci potrebbero essere certi elementi anche salvabili, "Alex Strangelove" non fa comunque abbastanza per elevarsi sopra la media.
Cast: Daniel Doheny, Antonio Marziale, Madeline Weinstein, Joanna Adler, William Ragsdale, Daniel Zolghadri, Nik Dodani, Fred Hechinger.
Box Office: /
Vale o non vale: Troppo debole come commedia, troppo poco focalizzato sulla questione LGBT, di fatto "Alex Strangelove" è poco quello che ci aspetterebbe e troppo qualcos'altro che, però, non ha sufficiente spinta per risultare originale. Si può vedere, per carità, ma non è certo niente di che.
Premi: /
Parola chiave: Sessualità.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 10 giugno 2022

Film 2111 - Everything Everywhere All at Once

Intro: Da settimane sulla bocca di tutti, ero curiosissimo di recuperare la pellicola indie più popolare di questo 2022. Senza contare che molti critici hanno decretato essere questo il multiverso che ci meritavamo (e non quello del Dottor Strange)... Insomma, non potevo perdermi questa pellicola!

Film 2111: "Everything Everywhere All at Once" (2022) di Daniels (Dan Kwan, Daniel Scheinert)
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: devo dire che dal trailer mi aspettassi qualcosa di leggermente diverso, forse più ritmato. Non che il film sia carente di un passo incalzato in generale, ma di sicuro ci vuole un attimo perché la storia prenda il via. O quantomeno affinché il montaggio si faccia serrata. Perché lo devo ammettere, se c'è qualcosa che mi attirato e incuriosito rispetto a questa pellicola, è sicuramente il montaggio (magnifico).
La storia funziona molto bene, anche se certe parti specifiche del trasporto nelle altre dimensioni ho fatto a tratti fatica a comprenderle; devo anche ammettere che la spiegazione del problema alla base di tutta la trama (*Spoiler* ovvero la relazione tra madre e figlia) mi abbia convinto così così, ma in generale ho trovato "Everything Everywhere All at Once" un piccolo gioiellino.
Non fosse anche solo per la presenza della magnifica e finalmente riscoperta Michelle Yeoh, da anni attrice di primo livello e di gran classe, che qui non è solo una gioia da vedere recitare*, ma anche una meravigliosa attrice d'azione. Ma lo sapevamo già, del resto, considerando il suo curriculum cinematografico (per citare alcuni esempi action: "Wo hu cang long" o "La tigre e il dragone", "Tomorrow Never Dies", ma anche i recenti "Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings" e "Star Trek: Discovery"). Inutile dire che il film è suo, è perfettamente in parte e porta sulle sue spalle il peso di tutta questa avventura.
Va detto, però, che non mancano sorprendenti protagonisti, a cominciare da uno Ke Huy Quan che non vedevo dai tempi dei "Goonies". Pur essendo mancato dal grande schermo per un'eternità cinematografica (o quantomeno da progetti mainstream), l'attore non ha certo perso il suo magnetismo, un po' per via di quella faccia da buono e quello spirito gentile combinato alle acrobazie da combattimento (ah, se quel marsupio potesse parlare), un po' perché non si può fare a meno di chiedersi dove si abbia già visto quel sorriso.
Oltre a lui, una sorprendentemente inquietante Jamie Lee Curtis gioca alla parte della cattiva e lo fa ingranando la quarta. Non so se sia merito del trucco e parrucco (e protesi, decisamente) particolarmente riusciti, di fatto ho trovato il suo personaggio spaventoso.
Curioso - ma meno efficace per me - il personaggio della figlia, che parte in sordina in modalità personaggio-spalla finendo piano piano per guadagnarsi la scena, trascinato da una storia che, pur rimanendo saldamente ancorata alla fantascienza, verso il finale propende più per un classico conflitto familiare-generazionale. Non c'è niente di male, ci mancherebbe, ma sicuramente non era quello che mi sarei aspettato.
In generale, comunque, "Everything Everywhere All at Once" è stata una gran bella sorpresa. E, sì, probabilmente il vero multiverso che ci meritiamo.
Ps. Momento assolutamente cult con doppia citazione cinematografica ("Ratatouille" e "Guardiani della Galassia") la scena in cui Harry Shum Jr. ("Glee"), è uno chef segretamente "pilotato" da un procione.
* Su tutti il momento in cui la protagonista finisce per la prima volta nello sgabuzzino della realtà parallela e dice al suo alter-marito che non ha tempo per ascoltarlo perché è troppo occupata. Una piccola scena che da sola vale oro.
Cast: Michelle Yeoh, Stephanie Hsu, Ke Huy Quan, Jenny Slate, Harry Shum Jr., James Hong, Jamie Lee Curtis.
Box Office: $81.9 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Sicuramente la sorpresa indie del 2022, "Everything Everywhere All at Once" non delude le aspettative e si piazza prepotentemente tra i migliori film della stagione finora. E poi c'è Michelle Yeoh, che altro possiamo desiderare? Assolutamente da vedere.
Premi: /
Parola chiave: Bagel.
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Bengi

martedì 31 maggio 2022

Film 2110 - Top Gun: Maverick

Intro: Mercoledì finisco miracolosamente di lavorare in orario e decido di andarmene al cinema al volo (per una volta non troppo tardi). Guardo sul sito di Cineworld cosa c'è disponibile e, con mia grande sorpresa, scopro che è il giorno d'uscita di una delle pellicole che ero più curioso di recuperare. Non potevo chiedere di meglio.

Film 2110: "Top Gun: Maverick" (2022) di Joseph Kosinski
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: è innegabile, un po' di titubanza c'era. Non che fossi particolarmente fan del primo film - ma decisamente della magica canzone dei Berlin con cui Giorgio Moroder e Tom Whitlock vinsero l'Oscar nell'87 - ma si sa che è sempre un rischio andare a rimaneggiare i classici. E non c'è niente da fare, "Top Gun" è sicuramente un titolo rimasto nell'immaginario collettivo.
In aggiunta a questo aspetto, c'è anche da dire che Tom Cruise ultimamente vive di franchise, per cui a parte l'intramontabile "Mission: Impossible", un paio di episodi di "Jack Reacher" e una capatina fallimentare nel remake de "La mummia", non lo abbiamo visto fare molto altro. Anzi, non lo abbiamo proprio visto. Con un gap di 4 anni tra "Mission: Impossible - Fallout" e questa uscita (vuoi anche per il covid, ci mancherebbe), di Tom si erano un po' perse le tracce.
Quindi credo che in molti si siano approcciati a questo sequel di "Top Gun" con una certa diffidenza, che possiamo dire ormai svanita. "Top Gun: Maverick" è, infatti, già un successo commerciale e di critica e, francamente, a giusta ragione.
Va detto che il film parte un po' lento e non tanto perché, giustamente, deve ritrovare le fila di una narrazione abbandonata 36 anni fa. Più che altro nella prima parte la burocrazia militare la fa da padrone insieme a quel senso di sconfitta che deve pervadere lo spettatore rispetto al beniamino della storia, l'eroe che deve riconquistare quanto a perso per dimostrare al mondo (e all'amata) il suo valore. Capisco questa esigenza di contesto, anche se un'accelerata non avrebbe guastato.
Il tutto cambia quando, finalmente, si parte con l'addestramento. Prima gradualmente, poi nel terzo atto si fatica addirittura a prendere fiato. Scene acrobatiche, combattimenti e sparatorie in volo, percorsi impervi e una missione praticamente suicida che richiede non uno, ma bensì due miracoli (così li definiscono nel film) affinché possa essere portata a termine. C'è tanta roba in questo "Top Gun: Maverick" ed è sorprendente come siano stati in grado di filmarla e metterla insieme. Ora decisamente capisco perché per due anni Cruise ha sbandierato ai quattro venti che questo film non sarebbe mai uscito direttamente in streaming. Mossa intelligente.
Già, perché questa pellicola va necessariamente vista al cinema. Tra effetti speciali, piroette, inseguimenti, capovolgimenti, obiettivi da centrare al primo (e unico) colpo, non c'è dubbio che vivere questa nuova avventura di Pete 'Maverick' Mitchell sul grande schermo sia tutt'altra cosa.
Poco importa se certi personaggi abbiano una caratterizzazione bidimensionale o se la donna dell'eroe abbia come uniche due funzionalità quelle di essere riconquistata e di spronare il suo amato a dare il meglio di sé, di fatto il rombo dei motori di "Top Gun: Maverick" è talmente assordante - e la nostra felicità di vedere qualcosa di valore sul grande schermo che non coinvolga un supereroe tanto grande - che chiudiamo volentieri un occhio e ci godiamo appieno lo spettacolo. E che spettacolo.
Ps. Non tanto iconica quanto "Take My Breath Away", in ogni caso la canzone della scena finale, nonché quella portante della colonna sonora è "Hold My Hand" di Lady Gaga, che qui ha composto anche le musiche del film insieme a Hans Zimmer e Harold Faltermeyer.
Cast: Tom Cruise, Miles Teller, Jennifer Connelly, Jon Hamm, Glen Powell, Lewis Pullman, Ed Harris, Val Kilmer.
Box Office: $282 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Un po' a sorpresa "Top Gun: Maverick" sbanca e fa jackpot, piacendo a critica e pubblico e riportando Tom Cruise sulla cresta dell'onda dopo anni di star power un po' annebbiato. Da vedere? Assolutamente. E rigorosamente al cinema.
Premi: /
Parola chiave: Missione.
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Bengi

venerdì 27 maggio 2022

Film 2109 - The Northman

Intro: Molto, molto curioso di recuperare questa pellicola di cui avevo sentito parlare benissimo.

Film 2109: "The Northman" (2022) di Robert Eggers
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: lo dico fin da subito: 2 ore e 17 minuti mi sono parsi a tratti interminabili.
Di per sé "The Northman" è un bel film, mi è pure piaciuto nel suo insieme, ma ci sono dei momenti - specialmente all'inizio - che si sarebbero potuti decisamente sforbiciare (probabilmente anche certe parti nel corpo centrale del racconto, specialmente quando attendiamo pazientemente di veder mettersi in moto il piano di vendetta di Amleth, che parrebbe non partire mai). Insomma, ci mancava solo di vedere la nascita del protagonista e poi più che un'avventura epica ai tempi dei vichinghi diventava una biografia.
Comunque, pur facendosi attendere, "The Northman" consegna allo spettatore un racconto di vendetta e riscatto certamente difficile da dimenticare. In parte per la straordinaria interpretazione di Alexander Skarsgård - che dopo Tarzan torna a pomparsi di muscoli come non mai - in parte per un approccio che all'inizio lascia scioccati, ma poi paga: una violenza inaudita. La telecamera non ci risparmia niente e, verso il finale, si è capito che è veramente possibile che succeda qualsiasi cosa. Il che gioca decisamente a favore dell'effetto sorpresa. Forse il finale di per sé mi ha lasciato un po' interdetto nel senso che avrei preferito una risoluzione più netta, ma è anche vero che non conoscendo la leggenda del personaggio di Amleth, non so se questa conclusione rispecchi di fatto il racconto originale.
Da aggiungere, poi, che Robert Eggers spinge tantissimo sull'estetica, il che paga ancora di più che la violenza. La maggior parte delle scene sono stupende e per l'estetica generale e per la fotografia e perché talvolta sembra di guardare un quadro. Per un film che mette in scena così tante atrocità, colpisce l'approccio poetico nei confronti di certe scene a dir poco stupende (la Valchiria che porta i soldati caduti al Valhalla è quasi magica, mentre la veggente interpretata da Björk è spaventosamente intrigante, ma ci sono un'infinità di altri esempi che si potrebbero citare, come l'albero genealogico o un certo momento di tenerezza tra Skarsgård e Anya Taylor-Joy che, seduti tra le montagne, parlano del loro futuro). Insomma, la componente estetica è chiaramente parte integrante di quest'opera e bisogna ammettere che il lavoro fatto eleva "The Northman" rispetto a prodotti d'azione simili che mancano, però, di un immaginario visivo così potente.
Detto questo, ribadisco che quasi 2 ore e mezza di prosopopea normanna mi hanno provato e anche se questo film mi è piaciuto, onestamente dubito lo rivedrei.
Cast: Alexander Skarsgård, Nicole Kidman, Claes Bang, Anya Taylor-Joy, Ethan Hawke, Björk, Willem Dafoe, Claes Bang, Gustav Lindh.
Box Office: $64.8 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Decisamente, assolutamente non un film per tutti. Violento all'ennesima potenza, non risparmia un colpo allo stomaco allo spettatore che sia uno. Se, però, si guarda oltre il carattere violento di "The Northman" ci si accorgerà che c'è una certa purezza in questo racconto che viene veicolata dall'estetica potente e curatissima che va a costituire un immaginario glaciale e bellissimo che non lascia lo spettatore nemmeno a fine visione. Cast pazzesco, regia ispirata e colonna sonora da urlo.
Premi: /
Parola chiave: Vendetta.
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Bengi

venerdì 20 maggio 2022

Film 2108 - Doctor Strange in the Multiverse of Madness

Intro: Non vedevo l'ora di correre al cinema a vedere questo film che attendevo da anni!

Film 2108: "Doctor Strange in the Multiverse of Madness" (2022) di Sam Raimi
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Oisin
In sintesi: molta, molto voglia di vederlo e speranzoso che, finalmente, dopo un unico film decente dell'attuale fase 4 ("Spider-Man: No Way Home") la Marvel fosse riuscita nell'intento di ritrovare i fasti delle annate precedenti. A maggior ragione perché il primo "Doctor Strange" era stato per me una gran figata.
Insomma, questo secondo "Doctor Strange in the Multiverse of Madness" non è stato esattemente quello che mi sarei aspettato (o avrei voluto), però devo dire che in generale il film non mi è per niente dispiaciuto. Della serie che lo rivedrei, per intenderci. Avrei preferito che il risultato finale riproponesse più meraviglie ottiche come avevamo visto nel primo capitolo, però in un certo senso capisco che questo sequel non potesse essere solo la replica di quanto visto in passato. Anche se, volendo essere un po' pignoli, essendo ambientato nel multiverso, mi sarei aspettato qualche esplorazione in più rispetto alle (troppo) poche proposte qui. C'è un momento/montaggio esteticamente assolutamente stupendo che ci trasporta velocemente da una realtà all'altra, ma è veramente troppo poco.
Unico altro momento visivamente all'altezza del precedente film, comunque, è quando Wanda è rinchiusa in una specie di labirinto di specchi: molto suggestivo e all'altezza delle aspettative. Peccato duri solo un sitante.
Per il resto questo film colpisce per altri motivi, come i moltissimi momenti (soft) horror che hanno certamente a vedere con la presenza del bravo Sam Raimi alla regia e a certi aspetti un po' camp della trama (come nel finale con *spoiler* la versione zombie di Strange). Poi, però, ci sono i motivi un po' così così.
Innanzitutto non ho amato particolarmente la svolta villain di Wanda Maximoff (Elizabeth Olsen), a maggior ragione così giustificata. Il peggior difetto di questa pellicola mi sembra la mancanza di sviluppo dei personaggi; con Wanda - una tipa tosta che abbiamo già visto ed esplorato anche grazie alla serie tv "WandaVision" - credo abbiano fatto il lavoro peggiore, a maggior ragione perché un personaggio già molto approfondito in passato. Qui, invece, la sua unica caratteristica è quella di essere "madre". Non c'è altro che si possa dire di lei, se non che le scelte che le impone la trama sono quantomeno bizzarre. In un mondo in cui il multiverso è possibile, esisterà sicuramente una realtà in cui i figli di Wanda siano orfani o un'altra realtà in cui Vision sia ancora vivo. Non si capisce, quindi, perché in questo caso le facciano scegliere di sterminare una marea di gente in questo universo correndo dietro ad America Chavez (Xochitl Gomez). E qui sta il secondo (grande) problema.
Chi è America Chavez? Bella domanda. Al momento non ci è data risposta dato che il film, di fatto, non lo spiega. Di lei sappiamo solo che può aprire portali tra una realtà del multiverso e l'altra. Basta. Fine. Punto. Nonostante sia praticamente in ogni scena del film, la sua caratterizzazione non esiste ed è un vero peccato che si sia sprecata un'occasione simile con un personaggio tanto centrale.
La sensazione, giunti a questo punto, è che Marvel stia un po' perdendo il controllo a livello narrativo. Per carità, si tratta di film su fumetti pensati per divertire e intrattenere, quindi la sospensione dell'incredulità c'è a prescindere e in generale va bene tutto purché la trama abbia un senso di esistere, però è chiaro che qualcosa qui cominci a scricchiolare. Specialmente se si pensa alle infinite potenzialità di trama che un film come "Doctor Strange in the Multiverse of Madness" avrebbe potuto esplorare. E non credo che tirare in ballo non solo i Fantastici 4, ma addirittura (!!!) anche gli X-Men abbia fatto a questo sequel alcun favore. Sì, per carità, il momento sorpresa c'è e lascia per un attimo a bocca aperta (e i fan molto gasati, immagino), però c'è sempre più la sensazione che ogni film non abbia più alcun valore singolo, ma solo in funzione di un corollario di altri prodotti che, se non seguiti religiosamente, fa perdere allo spettatore totalmente la bussola. E allora che senso ha un film sui supereroi che punta al pubblico universale (e più grande possibile) se poi la sua storia non è accessibile a tutti? O almeno a tutti coloro che non siano stati attenti? I dubbi a me rimangono.
Poi, ribadisco, questo "Doctor Strange 2" mi è anche piaciuto e, soprattutto, è decisamente meglio e creativamente più interessante di molti altri titoli Marvel portati al cinema nell'arco dell'ultimo anno; però ecco, avrei preferito qualcosa di più visivamente emozionante e narrativamente ancorato ai personaggi, che alla storia futura che qui si intendeva intavolare. Ma questo non è un problema di "Doctor Strange in the Multiverse of Madness", è un problema della Marvel che ora è nella difficile fase di capire in che direzione andare e, ancora di più, come fare a non tirarsi la zappa sui piedi con tutti i differenti mondi narrativi che ha creato.
Cast: Benedict Cumberbatch, Elizabeth Olsen, Chiwetel Ejiofor, Benedict Wong, Xochitl Gomez, Michael Stuhlbarg, Sheila Atim, Rachel McAdams, Patrick Stewart, Hayley Atwell, Lashana Lynch, Anson Mount, John Krasinski.
Box Office: $719.6 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Sicuramente l'evento cinematografico della primavera, il film che i fan dei supereroi non possono perdere (almeno fino all'uscita del nuovo "Thor" l'8 luglio...). Probabilmente non un film per tutti, anche se la regia di Raimi potrebbe attrarre anche qualcuno che magari dei titoli sui fumetti si interessa meno. Sicuro questo sequel intrattiene a sufficienza e funziona bene per una serata al cinema, anche se non tutto funziona alla perfezione.
Premi: /
Parola chiave: Figli.
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Bengi

mercoledì 11 maggio 2022

Film 2107 - The Unbearable Weight of Massive Talent

Intro: Non sono particolarmente fan di Nicolas Cgae, ma il trailer di questo film mi aveva particolarmente incuriosito. Così sono corso al cinema appena ho potuto.

Film 2107: "The Unbearable Weight of Massive Talent" (2022) di Tom Gormican
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: carino, piacevole e assolutamente diverso da come me lo aspettavo (come non mi aspettavo di trovarci la Mastronardi, a dire il vero...).
Geniale nel senso che coinvolge un attore un tempo di serie A di Hollywood e ne mette intelligentemente alla berlina aspetti di una carriera adesso certamente in declino (da anni) con, al tempo stesso, la complicità dello stesso attore.
Nicolas Cage qui è una forza della natura - finalmente coinvolto in un progetto che ne mette in risalto il talento e loda una filmografia di fatto di tutto rispetto -, felice di mettersi in gioco ed evidentemente in perfetta sintonia con il compagno di avventure Pedro Pascal, che ritroviamo in una chiave comica per lui inedita. Il duo è onestamente perfetto e vale da solo il prezzo del biglietto.
Per il resto "The Unbearable Weight of Massive Talent" è un'ottima commedia a tinte action che intrattiene piacevolmente, diverte e fa anche ridere di quando in quando. Sicuramente uno dei film più interessanti usciti fino ad ora quest'anno.
Cast: Nicolas Cage, Pedro Pascal, Sharon Horgan, Tiffany Haddish, Ike Barinholtz, Paco León, Alessandra Mastronardi, Jacob Scipio, Demi Moore, Neil Patrick Harris.
Box Office: $21.8 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Duo di protagonisti affiatato, cast delle grandi occasioni e risultato finale divertente e spensierato, "The Unbearable Weight of Massive Talent" è certamente una delle sorprese di questo 2022 fino ad ora non particolarmente indimenticabile. Nick Cage in gran spolvero. Da vedere.
Premi: /
Parola chiave: Rapimento.
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Bengi

giovedì 5 maggio 2022

Film 2106 - Downton Abbey: A New Era

Intro: Lunedì scorso qui in Irlanda era festa, per cui dopo una giornata a poltrire, ho deciso di farmi un regalo e andare (finalmente di nuovo) al cinema per vedere questa pellicola che attendevo da mesi!

Film 2106: "Downton Abbey: A New Era" (2022) di Simon Curtis
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: devo dire che avessi un po' di timore rispetto a questo sequel di una delle serie degli ultimi anni che ho amato di più. Fortunatamente, in parte, non ce n'era motivo.
Questo secondo "Downton Abbey" cinematografico funziona abbastanza bene, anche se a tratti è troppo ricco di avvenimenti. Si fatica a tenere il passo (o a riprendere fiato). Dall'inizio alla fine è un nonstop di accadimenti, tra ville e viaggi in Francia, film muti e l'avvento del sonoro, nuovi e vecchi amori, malattie misteriose, matrimoni, funerali, eredità, riparazioni al tetto e chi più ne ha più ne metta.
Ammetto che l'inizio della pellicola sia un po' affrettato, ma una volta superato il primo atto e la messa in moto di tutti i meccanismi narrativi per tutto il collettivo di personaggi, la storia ritrova il suo solito ritmo e le cose riprendono a funzionare. Non c'è da sorprendersi, comunque, considerato che negli anni la complessità narrativo di questa saga è andata solo ad aumentare, specialmente per l'inclusione di trame secondarie che coinvolgono personaggi minori. Poco male, in ogni caso, si ama "Downton" anche per il meraviglioso cast.
La sensazione che ho avuto con questa pellicola è che (finalmente) la storia parrebbe essere giunta al termine. Praticamente siamo arrivati al punto in cui chiunque nella storia ha trovato la sua strada o il suo posto, tra happy ending più o meno evidenti per tutti, per cui da un lato spero che non si senta il bisogno di tirare in ballo un terzo capitolo che andrebbe solo a smuovere un finale che, in fin dei conti, va già bene così. "Downton Abbey: A New Era" sarebbe un buonissimo addio. Ps. Curiosamente, è un periodo in cui mi ritrovo costantemente riportato al ricordo di questa serie: al momento sto guardando contemporaneamente "The Gilded Age", ideato e scritto da Julian Fellowes (il creatore di "Downton Abbey" e sceneggiatore di questo film) e "Anatomy of a Scandal" con protagonista Michelle Dockery, nientemeno che la nostra Lady Mary.
Film 1829 - Downton Abbey
Film 2106 - Downton Abbey: A New Era
Cast: Hugh Bonneville, Elizabeth McGovern, Maggie Smith, Michelle Dockery, Laura Carmichael, Jim Carter, Phyllis Logan, Penelope Wilton, Allen Leech, Joanne Froggatt, Robert James-Collier, Hugh Dancy, Imelda Staunton, Dominic West, Sophie McShera, Raquel Cassidy, Paul Copley, Jonathan Coy, Brendan Coyle, Tuppence Middleton, Lesley Nicol, Jonathan Zaccaï, Kevin Doyle, Michael Fox, Laura Haddock.
Box Office: $70.9 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Un prodotto principalmente per i fan, "Downton Abbey: A New Era" risulterebbe incomprensibile a chiunque non abbia idea di cosa sia successo prima (e anche io ho faticato a ricordare certi sviluppi precedenti). L'atmosfera è quella di sempre, i personaggi quelli che si amano e la storia porta avanti quanto basta il racconto fino a condurlo ad una conclusione che sa di finale anche per questa saga. Ciao "Downton"? Fosse così, questo sequel non lascia l'amaro in bocca.
Premi: /
Parola chiave: Film.
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Bengi

Film 2105 - White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch

Intro: Mi apparso un giorno tra i trailer consigliati da Netflix e devo ammettere che mi ha incuriosito. Così l'ho recuperato una sera di un paio di settimane fa.

Film 2105: "White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch" (2022) di Alison Klayman
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: da un certo punto di vista un documentario molto glam e certamente incentrato sul lato scandalistico della vicenda - e forse meno sull'impatto umano di quanto mi sarei aspettato - anche se tutto sommato "White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch" è stata una visione interessante.
Conoscendo Abercrombie & Fitch solo di fama, non avevo idea dell'impatto che avesse avuto nella società e cultura americane, per cui non mi aspettavo ci fossero state ricadute così pesanti. C'è anche da dire che, considerata l'immagine che il brand ha costruito per se stesso nel corso degli anni, non sorprende ci siano state accuse di discriminazione e razzismo nel corso degli anni.
Detto ciò, questo documentario è sicuramente in grado di intrattenere, anche se a tratti pare quasi una campagna riabilitativa messa in piedi dal brand per ripulirsi la coscienza.
Cast: Mike Jeffries, Benjamin O'Keefe, Bobby Blanski, Carla Barrientos, Anthony Ocampo, Kelly Blumberg, Kjerstin Gruys, Moe Tkacik, Jose Sanchez, Cindy Smith-Maglione, Charles Martin.
Box Office: /
Vale o non vale: Interessante quanto basta da lasciarsi guardare, anche se a tratti pare ricreare un'aura glam attorno all'immagine di quel brand che starebbe cercando di mettere spalle al muro.
Premi: /
Parola chiave: Razzismo.
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Bengi

martedì 26 aprile 2022

Film 2104 - The Lost City

Intro: Martedì scorso ho deciso di passare la mia serata libera al cinema, in un momento particolarmente prolifico di pellicole che mi interessa recuperare. Al momento non c'è tempo per vederle tutte, per cui ho scelto il film di cui mi sembrava di avere più bisogno in quel momento: una commedia.

Film 2104: "The Lost City" (2022) di Aaron Nee, Adam Nee
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: certamente non indimenticabile, anche se divertente quanto basta, l'ultima pellicola con Sandra Bullock e Channing Tatum regala qualche momento divertente e ci ricorda perché, oggi più che mai, il genere comico andrebbe riportato in auge grazie a titoli ben più potenti (e creativi) di questo.
In una sorta di mix narrativo che chiama in campo avventura ed elementi d'azione (e mi ha ricordato moltissimo la premessa di "Alla ricerca dell'isola di Nim"), "The Lost City" funziona principalmente grazie alla buona chimica tra i due protagonisti che certamente fanno del loro meglio - specialmente Tatum - per portare a casa un risultato soddisfacente e credibile nonostante un modello di comicità che abbiamo visto già tante altre volte. In questo senso mi sento di dire che il personaggio di Beth (Da'Vine Joy Randolph) rappresenta l'esempio più banale e malamente sfruttato di tutto il film, pescando a mani basse in quella serie di cliché legati alla figura autoritaria e insolente della donna afroamericana dalla "sassy attitude" che abbiamo visto in svariate sfumature e toni riproporsi milioni di altre volte in altre titoli (penso a Tiffany Haddish in "Girls Trip", Mo'Nique in "Almost Christmas", Retta in quel gioiellino di "Parks and Recreation", ma anche il personaggio di Madea interpretato da Tyler Perry e così via).
Al contrario, ho particolarmente apprezzato l'evoluzione attoriale di Daniel Radcliffe, qui sorprendentemente in grado di regalare al suo personaggio una buona gamma emozionale specialmente nei momenti di rabbia e frustrazione, ovvero quella presenza scenica che gli è mancata per tutta la saga potteriana. Chapeau.
Per il resto, come si diceva, "The Lost City" intrattiene quanto basta e va a parare precisamente dove ci si aspetterebbe, per un risulato finale tanto prevedibile quanto confortante. Perché, in fin dei conti, è proprio quello che ci aspettavamo (e volevamo) da questo tipo di film.
Cast: Sandra Bullock, Channing Tatum, Daniel Radcliffe, Da'Vine Joy Randolph, Brad Pitt, Patti Harrison, Oscar Nunez, Bowen Yang.
Box Office: $128.1 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Non indimenticabile, ma buono quanto basta a far passare una serata spensierata. Sandra Bullock sembra sempre un po' scazzata (sarà solo il personaggio che interpreta?), ma Channing Tatum è perfettamente in parte e da solo regala i momenti di spensierata leggerezza che questa storia cerca di portare sullo schermo. E sopratutto fa dimenticare la caratterizzazione un po' bizzara di certi altri personaggi. Tutto sommato, comunque, godibile.
Premi: /
Parola chiave: Crown of Fire. (Che quando lo dice Daniel Radcliffe non fa che ricordare il ben più famoso Goblet of Fire o Calice di fuoco...)
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Bengi

venerdì 22 aprile 2022

Film 2103 - Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore

Intro: Si torna al cinema, questa volta per quello che un tempo sarebbe stato l'appuntamento della stagione e, invece, ora è solo un altro titolo tra il marasma di quelli mainstream.

Film 2103: "Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore" (2022) di David Yates
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Rachel
In sintesi: il problema di questa nuova saga firmata dalla Rowling è sempre lo stesso e sempre più evidente: "Fantastic Beasts" non ha una storia.
Anche se rispetto al film precedente con questo "The Secrets of Dumbledore" siamo leggermente migliorati, è innegabile il fatto che si tratti di un prodotto esteticamente stupendo, ma dal ritmo e toni completamente sbagliati, nonché i mecanismi narrativi.
Per l'ennesima volta ci troviamo di fronte ad una miriade di nuovi personaggi mai introdotti prima - o personaggi di cui sappiamo (e ci frega) poco e niente -, altri sono addirittura spariti di colpo - come Tina (Waterston) che qui è praticamente assente fino al finale o Seraphina Picquery (Carmen Ejogo) e Nagini (Claudia Kim) di cui nessuno parla già più - ed è evidente che il focus della storia non sia più Newt Scamander (Redmayne), sempre che lo sia mai stato. La sensazione in questa pellicola più che mai è che sia lo scontro Silente/Grindelwald a tenere banco - del resto è a loro che sono dedicati gli utlimi due episodi - e questa nuova liaison amorosa cerca di ridare vigore ed energia a un prodotto che, di fatto, non ha più nulla da raccontare dalla fine del primo capitolo. E non ci sarebbe stato niente di male a terminare lì.
Invece procediamo "spediti" (un eufemismo se consideriamo la lentezza narrativa che caratterizza questa saga) verso un racconto pseudopolitico di un mondo di maghi francamente rincoglioniti - ma perché dovrebbero voler votare il mago più pericoloso di sempre come rappresentante del mondo magico internazionale (che poi, ma sta nuova boiata da dove l'abbiamo tirata fuori e perché nel mondo di "Harry Potter" non se n'è mai parlato prima? Cioè, se ci fosse un'organizzazione internazionale che elegge un leader mondiale a rappresentanza del mondo magico tutto, uno immaginerebbe di sentirne parlare prima o poi anche in HP, considerato poi che Silente sarebbe anche stato considerato per il ruolo...) - il tutto per forzare nuovamente un animaletto magico mai sentito prima all'interno di un twist narrativo che porta all'ennesimo nulla di fatto. Sì perché sto Grindelwald (adesso Mads Mikkelsen) alla fine è un antagonista che di pauroso ha veramente poco, Silente si ostina a trascinara Newt nella storia non si capisce bene per quale motivo, tutti gli altri personaggi sono lì a fare contorno e alla fine non si capisce ancora bene dove il franchise stia tentando di andare a parare.
Già perché al terzo film in saccoccia, con ancora due teoricamente da portare al cinema, non siamo ancora arrivati a delineare alcuna conclusione precisa. Qual è lo scopo principale di questa storia, dove ci vuole portare al livello narrativo? Qual è l'obbiettivo per i personaggi principali, la loro story arch? A me ancora non è chiaro. 
Specialmente quando penso a Credence Barebone che non doveva poter sopravvivere nel primo film e adesso è ancora lì che fa cose (ma cosa?); Queenie Goldstein che è completamente uscita di testa e si è alleata con il nemico nonostante possa leggere nella mente delle persone (e quindi di fatto essere al corrente di tutte le cose malvage che ha in programma Grindelwald. Almeno lei ha un'idea di quale sia il suo piano, suppongo); Yusuf Kama che è stato promosso a personaggio secondario ma nessuno ha ancora capito perché e quale sia il suo scopo nella storia; Bunty, l'assistente di Newt, che è improvvisamente diventata una dei protagonisti della storia dall'oggi al domani. Senza contare che la premessa di tutto questo nuovo franchise stava nell'impossibilità di rompere l'incantesimo tra Silente e Grindelwald e boom, nel giro di un film abbiamo già risolto il problema... E potrei andare avanti per ore.
La verità è che "Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore" sia nuovamente un capitolo innecessario di una saga campata in aria che tenta di cavalcare ancora l'onda potteriana - non a caso siamo tornati ad Hogwards - faticando a giustificare la propria esistenza. 
Da fan di Harry Potter, io per primo fatico a comprendere quale sia la visione per questo franchise che non vada oltre l'aspetto qualitativo estetico e l'indotto monetario. 
Per il resto "Fantastic Beasts 3" è un prodotto assolutamente rinunciabile che ha principalmente una funzione nostalgica e non apporta nulla di nuovo all'universo un tempo geniale creato da J.K. Rowling (che dovrebbe smetterla di credersi una sceneggiatrice). 
Cast: Eddie Redmayne, Jude Law, Ezra Miller, Dan Fogler, Alison Sudol, Callum Turner, Jessica Williams, William Nadylam, Katherine Waterston, Mads Mikkelsen. 
Box Office: $201.5 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Per i fan di Harry Potter questa saga è sicuramente non facile da digerire. Il primo film era ok, il secondo terribile e questo... così così. Meglio del precedente, ma comunque ancora problematico per tanti aspetti, principalmente narrativi. I fan del mondo magico creato dalla Rowling dovrebbero comunque godere di questa nuova avventura anche perché il film ha il suo maggior pregio nella visione estetica assolutamente meravigliosa, anche se tutto sommato " Fantastic Beasts 3" è un prodotto con poco mordente e a malapena capace di portare avanti la storia del franchise. Peccato.
Premi: /
Parola chiave: Valigia.
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Bengi

giovedì 14 aprile 2022

Film 2102 - The Worst Person in the World

Intro: In molti continuavano a parlarmi di questo cinema Stella qui a Dublino, famoso per l'atmosfera chic e l'esperienza cinematografica di qualità superiore (poltrone vere e proprie o addirittura letti invece delle solite poltroncine, consegna di cibo e calici di vino durante la visione, ecc). Visti i presupposti mi aspettavo un sovrapprezzo, ma mai nella vita avrei pensato che, per assistere alla (sola) proiezione di un film, avrei finito per spendere 21€...

Film 2102: "The Worst Person in the World" (2021) di Joachim Trier
Visto: al cinema
Lingua: norvegese
Compagnia: Oisin
In sintesi: un bel film? Sì. Il film de cui avevo bisogno? No. Mi spiego meglio.
E' ormai da un po' di tempo che ho notato di far fatica a vedere un certo tipo di pellicole drammatiche o a tematica complessa, fiaccato da questi ultimi anni di pantemie e lockdown, solitudine e fatiche universitarie, delusioni sentimentali e incertezze sul futuro. In un contensto mai così congestionato di ansie e insicurezze, in cui mi sento di riuscire a malapena a tenere insieme i pezzi di un'esistenza proiettata verso un non ben definito cammino, ammetto di aver rifuggito non solo i film in generale, ma nello specifico proprio quei titoli che presentassero tematiche simili o comunque che temevo potessero appesantire ulteriormente la mia esperienza del quotidiano.
In uno scenario così apparentemente negativo, devo ammettere che la visione di questo "Verdens verste menneske" di Joachim Trier mi abbia un po' spronato a rivedere il bello anche nella difficoltà emotiva, cioè che nonostante possa sembrare difficile affrontare un certo tipo di tematiche e perplessità interiori, a volte può anche fare bene vederli proiettati su uno schermo e assistervi da spettatori, permettendo una razionalizzare che, forse, avrebbe richiesto tempi di decodifica molto più lunghi e/o impervi. Con questo non voglio dire che "The Worst Person in the World" mi sia stato terapeutico, però sicuramente qualcosa ha smosso.
La storia è molto più banale di quanto non possa sembrare da questo mio preambolo personale, ma è totalmente basata sull'esperienza umana della vita e di come navigare attraverso le proprie emozioni e relazioni, per cui è facilissimo rispecchiarsi in alcune delle situazioni o dei meccanismi che vengono raccontati.
C'è l'amore a prima vista, la relazione tra persone di età estremamente differenti, il tradimento, l'incertezza su cosa si voglia fare del proprio futuro, i rapporti familiari, le delusioni, i cambi di piani inaspettati e quella vena beffarda della vita che non possiamo contrastare. Insomma, c'è un po' di tutto quello che un essere umano ha vissuto sulla propria pelle e proprio per questo è così facile immedesimarsi nella storia, semplice ma efficace.
Ottimo il cast - con una Renate Reinsve francamente quasi goccia d'acqua di Dakota Johnson - e risultato finale ben riuscito, anche se forse un po' lungo.
Cast: Renate Reinsve, Anders Danielsen Lie, Herbert Nordrum, Hans Olav Brenner, Helene Bjørneby, Vidar Sandem.
Box Office: $11.8 milioni
Vale o non vale: Per tanti versi si capisce perfettamente dove la storia sembrerebbe andare a parare ed è accettabile che sia così considerato che il film si concentra sul quotidiano di persone qualunque. Eppure uno dei due "colpi di scena" finali non me l'aspettavo e mi ha lasciato con molto amaro in bocca.
Un film non facile, ma certamente una bocca d'aria fresca in un universo omologato di pellicole usa e getta da cui, troppo spesso, finiamo per farci fagocitare. Una storia semplice, ma che ti "rimane addosso" anche una volta usciti dal cinema.
Premi: Candidato a 2 Oscar per la Miglior sceneggiatura originale e il Miglior film straniero. 2 nomination ai BAFTA per la Miglior attrice protagonista (Reinsve) e film straniero; 1 nomination ai César per il Miglior film straniero. In concorso a Cannes 2021 per la Palma d'Oro, il film ha vinto il premio per la Miglior attrice (Reinsve).
Parola chiave: Scoperta di sé.
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Bengi

venerdì 8 aprile 2022

Film 2101 - X

Intro: Avevo una serata libera e avevo letto critiche positive rispetto a questo film, così me ne sono andato al cinema.

Film 2101: "X" (2022) di Ti West
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: mi è piaciuto? Insomma. Era quello che mi aspettavo? Per niente. Il che è necessariamente un male? No.
"X" è un horror con un'idea interessante di base - un gruppo di persone si infila nel mezzo del nulla texano per girare un film hard nella casa di un'anziana coppia che vive di fianco alla proprietà. I due signori, neanche a dirlo, non sono a conoscenza di cosa accada nella casa che hanno dato in affitto e sono, neanche a dirlo #2, due strambi dall'aspetto non esattamente incoraggiante - che però si perde in un preludio estremamente lungo (ed erotico) che confonde un po' lo spettatore quando si tratta di delineare la struttura del film. Molto spesso si ha la sensazione che la storia sia più interessata a farci vedere il dietro le quinte del filmino a luci rosse che a mettere in scena quello per cui lo spettatore ha pagato per vedere, ovvero un bagno di sangue. Quando finalmente ci si arriva, la narrazione prende la consueta piega dell'orrore che parte vagamente in sordina e poi, tutto ad un tratto, si mette in moto freneticamente. Forse si poteva tagliare un po' di preambolo e dare più spazio tra un omicidio e l'altro.
Inoltre ho trovato la motivazione dietro le "gesta" del nostro serial killer un po' troppo vaghe e abbozzate, nel senso che sì, quella necessità di essere ancora desiderabili, belli e giovani viene menzionata, anche se poi oltre a quello non c'è nulla. Quindi, se il senso era raccontare semplicemente una storia di orrore e mattanza, missione compiuta (a rilento), ma così fosse allora mi chiedo perché ci voglia così tanto alla trama per arrivarci. Altrimenti si doveva approfondire un po' di più sul movente. Ps. Troviamo Mia Goth in due ruoli qui, a voi capire quali.
Cast: Mia Goth, Jenna Ortega, Martin Henderson, Brittany Snow, Owen Campbell, Stephen Ure, Scott Mescudi.
Box Office: $11.5 milioni
Vale o non vale: Non il capolavoro che mi era stato promesso, ma certamente un slasher/horror godibile e che, tutto sommato, fa (parte) del suo dovere. Ma il perché l'assassino faccia quello che faccia - era già successo? Chi erano le altre vittime? Quando è iniziata la carneficina e cosa l'ha fatta scattare? Queste e altre domande su: "Non verrà data risposta" - e le ragioni del massacro si doveva lavorare di più. L'ambientazione anni '70 e il fortissimo accento del sud mi hanno conquistato.
Premi: /
Parola chiave: Beauty.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi