mercoledì 30 dicembre 2020

Film 1765 - Wine Country

Intro: Netflix proponeva a gran voce e visto il cast pazzesco non ho voluto assolutamente perdermi la visione!
Film 1765: "Wine Country" (2019) di Amy Poehler
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: è bello vedere un cast tutto al femminile composto da attrici di talento in un film che mette al centro della sua storia persone dall'aspetto normale (e avventure surreali?), però bisogna davvero chiedersi quanto bisogno ci fosse di portare alla luce un progetto come "Wine Country" che, con tutta la buona volontà di questo mondo, non ha davvero niente di nuovo da dire.
La comicità molto fisica mescolata all'umorismo "Saturday Night Live" funziona fino ad un certo punto e, devo ammettere con un po' di tristezza, questa storia non è poi così divertente da far dimenticare che la trama sia di fatto priva di qualsivoglia elemento innovativo. Perché sì, ora anche le donne si ubriacano sul grande schermo, dicendo parolacce e parlando senza problemi di sesso. E sì, sappiamo che storie su persone qualunque e (pure!) over 50 funzionano e riscuotono anche parecchio successo, quindi quella che "Wine Country" fa qui non è una grande rivendicazione, se non quantomai accodarsi a una lista di titoli che già hanno percorso questa strada. Il vero peccato è che questo esordio alla regia di Amy Poehler sorprendentemente sprechi un'occasione e un cast eccezionali per raccontare la stessa storia che le commedie americane influenzate da Judd Apatow ci stanno raccontando ormai da anni, solo che in più qui c'è la scusa del wine tasting. E considerato che gli ubriachi non siamo noi ma le protagoniste del film, la magia non si realizza.
Ps. Non dico certo nulla di nuovo, ma la produzione cinematografica firmata da Netflix è tremenda. Questo titolo non è certamente il peggiore tra quelli originali e in lista nel catalogo del servizio di streaming, ma rimango tutte le volte sorpreso da quanta enfasi si metta nel portare alla luce praticamente qualsiasi progetto solo in nome di una maggiore offerta che attragga nuovi abbonamenti. Onestamente una pellicola come "Wine Country" al botteghino avrebbe fatto flop. So che la qualità è troppo spesso un fatto secondario, ma non posso fare a meno di chiedermi quanto questo sistema del "tutto quello che ci viene in mente" possa risultare ancora sostenibile, soprattutto man mano che la gente si rende conto di quanto i film originali Netflix siano di sempre maggiore pessima qualità.
Cast: Rachel Dratch, Ana Gasteyer, Amy Poehler, Maya Rudolph, Paula Pell, Emily Spivey, Cherry Jones, Maya Erskine, Jason Schwartzman, Tina Fey.
Box Office: /
Vale o non vale: Onestamente mi aspettavo qualcosa di più in generale e una trama molto più divertente in particolare. Un'occasione un po' sprecata, anche se gli amanti del Saturday Night Live dovrebbero avere le palpitazioni alla sola idea di vedere riunite così tante stelle dello show in un unico lungometraggio. Per quanto un più veloce skatch del celebre show americano sarebbe risultato più efficace.
Premi: /
Parola chiave: Weekend.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 29 dicembre 2020

Film 1764 - King Arthur

Intro: Volevo rivederlo perché non mi ricordavo bene il livello di boiata di questa pellicola. Sentivo il bisogno di un ripasso.
Film 1764: "King Arthur" (2004) di Antoine Fuqua
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ritorno ai bei tempi in cui per attirare gente al cinema si aumenava la grandezza delle tette della protagonista nel poster (qui come in Harry Potter, ma anche i capezzoli rimossi di Angelina Jolie perché la gente distratta causava incidenti per le strade), pure questo "King Arthur" non si sottrae alla (teorica?) regola della protagonista femminile che deve risultare sexy e attraente a tutti i costi per convincere il maschio medio a vedere un prodotto cinematografico teoricamente (?) costruito sulla base delle sue aspettative. O almeno quelle che gli studios ritengono esserlo. Già perché, diciamocelo, la gente non si è esattamente presentata in massa per vedere questa ennesima versione della storia di Re Artù e la sua famosa tavola rotonda.
Antoine Fuqua - che dopo il successo di "Training Day" ha deciso di buttare tutto alle ortiche con questa pellicola, il remake di "The Magnificent Seven" e quella che oso solo immaginare essere una meravigliosa saga action-thriller che porta il titolo di "The Equalizer" (1 e 2) - dirige un action movie ricolmo di violenza e nebbia che si propone come rivisitazione moderna del mitico personaggio medioevale e la sua storia, pur concedendosi non poche licenze rispetto a (e qui cito Wikipedia) figure storiche, popolazioni, eventi, religione, vestiario e tipologia di armi usate nel'era qui descritta. Poi, per carità, penso in pochi abbiano deciso di vedere questa pellicola alla ricerca di qualsivoglia verosimiglianza rispetto ai fatti descritti. Nondimeno, "King Arthur" e il suo piglio più moderno (leggi rappresentazione molto realistica della violenza da campo di battaglia) non hanno impressionato nessuno o quasi.
Alcuni dettagli tecnici, poi, non hanno giocato a suo favore. Innanzitutto la sensazione che ci sia una generale mancanza di star-power: Clive Owen stava cominciando ad essere abbastanza conosciuto all'epoca, ma questo titolo non lo ha certo aiutato a sbarcare nel mondo degli attori di serie A; Keira Knightley era sicuramente nel suo boom da "Pirati dei Caraibi", ma forse non sufficientemente famosa da risultare motivo di traino commerciale per tutta l'operazione; Ioan Gruffudd sarebbe approdato solo l'anno successivo nei cinema nel ruolo di Mr Fantastic nel deludente-ma-comunque-accettabile "Fantastic 4" con Jessica Alba (in ogni caso diciamocelo: ma chi è che sa chi sia Ioan Gruffudd?!); tutto il resto del cast all'epoca era un generale "chi?!" difficilmente vendibile al pubblico mainstream (anche se non mancano volti noti: Stellan Skarsgård, Hugh Dancy, Mads Mikkelsen e Joel Edgerton).
Continuando con gli elementi sfavorevoli, credo che la smania da "dobbiamo rendere questa storia sufficientemente sexy" abbia un po' confuso: il film si chiama "King Arthur", il protagonista è Re Artù e il primo nome sul poster è il suo e, nonostante questo, nella locandina l'attore è a malapena visibile, relegato a sinistra sullo sfondo per fare spazio all'immagine centrale di Keira Knightley che, equipaggiata di tette e arco, ammicca leggermente a chi guarda. Scusate, chi è il protagonista, quindi?
Infine qualche aspetto più marginale o tecnico: credo che questo titolo volesse cavalcare l'onda remunerat...ehm... positiva del successo globale de "Il gladiatore" (un altro titolo non particolarmente interessato ai dettagli storici, ma sicuramente molto descrittivo a livello di scene di battaglia e dotato di una buona dose di mascolina epicità), il tutto shakerato assieme alla formula vincente Disney targata "Pirati dei Caraibi" - franchise non a caso citato anche nella locandina di questo film e dal quale hanno preso in prestito il compositore delle musiche Hans Zimmer (che, hey!, ha scritto anche le musiche per "Il gladiatore"! Coincidenza?) - che probabilmente voleva suggerire una certa dose di divertimento e leggerezza applicata ad un racconto "storico" altrimenti forse potenzialmente nocivo in termini di successo al botteghino. Che poi vedi quanto abbia funzionato...
In ogni caso, a prescindere da tutto questo insieme di elementi confusi e malamente assemblati insieme, il film di Antoine Fuqua risulta comunque megliore del noiosissimo "King Arthur: Legend of the Sword" di Guy Ritchie e, tutto sommato, un passatempo persino godibile una volta che si sia fatta pace col fatto che non sarebbe servito scomodare Re Artù per raccontare una storia di guerre sanguinarie e sottotrame politiche facili facili per propinare al pubblico generalista un racconto ambientato in tempi antichi in cui la legge della spada era l'unica accettata per governare. Ma, immagino, Hollywood fatica ad imparare la lezione.
Cast: Clive Owen, Keira Knightley, Stellan Skarsgård, Stephen Dillane, Ray Winstone, Hugh Dancy, Til Schweiger, Ioan Gruffudd, Mads Mikkelsen, Joel Edgerton, Ivano Marescotti.
Box Office: $203.6 milioni
Vale o non vale: Per niente ispirato, decisamente troppo lungo (dura solo 2 ore?! What?!) e molto confuso a livello di trama, "King Arthur" può funzionare come riempitivo da cervello spento, senza alcun bisogno di prendere la storia troppo seriamente. Si è visto sicuramente di peggio, per carità, ma per un film che quasi 20 anni fa è costato 120 milioni di dollari, si doveva fare molto, molto di più.
Premi: /
Parola chiave: Freedom.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 28 dicembre 2020

Film 1763 - With Honors

Intro: Non so come finito sulle tracce di questa pellicola, ma appena ne sono venuto a conoscenza ho voluto recuperarla!
Film 1763: "With Honors" (1994) di Alek Keshishian
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: film piacevole di cui non avevo mai sentito parlare prima, "With Honors" racconta fondamentalmente due storie allo spettatore moderno.
La prima è quella ovvia dell'amicizia compassionevole che nasce tra uno studente universitario e un barbone, quella sorta di feel-good-story che tenta di farci credere che il giovanotto viziato di Harvard è capace anche di commettere buone azioni quando ricattato da un senzatetto che tiene in ostaggio la sua tesi.
La seconda storia riguarda la tesi stessa, ovvero la fatica e l'incertezza connesse al medium cartaceo, effimero supporto di quella tecnologia antiquata che per secoli ha supportato il nostro sapere e ora risulta quasi più un nostalgico ricordo dei tempi che furono. O, per farla meno poetica: ma l'ansia di pensare che qualcuno possa letteralmente bruciare il lavoro di mesi di fatica e studio solo perché l'unica copia esistente della tua tesi è scritta su carta?! Per me, più che un comedy-drama generazionale questo "With Honors" è un thriller a tinte sadiche!
Sciocchezze a parte, premesso che la storia è un po' quello che è - realistica come un film di Tim Burton -, la pellicola riesce comunque a mettere a segno qualche punto importante, soprattutto grazie a una buona chimica tra i due protagonisti Pesci e Fraser e una certa nostalgia per quei prodotti anni '90 che ancora riuscivano a venderti con una sorta di credibilità l'idea della perfezione americana, costruita, pulita e maledettamente intrigante anche quando provava a raccontare una storia meno patinata del solito (per quanto la storia di un ricco ragazzo bianco che frequenta Harvard possa risultre meno plasticosa e glam...). Insomma, non dico che "With Honors" si sporchi le mani, ma sicuramente è meno banale di tutta una certa serie di prodotti con e per giovanotti in cerca di ispirazione che il cinema americano ha prodotto negli anni: non sarà un capolavoro, ma tutto sommato in generale funziona.
Cast: Joe Pesci, Brendan Fraser, Moira Kelly, Patrick Dempsey, Josh Hamilton, Gore Vidal.
Box Office: $20 milioni
Vale o non vale: Decisamente meno ispirato di "Dead Poets Society", ma con una sufficiente dose di idealismo per rendere credibile la storia di un'amicizia tra il privilegiato di Harvard e il barbone veterano della Marina Mercantile con asbestosi polmonare, "With Honors" è un prodotto decisamente meno famoso dei tanti altri con protagonisti giovanotti in cerca di ispirazione e futuro, ma che non ha nulla di meno rispetto ai più famosi titoli cui siamo abituati a pensare. Vedere (qui) per credere.
Premi: Candidato al Golden Globe e al Grammy per la Miglior canzone originale ("I'll Remember" cantata da Madonna).
Parola chiave: Tesi.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

domenica 27 dicembre 2020

Film 1762 - Happy Death Day 2U

Intro: Il primo film era - sorprendentemente! - buono, per cui era sinceramente curioso di vedere se questo sequel sarebbe stato all'altezza dell'originale. Meh...
Film 1762: "Happy Death Day 2U" (2019) di Christopher Landon
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: seguito del primo, fortunato "Happy Death Day", questo secondo capitolo ripropone praticamente la stessa formula dell'originale espandendola, però, a più personaggi per un risultato finale che funziona solo in parte. Tutto sommato un horror simpatico e interessante per la premessa che propone, anche se, probabilmente, di questo "Happy Death Day 2U" non si sentiva un pressante bisogno.
Film 1484 - Auguri per la tua morte
Film 1761 - Happy Death Day 2U
Cast: Jessica Rothe, Israel Broussard, Suraj Sharma, Steve Zissis, Ruby Modine, Rachel Matthews, Sarah Yarkin, Charles Aitken.
Box Office: $64.6 milioni
Vale o non vale: Chi ha apprezzato il primo film dovrebbe trovare questo sequel sufficientemente divertente e di intrattenimento, anche se in generale "Happy Death Day 2U" non è riuscito quando sono il suo predecessore. Va bene per una serata di disimpegno e niente più.
Premi: /
Parola chiave: Sissy.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 26 dicembre 2020

Film 1761 - Glass

Intro: Molto curioso di vedere come si sarebbe conclusa questa trilogia, ho cercato di recuperare questo terzo episodio appena possibile.
Film 1761: "Glass" (2019) di M. Night Shyamalan
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: lo voglio dire senza girarci troppo intorno: ma quanto è noioso questo "Glass"?!
Dopo un'ottima ripresa di carriera grazie al riuscito "Split", M. Night Shyamalan sembrava aver ritrovato l'ispirazione grazie alla trilogia che nessuno si era aspettato, ovvero quella composta da "Unbreakable", "Split" e quest'ultimo "Glass", una saga che ha impiegato una ventina d'anni per essere completat e di cui francamente non ricordavo nemmeno l'esistenza del primo capitolo (che vidi al cinema con i miei genitori a 13 anni...).
Peccato che tutto l'hype creato grazie al secondo episodio, questo capitolo conclusivo getti tutto alle ortiche e riporti i gli sforzi a uno monotono risultato finale francamente deludente che sfrutta poco e male i suoi tre super-protagonisti per un'avventura che fatica a prendere il via e, quando finalmente lo fa, lascia insoddisfatti.
Film 1315 - Split
Film 1558 - Split
Film 1655 - Split
Film 1760 - Glass
Cast: James McAvoy, Bruce Willis, Anya Taylor-Joy, Sarah Paulson, Samuel L. Jackson, Spencer Treat Clark.
Box Office: $247 milioni
Vale o non vale: Insomma... si poteva fare decisamente di più. I fan di questo franchise potrebbero apprezzarne la conclusione, ma onestamente non c'è molto da dire rispetto a questo "Glass" se non che, viste le aspettative, il risultato finale lascia insoddisfatti.
Premi: Candidato al Razzie Award per il Peggior attore non protagonista (Willis).
Parola chiave: Superheroes.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 23 dicembre 2020

Film 1760 - Desperately Seeking Susan

Intro: ...e il ritorno prepotente degli anni '80!
Film 1760: "Desperately Seeking Susan" (1985) di Susan Seidelman
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: non avevo mai visto questo film e, insomma, era decisamente ora di recuperarlo.
Devo dire che "Desperately Seeking Susan" è una commedia simpatica con qualche twist thriller che funziona e riesce bene a sfruttare lo stardom di Madonna senza comprettere gli elmenti della storia, il che di per sé è già un piccolo miracolo.
Tra look molto cool anni '80, una colonna sonora pazzesca, un variegato cast capitanato da Rosanna Arquette - qui probabilmente all'apice della sua carriera, anche se i riconoscimenti che le sono stati conferiti sono confusi rispetto al suo ruolo di protagonista o meno del film (sì, è lei la protagonista!) -, un tono generale piuttosto divertito e sufficientemente ricco di fraintendimenti, divertimento e azione (?!) e l'idea per una storia che porta moltissima acqua al mulino di Madonna, questo film funziona e intrattiene piacevolmente. Nel suo genere, un classico.
Cast: Rosanna Arquette, Aidan Quinn, Madonna, Robert Joy, Laurie Metcalf, Will Patton, John Turturro, Giancarlo Esposito.
Box Office: $27.3 milioni
Vale o non vale: Simpatico e riuscito, "Cercasi Susan disperatamente" è un cult anni '80 non solo per i fan dell'intramontabile pop star Madonna, ma anche per tutti coloro che apprezzano una buona commedia e quel gusto retrò al sapore di chili di lacca e spalline prominenti. Da vedere.
Premi: Candidato al Golden Globe per la Miglior attrice protagonista musical o commedia (Arquette), vincitore (!!!) del BAFTA per la Migliore attrice non protagonista (sempre la Arquette, il che confonde non poco) e candidato ai César per il Miglior film straniero. Ah, gli anni '80!
Parola chiave: Orecchini.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

Film 1758 - Nothing Like a Dame

Intro: Appena ho scoperto questo l'esistenza di questo documentario ho capito che volevo recuperarlo. A tutti i costi.
Film 1758: "Nothing Like a Dame" (2018) di Roger Michell
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: documentario interessante sulla vita di quattro legendarie attrici inglesi che da sole hanno collezionato 3 Oscar, 7 Golden Globes, 5 Emmy, 16 BAFTA e 3 Tony Awards, per un mix di vita privata e dietro le quinte che i fan non potrnno non apprezzare.
Il film in sé forse non è tanto grandioso quanto ci si sarebbe potuti aspettare, in ogni caso le quattro protagoniste tengono banco con charme e un'innata energia che è onestamente un piacere da seguire. Le chiacchiere di queste quattro amiche - che sono anche quattro fantastiche attrici di cinema, tv e teatro - sono il regalo migliore per questa fine 2020. Credetemi.
Cast: Eileen Atkins, Judi Dench, Joan Plowright, Maggie Smith.
Box Office: /
Vale o non vale: Tanta tenerezza, ammirazione e rispetto per un gruppo di grandissime attrici che ripercorrono anni di amicizia e successi attraverso una chiacchierata. Un buon documentario che rende giustizia al suo soggetto o, per meglio dire, rimette al centro della conversazione il talento delle sue protagoniste. Da vedere.
Premi: /
Parola chiave: Ricordi.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 21 dicembre 2020

Film 1757 - Beach Rats

Intro: Suggerito da Netflix, ricordo che mi avesse colpito la locandina e la storia intrigante a tema homo.
Film 1757: "Beach Rats" (2017) di Eliza Hittman
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: forse dalla storia mi aspettavo qualcosa di un attimo più sconvolgente, in ogni caso questo "Beach Rats" è intrigantee presenta un'estetica ben sviluppata che conferisce al prodotto finale un'anima ben delineata.
La storia di Frankie (Harris Dickinson), ragazzetto spiantato e confuso alle prese con droghe e amicizie discutibili, si fa interessante (e piccante) quando scopriamo che, nel tempo libero, cerca compagnia tra le lenzuola di ben più attempati signori che trova sulle chat in internet. Non ci sarebbe niente di rivoluzionario, non fosse che il ragazzo si considera etero e ha una fidanzata (Madeline Weinstein). Chiaramente nemmeno questo twist narrativo risulta particolarmente innovativo, ma aggiunge sicuramente pepe a una storia altrimenti relegata all'universo ragazzetti/bulletti allo sbando che, da sola, non avrebbe molto da dire.
Poi, ribadisco, "Beach Rats" è meno profondo di quanto non vorrebbe far credere, ma rimane comunque un titolo indipendente dotato di un certo proprio magnetismo.
Cast: Harris Dickinson, Madeline Weinstein, Kate Hodge, Neal Huff.
Box Office: $486,623
Vale o non vale: Intrigante, visivamente ben concepito e con un protagonista credibile, "Beach Rats" è un titolo sicuramente non per tutti, ma che può meritare una chance, specialmente se si apprezzato le tematiche LGBTQI.
Premi: Premio alla regia al Sundance Film Festival del 2017.
Parola chiave: Weed.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

Film 1756 - The Lego Movie 2

Intro: Curioso di recuperare questa pellicola da quando, l'anno scorso, in America avevo visto le città tappezzate per promuoverne l'uscita. E perché, diciamocelo, il primo film mi era piaciuto.
Film 1756: "The Lego Movie 2" (2019) di Mike Mitchell
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ricordo che quando ho visto il film un annetto fa ero molto curioso di capire come mai questo sequel del primo "The Lego Movie" avesse ricevuto buone critiche, ma di fatto non fosse riuscito ad evitare il flop al botteghino internazionale. La verità è che "The Lego Movie 2: The Second Part" non è per niente un cartoon malvagio e avrebbe tutte le carte in regola per replicare il successo dei suoi predecessori, anche se ha probabilmente pagato il prezzo di una sovraesposizione del franchise che ha visto l'uscita di 4 titoli nel giro di 6 anni, di cui due spin-off solo nel 2017.
Insomma, un po' un peccato e un po' uno spreco, ma del resto non può valere sempre il mantra "Everything Is Awesome".
Film 735 - The Lego Movie
Film 1756 - The Lego Movie 2
Film 1379 - LEGO Batman - Il film
Cast: Chris Pratt, Elizabeth Banks, Will Arnett, Tiffany Haddish, Stephanie Beatriz, Charlie Day, Alison Brie, Nick Offerman, Maya Rudolph, Will Ferrell, Channing Tatum, Jonah Hill, Ben Schwartz, Jason Momoa, Cobie Smulders, Ike Barinholtz, Ralph Fiennes, Will Forte, Bruce Willis.
Box Office: $192.3 milioni
Vale o non vale: Simpatico sequel di un primo episodio sorprendentemente riuscito che paga il prezzo di aver atteso la propria uscita nelle sale a 6 anni da quella dell'originale. La formula è sempre la stessa, giocosa, colorata, divertente e forsennata nei ritmi e nell'elemento estetico, per cui chi ha apprezzato "The Lego Movie" dovrebbe godersi anche questo secondo capitolo (ma, diciamocelo, anche tutti gli altri). In generale forse manca quell'elemento sorpresa che aveva caratterizzato il primo titolo ispirato alla linea di giochi danese.
Premi: /
Parola chiave: Armamageddon.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

Film 1755 - Bumblebee

Intro: Non sono un fan della saga dei "Transformers", anche se devo dire che il primo film mi avesse gasato. Poi al cinema vidi il secondo e fun una tale (rumorosissima) delusione che lasciai definitivamente perdere. Considerate le buone critiche, ho deciso comunque di dare una chance a questo titolo di rilancio del franchise.
Film 1755: "Bumblebee" (2018) di Travis Knight
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: diciamoci la verità, avendo visto questo film più di un anno fa, ricordo davvero ben poco. Ho riletto la trama (dettagliatissima) di Wikipedia e nonostante questo, continuo a non avere ricordi rispetto a questa pellicola, il che non è esattamente un buon segno.
La verità è che "Bumblebee" non è un film malvagio, ma rimane pur sempre confinato in quella categoria di prodotti di massa un po' tutti uguali di cui si fatica a distinguere caratteritiche e peculiarità considerata la miriade di altri titoli simili che effetti speciali e trame così così finisco per rendere indistinguibili. Anche se - questo sì che lo ricordo - va detto che in termini di spin-off, prequel e reboot del franchise dei "Transformers", questa pellicola fa un buon lavoro. Puro intrattenimento, il che non è necessariamente un male.
Cast: Hailee Steinfeld, John Cena, Jorge Lendeborg Jr., John Ortiz, Jason Drucker, Pamela Adlon; (doppiatori) Dylan O'Brien, Peter Cullen, Angela Bassett, Justin Theroux.
Box Office: $468 milioni
Vale o non vale: I fan della saga dei "Transformers" dovrebbero apprezzare questo prodotto che si discacca in parte dai predecessori e serve anche da rampa di (ri)lancio per il franchise. "Bumblebee" nella sua leggerezza funziona, il prodagonista meccanico funziona e l'espediente del suo modo di parlare attraverso la radio è molto simpatico, mentre Hailee Steinfeld si conferma una protagonista capace. Insomma, per qualche ora di spensierato intrattenimento questa pellicola fa il suo dovere.
Premi: Candidato al Razzie Award nella categoria Redeemer Award per il franchise di Transformers.
Parola chiave: Maggiolino.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

domenica 13 dicembre 2020

Film 1754 - Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald

Intro: Andava sicuramente rivisto almeno un'altra volta, per poter capire se fosse proprio un film riuscito male o, invece, se la prima visione fosse solamente stata sfortunata.
Film 1754: "Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald" (2018) di David Yates
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: dai, ormai si può dire serenamente: "Fantastic Beasts 2" è un casino narrativo che non ha né capo né coda e funziona solo come teaser per i fan di Harry Potter che in questo nuovo franchise dovevano per forza doverci poter trovare nuovi stimoli per la loro fantasia potteriana. C'è il ritorno ad Hogwarts, c'è Silente, c'è l'Inghilterra... insomma, una sorta di operazione nostalgia che avrebbe dovuto ancorare ancora più saldamente questo franchise all'originale, fortunatissima saga del maghetto della Rowling. Rowling che qui, come sappiamo, scrive in solitaria una storia della quale si faticano a tenere le fila considerato che il film dura 2 e 14 minuti (!) senza che praticamente succeda mai nulla. Davvero incredibile, da questo punto di vista!
La maggior parte delle scene è lenta e statica, i dialoghi interminabili, le stramberie di Newt - che, tra parentesi, dovrebbe essere il protagonista ma di fatto non lo è - esagerate e l'affollamento di personaggi rende tutto così caotico e sconclusionato da risultare semplicemente un esteticamente bello, ma pur sempre narrativamente insufficiente, pastrocchio. Peccato, perché le carte in regola per l'ennesimo successo c'erano tutte. Sprecate.
Film 1266 - Animali fantastici e dove trovarli
Film 1412 - Fantastic Beasts and Where to Find Them
Film 1583 - Fantastic Beasts and Where to Find Them
Film 1682 - Fantastic Beasts and Where to Find Them
Film 1695 - Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald
Film 1754 - Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald
Film 2103 - Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore
Cast: Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol, Ezra Miller, Zoë Kravitz, Callum Turner, Claudia Kim, William Nadylam, Kevin Guthrie, Jude Law, Johnny Depp, Carmen Ejogo.
Box Office: $654.9 milioni
Vale o non vale: Questo è il capitolo che ha costretto la nuova macchina da soldi "Fantastic Beasts" a prendersi una pausa di riflessione, considerato che è l'episodio del mondo della Rowling che ha incassato meno in assoluto, con esplicite critiche alla trama e all'idea dietro alla storia in generale. E meno male che questa pausa è stata presa, considerato lo scandalo ancora in essere che riguarda la stella in declino di Johnny Depp, ora allontanato dalla Warner Bros. che lo ha già sostituito con il danese Mads Mikkelsen.
Insomma, non esattamente premesse allettanti quando si deve decidere se dare una chance a questa pellicola o meno. Dirò solo che, da fans di tutta l'opera potteriana e compagnia bella, questo è sicuramente un passo falso. In generale, comunque, "Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald" non è certamente un prodotto terribile.
Premi: Candidato a 2 BAFTA per Migliori effetti speciali e scenografie.
Parola chiave: Sides.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 10 dicembre 2020

Film 1753 - Shazam!

Intro: Ne stavano parlando bene tutti, per cui non potevo sottrarmi alla chiamata: bisognava correre al cinema!
Film 1753: "Shazam!" (2019) di David F. Sandberg
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Chris
In sintesi: evento praticamente straordinario, ogni tanto anche la DC ce la fa a produrre un film carino e divertente! MI RA CO LO.
Sarà la combo simpatia Asher Angel - Jack Dylan Grazer - Zachary Levi, sarà che effettivamente il tono della storia è appropriato, più rilassato e decisamente meno serioso dei precedenti titoli della casa cinematografica, di fatto il risultato finale di questo "Shazam!" (o Captain Marvel, come preferite chiamarlo) è buono! Magari non il capolavoro che ti aspetteresti considerata la tanta buona pubblicità del circo mediatico, ma suppongo fosse impossibile contenere l'entusiasmo per un prodotto della DC Comics effettivamente riuscito. Sicuramente mi sarei aspettato un incasso al box-office più cospicuo, specialmente per un film costato 100 milioni di dollari.
La storia è ricca di elementi e certamente molto fantasiosa, il che aiuta nel complesso ad andare oltre il solito monotea cui la casa di produzione ci aveva abituato. Ce n'è per tutti i gusti: una certa critica per il sistema del mondo delle adozioni americano, probelmatica di popolarità scolastica, problemi di fiducia per un passato complicato, nuovi amici & nuova famiglia, magia, superpoteri, scoperta di sé, peccati capitali, effetti speciali funzionali al racconto e chi più ne ha più ne metta (riassuntino qui [1]).
Insomma, "Shazam!" funziona e si lascia guardare con sorprendete piacevolezza.
[1] "The plot follows teenager Billy Batson (Angel) as he is chosen by the ancient wizard Shazam (Hounsou) to be his new champion, allowing him to transform into an adult superhero (Levi) with various superpowers. Billy and his foster brother Freddy Freeman (Grazer) must discover Billy's new powers in order to stop the evil Dr. Thaddeus Sivana (Strong) and the Seven Deadly Sins." (Wikipedia)
Cast: Zachary Levi, Mark Strong, Asher Angel, Jack Dylan Grazer, Djimon Hounsou, Adam Brody, John Glover, Marta Milans, Cooper Andrews.
Box Office: $366 milioni
Vale o non vale: L'ho visto più di un anno fa e, onestamente, ripensare a questa pellicola e doverne scrivere mi ha fatto tornare voglia di vederla... che è sempre un buon segno, no?
Se questo non vi fa venir voglia di recuperare "Shazam!", non so cosa potrebbe!
Ps. Un sequel è previsto per il 2023: "Shazam! Fury of the Gods".
Premi: /
Parola chiave: Wizard.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 5 dicembre 2020

Film 1752 - The Shallows

Intro: Continuiamo con la lista di film lasciati indietro. Siamo di nuovo in Nuova Zelanda, di nuovo in ostello e io cerco film disimpegnati da guardare durante la cena.
Film 1752: "The Shallows" (2016) di Jaume Collet-Serra
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ovviamente la mia ossessione per i film sugli squali non poteva non spingermi a rivedere questa pellicola che, nel suo genere, è anche fatta piuttosto bene. Blake Lively è una perfetta protagonista e non ha paura di sporcarsi le mani e il risultato finale ne giova palesemente. Anche se lo squalo è un po' troppo computerizzato, "The Shallows" riesce comunque a mettere in scena uno spettacolo di ansia e suspense che funziona dall'inizio alla fine, per neanche 90 minuti di grande tensione. Da vedere trattenendo il fiato...!
Film 1214 - Paradise Beach: Dentro l'incubo
Film 1752 - The Shallows
Cast: Blake Lively, Óscar Jaenada, Angelo Josue Lozano Corzo, Brett Cullen, Sedona Legge.
Box Office: $119.1 milioni
Vale o non vale: Da vedere assolutamente se si è fan del genere horror/suspense e, specialmente, se si gradisce la spettacolare brutalità delle pellicole con uno squalo assassino come protagonista. Poco credibile, sì, ma pur sempre efficace.
Premi: /
Parola chiave: Jellyfish.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

Film 1750 - Get Smart

Intro: Ritorno indietro nel tempo, questa volta non di decade, ma rispetto alla mia lista di film arretrati che mesi fa ho lasciato indietro. Ho deciso di progredire con i titoli rimasti indietro nel mentre che completo i vari assignments di fine semestre qui all'università, sia perché mi stanno rubando tanto di quel tempo che riesco a malapena a trovare del tempo per me (ho visto un solo nuovo film nelle utlime 2 settimane), sia perché il prossimo film che avrei dovuto recensire è incluso nel mio final essay per il corso di Understanding Social Media e mi farebbe piacere pubblicare qui (almeno in parte) quello che ho scritto. In attesa di finire di mettermi in pari con le scadenze, quindi, torno a dove avevo lasciato ad agosto.
Film 1750: "Get Smart" (2008) di Peter Segal
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: boiatona adorabile che trovo onestamente divertente e riuscita (anche se non perfetta), "Get Smart" riesce ad intrattenere con leggerezza grazie alle ottime performance di Steve Carell e Anne Hathaway, inaspettatamente, adorabilmente affiatati e a una storia che mette alla berlina l'idea cinematografica dell'agente segreto. Primo vero ruolo "serio" di Dwayne Johnson (che non si fa più chiamare The Rock) e grandissimo cast di comprimari a comporre una squadra (ahimè) tutta al maschile che porta a casa il risultato. Sembra per certi versi "Spy" al maschile (agente segreto che nessuno si aspetta capace per il ruolo, coprotagonisti competenti e belli, ambientazione est-europea, agenti corrotti, ecc) mentre si mischiano tanti elementi classici di Bond con un pizzico di "Entrapment". In ogni caso, per me sempre spassoso.
Film 56 - Agente Smart - Casino totale
Film 964 - Agente Smart - Casino totale
Film 1750 - Get Smart
Cast: Steve Carell, Anne Hathaway, Dwayne Johnson, Alan Arkin, Terence Stamp, James Caan, Masi Oka, Dalip Singh, Ken Davitian, Terry Crews, David Koechner, Bill Murray, Patrick Warburton, Larry Miller.
Box Office: $230.7 milioni
Vale o non vale: Scemo e senza pretese, "Get Smart" vive di una comicità fisica non certo innovativa, ma che funziona alla grande. Hathaway si mette in gioco nel suo primo ruolo veramente comico (ma anche sexy, va detto) e Carell la aiuta e supporta grazie alla sua esperienza: si vede che i due funzionano. Insomma, un prodotto comico che funziona e diverte, perfetto per spegnere il cervello. La scena della sfida di ballo a coppie è qualcosa di geniale.
Premi: /
Parola chiave: Inno alla gioia.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

domenica 29 novembre 2020

Film 1951 - The Princess Bride

Intro: Nell'ottica della mia operazione nostalgia, questa pellicola non poteva mancare!
Film 1951: "The Princess Bride" (1987) di Rob Reiner
Visto: dalla tv
Lingua: inglese
Compagnia: Victor
In sintesi: questo film è considerato un cult della filmografia per teenager americana, una fiaba a tutti gli effetti che prende il là dal romanzo di William Goldman e non si risparmia nemmeno uno degli archetipi da fiaba, per un risultato finale che oggi sarebbe considerato inaccettabile ma che, 33 anni fa, non metteva in scena nulla di sconvolgente.
Per quanto mi sia goduto la visione in generale e sia rimasto colpito dalla bellezza folgorante di Robin Wright e Cary Elwes nel particolare, va comunque segnalata una serie di elementi che lascia un po' confusi, quando non perplessi.
Innanzitutto il titolo della storia fa riferimento alla principessa (Wright), anche se il protagonista è ovviamente il personaggio maschile che non solo la salverà, ma non perderà l'occasione anche di trattarla male senza alcun motivo a causa del matrimonio reale di ripiego. L'ho trovata una scelta narrativa tremenda e detestabile. Inoltre, Buttercup (questo il nome della principessa...) è rappresentata come impotente, un oggetto da ammirare che non ha alcuna volontà propria ed esprime il suo punto di vista solo per ribadire quanto amasse e ancora ami Westley (Elwes). Per il resto è o muta o incapace di agire.
In generale la trama è sufficientemente sciocca o "innocua" da risultare digeribile a tutto il pubblico di massa a cui questo prodotto aspira, un racconto tranquillizzante che rassicura le bambine sul fatto che il principe azzurro non solo esiste, ma verrà sempre a salvarle e ricorda ai ragazzi che una prova di forza è la via per il cuore della propria amata che, una volta conquistata, può essere tranquillamente maltratta nel momento in cui non si adegua alle aspettative della mentalità patriarcale.
Mi rendo perfettamente conto che "The Princess Bride" sia un prodotto di altri tempi, venduto spesso anche come una sorta di esasperazione di quegli archetipi narrativi che per generazioni hanno dettato i canoni delle storie per ragazzi. Al tempo stesso credo sia giusto far emergere una lettura in chiave contemporanea di alcune tendenze del passato per non dimenticare che certi stereotipi sono superati e non si rischi di far passare messaggi retrogradi solo in nome di un senso di nostalgia per un prodotto commerciale. Va tutto bene fino a quando ci ricordiamo di mantenerci critici nei confronti di chiavi di lettura figlie di un'ideologia superata a cui le nuove generazioni non dovrebbero essere esposte (e quando ciò avviene, dovrebbe essere fornita la spiegazione del perché certe idee non abbiano senso, oggi più che mai).
Insomma, certo non mi aspettavo da questa pellicola la profondità narrativa di un grande prodotto di qualità, però ammetto che una parte di me non sia riuscita a digerire questa reminescenza di un'ideologia arcaica e deprecabile mostrata in maniera così evidente e senza filtri. E' chiaro che il problema non è "The Princess Bride" in sé, ma certe idee che veicola, consapevolmente o meno. E anche se il film può essere un'avventura carina e un passatempo scaccia pensieri, non posso non pensare che nel 2016 sia stato scelto dal National Film Registry americano in quanto pellicola "culturally, historically or aesthetically significant". Anche se probabilmente nessuno mai sceglierà di vedere questo titolo solo perché considerato culturalmente rilevante dal NFR, trovo in ogni caso disturbante che una rappresentazione della donna come quella che viene fatta qui possa essere associata alla definizione di un canone culturale da preservare.
Detto ciò, sperando di non aver rovinato "The Princess Bride" per nessuno, passo e chiudo.
Cast: Robin Wright, Cary Elwes, Mandy Patinkin, Chris Sarandon, Christopher Guest, Wallace Shawn, André the Giant, Peter Falk, Fred Savage, Carol Kane, Billy Crystal.
Box Office: $30.9 milioni
Vale o non vale: Narrativamente spesso lento e rappresentativo di un'ideologia del passato che al giorno d'oggi fa venire i brividi, "The Princess Bride" presenta un'idea estetica molto simile ad altri titoli (come "La storia infinita" e "Labyrinth") ma che nel complesso funziona, anche se è chiaro che tutta la storia vive della (francamente shocckante) bellezza dei due protagonisti e dell'idea di fiaba con happy ending finale. Inaspettatamente, grande cast.
Premi: Candidato all'Oscar per la Miglior canzone originale ("Storybook Love", cantata da Willy DeVille) e al Grammy per Best Album of Original Instrumental Background Score Written for a Motion Picture or Television.
Parola chiave: 6 dita.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 27 novembre 2020

Film 1950 - Brightburn

Intro: Era da un po' che volevo recuperare questo film, principalmente per la presenza di Elizabeth Banks finalmente nel ruolo di protagonista.
Film 1950: "Brightburn" (2019) di David Yarovesky
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: premessa interessante, sviluppo così così. Si poteva fare decisamente di meglio con questa storia del bambino alieno che, scoprendo i suoi superpoteri, diventa l'opposto di un supereroe e finisce per uccidere tutti.
Considerato il potenziale psicologico che si sarebbe potuto analizzare qui, la virata horror-splatter non è sufficiente a tenere insieme una storia che sembra non avere nulla da raccontare se non, appunto, dalla prospettiva del genere spaventoso. Ed è un peccato.
Per quanto mi riguarda l'errore è principalmente nel punto di vista del racconto, che mette completamente da parte le ripercussioni psicologiche e concentra l'attenzione sull'idea della spettacolarizzazione del massacro che, di per sé, non presente alcuno spunto creativo. Si sarebbe potuto raccontare la storia da innumerevoli altre angolazioni, approfondendo il rapporto tra Brandon (Jackson A. Dunn) e i genitori adottivi, oppure le origini aliene del ragazzo o ancora il perché gli prenda questa spinta omicida così all'improvviso e, invece, si sceglie la banalità dello shock a tutti i costi. Senza contare che l'ostinata negazione della madre (Elizabeth Banks) è a dir poco fastidiosa. Insomma, "Brightburn" non ha niente di nuovo da mostrare. E, forse, Elizabeth Banks ha bisogno di un nuovo agente.
Cast: Elizabeth Banks, David Denman, Jackson A. Dunn, Matt Jones, Meredith Hagner.
Box Office: $32.9 milioni
Vale o non vale: Horror che mixa (malamente) elementi scifi agganciando l'idea del supereroe al contrario che, venuto a conoscenza dei suoi superpoteri, finirà per massacrare chiunque si opponga alla sua idea di giusto o sbagliato. Poteva essere un film molto più interessante e, invece, finisce per essere la solita banalità. Si può decisamente guardare altro.
Premi: /
Parola chiave: Navicella.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 25 novembre 2020

Grammy Awards 2021: nomination e vincitori

63rd Annual Grammy Awards

Music for visual media

Best Compilation Soundtrack for Visual Media
"A Beautiful Day in the Neighborhood" – Various artists
"Bill & Ted Face the Music" – Various artists
"Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga" – Various artists
"Frozen II" – Various artists
"Jojo Rabbit" – Various artists

Best Score Soundtrack for Visual Media
"Ad Astra" – Max Richter, composer
"Becoming" – Kamasi Washington, composer
"Joker" – Hildur Guðnadóttir, composer
"1917" – Thomas Newman, composer
"Star Wars: The Rise of Skywalker" – John Williams, composer

Best Song Written for Visual Media
"Beautiful Ghosts" (from "Cats")
Andrew Lloyd Webber and Taylor Swift (Taylor Swift)
"Carried Me with You" (from "Onward")
Brandi Carlile, Phil Hanseroth and Tim Hanseroth (Brandi Carlile)
"Into the Unknown" (from "Frozen II")
Kristen Anderson-Lopez and Robert Lopez (Idina Menzel and AURORA)
"No Time to Die" (from "No Time to Die")
Billie Eilish O'Connell and Finneas O'Connell (Billie Eilish)

"Stand Up" (from "Harriet")
Joshuah Brian Campbell and Cynthia Erivo (Cynthia Erivo)

#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 23 novembre 2020

Film 1949 - Can't Buy Me Love

Intro: Grande ritorno al mio decennio di nascita per recuperare una pellicola di cui non avevo mai sentito parlare. Nientemeno che con un giovanissimo "Dottor Stranamore".
Film 1949: "Can't Buy Me Love" (1987) di Steve Rash
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: Patrick Dempsey un talento comico? Simpatico, sicuramente, anche se il suo personaggio Ronald Miller è un egocentrico arrapato che non esiterà a mettere chiunque da parte pur di raggiungere quella popolarità liceale cui l'americano medio parrebbe ricercare come valore di vita.
In questo senso, Cindy (Amanda Peterson), la ragazza che lo aiuta nella realizzazione del suo tanto agognato desiderio adolescenziale, è centomila anni luce più avanti di lui (l'avremmo mai detto?) in termini di maturità, consapevolezza di sé, obiettivi futuri e una certa dose di ibrido femminismo diluito in termini da commedia romantica adolescenziale, il che porta spesso a chiedersi come mai si stia seguendo il percorso narrativo di Ronald quando quello di Cindy è molto, molto più interessante. La risposta è presto detta: "Can't Buy Me Love" è una pellicola facile facile che intende(va) strappare qualche risata nel tentativo di mettere alla berlina e gli stereotipi nerd e quelli di popolarità. Il risultato finale ci riesce solo in parte, il fatto che Ronald rigetti tutto ciò che ha rappresentato la sua realtà fino a 5 minuti prima in nome dell'attenzione delle ragazze sexy la dice lunga su quale fosse la scala di valori veicolata all'epoca dai prodotti mainstream per ragazzi, dove bullizzare i meno popolari era considerata pratica necessaria per rimanere al top della gerarchia sociale scolastica. Non è certo colpa di questo film se gli elementi narrativi prediligono questa caratterizzazione del racconto, rimane solo un po' spiacevole da guardare al giorno d'oggi.
In generale, comunque, questo film ha un piglio piacevole e si riscatta attraverso il personaggio di Cindy e la giusta punizione inflitta al proprio protagonista, un giovanissimo Dempsey che sta perfettamente al gioco (ma quel taglio di capelli...!). Insomma, pur essendo più superficiale e meno commerciale di tanti altri prodotti similari, "Can't Buy Me Love" è stato comunque una piccola, tutto sommato simpatica sorpresa.
Cast: Patrick Dempsey, Amanda Peterson, Dennis Dugan, Tina Caspary, Seth Green, Sharon Farrell, Dennis Dugan.
Box Office: $31.6 milioni
Vale o non vale: Gli appassionati di film adolescenziali a tema romantico con annesso percorso di crescita (e un'ambientazione so 80s it will hurt your eyes) dovrebbero gradire il tono leggero e le scelte di cast francamente azzeccate (Seth Green era un bambino piuttosto inquietante). Non un capolavoro, ma una novantina di minuti che passano spensierati.
Premi: /
Parola chiave: Vestito.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 21 novembre 2020

Film 1948 - Poetic Justice

Intro: Continuiamo a nuotare nelle acque del passato con un film di cui non avevo mai sentito parlare. Grazie iMDB!
Film 1948: "Poetic Justice" (1993) di John Singleton
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: pensavo si trattasse più di un titolo simile a "Dangerous Minds" e, invece, "Poetic Justice" è tutto tranne che una storia su scuola, studenti o un'insegnante ispirata.
Janet Jackson è, infatti, una parrucchiera in lutto dopo che ha assistito all'omicidio del fidanzato. Dopo un lunghissimo periodo di vedovanza dal quale parrebbe non riuscire ad uscire, nel giro (letterale) di due giorni troverà in Tupac ragione sufficiente per abbandonare la tristezza e ricominciare a vivere. Come darle torto, del resto.
"Poetic Justice" si presenta con un suo linguaggio interno molto particolare, non esattamente qualcosa a cui sono abituato, per cui ho faticato a dare un senso all'operazione nel suo complesso. Certi elementi da commedia o da storia romantica sono presenti, poi però vengono inseriti contesti socio-economici non approfonditi e un background di vissuto personale che viene dimenticato nel momento in cui incomincia il viaggio dei quattro protagonisti. Per citare un unico esempio: la figlia di Lucky (Tupac) è componente accessorio del personaggio del padre, sappiamo che c'è all'inizio del film, poi nessuno la cita più fino al termine del racconto, momento in cui riappare per assistere ad un bacio infarcito di moltissima passione (lingua) tra il padre e una perfetta sconosciuta che la bambina non ha mai visto prima... L'ho trovata una scelta narrativa quantomeno bizzarra.
Insomma, per quanto mi sia goduto la presenza di una giovane Regina King quale party girl del ghetto con unghie smaltate lunghe un chilometro (che verrà picchiata dal fidanzato mentre Lucky non ci pensa nemmeno un secondo ad intervenire perché non sono affari suoi), non posso dire che questa pellicola mi abbia lasciato nemmeno lontanamente soddisfatto. Tupac è un piacere da guardare e c'è qualcosa nella giovane Jackson che lascia affascinanti, ma il film nel complesso non consegna al pubblico una storia degna delle aspettative. Quello che fa e che, invece, bisogna riconoscerle, è l'aver raccontato una storia d'amore (in termini hollywoodiani, per quanto indipendenti) mettendo al centro del racconto solo personaggi afroamericani. Che negli anni '90 non era certo scontato.
Cast: Janet Jackson, Tupac Shakur, Tyra Ferrell, Regina King, Joe Torry, Tyra Ferrell, Rose Weaver, Billy Zane, Lori Petty, Clifton Collins Jr..
Box Office: $27 milioni
Vale o non vale: Tupac è una sorpresa (ma quelle unghie sporche che schifo!) e Janet se la cava. La storia non è davvero niente di che e anzi perfino troppo implausibile, ma le poesie fanno il loro dovere. Unico momento cult: la carrellata di "fuck you" più lunga che abbia mai visto!
Premi: Candidato all'Oscar e al Golden Globe per la Miglior canzone originale ("Again" cantata da Janet Jackson). Il film ha ricevuto anche 2 nomination ai Razzie, vincendo quello per Peggior star emergente (Jackson, candidata anche come Peggior attrice).
Parola chiave: Posta.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 16 novembre 2020

Film 1947 - Don't Tell Mom the Babysitter's Dead

Intro: Non saranno gli anni '80, ma ci andiamo molto, molto vicino!
Film 1947: "Don't Tell Mom the Babysitter's Dead" (1991) di Stephen Herek
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: onestamente non avevo mai sentito parlare di questo film, ma mi era comparso tra i suggerimenti quando avevo cercanto informazioni su "Adventures in Babysitting". Ovviamente non potevo non recuperare questo "Don't Tell Mom the Babysitter's Dead" considerando che la protagonista è nientemeno che una giovanissima Christina Applegate!
Premesso che questa pellicola ha pochissimo senso e/o coerenza narrativa, devo comunque ammettere che il risultato finale è stra divertente e, preso per quello che è, molto riuscito. La chiave per apprezzare questa commedia per e con teenager è sospendere le varie perplessità (a breve ci torneremo) e semplicemente lasciarsi trasportare dalla sciocca, spensierata storia. La combinazione di avvenimenti surreali e cast azzeccato di piccole future star fa il resto. Tra i vari volti famosi, infatti, riconosciamo Christina Applegate ("Bad Moms", "Dead to Me", "La cosa più dolce..."), Josh Charles ("The Good Wife"), David Duchovny (non c'è veramente bisogno di introdurre l'agente FBI Fox Mulder...), Jayne Brook ("Stra Trek: Discovery").
Ma passiamo alle varie incongruenze, che sono molte (spoilers). Partirei dal titolo: non dire alla mamma che la babysitter è morta parrebbe suggerire che la babysitter abbia un ruolo centrale nella storia. Non è così, appare e scompare nel giro di 5 minuti a neanche un quarto d'ora dall'inizio. I ragazzi decideranno poi di metterla in un baule e lasciarla davanti all'obitorio cittadino dove nessuno si porrà lo scubolo di indagare su chi l'abbia fatta pervenire così "imballata"...
Per quanto riguarda la famiglia protagonista, invece, mille domande: perché vivono in una situazione di degrado così palese e la madre non fa nulla per cambiare la situazione? Dove e chi è il padre/Dove e chi sono i padri dei vari ragazzini? Perché la madre parte per andare 2 mesi in Australia e si porta solo una ventiquattrore? Il fatto che per due mesi non abbia notizie dalla babysitter non la insospettisce minimamente? Com'è possibile che Swell (Applegate) venga assunta nel giro di 10 minuti, senza un vero colloquio, e che nessuno verifichi mai le sue referenze? Sorvolo sul resto delle competenze lavorative e performance professionali perché praticamente nel film, a parte stare al telefono e pranzare fuori, l'unica cosa che fa la ragazza è delegare il solo lavoro che le era stato assegnato. E come è possibile che riesca a rubare soldi di continuo senza che mai qualcuno contesti la mancanza di denaro?
Infine, la cosa che mi ha lasciato sbalordito: Swell è minorenne, ma nel film ha sempre una sigaretta in mano. Chissà quanto coinvolgimento della lobby del tabacco ci sarà stato qui...
E' chiaro, comunque, che "Don't Tell Mom the Babysitter's Dead" è una grandissima boiata senza capo né coda, inverosimile e facilona. Ho apprezzato che la storia mostri in qualche modo al pubblico giovane che essere adulti non è quella passeggiata che ci si aspetterebbe da ragazzini e che le responsabilità, se non prese seriamente, rischiano di schiacciarti e disintegrare la realtà che pensavi di aver così saldamente costruito. Detto ciò, rimane il fatto che non si possa prendere troppo sul serio questo prodotto (totalmente) commerciale: è una commediola simpatica che fa il suo dovere fino a quando lo spettatore sospende il giudizio sull'azione. Se è quello che cercavate, avete trovato il film che fa per voi.
Cast: Christina Applegate, Joanna Cassidy, Keith Coogan, John Getz, Josh Charles, Concetta Tomei, David Duchovny, Kimmy Robertson, Jayne Brook.
Box Office: $25.1 milioni
Vale o non vale: Fatevi un piacere e non rovinatevi la visione: guardate "Don't Tell Mom the Babysitter's Dead" a cervello spento e godetevi qualche risata facile facile. Altrimenti non puntate su questo titolo...
Premi: /
Parola chiave: Soldi.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 13 novembre 2020

Film 1946 - Ready Player One

Intro: Avevo provato a vedere questo film già altre due volte senza mai andare oltre ai primi 10 mintui. Al terzo tentativo ce l'ho fatta!
Film 1946: "Ready Player One" (2018) di Steven Spielberg
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: era una vita che non vedevo un film di Spielberg che mi lasciasse pienamente, spensieratamente soddisfatto. E' vero che "Bridge of Spies" non è male, ma nemmeno una di quelle pellicole per cui mi strappo i capelli dalla voglia di rivedere. "Ready Player One", invece, è una perfetta avventura tutta effetti speciali e azione, vero e proprio videogioco che, specialmente nella prima parte di storia, non manca di lasciare colpiti. Già perché, diciamocelo, quando Spielberg vuole sa perfettamente come imbastire la narrazione perfetta.
In generale questo film potrebbe anche non avere una trama, tanto il punto della storia è godersi la realtà parallela del videogioco, le corse, le meraviglie date dalle infinite possibilità della realtà virtuale, comunque la sceneggiatura fa il suo dovere e intrattiene degnamente per le 2 ore e passa di durata. Diciamo che, pur non essendo il titolo perfetto (una marea di product placement e rimandi pop), "Ready Player One" è spassoso, colorato e vivace e mantiene le promesse del trailer. Il che non capita spesso, specialmente ultimamente.
Forse la produzione di "Doctor Sleep" si sarebbe dovuta ripassare "The Shining" da qui, quantomeno dal punto di vista del ritmo della narrazione...
Cast: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Ben Mendelsohn, T.J. Miller, Lena Waithe, Simon Pegg, Mark Rylance, Philip Zhao, Win Morisaki, Hannah John-Kamen, Ralph Ineson, Susan Lynch.
Box Office: $582.9 milioni
Vale o non vale: Godibilissimo e spettacolare da vedere, questa pellicola punta tutto sulle immagini e fa centro. Titolo perfetto per tutta la famiglia per un momento di spensierata leggerezza che richiede divertimento facile. Vale la pena di giocare con "Ready Player One".
Premi: Candidato all'Oscar e al BAFTA per i Migliori effetti speciali.
Parola chiave: Easter Egg.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 7 novembre 2020

Film 1945 - Red Eye

Intro: Cena e necessità di film facile facile. Sono andato sul sicuro.
Film 1945: "Red Eye" (2005) di Wes Craven
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: avrò visto questo film almeno 10 volte e non rimango mai teluso. Tensione costruita alla perfezione, grandi protagonisti e un'ambientazione ad alta quota che per quanto mi riguarda è sempre un elemento in più. "Red Eye" è un mio personalissimo classico che mi lascia sempre soddisfatto!
Film 169 - Red Eye
Film 301 - Red Eye
Film 822 - Red Eye
Film 1945 - Red Eye
Film 2165 - Red Eye
Cast: Rachel McAdams, Cillian Murphy, Brian Cox, Jayma Mays, Angela Paton, Jack Scalia.
Box Office: $96.2 milioni
Vale o non vale: Suspense perfetta, scene d'azione a go-go, due protagonisti perfetti e un'idea alla base della trama semplice, ma ben realizzata. Credo che "Red Eye" sia un ottimo thriller a tinte horror da tenere in considerazione quando si cerca disimpegno frenetico di qualità.
Premi: /
Parola chiave: Telefonata.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 4 novembre 2020

Film 1944 - Weird Science

Intro: Continuo l'invasione degli anni '80 con un classico della cinematografia di John Hughes che non avevo mai visto.
Film 1944: "Weird Science" (1985) di John Hughes
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: questa pellicola ricade nella categoria "ho presente vagamente, ma non l'ho mai visto" che ogni tanto mi piace andare a rispolverare per cercare qualche titolo che mi sono perso e che potrebbe valere la pena di recuperare. Per laa serata di disimpegno balordo che stavo cercando, "Weird Science" era il titolo giusto.
La base di tutta la storia è l'ormone smosso dei due teenager protagonisti, alla ricerca non solo della donna perfetta, ma anche di una buona dose di sessualità e da sbattere in faccia a coetanei miscredenti. La verità è che questo film di John Hughes, meno riuscito di altri, funziona solo nel momento in cui si è disposti a giocare con la premessa porno-fantascientifica: cosa succede quando due ragazzetti sfigati riescono a realizzare tramite computer la donna perfetta che obbedisce solo ai loro comandi e si definisce una loro proprietà? La risposta è che probabilmente si ribella tutto il mondo dell'attivismo femminista e dei diritti egualitari.
A parte sottolineare l'ovvio machismo e la cascata di stereotipi veicolati da questo prodotto di consumo prevalentemente teenager, ci sono proprio delle incongruenze della trama che non funzionano, di cui per me la più evidente è che Lisa (Kelly LeBrock), la donna perfetta, è creata sulla base di ritagli di giornale che raffigurano sia parti del corpo che alcuni personaggi famosi per caratteristiche come l'intelligenza, per cui ci aspetteremo una donna super intelligente e bellissima e... punto. Non si sa perché, invece, Lisa è ancha magica, in quanto può far comparire e sparire cose, trasformare le persone. A parte essere conveniente per la sceneggiatura, non capisco proprio il nesso tra le cose.
Un'altra cosa che mi è parso di notare è l'alterazione della voce dei due protagonisti Anthony Michael Hall e, soprattutto, Ilan Mitchell-Smith: da una scena all'altra la loro voce si fa più stridula e acuta, per poi tornare come all'inizio, tanto che la cosa mi ha spinto a cercare info sulla questione, ma nessuna notizia in proposito. Saranno stati gli ormoni adolescenziali?
Per finire, una nota più leggera. Ero già stato sorpreso dalle tinte disinibite e arcobaleno del sequel di "Nightmare", tra un primo piano pelvico e una frustata sulle chiappe, e devo dire che anche qui non ci si fa mancare niente, nonostante l'atmosfera volutamente da caserma: Wyatt (Mitchell-Smith) indossa la biancheria di Lisa per il durare di una scena che lo vede seminudo di fronte al fratello misogino e omofobico; Wyatt e Gary (Hall) vogliono fare la doccia insieme a Lisa, tutti e tre nello stesso momento per poi rimanere nell'angolo a guardare, semivestiti, uno accanto all'altro impauriti.
Insomma, si capisce che "Weird Science" non è tanto strano per l'argomento in sé, quanto per quella serie di elementi che lo rede a tutti gli effetti strambo anche perché in grado di suscitare un duplice sentimento di indignazione per le stron*ate retrograde che vengono dette e allo stesso tempo quella sensazione di dolce nostalgia rispetto a un mondo (e un modo di fare le cose) che non esiste più. Nel 2020 Lisa sarebbe una donna in carriera che manda velocemente a quel paese quei due rimbambiti di Wyatt e Gary nel momento in cui si rende conto che il mondo ha ben altro da offrire che sistemare la reputazione di due adolescenti arrapati. Ma per carità, non c'è bisogno di un remake.
Cast: Anthony Michael Hall, Ilan Mitchell-Smith, Kelly LeBrock, Bill Paxton, Robert Downey Jr., Michael Berryman.
Box Office: $38.9 milioni
Vale o non vale: Se lo si prende per quello che è e ci si ricorda che è pur sempre una pellicola di 35 anni fa, "Weird Science" è anche scioccamente divertente e di intrattenimento, soprattutto se si pensa a quanta creatività sta dietro ai trucchi per portare sullo schermo il magico mondo di Lisa. Insomma, perfetto per una serata di disimpegno, ma non aspettatevi tematiche profonde. La canzone portante della colonna sonora è pazzesca ("Weird Science" dei Oingo Boingo)!
Premi: /
Parola chiave: Bambola.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

domenica 1 novembre 2020

Film 1943 - The Witches

Intro: Uno dei pochissimi eventi cinematografici di questo 2020 (anche se di fatto dirottato subito sullo streaming), questa pellicola non potevo perdermela!
Film 1943: "The Witches" (2020) di Robert Zemeckis
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: è da un po' che lo dico e lo devo ribadire anche con questo film: le storie di Robert Zemeckis sembrano presentare sempre la messa in scena di un unico elemento narrativo che, raggiunto il culmine (solitamente con un climax poco soddisfacente), lascia la storia senza altro da dire. "The Witches" non si sottrae a questa casistica.
La spaventosa congrega di streghe a caccia di bambini è presentata in pompa magna, tra ranghi militari, vestiti bellissimi e strambe malformazioni ma, di fatto, marciano monotono verso un destino prevedibile che lascia lo spettatore con una marea di domande. Essendo così letali e temibili, perché invece di partecipare alla "convention" per un'interminabile parte di film non escono a racimolare i bambini sulla spiaggia? Perché li trasformano in animali invece di farli sparire o mangiarseli? Perché nessuno si meraviglia delle bizzarre cicatrici sul volto di Anne Hathaway? Perché la nonna Octavia Spencer (nonna?! Non c'era nessun'altra attrice sopra i 50 anni che potesse interpretare questa parte?) sa tutto sulle streghe, ma quando un'intera congrega si insedia nell'hotel dove si è rifugiata con il nipote non è in grado di individuarne nemmeno una? Perché la topolina Daisy, in realtà un'altra bambina trasformata, evita di parlare fin quando anche il protagonista non viene trasformato considerando che la nonna è una guaritrice perfettamente a conoscenza del mondo magico, ergo nessuno si stupirebbe di un topo parlante? Perché metà di questo film è la copia di "Ratatouille" e l'altra metà sembra "La morte ti fa bella"?!
Insomma, le domande non mancano e, come è facile intuire, le risposte non ci sono. E' ovvio che si tratta di una storia per bambini - da un racconto di Roald Dahl già adattato per il grande schermo nel 1990 e con Anjelica Huston come protagonista - per cui non ci si poteva aspettare sanguinosa violenza, eppure si sarebbe potuto fare molto di più a partire dall'atmosfera. In un mix di indecisione tra commedia non ben riuscita e qualche accenno di paura, merito del buon lavoro di Hathaway - il cui accento è però difficile da tollerare alla lunga - questa storia non riesce mai davvero ad andare oltre le belle scenografie e i bei costumi (di Joanna Johnston), il tutto per neanche due ore di banale intrattenimento per famiglie che ricorda tante cose già viste, ma si dimentica di concentrarsi su possibili nuovi elementi da mettere in gioco (e non solo gli effetti speciali!). E, diciamocelo, la delusione infinita che non è scoprire (spoiler!) che i tre topini non saranno trasformati di nuovo in bambini! Senza contare che sono tutti felici e contenti nella consapevolezza che al protagonista, nelle fattezze animali, rimangono pochissimi anni da vivere... Mah!
Cast: Anne Hathaway, Octavia Spencer, Stanley Tucci, Chris Rock, Jahzir Bruno, Kristin Chenoweth, Codie-Lei Eastick.
Box Office: $4.8 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: La produzione contava probabilmente su un traino incentivato dal periodo pre-Halloween, però non si può proprio dire che questa sia una storia di terrore. La verità è che, in generale, non si capisce proprio che cosa ci voglia raccontare Zemeckis (in coppia con Guillermo del Toro alla sceneggiatura e produzione) e lo si capisce dalla mancanza di un target di riferimento ben definito: non è un film per bambini, non è un film per adulti. Forse è solo un gran pastrocchio. Poi, per carità, "The Witches" si lascia vedere e presenta un certo senso estetico piacevole, però nel complesso si poteva fare molto, molto di più.
Premi: /
Parola chiave: Pozione.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi