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venerdì 11 settembre 2015

Film 992 - Rapunzel - L'intreccio della torre

A casa in malattia: film 2.

Film 992: "Rapunzel - L'intreccio della torre" (2010) di Nathan Greno, Byron Howard
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non certo tra uno dei miei film preferiti di sempre, ma tra i miei post più letti in assoluto, ho deciso di rivedere questo "Tangled" perché non me lo ricordavo quasi per niente e perché, a 38° e mezzo di temperatura corporea, avevo bisogno di un passatempo basico.
Niente di più adatto ad un disimpegno divertente e dinamico: "Rapunzel" racconta una piacevole storia partendo dal noto incipit (la ragazza dalla lunga chioma rinchiusa nella torre) e non a caso è stato un successo al botteghino, riportando la Disney-senza-Pixar all'incasso faraonico da tempo latente; meno successo per quanto riguarda i riconoscimenti, un tempo solitamente a pioggia (qui solo una nomination all'Oscar, ma non come Miglior film d'animazione, bensì per la Miglior canzone "I See the Light" che, però, ha vinto il Grammy).
In generale, comunque, la storia è trattata in maniera piacevole e ben strutturata, nel tentativo riuscito di dare credibilità a una favola per la necessaria durata della pellicola. E così seguiamo Rapunzel nella sua avventura - deciso di scendere dalla torre tra mille rimorsi e titubanze -, viviamo con lei i momenti divertenti e le scorribande da vera ribelle, verso un felice epilogo inevitabile e certo come in ogni altro film Disney. Il che è perfettamente quello che ci vuole qui, per concludere degnamente una fiaba che oltre ad insegnare qualcosa ai più piccoli, deve anche coronare sogni romantici e conciliare rassicuranti scenari. Qui ci sono tutti gli ingredienti e perfino la sosia computerizzata di Cher: cosa si può volere di più?
Ps. Il cast americano comprende Mandy Moore, Zachary Levi, Donna Murphy, Ron Perlman, Jeffrey Tambor. In Italia la voce di Rapunzel è di Laura Chiatti, quella di Flynn di Giampaolo Morelli.
Film 198 - Rapunzel - L'intreccio della torre (3D)
Box Office: $591.8 milioni
Consigli: "Rapunzel - L'intreccio della torre" è un buon rientro in carreggiata per una Walt Disney Pictures da troppo tempo alla ricerca di un rinnovato percorso da seguire. I bei tempi andati in cui ogni uscita della casa di produzione era un evento mondiale sono andati scemando col tempo ed era necessario un profondo esame di coscienza dopo titoli fallimentari come "Mucche alla riscossa", "Chicken Little - Amici per le penne" o "I Robinson - Una famiglia spaziale". A mio avviso da questo titolo in poi le cose sono andate sempre migliorando, riportando la Disney a un rinnovato, meritato successo di pubblico e critica. In particolare "Rapunzel" è un film carino - che ha il suo culmine narrativo/visivo nella scena delle lanterne - e spensierato, capace di intrattenere il suo spettatore in maniera piacevole, lasciando un ricordo positivo. Le bellissime canzoni di un tempo, mi spiace, non ci sono più, ma è innegabile che ogni tanto guardarsi un cartone animato è un'esperienza che fa bene.
Parola chiave: Fiore.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 14 dicembre 2010

Film 198 - Rapunzel - L'intreccio della torre (3D)

Rapunzel non è la versione bolognese di Raperonzolo...


Film 198: "Rapunzel - L'intreccio della torre" (2010) di Nathan Greno, Byron Howard
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Andrea Puffo, Gianpaolo, Marco C.
Pensieri: E siamo a 50. Di cosa, si chiederà qualcuno?
Con Rapunzel – L’intreccio della torre la Disney produce il suo cinquantesimo lungometraggio animato e porta a casa un successo che non tutti avrebbero dato per scontato. Dopo il mezzo flop del precedente "La principessa e il ranocchio" ($247,374,107 incassati, battuto negli incassi di sempre perfino dal maialino Babe uscito 14 anni prima), di qualità artistica dubbia, che ha principalmente suscitato l’interesse della massa per via del colore della pelle della sua protagonista – già, siamo a questi livelli – e del ritorno alla tecnica del disegno manuale impiegata per realizzarlo, la Disney ha deciso di puntare sulla storia di quella che qui in Italia viene chiamata Raperonzolo.
La vicenda è famosa più che altro per la chioma chilometrica che caratterizza l’eroina della fiaba (dei Grimm, ovvio), ma, sicuramente per quanto mi riguarda, non è certo tra le più conosciute in assoluto. La produzione, come al solito, rimaneggia l’originale per adattare l’intreccio al pubblico giovane svecchiandone situazioni e protagonisti. E allora via, Rapunzel (abituiamoci noi bolognesi a pronunciare questo nome disgraziato come meglio possiamo) è una giovane 18enne che desidera l’emancipazione dopo la vita intera passata in una torre dove sua ‘madre’ Gothel – maledettamente uguale a Cher nelle fattezze con un bizzarro tocco di ‘real life’ nella storia: anche lei vuole rimanere per sempre giovane! – l’ha rinchiusa per preservarla dalla cattiveria del mondo circostante. In realtà lo fa solamente per sfruttare l’effetto magico dei capelli della ragazza che riescono a mantenere Gothel fresca e giovane ad oltranza. La curiosità di Rapunzel mixata ad un poco di fortuna e al bel giovanotto di turno (stavolta ladro) faranno si che lei riesca, finalmente, a toccar terra per dare, così, il via ad una serie di avventure che condurranno al solito adoratamente zuccherato happy ending finale.
I toni estremamente scanzonati di questo nuovo film pre-natalizio per famiglie riflettono il grande cambiamento sociale che si è compiuto ad oggi rispetto ai grandi classici di anche solo una decina di anni fa. Si è perso il senso dell’evento straordinario, l’uscita dell’unico cartone animato natalizio che tutti sarebbero dovuti andare a vedere, simbolo di un periodo dell’anno carico di zuccheri e buoni sentimenti come, del resto, vuole la buona tradizione Disney. Oggi, invece, il simbolo del Natale incombente è l’uscita nelle sale di uno qualunque di quei ‘Natale a …’ o dei rispettivi surrogati di ancora più infimo livello che regalano all’Italia, oltre che un ottimo incasso, anche un’infinita tristezza. Simboli di cambiamento forte anche l’utilizzo di un linguaggio più disinvolto, la necessità di indipendenza della figura femminile, l’assenza di fate o figure magiche, una presenza meno importante del regno animale quale protagonista-spalla dell’eroe/ina di turno.
Ma questo Rapunzel (il titolo originale è Tangled, aggrovigliato, ingarbugliato), in definitiva, com’è? Non male, più magicamente assurdo e meno ‘terra terra’ del precedente, quindi più ragionevolmente in linea con la tradizione disneyana del classico per antonomasia. Gli elementi da fiaba classica (principessa+principe+cattivo di turno = matrimonio finale) sono stati ristabiliti in favore di una serie di idee radicate che, messe insieme, rendono la composizione perfetta per creare un successo al botteghino oltre che far sperare in un merchandising proficuo per il futuro. Non è un caso se a fatica si arriva a Mulan (classe 1999) per ricordare una principessa Disney o se in televisione ('Le Principesse Disney – C’era una volta…', Rai 1) siano i film con Biancaneve, Cenerentola ed Aurora ad essere riproposti e non le più recenti produzioni della casa.
Rapunzel ha il grande pregio di saper nuovamente ‘parlare’ al grande pubblico, di proporre una storia che ha voglia di sentire, ricongiungendo elementi più collaudati con le più recenti novità di computer grafica. Sorvolando sull’aspetto un po’ Barbie della sua protagonista, il disegno è bello e i colori vividi, certe trovate (come quella delle lanterne) sono davvero di grande impatto visivo e le avventure raccontate sono spassose e godibili (certe gag un po’ ritrite). L’unico vero grande difetto di questo film sta nelle canzoni, un tempo baluardo inespugnabile di qualunque cartone animato della casa di produzione di Topolino, qui generalmente insipide e poco coinvolgenti, prive di quella creatività e brio che, nella storia disneyana, hanno fatto aggiudicare Oscar a valanghe nella categoria Miglior Canzone.
Nel complesso, comunque, il futuro per questa pellicola pare radioso: alla terza settimana di programmazione in America è riuscita a scalzare dalla vetta "Harry Potter e i doni della morte: Parte I" con un incasso settimanale superiore a quello del maghetto e un totale che sfiora quasi i 100 milioni di dollari ($96.6). E’ bene comunque ricordare che la nuova avventura di Potter ha incassato fino ad ora $634,857,482 senza l’aiuto del sovrapprezzo per il 3D, tecnologia (o escamotage) obbligata per gli spettatori di Rapunzel che, però, non aggiunge alcunché ad un film che non punta certo alla spettacolarità dell’immagine in tre dimensioni.
In un futuro più a lungo termine (27 febbraio 2011), invece, pare scontata la nomination all’Oscar come miglior film d’animazione anche se, gli altri contendenti ("Toy story 3 – La grande fuga", "Cattivissimo me", "Megamind", "Il Regno di Ga’Hoole – La leggenda dei guardiani", "Dragon Trainer", "L’illusionista") sembrano piuttosto agguerriti.
Staremo a vedere se le bionde sapranno dimostrare di avere ancora una marcia in più!
Film 992 - Rapunzel - L'intreccio della torre
Consigli: Divertente e piacevole, può essere tranquillamente visto al cinema. Ma EVITARE come la peste il 3D: una spesa inutile quanto costosa!
Parola chiave: Capelli.




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