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mercoledì 10 marzo 2021

Film 1967 - Niagara

Intro: Sempre incuriosito da questo film, non avevo mai avuto l'occasione di vederlo. Alla ricerca di un titolo leggero, qualche settimana fa ho deciso fosse giunto il momento di recuperarlo, anche se non avevo capito che si trattasse di una pellicola completamente diversa da ciò che mi immaginavo.
Film 1967: "Niagara" (1953) di Henry Hathaway
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: completamente differente da ciò che mi aspettavo, "Niagara" è in realtà un thriller che tenta di emulare le classiche atmosfere hitchcockiane, non risultando, però, ugualmente efficace. Poco male, il film funziona ugualmente, anche se non riesce del tutto a mantenere le aspettative.
Tutto sommato il risultato finale è comunque soddisfacente e quando la storia ingrana - passato il momento statico iniziale - la pellicola riesce effettivamente a mettere in scena i vari elementi di suspense e sorpresa richiesti dal genere di riferimento. Insomma, non un capolavoro, ma un buon titolo.
Cast: Marilyn Monroe, Joseph Cotten, Jean Peters, Max Showalter, Denis O'Dea, Richard Allan, Don Wilson.
Box Office: $2.35 milioni
Vale o non vale: Il film promuove la presenza di Marilyn Monroe in ogni maniera possibile, eppure la presenza dell'iconica attrice in questa pellicola è effittivamente molto limitata. A sorpresa, infatti, si perde presto il suo personaggio per strada, anche se in termini particolarmente efficaci per la narrazione.
Un classico, in un certo senso, e sicuramente un titolo imperdibile per i fan della Monroe, che qui ha anche un momento musicale molto intenso.
Premi: /
Parola chiave: Luna di miele.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 7 giugno 2017

Film 1370 - Eva contro Eva

Dopo aver guardato, anzi divorato, tutta la prima stagione di "Feud" sulla rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford, mi è tornata una gran voglia di recuperare qualche titolo delle indimenticabili attrici. Quello più a portata di mano era il dvd del film in questione.

Film 1370: "Eva contro Eva" (1950) di Joseph L. Mankiewicz
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Film cult di un'indimenticata Hollywood classica capace di sfornare un capolavoro indiscusso e celebrarlo nei secoli dei secoli amen. Del resto cos'è "Eva contro Eva" se non una delle pellicole più famose di tutti i tempi? E tra le più belle...
Questo dramma cinematografico si consuma nel mondo del teatro e vede fronteggiarsi due attrici magistrali il lizza per lo stesso ruolo di prima donna: Margo Channing (Davis) è la quarantenne diva la cui carriera è arrivata a quel punto in cui i ruoli da ingénue cominciano a starle stretti; Eva Harrington (Baxter) è il classico nuovo che avanza, una determinata giovane in grado di celare arrivismo e uno spietato piano dietro ad un viso angelico e una predisposizione alla recitazione. Tra loro sarà in poco tempo guerra aperta, una battaglia amara in cui la vincitrice sentirà di non esserlo fino in fondo e la sconfitta capirà che nella vita c'è altro oltre il plauso di pubblico e pari.
"All About Eve" è una storia su attori e ambiente dello show business e anche se evita il contesto cinematografico non è difficile immaginarsi questa storia ambientata tra set e cineprese, tanto che la cerimonia di premiazione con cui comincia il film ricorda tantissimo quelle degli Academy Awards anni '30 e le rivalità tra attori valgono sul palco come su un set. Non è impensabile, quindi, ritenere che la sceneggiatura di Mankiewicz volesse colpire quella Hollywood stessa che prende a battesimo la sua opera e la osanna, in un raffinato quanto efficace gioco al massacro che mette alla berlina i meccanismi contorti che producono fama e ricchezza, oltre che luci ed ombre di un mondo all'epoca tanto distante e apparentemente irraggiungibile: quello delle star.
Visto con gli occhi smaliziati del presente "Eva contro Eva" è un sorprendente precursore in grado di immaginare le ripercussioni sull'individuo dell'essere famosi, oltre che le difficoltà di uscire dallo stereotipo incarnato giocoforza, per non parlare dell'impossibilità per le attrici di trovare un ruolo credibile e degno di nota oltre una certa età. O meglio, più che immaginare direi mettere nero su bianco e darne una rappresentazione non artificiosa e credibile.
Insomma, una bellissima pellicola apprezzabile su numerosi livelli di cui, forse, quello attoriale rimane il più affascinante. Davis, Baxter, Holm e Ritter sono quattro magnifiche attrici che abbracciano il proprio ruolo in maniera impeccabile, un cast talentuoso e ispirato che regala una performance - singola e di gruppo - davvero indimenticabile. Sfido chiunque a non innamorarsi, dopo averla detestata all'inizio, di Margo e della sua fragilità, della sua fiera testardaggine, della sua conturbante femminilità.
"Eva contro Eva" è un classico perché sa ancora parlare ai propri spettatori, è un capolavoro perché è un prodotto intelligente e consapevole del proprio tempo, è stupendo perché... beh, per capirlo basta guardarlo. Ps. 14 candidature agli Oscar del 1951 e 6 premi vinti: Miglior film, regia, sceneggiatura non originale, attore non protagonista (George Sanders), costumi bianco e nero e missaggio sonoro.
Cast: Bette Davis, Anne Baxter, George Sanders, Celeste Holm, Gary Merrill, Hugh Marlowe, Thelma Ritter, Gregory Ratoff, Marilyn Monroe.
Box Office: $8.4 milioni
Consigli: Non c'è molto da dire, è un film stupendo che va visto almeno una volta nella vita. Chi non lo avesse ancora fatto lo recuperi, perché di pellicole così belle e intramontabili ce ne sono veramente poche.
Parola chiave: Sostituta.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 26 febbraio 2012

Film 388 - My Week with Marilyn

Due nomination all'Oscar e due grandi interpretazioni che andrebbero premiate.


Film 388: "My Week with Marilyn" (2011) di Simon Curtis
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Marco
Pensieri: E poi... una sorpresa! Wow.
"My Week with Marilyn" non solo è un bellissimo film e pure ben recitato, ma è il classico esempio di cinema che ti invoglia a vedere altro cinema. Divori Marilyn e la sua fragilità, ma ne vorresti subito ancora. Vorresti sapere come continua, cos'altro è successo dopo e, soprattutto, ti chiedi perchè una creatura così sia stata sopraffatta da una tale fine.
Sia chiaro fin da subito: io non sono un fan di Marilyn. Eppure la curiosità dietro un personaggio tanto chiacchierato e apprezzato, non poteva non avvicinarmi a questa pellicola. Da non dimenticare, poi, che nel cast c'è la sempre più brava Michelle Williams, ormai lanciatissima in un cinema adulto e capace di riconoscerle ruoli di prim'ordine per cui, tra l'altro, è davvero portata.
Bene insomma, la pellicola è esattamente ciò che non mi ero aspettato: un lavoro corale, un biopic ben scritto e lineare, una storia raccontata con dolcezza, ma mai con pietà. Il taglio è personale - la soggettiva è di Colin Clark/Eddie Redmayne, tratta dai suoi racconti a proposito dell'episodio nella trama - ma la resa finale non perde di vista una certa obiettività e non si sfocia mai nel tentativo di ingraziarsi lo spettatore riproponendo un'immagine stereotipata della diva.
Il racconto coinvolge i giorni della lavorazione del film "Il principe e la ballerina" di e con Laurence Olivier e, naturalmente, la Monroe. Il set non è solo il luogo di lavoro, ma anche e quasi una famiglia in cui, per problematica matrimoniali e prettamente personali, Marilyn fatica a trovarsi a suo agio. Fragilità e insicurezza, solitudine e senso di abbandono convivono nella mente e nel corpo della diva più famosa al mondo e, strano a dirsi, la rendono di una vulnerabilità quasi ingestibile. Incapace di sopportare lo stress, causato anche dall'impazienza di Sir Olivier (un fantastico Kenneth Branagh che quest'anno meriterebbe, finalmente, di vincere il suo primo Oscar!), trova rifugio nel giovanissimo terzo aiuto regista Clark che finirà, inevitabilmente, per innamorarsi di lei.
Sono pochi giorni, poche ore, quelle che avvicineranno i due nuovi amanti (la Monroe, fresca di terze nozze con Arthur Miller viene lasciata momentaneamente sola dal marito per tornare dalle figlie), eppure avranno il tempo per condividere qualcosa di solo loro, prezioso proprio perchè durato il tempo di un ricordo.
La Williams è bravissima a riproporre un personaggio tanto ingombrante da interpretare e dimostra una finezza come attrice che lascia piacevolmente colpiti. E' delicata, graziosa e fragilissima. Due occhi (con lenti colorate) magnetici e una gamma di espressioni tutte ispirate alla grande diva da impersonare, eppure così naturali da sembrare proprie. Lei da sola vale metà del film.
Mi facevano notare, tra l'altro, quanto riuscita fosse una scena: al ritorno dalla gita fuori porta, dopo il primo bacio scambiato nudi tra le acque del fiume, Marilyn e Colin sono in macchina verso casa e, quando lui tenta di stringerle la mano, lei scosta la sua continuando a guardare fuori. E, proprio da fuori, la scorgiamo attraverso il finestrino, celata a più riprese dalla luce dei lampioni che si susseguono per la strada. Luci e ombre che riflettono uno stato d'animo inquieto, derivato dal vuoto che segue dopo tante emozioni forti, quando si realizza che si insegue qualcosa con tanta forza, ma non si riesce davvero ad afferrarlo (felicità? Tranquillità o pace interiore? A ognuno la sua interpretazione). Marilyn, consapevole del suo fascino sugli uomini, ottiene senza fatica le loro attenzioni e, sul momento, può godere di queste trasformandole in qualcosa di appagante per sé. Ma, appena terminato quell'istante, ritorna al sentimento di insoddisfazione che la divora, incapace di intraprendere (se non addirittura trovare) quella strada che la conduca ad una vera stabilità.
Non funzioneranno le pillole, né le schiere di ammiratori, men che meno l'aiuto dell'assistente Paula Strasberg/Zoë Wanamaker tanto rassicurante quanto accondiscendente a placare l'animo sperduto della diva che, contro ogni previsione, vedrà in Colin la possibilità di tranquillità che tanto va cercando. Anche se, per lui, sarà causa di non pochi guai (rottura con Lucy/Emma Watson e non poche grane sul set).
Bello, insomma, finalmente un biopic lineare e compatto, comprensibile sia nella trama che nella lingua (visto in inglese senza sottotitoli e, assicuro, non si perde un discorso). Avrebbe meritato più delle due sole nomination per gli attori (Williams e Branagh), considerata la buonissima qualità di fotografia e colonna sonora. I costumi sono davvero ben realizzati e, inutile dirlo, il trucco è funzionale alla riproduzione del personaggio.
Anche se dubito porterà a casa qualcosa, spero davvero che possa trionfare.
Consigli: Una pellicola che consiglio caldamente, specialmente a chi ama le biografie ben riuscite. Il ritratto di Marilyn non è bidimensionale e, anzi, la presenta con molteplici sfaccettature da cui emerge, più di tutto, la sua fragilità. Va visto principalmente per i bravissimi attori e la grande prova - passata a pieni voti - di Michelle Williams che conquista, finalmente, un ruolo stabile nel mondo del cinema di serie A.
Parola chiave: "The Prince and the Showgirl".

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Ric