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mercoledì 21 ottobre 2020

Film 1938 - The Magnificent Ambersons

Intro: Le giornate stanno cominciando a farsi impegnative, piene di cose da fare (e specialmente leggere), per cui avevo voglia di qualcosa che mi svagasse un po', ma che non avessi né già visto, né potesse essere potenzialmente una boiata. Così ho spulciato con attenzione l'hard drive e alla fine ho deciso per questa pellicola.
Film 1938: "The Magnificent Ambersons" (1942) di Orson Welles
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ho visto "Quarto potere" a 19 anni, mi è stato spiegato in dettaglio, l'ho dovuto analizzare controvoglia e hanno finito per rimettercene la visione e l'idea nel complesso che ho del film. Come ogni cosa che si fa perché si deve fare e non per spontanea volontà o interesse, ho seguito il gregge di pecore universitario, ci ho visto quello che mi hanno detto di vederci, ho preso il mio bel 25, ho salutato tutti e a mai più rivederci. Il che è un po' un peccato.
Ci sono voluti 14 anni per decidermi a dare una seconda chance ad Orson Welles - a dire il vero era da un po' che volevo recuperare qualche suo titolo -, più che altro perché mi sembrava superficiale aver così velocemente cestinato uno degli autori più importanti della storia del cinema. Ed eccoci qui.
"The Magnificent Ambersons" è il secondo film di Welles, nonché quello che l'anno dopo ha seguito l'uscita di "Citizen Kane"; tenendo presente che l'esordio alla regia di Welles viene considerato praticamente da tutti quale una delle pellicole migliori di sempre (tra l'altro gli ha regalato il primo ed unico Oscar competitivo della sua carriera per la Miglior sceneggiatura originale) è inutile dire che la posta in gioco fosse altissima.
Personalmente ho trovato il tutto solo a tratti coinvolgente, non tanto perché mancasse di spunti interessanti, ma per due difficoltà tecniche generali: l'audio era tremendo e il costante brusio di sottofondo mi ha stordito e, limite mio, ho faticato a comprendere i dialoghi anche a causa di un inglese arcaico che riflette l'ambientazione di fine ottocento. Ma non ho desistito.
All'inizio ho faticato a trovare un interesse per il racconto non riuscendo ad allinearmi con toni e modalità della narrazione. L'antipatia per il giovane protagonista George Minafer ha tendenzialmente annebbiato ogni restante elemento della trama per la maggior parte della prima metà; poi finalmente mi sono focalizzato meno sulla sua natura viziata ed egoista e più sulla storia generale (senza contare che, grazie ad un viaggio all'estero, il suo personaggio riceve molto meno spazio).
In generale fatico a non innervosirmi di fronte a storie come questa e anche se il riscatto finale, la resa dei conti, pareggia in parte il tedio costante che suscita il suo protagonista, pago comunque lo scotto di aver prolungatamente provato antipatia e risentimento e la fruizione della pellicola finisce per risultarmi più frustrante che piacevole. Questo è un po' il caso anche per "The Magnificent Ambersons" che mette in scena l'impotenza di una madre e una certa omertà famigliare nei confronti di George e la sua spocchia da bambino viziato ed impunito, per cui per tutto il film non si può fare a meno di chiedersi quando questo giovanotto con nessuna aspirazione per il futuro (se non quella di restare ricco) riceverà quello schiaffo educativo dalla vita che tanto si merita. 
 Al di là di questo, comunque, "L'orgoglio degli Amberson" (questo il titolo italiano) è una sorta di "Via col vento" al maschile: sfondo sociale in tumulto e rapido cambiamento, perdita dei valori aristocratici, amori turbolenti e complicati, un passato che continua ad influenzare il presente, salute precaria di uno dei protagonisti, protagonista viziato che saprà però riscattarsi, una casa che è anche un personaggio della storia e, immancabile, la morale. C'è anche la servitù, ovviamente.
Insomma, forse non quello che mi aspettavo di vedere, eppure a mente fredda non posso dire di non aver apprezzato la visione nonostante un inizio complicato. Bella fotografia e cast pazzesco con una giovanissima Anne Baxter che ha già l'aria della star.
Cast: Joseph Cotten, Dolores Costello, Anne Baxter, Tim Holt, Agnes Moorehead, Ray Collins, Erskine Sanford, Richard Bennett.
Box Office: $1 milioni (solo noleggio USA)
Vale o non vale: I classici del cinema sono i classici del cinema, secondo me andrebbero visti tutti (o quasi).
La versione in circolazione è quella ampiamente editata dalla RKO, che ha tagliato una buona ora del montaggio originale di Welles, anche se sono rimasti gli appunti del regista rispetto a quella che fosse la sua idea per il risultato finale; il resto del materiale registrato è stato, però, distrutto. Immagino che la versione originale potesse approfondire non di poco la storia, magari dando più spazio al viaggio all'estero di George e la madre o più tridimensionalità al personaggio della Baxter nella prima metà della storia. In ogni caso, nonostante la delusione per la mancata versione originale, una parte di me ha ringraziato che il film durasse solo 88 minuti.
Premi: Candidato a 4 Oscar per Miglior film, attrice non protagonista (Moorehead), fotografia bianco e nero e scenografia bianco e nero.
Parola chiave: Comeuppance.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 7 giugno 2017

Film 1370 - Eva contro Eva

Dopo aver guardato, anzi divorato, tutta la prima stagione di "Feud" sulla rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford, mi è tornata una gran voglia di recuperare qualche titolo delle indimenticabili attrici. Quello più a portata di mano era il dvd del film in questione.

Film 1370: "Eva contro Eva" (1950) di Joseph L. Mankiewicz
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Film cult di un'indimenticata Hollywood classica capace di sfornare un capolavoro indiscusso e celebrarlo nei secoli dei secoli amen. Del resto cos'è "Eva contro Eva" se non una delle pellicole più famose di tutti i tempi? E tra le più belle...
Questo dramma cinematografico si consuma nel mondo del teatro e vede fronteggiarsi due attrici magistrali il lizza per lo stesso ruolo di prima donna: Margo Channing (Davis) è la quarantenne diva la cui carriera è arrivata a quel punto in cui i ruoli da ingénue cominciano a starle stretti; Eva Harrington (Baxter) è il classico nuovo che avanza, una determinata giovane in grado di celare arrivismo e uno spietato piano dietro ad un viso angelico e una predisposizione alla recitazione. Tra loro sarà in poco tempo guerra aperta, una battaglia amara in cui la vincitrice sentirà di non esserlo fino in fondo e la sconfitta capirà che nella vita c'è altro oltre il plauso di pubblico e pari.
"All About Eve" è una storia su attori e ambiente dello show business e anche se evita il contesto cinematografico non è difficile immaginarsi questa storia ambientata tra set e cineprese, tanto che la cerimonia di premiazione con cui comincia il film ricorda tantissimo quelle degli Academy Awards anni '30 e le rivalità tra attori valgono sul palco come su un set. Non è impensabile, quindi, ritenere che la sceneggiatura di Mankiewicz volesse colpire quella Hollywood stessa che prende a battesimo la sua opera e la osanna, in un raffinato quanto efficace gioco al massacro che mette alla berlina i meccanismi contorti che producono fama e ricchezza, oltre che luci ed ombre di un mondo all'epoca tanto distante e apparentemente irraggiungibile: quello delle star.
Visto con gli occhi smaliziati del presente "Eva contro Eva" è un sorprendente precursore in grado di immaginare le ripercussioni sull'individuo dell'essere famosi, oltre che le difficoltà di uscire dallo stereotipo incarnato giocoforza, per non parlare dell'impossibilità per le attrici di trovare un ruolo credibile e degno di nota oltre una certa età. O meglio, più che immaginare direi mettere nero su bianco e darne una rappresentazione non artificiosa e credibile.
Insomma, una bellissima pellicola apprezzabile su numerosi livelli di cui, forse, quello attoriale rimane il più affascinante. Davis, Baxter, Holm e Ritter sono quattro magnifiche attrici che abbracciano il proprio ruolo in maniera impeccabile, un cast talentuoso e ispirato che regala una performance - singola e di gruppo - davvero indimenticabile. Sfido chiunque a non innamorarsi, dopo averla detestata all'inizio, di Margo e della sua fragilità, della sua fiera testardaggine, della sua conturbante femminilità.
"Eva contro Eva" è un classico perché sa ancora parlare ai propri spettatori, è un capolavoro perché è un prodotto intelligente e consapevole del proprio tempo, è stupendo perché... beh, per capirlo basta guardarlo. Ps. 14 candidature agli Oscar del 1951 e 6 premi vinti: Miglior film, regia, sceneggiatura non originale, attore non protagonista (George Sanders), costumi bianco e nero e missaggio sonoro.
Cast: Bette Davis, Anne Baxter, George Sanders, Celeste Holm, Gary Merrill, Hugh Marlowe, Thelma Ritter, Gregory Ratoff, Marilyn Monroe.
Box Office: $8.4 milioni
Consigli: Non c'è molto da dire, è un film stupendo che va visto almeno una volta nella vita. Chi non lo avesse ancora fatto lo recuperi, perché di pellicole così belle e intramontabili ce ne sono veramente poche.
Parola chiave: Sostituta.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 10 febbraio 2014

Film 668 - I dieci comandamenti

Questi sì che sono i film che si devono vedere almeno una volta nella vita! E colossal sia!

Film 668: "I dieci comandamenti" (1956) di Cecil B. DeMille
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Un carrozzone delle meraviglie ricolmo di sfarzo, gioiellini tecnologici, set faraonici (letteralmente), grandissime stelle del cinema (Charlton Heston, Yul Brynner, Anne Baxter), una storia tratta dal libro più venduto di tutti i tempi, grandi pretese di verità, stereotipi a non finire, elementi kitsch, amori, disavventure, conversioni, verdognoli gas mortali, schiavitù, emancipazione, persecuzione, falsi idoli e tavole di pietra scritte dal fuoco. C'è tutto quello che si possa desiderare in questo prodotto cinematografico, sforzo sovrumano di produzione per il pubblico generalista che, all'epoca, non ha tardato a ricompensare l'immenso lavoro di Cecil B. DeMille.
220 minuti di film sono qualcosa di apparentemente inaffrontabile per l'uomo moderno, eppure una volta si portava nelle sale la gente anche con titoli come questo, riuscendo nell'impresa di incassare tanto e lasciar pienamente soddisfatto il pubblico.
Visto con occhi moderni "I dieci comandamenti" è una pellicola ingenua che si basa troppo su una caratterizzazione dei personaggi legata a fede, miti o leggende ed inevitabilmente da questo punto di vista l'approccio è fallimentare. Mi rendo conto, però, che sia sciocco guardare un film di 58 anni fa utilizzando lo stesso metro di giudizio utilizzato per le pellicole contemporanee, quindi mi limito a dire che, per quanto riguarda l'aspetto tecnico, qui si parla di capolavoro. Effetti speciali per l'epoca grandiosi, maestosi, da noi addirittura impensabili anche solo fino a un ventennio (uhm... decennio?) fa. La necessità di trattare la storia di Mosè dagli albori implica una serie di passaggi pseudo storici che impongono un avanzato uso della tecnologia e, in questo, gli americani sono imbattibili. 

Per quanto riguarda la trama, invece, bisogna innanzitutto considerare che non tutti possono necessariamente condividere questa visione così filocattolica delle origini del mondo, quindi va tutto preso con le pinze. Chiaramente, nell'ottica di una disillusione totale nei confronti dell'approccio religioso, tutto quanto è qui raccontato rappresenta nulla più che una storia come un'altra, basata su fantascientifici avvenimenti che hanno dell'incredibile. In alternativa, volendo crederci, la ricostruzione è dettagliata, ma rimane molto superficialmente legata a una serie di visioni della vita che si esprimono attraverso una caratterizzazione piuttosto banale di ogni personaggio. Solo per dire, Mosè è assolutamente buono, assolutamente giusto, assolutamente fedele alla parola di Dio, assolutamente fedele al suo credo, assolutamente determinato a salvare il suo popolo di origine. Con tutta questa tendenza all'assoluto si fatica ad intravedere un barlume di veridicità anche solo parziale.
Ciò detto, rimane che "The Ten Commandments" sia un film assolutamente da vedere almeno una volta nella vita poiché, assieme ad altri titoli cult, rappresenta anche lui a suo modo un'eccellenza umana nel consacrare la creatività all'arte. Può non piacere, in definitiva, ma non si può dire che questo film non abbia in qualche modo influito o influenzato la storia del cinema commerciale moderno.
Ps. 7 nomination all'Oscar - tra cui quella per Miglior film - e una statuetta vinta per i Migliori effetti speciali.
Box Office: $122.7 millioni (l'incasso mondiale, aggiustato tenendo conto dell'inflazione, ammonta a qualcosa come $2,098,600,000)
Consigli: Inevitabilmente è necessario avere molto da dedicare alla visione del film. Sarebbe meglio avere compagnia, perché un po' di commento durante la visione non solo è divertente e piacevole, ma aiuta anche a superare i momenti più lenti o meno interessanti. La trasformazione di Charlton Heston da giovane principe d'Egitto ad allampanato speaker della voce di Dio è tra lo stereotipo dell'uomo saggio e il kitsch, ma l'attore in ogni caso non ne perde in fascino. Anne Baxter da amare dal primo all'ultimo minuto. Lei, ma anche i suoi magnifici outfit fascianti in stile peplum, che hanno senso nell'Egitto faraonico come una t-shirt alla corte del Re Sole.
Parola chiave: Vero Dio.

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Bengi