Visualizzazione post con etichetta Sabrina Ferilli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sabrina Ferilli. Mostra tutti i post

sabato 18 luglio 2026

Film 2480 - La città proibita

Intro: I had never heard of this film before the 2026 David di Donatello nominations came out. And even after that, I didn't think much of it. It was when it won Best Visual Effects that it actually caught my attention. I wouldn't say Italian cinema is known for its bombastic, over-the-top yet realistic visual effects, so the three wins - and specifically this one - at the David awards pushed me to learn a bit more about the movie and, eventually, I decided to watch it.

Film 2480
: "La città proibita" (2025), Gabriele Mainetti
Watched: On the projector
Language: Italian, Mandarin
Watched with: No one
Thoughts: I really, really liked this movie.
First of all, you can tell the production budget was big enough to allow the filmmakers to fully realize the vision behind the story and really commit to it. "La città proibita" combines two cultures clashing together in a modern melting pot that results in distinctive color tones, aesthetics (fighting scenes included) and just the right amount of clichés to poke fun at. Also, I love that this story isn't confined to a single genre, but instead expands its scope across several: it's a martial arts film with mafia elements, action, romance and drama, with a little bit of comedy sprinkled on top. What a treat.
I was a bit surprised by how much I enjoyed this ride, I have to admit. Going into it, I didn't know what to expect, and I'm usually not the biggest fan of Netflix productions or modern Italian films. But "La città proibita" exceeds expectations and delivers an action-packed story that also manages to touch on deeper narrative elements (human exploitation, immigration, abuse, personal life goals, cultural clash, acceptance and, of course, family and romance) in a way that feels very unique thanks to its tone, dry style and humor. Needless to say, I was very impressed.
And maybe I shouldn't have been: Gabriele Mainetti has become one of the darlings of Italian cinema over the past decade and is possibly one of the most exciting film directors currently working we have back home, and this outing proves it once again.
If I had to pick something negative to say about it, it would be the big final plot twist. I think it comes a bit too late into the game, and the fact that Luca Zingaretti's character is barely in the movie until the end kind of gives away that there's still more to come involving him, considering how big of a movie star he is back home. It's like, why would Zingaretti agree to be part of this film if his character has so little impact on the story? Unless there's more to it that the audience doesn't expect while watching the story unfold... To me, this gave away the final twist a little bit, and I wish they had found a way to incorporate his story arc more organically throughout the whole film.
Apart from this, this film was a nice summer surprise: it has great energy, its own visual style, an amazing ensemble cast - Yaxi Liu does an amazing job considering she basically doesn't have any lines in Italian and her whole presence has to be conveyed through facial and physical expressions, while Sabrina Ferilli is just perfectly cast here - and it's an overall excellent cinematic experience. Controversial considering its themes and dramatic elements, but can I say I had a lot of fun watching "La città proibita"?
Cast: Enrico Borello, Yaxi Liu, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Chunyu Shanshan, Luca Zingaretti.
Box Office: $1,820,645
Worth a watch?: Polished Italian cinema at its finest; it's the best you can get from a Netflix production made back home. I had a great time, I think the story is engaging and well told, the production value is excellent, and Mainetti's direction really elevates the action scenes. And the film explores extremely heavy themes like human trafficking, sexual exploitation and immigration in a distinctive and unusual—but successful, especially for Italian cinema—way. Not your typical martial arts film, and definitely one you should check out.
Awards: 8 David di Donatello (Best Director, Editing, Music, Sound, Costume Design) and 3 wins for Best Visual Effects, Cinematography, and Production Design.
Key word: Restaurant.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 14 giugno 2013

Film 559 - La grande bellezza

La pellicola del momento, capace di far discutere e chiacchierare. Le opinioni che mi sono giunte andavano dall'adorazione al rifiuto totale, passando per una vaga incomprensione del risultato finale.
Nel mio piccolo, non potevo esimermi dal vedere questa nuova ennesima controversa opera del cinema italiano contemporaneo: troppe opinioni a riguardo per non farmene una mia. E poi mi avevano caldamente consigliato di vederlo...

Film 559: "La grande bellezza" (2013) di Paolo Sorrentino
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: Il complesso susseguirsi di eventi narrato in questa storia è tale soprattutto per una messa in scena forzatamente non narrativa. Un pezzo dopo l'altro, si fatica a mettere insieme i momenti-sipario che caratterizzano l'insieme - specialmente all'inizio del film, quando ancora tutto è nuovo agli occhi dello spettatore, anche il modo di raccontare la storia - e ci si ritrova spesso storditi in una miriade di input in entrata che faticano ad avere una risposta d'uscita.
L'uscita, questa volta però dalla sala, è accompagnata da un momento di vuoto d'opinione e smarrimento in cui sono più le domande ronzanti in testa che le risposte. Il mio personale primo quesito è stato: chi è veramente Jep Gambardella? Un genio del male o un miserabile, schiacciato dalle sue stesse scelte di vita? Insomma... ci è o ci fa?
E poi ancora: qual è il significato rivestito da certi personaggi di contorno (per esempio il vicino di casa che si affaccia sempre al balcone, muto e una volta appare in compagnia di una donna e un altro soggetto - di evidenti differenti estrazioni sociali - che finiscono per baciarsi mentre il vicino resta impalato a fissare il vuoto come suo solito)? Cosa sottintendono i fenicotteri alla fine del film? Ramona, che nella sua ultima apparizione sembra essere morta ma poi si risveglia, è veramente viva come sembra o in realtà è una specie di momento onirico in cui Jep percepisce la sua presenza (lei vede il mare nel soffitto, lui non lo vede più... O siamo solo noi spettatori a non vederlo più?)?
Consapevole del copioso momento-spoiler (anche se mi sono francamente limitato), allargo il campo alla più generica domanda: ma "La grande bellezza" che film è?
Non ho risposta a questa domanda, nel senso che non si può prescindere dall'opinione personale e quindi ho solo la mia visione di quest'ultima fatica di Sorrentino: ho apprezzato la pellicola, ma ammetto che la messa in scena è spiazzante. Certamente diverso da tutto il cinema italiano contemporaneo (che ho visto), questo è più un prodotto figlio di altri tempi (molti passaggi mi hanno ricordato Fellini e Pasolini) ai cui meccanismi non siamo (più) abituati. Solitamente facilitati da intrecci lineari o banali favolette, la sfacciata irregolarità di questo racconto diventa, per il pubblico a cui piace, valore aggiunto e motivo di plauso per un estro creativo che al giorno d'oggi è più miraggio che realtà. D'altro canto, chi non apprezza, troverà il tutto molto fastidioso e quasi sfrontato.
La ricerca di una prospettiva che non sia la classica inquadratura è oggettivamente un pregio e l'impressione che ho avuto, nel complesso, è di un film in 'costante movimento'. Le numerose carrellate col dolly danno l'impressione di essere sempre a rincorrere qualcosa che sfugge, che siano i personaggi, che sia il senso intimo del film. La movimentata Roma delle feste che annaspa nella solitudine e nella frustrante incapacità di realizzarsi - troppo pigra o sfortunata - si ritrova poi a tenersi compagnia nelle serate tra amici, dove la falsa e ipocrita immagine di sé stessi viene denudata e derisa, ma mette bene in luce quanto di questi tempi la coerenza e la trasparenza siano più bei concetti che veri e propri doveri morali. E allora cosa resta? Cosa salva tutto (e tutti)? Per Jep è la ricerca, appunto, della grande bellezza. Proprio lui che ha speso la propria vita a diventare uomo mondano capace non solo di vivere 'la festa', ma anche di decretarne la distruzione e poco si direbbe intenzionato a ricercare una bellezza che vada oltre il fugace momento di una serata.
Il personaggio interpretato da Toni Servillo è magnetico protagonista e filtro di una serie di improbabili situazioni, dal rito del botox "da salotto" al tour notturno della Capitale grazie al misterioso uomo che custodisce tutte le chiavi che contano, dalla suora centenaria a cui è affidata una delle battute che rimane più impresse ("Sai perchè mangio solo radici? Perché le radici sono importanti"), all'Isabella Ferrari più vuota di sempre ("Che lavoro fai?", "Io sono ricca"), ma anche momenti di quotidiana umanità in cui il ricordo del primo grande amore inebria nostalgico la mente di Jep.
E' tutto un mosaico che se ami funziona e ammalia e fornisce un amaro spaccato della società contemporanea che non risparmia nessuno: il non accettare la propria età (la maggior parte delle persone presenti ai party ha certamente superato gli 'anta'), il vendere un'immagine falsa di sé stessi (la performer all'inizio del film), il tedio di una vita fatta di superficie, lo squallore che diventa il quotidiano (Ramona/Sabrina Ferilli che fa la spogliarellista nel locale del padre), l'egoismo sconfinato (i genitori che sfruttano la 'bambina artista' che sfoga tutta la sua rabbia e la frustrazione della sua condizione contro una tela), passando per una non certo leggera critica al mondo ecclesiastico (qui più interessato agli aspetti molto terreni piuttosto che alla fede e all'aiuto spirituale). Un insieme talvolta impietoso che mette tristezza, accompagnato però da una cornice bellissima che è Roma in un affascinante mood decadente (l'anziana aristocrazia che gioca a carte negli enormi palazzi vuoti fa sorridere, ma poi realizzi...).
Insomma, preso con il necessario spirito di penitenza "La grande bellezza" è un film che lascia innumerevoli spunti su cui riflettere ed è spesso capace di sprigionare un magnetismo anche dovuto a suoi certi passaggi indecifrabili. Carlo Verdone è un grande perdente e Sabrina Ferilli ha la giusta dose di coattagine locale che rappresenta con cognizione di causa. Servillo indossa la maschera del suo Jep come una seconda pelle e, fatta eccezione per il faticoso accento che solo ogni tanto sfoggia fastidiosamente, suscita una certa benevolenza, quasi affetto. Un po' come quello che ha per lui la sua domestica.
Poetico l'intro della pellicola, con coro femminile a tracciare quello che sarà il tema musicale della pellicola e che accompagna il primo momento significativo del film: il turista giapponese osserva il panorama e viene colto da un malore. Come Napoli, vedi Roma e poi muori.

Consigli: Dopo "This Must Be the Place" un'altra opera di grande richiamo per Sorrentino che, piaccia o no, è uno dei pochi italiani capaci di dare un'impronta alle sue storie. Questo "La grande bellezza" è certamente controverso e non facile e richiede costante attenzione per 142 minuti filati quasi mai semplici o distensivi. Interessante il ruolo della Ferilli che spezza un po' lo snobbismo generale; fantastica la scena in cui Jep smonta, uno dopo l'altro, i pilastri di moralità e senso civico dell'amica Stefania, autocelebrato baluardo di impegno sociale e famiglia. Dadina, la caporedattrice nana, è un personaggio bello e autoironico, mentre non mancano i cameo di volti più o meno noti: da Serena Grandi tiratrice di coca ad Antonello Venditti vicino di tavolo, passando per Giorgio Pasotti e perfino una biondissima Fanny Ardant.
Certamente da vedere, è il film italiano del 2013.
Ps. 5.267.312€ di incasso in Italia.
Parola chiave: L'apparato umano.

Trailer

Bengi