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sabato 18 luglio 2026

Film 2480 - La città proibita

Intro: I had never heard of this film before the 2026 David di Donatello nominations came out. And even after that, I didn't think much of it. It was when it won Best Visual Effects that it actually caught my attention. I wouldn't say Italian cinema is known for its bombastic, over-the-top yet realistic visual effects, so the three wins - and specifically this one - at the David awards pushed me to learn a bit more about the movie and, eventually, I decided to watch it.

Film 2480
: "La città proibita" (2025), Gabriele Mainetti
Watched: On the projector
Language: Italian, Mandarin
Watched with: No one
Thoughts: I really, really liked this movie.
First of all, you can tell the production budget was big enough to allow the filmmakers to fully realize the vision behind the story and really commit to it. "La città proibita" combines two cultures clashing together in a modern melting pot that results in distinctive color tones, aesthetics (fighting scenes included) and just the right amount of clichés to poke fun at. Also, I love that this story isn't confined to a single genre, but instead expands its scope across several: it's a martial arts film with mafia elements, action, romance and drama, with a little bit of comedy sprinkled on top. What a treat.
I was a bit surprised by how much I enjoyed this ride, I have to admit. Going into it, I didn't know what to expect, and I'm usually not the biggest fan of Netflix productions or modern Italian films. But "La città proibita" exceeds expectations and delivers an action-packed story that also manages to touch on deeper narrative elements (human exploitation, immigration, abuse, personal life goals, cultural clash, acceptance and, of course, family and romance) in a way that feels very unique thanks to its tone, dry style and humor. Needless to say, I was very impressed.
And maybe I shouldn't have been: Gabriele Mainetti has become one of the darlings of Italian cinema over the past decade and is possibly one of the most exciting film directors currently working we have back home, and this outing proves it once again.
If I had to pick something negative to say about it, it would be the big final plot twist. I think it comes a bit too late into the game, and the fact that Luca Zingaretti's character is barely in the movie until the end kind of gives away that there's still more to come involving him, considering how big of a movie star he is back home. It's like, why would Zingaretti agree to be part of this film if his character has so little impact on the story? Unless there's more to it that the audience doesn't expect while watching the story unfold... To me, this gave away the final twist a little bit, and I wish they had found a way to incorporate his story arc more organically throughout the whole film.
Apart from this, this film was a nice summer surprise: it has great energy, its own visual style, an amazing ensemble cast - Yaxi Liu does an amazing job considering she basically doesn't have any lines in Italian and her whole presence has to be conveyed through facial and physical expressions, while Sabrina Ferilli is just perfectly cast here - and it's an overall excellent cinematic experience. Controversial considering its themes and dramatic elements, but can I say I had a lot of fun watching "La città proibita"?
Cast: Enrico Borello, Yaxi Liu, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Chunyu Shanshan, Luca Zingaretti.
Box Office: $1,820,645
Worth a watch?: Polished Italian cinema at its finest; it's the best you can get from a Netflix production made back home. I had a great time, I think the story is engaging and well told, the production value is excellent, and Mainetti's direction really elevates the action scenes. And the film explores extremely heavy themes like human trafficking, sexual exploitation and immigration in a distinctive and unusual—but successful, especially for Italian cinema—way. Not your typical martial arts film, and definitely one you should check out.
Awards: 8 David di Donatello (Best Director, Editing, Music, Sound, Costume Design) and 3 wins for Best Visual Effects, Cinematography, and Production Design.
Key word: Restaurant.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 29 dicembre 2021

Film 2073 - Red Notice

Intro: Netflix me lo ha proposto e riproposto per giorni, tutti ne parlavano... Per cui alla fine ho ceduto.

Film 2073: "Red Notice" (2021) di Rawson Marshall Thurber
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: critiche estremamente negative per un prodotto che sì, non è certamente niente di che, ma nemmeno così terribile.
Manca di originalità? Sì. Si poteva fare di meglio, anche considerato budget e cast? Assolutamente. Il risultato finale è una ciofeca inguardabile? Decisamente no. Semplicemente si tratta di un prodotto di facilissimo consumo che mantiene le promesse fatte dal trailer di disimpegno e divertimento mainstream. A mio avviso chi si aspettava di più aveva sbagliato pellicola a priori.
Poi che questo "Red Notice" ricordi una miriade di altri prodotti più o meno recenti è indubbio - penso a "Indiana Jones", "Black Widow", "Wonder Woman", "Il mistero dei Templari", "The Hitman's Bodyguard" e chi più ne ha più ne metta - e dubito sia stato prodotto per portare sullo schermo qualcosa di nuovo e innovativo, quanto più per generare un profitto che, magari, tecnicamente non c'è stato (dato che il film non è uscito nelle sale ma su Netflix a causa della pandemia), ma ha comunque fatto notizia per altri motivi (è diventato il film Netflix più visto nel suo weekend di debutto) tanto da vedersi già garantito un sequel. Insomma, purché se ne parli...
Cast: Dwayne Johnson, Ryan Reynolds, Gal Gadot, Ritu Arya, Chris Diamantopoulos, Vincenzo Amato, Ed Sheeran.
Box Office: $178,143
Vale o non vale: Da vedere e dimenticare, perfetto per una serata a cervello spento e comunque non peggiore di tanti altri prodotti visti di recente, "Red Notice" è un prodotto passabile che diverte il giusto e intrattiene a dovere. Grande cast, anche se ormai Dwayne Johnson fa Dwayne Johnson in ogni film. Ps. Secondo film consecutivo dopo "Last Night in Soho" ad utilizzare la canzone "Downtown" di Petula Clark, qui canticchiata da Gal Gadot (ma la versione interpretata da Anya Taylor-Joy è imbattibile).
Premi: /
Parola chiave: Cleopatra's Eggs.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 20 agosto 2021

Film 1810 - Spy

Intro: Il viaggio continua e lo stesso vale per i film (leggeri leggeri) che ci concediamo durante qualche momento libero. Inutile dire che avrei prima o poi suggerito questa pellicola...

Film 1810: "Spy" (2015) di Paul Feig
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Karen, Sere, Lucas, Luca
In sintesi: dico solo che ogni volta che rivedo questo film lo trovo spassoso e divertente (quasi) come la prima volta che lo vidi al cinema. E - caso più unico che raro - trovo il doppiaggio italiano forse addirittura più riuscito dell'originale inglese.
Film 978 - Spy
Film 1101 - Spy
Film 1492 - Spy
Film 1810 - Spy
Film 2344 - Spy
Cast: Melissa McCarthy, Jason Statham, Rose Byrne, Miranda Hart, Bobby Cannavale, Allison Janney, Jude Law, Peter Serafinowicz, Morena Baccarin, Björn Gustafsson, 50 Cent, Zach Woods, Ben Falcone, Verka Serduchka.
Box Office: $235.7 milioni
Vale o non vale: Divertente, sopra le righe, pazzo, spassosissimo, questo "Spy" è un gioiellino comico che vive di una magnifica interpretazione di Melissa McCarthy e un cast di comprimari tutti perfetti per il ruolo (Jason Statham e Rose Byrne piacevoli sorprese!).
Premi: Candidato al Golden Globe per Miglior film musical o commedia e Miglior attrice protagonista (McCarthy).
Parola chiave: Doppio gioco.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 5 agosto 2020

Film 1902 - Bangla

Intro: Avevo già scritto la recensione di questo film e ne ero onestamente soddisfatto, ma l'aggiornamento dell'interfaccia di scrittura di questo blog - da me non richiesta - ha fatto sì che tutto quello che avevo scritto non si sia salvato. Quindi eccomi qui, due giorni dopo, a tentare di riscrivere nuovamente i pensieri su questa pellicola.
Ho deciso che, in vista del nuovo mese appena cominciato, delle ferie in Puglia appena terminate e un generale senso di rimessa in gioco e discussione che mi pervade, fosse il caso di mettere idee ed opinioni nero su bianco rispetto a pellicole recenti che ho visto in successione e che mi sono apparse, francamente, più fuori dai miei schemi del solito. Sarà che ultimamente sto guardando molte più serie che prodotti cinematografici, sarà che sono diventato un po' più selettivo, di fatto ci tengo a tirare fuori pensieri su quanto ho visto di recente il prima possibile.
Film 1902: "Bangla" (2019) di Phaim Bhuiyan
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano, bengali
Compagnia: Cuggy
In sintesi: Ho scaricato "Bangla" durante la quarantena, incuriosito dalle varie nomination ottenute ai David di Donatello; sono stato principalmente attratto dal titolo, lo ammetto. Un'amica, poi, me lo ha caldeggiato e - forse colpito da quel senso di colpa che ogni tanto mi prende rispetto al fatto che dò sempre pochissime chance al cinema nostrano - ho deciso che fosse giunto il momento di recuperare un titolo italiano, per giunta d'esordio, per giunta su un musulmano figlio di immigrati che vive a Roma. C'era molta carne al fuoco.
Lo dico subito: "Bangla" mi è molto piaciuto. L'ho trovato divertente e intelligente, spigliato e giovane nell'approccio, facile solo apparentemente perché gioca con un'ironia che arriva dritta al punto e lascia molto su cui riflettere. Bhuiyan è bravo perché riesce a mettere a confronto due mondi apparentemente diversissimi, sottolineandone poi gli aspetti comuni e riuscendo nell'intento del farci ridere su pur lasciandoci con qualcosa su cui riflettere.
Il personaggio Phaim è figlio di immigrati del Bangladesh, è scuro di pelle, parla romano, sogna il sesso e spera nel vero amore, ma deve fare i conti con una religione che lo vuole illibato e una famiglia che lo vede presto sposato con una connazionale. La complicazione si mette in scena quando conosce Asia (Carlotta Antonelli) e i due si innamorano, dovendo entrambi confrontarsi con realtà che parrebbero dare poca speranza ad un futuro insieme.
Nonostante non sia un film perfetto, "Bangla" funziona perché parla un linguaggio universale, capace di farsi comprendere a chiunque stia guardando per una semplicità che non significa semplificazione o superficialità. E' questo che mi è particolarmente piaciuto della pellicola, che è efficace con leggerezza e una certa dose di "amatorialità" che finisce per dare un tono realistico a tutta l'operazione. Un grandissimo esordio per un cinema italiano che ha bisogno di nuove voci, nuovi punti di vista, nuove storie.
Cast: Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli, Simone Liberati, Pietro Sermonti, Shaila Mohiuddi, Nasima Akhter, Rishad Noorani.
Box Office: € 200.682
Vale o non vale: Una commedia che fa pensare, una storia sugli stereotipi, un film fresco e molto vitale. "Bangla" è un ottimo esordio e un buon film che, pur con delle imperfezioni, finisce per lasciare lo spettatore non solo soddisfatto della visione, ma anche con qualcosa su cui riflettere. Da vedere.
Premi: Candidato a 4 David di Donatello per Migliore sceneggiatura originale, Miglior produttore, Migliore canzone originale ("Festa" di Antonio Aiello, Shoshi MD Ziaul), Phaim Bhuiyan ha vinto il premio per Miglior regista esordiente.
Parola chiave: Religione.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 23 marzo 2020

Film 1847 - The Two Popes

Intro: Netflix l'ha sponsorizzato a manetta e sembrava impossibile sottrarsi alla possibilità di vederlo. Anche perché quando mi ricapitava di vedere il film sul Papa argentino... in Argentina?!
Film 1847: "The Two Popes" (2019) di Fernando Meirelles
Visto: dalla tv di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Karen, Lucas, Evelin
In sintesi: il film è più dinamico di quanto mi potessi aspettare la storia di due ultra ottantenni che parlano di pensione e Chiesa potesse essere. Ci sono diversi scenari globali (Città del Vaticano, Buenos Aires, Roma, Castel Gandolfo), una multiculturalità a confronto, numerose lingue parlate (inglese, spagnolo, italiano), c'è la guerra e la dittatura, la finale del campionato mondiale di calcio, la Cappella Sistina, il conclave e "Il commissario Rex". Insomma, un mix di elementi del tutto eterogenei che conferiscono a questo prodotto un'aria meno solenne e pesante e, certamente, più contemporanea e godibile dal punto di vista della cultura popolare.
Invece di una costante indagine sulla fede, l'introspezione personale o, magari, un morboso attaccamento riguardo al perché Papa Benedetto XVI abbia preso la decisione di lasciare la sua carica, la trama si concentra più sull'aspetto umano e il contorno assolutamente straordinario in cui si trovano immersi i due protagonisti, qui chiamati dalla storia a scrivere un nuovo, inaspettato capitolo: non solo, infatti, Ratzinger sarà il primo Papa dal 1415 a decidere di rinunciare al ministero petrino, ma Bergoglio sarà anche il primo capo della Chiesa cattolica proveniente dal continente americano.
Il racconto di questa amicizia agli antipodi ha il suo fascino e Hopkins e Pryce fanno un egregio lavoro non solo ad assomigliare a chi stanno interpretando, ma anche ad arricchire le loro performance di quello spessore che necessitano prodotti di questo tipo, altrimenti piatta illustrazione di una sequenza di fatti avvenuti che portano all'argomento centrale della pellicola. In questo devo dire che ho particolarmente apprezzato il mimetismo preciso, gentile e pulito di Pryce e la grandezza di Hopkins, fenomenale attore con ancora tantissimo da dire, che qui riesce nell'impresa di rendere umana una delle figure ecclesiastiche più "chiacchieratamente" fredda e distaccata. Inutile dire che i due attori (e i due personaggi) fanno tutto il film.
Detto questo, comunque, non sono rimasto travolto dall'entusiasmo una volta visto "The Two Popes". Non che non mi sia piaciuto, ma non ho nemmeno gridato al miracolo. Troppi green screen mi hanno guastato la visione, l'illuminazione di certi set era tanto posticcia da risultare fastidiosa e, forse per me, l'argomento in generale aveva poco presa. Mi sono comunque interessato alla storia umana dietro a due figure importanti del nostro tempo, avrei forse pepato un po' di più il tutto, rendendolo meno pulito o corretto.
Cast: Anthony Hopkins, Jonathan Pryce, Juan Minujín, Cristina Banegas, Luis Gnecco, Sidney Cole, Lisandro Fiks.
Box Office: $758,711
Vale o non vale: Sicuramente da vedere non solo perché è gratis su Netflix, ma anche perché si focalizza sulla storia che ha portato alla situazione attuale della Chiesa cattolica (per chi interessa) e racconta l'amicizia improbabile di due persone diametralmente opposte per modi e pensieri. E' un prodotto molto luminoso, avrei gradito forse qualche ombra in più, ma comunque interessante.
Premi: Candidato a 3 Oscar per Miglior attore protagonista (Pryce), attore non protagonista (Hopkins) e sceneggiatura non originale; stesse nomination ai Golden Globe, a cui va aggiunta quella per Miglior film drammatico; 5 nomination ai BAFTA per Miglior film britannico, attore protagonista e non protagonista, sceneggiatura e casting.
Parola chiave: Retirement.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 28 gennaio 2019

Oscar 2019: nomination e vincitori

91st Academy Awards

Best Picture
Black Panther (Kevin Feige, Producer)
BlacKkKlansman (Sean McKittrick, Jason Blum, Raymond Mansfield, Jordan Peele and Spike Lee, Producers)
Bohemian Rhapsody (Graham King, Producer)
The Favourite (Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday and Yorgos Lanthimos, Producers)
Green Book (Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly and Nick Vallelonga, Producers)
Roma (Gabriela Rodriguez and Alfonso Cuaron, Producers)
A Star Is Born (Bill Gerber, Bradley Cooper and Lynette Howell Taylor, Producers)
Vice (Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adam McKay and Kevin Messick, Producers)

Best Director
Alfonso Cuaron (Roma)
Yorgos Lanthimos (The Favourite)
Spike Lee (BlacKkKlansman)
Adam McKay (Vice)
Pawel Pawlikowski (Cold War)

Best Actress
Yalitza Aparicio (Roma)
Glenn Close (The Wife)
Olivia Colman (The Favourite)
Lady Gaga (A Star Is Born)
Melissa McCarthy (Can You Ever Forgive Me?)

Best Actor
Christian Bale (Vice)
Bradley Cooper (A Star Is Born)
Willem Dafoe (At Eternity's Gate)
Rami Malek (Bohemian Rhapsody)
Viggo Mortensen (Green Book)

Best Supporting Actress
Amy Adams (Vice)
Marina de Tavira (Roma)
Regina King (If Beale Street Could Talk)
Emma Stone (The Favourite)
Rachel Weisz (The Favourite)

Best Supporting Actor
Mahershala Ali (Green Book)
Adam Driver (BlacKkKlansman)
Sam Elliott (A Star Is Born)
Richard E. Grant (Can You Ever Forgive Me?)
Sam Rockwell (Vice)

Best Original Screenplay
The Favourite (Deborah Davis and Tony McNamara)
First Reformed (Paul Schrader)
Green Book (Nick Vallelonga, Brian Hayes Currie, Peter Farrelly)
Roma (Alfonso Cuaron)
Vice (Adam McKay)

Best Adapted Screenplay
A Star Is Born (Eric Roth, Will Fetters & Bradley Cooper)
The Ballad of Buster Scruggs (Joel Coen & Ethan Coen)
BlacKkKlansman (Charlie Wachtel & David Rabinowitz and Kevin Willmott & Spike Lee)
If Beale Street Could Talk (Barry Jenkins)
Can You Ever Forgive Me? (Nicole Holofcener and Jeff Whitty)

Best Makeup & Hairstyling
Border (Goran Lundstrom and Pamela Goldammer)
Mary Queen of Scots (Jenny Shircore, Marc Pilcher and Jessica Brooks)
Vice (Greg Cannom, Kate Biscoe and Patricia DeHaney)

Best Costume Design
The Ballad of Buster Scruggs (Mary Zophres)
Black Panther (Ruth E. Carter)
The Favourite (Sandy Powell)
Mary Poppins Returns (Sandy Powell)
Mary Queen of Scots (Alexandra Byrne)

Best Cinematography
The Favourite (Robbie Ryan)
Never Look Away (Caleb Deschanel)
Roma (Alfonso Cuaron)
A Star Is Born (Matty Libatique)
Cold War (Lukasz Zal)

Best Original Song
"All the Stars" (Black Panther)
Music by Mark Spears, Kendrick Lamar Duckworth and Anthony Tiffith)
Lyric by Kendrick Lamar Duckworth, Anthony Tiffith and Solana Rowe
"I'll Fight" (RBG)
Music and Lyric by Diane Warren
"The Place Where Lost Things Go" (Mary Poppins Returns)
Music by Marc Shaiman; Lyric by Scott Wittman and Marc Shaiman
"Shallow" (A Star Is Born)
Music and Lyric by Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando and Andrew Wyatt
"When a Cowboy Trades His Spurs for Wings" (The Ballad of Buster Scruggs)
Music and Lyric by David Rawlings and Gillian Welch

Best Original Score
Black Panther (Ludwig Goransson)
BlacKkKlansman (Terence Blanchard)
If Beale Street Could Talk (Nicholas Britell)
Isle of Dogs (Alexandre Desplat)
Mary Poppins Returns (Marc Shaiman)

Best Documentary Feature
Free Solo (Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin, Evan Hayes and Shannon Dill)
Hale County This Morning, This Evening (RaMell Ross, Joslyn Barnes and Su Kim)
Minding the Gap (Bing Liu and Diane Quon)
Of Fathers and Sons (Talal Derki, Ansgar Frerich, Eva Kemme and Tobias N. Siebert)
RBG (Betsy West and Julie Cohen)

Best Animated Feature
Incredibles 2 (Brad Bird, John Walker and Nicole Paradis Grindle)
Isle of Dogs (Wes Anderson, Scott Rudin, Steven Rales and Jeremy Dawson)
Mirai (Mamoru Hosoda and Yuichiro Saito)
Ralph Breaks the Internet (Rich Moore, Phil Johnston and Clark Spencer)
Spider-Man: Into the Spider-Verse (Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman, Phil Lord and Christopher Miller)

Best Foreign-Language Film
Capernaum (Lebanon)
Cold War (Poland)
Never Look Away (Germany)
Roma (Mexico)
Shoplifters (Japan)

Best Sound Mixing
Black Panther (Steve Boeddeker, Brandon Proctor and Peter Devlin)
Bohemian Rhapsody (Paul Massey, Tim Cavagin and John Casali)
First Man (Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee and Mary H. Ellis)
Roma (Skip Lievsay, Craig Henighan and Jose Antonio Garcia)
A Star Is Born (Tom Ozanich, Dean Zupancic, Jason Ruder and Steve Morrow)

Best Sound Editing
Black Panther (Benjamin A. Burtt and Steve Boeddeker)
Bohemian Rhapsody (John Warhurst and Nina Hartstone)
First Man (Ai-Ling Lee and Mildred Iatrou Morgan)
A Quiet Place (Ethan Van der Ryn and Erik Aadahl)
Roma (Sergio Diaz and Skip Lievsay)

Best Production Design
Black Panther (Hannah Beachler and Jay Hart)
The Favourite (Fiona Crombie and Alice Felton)
First Man (Nathan Crowley and Kathy Lucas)
Mary Poppins Returns (John Myhre and Gordon Sim)
Roma (Eugenio Caballero and Barbara Enriquez)

Best Visual Effects
Avengers: Infinity War (Dan DeLeeuw, Kelly Port, Russell Earl and Dan Sudick)
Christopher Robin (Christopher Lawrence, Michael Eames, Theo Jones and Chris Corbould)
First Man (Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles and J.D. Schwalm)
Ready Player One (Roger Guyett, Grady Cofer, Matthew E. Butler and David Shirk)
Solo: A Star Wars Story (Rob Bredow, Patrick Tubach, Neal Scanlan and Dominic Tuohy)

Best Film Editing
BlacKkKlansman (Barry Alexander Brown)
Bohemian Rhapsody (John Ottman)
The Favourite (Yorgos Mavropsaridis)
Green Book (Patrick J. Don Vito)
Vice (Hank Corwin)

Best Animated Short
Animal Behaviour (Alison Snowden and David Fine)
Bao (Domee Shi and Becky Neiman-Cobb)
Late Afternoon (Louise Bagnall and Nuria González Blanco)
One Small Step (Andrew Chesworth and Bobby Pontillas)
Weekends (Trevor Jimenez)

Best Live-Action Short
Detainment (Vincent Lambe and Darren Maho)
Fauve (Jeremy Comte and Maria Gracia Turgeon)
Marguerite (Marianne Farley and Marie-Helene Panisset)
Mother (Rodrigo Sorogoyen and María del Puy Alvarado)
Skin (Guy Nattiv and Jaime Ray Newman)

Best Documentary Short
Black Sheep (Ed Perkins and Jonathan Chinn)
End Game (Rob Epstein and Jeffrey Friedman)
Lifeboat (Skye Fitzgerald and Bryn Mooser)
A Night at the Garden (Marshall Curry)
Period. End of Sentence. (Rayka Zehtabchi and Melissa Berton)


#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 12 dicembre 2018

Golden Globes 2019: nomination e vincitori

2019 Golden Globe Awards

Best Motion Picture – Drama
Black Panther
BlacKkKlansman
Bohemian Rhapsody
“If Beale Street Could Talk”
A Star Is Born

Best Actress in a Motion Picture – Drama
Glenn Close (“The Wife”)
Lady Gaga (“A Star Is Born”)
Nicole Kidman (“Destroyer”)
Melissa McCarthy (“Can You Ever Forgive Me?”)
Rosamund Pike (“A Private War”)

Best Actor in a Motion Picture – Drama
Bradley Cooper (“A Star Is Born”)
Willem Dafoe (“At Eternity’s Gate”)
Lucas Hedges (“Boy Erased”)
Rami Malek (“Bohemian Rhapsody”)
John David Washington (“BlacKkKlansman”)

Best Motion Picture – Musical or Comedy
“Crazy Rich Asians”
The Favourite
Green Book
Mary Poppins Returns
“Vice”

Best Actress in a Motion Picture – Musical or Comedy
Emily Blunt (“Mary Poppins Returns”)
Olivia Colman (“The Favourite”)
Elsie Fisher (“Eighth Grade”)
Charlize Theron (“Tully”)
Constance Wu (“Crazy Rich Asians”)

Best Actor in a Motion Picture – Musical or Comedy
Christian Bale (“Vice”)
Lin-Manuel Miranda (“Mary Poppins Returns”)
Viggo Mortensen (“Green Book”)
Robert Redford (“The Old Man & the Gun”)
John C. Reilly (“Stan & Ollie”)

Best Actress in a Supporting Role in any Motion Picture
Amy Adams (“Vice”)
Claire Foy (“First Man”)
Regina King (“If Beale Street Could Talk”)
Emma Stone (“The Favourite”)
Rachel Weisz (“The Favourite”)

Best Actor in a Supporting Role in any Motion Picture
Mahershala Ali (“Green Book”)
Timothée Chalamet (“Beautiful Boy”)
Adam Driver (“BlacKkKlansman”)
Richard E. Grant (“Can You Ever Forgive Me?”)
Sam Rockwell (“Vice”)

Best Motion Picture – Animated
Incredibles 2
“Isle of Dogs”
“Mirai”
Ralph Breaks the Internet
Spider-Man: Into the Spider-Verse

Best Motion Picture – Foreign Language
“Capernaum”
“Girl”
“Never Look Away”
“Roma”
“Shoplifters”

Best Director – Motion Picture
Bradley Cooper (“A Star Is Born”)
Alfonso Cuaron (“Roma”)
Peter Farrelly (“Green Book”)
Spike Lee (“BlacKkKlansman”)
Adam McKay (“Vice”)

Best Screenplay – Motion Picture
Alfonso Cuaron (“Roma”)
Deborah Davis and Tony McNamara (“The Favourite”)
Barry Jenkins (“If Beale Street Could Talk”)
Adam McKay (“Vice”)
Peter Farrelly, Nick Vallelonga, Brian Currie (“Green Book”)

Best Original Score – Motion Picture
Marco Beltrami (“A Quiet Place”)
Alexandre Desplat (“Isle of Dogs”)
Ludwig Göransson (“Black Panther”)
Justin Hurwitz (“First Man”)
Marc Shaiman (“Mary Poppins Returns”)

Best Original Song – Motion Picture
“All the Stars” (“Black Panther”)
“Girl in the Movies” (“Dumplin’”)
“Requiem For a Private War” (“A Private War”)
“Revelation’ (“Boy Erased”)
“Shallow” (“A Star Is Born”)

Best Television Series – Drama
“The Americans”
“Bodyguard”
“Homecoming”
“Killing Eve”
“Pose”

Best Performance by an Actress in a Television Series – Drama
Caitriona Balfe (“Outlander”)
Elisabeth Moss (“The Handmaid’s Tale”)
Sandra Oh (“Killing Eve”)
Julia Roberts (“Homecoming”)
Keri Russell (“The Americans”)

Best Performance by an Actor in a Television Series – Drama
Jason Bateman (“Ozark”)
Stephan James (“Homecoming”)
Richard Madden (“Bodyguard”)
Billy Porter (“Pose”)
Matthew Rhys (“The Americans”)

Best Television Series – Musical or Comedy
“Barry” (HBO)
“The Good Place” (NBC)
“Kidding” (Showtime)
“The Kominsky Method” (Netflix)
“The Marvelous Mrs. Maisel” (Amazon)

Best Performance by an Actress in a Television Series – Musical or Comedy
Kristen Bell (“The Good Place”)
Candice Bergen (“Murphy Brown”)
Alison Brie (“Glow”)
Rachel Brosnahan (“The Marvelous Mrs. Maisel”)
Debra Messing (“Will & Grace”)

Best Performance by an Actor in a Television Series – Musical or Comedy
Sacha Baron Cohen (“Who Is America?”)
Jim Carrey (“Kidding”)
Michael Douglas (“The Kominsky Method”)
Donald Glover (“Atlanta”)
Bill Hader (“Barry”)

Best Television Limited Series or Motion Picture Made for Television
“The Alienist” (TNT)
“The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story” (FX)
“Escape at Dannemora” (Showtime)
“Sharp Objects” (HBO)
“A Very English Scandal” (Amazon)

Best Performance by an Actress in a Limited Series or Motion Picture Made for Television
Amy Adams (“Sharp Objects”)
Patricia Arquette (“Escape at Dannemora”)
Connie Britton (“Dirty John”)
Laura Dern (“The Tale”)
Regina King (“Seven Seconds”)

Best Performance by an Actor in a Limited Series or Motion Picture Made for Television
Antonio Banderas (“Genius: Picasso”)
Daniel Bruhl (“The Alienist”)
Darren Criss (“The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story”)
Benedict Cumberbatch (“Patrick Melrose”)
Hugh Grant (“A Very English Scandal”)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Series, Limited Series or Motion Picture Made for Television
Alex Borstein (“The Marvelous Mrs. Maisel”)
Patricia Clarkson (“Sharp Objects”)
Penelope Cruz (“The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story”)
Thandie Newton (“Westworld”)
Yvonne Strahovski (“The Handmaid’s Tale”)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Series, Limited Series or Motion Picture Made for Television
Alan Arkin (“The Kominsky Method”)
Kieran Culkin (“Succession”)
Edgar Ramirez (“The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story”)
Ben Whishaw (“A Very English Scandal”)
Henry Winkler (“Barry”)

#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 16 maggio 2018

Film 1492 - Spy

Intro: Certe scelte le fai per andare sul sicuro, quando sai esattamente di cosa hai bisogno. Ecco perché abbiamo scelto questo film, in un momento in cui una bella commedia divertente era proprio quello che ci serviva.
Film 1492: "Spy" (2015) di Paul Feig
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Fre
In sintesi: non importa quante volte lo abbia già visto, alla fine rido sempre come un matto e ho trovato ancora più piacevole il fatto che anche mia cugina abbia riso di gusto. La storia funziona, è divertente, avventurosa, scema e scurrile, il tutto per un mix finale esplosivo e perfettamente riuscito;
la versione italiana propone strambi accenti e una serie di battute che non so come siano state trasformate dall’originale, in ogni caso trovo che per una volta l’adattamento sia funzionale e non sminuisca il valore della pellicola. Certo, sarebbe ora che la vedessi anche in inglese, ma al momento non ne sono provvisto…;
Melissa McCarthy fa un egregio lavoro e porta sulle proprie spalle tutto il film, riuscendo a risultare dolcemente sfigata e sufficientemente pazzo-cazzuta quanto basta da essere incredibilmente credibile. La stessa magia non si è avverata con il reboot di “Ghostbusters”.
Film 978 - Spy
Film 1101 - Spy
Film 1492 - Spy
Film 1810 - Spy
Film 2344 - Spy
Cast: Melissa McCarthy, Jason Statham, Rose Byrne, Miranda Hart, Bobby Cannavale, Allison Janney, Jude Law.
Box Office: $235.7 milioni
Vale o non vale: pazzamente divertente e spassoso, perfetto per un’occasione che richieda risate e spensieratezza.
Premi: Candidato a 2 Golden Globe per Miglior film e attrice protagonista musical o commedia.
Parola chiave: Karen Walker .

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Bengi

martedì 21 febbraio 2017

Film 1312 - Lo chiamavano Jeeg Robot

Incuriosito dal titolo, ero rimasto con la voglia di recuperarlo per capire di cosa potesse mai parlare.

Film 1312: "Lo chiamavano Jeeg Robot" (2015) di Gabriele Mainetti
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ok, di questo film non avevo capito niente. Cioè, io davvero mi aspettavo che fosse una storia su Jeeg Robot ed ero sempre rimasto con la curiosità di capire come cavolo avessero fatto (in Italia) a produrre una pellicola fatta bene su un fantomatico supereroe, tra l'altro comprando anche i diritti per il personaggio. Si sa che superpoteri e grandi responsabilità derivate sono solitamente appannaggio americano, quindi sono rimasto con il tarlo di capire cosa cavolo ne avessero tirato fuori. Ecco perché la mia delusione non è stata poca quando ho realizzato che, in realtà, "Lo chiamavano Jeeg Robot" è solo la versione comic-con della serie tv "Gomorra" di cui non sono un fan.
Dunque, sopraggiunta la disillusione, "Jeeg Robot" non mi ha convinto. E' un film violentissimo, crudele in tanti punti e in un modo insensato e gratuito, il che mi ha lasciato perplesso. L'approccio veritiero che replica il realismo non può essere sempre una scusante; poi non è che si debba chiudere gli occhi di fronte alla violenza, figuriamoci, semplicemente c'è modo e modo di renderla e raccontarla. Sarà che non sono un fan del genere malavitoso all'italiana, in ogni caso sono rimasto più volte perplesso.
Santamaria è bravo come lo è quasi sempre, Luca Marinelli è una bella scoperta e come cattivo funziona alla grande, per il resto non so se la pioggia di David di Donatello 4 su 4 al cast abbia un riscontro veritiero. Il film è certamente una ventata d'aria per il nostro cinema fatto di commedie-fotocopia e drammi recitati da fiction, un prodotto che ha tutte le carte in regola per superare il confronto con titoli dal budget importante, motivo per cui avrei trovato più giusto premiarne gli aspetti tecnici come effetti speciali, trucco e fotografia.
Per il resto questo titolo mi ha lasciato con uno sconfortante senso di solitudine e una certa dose di tristezza nonostante le molte scene d'azione che certamente mantengono il ritmo serrato e lo spettatore sempre sul chi vive. Io, però, da "Lo chiamavano Jeeg Robot" mi aspettavo tutta un'altra cosa e per quello che ho visto, il risultato finale non mi è piaciuto.
Ps. 16 candidature ai David di Donatello 2016 e 7 premi vinti tra cui tutte e quattro le categorie attoriali (Santamaria, Marinelli, Pastorelli e Truppo).
Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei, Francesco Formichetti, Daniele Trombetti, Joel Sy, Antonia Truppo, Salvatore Esposito.
Box Office: € 5.043.000
Consigli: Chi apprezza "Gomorra" non faticherà a trovare anche in questo titolo quegli elementi che apprezza. Si tratta di una storia di solitudine e violenza, responsabilità da abbracciare e superpoteri ottenuti per caso, un amore strano e difficile in una Roma presa d'assalto da attentati in cui la criminalità non fatica ad emergere. Non è un film per ogni tipo di pubblico, né una storia adatta ad ogni tipo di occasione. Preparati alla violenza, si può vedere e razionalizzare. Ma l'aura classica del titolo su un supereroe va trovata altrove.
Parola chiave: Maschera fatta a maglia.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 5 gennaio 2015

Film 848 - Scusate se esisto!

Ogni tanto una commedia italiana, dai...

Film 848: "Scusate se esisto!" (2014) di Riccardo Milani
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: 3 anni dopo il divertente "Nessuno mi può giudicare", Bova e la Cortellesi si ritrovano in un'altra commedia degli equivoci dove il più grosso di questi sarà l'omosessualità inizialmente piuttosto ben celata di Francesco/Raoul Bova. Inutile aggiungere che Serena/Paola Cortellesi inizialmente ne sarà cotta a puntino, con non poca delusione dopo il coming out.
Chiaramente le gag da fraintendimento non finiscono qui e il secondo più evidente di tutta la storia è quello che riguarderà la ragazza, architetto in carriera all'estero che decide di tornare in Italia e finisce per raschiare il fondo del barile fino a quando non presenta domanda per un progetto a suo nome il quale viene scambiato per il cognome di un fantomatico architetto (maschio) di cui lei sarebbe solo la segretaria.
Il diktat dei luoghi comuni si spreca e misoginia e maschilismo sul luogo di lavoro sono solo un paio di cliché che questa storia impiega per procedere al suo finale, molti dei quali riguardano l'omosessualità. Il più fastidioso è l'atteggiamento da prostituta di Francesco, capace di portarsi a letto un uomo diverso a sera, non importa età o tendenze, aspetto o carattere; il risultato per chi guarda e fa parte della comunità gay - per quanto facciano ridere le scenette che ne derivano - non è dei più soddisfacenti. Tralasciamo poi il personaggio-spalla dell'amico di Francesco, uno che apostrofarlo omofobicamente come "checca" è fargli un regalo di decenza. E ho detto tutto.
A parte questi scivoloni "delle pari opportunità" - eh sì, l'uomo gay è zoccola proprio come la donna etero -, devo ammettere che "Scusate se esisto!" è una commedia carina, anche se dal brutto titolo (o quanto meno sfruttato male). Probabilmente se ci si fosse interessati di più alla questione del maschilismo sui posti di lavoro o sul parallelismo tra condizioni di lavoro tra paesi europei e Italia, magari condendo il tutto con un'ironia più tagliente, sottile ed incisiva di quella che c'è qui, si sarebbe riusciti a valorizzare un progetto cinematografico che qualche pregio ce l'ha, in particolare quello di presentare al grande pubblico il progetto per la riqualificate di Corviale, un bruttissimo complesso urbanistico alla periferia di Roma (i titoli di coda ci sveleranno essere un progetto vero).
Questo film rimane quindi diviso a metà: una positiva e riuscita, che riguarda soprattutto il personaggio di Serena (ben interpretata da una Cortellesi in forma) e che ricorda all'Italia che è un Paese con gente capace, che può fare, migliorarsi, tentare. Poi c'è l'altra metà, quella che tenta attraverso la commedia di stemperare i toni più seri e critici: l'intenzione di per sé è anche sensata, ma la realizzazione da macchietta di Francesco è fastidiosa e innecessaria, il filone del padre gay un tema troppo complesso per liquidarlo con la battuta finale del figlio che sa e accatta il padre (che tenta in tutti i modi di dirglielo ma fallisce).
Insomma, in definitiva "Scusate se esisto!" ha i suoi buoni momenti e certamente il rallenti di Bova che scende le scale saprà mietere le sue vittime, però il risultato nel complesso è solo sufficiente.
Box Office: € 5.393.314
Consigli: Commedia nostrana che affronta numerosi snodi narrativi difficili (omosessualità e paternità, precarietà del lavoro in Italia, disparità lavorativa per uomini e donne, riqualifica urbana) senza però centrarli tutti, questa pellicola riesce comunque nell'intento di intrattenere e divertire e, soprattutto, ha una buona coppia di protagonisti collaudati ed affiatati. Il lieto fine è d'obbligo, la questione omosessuale affrontata a metà (o schivata, se vogliamo), il risultato finale cliché, ma bisogna ammettere che per una serata tranquilla e priva di pretese, sicuramente questo è un titolo azzeccato. Anche se "Nessuno mi può giudicare" aveva una marcia in più.
Parola chiave: Lavoro.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 7 luglio 2014

Film 738 - Smetto quando voglio

Me lo avevano caldamente consigliato e, dopo i David di Donatello, ero rimasto con la voglia di recuperarlo.

Film 738: "Smetto quando voglio" (2014) di Sydney Sibilia
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "È la storia di un gruppo di brillanti ricercatori universitari che tentano di uscire dall'impasse lavorativa ed esistenziale della precarietà cronica, producendo e spacciando smart drugs" (Wiki). Detta così sembra folle, ma è un'idea geniale per una commedia cinematografica!
Cinema italiano in gran forma, commedia scoppiettante, tagliente, divertente, disillusa e sopra le righe, un viaggio dall'alto della cultura al basso della disperazione, specchio ironico dei nostri tempi: "Smetto quando voglio" è davvero un bel film.
Cast praticamente tutto al maschile (e perfetto) con unica presenza femminile rilevante Valeria Solarino (non all'altezza), storia ben scritta e intelligente - anche se certamente surreale -, realizzazione veramente ottima. De Rienzo sempre credibilissimo, stupisce Sermonti in questo inedito, calvo ruolo, Fresi veramente simpatico e Leo in grado di reggere perfettamente il ruolo da protagonista, capace e credibile.
Nonostante la pellicola sia una commedia, comunque, non può non rimanere l'amaro in bocca per la desolazione della situazione che descrive, esasperata certamente, ma pur sempre veritiera: laureati, dottorati e titolati vari che faticano ad arrivare a fine mese, precari, sempre in attesa di una conferma, una speranza o, addirittura, una spinta 'politica' che, finalmente, ne riconosca il valore. Ci siamo dentro tutti e siamo tutti consci di questa realtà che caratterizza il nostro Paese e il fatto che se ne continui a parlare - o addirittura a scherzarci sopra - è sempre un bene poiché grazie alla satira si riescono a toccare tasti altrimenti proibiti. Anche da questo punto di vista, forse, i David di Donatello 2014 avrebbero potuto pensare di riconoscere qualcosa a questo buon esempio di cinema nostrano (ma il tema mafioso vince sempre) invece di lasciare semplicemente tali le 12 nomination guadagnate dal film.
In ogni caso "Smetto quando voglio" è sicuramente tra le migliori pellicole italiane della stagione cinematografica scorsa: da vedere!
Film 1380 - Smetto quando voglio: Masterclass
Box Office: 3.633.658 €
Consigli: Fresco, divertente, pazzo, ben scritto e capace di soffermarsi su punti dolenti del nostro quotidiano con ironia tagliente e non banale. Storia che funziona, cast sorprendente, variegato e capace, ottima realizzazione. Certo non esportabile quanto "La grande bellezza", ma godibilissimo!
Parola chiave: Er Murena.

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Bengi

martedì 15 ottobre 2013

Film 599 - Spartacus

Pian piano recupero la filmografia di Kubrick. Questo, in particolare, era un titolo che mi aveva sempre incuriosito.


Film 599: "Spartacus" (1960) di Stanley Kubrick
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: "Spartacus", ovvero "Il gladiatore" degli anni '60, ma molto più approfondito del film con Russell Crowe e, sarà per via del tempo trascorso in mezzo, molto più affascinante.
Kirk Douglas è uno Spartaco dalla brutta faccia e dalle spalle larghissime, schiavo capace di vedere più in là della sua misera condizione, auspicando l'abolizione della schiavitù e rivendicando il suo diritto ad essere persona libera. In mezzo ci sarà un percorso di formazione che lo vedrà passare da spaccatore di pietre a futuro gladiatore, da quasi morto nell'arena a vivo per miracolo e rivendicatore, appunto, della libertà. Chiaramente il fatto che si sia innamorato di un'altra schiava è parte chiave della storia. Sullo sfondo una Roma come sempre agitata nella gestione del potere e la rappresentazione di un Senato che vede opporsi Gracco (Charles Laughton) a Crasso (Laurence Olivier) in un reciproco tentativo di avere la meglio sulle trame dell'altro - il primo ha Caio Giulio Cesare al suo angolo, il secondo il fallimentare Glabro -.
Molta carne al fuoco per questa pellicola e una morale cristiana di redenzione, pace interiore e grandi messaggi che porteranno il nostro eroe ha subire lo stesso destino di Gesù: sulla croce, però, il nostro assomiglierà solo ad Ezio Greggio, rovinando un po' per il pubblico moderno la grande scena finale.
Devo dire che 197minuti di film sono un pochino molti e, anche se vengono ripercorsi bene gli snodi della storia, sicuramente qualche taglio qua e là - oltre che qualche tentativo di velocizzare gli scambi di sguardi - poteva essere fatto. Inoltre mi pare un pochino troppo semplicistica, a livello di trama, la rappresentazione di centinaia di schiavi che si ribellano come un'unica entità alla prigionia della scuola per gladiatori di Lentulo Batiato (Peter Ustinov, Oscar come Miglior attore non protagonista per questo ruolo). Non perché non sia plausibile, ma perché, per com'è rappresentata, è troppo organizzata per essere spontanea.
A parte questi aspetti, comunque, "Spartacus" è certamente una pellicola da vedere, non fosse anche soltanto per la regia di Stanley Kubrick (anche se le sue polemiche riguardo la paternità non sono state poche), per il grande cast protagonista o per il fatto che racconta una storia vera (da prendere comunque con le pinze). Un vero e proprio kolossal dal grande budget (12 milioni di dollari) e grandi incassi (60 milioni) e una pioggia di premi tra cui 4 Oscar e un Golden Globes.
Consigli: Un vero e proprio cult. Una volta nella vita andrebbe visto, anche solo per fare un confronto con "Il gladiatore" e per aggiungerlo alla lista di kolossal stile peplum dall'intramontabile fascino di cui bisogno proprio avere un'opinione personale.
Parola chiave: "Io sono Spartaco".

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Bengi

venerdì 20 settembre 2013

Film 586 - Colpi di fulmine

Anche in questo caso sono finito a guardare il film solo perchè non avevo praticamente altra scelta (il catalogo di film in streaming di Sky non è esattamente di mio gradimento...).


Film 586: "Colpi di fulmine" (2012) di Neri Parenti
Visto: dal computer di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi (che ha dormito)
Pensieri: Sarò breve. Il film è diviso in due parti: la prima con De Sica, Arisa e la Ranieri, la seconda con Lillo & Greg. Per quanto io stesso ne sia sconvolto, ho apprezzato solamente la prima, con un'Arisa giusta per la parte e un De Sica anche simpatico (nonostante le solite smorfie, il solito personaggio). Lillo & Greg li avrei presi a schiaffi.
Passo e chiudo.
Consigli: Decisamente una pellicola evitabile, anche se devo ammettere che il primo tempo non mi è dispiaciuto. Chiaramente mi aspettavo una totale idiozia da cerebrolesi, quindi il fatto che sia solo una totale idiozia ha certamente aiutato a migliorare la mia impressione totale. Comunque, ripteto, meglio guardare altro, possibilmente con nessuno di questo cast presente.
Parola chiave: Chiesa cattolica.

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Bengi

mercoledì 28 agosto 2013

Film 576 - Il gladiatore

L'avevo visto al cinema più di 10 anni fa, senza che mi avesse esaltato particolarmente. Così ho deciso di dare a questo film un'altra possibilità.


Film 576: "Il gladiatore" (2000) di Ridley Scott
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Sinceramente non sono mai stato un grande fan di questo film, né di Russell Crowe, il che in effetti mi ha per anni inibito nei confronti di quello che da molti è considerato un piccolo capolavoro del cinema moderno.
Settimana scorsa, però, ho avuto un momento di puro desiderio di full-immersion-antica-Roma e questo mi sembrava il titolo giusto per qualche ora di svago in compagnia di me stesso e un po' di effetti speciali (a memoria) ben fatti. Joaquin Phoenix, poi, è sempre bravo in qualsiasi ruolo reciti, perchè non rispolverare, quindi, la sua prima parte veramente famosa? E leporino fu.
"Gladiator" è certamente una pellicola che nel 2000 ha saputo stregare in molti con le sue scenografia grandiose, il fascino dell'Impero Romano e l'epicità di dialoghi e battaglie; chi, poi, non avrebbe amato la storia di riscatto e vendetta di Massimo Decimo Meridio?
Io, personalmente, ho gradito il packaging, ma di fatto rimango fedele alla mia idea originale: "Il gladiatore" è un blockbuster come un altro, nulla di speciale anche se genericamente ben fatto. Mi sembra si inquadri perfettamente con quella serie di pellicole che negli anni '90-'00 ha regnato agli Academy Awards nella categoria Miglior film, dove più che ai meriti artistici, si badava ad una serie di altre voci correlate: qualità tecnica (oltre alla statuetta più ambita, tutti questi film si portano a casa una valanga di altri premi 'minori'), popolarità e incassi (necessariamente molto alti). Si inseriscono in questa lista una decina di titoli:
Miglior film 1991 - "Balla coi lupi" (7 Oscar e $424,208,848 di incasso);
Miglior film 1995 - "Forrest Gump" (6 Oscar e $677,387,716 di incasso);
Miglior film 1996 - "Braveheart - Cuore impavido" (5 Oscar e $210,409,945 di incasso);
Miglior film 1997 - "Il paziente inglese" (9 Oscar e $231,976,425 di incasso);
Miglior film 1998 - "Titanic" (11 Oscar e $2,185,372,302 di incasso);
Miglior film 1999 - "Shakespeare in Love" (7 Oscar e $289,317,794 di incasso);
Miglior film 2000 - "American Beauty" (5 Oscar e $356,296,601 di incasso);
Miglior film 2002 - "A Beautiful Mind" (4 Oscar e $313,542,341 di incasso);
Miglior film 2003 - "Chicago" (6 Oscar e $306,776,732 di incasso);
Miglior film 2004 - "Il signore degli anelli - Il ritorno del re" (11 Oscar e $1,119,929,521 di incasso).
Dopo quest'ultimo titolo, qualcosa effettivamente è cambiato e i 3 fattori spesso determinanti la sorte di una pellicola che si considerasse la migliore del suo anno sono cambiati. Tra l'altro, sarebbe da notare come molti dei vincitori di quegli anni non fossero esattamente tra i prodotti artisticamente più di valore, quanto certamente tra i più significativi a rappresentare la loro annata. In quest'ottica si inserisce anche "Il gladiatore" che con i suoi 5 premi Oscar e un botteghino mondiale di $457,640,427, nell'edizione 2001 sconfisse rivali quali "La tigre e il dragone", "Erin Brockovich - Forte come la verità", Chocolat" e "Traffic" (solo per citare i compagni di cinquina).
E' da questo punto di vista che io considero il film di Ridley Scott, ovvero prendendolo in considerazione solo nella cornice di un fenomeno che ha certamente rappresentato un periodo di storia del cinema moderno, ma che di fatto non mi sembra abbia posto le basi di alcunché. Sia perché di fatto le inesattezze storiche svalutano il lavoro complessivo - molto rumore, in particolare, fecero gli errori di latino - sia perché non mi pare proprio si possa parlare di capolavoro.
Le strane luci utilizzate spesso sbiancano i volti degli attori e comunque vi è un lavoro discontinuo, secondo me, di fotografia che non inquadra precisamente lo stile che ci si era prefissi di seguire. La trama è pompata eccessivamente di coraggio, onestà, integrità e tutto ciò che di qualificante ed edificante si possa regalare ad un solo personaggio, retto e giusto, religioso e devoto alla famiglia, neanche fossimo all'apice del periodo della censura. E, sinceramente, Commodo/Phoenix avrebbe dovuto essere maggiormente valorizzato ed analizzato, concentrandosi sul suo disturbo, la morbosa relazione incestuosa con la sorella e la sua perversa natura (nonché fragilità) messa a nudo in qualche scena madre da strappare al granitico eroe tutto muscoli e grande virtù.
Anche perché, di fatto, una volta entrato nella prima arena, Massimo non farà altro che passarci tutto il suo tempo, sballottato da un campo di battaglia e l'altro. Una volta introdotta la sua nuova condizione di famoso gladiatore che sa come giocare con la folla, la storia procede lineare verso quello che sarà necessariamente l'epilogo e sono veramente pochissimi i colpi di scena che vengono architettati per infittire la trama. Peccato. Insomma, mi sono certamente goduto questa pellicola a cui non manca il dono dell'intrattenimento e di una certa visione spettacolare (le bighe sono indubbiamente figlie di "Ben-Hur"), ma tutto sommato continuo a non pervenire quella magia e quell'incanto che ho visto spesso negli occhi di chi mi ha parlato di questo film. Tutto sommato, diciamo, non mi sembra nulla più di un ben fatto blockbuster.
Film 576 - Il gladiatore
Film 2363 - Gladiator
Film 2325 - Gladiator II
Consigli: Il titolo più popolare della cinematografia di Russell Crowe che, in quel momento, era all'apice della sua carriera oltre che uno degli attori più pagati di Hollywood. Vale certamente la pena di dare una chance a questo titolo, anche solo per farsi intrattenere dalla spettacolarità di alcune delle scene di lotta tra gladiatori. A mio avviso, però, non si va molto oltre lo spettacolo puro. Quindi è un buon titolo per una serata in compagnia.
Parola chiave: Roma.

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Bengi

venerdì 14 giugno 2013

Film 559 - La grande bellezza

La pellicola del momento, capace di far discutere e chiacchierare. Le opinioni che mi sono giunte andavano dall'adorazione al rifiuto totale, passando per una vaga incomprensione del risultato finale.
Nel mio piccolo, non potevo esimermi dal vedere questa nuova ennesima controversa opera del cinema italiano contemporaneo: troppe opinioni a riguardo per non farmene una mia. E poi mi avevano caldamente consigliato di vederlo...

Film 559: "La grande bellezza" (2013) di Paolo Sorrentino
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: Il complesso susseguirsi di eventi narrato in questa storia è tale soprattutto per una messa in scena forzatamente non narrativa. Un pezzo dopo l'altro, si fatica a mettere insieme i momenti-sipario che caratterizzano l'insieme - specialmente all'inizio del film, quando ancora tutto è nuovo agli occhi dello spettatore, anche il modo di raccontare la storia - e ci si ritrova spesso storditi in una miriade di input in entrata che faticano ad avere una risposta d'uscita.
L'uscita, questa volta però dalla sala, è accompagnata da un momento di vuoto d'opinione e smarrimento in cui sono più le domande ronzanti in testa che le risposte. Il mio personale primo quesito è stato: chi è veramente Jep Gambardella? Un genio del male o un miserabile, schiacciato dalle sue stesse scelte di vita? Insomma... ci è o ci fa?
E poi ancora: qual è il significato rivestito da certi personaggi di contorno (per esempio il vicino di casa che si affaccia sempre al balcone, muto e una volta appare in compagnia di una donna e un altro soggetto - di evidenti differenti estrazioni sociali - che finiscono per baciarsi mentre il vicino resta impalato a fissare il vuoto come suo solito)? Cosa sottintendono i fenicotteri alla fine del film? Ramona, che nella sua ultima apparizione sembra essere morta ma poi si risveglia, è veramente viva come sembra o in realtà è una specie di momento onirico in cui Jep percepisce la sua presenza (lei vede il mare nel soffitto, lui non lo vede più... O siamo solo noi spettatori a non vederlo più?)?
Consapevole del copioso momento-spoiler (anche se mi sono francamente limitato), allargo il campo alla più generica domanda: ma "La grande bellezza" che film è?
Non ho risposta a questa domanda, nel senso che non si può prescindere dall'opinione personale e quindi ho solo la mia visione di quest'ultima fatica di Sorrentino: ho apprezzato la pellicola, ma ammetto che la messa in scena è spiazzante. Certamente diverso da tutto il cinema italiano contemporaneo (che ho visto), questo è più un prodotto figlio di altri tempi (molti passaggi mi hanno ricordato Fellini e Pasolini) ai cui meccanismi non siamo (più) abituati. Solitamente facilitati da intrecci lineari o banali favolette, la sfacciata irregolarità di questo racconto diventa, per il pubblico a cui piace, valore aggiunto e motivo di plauso per un estro creativo che al giorno d'oggi è più miraggio che realtà. D'altro canto, chi non apprezza, troverà il tutto molto fastidioso e quasi sfrontato.
La ricerca di una prospettiva che non sia la classica inquadratura è oggettivamente un pregio e l'impressione che ho avuto, nel complesso, è di un film in 'costante movimento'. Le numerose carrellate col dolly danno l'impressione di essere sempre a rincorrere qualcosa che sfugge, che siano i personaggi, che sia il senso intimo del film. La movimentata Roma delle feste che annaspa nella solitudine e nella frustrante incapacità di realizzarsi - troppo pigra o sfortunata - si ritrova poi a tenersi compagnia nelle serate tra amici, dove la falsa e ipocrita immagine di sé stessi viene denudata e derisa, ma mette bene in luce quanto di questi tempi la coerenza e la trasparenza siano più bei concetti che veri e propri doveri morali. E allora cosa resta? Cosa salva tutto (e tutti)? Per Jep è la ricerca, appunto, della grande bellezza. Proprio lui che ha speso la propria vita a diventare uomo mondano capace non solo di vivere 'la festa', ma anche di decretarne la distruzione e poco si direbbe intenzionato a ricercare una bellezza che vada oltre il fugace momento di una serata.
Il personaggio interpretato da Toni Servillo è magnetico protagonista e filtro di una serie di improbabili situazioni, dal rito del botox "da salotto" al tour notturno della Capitale grazie al misterioso uomo che custodisce tutte le chiavi che contano, dalla suora centenaria a cui è affidata una delle battute che rimane più impresse ("Sai perchè mangio solo radici? Perché le radici sono importanti"), all'Isabella Ferrari più vuota di sempre ("Che lavoro fai?", "Io sono ricca"), ma anche momenti di quotidiana umanità in cui il ricordo del primo grande amore inebria nostalgico la mente di Jep.
E' tutto un mosaico che se ami funziona e ammalia e fornisce un amaro spaccato della società contemporanea che non risparmia nessuno: il non accettare la propria età (la maggior parte delle persone presenti ai party ha certamente superato gli 'anta'), il vendere un'immagine falsa di sé stessi (la performer all'inizio del film), il tedio di una vita fatta di superficie, lo squallore che diventa il quotidiano (Ramona/Sabrina Ferilli che fa la spogliarellista nel locale del padre), l'egoismo sconfinato (i genitori che sfruttano la 'bambina artista' che sfoga tutta la sua rabbia e la frustrazione della sua condizione contro una tela), passando per una non certo leggera critica al mondo ecclesiastico (qui più interessato agli aspetti molto terreni piuttosto che alla fede e all'aiuto spirituale). Un insieme talvolta impietoso che mette tristezza, accompagnato però da una cornice bellissima che è Roma in un affascinante mood decadente (l'anziana aristocrazia che gioca a carte negli enormi palazzi vuoti fa sorridere, ma poi realizzi...).
Insomma, preso con il necessario spirito di penitenza "La grande bellezza" è un film che lascia innumerevoli spunti su cui riflettere ed è spesso capace di sprigionare un magnetismo anche dovuto a suoi certi passaggi indecifrabili. Carlo Verdone è un grande perdente e Sabrina Ferilli ha la giusta dose di coattagine locale che rappresenta con cognizione di causa. Servillo indossa la maschera del suo Jep come una seconda pelle e, fatta eccezione per il faticoso accento che solo ogni tanto sfoggia fastidiosamente, suscita una certa benevolenza, quasi affetto. Un po' come quello che ha per lui la sua domestica.
Poetico l'intro della pellicola, con coro femminile a tracciare quello che sarà il tema musicale della pellicola e che accompagna il primo momento significativo del film: il turista giapponese osserva il panorama e viene colto da un malore. Come Napoli, vedi Roma e poi muori.

Consigli: Dopo "This Must Be the Place" un'altra opera di grande richiamo per Sorrentino che, piaccia o no, è uno dei pochi italiani capaci di dare un'impronta alle sue storie. Questo "La grande bellezza" è certamente controverso e non facile e richiede costante attenzione per 142 minuti filati quasi mai semplici o distensivi. Interessante il ruolo della Ferilli che spezza un po' lo snobbismo generale; fantastica la scena in cui Jep smonta, uno dopo l'altro, i pilastri di moralità e senso civico dell'amica Stefania, autocelebrato baluardo di impegno sociale e famiglia. Dadina, la caporedattrice nana, è un personaggio bello e autoironico, mentre non mancano i cameo di volti più o meno noti: da Serena Grandi tiratrice di coca ad Antonello Venditti vicino di tavolo, passando per Giorgio Pasotti e perfino una biondissima Fanny Ardant.
Certamente da vedere, è il film italiano del 2013.
Ps. 5.267.312€ di incasso in Italia.
Parola chiave: L'apparato umano.

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Bengi

mercoledì 5 settembre 2012

Film 446 - L'altra faccia del diavolo

Eppure, nel genere horror qualsiasi, sembrava potesse essere almeno un film decente. E invece proprio no.


Film 445: "L'altra faccia del diavolo" (2012) di William Brent Bell
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Ad un certo punto della storia si entra in un ospedale, nel film presentato come 'Ospedale Psichiatrico Centrino, Roma, Italia'. La protagonista varca la soglia, l'inquadratura si allarga e, nell'angolo in alto a destra, l'insegna dell'Ospedale dice: 'Ospedale Santo Spirito'. Cominciamo bene.
Forse dovrei stupirmi del mio essere stupito a riguardo, comunque "The Devil Inside" è un film fatto male, con una trama insensata e nell'insieme un concentrato di luoghi comuni e stupidaggini malamente assemblati insieme.
La prima idiozia la si capisce subito. La storia, ambientata (teoricamente) a Roma, ha come protagonista la posseduta Sig.ra Maria Rossi. Ora, neanche cercando su Google il nome italiano più banale e abusato in abbinamento al cognome più diffuso in penisola. E già agli autoctoni scatta qualcosa.
Poi per tutto il film - che ripeto, dovrebbe essere ambientato a Roma - si ha la sensazione di stare in una cittadina dell'est europeo. Mai il sole, case piccole, spoglie e buie, un'architettura generale non molto conforme, donne che si aggirano fasciate da fazzoletti sulla testa, ospedali fatiscenti dalle attrezzature molto all'avanguardia per gli anni '90... Documentandosi si scopre che il film è stato girato, oltre che nella nostra capitale, anche a Bucarest, in Romania.
Ora, dopo questa premessa, si capisce già che la superficialità con cui è stato realizzato questo prodotto è a dir poco disarmante. In aggiunta a ciò, bisogna dire che la completa negazione dei vari protagonisti per la recitazione rende il risultato finale, oltre che poco accurato, anche brutto.
Non bastano le evoluzioni circensi o le parolacce delle possedute a rendere questo film passabile, perchè nell'insieme è un concentrato di banalità già trita e insensatezze della trama. Cito un unico esempio. La protagonista che vuole girare un documentario (la cui madre è la famosa Sig.ra Rossi, pluriomicida per conto del diavolo), entra come se niente fosse in Vaticano girando indisturbata con il suo cameraman per girare il suo documentario. Certo, plausibile.
Insomma un bruttissimo lavoro, mal costruito e con un finale frettoloso ed insensato, il cui unico scopo, invece di essere quello di raccontare una storia, è quello di incassare soldi. E, purtroppo, nonostante tutto "L'altra faccia del diavolo" è riuscito ad guadagnare 100 milioni di dollari netti. Mah.
Consigli: Meglio guardarsi "The Exorcism of Emily Rose" o la fotocopia (ma meglio recitata) "Il rito" con Anthony Hopkins, sicuramente più riusciti nell'intento di inquietare o, perlomeno, approfondire l'argomento esorcismo in relazione con la Chiesa. Qui, a parte banali contorsioni e linguaggi scurrili, non c'è alcun intento documentaristico o di approfondimento, ma solo l'intenzione di proporre al pubblico (stupido?) un 'giocattolo' volgare che dovrebbe divertire e/o spaventare. Pessimo.
Parola chiave: Possessione.

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BB

venerdì 1 giugno 2012

Film 413 - To Rome with Love

Dopo "Midnight in Paris" torna Allen in trasferta. Questa volta in Italia.


Film 413: "To Rome with Love" (2012) di Woody Allen
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Vorrei cominciare dicendo che, visti i primi 10 minuti di film, mi sembrava di guardare un episodio de "I Cesaroni" diretto dai Vanzina. E io non ho mai visto un episodio de "I Cesaroni". Non si metteva bene.
"To Rome with Love", mi spiace dirlo, è un generico nonsense. Quattro storie che non si incrociano mai raccontano le vicende di amore, fama e genericamente vita di personaggi bidimensionali tanto macchiette quanto privi di ogni realisticità. O Roma ad Allen ispira follia e semplicità (di quella grezza), oppure c'è una mancanza di approfondimento. La critica di Verdone ("La sua Roma non mi fa ridere, anzi, mi fa piangere. E' un brutto film girato da qualcuno che non ha capito niente della città. Una pellicola da cartolina da tabaccai") è parzialmente azzeccata. Fermo restando che Allen non si tocca, pare vero che il regista non abbia colto appieno lo spirito della città, se non addirittura di un popolo.
Privo del romanticismo e della magia del precedente "Midnight in Paris", qui ci si trova di fronte a personaggi burini, una trama banale e noiosa, una mancanza di idee. L'uomo che diventa famoso per essere famoso (la critica è evidente, ma non è mascherata e risulta quindi fastidiosa e buttata lì tanto per), il cantante lirico capace di esibirsi solo quando è sotto la doccia (questa è la trovata che ho ritenuto più idiota e inutile), la prostituta scambiata per moglie a causa di un equivoco (però, che novità)... Insomma, non ci siamo. Non si ride, manca la verve e gli attori italiani sono imbarazzanti (Ornella Muti, Riccardo Scamarcio, Alessandra Mastronardi e sì, anche Benigni). Peccato per l'occasione sprecata, perchè il resto del cast era veramente da sogno (Penélope Cruz, Alec Baldwin, Judy Davis, Jesse Eisenberg, Ellen Page - non ce n'è uno che non abbia avuto almeno una nomination all'Oscar). E, soprattutto, perchè come al solito veniamo dipinti come sempliciotti creduloni e superficiali.
Consigli: Meglio ripassare la filmografia di Allen escludento questa poco felice parentesi.
Parola chiave: Roma.

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