Ultimo film visto al Biografilm Festival 2017. Una bellissima esperienza, indimenticabile - come del resto lo è stato quest'ultimo anno - per la quale ringrazio il mitico Cinema Galliera.
Film 1387: "How to Talk to Girls at Parties" (2017) di John Cameron Mitchell
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Alessandra, Irene
Pensieri: La partenza è col botto, aggressiva, veloce, dinamica e a tempo di rock. Una vera magia! Poi passano pochi minuti e qualcosa si interrompe, si cambia registro e siamo subito fuori da quell'entusiasmo punk-giovanile che ci aveva tanto entusiasmato all'inizio: ma cosa succede?
E' qui che si materializza il problema di "How to Talk to Girls at Parties", ovvero la possibilità di fare un paragone concreto tra ciò che sarebbe potuto essere (ovvero qualcosa alla "Trainspotting") e ciò che si rivelerà in realtà (ovvero proprio niente di che). Le potenzialità del progetto sono sprecate, l'iniziale anarchia degenerativa viene subito fatta fuori dai classici canoni da produzione cinematografica più o meno mainstream - per quanto qui si provi con forza a volerlo evitare - e il risultato finale è un caotico miscuglio di tante cose insieme, pure troppe. Gli alieni, la scena punk-rock, gli anni '80, la differenza di classe, l'incontro con l'altro intergalattico, la scoperta di sé, ecc ecc sono davvero troppi elementi che alla fine non riescono a risultare coesi e la sensazione è che si sia voluta mettere troppa carne al fuoco, senza saperla gestire o, che è peggio, senza avere una precisa idea di quale sarebbe dovuto essere il risultato finale. Che, di conseguenza, è un gran casino.
Concludo dicendo che Nicole Kidman qui sembra una vecchia gattara pazza un po' troppo ripiena di botox e parrucche alla "RuPaul's Drag Race", mentre il candore-misto-sessuale alla "Lolita" di Elle Fanning mi lascia sempre un po' turbato - la ragazza ha compiuto 19 anni il 9 aprile 2017, le riprese del film sono cominciate nel novembre 2015... -; la vera sorpresa qui è Alex Sharp, carismatico e trascinante protagonista maschile che davvero ricorda un Renton adolescente (e certamente più innamorato). A parte lui, una colonna sonora particolare e i costumi degli alieni sufficientemente bizzarri, "How to Talk to Girls at Parties" non funziona.
Ps. In concorso a Cannes 2017.
Cast: Elle Fanning, Alex Sharp, Nicole Kidman, Ruth Wilson, Matt Lucas, Alice Sanders, Jenny
Joanna Scanlan, Elarica Gallacher, Jessica Plummer.
Box Office: /
Consigli: In tutta franchezza... ho visto e c'è di meglio. Poi, se si è curiosi di recuperarlo o si è fan del racconto breve di Neil Gaiman da cui è tratto è un conto, altrimenti si può tranquillamente tralasciare la visione.
Parola chiave: Figli.
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#HollywoodCiak
Bengi
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venerdì 14 luglio 2017
Film 1388 - How to Talk to Girls at Parties
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mercoledì 12 luglio 2017
Film 1386 - Manifesto
Terzo appuntamento con il Biografilm Festival, questa volta in un bollente pomeriggio di inizio estate. Probabilmente l'attesa relativamente a questa pellicola era alta, dato che ho fatto fatica ad accedere alla sala, gremita di spettatori. Dalla mia posizione un po' parziale - una prima fila leggermente a sinistra -, ho dovuto lottare con l'assenza di parte dei sottotitoli, coperti per metà dal palco. Poco male, avrei visto questo film a qualunque costo e in qualunque condizione.
Film 1386: "Manifesto" (2015) di Julian Rosefeldt
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Un film complesso e non facile da digerire. Sicuramente un esperimento interessante, sarcastico e provocatorio, vincente nell'idea e nella realizzazione che, pur usufruendo di un'unica protagonista, è capace di spaziare tra contesti e ambienti differenti, sia sociali che culturali. In questo e nella camaleontica performance della Blanchett sta il successo della pellicola che, altrimenti, sarebbe potuta risultare noiosa, monotona e ostica da seguire.
Grazie agli escamotage di trucco e costumi (e scenografia), man mano che procede il racconto lo spettatore è sempre più curioso di scoprire il nuovo, successivo personaggio e quale sarà l'interpretazione che l'attrice saprà darne. Tra quelle che ho preferito, la vedova al funerale, la giornalista e la casalinga alto-borghese (in quest'ultima scena la Blanchett appare a tavola con la sua vera famiglia).
Riguardo alla protagonista, è inutile girarci intorno: è mostruosamente brava, una meraviglia da guardare e ascoltare. In pochi attori sarebbero stati in grado di sostenere una prova del genere e uscirne vincenti. Ma Cate può tutto, ormai lo sappiamo.
La pellicola in generale fluisce abbastanza bene. Ci sono parti più ostiche, ma nel complesso non si segue con troppa fatica. Certo, bisogna essere ben preparati e disposti nei confronti di un prodotto cinematografico che non ha veri e propri dialoghi, ma declamazioni di diversi manifesti della storia (da quello comunista a quello futurista, da quello situazionista al Dogma 95...). Se si è pronti a tutto, allora si rimarrà sorpresi da un titolo che sembra più un esercizio che un prodotto culturale. Funziona.
Cast: Cate Blanchett.
Box Office: /
Consigli: Quando dico che si tratta più di un esperimento che di un vero e proprio film, il motivo è che "Manifesto" è stato concepito come un'istallazione artistica, mostrata in anteprima all'Australian Centre for the Moving Image (ACMI) di Melbourne. Dunque non il classico esempio di prodotto per il cinema e sicuramente non una scelta per ogni occasione. Richiede tempo, una buona dose di concentrazione oltre che di vero interesse, altrimenti si rischia solo di rimanere delusi della scelta fatta. In ogni caso, gli interessati godranno di una grandissima prova d'attrice.
Parola chiave: Arte.
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Bengi
Film 1386: "Manifesto" (2015) di Julian Rosefeldt
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Un film complesso e non facile da digerire. Sicuramente un esperimento interessante, sarcastico e provocatorio, vincente nell'idea e nella realizzazione che, pur usufruendo di un'unica protagonista, è capace di spaziare tra contesti e ambienti differenti, sia sociali che culturali. In questo e nella camaleontica performance della Blanchett sta il successo della pellicola che, altrimenti, sarebbe potuta risultare noiosa, monotona e ostica da seguire.
Grazie agli escamotage di trucco e costumi (e scenografia), man mano che procede il racconto lo spettatore è sempre più curioso di scoprire il nuovo, successivo personaggio e quale sarà l'interpretazione che l'attrice saprà darne. Tra quelle che ho preferito, la vedova al funerale, la giornalista e la casalinga alto-borghese (in quest'ultima scena la Blanchett appare a tavola con la sua vera famiglia).
Riguardo alla protagonista, è inutile girarci intorno: è mostruosamente brava, una meraviglia da guardare e ascoltare. In pochi attori sarebbero stati in grado di sostenere una prova del genere e uscirne vincenti. Ma Cate può tutto, ormai lo sappiamo.
La pellicola in generale fluisce abbastanza bene. Ci sono parti più ostiche, ma nel complesso non si segue con troppa fatica. Certo, bisogna essere ben preparati e disposti nei confronti di un prodotto cinematografico che non ha veri e propri dialoghi, ma declamazioni di diversi manifesti della storia (da quello comunista a quello futurista, da quello situazionista al Dogma 95...). Se si è pronti a tutto, allora si rimarrà sorpresi da un titolo che sembra più un esercizio che un prodotto culturale. Funziona.
Cast: Cate Blanchett.
Box Office: /
Consigli: Quando dico che si tratta più di un esperimento che di un vero e proprio film, il motivo è che "Manifesto" è stato concepito come un'istallazione artistica, mostrata in anteprima all'Australian Centre for the Moving Image (ACMI) di Melbourne. Dunque non il classico esempio di prodotto per il cinema e sicuramente non una scelta per ogni occasione. Richiede tempo, una buona dose di concentrazione oltre che di vero interesse, altrimenti si rischia solo di rimanere delusi della scelta fatta. In ogni caso, gli interessati godranno di una grandissima prova d'attrice.
Parola chiave: Arte.
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