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venerdì 5 giugno 2020

Film 1714 - Matangi/Maya/M.I.A.

Intro: Non appena ho scoperto dell'esistenza di questo biopic, ho subito deciso che avrei dovuto vederlo; ho aspettato a farlo con Edo, anche lui un fan accanito dell'artista al centro di questa storia.
Film 1714: "Matangi/Maya/M.I.A." (2018) di Steve Loveridge
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese, tamil
Compagnia: Edo
In sintesi: diciamoci la verità, chiunque abbia ideato il titolo di questo documentario sulla cantante inglese di origini singalesi M.I.A. (al secolo Mathangi "Maya" Arulpragasam) non ha fatto un grande favore al marketing e alla promozione di questo film. Poi, chiaro, una volta identificati i tre nomi per i quali è possibile riconoscere la rapper - facendoli conseguentemente corrispondere a conseguenti fasi della sua vita - diventa tutto un attimo più chiaro. Rimane il fatto che chi non fosse familiare con la storia della protagonista rimanga inevitabilmente tagliato fuori o quantomeno perplesso. Non dico che sia necessariamente una regola portare tutto alle semplificazione in nome di una maggiore spendibilità comunicativa, però mi sembra un peccato che sia così complesso anche solo identificare il film sui motori di ricerca (perfino su iMDB si fatica a trovarlo).
Ciò detto, "Matangi/Maya/M.I.A." è un'interessante immersione nel mondo della cantante che mi pare renda giustizia non solo all'artista, ma anche alla persona e alle sue idee. Da fan, posso dire di aver trovato abbastanza coinvolgente il risultato finale, sufficientemente specifico per quanto riguarda la genesi dell'artista, della sua visione del mondo e, naturalmente, delle sue canzoni. Per chi non conoscesse M.I.A. - o la conoscesse anche solo per quella scemenza di "incidente" al Super Bowl XLVI con Madonna e Nicki Minaj - può essere una buona occasione per recuperare un po' di contesto relativamente ad un'artista interessante e impegnata (passatemi il termine) e molto meno scontata di tante altre figure osannate di questi tempi.
Ps. Piccola curiosità, il film è stato passato anche al Biografilm Festival di Bologna nel 2018.
Cast: M.I.A.
Box Office: /
Vale o non vale: Interessante e sufficientemente approfondito, anche se non perfetto (a partire dal titolo), "Matangi/Maya/M.I.A." vive della grande forza del suo "oggetto di studio", la rapper inglese M.I.A., un'artisti contemporanea sicuramente da seguire. Nel documentario non solo approfondimenti sulla vita personale, le origini, i successi (anche una nomination all'Oscar per il film "Slumdog Millionaire"), ma anche la genesi di alcune delle sue canzoni più famose ("Born Free", "Paper Planes", "Bad Girls" and "Borders"). I fan apprezzeranno e non poco. Per tutti gli altri, uno spunto di approfondimento in più, che non fa mai male.
Premi: /
Parola chiave: Refugee.

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mercoledì 12 luglio 2017

Film 1386 - Manifesto

Terzo appuntamento con il Biografilm Festival, questa volta in un bollente pomeriggio di inizio estate. Probabilmente l'attesa relativamente a questa pellicola era alta, dato che ho fatto fatica ad accedere alla sala, gremita di spettatori. Dalla mia posizione un po' parziale - una prima fila leggermente a sinistra -, ho dovuto lottare con l'assenza di parte dei sottotitoli, coperti per metà dal palco. Poco male, avrei visto questo film a qualunque costo e in qualunque condizione.

Film 1386: "Manifesto" (2015) di Julian Rosefeldt
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Un film complesso e non facile da digerire. Sicuramente un esperimento interessante, sarcastico e provocatorio, vincente nell'idea e nella realizzazione che, pur usufruendo di un'unica protagonista, è capace di spaziare tra contesti e ambienti differenti, sia sociali che culturali. In questo e nella camaleontica performance della Blanchett sta il successo della pellicola che, altrimenti, sarebbe potuta risultare noiosa, monotona e ostica da seguire.
Grazie agli escamotage di trucco e costumi (e scenografia), man mano che procede il racconto lo spettatore è sempre più curioso di scoprire il nuovo, successivo personaggio e quale sarà l'interpretazione che l'attrice saprà darne. Tra quelle che ho preferito, la vedova al funerale, la giornalista e la casalinga alto-borghese (in quest'ultima scena la Blanchett appare a tavola con la sua vera famiglia).
Riguardo alla protagonista, è inutile girarci intorno: è mostruosamente brava, una meraviglia da guardare e ascoltare. In pochi attori sarebbero stati in grado di sostenere una prova del genere e uscirne vincenti. Ma Cate può tutto, ormai lo sappiamo.
La pellicola in generale fluisce abbastanza bene. Ci sono parti più ostiche, ma nel complesso non si segue con troppa fatica. Certo, bisogna essere ben preparati e disposti nei confronti di un prodotto cinematografico che non ha veri e propri dialoghi, ma declamazioni di diversi manifesti della storia (da quello comunista a quello futurista, da quello situazionista al Dogma 95...). Se si è pronti a tutto, allora si rimarrà sorpresi da un titolo che sembra più un esercizio che un prodotto culturale. Funziona.
Cast: Cate Blanchett.
Box Office: /
Consigli: Quando dico che si tratta più di un esperimento che di un vero e proprio film, il motivo è che "Manifesto" è stato concepito come un'istallazione artistica, mostrata in anteprima all'Australian Centre for the Moving Image (ACMI) di Melbourne. Dunque non il classico esempio di prodotto per il cinema e sicuramente non una scelta per ogni occasione. Richiede tempo, una buona dose di concentrazione oltre che di vero interesse, altrimenti si rischia solo di rimanere delusi della scelta fatta. In ogni caso, gli interessati godranno di una grandissima prova d'attrice.
Parola chiave: Arte.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 11 luglio 2017

Film 1385 - The Lost City of Z

Secondo appuntamento con il Biografilm Festival 2017, prima volta al cinema alle 9.30 di mattina. That's devotion!

Film 1385: "The Lost City of Z" (2016) di James Gray
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Alessandra
Pensieri: Ero molto motivato a recuperare questa pellicola, incuriosito dal cast abbastanza eterogeneo e dai vari red carpet che sembravano suggerire un'atmosfera abbastanza glam, per quanto sinossi e poster suggerissero altro. E in effetti di altro si tratta.
L'aura glam di questo "The Lost City of Z" sta tutta nei suoi bei protagonisti e nella produzione della Plan B Entertainment di Brad Pitt, per il resto siamo abbastanza fuori dai canoni patinati, per quanto la bella fotografia e la colonna sonora particolarmente coinvolgente rendano il risultato finale piacevole.
Ma la vera sorpresa di questo film è Sienna Miller, capace di rubare la scena ogni volta che venga inquadrata. Matura, in parte, brava, un'ottima prova per un'attrice che fino ad ora avevo sempre considerato più di facciata che di contenuto. Da questo punto di vista anche Pattinson è stato una piacevole (ri)scoperta dopo un periodo di assenza dalle produzioni importanti abbastanza significativo. Che fine avesse fatto non lo so, di sicuro qui lascia il segno. Il protagonista Hunnam, che pure è bravo, rimane però bloccato nelle ossessioni del proprio (vero) personaggio e alla lunga tende a ripetersi. Ho apprezzato di più il percorso fatto dagli altri due attori.
In generale, comunque, il film è molto intrigante, anche se forse in alcune parti troppo lungo. Di sicuro è particolarmente dettagliato e verosimile e l'ambientazione selvaggia della giungla ricorda spesso quella scoperta dell'America che tutti conosciamo. I fatti raccontati sono meno noti, ma certo non meno appassionanti (o crudi). Sarà un viaggio alla scoperta dell'"ignoto" anche per lo spettatore, con il corpo seduto in sala, ma la mente immersa in pensieri e sensazioni da vero esploratore.
Cast: Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland, Angus Macfadyen, Ian McDiarmid, Franco Nero.
Box Office: $17.1 milioni
Consigli: Ossessionato dal bisogno di esplorare, scoprire e in generale di una vita avventurosa, il colonnello Percival Fawcett guiderà numerose spedizioni in Sud America alla ricerca di Z, la città perduta cui il titolo fa riferimento. Questo, a grandi linee, il tema portante di un biopic molto ben realizzato, anche se particolarmente lungo (quasi 2 ore e mezza). Tecnicamente impeccabile, ben recitato, in generale credibile, mi ha spesso ricordato l'ultimo Scorsese di "Silence", per quanto qui il ritmo tenga e l'avventura non manchi. Certo non un film facile, richiede interesse e tempo da dedicargli, eppure non ci si pente della scelta.
Parola chiave: Amazzonia.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 10 luglio 2017

Film 1384 - Tom of Finland

Con l'ingresso esercenti per il Biografilm Festival di quest'anno, ho avuto la fortuna di avere accesso a molte anteprime e pellicole che ero curioso di vedere o recuperare. I prossimi post si rifatto tutti alle visione di questi titoli... da festival!

Film 1384: "Tom of Finland" (2017) di Dome Karukoski
Visto: al cinema
Lingua: finlandese, inglese
Compagnia: Alessandra, Edo, Alessia, Ale, Matteo
Pensieri: La storia è interessante e tratta la vita di una persona della quale, disegni a parte, non conoscevo nulla. Mai mi sarei (ingenuamente) immaginato una tale difficoltà nell'emergere artistico di Tom (vero nome Touko Valio Laaksonen), soprattutto considerando la provenienza nordica (nella mia testa Europa del nord = progresso). Un percorso sofferto affiancato dagli eventi drammatici della guerra e degli ancora inesistenti diritti LGBT, una combinazione di elementi che andrà a influenzare tempistiche e modi di emersione del fenomeno. Il quale, va detto, nel giusto contesto (USA), non tarderà a riscontrare un successo fulmineo e particolarmente gratificante per il nostro protagonista.
Mi fa sentire bene pensare che al giorno d'oggi si possa così serenamente parlare di una storia del genere e che, ancora di più, la mia città ne ospiti l'anteprima nazionale. La comunità omosessuale ha le sue diverse testimonianze sparse per tutto il mondo ed è sempre interessante - spesso istruttivo - scoprire come certi avvenimenti o fenomeni siano venuti a verificarsi. In questo caso specifico, di Tom of Finland conoscevo solamente i disegni omoerotici, inconfondibili per stile e soggetti. E' stato bello approfondire la storia, anche se forse il film temporeggia un po' troppo su percorsi narrativi secondari. In ogni caso un risultato finale che funziona, con un forte e credibile protagonista e una storia tanto d'impatto da risultare di per sé intrigante. Bella la fotografia e la colonna sonora, recitazione in generale convincente. Ho trovato sorprendente la facilità con cui gli attori passino dal finlandese all'inglese con accento e lessico piuttosto credibili. Fosse stata una produzione italiana il risultato non sarebbe stato altrettanto riuscito.
Cast: Pekka Strang, Lauri Tilkanen, Jessica Grabowsky, Taisto Oksanen, Seumas Sargent, Jakob Oftebro, Niklas Hogner.
Box Office: €3.8 milioni
Consigli: La Finlandia porta al cinema uno dei suoi personaggi LGBT più famosi (il più famoso?) e ne tira fuori un biopic che, nonostante una certa dose di glam, ritrae piuttosto seriamente il contesto e la strada che ha portato Tom a diventare un famoso e apprezzato disegnatore.
Un titolo non per tutti, eppure una storia che andrebbe ascoltata, al di là del giudizio artistico che si possa avere, anche solo per ricordarci che dove siamo arrivati ora è una conquista cui non devono mancare di seguirne molte altre ancora.
Parola chiave: Disegni.

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