Lo streaming a volte regala titoli di cui non ricordavi più l'esistenza. E, in quelle occasioni, non ti resta che sfruttare l'occasione al volo!
Film 1139: "Tutti gli uomini del presidente" (1976) di Alan J. Pakula
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano, inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Realizzazione e tempistiche sono puro anni '70 al pari di acconciature e taglio degli abiti, il che rende questo "All the President's Men" non solo un pezzo di storia del cinema americano o una sorta di papà di "House of Cards" e compagnia bella, ma anche un film non esattamente per lo spettatore contemporaneo. Molto lungo, con momenti a volte un po' vuoti, recupera però dalla seconda metà in poi, quando finalmente la storia comincia a svelare i suoi assi nella manica e i vari misteri iniziano a svelarsi.
Non posso dire di essere rimasto particolarmente affascinato da questa pellicola però, anche se ne riconosco assolutamente i meriti (in confronto "Frost/Nixon - Il duello" è una favola); semplicemente mi ero figurato un altro tipo di prodotto, di racconto, e all'inizio sono rimasto un po' confuso da ciò che mi sono trovato davanti. Giornalismo d'inchiesta? Un titolo di denuncia? Una ricostruzione storica? Insomma, non riuscivo a capire dove si volesse andare a parare e, forse in parte per questo, ho faticato a trovare interesse inizialmente (anche per via dei tempi molto dilatati, ci tengo a sottolinearlo).
In definitiva, comunque, non mi pento di averlo visto: erano anni che desideravo recuperarlo perché incuriosito da cosa potesse mai parlare e finalmente mi sono tolto lo sfizio. Lo rivedrei? Direi di no, ma sicuramente "Tutti gli uomini del presidente" ha arricchito i miei punti di vista relativamente a un passaggio della storia americana tanto controverso.
Ps. Vincitore di 4 premi Oscar: Miglior sceneggiatura, attore non protagonista (Jason Robards), sonoro e scenografie.
Cast: Robert Redford, Dustin Hoffman, Jack Warden, Martin Balsam, Hal Holbrook, Jason Robards, Jane Alexander, Meredith Baxter, Ned Beatty, Stephen Collins, F. Murray Abraham.
Box Office: $70.6 milioni
Consigli: Cast davvero assortito per questo thriller politico che, di fatto, descrive semplicemente uno snodo della storia politica americana che sembra, sì, una fiction, ma è vera quanto clamorosa. Tratto dal libro di Carl Bernstein e Bob Woodward - i due giornalisti qui interpretati da Hoffman e Redford -, questa pellicola non si risparmia e, partendo dal famoso Watergate Hotel in cui furono registrate le intercettazioni che diedero vita allo scandalo che portò alle dimissioni di Nixon, arriverà a svelare trame e sottotrame di uomini di potere che, credendo di poter agire indisturbati, sembrano non essersi preoccupati per un bel po' di tempo delle conseguenze. Un titolo capace, quindi, non solo di intrattenere - anche se l'occhio moderno potrebbe richiedere una sforbiciata -, ma anche di lasciare qualcosa su cui riflettere. Non è un film per tutti o per tutte le occasioni, anche se forse una chance gliela si può dare: il peggio che può succedere è saperne un po' di più di storia.
Parola chiave: Watergate.
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#HollywoodCiak
Bengi
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sabato 21 maggio 2016
Film 1139 - Tutti gli uomini del presidente
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Watergate
venerdì 27 aprile 2012
Film 397 - Frost/Nixon - Il duello
Un film che mi era molto piaciuto e avevo voglia di rivedere.
Film 397: "Frost/Nixon - Il duello" (2008) di Ron Howard
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non sono particolarmente fan di Ron Howard, ma credo che questa pellicola sia un suo buon prodotto capace di raccontare in maniera attenta e puntuale la vicenda che sta dietro l'intervista avvenuta veramente all'ex presidente americano Nixon (Frank Langella) da parte del presentatore britannico David Frost (Michael Sheen). Intervista che, sulla carta, pareva sicuramente un campo minato e, in effetti, si rivelerà quasi controproducente all'inizio. Quasi.
In un crescendo di patos, grazie all'efficace incalzare di Frost - che, all'inizio, rimane soggiogato dalla figura presidenziale - si riuscirà finalmente ad ottenere da Nixon quell'ammissione di intenti che fino ad allora era riuscito a fuggire.
Meticolosa la ricostruzione dei fatti, ma non mi aspettavo niente di diverso essendo la sceneggiatura del Sig. Peter Morgan, già sceneggiatore della pellicola "La regina" (alias "The Queen"), qui alla sua seconda nomination all'Oscar. Vengono descritti particolarmente bene, a mio avviso, tutte quelle manie e fobie che caratterizzano l'ex presidente, da quelle fisiche come il sudore che gioca brutti scherzi davanti alle telecamere, a quegli ambigui comportamenti che all'inizio sembrano mettere in ginocchio anche Frost. E' appassionante, poi, vedere come ha ben costruito il suo personaggio Langella (qui alla sua prima nomination per l'Academy Award), davvero un ottimo lavoro.
Mi è meno comprensibile l'episodio della chiamata nottura che Nixon fa a Frost, ma, prendendo per buono che sia avvenuta anche nella realtà, immagino che possa essere una specie di apertura da parte del presidente nei confronti del suo interlocutore, quasi un flusso inconsapevole della sua coscienza (Nixon il giorno dopo dice di non ricordare nulla, nemmeno di aver chiamato il presentatore, ma che fosse un po' brillo si capisce già durante il dialogo tra i due) che sfonda quel muro eretto ai tempi del Watergate e che solo con l'ultimo episodio dell'intervista si riuscirà finalmente ad abbattere. Parafrasando: se lo fa il presidente, allora non è illegale perchè lui è al di sopra del giusto o dello sbagliato.
Shoccante, chiaramente, sarà quest'ammissione e spazzerà via in un solo colpo tutto il lavoro fino a quel momento fatto dall'ex presidente per tentare una riabilitazione del suo nome.
Ho davvero apprezzato questo 'duello', per riprendere il titolo, tra due personaggi che, paradossalmente, non hanno alcunché in comune. Interessante, anche, il lavoro di preparazione all'intervista con i tre aiutanti di Frost James Reston, Jr. (Sam Rockwell), Bob Zelnick (Oliver Platt) e John Birt (Matthew Macfadyen).
Tra gli altri attori che compaiono ci sono Rebecca Hall ("Vicky Cristina Barcelona", "The Town") e Kevin Bacon ("X-Men: L' inizio", "Footloose").
Ps. In totale 5 nomination all'Oscar (tra cui film e regia), ma solo $27,426,335 di incasso mondiale (25milioni solo per produrlo).
Consigli: Bel film dalla trama interessante. Esiste anche il dramma teatrale (che porta lo stesso titolo) scritto dallo stesso Morgan che qui cura la sceneggiatura. E' ottimo, per chi fosse interessato, a completare il quadro della vicenda Watergate.
Parola chiave: Scuse.
Trailer
Ric
Film 397: "Frost/Nixon - Il duello" (2008) di Ron Howard
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non sono particolarmente fan di Ron Howard, ma credo che questa pellicola sia un suo buon prodotto capace di raccontare in maniera attenta e puntuale la vicenda che sta dietro l'intervista avvenuta veramente all'ex presidente americano Nixon (Frank Langella) da parte del presentatore britannico David Frost (Michael Sheen). Intervista che, sulla carta, pareva sicuramente un campo minato e, in effetti, si rivelerà quasi controproducente all'inizio. Quasi.
In un crescendo di patos, grazie all'efficace incalzare di Frost - che, all'inizio, rimane soggiogato dalla figura presidenziale - si riuscirà finalmente ad ottenere da Nixon quell'ammissione di intenti che fino ad allora era riuscito a fuggire.
Meticolosa la ricostruzione dei fatti, ma non mi aspettavo niente di diverso essendo la sceneggiatura del Sig. Peter Morgan, già sceneggiatore della pellicola "La regina" (alias "The Queen"), qui alla sua seconda nomination all'Oscar. Vengono descritti particolarmente bene, a mio avviso, tutte quelle manie e fobie che caratterizzano l'ex presidente, da quelle fisiche come il sudore che gioca brutti scherzi davanti alle telecamere, a quegli ambigui comportamenti che all'inizio sembrano mettere in ginocchio anche Frost. E' appassionante, poi, vedere come ha ben costruito il suo personaggio Langella (qui alla sua prima nomination per l'Academy Award), davvero un ottimo lavoro.
Mi è meno comprensibile l'episodio della chiamata nottura che Nixon fa a Frost, ma, prendendo per buono che sia avvenuta anche nella realtà, immagino che possa essere una specie di apertura da parte del presidente nei confronti del suo interlocutore, quasi un flusso inconsapevole della sua coscienza (Nixon il giorno dopo dice di non ricordare nulla, nemmeno di aver chiamato il presentatore, ma che fosse un po' brillo si capisce già durante il dialogo tra i due) che sfonda quel muro eretto ai tempi del Watergate e che solo con l'ultimo episodio dell'intervista si riuscirà finalmente ad abbattere. Parafrasando: se lo fa il presidente, allora non è illegale perchè lui è al di sopra del giusto o dello sbagliato.
Shoccante, chiaramente, sarà quest'ammissione e spazzerà via in un solo colpo tutto il lavoro fino a quel momento fatto dall'ex presidente per tentare una riabilitazione del suo nome.
Ho davvero apprezzato questo 'duello', per riprendere il titolo, tra due personaggi che, paradossalmente, non hanno alcunché in comune. Interessante, anche, il lavoro di preparazione all'intervista con i tre aiutanti di Frost James Reston, Jr. (Sam Rockwell), Bob Zelnick (Oliver Platt) e John Birt (Matthew Macfadyen).
Tra gli altri attori che compaiono ci sono Rebecca Hall ("Vicky Cristina Barcelona", "The Town") e Kevin Bacon ("X-Men: L' inizio", "Footloose").
Ps. In totale 5 nomination all'Oscar (tra cui film e regia), ma solo $27,426,335 di incasso mondiale (25milioni solo per produrlo).
Consigli: Bel film dalla trama interessante. Esiste anche il dramma teatrale (che porta lo stesso titolo) scritto dallo stesso Morgan che qui cura la sceneggiatura. E' ottimo, per chi fosse interessato, a completare il quadro della vicenda Watergate.
Parola chiave: Scuse.
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