Curiosissimi di vedere questo titolo italiano, ci siamo imposti di non farcelo scappare. E così è stato!
Film 1162: "La pazza gioia" (2016) di Paolo Virzì
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Tutti pazzi de "La pazza gioia"! Ok, battuta assolutamente scontata, ma non sono riuscito a trattenermi.
Nonostante la banalità, la frase riassume comunque l'idea che mi ha lasciato questa pellicola italiana, ottimo esempio di cinema nostrano vitale, impegnato e ben realizzato, capace di costruire un'intera storia incentrata non solo su due donne, ma anche due personaggi in evidente, totale difficoltà.
La scoperta di un'amicizia tra queste due "Thelma & Louise" moderne è un processo lento e appassionante, marcato da non poche difficioltà personali ed esterne, vera e propria conquista che somma numerose esperienze - tra cui anche quella on the road - e regala allo spettatore non solo il racconto della malattia mentale, ma anche una vera e propria avventura spesso disarmante, spesso divertente, per un risultato finale che è davvero pulsante e carico di significato.
Non so se mi sono lasciato coinvolgere dal tema o dall'evidente bravura di Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, sta di fatto che, pur con i suoi difetti, questo film mi pare riesca a fare centro nel cuore dello spettatore, bilanciando bene la dura realtà di noi "normali", con il racconto alternativo delle due donne, fatto del loro modo di vivere e reagire alla loro condizione e del momento di fuga e riscatto. C'è un certo miscuglio di follia e genialità, garbata e pungente.
Ecco, dunque, che non mi pare serva aggiungere altro se non che "La pazza gioia" è un buon film, perfetto per questo momento intermedio di fine primavera in cui siamo tutti un po' più stanchi e folli dopo le restrizioni invernali e, tuttavia, ancora non possiamo godere dell'evasione estiva. Vorremmo scappare e attendiamo di farlo, proprio come le due protagoniste. Verso una qualche follia estiva? Quello sta a ognuno di noi deciderlo.
Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini, Bobo Rondelli, Anna Galiena.
Box Office: € 5.176.096 (ad oggi in Italia)
Consigli: Certi toni da commedia, ma non una storia facile. "La pazza gioia" si intrattiene sul labilissimo confine dello scherziamoci su riferito a temi e situazioni particolarmente delicate - disturbi mentali, suicidio, depressione, adozione - e ne esce vincente grazie a una bilanciata dose di ironia, realismo e bravura (di Bruni Tedeschi e Ramazzotti). Virzì, insomma, promette e non delude. Da vedere.
Parola chiave: Elia.
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#HollywoodCiak
Bengi
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venerdì 17 giugno 2016
Film 1162 - La pazza gioia
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mercoledì 11 dicembre 2013
Film 633 - Stai lontana da me
Si torna al cinema con la 3, questa volta per un prodotto italiano che promette qualche risata.
Film 633: "Stai lontana da me" (2013) di Alessio Maria Federici
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Che ci fosse la possibilità il film si ispirasse al francese "La Chance de ma Vie" (in italiano "Per sfortuna che ci sei") l'avevo intuito. Che avessero solo fotocopiato la sceneggitura, cambiato i nomi e la location in cui ambientare il tutto, invece, non lo avevo nemmeno preso in considerazione.
Proprio come "Benvenuti al Sud" è identico al film che lo ha ispirato "Giù al nord", anche in questo caso la totale mancanza di idee del cinema italiano ha finito per riutilizzare la trama semplice ma divertente di un'altra pellicola per non faticare a produrne una decente propria. Qui, però, il caso differisce per un aspetto macroscopico: "Stai lontana da me" è un film orrendo.
Come è evidente dal fatto che tutto è trasposto in questo remake con millimetrica precisione copiativa, l'idea che sta alla base del progetto (ovvero lui che è solo perché porta una sfiga nera alle ragazze con cui si fidanza) è divertente e lascia sperare in qualcosa di ironico, seppur copiato. La realtà è invece differente perché A) Brignano è incapace a recitare, far ridere e, peggio, tentare un approccio drammatico; B) Ambra, checché ne dicano, non sarà mai un'attrice; C) questa pellicola non ha ritmo. Riguardo quest'ultimo punto in particolare, va aggiunto poi che chi ha già visto il film da cui è tratto è costantemente in grado di prevedere qualunque avvenimento che la trama starà per raccontare. Quindi addio anche all'effetto sorpresa. Continuiamo.
La coppia Brignano-Angiolini non solo è male assortita, ma nemmeno troppo credibile. E' vero che il personaggio di lei dimostra di non avere alcun senso del gusto già attraverso la figura del fidanzato e del guardaroba che è un pugno nell'occhio continuo, ma mi riesce davvero difficile credere che Jacopo, nella forma di Enrico Brignano dotato di sopracciglia demoniache, sia anche solo un candidato appetibile agli occhi di una ragazza come Sara/Ambra (o di ogni altra ragazza la cui vista sia funzionante). Non è, comunque, solo un fatto estetico. Jacopo è un'ameba impacciata e noiosa, ridicolo quando punta i piedi e imbarazzante quanto tenta l'approccio romantico. Definirlo pasticcione è fargli un complimento. E non sto nemmeno prendendo in considerazione il fattore jella-per-tutte.
La scontatezza e la superficialità che caratterizzano questo prodotto su tutti i fronti va ben oltre il consentito ad una commedia - seppur nostrana - dei nostri giorni, anche se copiata! Chiunque compaia sullo schermo è una macchietta e i temi portanti del racconto sono - udite udite! - l'amore vero e che lavorare sodo prima o poi premia sempre! Per non dire, poi, che i 'cattivi' finiranno per essere smascherati...
Insomma, è evidente che il carattere innovativo di questo remake fotocopia stia solo nel fatto di aver gentilmente concesso la paternità dell'opera ai creatori di "La Chance de ma Vie", evitando un silenzio che avrebbe altrimenti destato sospetti (in quanti film sulla sfiga compare una cicogna, per esempio?). Il risultato italiano, però, è imbarazzante - e non è che l'originale fosse esattamente un capolavoro, intendiamoci -, scontato e di una banalità che mi ha colpito. La contestualizzazione finto-intellettualoide sia di Jacopo che di Sara passa solo attraverso il loro guardaroba nerd, quella che dovrebbe essere la Miranda Priestly italiana è una volgarissima imitazione inconsistente interpretata da un paio di labbra di Anna Galiena e il risultato finale riesce ad essere stucchevole e insopportabile. Brutto e insignificante, manca il perché. Ovvero: perché si è decisi di portarlo sullo schermo.
Ma sì, lo so, lo so. I soldi (al momento l'incasso ammonta a € 3.920.955).
Consigli: Meglio guardare l'originale da cui è tratto. L'idea che sta alla base della storia è anche carina, ma qui viene resa becera e sciocca. Ok che è un film senza pretese, ma non dargli nemmeno la chance di avere una ragione per esistere è grave. Brutto e inutile.
Parola chiave: Iella.
Trailer
Bengi
Film 633: "Stai lontana da me" (2013) di Alessio Maria Federici
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Che ci fosse la possibilità il film si ispirasse al francese "La Chance de ma Vie" (in italiano "Per sfortuna che ci sei") l'avevo intuito. Che avessero solo fotocopiato la sceneggitura, cambiato i nomi e la location in cui ambientare il tutto, invece, non lo avevo nemmeno preso in considerazione.
Proprio come "Benvenuti al Sud" è identico al film che lo ha ispirato "Giù al nord", anche in questo caso la totale mancanza di idee del cinema italiano ha finito per riutilizzare la trama semplice ma divertente di un'altra pellicola per non faticare a produrne una decente propria. Qui, però, il caso differisce per un aspetto macroscopico: "Stai lontana da me" è un film orrendo.
Come è evidente dal fatto che tutto è trasposto in questo remake con millimetrica precisione copiativa, l'idea che sta alla base del progetto (ovvero lui che è solo perché porta una sfiga nera alle ragazze con cui si fidanza) è divertente e lascia sperare in qualcosa di ironico, seppur copiato. La realtà è invece differente perché A) Brignano è incapace a recitare, far ridere e, peggio, tentare un approccio drammatico; B) Ambra, checché ne dicano, non sarà mai un'attrice; C) questa pellicola non ha ritmo. Riguardo quest'ultimo punto in particolare, va aggiunto poi che chi ha già visto il film da cui è tratto è costantemente in grado di prevedere qualunque avvenimento che la trama starà per raccontare. Quindi addio anche all'effetto sorpresa. Continuiamo.
La coppia Brignano-Angiolini non solo è male assortita, ma nemmeno troppo credibile. E' vero che il personaggio di lei dimostra di non avere alcun senso del gusto già attraverso la figura del fidanzato e del guardaroba che è un pugno nell'occhio continuo, ma mi riesce davvero difficile credere che Jacopo, nella forma di Enrico Brignano dotato di sopracciglia demoniache, sia anche solo un candidato appetibile agli occhi di una ragazza come Sara/Ambra (o di ogni altra ragazza la cui vista sia funzionante). Non è, comunque, solo un fatto estetico. Jacopo è un'ameba impacciata e noiosa, ridicolo quando punta i piedi e imbarazzante quanto tenta l'approccio romantico. Definirlo pasticcione è fargli un complimento. E non sto nemmeno prendendo in considerazione il fattore jella-per-tutte.
La scontatezza e la superficialità che caratterizzano questo prodotto su tutti i fronti va ben oltre il consentito ad una commedia - seppur nostrana - dei nostri giorni, anche se copiata! Chiunque compaia sullo schermo è una macchietta e i temi portanti del racconto sono - udite udite! - l'amore vero e che lavorare sodo prima o poi premia sempre! Per non dire, poi, che i 'cattivi' finiranno per essere smascherati...
Insomma, è evidente che il carattere innovativo di questo remake fotocopia stia solo nel fatto di aver gentilmente concesso la paternità dell'opera ai creatori di "La Chance de ma Vie", evitando un silenzio che avrebbe altrimenti destato sospetti (in quanti film sulla sfiga compare una cicogna, per esempio?). Il risultato italiano, però, è imbarazzante - e non è che l'originale fosse esattamente un capolavoro, intendiamoci -, scontato e di una banalità che mi ha colpito. La contestualizzazione finto-intellettualoide sia di Jacopo che di Sara passa solo attraverso il loro guardaroba nerd, quella che dovrebbe essere la Miranda Priestly italiana è una volgarissima imitazione inconsistente interpretata da un paio di labbra di Anna Galiena e il risultato finale riesce ad essere stucchevole e insopportabile. Brutto e insignificante, manca il perché. Ovvero: perché si è decisi di portarlo sullo schermo.
Ma sì, lo so, lo so. I soldi (al momento l'incasso ammonta a € 3.920.955).
Consigli: Meglio guardare l'originale da cui è tratto. L'idea che sta alla base della storia è anche carina, ma qui viene resa becera e sciocca. Ok che è un film senza pretese, ma non dargli nemmeno la chance di avere una ragione per esistere è grave. Brutto e inutile.
Parola chiave: Iella.
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