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martedì 7 maggio 2024

Film 2272 - Drive-Away Dolls

Intro: Uscito giusto in tempo per il giorno di San Patrizio...

Film 2272: "Drive-Away Dolls" (2024) di Ethan Coen
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: il mio film preferito? Assolutamente no, però tutto sommato mi aspettavo molto di peggio, viste le critiche.
Ho trovato le performance delle due protagoniste Margaret Qualley e Geraldine Viswanathan piuttosto riuscite, si complimentano a vicenda. La storia di per sé è tutta un po' "troppo", però le ragazze riescono ad umanizzare un film che, altrimenti, finirebbe per mettere in scena solo macchiette.
Cast: Margaret Qualley, Geraldine Viswanathan, Beanie Feldstein, Colman Domingo, Pedro Pascal, Bill Camp, Joey Slotnick, Miley Cyrus, Matt Damon.
Box Office: $6.8 milioni
Vale o non vale: Non il titolo più memorabile di Ethan Coen e sicuramente non una storia per tutti i palati, però "Drive-Away Dolls" non è così terribile come in tanti lo hanno dipinto.
Premi: /
Parola chiave: Valigetta.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 28 maggio 2021

Film 2011 - Nomadland

Intro: Un mese fa, a ridosso degli Oscar, sono riuscito a recuperare con Bizzy il titolo da battere per la statuetta più ambita: quella per Miglior film.

Film 2011
: "Nomadland" (2020) di Chloé Zhao
Visto: dall'iMac
Lingua: inglese
Compagnia: Bizzy
In sintesi: considerato il successo di critica di questa pellicola e che Chloé Zhao e il film hanno praticamente vinto ogni premio che conta dell'industria cinematografica, ammetto che le aspettative fossero elevatissime. Aspettative assolutamente rispettate.
"Nomadland" è un bellissimo film, potente nel suo essere delicato e assolutamente fedele a se stesso dall'inizio alla fine. Cigliegina sulla torta la presenza di Frances McDormand - qui anche produttrice insieme alla Zhao - che regala un'altra magnifica interpretazione nel ruolo di Fern, una donna che, dopo aver perso tutto durante la recessione economica, decide di vendere praticamente tutto ciò che possiede per acquistare un van in cui vivere e viaggiare alla ricerca di lavori stagionali in giro per l'America. Inno al nomadismo moderno, la storia racconta senza alcun dogmatismo il punto di vista di chi fa questa scelta di vita.
Considerata la mia esperienza australiana di squattrinato backpacker alla ricerca di lavoro, ammetto che questa pellicola ha riportato alla mente tantissimi ricordi legati al mio anno speso on the road, alle tante notti passate nella mia sgangherata Kia Sportage insieme a mia cugina e alle tantissime persone che abbiamo conosciuto durante il cammino. Persone che, come Fern, hanno deciso di lasciare tutto e rimettersi in gioco abbracciando un sistema di valori che al giorno d'oggi non tutti riescono a comprendere.
Questo, in particolare è ciò che ho apprezzato di più di "Nomadland": spiega senza cridare, senza imporre il proprio punto di vista le scelte di un gruppo di persone che, per scelta o predisposizione personale, decidono di impacchettare la loro vita e mettersi in viaggio, non necessariamente alla ricerca di qualcosa o di fortuna. Del resto non è forse il viaggio stesso la parte migliore del raggiungere qualsiasi destinazione?
Cast: Frances McDormand, David Strathairn, Linda May, Charlene Swankie, Bob Wells.
Box Office: $14.4 milioni
Vale o non vale: Visivamente molto bello, interessante per la storia che racconta, "Nomadland" è sicuramente un titolo che vale la pena di recuperare. Senza contare che l'interpretazione di Frances McDormand è - come sempre, del resto - qualcosa di fenomenale. Buon viaggio.
Premi: Vincitore di 3 Oscar per Miglior film, regia e attrice protagonista (McDormand) su 6 nomination (sceneggiatura non originale, montaggio e fotografia); 2 Golden Globe vinti (film, regia) su 4 nomination (sceneggiatura, attrice protagonista) e 4 BAFTA vinti (film, regia, attrice protagonista e fotografia) su 7 categorie (sceneggiatura non originale, montaggio e sonoro). Leone d'Oro a Venezia 2020 per il Miglior film.
Parola chiave: Vanguard.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 7 aprile 2021

Film 1981 - Onward

Intro: Ogni tanto un film d'animazione ci vuole proprio.
Film 1981: "Onward" (2020) di Dan Scanlon
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ero molto curioso di recuperare questo film, più che altro perché se consideriamo che produrlo è costato alla Disney-Pixar qualcosa come 200 milioni di dollari - ribadisco: solo produrlo - e l'incasso globale non tocca nemmeno i 150 milioni, mi chiedevo se si trattasse semplicemente di una brutta pellicola o se la coincidenza dell'inizio della pandemia globale avesse influenzato il risultato al box-office. E diciamocelo subito: non siamo di fronte ad un secondo esempio di "The Good Dinosaur".
"Onward" è prima di tutto una storia on the road che un titolo per famiglie, una bella avventura che racconta di un mondo fantastico e potenzialmente magico, di due fratelli che devono imparare a comunicare e del viaggio che cambierà la loro vita: per completare l'incantesimo capace di riportare in vita per un giorno il loro papà scomparso anni prima, si metteranno alla ricerca della gemma che permetterà loro di terminare la magia prima che sia troppo tardi.
Onestamente ho trovato questa pellicola davvero godibile, molto di più di quanto mi aspettavo, soprattutto considerato che ho recuperato "Onward" a pochi giorni di distanza dalla visione di "Soul", considerato da tutti come il nuovo capolavoro della Pixar. Ora non voglio dire che questo titolo sia superiore, semplicemente che - pur molto diversi - sono entrambi prodotti degni di nota, soprattutto in questo momento storico di carenza di ontenuti interessanti. Poi, certo, dei due "Soul" è il prodotto più adulto e riflessivo, mentre il film di Dan Scanlon ha un piglio certamente più divertito e rilassato, anche se devo dire che sono rimasto particolarmente impressionato dal complessità del mondo creato per questa storia, molto ben fatto e dettagliatissimo.
In generale, quindi, "Onward" mi ha davvero lasciato piacevolmente sorpreso.
Cast: Tom Holland, Chris Pratt, Julia Louis-Dreyfus, Octavia Spencer, Mel Rodriguez, Lena Waithe, Ali Wong, Tracey Ullman.
Box Office: $141.9 milioni
Vale o non vale: Divertente, avventuroso e ben doppiato dalla coppia Marvel Tom Holland + Chris Pratt (qui più Andy Dwyer che Star-Lord), questo film è il titolo perfetto per una serata spensierata per tutta la famiglia, in un mix narrativo che prende a prestito tutti gli elementi possibili di una storia on the road declinata in toni colorati e animaleschi alla "Zootopia". E il risultato finale funziona alla grande.
Premi: Candidato all'Oscar, Golden Globe e BAFTA per il Miglior film d'animazione.
Parola chiave: Path of Peril.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 23 maggio 2017

Film 1360 - Hell or High Water

Uno degli ultimi due film candidati agli Oscar di quest'anno per il Miglior film che ancora mi mancava. Così, quando Netflix l'ha aggiunto al suo catalogo, ho subito deciso di recuperarlo.

Film 1360: "Hell or High Water" (2016) di David Mackenzie
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Continuo a pensare che il miglior film dell'anno scorso sia stato "Elle", in ogni caso sono rimasto positivamente colpito da questo western on the road moderno che mai mi sarei aspettato sarebbe potuto piacermi. E, invece, ho gradito sia la storia che l'ottimo cast.
Per quella che è stata la mia esperienza di "Hell or High Water" (visione in italiano da pc), la sensazione che ho avuto è che regia e colonna sonora costituiscano l'elemento più riuscito di questo prodotto; insieme, perfettamente intersecate, creano scenari e situazioni riuscendo a legare praterie e sparatorie, inseguimenti e pozzi di petrolio. Questo buon connubio è ciò che più mi ha colpito del film e quello che riesce a creare l'atmosfera e l'immaginario particolare che caratterizza questo prodotto nel suo insieme, rimandandone un'idea compatta e conforme ai generi di appartenenza.
In tutto questo, Jeff Bridges è sempre un grande. Soprattutto nella scena verso la fine, dopo che ha sparato, a mio avviso si capisce quandto l'attore sia in grado di costruire un personaggio sulla base di pochi elementi (mimica e qualche gesto). Davvero magistrale. Chris Pine e Ben Foster fanno bene il loro mestiere e, nell'insieme, nonostante un cast per la maggior parte sconosciuto si può dire che ognuno stia perfettamente al suo posto. E il film funziona anche per questo.
Ps. Candidato a 4 premi Oscar: Miglior film, attore non protagonista (Bridges), sceneggiatura e montaggio.
Cast: Jeff Bridges, Chris Pine, Ben Foster, Gil Birmingham, Katy Mixon.
Box Office: $37.6 milioni
Consigli: Fratelli che diventano rapinatori per mettere insieme un bottino che dia una speranza per il futuro in una realtà che fatica a riconoscere vittorie ai propri protagonisti. Uno scenario amaro, un'umanità non esattamente facile. In mezzo ci sono due Ranger del Texas che sanno il fatto loro e una posta in gioco che diventa più alta man mano che la storia progredisce. Se volete sapere come procede il racconto, non c'è che da scegliere di vedere questo titolo che, assicuro, non deluderà.
Parola chiave: Casinò.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 28 aprile 2017

Film 1349 - The Most Beautiful Day - Il giorno più bello

Lo abbiamo dato per due settimane al cinema con cui collaboro e, dato che la mia responsabile me ne aveva parlato benissimo, l'ho recuperato appena ho avuto un pomeriggio libero!

Film 1349: "The Most Beautiful Day - Il giorno più bello" (2016) di Florian David Fitz
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Me lo aspettavo più comico a dire il vero; non che non si rida, ma avevo delle aspettative piuttosto precise sul fatto che mi sarei fatto grosse risate. In realtà il film riesce a bilanciare momenti divertenti a momenti surreali ad altri, ancora, francamente tristi. Del resto è giusto così dato che si tratta a tutti gli effetti del racconto di due vicende non certo allegre legate a malattia, solitudine e incertezza riguardo a un domani che non è per niente certo.
Belli e bravi i protagonisti Florian David Fitz (anche regista e sceneggiatore) e Matthias Schweighöfer, una coppia simpatica e spontanea che si mette in gioco e, da sola, porta a casa il risultato. Se il film funziona è principalmente grazie alla chimica che li lega, quella bromance che è un po' fratellanza e un po' giocare con il sex appeal di due bei giovani che non sembrano terminali nemmeno per sbaglio.
Ci sta, del resto, la storia ha già il pregio di portare l'attenzione su una condizione tremendamente delicata, non ci si poteva aspettare che un'aspirante commedia si spendesse in toni troppo realistici o rischiasse di incupire il pubblico più del necessario.
Ecco, forse aspettarsi una storia spensierata su due malati terminali è un'utopia, quindi penso si possa dire che il risultato finale è un buon esempio di cinema europeo capace ed efficace, abbastanza divertente, sicuramente coinvolgente. Casting perfetto, location suggestive, storia che ricorda un pochino "Non è mai troppo tardi", colonna sonora furbetta e risultato finale piacevole. Sicuramente la sorpresa (commerciale) tedesca che non ti aspetti.
Cast: Florian David Fitz, Matthias Schweighöfer, Alexandra Maria Lara, Karl Friedrich, Robert Nickisch, Rainer Bock.
Box Office: $14,164,505 (Germania)
Consigli: Vero e proprio on the road, questo "Der geilste Tag" è una buon film tedesco che regala un paio d'ore piacevoli tra situazioni comiche e riflessioni sulla condizione dei malati terminali. Il mix di elementi sembrerebbe cozzare, eppure la storia funziona e intrattiene a dovere grazie soprattutto ai due protagonisti dalle caratteristiche opposte e la loro improbabile amicizia. Spesso divertente, in grado di far riflettere, sufficientemente patinato (da garantire l'esportazione) questo film va bene per una serata che unisca un po' di sano divertimento e qualche spunto su cui fermarsi un attimo a riflettere.
Parola chiave: Narcolessia.

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Bengi

venerdì 17 giugno 2016

Film 1162 - La pazza gioia

Curiosissimi di vedere questo titolo italiano, ci siamo imposti di non farcelo scappare. E così è stato!

Film 1162: "La pazza gioia" (2016) di Paolo Virzì
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Tutti pazzi de "La pazza gioia"! Ok, battuta assolutamente scontata, ma non sono riuscito a trattenermi.
Nonostante la banalità, la frase riassume comunque l'idea che mi ha lasciato questa pellicola italiana, ottimo esempio di cinema nostrano vitale, impegnato e ben realizzato, capace di costruire un'intera storia incentrata non solo su due donne, ma anche due personaggi in evidente, totale difficoltà.
La scoperta di un'amicizia tra queste due "Thelma & Louise" moderne è un processo lento e appassionante, marcato da non poche difficoltà personali ed esterne, vera e propria conquista che somma numerose esperienze - tra cui anche quella on the road - e regala allo spettatore non solo il racconto della malattia mentale, ma anche una vera e propria avventura spesso disarmante, spesso divertente, per un risultato finale che è davvero pulsante e carico di significato.
Non so se mi sono lasciato coinvolgere dal tema o dall'evidente bravura di Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, sta di fatto che, pur con i suoi difetti, questo film mi pare riesca a fare centro nel cuore dello spettatore, bilanciando bene la dura realtà di noi "normali", con il racconto alternativo delle due donne, fatto del loro modo di vivere e reagire alla loro condizione e del momento di fuga e riscatto. C'è un certo miscuglio di follia e genialità, garbata e pungente.
Ecco, dunque, che non mi pare serva aggiungere altro se non che "La pazza gioia" è un buon film, perfetto per questo momento intermedio di fine primavera in cui siamo tutti un po' più stanchi e folli dopo le restrizioni invernali e, tuttavia, ancora non possiamo godere dell'evasione estiva. Vorremmo scappare e attendiamo di farlo, proprio come le due protagoniste. Verso una qualche follia estiva? Quello sta a ognuno di noi deciderlo.
Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini, Bobo Rondelli, Anna Galiena.
Box Office: € 5.176.096 (ad oggi in Italia)
Consigli: Certi toni da commedia, ma non una storia facile. "La pazza gioia" si intrattiene sul labilissimo confine dello scherziamoci su riferito a temi e situazioni particolarmente delicate - disturbi mentali, suicidio, depressione, adozione - e ne esce vincente grazie a una bilanciata dose di ironia, realismo e bravura (di Bruni Tedeschi e Ramazzotti). Virzì, insomma, promette e non delude. Da vedere.
Parola chiave: Elia.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 11 novembre 2015

Film 1028 - Fuga in tacchi a spillo

Francamente ero molto curioso di vedere questo film, un po' per le due protagoniste, un po' perché sono sempre interessato a vedermi una commediola americana senza pretese...

Film 1028: "Fuga in tacchi a spillo" (2015) di Anne Fletcher
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ne hanno parlato malissimo, lo ha bannato praticamente chiunque, hanno massacrato la trama e la realizzazione e, da non sottovalutare, è stato un mezzo flop al botteghino (la spesa per produrlo è stata di 35 milioni di $).
Con questa disposizione d'animo, pronto all'inevitabile cag*ta, mi sono comunque concesso del tempo per vedere e farmi un'opinione a proposito di questo "Hot Pursuit", tentato trampolino di lancio dell'insolita coppia Witherspoon - Vergara naufragato nel giro di un istante. A niente sono serviti i red carpet, le promozioni, i trailer, la sexy presenza della bella colombiana nel poster a salvare un'operazione sulla carta esplosiva, ma implosa nella realtà.
Per quello che ho visto io, però, posso dire che "Fuga in tacchi a spillo" non differisce in quasi nulla da un prodotto hollywoodiano medio rilasciato al giorno d'oggi: comicità molto fisica, almeno un attore che ha trovato la fama in tv, linguaggio spinto e un montaggio da videoclip. La trama è accessoria.
Quindi rimango leggermente perplesso di fronte a tale accanimento nei confronti di una pellicola brutta - per carità -, ma pur sempre conforme a quanto siamo abituati a vederci riversare addosso dal cinema estivo americano. Le due signore protagoniste ce la mettono tutta e francamente sembrano divertirsi genuinamente, anche se bisogna necessariamente tirare fuori due questioni:
1. Reese Witherspoon, benedetta da non so quale divinità della cieca fortuna, è una che recita e ha successo, ha vinto un Oscar ed è considerata un sex symbol, è strapagata ed è stata sposata con Ryan Phillippe... Ma non è simpatica. Concedetemi questo: il genere comico non fa per lei e a parte scimmiottare qualche tentativo di replica di comicità, non ce la può fare; 2. Sofía Vergara, un'altra baciata da una dea bendata non solo in fatto di fortuna ma anche di abbondanza, anche lei benedetta da una pioggia di nomination a Emmy e Golden Globes, non meno assistita nella sorte romantica in quanto titolare consorte di Joe Manganiello, pur riuscendole l'intento comico... Sarà per sempre confinata al ruolo della donna latina che si interessa di cose da ispanici e che parla solo con accento ispanico.
Ora che finalmente ho detto la mia su questi due punti essenziali che mi portavo dietro da un po', si può concludere: "Fuga in tacchi a spillo" è una boiata ultragalattica, ma ho visto francamente di molto, molto peggio.
Cast: Reese Witherspoon, Sofía Vergara, Matthew Del Negro, Michael Mosley, Robert Kazinsky, John Carroll Lynch.
Box Office: $51.4 milioni
Consigli: Titolo senza pretese tutto al femminile che gioca la carta commedia on the road pur non centrando totalmente il risultato finale. Si può vedere tranquillamente e dimenticare. I fan delle due attrici gradiranno.
Parola chiave: Cooperata.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 27 marzo 2015

Film 896 - Tammy

Una commedia, finalmente una cavolata che faccia ridere....!(?)

Film 896: "Tammy" (2014) di Ben Falcone
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Commedia che già in America al momento dell'esordio aveva fatto discutere, questa "Tammy" è una pellicola strana che fatica a far ridere e più che altro lascia perplessi. Il personaggio principale interpretato da Melissa McCarthy è antipatico e chiassoso, si fatica ad entrare in empatia con lei e nonostante certe evidenti sfortune, comunque non si fa mai il tifo per la donna. Francamente è più divertente il gruppo di lesbiche al party alla fine del film.
Già meglio la nonna, Pearl, che grazie a un'irriverente Susan Sarandon salva un po' la baracca. Come per Tammy, però, anche l'anziana è troppo forzatamente al limite, insensatamente sovversiva e, appunto, se funziona è solo grazie all'attrice che la interpreta. Il duo insieme non è così esplosivo come mi ero immaginato e tutto il film inevitabilmente ne risente.
La storia, scritta dalla McCarthy e il marito Ben Falcone (anche alla regia) è un chiassoso e caotico pseudo on the road - neanche lontanamente vicino al famosissimo "Thelma & Louise" - un mix disomogeneo e a mio avviso poco riuscito che vorrebbe riproporre l'ormai classico personaggio interpretato dalla McCarthy ormai visto e rivisto ("Le amiche della sposa", "Io sono tu", "Corpi da reato") in chiave ancora più estrema e spregiudicata. Il risultato finale non funziona e non resta molto di Tammy a parte qualche insensata sciocchezza e un gran mal di testa, nonostante nel finale le cose vagamente migliorino e, soprattutto, la pazza protagonista ritrovi un minimo di equilibrio (e perfino un uomo che vede il bello che c'è in lei).
Insomma no, "Tammy" è stato un brutto esempio d commedia sbroccata, uno spreco dell'ottimo cast e certamente delle potenzialità della coppia McCarthy - Falcone che si giocano un esordio cinematografico con questo debolissimo titolo certamente inferiore alle aspettative.
Box Office: $100.4 milioni
Consigli: Cast niente male Melissa McCarthy, Susan Sarandon, Allison Janney, Gary Cole, Mark Duplass, Toni Collette, Sandra Oh, Nat Faxon, Dan Aykroyd, Kathy Bates, Toni Collette, Sandra Oh) per questo non certo eccezionale progetto. "Tammy" è una commedia strampalata fatta di molti momenti comici talmente esasperati da non risultare sempre vincenti. Se si apprezzano le precedenti performance della McCarthy allora questo titolo non potrà non piacere, ma per gli altri potrebbe essere un rumoroso viaggio di 97, lunghissimi minuti. Diciamo che per una serata in cui proprio non si ha voglia di sforzarsi (nemmeno a ridere), questo film potrebbe andare bene. Per il resto... cestinare.
Parola chiave: Cascate del Niagara.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 26 giugno 2014

Film 733 - Tutta colpa del vulcano

Un film per accompagnare una serata casalinga!

Film 733: "Tutta colpa del vulcano" (2013) di Alexandre Coffre
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Commedia divertente e spensierata, carica di situazioni comiche che beneficiano di un ottimo duo di attori in grado di sostenere l'intera pellicola sulle loro spalle. Pellicola che, diciamocelo, per una volta beneficia di un titolo, sì, banale, ma almeno pronunciabile: l'originale è "Eyjafjallajökull" (il nome del vulcano in questione). Valérie Bonneton e Dany Boon sono una coppia affiatatissima sullo schermo e riescono nell'impresa di risultare simpaticissimi e odiosi allo stesso tempo, a seconda del (travagliato) momento che il loro personaggio sta vivendo. Valérie e Alain, ex sposi ora divorziatissimi, si ritroveranno in viaggio insieme verso il matrimonio della figlia in Grecia, costretti dal vulcano ad abbandonare ogni speranza di raggiungere la destinazione in aereo. Comincerà, così, una roccambolesca avventura on the road tra bisticci, litigi, tentativi di fregarsi a vicenda e personaggi surreali il culmine dei quali sarà uno santone che viaggia su una roulotte che in realtà è una chiesa.
Simpatico, davvero ben realizzato e con i giusti tempi comici. Una produzione europea che non ha nulla da invidiare a quelle americane e un Dany Boon sempre più lanciato a livello internazionale. Dopo "Giù al nord", "Niente da dichiarare?", "Un piano perfetto" e "Supercondriaco", infatti, l'attore comincia ad essere punto di riferimento dell'attuale commedia francese, in grado di essere non solo esportata all'estero, ma anche copiata (vedi "Benvenuti al sud")!
Box Office: 1.787.433 € (Francia) + 391.132 € (ad oggi in Italia)
Consigli: Molto carino e anche divertente. Finale meno scontato del previsto, ottima coppia di attori, gag riuscite e risultato finale buono. E' un esempio di commedia che vale la pena di vedere. Per una serata spensierata e piacevole.
Parola chiave: Matrimonio.

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Bengi

venerdì 6 settembre 2013

Film 579 - Io sono tu

Un altro esempio di titolo cambiato rispetto all'originale: senza senso e veramente brutto. Almeno il film fa ridere...


Film 579: "Io sono tu" (2013) di Seth Gordon
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Melissa McCarthy vive un momento d'oro e cavalca senza pudore l'onda di un successo esploso ad anni di distanza dalla fine della serie tv che l'ha lanciata, "Una mamma per amica". Con una nomination all'Oscar sulle spalle per "Le amiche della sposa" e un Emmy vinto per la sitcom "Mike & Molly", ormai la McCarthy è lanciatissima praticamente in ogni campo che coinvolga la recitazione. Questo commedia americana dal titolo originale "Identity Thief", ladro di identità, la vede impunita delinquente che ruba l'identità del povero Sandy Patterson/Jason Bateman facendolo finire invischiato in qualunque tipo di reato. Il film finirà per essere un on the road senza limiti e senza freni, tra lotte fisiche, siparietti trash-sexy, inseguimenti in macchina ed alcuni buoni momenti comici grazie alla coppia di attori.
Bateman è imbambolato quanto basta a far egregiamente risaltare la pazzia sbroccata di Diana, il personaggio della McCarthy, e questo permette alla pellicola di funzionare specialmente grazie al costante battibeccare dei due, duello verbale e non che spesso sconfina nel politicamente scorreto (veri momenti di forza della storia). Per il resto la trama si svolge in maniera piuttosto prevedibile e senza particolari scossoni narrativi, ma comunque è chiaro che nell'ottica del prodotto cinematografico di ampio consumo che si basi su interpretazioni comiche e nomi di richiamo, grandi slanci di creatività di cui inzuppare la storia è improbabile che se ne trovino.
Ho letto di critiche estremamente negative nei confronti di questa commedia, ma se devo essere sincero l'ho trovata veramente molto spassosa. Volgare, per carità, ma proprio godibile.
Ps. $173,923,765 di incasso al botteghino mondiale.
Consigli: E' perfetto per una serata in compagnia o comunque per passare un momento divertente da condividere. Melissa McCarthy si sta specializzando in ruoli comici (a breve in uscita "Corpi da reato" con Sandra Bullock, ma è presente anche nelle commedie "Piacere, sono un po' incinta", "Tre all'improvviso", l'orrendo "Questi sono i 40" e "Una notte da leoni 3") e va detto che le riescono piuttosto bene. L'inedito duo McCarthy-Bateman è promosso.
Parola chiave: Carta di credito.

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Bengi

mercoledì 2 gennaio 2013

Film 495 - Urlo

Una pellicola che volevo recuperare da molto tempo, ma che non avevo mai avuto l'occasione di vedere. Ci volevano il momento giusto e, soprattutto, la compagnia giusta.


Film 495: "Urlo" (2010) di Rob Epstein, Jeffrey Friedman
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Leoo
Pensieri: Un film su Allen Ginsberg l'avevo già visto di recente ("On the Road"), ma non avevo ancora collegato il nome al personaggio e, quindi, a questo film. Tralasciando l'esperienza della pellicola con la Stewart e Hedlund, "Howl" dei registi Epstein e Friedman è davvero uno strano esperimento di cinema, nonché un'inaspettata e non convenzionale esperienza.
Innanzitutto il connubio di immagini in bianco e nero, a colori e in aggiunta momenti di narrazione animata (cartoon) molto suggestiva, creano un insolito mix che all'inizio confonde un po', poi prende la sua forma nella cornice dell'opera.
In effetti trasporre un poema (molti passaggi vengono letti) sullo schermo non era un'impresa facile; mixarlo con momenti di vita dell'autore e aggiungerci perfino il processo americano all'editore del libro, Lawrence Ferlinghetti, ancora meno. Eppure, a mio avviso, la sfida è vinta.
Le ipnotiche, caotiche ed erotiche immagini disegnate accompagnano la lettura di un'opera complessa e particolare rendendo il messaggio più accessibile e addolcendo quello che a volte è un linguaggio molto scurrile. Non è un prodotto per tutti, me ne rendo conto, però è certamente apprezzabile lo sforzo di rapportarsi a "Urlo" cercando di esprimere e riportare in immagini le emozioni che la lettura del poema trasmette. Diciamo che, in fin dei conti, è premiabile anche solo per la fantasia dei suoi autori.
Inutile dire, poi, che mi sono molto interessato alla parte del processo, che racconta in maniera molto chiara la disavventura giudiziaria (finita positivamente) di quel Ferlinghetti che decise, nel 1956, di pubblicare Ginsberg. Scelta coraggiosa (oltre che lungimirante).
Per quanto riguarda, invece, l'interpretazione di James Franco posso solo dire che l'ho apprezzata. Non avendo presente Allen Ginsberg (a livello di modo di parlare, espressioni o caratteristiche peculiari espressamente sue) e, soprattutto, avendo guardato il film in italiano, posso solamente limitarmi a dire che Franco mi è sembrato capace di reggere un ruolo difficile e per niente scontato.
La storia d'amore tra lo scrittore e Peter Orlovsky è tenera; la necessità di sperimentare le esperienze della vita segue un principio che secondo me ha senso; che si possa utilizzare un linguaggio volgare anche in un contesto letterario - anche se chiaramente oggi è un tipo di critica che non ha più valore - mi sembra un diritto rivendicabile dall'autore, che lascerà al lettore la possibilità di scegliere se il risultato finale gli piacerà o meno; che nella vita si possa anche non capire una cosa, ma che non per questo la conseguenza necessaria sia che quella cosa è brutta o sbagliata, mi pare (utopicamente) imprescindibile. Tutti questi elementi sommati direi che hanno concorso alla strutturazione in me di un giudizio positivo riguardo a questo "Urlo" cinematografico che più che sperimentale (come ha fatto la maggior parte della critica) definirei coraggioso.
Un film che affonda profondamente nel testo che vuole analizzare e ne esalta - spesso molto efficacemente - temi e poetiche, sottolineando in maniera forte la necessità di essere ed esprimere sé stessi, un diritto che non può essere messo sotto censura.
Consigli: Bisogna prepararsi ad un'altalena di emozioni, a una carrellata visiva di immagini potenti ed evocative, ad un testo letterario difficile e intenso, ad un prodotto filmico che sconfina in diversi generi e modi di fare cinema. Per chi ama la poesia, Ginsberg, la libertà di espressione (di sé) e biopic è certamente un titolo che non può essere perso.
Parola chiave: Beat generation.

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Ric

lunedì 29 ottobre 2012

Film 472 - On the Road

Nuovo film regalato dalla 3. E questa volta ero anche piuttosto interessato alla visione.


Film 472: "On the Road" (2012) di Walter Salles
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Definire "On the Road" come una pellicola on-the-road potrebbe sembrare semplicistico, ma in effetti una buona parte della storia si svolge per la strada. Ribalto la questione: magari un titolo meno scontato? Lo so, lo so, è tratto dal libro di Jack Kerouac che in inglese porta lo stesso nome, però forse ci si poteva ingegnare un attimino di più.
Tornando seri, il film di Walter Salles ("Central do Brasil", "I diari della motocicletta") non è male ed ha come suo grande pregio quello di presentare attori giusti per le parti che impersonano. Da questo discorso escludo per un attimo Kristen Stewart su cui, a breve, tornerò.
Garrett Hedlund ha una carica erotica piuttosto evidente e riesce nel non facile compito di magnetizzare lo sguardo dello spettatore su di sé, finendo - come richiesto dalla storia e dal personaggio di Dean Moriarty - per oscurare ogni altro attore presente in scena. Al contempo Sam Riley/Sal Paradise è perfetto come narratore nascosto, seguace dell'amico Dean e silenzioso osservatore di una vitalità tanto fuori dal comune e straordinaria, caotica. La coppia di amici - a cui si affiancheranno brevemente una miriade di altri personaggi sulla via - è davvero ben rappresentata a mio avviso dai due attori e finisce per risultare credibile quanto vera. Se posso osare un paragone, poi, per qualche attimo Garrett Hedlund mi ha ricordato il fascino decadente di Heath Ledger.
In tutto questo si inserisce una trama a tratti interessante, ma alla lunga non sempre convincente. L'idea di rappresentare persone che 'bruciano come candele' è affascinante e sulla carta è sicuramente una possibilità che, ben realizzata, al cinema paga sempre. Ma l'effetto boomerang è una variabile da tenere presente: se si parla, parla, parla di bruciare dentro, di aggrapparsi alla vita in maniera tanto disperata da afferrarla in modo troppo vigoroso, allora sarà richiesta una trasposizione tanto calda e vera anche sullo schermo. Che qui non sempre c'è.
Niente da dire su Hedlund che sorprende in un'interpretazione convincente e libera. Qualche riserva, invece, su colei che dovrebbe essere capace di muove l'ormone generale, di scatenare una sensualità intrinseca tanto naturale quanto incontrollabile. Il personaggio di Marylou - mi pare - dovrebbe bruciare quanto e più degli altri, dovrebbe essere tempio e richiamo di sesso e ambiguità. Per questo non ho trovato sempre funzionale affidare un ruolo così centrale per la storia a una ragazza che, a parte uno sguardo piuttosto intrigante, non riesce a rappresentare quel senso di scandalosa libertà che si vorrebbe riportare qui.
Kristen Stewart è certamente una scelta audace per un prodotto come questo, ma non direi priva di malizia. Lei che è Lady "Twilight", regina di pellicole milionarie come "Biancaneve e il cacciatore", non può essere una scelta casuale in un panorama di attrici ben più dotate e adatte al ruolo. Con questo non voglio dire che la Stewart sia totalmente incapace, ma di fatto non si può credere che dietro alla scelta di affidarle il ruolo di Marylou non ci sia (anche) un ragionamento commerciale. Senza voler sollevare polemiche o facili critiche, direi che la definizione migliore sia 'acerba'.
Fatta questa premessa, devo aggiungere che, se per la maggior parte delle scene che le competono il risultato non è pessimo, ci sono due momenti che mi hanno fortemente imbarazzato durante la visione del film. Il primo è il suo ballo 'scatenato' a tempo di jazz, che è tanto vero e sciolto quanto quello di una colonna di marmo. Il secondo, invece, riguarda la topica scena di sesso a tre assieme ai due protagonisti maschili: la Stewart è ingessata, incapace di ricreare quella complicità intima e spregiudicata che la situazione richiederebbe.
Detto ciò, c'è anche da dire che le sue scene sono molte di meno di quelle che mi aspettassi. In realtà una miriade di ruoli secondari/cameo dipingono un quadro di viaggio all'avventura che è tanto bello a vedersi quanto fine a sé stesso. Incontriamo Viggo Mortensen, Amy Adams, Kirsten Dunst, Steve Buscemi, Elisabeth Moss, Tom Sturridge, Terrence Howard, Alice Braga e ognuno di loro ha un ruolo molto differente da quello degli altri per poter rendere variegato il racconto, ma si finisce per non inquadrare bene nessuno veramente, perchè la bidimensionalità dovuta al poco tempo cui ogni loro personaggio è dedicato, finisce per impoverire il senso della loro apparizione. Ed è un peccato.
Tutto questo per dire che sì, "On the Road" mette in scena tutti i punti principali di una pellicola che si voglia definire di strada e all'avventura, ma con il grave errore di autodefinirsi ogni momento che uno dei personaggi parla. Sarà perchè in scena è presente il narratore (e scrittore) del racconto, ma trovo che ogni film che senta la necessità di esplicitare a parole tutte le sensazioni e i sentimenti che vorrebbe suscitare nel pubblico, finisca sempre per pubblicizzare qualcosa che poi non riesce a trasmettere veramente. C'è molto parlare di libertà, ardore e passione, vita vera vissuta alla giornata, di ribellione e incoscienza. Eppure nessuna di queste 'voci' arriva in maniera genuina; niente di tutto questo riesce veramente ad essere trasmesso attraverso trama e recitazione. Sono tutti elementi nell'aria, ma non perchè "On the Road" li riesca a trasmettere in quanto prodotto capace di 'bruciare' quanto le vite dei personaggi per cui tanto si spendono parole.
Direi che di fatto il film in sé non è male, ma manca di un'anima capace di suscitare davvero le emozioni di cui parla la storia.
Consigli: Un film che presenta tanti tòpoi della letteratura (libertà, amicizia, ricerca della propria strada, amore, avventura, ...) ma che difetta di un certo realismo. Essendo molto esplicito nel raccontare quello che vuole trasmettere, "On the Road" finisce per risultare un elenco di ciò che è una vita/avventura sulla strada senza davvero regalarci la sensazione di aver partecipato al cammino dei suoi protagonisti. Si potrebbe dire che preconfeziona sensazioni. Ma non è malvagio e, anzi, oltre a presentare bellissimi scenari, ci regala anche la bella interpretazione di Hedlund. Godibile.
Parola chiave: Romanzo.

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BB

domenica 27 novembre 2011

Film 333 - This Must Be the Place

Si parla da un bel po' di questa pellicola. Era impossibile ignorarla!


Film 333: "This Must Be the Place" (2011) di Paolo Sorrentino
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Claudia, Ramona
Pensieri: Ultimamente mi sono accorto che seguo con più attenzione progetti cinematografici italiani. Per quanto questa pellicola sia di ben più ampio respiro, rimane il fatto che la regia è del napoletano Paolo Sorrentino ("Le conseguenze dell'amore", "Il divo"), la sceneggiatura, oltre che del regista stesso, è di Umberto Contarello ("Questione di cuore", "Lascia perdere, Johnny!"), il montaggio di Cristiano Travaglioli ("Il divo", "Fascisti su Marte") e la fotografia di Luca Bigazzi (5 David di Donatello per la Miglior fotografia di film come "Pane e tulipani", "Le conseguenze dell'amore", "Romanzo criminale", "Il divo"). Insomma, non manca l'impronta nostrana.
Più simile ad una pellicola indipendente per taglio e storia - ma non certo per budget (€25,000,000) - "This Must Be the Place" è un film dalla trama non facile, raccontata però con una certa leggerezza infantile di fondo. Non vengono sminuiti gli avvenimenti, ma si segue il protagonista Cheyenne/Sean Penn, ex rock star in ritiro, probabilmente bruciato da anni di droghe e alcol (molto Ozzy Osbourne style), che procede nella sua vita seguendo ritmi tutti suoi.
Ragazzino per molti aspetti, necessita delle cure della moglie Jane/Frances McDormand che lo segue e lo ama quasi da non capacitarsene. I loro ritmi sono sincroni e si capisce fin da subito che affetto e stima sono incondizionati. Entrambi hanno bisogno dell'altro per andare avanti. Anche per questo sarà difficile intraprendere il cammino - da alcuni definito 'on the road' - per Cheyenne verso New York fino alla casa del padre morente che non vede da decenni. Rapportarsi con una realtà ormai estranea e dimenticata, ripercorrere il problema dell'accettazione in famiglia e riprendere in mano dopo tanto tempo il rapporto con il genitore - ma all'arrivo il padre sarà già morto - saranno solo gli spunti iniziali della storia.
La pellicola tratta essenzialmente il percorso di formazione del nostro strambo eroe, alla ricerca del nazista che per anni ha ossessionato la memoria del padre che desiderava ritrovarlo dopo gli anni passi nei campi di concentramento. L'atteggiamento leggero di Cheyenne aiuterà a portare avanti la storia senza la pesantezza che ci si potrebbe aspettare da tematiche così difficili. Non si parla di superficialità, chiaramente, ma di un atteggiamento verso la vita che riflette un approccio disilluso e calmo, basato sulla certezza delle cose concrete (amore, amicizia, musica) che ci aspettano una volta compiuta la 'missione'.
Simpatico ed antieroe quanto basta, Sean Penn riesce a non risultare ridicolo in abiti così sopra le righe e, anzi, fa tenerezza e piace proprio per la sua caparbietà e bontà di adulto regredito a bambino. Una prova difficile che l'attore, forse già formato dall'esperienza di "Mi chiamo Sam" di 10anni fa, supera facendo davvero la differenza per il film. Se, infatti, il campionario di attori-spalla non fa mancare niente (c’è anche David Byrne che interpreta sé stesso), è anche vero che senza l’attore due volte premio Oscar l’opera di Sorrentino non sarebbe mai risultata tanto interessante e piacevole da seguire, nonostante il ritmo non certo incalzante.
Appassionandosi a Cheyenne, alle sue stramberie, i suoi riti e i suoi demoni, si percorre insieme la strada fino al momento in cui, sul finire della storia, ci si accorgerà che il nostro protagonista è davvero cresciuto, tanto da non necessitare più della maschera che per anni ha dovuto indossare per affrontare una quotidianità che, senza alcol o droghe, non è poi tanto ‘rock’. Senza mai dimenticare, però, l’amore, gli amici e la (buona) musica.
Consigli: Quasi, biografia romanzata di un vero rockettaro, tra lavoro di introspezione e ricerca di demoni del passato (non per forza solo interiori), un piacevole film che si costruisce tutto sul fantastico lavoro di Sean Penn. Per chi ama l’America ‘da strada’ non può che essere un film da vedere.
Parola chiave: Mordecai Midler.

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