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lunedì 13 dicembre 2021

Film 2067 - Matthias et Maxime

Intro: Ho visto questo film non tanto perché fossi interessao a recuperarlo, quanto perché è uno dei titoli preferiti dalla persona che, per un po' (o per un attimo), ha riportato un inaspettato sapore romantico nella mia vita. Anche se per poco.

Film 2067: "Matthias et Maxime" (2019) di Xavier Dolan
Visto: dal computer portatile
Lingua: francese, inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: per alcuni aspetti c'è una parte di questa storia con cui sono riuscito a connettermi facilmente (l'omosessualità, il viaggio in cerca di fortuna in Australia), anche se devo dire che per una serie di motivi "Matthias et Maxime" è stato meno d'impatto di quanto mi aspettassi.
Sì, il film è bello e ben recitato ma, innanzitutto, non è "Mommy". E lo so che è difficile fare paragoni e che le storie sono differenti (ma la figura della madre è chiave anche qui), eppure quel primo, scioccante incontro con il mondo di Xavier Dolan rimane ad oggi imbattuto.
Poi il gap della lingua mi ha costretto ad una concentrazione doppia e a l contempo non funzionale, desideroso di seguire le scene (in francese), al contempo necessitando di leggere i sottotitoli (in inglese)... per poi processare tutto in italiano. Insomma, un po' un caos.
Altro elemento non d'aiuto il fatto che, per necessità, la visione è stata spezzata in due, il che ha smorzato pathos e ritmo della narrazione.
Un ultimo fattore, non lo negherò, lo ha rivestito la presenza di Ciarán che, pur non avendomi distratto, ha giocato certamente una parte rilevante. Sono sicuro che sia capitato a tutti di essere un po' distratti da altri pensieri e prime volte che si guarda un film con la persona che ti piace.
Tutto considerato, comunque, "Matthias et Maxime" esplora con sufficiente profondità il rapporto tra i due protagonisti del titolo, amici d'infazia e forse amanti, etero dichiarati eppure capaci di complici sguardi, il tutto incorniciato da una sorta di corsa contro il tempo - Maxime (Dolan) sta per trasferirsi in Australia) -, fragilità e insicurezze - Matthias (D'Almeida Freitas) è sempre in bilico tra il vorrei e il non dovrei, tanto combattuto e schiacciato dal peso del giudizio altrui che rischia di compromettere l'amicizia, se non addirittura l'amore, con l'amico - e abusi che portano dietro cicatrici (la madre di Maxime è alcolizzata).
Insomma, c'è sicuramente tanta carne al fuoco e anche se a volte mi è parso che il film fosse più una sorta di esercizio di stile o un prodotto di Dolan per se stesso e/o i suoi fan, il risultato finale è comunque di qualità e per certi versi d'impatto, considerato che non si possa fare a meno di chiedersi cosa ne sarà di Matthias e Maxime una volta che l'Australia diventerà realtà.
Cast: Gabriel D'Almeida Freitas, Xavier Dolan, Pier-Luc Funk, Samuel Gauthier, Antoine Pilon, Adib Alkhalidey, Anne Dorval, Micheline Bernard, Marilyn Castonguay, Catherine Brunet, Harris Dickinson.
Box Office: $1.8 milioni
Vale o non vale: Non una pellicola per tutti (o tutte le occasioni), ma sicuramente un prodotto per i fan del regista canadese che, anche qui, fa la sua magia (e sicuramente di più che con i suoi titoli fuori patria). L'omosessualità è qui solo un elemento secondario, mentre è l'amicizia a farne da padrone, per una sorta di studio sui rapporti umani, le convenzioni sociali e le aspettative che sentiamo derivarci dagli altri o da certe situazioni in cui ci troviamo. Come dicevo non per tutti, ma non per questo meno di valore.
Premi: In concorso Cannes 2019 per la Palma d'oro e la Queer Palm.
Parola chiave: Lettera di raccomandazione.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 8 gennaio 2015

Film 851 - Mommy

Appuntamento di gruppo al cinema per vedere un film che incuriosiva tutti.

Film 851: "Mommy" (2014) di Xavier Dolan
Visto: al cinema
Lingua: Francese, Joual
Compagnia: Paola, Luigi, Roberta, Patty
Pensieri: "Mommy" è un film che bisognerebbe vedere preparati. Racconta una storia dura, un percorso fatto di alti e bassi, di una famiglia che deve barcamenarsi tra precarietà e malattia, dolori e momenti di gioia. Il risultato finale sarà un pugno allo stomaco fortissimo, una violenza alla speranza che lo spettatore nutre nei confronti di Steve (Antoine-Olivier Pilon), il bel figlio della protagonista Diane 'Die' Després (Anne Dorval).
Il ragazzo, che soffre di sindrome da deficit di attenzione e iperattività, uscito dopo un episodio violento dalla struttura in cui era ricoverato dalla morte del padre, tornerà a vivere con la madre, consapevole in partenza che le attenzioni richieste dalla malattia di Steve non le permetteranno di riuscire a lavorare.
Questo è solo l'incipit di "Mommy", un inizio difficile e già da subito crudo nei toni, sia quelli di violenza che quelli d'amore. Dove, infatti, Steve dimostrerà la sua indole violenta e iper suscettibile, sarà anche in grado di dimostrare amore e affetto alla madre, pur nell'originale forma che gli appartiene. Si aggiungerà al quadro famigliare anche la vicina Kyla (Suzanne Clément), balbuziente quasi muta a seguito di un trauma, la morte di un figlio, che si è presa un anno sabbatico dall'insegnamento. Questo nuovo, inusuale trio, sarà il fulcro della storia, un gruppo di persone diverse eppure unite e desiderose di aiutarsi, amarsi, starsi vicino. Ognuno apporta qualcosa a questo gruppo, ognuno ne è elemento peculiare.
Non mancheranno i drammi, naturalmente, e dopo l'episodio al supermercato - dove Steve si taglierà le vene - la situazione sarà definitivamente compromessa, ovvero succederà proprio quello che dall'inizio si scongiurava non succedesse.
Proprio questa conclusione, intuibile e suggerita all'interno della trama, eppure parzialmente sviata ad un certo punto attraverso la messa in scena di un sogno che è tale in quanto perennemente sfocato - e soprattutto troppo stranamente hollywoodiano per questa pellicola -, renderà straziante il finale, certamente una sfida per lo spettatore forse ancora un po' confuso dai momenti felici evocati dal sogno ad occhi aperti.
Steve, fuori controllo, impossibile da gestire per Diane e Kyla, sarà nuovamente affidato ad una struttura, questa volta però ricoverato presso un istituto psichiatrico contro la sua volontà. Le urla, lo strazio e la violenza si mischiano a formare un turbinio di emozioni che chi guarda fatica a digerire per un bel po'.
Come si evince, quindi, "Mommy" è una pellicola che fa male per un'infinità di ragioni, che vanno dalla storia, alla consapevolezza della malattia, alla tristezza di sapere Steve ricoverato in un istituto psichiatrico - ma il peggio sarà il salto -, al dolore di vedere una donna forte come Diane sgretolarsi lentamente, consumare la sua grinta fatica dopo fatica, dolore dopo dolore. Anche Kyla con i suoi silenzi, la sua remissività riuscirà a comunicare i suoi disagi, le sue frustrazioni, ma anche la fugace felicità che il nuovo gruppo di amici saprà regalarle. Tutti e tre i personaggi sono in grado di comunicare perfettamente con il pubblico, regalando ottime performance e riuscendo a caratterizzare profondamente i protagonisti che il giovane regista Xavier Dolan ha saputo creare. In particolare Anne Dorval è davvero una sorpresa, un continuo piacere da guardare, un'emozione dietro l'altra. Davvero difficile non immedesimassi nella sua "Die", non chiedersi cosa si provi a far rinchiudere il proprio figlio, a dover gestire una malattia così presente eppure intangibile, a vivere un quotidiano fatto di qualche speranza e conversazioni che passano solamente per urla e parolacce. Eppure Diane sembra sempre non scalfirsi, sembra sempre pronta a ricominciare, a rialzarsi. Potrebbe sembrare che faccia finta di non vedere, di voltarsi dall'altra parte - ed è così che mi pare Kyla la veda nel finale -, ma io credo semplicemente che la vita l'abbia maltrattata talmente tante volte che l'unico modo per lei di sopravvivere al vario dolore sia quello di mandare giù e andare avanti.
Insomma, è sorprendente questo film principalmente per il fatto che un ragazzo così giovane sia riuscito a realizzare una storia così complessa, così profonda e, ancora più stupefacente, riuscire a portarla sullo schermo senza sminuirla, appiattirla. Sono rimasto davvero colpito dalla potenza di "Mommy", da ciò che questa storia riesce a generare in chi guarda, sia piaciuto o meno il risultato finale. Come fa un 25enne a pensare un racconto del genere? Com'è a conoscenza di tanto dolore? Come riesce ad evocare tutte queste emozioni attraverso i suoi dialoghi, la direzione degli attori, le sue inquadrature?
Sono tutte domande che non puoi fare a meno di porti una volta uscito dal cinema, una volta che i titoli di coda sono cominciati e che il film ti abbandona sulle note di "Born to Die" di Lana Del Rey.
Poi ripercorri il film a ritroso, colleghi le immagini, i rallenty, i passaggi di formato (Wikipedia ci insegna: "[...] un'inquadratura claustrofobica, più stretta di un 4:3. Inusuale e con un'altezza leggermente maggiore della larghezza che costringe a inquadrare una sola persona per volta"), le urla, il disagio, la violenza, la felicità, le speranze da sogno, l'amore di una madre e l'istinto di sopravvivenza, rivivi tutti gli elementi che si sono mescolati a formare "Mommy" e pensi che, cazzo!, a 25 anni Xavier Dolan è fottutamente bravo.
Box Office: $8.7 milioni
Consigli: Già scartato agli Oscar 2015 dalla possibile cinquina per il film straniero (le nomination annunciate il 15 gennaio), fuori anche da quella della stessa categoria ai Golden Globe (che si terranno questa domenica), ma meritatamente viciniore del Jury Prize all'ultimo Festival di Cannes, "Mommy" è un film che se incuriosisce o intriga va visto assolutamente. Premesso che non è per niente un titolo spensierato o dai risvolti felici, aggiungo solo che la visione in lingua è stata sorprendentemente affascinante e maledettamente difficile da comprendere. Diversamente da ciò che riportano le varie schede sul film in giro per internet, la lingua che parlano i protagonisti non è francese puro, ma più precisamente il dialetto Québécois che si parla, come intuibile, in Quebec, Canada. Una lingua intricatissima e stranissima, una sorpresa da ascoltare. Certamente da quel qualcosa in più alla visione.
In definitiva consiglio "Mommy" perché è una pellicola ben costruita, con personaggi caratterizzati a dovere e una trama che segue l'imprevedibilità degli snodi della vita. Non ci sono sconti per nessuno e ad ogni azione corrisponde una conseguenza. Alle persone rimangono solo i momenti condivisi insieme, le felicità personali, i ricordi. A tutto questo bisogna aggrapparsi per andare avanti.
Parola chiave: Legge S-14.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi